giovedì 5 maggio 2016

Perché sono marzian contrario su ECC

Alla mia veneranda età posso permettermi di fare il marzian contrario su molti argomenti, non ultimo il famigerato ECC.

Infatti con l'arrivo di maggio, a parte il temporaneo ritorno dell'inverno, ricomincia il tormentone di...  ti sei iscritto all'ECC? Hai segnato i chilometri oggi? A quanti chilometri stiamo? Oddio ci frega Lubecca per fortuna che Sarah Palin fa più chilometri di tutta Anversa... domenica facciamo tutti il grab 6 volte e nel pomeriggio si vagabonda...

Il meccanismo è descritto benissimo in comma 22, l'immortale libro di Joseph Heller alla voce: La grande crociata del giuramento di fedeltà alla patria.

Per farla breve, i soliti che rimangono a terra invece di andare a tirare le bombe sul nemico rischiando la pelle, per farsi notare dai superiori si inventano  una serie infinita di giuramenti di fedeltà alla Patria, che il personale che rischia la pelle nelle missioni di bombardamento deve sottoscrivere ogni volta che va in volo. E chi non lo sottoscrive viene tacciato di essere un sovversivo.

Ecco, ECC  presenta un po' queste caratteristiche. Anche chi pedala tutto l'anno deve anche sentirsi rompere i maroni da molti che si scoprono improvvisamente pedalatori durante maggio. Tanto per fare bella figura con ECC. E magari se ti mostri scettico sono capaci anche di farti la lezioncina su fb.

Però, più che limitarmi ad esprimere la mia antipatia viscerale per una cosa a cavolo come ECC, vorrei sostanziare le perplessita' su questo rito maggiolino che ha ormai sostituito i ciclopicnic (per carita', tutte le domeniche in citta' a macinare km)!

Cosa mi lascia perplesso?

1) ECC mi pare ci sputtani un bel po'...  Nel caso di Roma e ci ci fa palesemente vedere quanti pochi siano i ciclisti. Siamo nell'ordine dei 2 mila, non si arriva a tre mila, quindi l'1 per mille della popolazione.   Dopodiché tutti ti cominciano a dire a ma tu iscriviti così aumenta il numero. Va bene siamo alle solite, prima VOI ci  buttate in un'impresa a doppio taglio (pensa un Esposito che dice quanti voti ci tiro fuori dai ciclisti...), e poi volete costringere la gente ad iscriversi per non far fare figuracce a TUTTI NOI... proprio una bella crociata del giuramento di fedelta' alla patria... Se poi si vanno a vedere le città iscritte, mi pare che le città ciclistiche per eccellenza ECC non se lo i******* per niente. Evidentemente non devono dimostrare niente a nessuno...

2) I dati chilometrici sono palesemente drogati. Ovvero nel mese di maggio vengono organizzati parecchi eventi che hanno solo scopo di macinare chilometri senza una vera ragione. Un po' quando i ragazzini a scuola vengono impegnati in una gara di riciclo monnezza e quindi cominciano a bersi 20 Coca Cola al giorno per poter portare le lattine schiacciate in classe. Per fortuna l'uso intenso della bici non comporta simili autogol ambientali

3)  ECC non tiene conto della dimensione della città. In realtà quello che conterebbe  è il numero di chilometri percorsi/iscritti rispetto al numero di abitanti della città. O meglio il numero di iscritti rispetto al numero dei residenti. O meglio ancora il numero di spostamenti automobilistici rimpiazzati con spostamenti ciclistici. In ogni caso avere Roma che gareggia contro altre città non della stessa classe, mi sembra riduttivo.

4) ECC considera i chilometri ma non il dislivello associato. Chiunque vada in bicicletta sa benissimo che quello che  conta è il dislivello percorso, e non tanto  i chilometri, e comunque vi è sempre un trade off tra le due grandezze. ECC registra i chilometri, non riesce a registrare il dislivello, quindi fa sì che le città senza alture  siano incredibilmente avvantaggiate. Già questo basterebbe ad escluderlo dal novero degli strumenti significativi.

5)  Infine la cosa peggiore: ECC è uno dei peggiori attentati alla privacy che conosca. Quindi sarei pure per avere un ECC che registra il numero dei chilometri e basta, e propone il complessivo della città, ma un ECC che pubblica i tuoi chilometri e addirittura i tuoi itinerari lo trovo veramente un qualcosa da Grande Fratello.

