domenica 3 aprile 2022

Bel marciapiede, ma... non era meglio anche una pista

Sabato sono andato a trovare mamma a Nettuno e, vista la giornata tempestosa, ho scelto la formula treno + pieghevole. Tanto per sgranchire un po' le gambe sono sceso alla stazione Marechiaro e ho proseguito a pedali lungo l'ultimo tratto dell'Ardeatina (che tra Lavinio e anzio corre lungo la costa), anche perchè da lì a Nettuno il treno non è tanto più veloce della bicicletta.

In quel tratto il Comune di Anzio ha realizzato un'opera notevole, un lungo e raffinato marciapiede, fatto con materiali alquanto ricercati, che corre quasi fino a Faro di Anzio... permettendo quindi di camminare in vista del mare dalla riserva di Tor Caldara (lato mare) fino alle porte di Anzio.  

Da quel punto, volendo, si può proseguire in bici lungo le ciclobimbi ricavate su marciapiede fino al sistema di piste di Nettuno, che a sua volta prosegue fino al santuario di santa Maria Goretti.

A piedi la stessa cosa, solo tutta in vista del mare, ovviamente allungando un pochino.

L'opera è -appunto- notevole dal punto di vista pedonale... però per la mobilità ciclistica non rimane quasi nulla, e l'avevo già segnalato in un precedente post del 2018 (https://romaciclista.blogspot.com/2018/05/lobby-anticiclista-al-lavoro.html) che avevo intitolato Lobby anticiclista al lavoro.

Infatti pur in tanta abbondanza di risorse, non è prevista alcuna ciclabilità del marciapede. Oddio, per un ciclista da marciapiede è una specie di paradiso, vai sotto i 15 all'ora e ti godi il mare, senza ovviamente dare fastidio ai pedoni, che non credo saranno tanti.

Purtroppo è un'enorme occasione sprecata, visto l'evidente impegno economico, per realizzare un'opera per la ciclabilità che avrebbe permesso di collegare gli stabilimenti della zona all'abitato di Anzio in modo ecologico e sicuro.

La pista avrebbe anche avuto un impiego serale turistico / festaiolo, permettendo di godere la movida serale di Anzio ai Laviniesi e quella di Lavinio sia agli Anziani che ai Nettunesi senza bisogno di scomodare automobili e moto. Per nnon parlare di chi per lavoro o studio debba fare avanti e dietro tra i due nuclei.

Inoltre l'assenza di una pista mette anche in mora l'uso dei monopattini, che secondo me in un quadro di piste ciclabile hanno enormi possibilità di sviluppo.

Insomma, mi chiedo ancora una volta, che senso abbia nel 2022 continuare a impigare risorse in opere che negano la mobilità alternativa... anche a fronte di una questione ambientale che COVID e guerra non hanno fatto sparire, ma se possibile resa ancora più drammatica.  

domenica 27 marzo 2022

Per gli studenti sembra che il tempo della bici non arrivi mai

Con la fine di marzo dovrebbe finire lo stato di emergenza COVID. 

Tra i grandi rientri anche quello dell'orario scolastico unico, che però si porta appresso un ritorno alla congestione. Infatti, come si trova su di un articolo apparso sulla testata internet  Roma Today Sono 130.000, secondo le stime di Roma Servizi per la Mobilità, le ragazze e i ragazzi che utilizzano il trasporto pubblico.

Pertanto un bel carico in più per un già provato TPL, che affronta il ritorno alla normalità in piena crisi, se non altro per le vicende che affliggono la rete su ferro, sia tramviaria che metro.

Dall'altro lato si fa poco perchè la bicicletta diventi il mezzo di trasporto preferito degli studenti della secondaria superiore, come è la norma nella maggior parte dei paesi europei.

Anzi, negli ormai 15 anni che seguo con attenzione l'evoluzione della mobilità ciclistica, a Roma nessuno si ricorda mai della possibilità di spostare l'utenza giovanile sulla bici. Che sia inquinamento, crisi di obesità, produzione di CO2, COVID, affollamento dei mezzi, tutti continuano a pensare che per gli studenti non ci siano alternative.

