mercoledì 29 gennaio 2025

Vasi di carne tra i vasi di ferro

La triste notizia della morte di un'altra ragazza in allenamento mi ha intristito. Tra l'altro, l'investimento frontale da parte di un automobilista in sorpasso sembra una cosa veramente assurda. Eppure è una situazione nella quale anche io mi sono trovato, dalla parte del ciclista, e sono scampato per un pelo. Quindi è una cosa che accade con una certa frequenza e sarebbe interessante capire quante volte succede.

Ovviamente ci sono stati molti post che hanno esternato tutte le reazioni possibili in questi casi... rabbia, dolore, apprensione e la giustificata paura di tutti noi ciclisti... che prima o poi capiti anche a noi un grosso incidente.

Ebbene, però tutti continuiamo a pedalare, magari perchè non crediamo nella sfortuna, e alla fine passata una settimana o due, sarà come se nulla fosse successo. E nemmeno questo va bene, perchè rimaniamo vasi di carne tra vasi di ferro.

Sulle due ruote siamo vasi di carne
La prima decisione "contro la sicurezza" la prendiamo quando scegliamo di andare su due ruote in un mondo di tram, camion, furgoni e automobili. 

Chi viaggia in sella, moto, monopattino o bici non fa così tanta differenza, sceglie di correre molti più rischi di un che viaggia protetto da un abitacolo sorretto da quattro ruote. 

Chi viaggia su due ruote è esposto alle cadute, siano esse per colpa o disgrazia. Chi non è protetto da un abitacolo è esposto agli urti. 

Amen. 

E' così e niente può cambiare questa realtà, bere o affogare. Quindi anche il nostro approccio alla sicurezza deve partire da queste considerazioni.

La misura della sicurezza è la minimizzazione del rischio
I miei colleghi inglesi orgogliosamente dicevano safety means no accident. 

Una bellissima frase, del tipo  uno vale uno...  ovviamente uno non vale uno, e l'esperienza  ci insegna che non c'e' niente che possa azzerare gli incidenti che possono accadere nel fare una qualsiasi attività, tranne l'azzerare l'attività stessa. 

Quindi si è passati alla definizione di sicurezza basata sui grandi numeri e intesa come minimizzazione del rischio di incidente. 

Il rischio è la combinazione delle conseguenze di un evento negativo e della sua probabilità di accadimento. 

Quindi per ridurre un rischio si puo' agire preventivamente sulla probabilità che l'evento succeda o a valle dell'incidente per mitigarne le conseguenze. Per esempio aumentare la propria visibilità consente di diminuire la probabilità di un urto, laddove il casco dovrebbe servire a mitigarne le conseguenze negative.

L'accettabilità del rischio è un fatto personale (e sociale)
Come accennato al primo punto, le due ruote hanno indici di rischio molto più alti di quelli delle auto. 

Una volta fatte le piste ciclabili rimangono gli incroci, messi i semafori ci sono quelli che passano con il rosso perchè si sbagliano, fai i  sottopassi e hai altri problemi... qualunque cosa tu faccia alla fine si tratta di accettarne il rischio residuo, come facciamo quando entriamo nella vasca da bagno sapendo che ci sono un sacco di morti dovuti a incidenti nei bagni... diciamo che in genere non pensiamo che possa accadere a noi, pensiamo di poter comunque controllare la situazione.

Di contro le nostre società lavorano alacremente per  ridurre i rischi, in genere con le famigerate "messe a norma" delle apparecchiature, degli impianti, degli edifici, dei veicoli.

Pensiamo solo che la tanto decantata 127 che costava solo 9,5 milioni di lire negli anni 70, di serie non aveva ne' cinture di sicurezza ne' poggiatesta... ne e' passata di acqua sotto i ponti. 

Il fattore umano è la vera sorgente del rischio
In realtà il fattore umano (=errori, distrazioni o comportamenti intenzionalmente inappropriati) rimane la principale sorgente del rischio, perchè errori e distrazioni sono sempre in agguato. Come si dice in alcuni sacri testi sulle professioni a impatto di sicurezza... nessuno dice "adesso sbaglio", e anche chi cerca di applicare tutte le norme e tenere comportamenti corretti certe volte si sbaglia. L'analisi dell'errore (il "fattore umano") desta sempre infinita meraviglia, a posteriori, e rammarico in chi li ha commessi, sempre che sopravviva. Figuriamoci poi chi il problema non se lo pone proprio.