Insomma, già queste perplessita'  mi sembrano alquanto fondamentali e dovrebbero consigliare ai ciclisti adulti di astenersi dall'iscriversi ad ECC, checche' ne dicano le varie associazioni. Oltretutto mi sembra proprio un boomerang che dimostra la scarsita' del numero dei ciclisti capitolini.

Speriamo di avere torto quest'anno.

E io? Fino ad adesso l'elettronica mi ha protetto, sotrraendo le poche decine di km che percorro al totale generale. Per uno strano caso  tutti i miei dispositivi elettronici in qualche modo risultano  non adeguati o si rifiutano giustamente di scaricare le app associate... ma quanto potra' durare questa fortuna? In ogni caso per me maggio e' mese di intensi spostamenti di lavoro, quindi a Roma giro proprio pochino.

Non vi sottraggo molti chilometri.

martedì 3 maggio 2016

Vai con l'Appia

In mezzo allo sfacelo quotidiano, e con l'incubo di cosa votare, se votare, alle prossime elezioni comunali, almeno una notizia mi ha reso contento: sono stati stanziati un bel po' dei nostri milioncini per rimettere a posto l'Appia antica, il cammino di San Benedetto e la Via Francigena nel Lazio. 

Tutte opere che possono avere molto a che fare con il cicloturismo.

Cominciamo dall'Appia: il cuore mi si riempie di tristezza quando si arriva all'altezza della Via dell'aeroporto, dove la parte lastricata finisce per fare posto al tratturo campestre pieno di sassi che ben conosciamo. Sì proprio là, dove trovi sempre tutti quegli strani tipi che non si sa bene cosa stiano aspettando... ma mi sa che e' molto  meglio non indagare :-( 

Io spero vivamente che da quel denaro esca fuori un intervento che porti la parte lastricata e sistemata dell'Appia fino alla salita di Frattocchie, in modo da non dovessi interrompere a metà. Certo magari ci vorrà qualche anno sia per aggiudicare i lavori che per portarli a termine, ma l'opera vale tutto l'impegno. 

Oltre al piacere di percorrerla, sempre più infatti l'Appia antica dimostra la sua validità di attrazione turistica. Nei giorni di festa è letteralmente piena di turisti, che adesso hanno preso a percorrerla in grandi gruppi ciclistici... se ne possono contare anche una decina in uno stesso giorno, tra i 150 e i 200 gitanti in bicicletta (oltre a noi Romani, ovviamente).

Per carità, magari sono interventi per sistemare la Via in un tratto vicino a Terracina o in qualche  posto che dal punto di vista storico merita altrettanto, però mi piacerebbe proprio che almeno la parte che percorriamo più frequentemente possa essere restaurata.

Bellissimo sarebbe anche se si dovesse fare un monumento naturale a Cava dei Selci, restituendo dignità e interesse naturalistico alla parte dove affiorano i gas vulcanici. Mi rendo conto però che sia desiderare troppo.

Sulla Francigena è stato detto tanto, e secondo me qualunque intervento volto ad aumentarne la percorribilità è  super benvenuto. 

Rappresenta un'infrastruttura fondamentale anche per la ciclabilità turistica che attende solo di essere adeguatamente valorizzata. Sono fermamente convinto che con un idonea pubblicità si possano invogliare un sacco di turisti che a raggiungere Roma in un modo non convenzionale. Certo, non è la pista del Reno, c'è qualche bel dislivello. Però rimane veramente un modo affascinante per raggiungere la capitale.

Speriamo bene, e speriamo  che anche la Francigena sud, quella che parte dalla Casilina, possa essere riattivata quanto prima, trasformando in pista ciclabile una parte del vecchio percorso del tramvetto ormai non più usato con l'avvento della metro C a partire da Centocelle. 

Lungo la Casilina potrebbe  essere raggiunta la pista Paliano-Fiuggi, che peraltro mi risulta arrivi fino a Frosinone.

Se posso spezzare una lancia per un altro intervento di cicloturismo, sarebbe da restaurare il Sentiero dei Briganti, che dopo molti anni di incuria versa in uno stato non proprio di salute... è un percorso meraviglioso, magico, che incrocia la via Francigena e tocca alcune delle parti più belle del Lazio etrusco, quindi sarebbe un vero peccato abbandonarlo al degrado. Merita pienamente salvataggio e  valorizzazione.

Per ultimo il cammino di San Benedetto. Non lo conosco ma ho visto il tracciato e molte foto, quindi penso che sia bellissimo. Ancora una volta è importante costruire una rete di percorsi che possa connettersi con la rete Umbra e con la Francigena.

Speriamo bene!

giovedì 21 aprile 2016

Tutti i ciclisti dell'incrocio.