Un posto di primo piano rivestono le mamme-chiocce che temono che i loro "pargoli", stiamo parlando da 14enni in su, possano affrontare le prime responsabilità, e sicuramente i primi pericoli (come se non attraversassero mai la strada a piedi). 

Però in questi anni molto è stato fatto (piste/corsie ciclabili e bonus biciclette) ma sul versante studenti poco è stato ottenuto, anche per quelle scuole servite da piste ciclabili. 

Sicuramente vi è una componente culturale che vede in chi pedala un mezzo sfigato alla mercè dei motori. 

Più concretamente la bicicletta non si può lasciarla fuori dalle scuole a causa dei mariuoli che ne fanno man bassa e quindi ai presidi andrebbe chiesto di trovare spazi di parcheggio all'interno degli istitui, almeno quelli che li hanno.

Ecco, in questo dovrebbe intervenire il sindaco, anche perchè in questo modo, spostando gli studenti sulle piste, tutti vedrebbero l'utilità concreta di una rete che è ancora percepita fatta ad uso esclusivo di una lobby di strambi "privilegiati" che abitano vicino al lavoro e possono permettersi di vestirsi approssimativamente sul posto di lavoro. 

domenica 6 marzo 2022

Due parole sulla sicurezza dei ciclisti

Domenica prossima si svolgerà l'assemblea  Annuale di salvaciclisti di Roma. 

Non ho mai fatto parte dell'associazione perché ritengo  che sin dall'inizio si sia orientata ad uno scopo "politico", alla guerra alle automobili, più che  alla sicurezza dei ciclisti. Anzi, se proprio devo essere sincero, mi pare che di competenza In tema di sicurezza si stia sulle ovvietà di stampo utopistico.   

Non solo, ogni volta che ho espresso, su fb, qualche dubbio in proposito sono stato trattato come al liceo venivano trattati quelli che non erano d'accordo nei collettivi studenteschi. D'altra parte anche i grillini hanno fatto lo stesso.  

Ciononostante continuo ad rispettare chi fa dell'attivismo, e mi rendo conto come il muro dell'incomunicabilità sia da entrambe le parti della barricata,  ovvero un gruppo di tecnici (e politici) comunali poco disposti a prendere sul serio la mobilità ciclistica urbana e dall'altra parte un gruppo di entusiasti che non prendono sul serio le questioni tecniche.

Vorrei comunque far mancare il mio contributo alla discussione e per questo mi rivolgo a Massimiliano Baccanico che su fb ha chiesto idee in proposito.

Alcuni fatti elementari
Si applichiamo le più elementari norme di gestione della sicurezza, i pericoli cui andiamo incontro come ciclisti sono essenzialmente 3:  Investimento, caduta autonoma da perdita del controllo del mezzo, sportellata.

Ognuno di questi pericoli si traduce in un incidente con conseguenze di gravità variabile con una certa probabilità. La combinazione di probabilità e  gravità delle conseguenze di un evento dà origine al concetto di rischio.  Più  è probabile il verificarsi di un pericolo (evento) e più gravi sono le sue conseguenze,  maggiore è il rischio.

 A tutti noi ciclisti appare abbastanza chiaro che l'investimento è l'evento più temuto per le sue conseguenze e la sua probabilità, e quello sul quale dovremmo agire con maggiore insistenza.  Ciò è chiaro anche a salvaciclisti.

Siamo d'accordo sulla rete ciclabile...
La prima mitigazione del rischio di investimento e la creazione di una rete ciclabile segregata o separata da quella del traffico automobilistico.  

Per quanto mi riguarda si dovrebbe privilegiare la media  periferia dove il traffico è più denso ma più veloce rispetto al centro dove per forza le auto sono poche e vanno piano. 

Senza continuare a perdere troppo tempo su questioni come la pedonalizzazione dei Fori Imperiali o peggio ancora di via Urbana che sembrano più dovute a questioni personali  che a una logica di sicurezza.

Inoltre è molto importante risolvere quegli hot spot (punti caldi) dove per la conformazione della viabilità e la velocità dei flussi automobilistici il ciclista è messo a serio rischio.

... non sulla guerra alle auto
Fino a qui vi è un sostanziale accordo con la politica di salvaci ciclisti.  