Tornando a noi
Tornando a noi, l'incidente che ha falciato la giovane vita della povera ciclista non sarebbe stato sopravvivibile nemmeno ad uno in moto, o su di un'altra macchina, e forse nemmeno ad un camionista. Quindi occorrerebbe capire cosa passava nella testa della persona che ha tentato quel maledetto sorpasso, se non altro per distinguere fattori personali, culturali, fisici e vedere eventuali elementi comuni con altre sitauzioni. 

E' soprattutto molto importante intervenire sull'ambiente culturale, ammesso che c'entri, per esempio  spiegando che non c'e' niente di disonorevole nell'andare piano o stare in fila, cosa che regge fino a quando non rischi di perdere l'aereo o di far tardi al lavoro.  In questi ultimi casi ci vuole sorveglianza stradle, ma molto pervasiva per depennare dai patentati chi si comporta a quel modo prima che provochi un incidente.

Come possiamo vedere, anche volendo ci vuole almeno un decennio per riportare all'ordine almeno una generazione e mezzo di automobilisti che guidano mezzi sempre più scattanti...  Anche volendo.

Però qualcosa si può fare già da subito. E la possiamo fare noi.
Non sono nemmeno d'accordo con chi dice che bisogna agire solo sugli automobilisti. 

La pelle è la nostra e, senza patemi d'animo, possiamo prendere qualche sana precauzione, magari guardando chi sta più avanti di noi.

Per esempio sono almeno trent'anni che ogni motociclista sa che deve girare con il faro sempre acceso, anche di giorno. Senno' le macchine non ti vedono arrivare.

Mi pare che adesso sia diventato obbligatorio, tanto è vero che si accende al primo scatto della chiave. avere il faro acceso fa vedere prima e meglio una figura che è molto più piccola di quella di un'altra auto.

Questa strategia era non applicabile in bicicletta fino a qualche anno fa.

 Adesso tra batterie sempre migliori e led ad alte prestazioni, anche chi va in bici ha la possibilità di farsi notare da distante.

Sentivo un collega che si allenava varie ore al giorno che diceva che le squadre dovrebbero adottare le luci sempre accese come standard di allenamento. 

Ovviamente la paura è che a qualcuno venga in mente di renderle obbligatorie invece di agire sugli automobilisti. 

Ragionamento giustissimo, però dal nostro punto di vista noi non possiamo controllare cosa fanno gli automobilisti, ma farci vedere da più lontano lo possiamo fare,  e questo può contribuire a salvare un po' di vite.

giovedì 2 gennaio 2025

Addio 2024, Roma un po' più ciclista ma manca ancora tanto per essere bike-friendly

Il 2024 è stato un anno che ho vissuto ciclisticamente solo a metà. 

Peccato, perchè forse è stato l'anno della mia maturità ciclistica, quando ho usato la bici come un vero mezzo di trasporto e divertimento con autonomia provinciale, se non regionale, fino all'incidente di giugno.

Dopodichè sono rimasto a guardare fino a dopo Natale, quando ho ripreso a pedalare (e ho anche fatto in tempo a forare!) con somma attenzione ma, ovviamente ahimè, con i quadricipiti tutti da far ripartire.

Per la Roma Ciclista il 2024 mi è sembrato un anno particolare. 

Infatti la dote di piste ciclabili romane è cresciuta moderatamente in quantità, e forse un po' di più in qualità, specie con l'attraversamento di Piazzale di Porta Pia, che ha portato un grande beneficio a tutti coloro che percorrono la pista Nomentana, che non sono pochi.

Per rimanere alle cose che ho visto è stata completata la pista della Sapienza, che unisce Termini con l'Università, anche se le soluzioni adottate a Viale dell'Università per utilizzare lo spartitraffico centrale sembrano una fabbrica di incidenti e riportano in vita la progettualità delle ciclobimbi di veltroniana memoria. In particolare "il ricciolo".

Quello che mi è sembrato di percepire, purtroppo, è però una battuta di arresto nell'espansione della mobilità ciclabile.

Oddio, il ritmo di espansione indotto dalla bici elettrica,  permettendo anche a persone poco inclini alla fatica fisica di utilizzare il mezzo a due ruote, ci aveva un po' viziati, ed forse è questo mezzo ha ormai conquistato il conquistabile. Quindi confermerei la mia netta sensazione che si sia raggiunto nuovamente un plateau dal quale occorrerà muoversi. 