Mi sono trovato ad un incrocio nel quale eravamo tutti e solo ciclisti.

Non eravamo certo molti, all'incirca una decina, però ognuno con la sua bicicletta e il suo abbigliamento.

C'era una mamma con la figlia, un pieghevolista in giacca cravatta e zaino, io vestito un po' da ciclista un po' da ufficio, il paio di ragazzi con bici da corsa, un paio di signore con le borse nel cestino.

Ovviamente nessuno ha rispettato il proprio rosso e per poco non c'è scappato un bel cicloincidente.

Però eravamo tutti allegri e, a giudicare dai visi, alquanto stupiti di questa strana coincidenza. Un incrocio solo con bici e nessuna macchina.

Che dire, gli utenti della strada due ruote a pedali stanno aumentando, vista pratico in maniera superiore ad ogni aspettativa... eppure non basta.

Se non fosse per gli automobilisti che ormai si sono abituati a noi, eccetto gli irriducibili,  dal punto di vista infrastrutturale o dei comportamenti dei vigili urbani, a favore della bicicletta ancora non c'è assolutamente nulla.

Non solo, ma nel frattempo, i problemi della città si sono talmente ingigantiti da far sembare lo sviluppo della ciclabilità quasi un articolo voluttuario. Quando ti si scassano le metro sotto il sedere è difficile impiegare tempo, o denaro per lo sviluppo della ciclabilità.

Rassegnamoci, le piste ciclabili cominceranno a farle solo quando saremo talmente tanti da costituire un ostacolo alla circolazione delle automobili.

sabato 26 marzo 2016

Explodo ergo sum

Degli attentati  ognuno ha una propria lettura... per mia parte in quelli che stiamo vivendo in Europa in questi giorni, e in genere nel terrorismo di matrice islamica, vedo soprattutto la necessita'  di far sentire la propria voce, di riaffermare la propria esistenza.

Infatti a chiunque abbia un minimo di senso storico non puo'  sfuggire che l'islam, che tanta parte ha avuto nel forgiare i destini del mondo eurasiatico, ha perso la sua forza propulsiva, a causa dell'ormai macroscopico, ritengo francamente irrecuperabile,  distacco dalla modernita'. Vabbe' puo' servire anche a creare un fronte come in Iran, ma poi?

Medio Oriente e Nord Africa offrono oggi un panorama desolante. Niente diritti umani, niente organizzazione, niente industria...  solo poverta'. Al massimo qualche onesta monarchia che permette ai suoi sudditi di vivere in pace con un minimo di benessere. In Egitto, uno stato nel quale due anime tradizionale e moderna si confrontano, comunque ogni progresso economico e'  annullato dall'incontenibile crescita demografica.

Non fosse stato per il mare di petrolio sul quale siedono, gli Arabi sarebbero stati placidamente dimenticati.  Ma anche adesso, gli imperi economici  basati sui petrodollari non possono che basarsi su prodotti concepiti, progettati e costruiti da altri popoli per altri stili di vita. L'immensa ricchezza petrolifera non e' stata utilizzata per migliorarsi, ma solo per riaffermare i problemi di sempre: ovvero una mentalita' sostanzialmente guerriera di stampo medievale.

Se si va indietro nel tempo, si vede che alla fine tutti i grandi califfati islamici sono stati fondati sul lavoro e le ricchezze dei conquistati. Dove questo non e' avvenuto e' stato soprattutto perche' i conquistati erano troppi o la loro aderenza all'Islam ne ha in qualche modo cambiato i contorni, come e' successo in Persia o in Turchia.

Tramontata la potenza militare, quando ci si e' confrontati sulla capacita' di fare e di vivere bene, tutto il nordafrica e' uscito dall'orizzonte degli eventi,  e se qualche posto e' ricordato, lo e' solo per la dolce vita di stampo europeo che ha ospitato per brevi tempi.

Per chi vive della componente medievale della religione islamica, imam, califfi e altri,  il confronto con l'Occidente e' impietoso.

La diffusione dei diritti individuali e politici, delle liberta', della rivendicazione (magari ancora solo rivendicazione) dell'uguaglianza tra uomini e donne e' come una campana a morto di tutta la dotrina. Loro lo sanno bene, cosi' come non e' possibile giustificare dittatura, ignoranza e poverta' di fronte ai governati.

La strada presa da parecchi e' quella di addossare le colpe all'Occidente empio.... il che ovviamente non ha cavato un ragno da un buco, anzi, ha provocato un altro giro di catastrofi a partire dalle Torri Gemelle. Che anche qualche islamico europeo abboccasse era inevitabile. Abboccare fino al suicidio a fin di strage, che non e' poco.