Per i ciclisti che invece rimangono su strada sembrerebbe che salvaciclisti punti ad  abbassare il rischio riducendo in maniera drastica il numero di automobili in circolazione.

Dal canto mio ritengo che questo obiettivo sia  politicamente prematuro e, francamente, fuori dalla portata politica del movimento così piccolo. 

Non solo, ma vediamo come il diminuire del numero delle automobili in circolazione, per esempio durante le feste di Natale, non diminuisce il rischio dei ciclisti perché le poche auto rimaste vanno molto più veloci. Anzi un ingorgo di macchine bloccate è un luogo non salutare (per l'inquinamento) ma alquanto sicuro per un ciclista.

Si facessimo un bow-tie,  Ovvero un diagramma a farfallino, vedremmo la velocità sia a sinistra come causa  Degli investimenti, sia a destra Come fattore che ne rende più gravi le conseguenze.

Pertanto più autovelox
Quindi dobbiamo giungere ad una conclusione ovvero che e inutile diminuire il numero di automobili se non ne controlliamo al tempo stesso la velocità.  E l'unico modo per diminuire la velocità delle auto (in una città già progettata) e quella di installare autovelox a decine. 

Questo è un modo permesso dalla legge (che recentemente ha ammesso gli autovelox urbani) e nella disponibilità  del sindaco per moderare le velocità massime.  Tra l'altro è perfettamente inutile continuare a chiedere di istituire il limite di 30 km all'ora se le macchine non rispettano quello di 50.

Quindi basta con le ciance e concentriamoci sugli autovelox, ne basterebbero qualche decina per cominciare a moderare i più indisciplinati.

Sì alla lotta alla sosta vietata no all'aumento delle strisce blu
Una strategia buona e possibile (anzi, secondo me dovuta) per abbassare le auto in circolazione è quello di ricominciare ad applicare il controllo della sosta, in poche parole: multare chi lascia la macchina in seconda fila, ai cassonetti sulle strisce pedonali, etc.

Ancora una volta, in prima fila abbiamo motivi di sicurezza. le macchine in sosta vietata costringono il ciclista ad immettersi nei flussi di traffico principali. Quelle sui passaggi pedonali intralciano i pedoni e li disabituano ad usarle e le auto parcheggiate agli incroci limitano la visibilità e rendono più probabili gli investimenti.

Infine rallentano il trasporto pubblico di superficie, ancora più vitale in un periodo nel quale il disastro delll'amministrazione precedente ci ha lasciato quasi senza servizi di metropolitana. 

Francamente sono contrario all'aumento della tariffe delle strisce blu prima di aver stroncato la  vietata... è un'altra versione dell'aumento delle tasse senza la lotta all'evasione. Un altro modo per punire il cittadino che rispetta la legge, considerato borghese e poco rivoluzionario, sport condiviso sia dall'estrema destra che dall'estrema  sinistra.

E difendiamo le bikelane che sempre più spesso sono occupate da prepotenti in sosta.

Basta con le buche
Le biciclette, specie le pieghevoli, risentono molto delle buche e delle asperità del manto stradale. Le strade devono essere tenute bene e le buche eliminate, specie quelle vicine ai marciapiedi, tombini compresi.

Una strada bella liscia ci fa aumentare di molto la velocità di spostamento ed evita cadute pericolossissime.

Basta con i guasti all'illuminazione
Un altro nemico sempre in agguato sono i guasti all'illuminazione stradale. 

Avoja a portarsi luci, quelle delle bici sono fatte per le zone oscure, l'occhio non si abitua a 500 metri di oscurità con i fari delle auto che ti colpiscono ogni due per tre. I guasti vanno riparati velocemente.

Se c'e' qualcuno che si frega il rame e manda in tilt i sistemi, becchiamolo, palla al piede e vent'anni a costruire piste ciclabili, no ai domiciliari (magari in un insediamento abusivo) come succede adesso.

Infine... apriamo le corsie preferenziali alle biciclette
Tutti noi ciclisti le usiamo. In tutta Europa sono utilizzabili alle bici. 

A Roma no perchè ATAC è talmente massacrata dagli automobilisti e dagli scooteristi che non sopporta nient'altro.