Forse si tratta  delle stesse ombre che si sono allungate sulla transizione ecologica, il green deal, i cui costi industriali, sociali e comportamentali stanno raffreddando più di un entusiasmo, tanto da essere messo apertamente in discussione... Risparmiare CO2 non sembra più tanto cool e forse lo stesso sta accadendo anche per la ciclabilità romana.

2025 La rete ciclabile aumenta un pochino, ma per il momento non è stata una priorità.
Il mio principale rammarico è la evidente mancanza della priorità nella realizzazione della rete ciclabile, ovviamente oscurata dalle opere del Giubileo.

Comprensibilmente sono state impiegate un sacco di risorse per pedonalizzare  piazze turistiche, cosa piacevole ma a servizio del turismo, e che però non può avere veri effetti sul cambiamento delle abitudini di spostamento.

Invece ci servirebbero  come il pane tanti interventi di realizzazione di piste, anche sacrificando un po' di posti parcheggio, cosa che sembra tabù se non riferita -appunto- alle suddette pedonalizzazioni. 

Roma Ciclomobilista? non nel 2025!
E' chiaro che il Comune ancora non vede nella bicicletta un mezzo che può cambiare la mobilità cittadina. Certo, non è pensabile spostare il 30% del traffico sulle due ruote a pedali, ma un 4 - 5% già sarebbe un grosso sollievo alla città e al suo sistema di trasporto pubblico. Basterebbe crederci!

Speriamo che gli anni 25 e 26 ci portino realmente le decine/centinaia/migliaia di km di piste ciclabili vagheggiate nel PNRR, e che queste piste siano significative in termini di ciclomobilità e non solo di cicloturismo. 

Per quanto riguarda il ciclomobilismo puro ho capito che ci sarà poco e niente. Le piste o corsie ciclabili alla Stefàno, l'assessore della Raggi, vengono di nuovo interpretate come lesa maestà automobilistica e non fanno breccia nella giunta Gualtiera, che comprensibilmente e zingarettianamente  d'occhio gli indici di popolarità. Tutto quel lavoro duro e oscuro non sarà replicato, stiamone certi.

Cosa mi piacerebbe per il cicloturismo
Se il lato ciclomobilistico non brilla, la pioggia di km di piste che ci aspetta per il 2025 sembra in gran parte orientata alle meraviglie cicloturistiche.

In canna abbiamo la meravigliosa, e dico davvero meravigliosa, congiungente Monte Ciocci-Stazione San Pietro (o Trastevere?) lungo il percorso dismesso della ferrovia, con galleria sotto il Vaticano.

A questa meraviglia dovrebbero affiancarsi i primi tratti del GRAB, ancora una volta un'opera ad uso turistico, che però a tratti potrebbe tornare utile anche al ciclomobilismo. <Ho letto pure di una ciclabile che unirà Porta Maggiore a Gabii... ... 

Se poi passiamo al fantaciclismo, io spero sempre che, dopo innumerevoli annunci,  Roma venga ciclisticamente unita al suo litorale, tanto Fiumicino e il suo sempre crescente sistema di piste,  quanto Ostia Antica, Ostia e le sue spiagge. 

Altrettanto vagheggio, come Feanor morente di fronte alle torri di Thangorodrim,  che la linea del trenino della Casilina, dismessa con la Metro C, sia trasformata in una pista ciclabile che arrivi a congiungersi con il tratto Paliano - Fiuggi, tratto ormai compromesso da anni in un lento declino, a dispetto del fatto che possa rappresentare una concreta occasione di sviluppo per il territorio al di fuori dei confini di Fiuggi.

Infine pensate che bello se si riuscisse ad unire Roma e Tivoli, magari passando da Villa Adriana!

Ma Roma non sta diventando bike friendly
I progressi in questi anni ci sono stati, per carità chi lo può negare. 

Va inoltre registrata un'importante variazione rispetto alle giunte precedenti: Gualtieri non promette moltissimo, ma quello che promette sembra riuscire a mantenerlo, basti vedere le opere del Giubileo. Non è una novità da poco.

