lunedì 30 settembre 2013

Scampare, per un pelo, al Jumbobus

Dopo le cronache Bruxellesi di autobus scatenati, ma alla fine leali nei confronti dei ciclisti, veniamo alla triste realtà nostrana, riportando il racconto di un collega cilomobilista:

Percorrevo Via di Porta Furba verso Torpignattara ad andatura sostenuta. Inprovvisamente sento un clackson alle mie spalle e un bus comincia a sorpassarmi. Un jumbobus snodato. Per sorpassare deve invadere l'altra corsia, ma ecco ce arrivano auto in senso opposto. 

Il guidatore pensa bene di rientrare e mi stringe contro il (muro (NdM: in quel punto c'e' il muro). Per non essere preso tra bus e nuro sono costretto a frenare, pur essendo sul brecciolino, quindi con la paura di scivolare sotto il bus. Alla fine mi sono dovuto appoggiare al muro. 

Ho urlato all'autista, che ha continuato molto veloce. Non aveva numero e ha saltato la fermata, probabilmente era diretto al deposito, e quindi aveva fretta. Avrei voluto fermarlo e dirgli qualche cosina, ma era troppo distante ormai.

Vediamo la profonda differenza rispetto a Bruxelles:

1) Non ho mai visto un bus fare un sorpasso scorretto ad un ciclista;

2) comunque erano in servizio e non tornavano al deposito.

La nozione che gli autisti che tornano a casa siano particolarmente  pericolosi aveva già fatto capolino in questo blog ( vedi aggredito dal bus. e il seguito)

Ovviamente occorre segnalare questi episodi all'ATAC, e avviare un dialogo costruttivo con i loro autisti. E anche confrontarsi con gli autisti quando questo capita.

E purtroppo capita con una certa frequenza.

domenica 29 settembre 2013

Ritorno ai piaceri del ciclomobilismo: ho già cominciato a recuperare il tempo perduto.!!!

Dopo una lunga pausa ritorno ai piaceri del ciclomobilismo romano...

Che meraviglia.

Tagliando per Villa De Sanctis mi si affloscia la gomma anteriore

Estraggo 5 spine dal pneumatico. Neanche provo a riparare la camera d'aria, la sostituisco in 6 minuti pensando... che fortuna che non li ha presi la ruota posteriore.

Rivolto la bici e riparto.

Ovviamente anche la posteriore è a terra.

Ho già cominciato a recuperare il tempo perduto!

venerdì 27 settembre 2013

Reintervista alla Prostata

Dopo le prime dichiarazioni -indimenticabili- del 2009, la Signora Prostata ritorna al centro dell'attenzione, reduce da un periodo di malattia e una lunga convalescenza. Siamo andati ad intervistarla per sapere come vede la sua nuova vita.

Signora Prostata, come si sente?
Bene, in perfetta forma. Sono dimagrita parecchio, e non ho più quell'aria infiammata. Come dicono mi sono... sgonfiata!

Che ci dice, è stata dura?
Guardi, più che una malattia è stata una vertenza per spuntare condizioni migliori di vita. Insomma, tutti si divertivano e solo a me toccava faticare, anche nei momenti di relax, non so se mi spiego.

Appunto vorremmo che si spiegasse...
Beh che vuole: innaffiata di birra Bruxellese con tutto quel lievito che mi rimane appiccicato, caffè, peperoncino, pepe, vino e superalcolici. L'ira di Dio. E in più, invece di respirare, sempre compressa sopra il sellino di quella biciclettina. Manco una bicicletta vera, di quelle con l'ammortizzatore, le gomme a bassa pressione, etc. La biciclettina, quella co' le rotelle. Io la chiamo l'amplificatore di sampietrini.

Ma non la prenda così, sia un pochino più costruttiva.
Non lo dico io che sono moscia, ma anche la spina dorsale, quella sì che è tosta, storta ma tosta, se ne lamentava.

Sì ma... era tutto a posto, quindi non era un problema di bicicletta.
Sicuramente è stata un somma di problemi. Ma è stata anche l'occasione per dire basta, prendiamoci una vacanza. D'altra parte ormai ho una certa età e nessuno qui, sottolineo nessuno, è più un ragazzo.