Invece vanno aperte ufficialmente, perchè alla fine problemi veri di coesistenza non ce ne sono, specie se noi ciclisti ci comportiamo come persone educate e rispettose del trasporto pubblico. 

mercoledì 5 gennaio 2022

PCI (Pippone Ciclistico Iniziale) 2022

Da ciclisti romani cosa chiedereste al 2022? 

Beh, innanzitutto ginocchia forti come rocce e senza scricchiolii...  

Detto questo, che per me rimane la prima preoccupazione, dividerei le mie richieste in tre sezioni, sicurezza, urbana e turistica.

Per la sicurezza  credo che uno dei grandi problemi di Roma è che sembra che ogni automobilista sia libero di fare quello che vuole sino a quando non finisce per provocare un incidente. 

Per evitare questo la prima cosa da fare sia calmierare le velocità dei mezzi a motore. Questo può essere raggiunto con qualche decina di Autovelox sparsi nei punti critici.

Non si può solo affidarsi alla sorveglianza elettronica, per quanto efficace e spietata. Quindi e' anche necessario che al più presto i Vigili Urbani tornino ad esercitare il ruolo di repressione attiva dei comportamenti pericolosi.

Riuscirà Gualtieri ad ottenerlo? Mah... ho forti dubbi in proposito.

Per il fuori città credo che le strade trafficate dovrebbero essere dotate di bikelane, dipinte di rosapista come vedo all'estero, per separare almeno operativamente la marcia dei ciclisti da quella delle auto.

Per fare questo occorre sicuramente recuperare gli spazi a lato delle arterie (non so come si chiamino) che spesso sono semplicemente lasciati pieni di immondizia, ghiaia o vegetazione.    

Il ciclista urbano innanzitutto vorrebbe vedere vieppiù espandersi  l'utenza ciclistica e monopattinesca, tanto da portare il Comune a lanciare un piano ancora più ambizioso di infrastrutture per la ciclabilità.

Per avere questo vedo come unico modo "sfondare" tra la popolazione studentesca, ovvero far diventare le bicicletta (e magari il monopattino) il mezzo preferito degli studenti per raggiungere la scuola.

Siamo in una posizione molto più favorevole di due anni fa, molte scuole sono ormai toccate o sfiorate da piste ciclabili, e quindi manca solo l'ultimo passo: aprirne i cortili al parcheggio protetto.

Non è una cosa impossibile, continuo a meravigliarmi che nessuno prema il piede sul pedale (dell'acceleratore) per andare in questa direzione. Dovrebbe essere il Sindaco a farlo, l'unica autorità in grado di fare le opportune pressioni.

Accanto a questo occorre ovviamente continuare a far evolvere l'infrastruttura a servizio della mobilità dolce... e qui occorre non solo usare il bulldozer per aprire nuove strade, ma anche saper lavorare di cesello, sfruttando e occasioni che il caso ci porta.

Per esempio stanno  "venendo giù" abbastanza spesso i pini di Corso Trieste, ed ogni volta si sfiora la tragedia... anzi, un poveraccio è rimasto sulla sedia a rotelle a causa di uno di questi crolli, e alcuni funzionari del Comune sono stati condannati.

Quindi sarebbe bene pensare di abbatterli, e ripiantarli ai lati di una bella pista ciclabile che corra sull'aiuola centrale e unisca Via Nomentana a Piazza Annibaliano, servendo due grandi licei della capitale, il Giulio Cesare e l'Avogadro... giustappunto.

Al tempo stesso fare una bella pista sul Ponte delle Valli, che è una bestemmia di spazio lasciato alle auto e poi almeno aprire alla ciclabilità le due corsie preferenziali su Viale Libia ed Viale Eritrea fino a Piazza Annibaliano (tanto già le usiamo costantemente).

Non vi sto a parlare di fare due corsie ciclabili, eventualmente a sbalzo, su Ponte Salario per congiungere la pista di Via Jonio con quella dell'Aniene... insomma tutte cose simpatiche per strade che conosco bene.