Oddio, di matti a sfondo religioso ce ne sono sempre stati parecchi in giro, anche fuori dall'Islam. Per esempio in  Giappone nel 2005 gli adepti di una setta locale misero il sarin -gas nervino- nella metropolitana di Tokyo. 12 morti e un sacco di intossicati, alcuni ridotti a vegetali dai danni cerebrali.

I Giapponesi catturarono i capi della setta, li processarono e ne impiccarono 5, partendo dal santone. Ovviamente l'impiccagione non riporta in vita i morti, ma vuoi mettere che soddisfazione?

Gli USA si inventarono Guantanamo quando capirono che trattare i terroristi da criminali non serve a nulla. Innanzitutto la prigione non fa paura a chi si vuol far saltare in aria. Inoltre non puoi rilasciare un terrorista x' non hai modo di sapere cosa fara' domani. Il dibattito - per chi tento' di seguirlo- fu terribile, ma alla fine i pochi guantanameri rilasciati hanno ampiamente dimostrato quanto questo sia pericoloso.

Per quanto riguarda l'Europa, fermo restando il dolore di chi e' colpito nella persona o negli affetti dalle azioni terroristiche, fino ad adesso abbiamo avuto solo punture di spillo, nulla di paragonabile a quello che hanno subito gli Americani.

Pero' mi preoccupa la vaghezza con la quale stiamo affrontando la faccenda, ovvero senza capire che i terroristi sono piu' soldati che criminali, che vanno fermati prima che commettano gli attentati e che,  una volta  presi, se non passati per le armi come ogni soldato non in divisa beccato dietro le linee del nemico, vadano comunque imprigionati fino a guerra finita. E questo dovrebbe valere anche per tutti quelli che predicano la jihad.

Oltre a questa vaghezza di fondo sono ancora piu' preoccupato dal fatto che nessuno voglia dire apertamente che e' inutile dare la colpa all'occidente: per essere benestanti occorre organizzarsi come i popoli del nord europa.

Va detto chiaramente che non si puo' rimanere attaccati ad una religione e ad un sistema di vita medievali e poi prendersela con gli altri perche' si fa la figura dei minchioni.

E che ammazzare un po' di innocenti ti fa solo piu' stronzo... ma quanti morti e attentati dovremo ancora subire prima di ritrovare la parola? Sono morte tutte le Oriane?

lunedì 21 marzo 2016

Complimenti, purtroppo la Prenestina non e' Bibiana

Stamattina ho inaugurato la settimana lavorativa provando la bikelane popolare disegnata sotto il ponte ferroviario tra Via Prenestina e Piazza di Porta Maggiore. Innazittutto i miei complimenti a chi ha preso questa inziativa che, a differenza un po' dell'analogo lavoro del tunnel di Santa Bibiana,  non ha vere controindicazioni.

Pero' la Prenestina non e' Bibiana. La carreggiata e' molto piu' stretta e le auto molto piu' numerose.

I risultati, francamente prevedibili (perche' li avevo previsti)  e' che le auto invadono la corsia, e il parcheggio  ne occupa la prima parte.

Probabilmente una vera bikelane dovrebbe essere protetta da un cordolo, tanto cmq due auto non ci stanno, al massimo si mettono in una fila incasinata. Purtroppo poi il 70% dello spazio della bikelane e' occupato da tombini.

Peraltro sarebbe molto utile, visto che la percorro andando al lavoro, prolungare la bikelane fino a tutta Piazza di Porta Maggiore.

Che forza se il Comune pensasse a cose cosi' semplici...

mercoledì 16 marzo 2016

#Salvaiciclisti...dalla folla inferocita

L' altro giorno mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo sul sito roma today, riguardo un  progetto per la valorizzazione di Via  Conca d'Oro aggiungendoci una bellissima pista ciclabile.

E' molto bello vedere come la pressione dell'aumento dei ciclisti stia ricominciando a produrre idee e inziative dopo il vuoto Alemannico...  e la stasi Marinica. Era dai tempi dei Ludi Veltroniani, quando la plebe come noi, anche quella ciclistica, riceveva lenzuolate di opere pubbliche, magari non tutte azzeccate o complete, che non si vedeva tale abbondanza di... proposte, se non proprio di realizzazioni.