E allora ha fatto una cura?
Sì, ma tutto sommato ben poca cosa. Quello che abbiamo fatto è stato, appunto, prenderci una vacanza dalle selle. Sì, perchè sono stati proibiti anche moto, motorini e cavalli. Comunque,  innanzitutto ho ottenuto di smetterla con quelle porcherie. Adesso solo tè e orzo, menta, infusi. Sorseggiamo, molto distinti, un mezzo calice di Chardonnay invece del solito litro di Frascati a pasto.

Ma anche niente birra?
Per carità. (le scende una lacrima) Scusi, mi sto commuovendo, sa... in effetti la birra è stata la rinuncia più grossa, specie d'estate. (tira su' col naso e si passa rapidamente un fazzoletto sul viso). Sostituita dalla Lemonsoda.

Per sempre?
Sempre è una parola grossa, enorme! Con un po' di moderazione vedremo. Però che vita quest'estate!

E' stata dura la riabilitazione?
Appesa la bici al chiodo (anche se non completamente) ci siamo dedicati ad una serie di attività che non facevamo da parecchio. La mia preferita è il nuoto. Quanto abbiamo nuotato. Non ci fermavamo più. Una volta anche due ore di seguito. Piano piano, ma quanto mi piace galleggiare nell'acqua, senza peso. Poi abbiamo riscoperto il trekking e soprattutto abbiamo ripreso ad andare in canoa. Lunghe languide ore in canoa, che meraviglia. E la corsa... adesso la mattina stiamo facendo un bel po' di jogging, così le gambe non perdono l'allenamento.

E la bicicletta?
Vuole dire il Marziano?

Sì, lui che dice?
E quello la bici la vuol riprendere, chi lo ferma...

E allora?
 Allora ho messo le cose in chiaro. 1) la biciclettina non ci voglio un sellino, ma un sofà.

Poi?
Poi parliamo di ammortizzatori. O si fa la full o si mette un bell'ammortizzatore sottosella... cane creek, rock shox, suntour. Scelga pure per la biciclettina. Per l'altra vediamo la full, d'altra parte me la merito proprio.

Progetti per il futuro?
Alternare bicicletta ad un po' di trekking, visto che il GPS va benissimo lo stesso. Poi continuare con la corsa un paio di volte a settimana. E forse qualche uscita in canoa in mezza stagione, così per cambiare...

Un sogno nel cassetto?
Una di quelle belle biciclette reclinate (NdM: Sì, così ci arrotano a tutti e due...) come quella nella foto. Ce ne sono anche di pieghevoli che costano poco,sui 3000 euro, ma cosa vuole che siano in confronto alla salute. Magari le passa la mutua, almeno dopo una certa età.

E il Marziano che dice?
Sa, si deve adattare. Non ha alternative, dopotutto (ridacchiando) lo tengo per le palle...


mercoledì 25 settembre 2013

Se la bici, e solo quella, va di moda…

Sulla cronaca di Roma del CdS è apparso un articolo che conferma quelle che erano state le impressioni di chi ha frequentato i rivenditori di biciclette… TUTTO ESAURITO.

Una vera e propria ciclo mania  sembra scoppiata tra i sette colli. Sembrerebbe che i rivenditori di biciclette siano l’unica categoria di commercianti con un bel sorriso stampato sulla faccia. E chi tra loro è anche officina di riparazione, sembra scoppiare di biciclette di tutte le età da rimettere in condizioni di marcia.

Bellissimo, veramente.

Ma per le strade tutti questi ciclisti, dove stanno? Beato chi li vede!

Per carità, i ciclisti sono in continuo aumento, e questo più o meno lo vediamo tutti. In particolare vedo moltissime cicliste che, elettriche o muscolari, hanno eletto la bicicletta a mezzo di spostamento.

Comunque vedo il solito trend a moderato rialzo, ma ben lontani dal raggiungere la massa critica che renderebbe convenienti le piste ciclabili anche per gli automobilisti.

Il sospetto è che la stragrande parte siano bici da weekend, oppure siano destinate ad un triste soggiorno nelle cantine.


Non dimentichiamo che in Italia abbiamo una densità spaventosa di biciclette, ma purtroppo non vengono usate per gli spostamenti e per la maggior parte giacciono inutilizzate.

lunedì 23 settembre 2013

Inseguendo ciclisti col 12…

Il 12 è una delle linee di bus più utili di Bruxelles. E’ un bus , meglio, un jumbo-bus che collega l’aeroporto a Piazza Schumann, la piazza sulla quale si affacciano il Justus Lipsius, il palazzo del Consiglio, e il Barleymont, il palazzo della Commissione.