Però la maggior parte di quelli che chiamiamo "progressi" sono auto-adattamenti di noi cittadini al mondo moderno e non -come dicevo- l'attuazione di politiche specifiche volte a promuovere la sostituzione di spostamenti in auto/mezzo pubblico in spostamenti ciclistici.

Quello che manca veramente è un ambiente nel suo complesso favorevole all'utilizzo della bicicletta in termini generali, segno che i ciclisti non sono ancora un target veramente appetibile, ma una minoranza che porta più problemi che soluzioni o affari. 

Tra i vigili urbani non mi pare di aver visto moti di protezione di pedoni o ciclisti (e monopattinisti) ma piuttosto il solito tono di business as usual, ovvero sentirsi molto italianamente  sulla stessa barca dei poveri automobilisti che non trovano da parcheggiare.

Quindi mi sembra che tendenzialmente continuino a rifuggere  il contrasto frontale (per esempio alla sosta in doppia fila), anche se ovviamente non si possono avere strade troppo intasate dalla seconda fila e quindi agiscono lo stretto necessario a non farle bloccare. 

Inoltre è definitivamente scomparsa la sorveglianza dinamica sul campo...  non li vedo mai vicino ad un passaggio pedonale a proteggere chi attraversa,  e la percentuale di parcheggiati sulle strisce con la notifica della multa sul tergicristallo è veramente bassa, segno che la repressione latita. 

Per non parlare dell'occupazione abusiva delle piste/corsie ciclabili.


Il nemico rimane il furto: la paura dei ladri limita l'uso della bicicletta
Infine a Roma rimane un ultimo -ma non l'ultimo in via di importanza- elemento che secondo me sta frenando l'uso della bicicletta, che sono i furti... quante volta rinunciamo ad usare la bicicletta perchè non ci fidiamo a lasciarla legata due ore fuori da un cinema o da un ristorante? Tante, tantissime, ed è vero per tantissimi ciclisti.

Su questo il sindaco può fare poco, anche perchè la giustizia italiana sembra volersi semplificare la vita riaddossando i microcriminali al mantenimento da parte della comunità civile, se non altro per tenere bassa la popolazione carceraria.

Questo è un altro di quei problemi capitali che frenano l'uso della bicicletta, ma sembra che nessuno se ne curi. In effetti l'intera microcriminalità sembra data per inevitabile, un errore di merito e di metodo, che fa sembrare debole lo stato di diritto e alimenta il mito dell'uomo forte che risolve tutto. 

sabato 28 dicembre 2024

Di nuovo in sella!!!!

Alla fine è successo... ho cominciato con le "ruote piccole" per vedere come la caviglia reagiva al nuovo ambiente... doveva essere un giretto dell'isolato, alla fine sono venuti fuori più di 10 km, e mi sono fermato per prudenza generale, senza dolori o altro.

Ovviamente la gamba sinistra è meno forte, e la cosa diviene chiarissima nelle salite un po' accentuate, dove si percepisce con chiarezza la differenza di coppia... però spero di equilibrare rapidamente con l'esercizio.

La cosa che più mi preoccupava era la stabilità appoggiandosi con la sinistra, che poi è la gamba a terra preferenziale, visto che la destra in genere la uso per la mezza pedalata d'avvio. le prestazioni "sulle punte" lasciano ancora a desiderare, e mi sono trovato qualche volta in posizioni non pianificate a priori.

Per questo ho optato per la pieghevole, con il proposito di passare alla Citybike (ER) quanto prima e cominciare un po' di allenamento serio prima di tornare alla 29.

Evviva!

domenica 22 dicembre 2024

Dopo la mitica presa di Porta Pia riconquistiamo Castro Pretorio

Poche cose mi hanno dato soddisfazione ciclistica come l'attesissima realizzazione del tratto di atraversamento di Porta Pia della Ciclabile Nomentana.

Da ex-utente quotidiano (ma spero di riprendere a gennaio) completare il persorso in sella  comportava una certa creatività, e comunque  un sicuro aumento del rischio, che toccava il vertice decidendo di fare il tratto rimanente contromano (la soluzione con il minimo dispendio di tempo).

La nuova realizzazione permette invece di risparmiare un bel po' di tempo (almeno se non si deve proseguire per Via XX Settembre) e minimizza il rischio, anche quello degli automobilisti di trovarsi una bici o un monopattino davanti.