Pero' se ritrovate l'articolo e studiate le foto allegate, potete vedere come il rendering ha due effetti: fa comparire una pista ciclabile e fa scomparire il parcheggio, sacrificando circa il 50% dei posti auto di un lato di Via Valle Scrivia, ad occhio e croce intorno al 20% del totale.

E' vero  che non si puo' fare una frittata senza rompere le uova, e che prima o poi occorrera' un confronto (all'ultimo sangue?) con gli automobilisti, ma pensate di andare nella vostra strada a dire ai vostri constradari togliamo il 20% dei (vostri/nostri) posti auto per farci la pista ciclabile. Secondo voi, fino a dove dovete scappare?

Il bello e' che  se si guarda Via Valle Scrivia, non e' cosi' strategica. Infatti si possono fare tre considerazioni importanti:

a) il problema dei ciclisti e' sopravvivere a Ponte delle Valli... e' li' comunque che tutti i ciclisti dovranno passare (almeno fino alla realizzazione del ponte pedonale) e li" una pista ciclabile puo' eszere ricavata senza problemi e senza parcheggi;

b)  una volta fatto il ponte delle valli,  si puo' fare un  grande asse ciclistico sul marciapiedi che costeggia il parco delle valli (Via Val d'Ala e Via Conca d'Oro)  fino a raggiiungere addirittura la stazione di Via val d'Ala... e praticamente senza togliere posti auto;

c) infine, se si vuol proprio fare qualcosa di longitudinale, si nota che Via Valle Scrivia ha una parallela, Via Val di Santerno,  Bene, se invece di fare un pistone bidirezionale si fanno due corsie a senso jnico sulle due strade, si puo' realizzare la ciclabilita'  di quartiere senza rinunciare alla sosta a spina di pesce, ma solo azzerando l' indifendibile sosta in seconda fila.

d) altro spazio lo si potrebbe recuperare istituendo sensi unici sulle due strade parallele, in modo da lasciare il parcheggio e fare le piste...

Insomma le soluzioni vere e pratiche esistono, secondo me basta rifletterci un pochino... altrimenti chi ci salvera' dagli automobilisti inferociti, o meglio... semplicemente le infrastrutture non si faranno.

mercoledì 9 marzo 2016

Il bello della pieghevole è che quando piove puoi prendere i mezzi pubblici

Chi ha detto che quando piove con la pieghevole puoi sempre piegarla e prendere i mezzi pubblici  evidentemente non ha fatto i conti con l'ATAC.

Infatti ieri sera, visto la pioggia scrosciante, ho pensato di piegare la bici, fare un tratto con la metro B fino a Termini e quindi prendere il tram, momentaneamente il 514, fino a casa, di fronte a Villa dei Gordiani.

Ma non avevo fatto i conti con l'ATAC...

Insomma, seppur dopo una lunga attesa, prendo la bici fino a alla stazione Termini. La metropolitana esce praticamente al capolinea de tram. E li, al riparo dalla pioggia sotto la pensilina, mi metto ad aspettare il tram.

Aspetta che ti aspetta, dopo circa 15 minuti del tram ancora non c'è traccia. Insomma, considerata che la pioggia si era abbastanza alleggerita, dispiego la bicicletta, attacco le luci, apro i pedali e parto alla volta di casa, praticamente lungo il percorso del 514.

I primi tram in arrivo verso la stazione gli ho incontrati ben oltre piazza Vittorio, all'altezza di via di Porta Maggiore. Era un pacchetto di  4 tram indice che qualcosa è andato storto nella linea.

Ho continuato a pedalare sotto la pioggia di intensità altalenante, sperando di non bagnarmi troppo. In effetti ho un antipioggia piuttosto buono,  l'unico punto scoperto è l'attacco tra i pantaloni impermeabili e le scarpe. Per questa ragione, malgrado sia alquanto impermeabile, non amo molto pedalare sotto la pioggia scrosciante.

Sta di fatto che sono arrivato a casa e ancora non mi aveva superato alcun tram.

Anzi, giunto a Largo Preneste, ho visto che tram stavano girando per l'anello di Largo Preneste, per cui se anche avessi preso il tram avrei dovuto comunque utilizzare la bicicletta fino a casa.

Il vero problema dell'attesa però non è l'attesa stessa. Infatti a tutti può succedere di avere un incidente lungo la linea. Il problema è che nel 2016, nell'epoca dei telefonini delle sim e dei collegamenti digitali, anche un capolinea importante come quello di termini non è provvisto di un sistema di informazione che dica passeggeri attenti il tram arriva tra 25 minuti.

E, appunto, per fortuna che avevo la bicicletta pieghevole. Altrimenti stavo ancora lì.