Poi rifacciamo una corsia ciclabile su Viale del Giardino Zoologico, visto che è  ridotto a parcheggio a senso unico? Dopotutto stiamo dentro Villa Borghese, e che cavolo!

E l'asse Serenissima - Monti Tiburtini - Ponte Lanciani? Che ce lo vogliamo dimenticare?

Per il resto di Roma... unire Monte Ciocci al centro passando sul ponte e sotto il Vaticano. Che sogno!

Il ciclista turistico sarebbe deliziato dall'istituzionalizzazione della Regina Ciclarum fino a Fiumicino e magari del Sentiero Pasolini fino a Ostia, tanto per rendere finalmente manifesto il destino di Roma dominatrice del mare (riuscirà ciò a rendere le piste in questione gradite alla destra?). 

Per Ostia in qualche modo dovrà risolversi la situazione creata dalla pista inserita in un ambiente poco favorevole e finalmente prolungarla fino a Torvajanica. Non dite di no.

A Nord vedrei tanto bene l'apertura al traffico ciclistico della Riva Sinistra del Tevere da Castel Giubileo al già citato Ponte Salario, così da finire il tristissimo avanti-e-dietro domenicale sulla pista del Tevere e riguadagnare un altro pezzo delle sue preziosissime sponde. 

Perchè ormai sappiamo che se vogliamo strappare il territorio dal degrado, l'unico modo è renderlo accessibile a quelle formichine attente al territorio (e un po' cacacazzi) dei ciclisti.

Infine la sicurezza delle bici infatti la situazione dei furti è andato peggiorando, e non parliamo solo delle bici lasciate al palo, ma anche di quelle prelevate dagli spazi condominiali o addirittura privati, per arrivare alle razzie ai negozi.

Sono azioni criminali con conseguenze pesanti per chi le subisce e pesantissime per la mobilità ciclistica.

In qualche modo vanno affrontate con un'adeguata azione di contrasto, sia tattica sul territorio sia investigativa per colpire le bande e i ricettatori. La Polizia Municipale è nella posizione migliore per intervenire, anche nei luogi di probabile ricettazione come Porta Portese.

Soprattutto dobbiamo evitare che delinquenti colti sul fatto vengano rimessi in libertà come se niente fosse, così che pensino che in Italia si possa campare rubando biciclette.

Vabbè, vi siete parzialmente salvati, è stato un pippone leggero, senza alcuna pretesa di universalità.

Buon 2022

Pedala contento finchè c'e' il bel tempo
Poi vien la tempesta e finisce la festa!!!!

venerdì 31 dicembre 2021

PCF (Pippone Ciclistico Finale) 2021

Il 2021 è stato un anno-boomerang... tutti pensavano che sarebbe stato meglio del 2020. In cifra assoluta probabilmente è stato un po' meglio, ma ha tradito le aspettative che tutti vi riponevamo.

Il COVID è ancora tra le balle, anzi, con la variante omicron è diventato una bestia ancora meno comprensibile. 

Adesso stiamo combattendo con un'ondata di piena di contagi. Non vaccinati e fragili sono ancora una volta a rischio, ma con una intensità che pensavamo di aver scordato. E non sappiamo ancora come metterà, come si dice del tempo incerto.

Dal mio punto di vista ciclistico il 2001 è stato l'anno delle lunghe (per me) percorrenze stradali. Ho imparato a tenere un ritmo costante e perchè le bici da strada sono fatte in maniera differente dalle bici da montagna. Cioè: già lo sapevo, ma stavolta l'ho sperimentato.

Ho anche capito il perchè di tante disgrazie in allenamento... quando il tuo fisico è concentrato per dare la massima potenza continuativa possibile per le sottigliezze della guida (tipo la precedenza agli incroci) rimane veramente poco. Si finisce per correre rischi incredibili solo per non penalizzare la media oraria. Questo io, figuriamoci uno stradaiolo vero, professionista o dilettante. 

Inoltre ho imparato che dobbiamo cominciare a fare bikelane ai lati delle strade di maggior percorrenza per permettere alle biciclette che vanno tra i venti e i trenta e ai professionisti di viaggiare da un comune all'altro in sicurezza. Lo dicevo io, lo ha recentemente ribadito Nibali, sono stato molto soddisfatto.