Sarebbe stato bello farla proseguire lato Ambasciata Regno Unito fino a quando la strada non diventa senso unico, ma ovviamente stiamo parlando di fantacapitale.

Rimane invece aperto il nodo dell'attraversamento di Viale Regina Margherita, dove semplicemente la pista cessa, con tutto quello che ne consegue.

Adesso abbiamo quindi l'attraversamento di Porta Pia, e la "pista della sapienza arcaica" che unisce Termini alla Sapienza, ma ci siamo persi il collegamento tra le due realizzazioni, perche' il tratto di corsia ciclabile di Castro Pretorio è svanito.

I guai principali  sono sulla svolta tra Corso Italia e Viale Castro Pretorio, dove già da tempo è svanita la corsia ciclabile, come si può addirittura vedere da satellite.

Da tempo auto e moto stringono senza pietà le bici, per cui la segnaletica va rifatta, ma sarebbe veramente il luogo perfetto per una cordolatura di protezione.

Da lì all'incrocio di Via di San Martino della Battaglia il percorso zigzaghico della pista, (= che segue gli spazi dei parcheggi con angoli, non curve) è stato di fatto occupato o ostruito da varie tipologie di mezzi e andrebbe anche lì, difeso con un cordolo o ridisegnato.

In particolare il primo tratto, fino a Via Sapri,  è attaccato al marciapiedi e viene spesso ostruito dalle auto e soprttutto dai comionici AMA in sosta irregolare, che in aggiunta ostruiscono anche Viale Castro Pretorio e quindi mangiano spazio alla pista.

Passata Via Sapri, la pista è ostruita dalle auto lasciate in doppia fila, pratica che prosegue per qualche fondamentale decina di metri anche passato l'incrocio con Via di San Martino della Battaglia.

Dunque, presa Porta Pia, riconquistiamo Castro Pretorio!!!!

sabato 7 dicembre 2024

#salvaciclisti dovrebbe prepararsi a fare un monumento alla Meloni

In questi tempi di riflusso ecologico, caratterizzati dai postumi della sbornia Gretina, #salvaiciclisti è una delle poche associazioni italiane rimaste a difendere l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto.

Malgrado il nome, più che occuparsi strettamente (e soprattutto pragmaticamente) della sicurezza dei ciclisti "tra le macchine", ha sempre battuto   la strada dell'antiautomobilismo, avendo come obiettivo di realizzare la sicurezza dei ciclisti attraverso l'eliminazione del peccato carraio. Che poi è un po' come la chiesa quando si dice non contraria al sesso purchè a scopo riproduttivo...

In questa prospettiva #salvaciclisti ha sempre duramente criticato la concessione di qualsiasi incentivo all'automotive,  in particolare quelli all'acquisto di nuove auto. 

Altrettanto ha sempre intravisto nella presenza di una forte industria automotive nazionale un freno  al ridimensionamento del ruolo delle quattro ruote (ultimamente tutte motrici).

Bene, grazie alle ristrettezze di bilancio tutto questo sta cambiando.

Infatti la legge di bilancio dovrebbe (perchè ancora non è stata approvata in via definitiva) aver ridimensionato l'iniziale supporto di 4,6 mld di euro all'automotive  ad un cifra che oscilla tra i 400 e i 600 mln di euro, quindi forse a malapena in grado di fornire qualche incentivo al consumo.

Questa decisione ha già scatenato i sindacati che hanno fatto una grossa manifestazione a Roma in difesa dei livelli occupazionali nel settore. Dove si dimostra che il difficile delle svolte green non è tanto trovare le tecnologie verdi, ma concepire e gestire la riconversione industriale,  se non altro perchè non sempre questa avviene negli stessi paesi dell'industria di partenza.

Comunque, in vista della definitiva approvazione della Finanziaria #salvaciclisti dovrebbe prepararsi a fare un monumento al governo Meloni (suggerisco una statua da collocarsi nella ciclosquare romana San Silvestro) che sembra essere riuscito dove anche i governi di sinistra hanno sempre fallito...

domenica 24 novembre 2024

L'operazione è riuscita ma il paziente è morto




Nella foto potete vedere una doppia fila di auto parcheggiate.

La prima fila di auto è parcheggiata negli spazi delimitati dalle strisce blu. La seconda fila è parcheggiata direttamente sul marciapiedi, senza mettere nemmeno un pneumatico sulla strada.