Il biglietto  costa 4 €, molto meno del treno, che viaggia sugli 8 €, per coprire il tratto dall’aeroporto alla stazione centrale. Da lì, per raggiungere Piazza Schumann, occorre poi prendere la metro. Circa tre quarti d’ora.

Il percorso il 12 lo copre in una mezz’oretta, competitivo con il taxi, che per lo stesso percorso ci mette, in genere un po’ di piu’, anche se per 35 €. Per ottenere questo risultato sono state fatte due cose. La prima, prendere gli autisti da qualche scuola di Formula 1.

Non potete capire che significa correre con un jumbo-bus in città se non siete stati sul 12 a Bruxelles. Oddio, qualche autista corre meno di altri, ma quelli che corrono sono un vero spettacolo. Rispettoi del codice della strada, ma micidiali. Se ti beccano fuori dalle strisce pedonali sei morto, asfaltato, come va di moda dire in questo periodo.

L’altro segreto è un percorso accuratamente studiato. Tortuoso, pieno di rotatorie minime, zigozaghi da città delle bambole (che gli autisti affrontano in maniera superba)  e corsie preferenziali. Corsie preferenziali belle e sgombre, ma piccole piccole, e con le trappole anti-auto.

 Trappole? Certo, mica scherzano lì. Al centro della corsia , in passaggi larghi esattamente come il bus, ci sono come delle grandi vasche rettangolari, profonde una quarantina di centimetri, larghe quanto il bus meno le gomme. Una macchina non può passare da lì perché casca dentro la vasca. 
Quindi non solo non possono passare i taxi (assimilati per molte cose alle auto private), ma anche Corpo Diplomatico (secondo me è proprio per loro che le hanno fatte) polizia vigili urbani, esercito e marina etc.

In compenso le preferenziali sono aperte alle biciclette. Non è raro quindi trovare ciclisti lungo la strada del 12. Oggi ne abbiamo trovati vari. Su strada normale l’autista si allarga e li supera. Non so’ come si sentano, a me non sarebbe piaciuto. Ma tutti sembrano tranquilli.

Il guaio è quando il ciclista sta nella corsia preferenziale. Lì non lo si può superare. L’autista allora inchioda e comincia a mordere il freno, passando da 70 (velocità stimata) a 20. Attende pazientemente a 30 cm abbondanti  dal ciclista, attendendo che la strada gli fornisca una nuova opportunità di ecuperare la media (il che significa un minuto a 100 all’ora per ogni minuto a 20).

Il tutto sembra tranquillo e regolare.


Però io ci vorrei parlare una volta con quei ciclisti che si azzardano sulle preferenziali percorse dal 12. Secondo me è uno di quei casi dove non conviene avere lo specchietto retrovisore…

giovedì 19 settembre 2013

Le varie anime della ciclabilità non dovrebbero nè essere confuse nè farsi concorrenza

Durante la settimana per la mobilità sostenibile è il momento di fare annunci a sensazione. 

Rientra tra questi l'annuncio di una pista ciclabile che corre nel centro storico della città. Un anello tortuoso e circonvoluto che passa nei luoghi più turistici, facendo ben poche concessioni all'efficienza del percorso. Insomma, una cosa dedicata a chi vuole farsi una passeggiata in bicicletta al centro di Roma. 

Sicuramente simpatica ed interessante, può avere l'effetto positivo di incentivare l'uso della bicicletta sul versante turistico, e quindi di incrementare il numero di bici per strada... un beneficio per tutti i ciclisti, specie se collegata con la meta cicloturistica di Roma per eccellenza, l'Appia Antica.

Pertanto evitiamo critiche ingenerose all'amministrazione comunale, e godiamoci questo fiorire di proposte, anche se non tutte come le vorremmo.

Dovremmo però evitare che queste iniziative sottraggano risorse al ciclomobilismo, ovvero quelle realizzazioni ed infrastrutture volte a facilitare l'uso della bicicletta come mezzo di spostamento. Per esempio se tolgono risorse a realizzazioni fondamentali quali le ciclabili sulle consolari  (Nomentana, Tuscolana, etc.). 

Quindi dovrebbero essere considerate come un corollario a queste realizzazioni, una specie di ciliegina sulla torta.