L'unica eccezione positiva riguarda lo sviluppo della rete ciclabile romana, che nel 2021 è cresciuta parecchio e speriamo che il nuovo sindaco ne sostenga ancora lo sviluppo.

La nuova rete di piste si è anche popolata di una fauna prima sconosciuta: elettrociclisti in quantità, almeno nei quartieri a reddito meno basso, e tanti monopattinisti, che almeno sulla Nomentana sono almeno il 40% dell'utenza.

A questo dovremmo sommare le decine di migliaia di km macinati dai rider che consegnano le ordinazioni... per quelli dovrebbe essere molto più facile ottenere una statistica.

Il regalo di congedo fatto dalla Raggi (pressata da Enrico Stefano) a noi ciclisti non ha ancora portato allo sfondamento della bicicletta come mezzo di spostamento di massa. 

In particolare brucia l'assenza della generazione 15-18enni che non ha eletto la bici a mezzo per raggiungere le scuole. E nemmeno una parte consistente di universitari. D'altra parte come dare torto, quando esce di classe o di istituto, uno la bici la vuole ritrovare.

E questa è purtroppo l'altra grande novità. Se il 2020 è stato l'anno del bonus bici, il 2021 sembra averci fatto fare notevoli passi indietro grazie ai furti di biciclette. Quindi andrà fatto qualcosa in proposito.

Sicurezza? A parte l'uso delle infrastrutture dedicate si direbbe ben poco. 

Gli automobilisti si stanno abituando e salvo qualche imbecille occasionale (che però basta a metterci in pericolo) stanno cominciando a capire come funzionana la circolazione delle bici. I monopattini e il loro comportamento su strada invece sono ancora una bestia sconosciuta e imprevedibile  ai più. Il telefonino selvaggio un rischio concreto.

Sta di fatto che gli indisciplinati scorazzano per Roma fuori controllo e non sembra che i Vigili Urbani intendano mettere un po' di ordine con iniziative dinamiche. La sensazione è che a Roma ciascuno può fare quello che vuole, almeno fino a quando non provoca un incidente.

That's all, folks. 

Il 2021 è andato. 

Pedala contento finchè c'e' il bel tempo, 
poi vien la tempesta e finisce la festa.

venerdì 24 dicembre 2021

Maledetta velocità... Gualtieri, agisci ora!

Guardando le foto del rottame dell'auto dell'incidente di Via Cilicia, anche ad uno poco esperto di incidenti stradali come me, sembra abbastanza evidente che quella macchina non andava certo a 50 all'ora prima di colpire l'albero.

Non sappiamo cosa abbia fatto perdere il controllo dell'auto, certo che in una strada urbana non esistono vie di fuga, e per fortuna non vi sono stati terzi coinvolti. Invece del platano poteva starci una macchina con persone, un motociclista, un ciclista, uno o più pedoni. Nella sfortuna siamo stati "fortunati".

Superare i limiti di velocità urbani è un comportamento piuttosto comune a Roma, un modo di vivere la città intrinsecamente rischioso che non ha mai trovato sindaci abbastanza forti da sfidare l'iniziale impopolarità degli autovelox, per poi raccoglierne i frutti in tempo per essere rieletti.

Infatti a Roma l'eccesso di velocità è visto come un modo per sopperire alla lentezza degli spostamenti, limitato solo dalla presenza di altre auto. 

Di notte o quando è festa e le strade sono meno affollate, l'automobilista romano torna a premere il piede sull'acceleratore, incurante del rischio connesso a correre in un ambiente non progettato per consentire velocità sopra i 50 all'ora.

Purtroppo poi gli incidenti accadono... e stavolta altre due giovani vite sono irrimediabilmente stroncate.

Proprio una settimana fa discutevo con altri soggetti giovani dalla guida nervosa. Ovviamente i giovani scalpitano per arrivare prima, pigiando sull'acceleratore, incuranti del rischio... giovani siamo stati tutti, così come tutti ci siamo sentiti piloti. 

Però a che prezzo? Ma con loro è inutile discutere, si sentono tutti immortali.