Quello che non si vede nella foto, perchè sapientemente occultato dal muro, è l'addetto che sta facendo la multa alle macchine che non hanno pagato la tariffa di sosta parcheggiate nelle strisce blu.

Quello che non si vede nella foto, perchè non c'e' in quanto passa raramente, è il vigile che fa la multa alle macchine parcheggiate sul marciapiedi.

Ora, quando il sistema fu concepito, l'addetto alle strisce blu poteva fare anche la multa alle macchine parcheggiate in sosta irregolare. Sarebbero passati e avrebbero fatto la multa sia a quelli che non avevano pagato la tariffa delle strisce blu, sia a quelli parcheggiati sul marciapiedi, sostituendo così i vigili urbani, liberi finalmente di occuparsi di infrazioni più gravi.

Questo doppio ruolo fu impugnato amministrativamente, in quanto gli addetti/ausiliari del traffico non avevano lo status giuridico per fare le multe. pertanto persero il ruolo e tutto il sistema crollò, a favore dei professionisti (e anche dilettanti) della sosta selvaggia. 

Ora in fase di prima applicazione delle strisce blu nel ruolo degli ausiliari del traffico vennero arruolati anche figuri poco raccomandabili (una certa aliquota di ex-posteggiatori abusivi) e quindi qualche dubbio poteva essere lecito. Non nego che poi il diritto amministrativo sia stato applicato in maniera corretta dai relativi tribunali amministrativi.

Però, come si dice, l'operazione è riuscita, ma il malato è morto. E infatti  la sosta selvaggia ancora ci affligge in maniera sostanziale, tanto da richiedere ancora una volta, l'intervento della tecnologia.

PS.:  adesso però il doppio ruolo potrebbe anche essere svolto tramite mezzo digitale, ovvero fornendo gli addetti di una macchina fotografica omologata, e non approvata, con la quale fotografare i trasgressori e inviare la foto alla centrale operativa dei vigili di Roma Capitale per la sanzione.




venerdì 1 novembre 2024

Villa Ada senza rampa anche dopo i lavori. Roma continua a non voler diventare una città per ciclisti

Come tutti i ciclisti romani anche io spesso indosso gli occhiali rosa per leggere una realtà che comunque rimane perlomeno grigia, anche a fronte delle tante piste annunciate e delle poche realizzate. 

Infatti anche queste ultime sembrano - salvo pochissime eccezioni-  "appiccicate" alla realtà autocentrica, applicate come un cerotto per soddisfare un fioretto ambientalista, ma passata la festa per fortuna abbiamo gabbato lo santo.

Stavolta parliamo della parte nera della medaglia, ovvero le opere ciclisticamente importanti che vengono sistematicamente dimenticate.

Parliamo della rampa di legno che, prima di rompersi, permetteva di portare le bici senza farsi gli scalini da Villa Ada al Parco Rabin di Via Panama e viceversa.  

E non si trattava solo di biciclette, ma anche di passeggini, carrozzine e anche sedie a rotelle, nel caso ce ne fosse stato bisogno.

Oddio, diciamocelo, non era un gran che di rampa, non un gran che perchè era molto ripida e molto stretta.  Molto stretta, quindi era comunque difficile scendere e portare a mano la bici.   

Se invece provavi ad affrontarla in sella richiedeva un buon cambio. In ogni caso ti trovavi sempre tra le ruote una folla festosa di cani che la imboccavano sotto l'occhio benevolo dei proprietari, che li lasciavano andare a briglia sciolta senza curarsi del capitale umano in transito.

Non un gran che quindi, ma sempre meglio, molto meglio, dei gradini!

Ebbene, Villa Ada è stata "rimessa a nuovo" con un importante investimento, ma la rampa è ancora a pezzi, impercorribile. Però abbiamo la piscina dei gigli blu (ormai si spera che fioriranno l'anno prossimo). Bella, però un conto è il pane, un conto le brioche, come dicevano in Francia.

Fermo restando che mi piacerebbe fare la spunta tra lavori commissionati e lavori effettivamente fatti, l'impressione è, come sempre, che a Roma ci sia una lobby che continua ad ostacolare l'uso della bicicletta. 

Come se fosse una cosa disonorevole, e che alla fine a Villa Ada gli influencer siano i proprietari dei cani, per i quali sono state rimesse a nuovo le aree ludiche degli stagni.