Ovviamente non tutti la pensano come me. Negli incontri con l'amministrazione si sono spesso confrontate tre anime:


  • Ciclomobilisti, che usano la bici come mezzo di trasporto urbano;
  • Cicloturisti, che usano la bici per turismo;
  • Agonisti, che usano la bici per le gare.
Questi gruppi hanno esigenze abbastanza differenti. Non è raro, anzi piuttosto frequente, che chi è interessato all'agonistica addirittura si rifiuti di usare la bici per spostarsi o fare turismo. Sono più interessati ad allenamenti e gare, e necessitano di spazi ampi e strutture dedicate, che nulla hanno a che fare con il resto della ciclabilità. 

Per esempio a Lione, dove sono stato quest'estate, il Comune ha realizzato una pista di downhill (nella foto) sulle pendici di una delle colline della città... ma non è ciclomobilismo, ovviamente.

Il problema viene, appunto, quando si tratta di dividersi le magrissime risorse disponibili, di dare le priorità. Ovviamente io vedo al primo posto il ciclomobilismo, seguito a ruota dal cicloturismo, con il quale è molto importante creare sinergie. 

Alla stampa italiana la differenza tra questi gruppi non appare molto chiara, e quindi viene fatto un mucchio di confusione. 

Purtroppo la sensazione è che la confusione si estenda anche oltre le soglie dell'amministrazione comunale... quindi rimane valida la richiesta, prioritaria, di costituire un gruppo di tecnici in grado di capire le differenze tra le varie discipline.

A noi ciclisti, il consiglio di trovare un equilibrio tra di noi prima di andare a parlare con l'Amministrazione, in modo da evitare di apparire troppo divisi. Infatti se chi fa le piste, non solo si fa nemici un bel po' di  automobilisti, negozianti e (ahimè) pedoni, ma non accontenta nemmeno i ciclisti, alla fine potrebbe anche perdere l'entusiasmo iniziale...


mercoledì 18 settembre 2013

Un altro ciclista che si è salvato PUP (Per Un Pelo)

Ieri sera sono stato ad una cena con colleghi di altri paesi venuti a Roma per un incontro. Abbiamo finito tardi e uno dei presenti mi ha riaccompagnato a casa con la sua auto, diciamo un SUV di quelli un po' piu' cittadini.

Percorrendo Corso Rinascimento arriviamo all'incrocio con Corso Vittorio, davanti a S. Andrea della Valle, e ci fermiamo al semaforo rosso. Il semaforo diventa verde e partiamo (io ero seduto dietro).

Svoltando a sinistra, il camioncino accanto a noi si allarga inaspettatamente, e il mio collega per evitarlo si allarga anche lui, con l'intenzione di passare a poca distanza dal marciapiede di Corso Vittorio. Tutto inaspettato, ma alla fine regolare.

Improvvisamente una frenata brusca... dal semaforo rosso di Corso Vittorio sbuca un ciclista, che pedala molto vicino al marcipaiede di Corso Vittorio. Lui probabilmente si sentiva sicuro (, ma era venuto a trovarsi, per l'improvvisa necessità di allargarsi del mio collega, proprio in rotta  di collisione... anche perchè evidentemente non stava prestando attenzione alle auto. Il mio collega se ne accorge un attimo tardi, perchè impegnato a tenere sotto controllo la manovra del camioncino alla sua sx... comunque inchioda e riesce a non evitarlo.

Tutto bene quel che finisce bene? Per fortuna, però una riflessione sull'indisciplina dei dueruotisti in genere (bici, scooter, moto): molto spesso compiono violazioni del CdS nel presupposto che gli altri utenti della strada, gli automobilisti, tengano comportamenti prevedibili e rispettosi del CdS. Insomma, si addentrano in quel margine di sicurezza che dovrebbe proteggerli... la versione stradale del detto "la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri".

Quando l'automobilista, il tramviere, il camionista, violano fanno a loro volta qualcosa di inaspettato, imprevedibile o addirittura si comportano anche loro da indisciplinati, si instaurano condizioni pericolosissime, con alte probabilità di incidente. Specialmente le doppie violazioni contemopranee tipo io passo con il rosso perchè non c'e' nessuno e non si può svoltare a sinistra, quell'altro svolta a sinistra anche se è vietato, ovviamente senza preavviso.

Questo per rendere un po' più oggettivo il discorso dell'indisciplina fatto spesso a tempo perso... sarebbe una buona lezione per LACU (se già non ne parlate).