Per questo la mano pubblica deve intervenire in qualche modo per limitare la velocità e per far divenire il rispetto dei limiti una costante (magari può capitare che si verifichi qualche eccezione) e non un semplice consiglio che solo noi vecchi seguiamo.

Le statistiche parlano chiaro, a Roma la mortalità per incidenti è molto più alta di quella delle altre capitali europee. Anche quelle di posti (tipo Parigi) dove all'inizio del millennio si guidava in maniera decisamente più pericolosa di quella romana. Con più incidenti e più morti.

Da allora le cose sono cambiate, ricordo i colleghi francesi che parlavano della stretta sull'osservanza delle regole, in TV passavano i filmati che facevano vedere come si potessero verificare incidenti terribili partendo da situazioni apparentemente tranquille. Dicevano: se ti fermi e non superi l'alcool test vai direttamente in prigione, nemmeno ti fanno tornare a casa a prendere la roba.

Bene, io spero che il nuovo sindaco intervenga almeno sulla velocità. In maniera prioritaria. 

Tanto per restare in argomento ricordo che un mio collega prese una multa proprio su Via Cilicia, dove avevano messo un autovelox (allora il limite era 60). 

Poi più nulla o quasi. Sarebbe finalmente ora di invertire la tendenza.

sabato 11 dicembre 2021

Lo cavalcone laurentino è saldo

Lo cavalcone laurentino è stato sindacollaudato da Gualtieri medesimo, con grande partecipazione di ciclisti, con i quali siamo tutti saliti sull'impalcato, tanto che ad un certo punto ho effettivamente un po' temuto che qualcuno imitasse il pio Zenone [[https://youtu.be/XrKgPl5znJM]] e si mettesse a testarne la stabilità.

Per fortuna si è anche avverata una profezia marziana, ovvero che la riapertura dello Cavalcone de l'Industria non arrivasse prima della riapertura dello cavalcone laurentino. Così è stato, domani riaprirà lo cavalcone de fero, anche se mi hanno detto che  la pista che ci passa sotto (NdR: la ciclabile del Tevere)ancora dovrà attendere un ulteriore consolidamento della struttura dello cavalcone per essere riaperta.

Ovviamente grande soddisfazione per il recupero dello itinerario, che speriamo rimanga una delle pietre miliari della ciclabilità romana. Due chiacchiere con alcuni funzonari comunali mi hanno invece fatto sapere che tra gli obiettivi del Sindaco c'e' l'apertura dello collegamento della pista di Monte Ciocci con il Tevere, spero di aver capito bene, passando sotto il Vaticano. 

Un'opera meritoria, che per una volta non andrebbe a scapito degli automobilisti, e quindi di grande attrattiva per ogni sindaco (quest'ultima è una mia riflessione).

Questo della guerra alle auto è un argomento che è ricicciato nelle conversazioni. 

Per quanto mi riguarda rimane estraneo alla missione di sicurezza che l'associazione salvaciclisti dovrebbe perseguire. La non sicurezza dei ciclisti non è tanto data dal numero delle auto, ma dalla loro velocità, tanto è vero che durante le feste, quando il traffico diminuisce, le velocità aumentano e andare in bici diventa sensibilmente meno sicuro.

D'altra parte rallentare le auto è un obiettivo molto più facile e immediato da perseguire rispetto ad obbligare il cittadino romano a fare a meno dell'auto, cosa che -per esempio- richiede fornire un'alternativa pratica e praticabile all'automobile. 

Per rallentare e auto bastano un po' di autovelox e una sapiente architettura delle strade, tutte cose attuabili che non richiedono rivoluzioni politiche. Alla fine qualche mugugno ma se i dati della sicurezza migliorano, alla fine la gente apprezza. 

Per cominciare a parlare di rinuncia all'auto occorrono invece  treni e metropolitane. "E quindi noi non vedremo una Roma senza auto". "No. Se avessimo dato retta a Rutelli e Tocci adesso saremmo un bel pezzo avanti, ma no, noi non vedremo il completamento della rete metropolitana di Roma". Però se iniziano a farla almeno da pensionati avremo un bel po' di cantieri da guardare per passare il tempo.

Anche lì c'e' purtroppo una visione poco realistica. Ovvero che l'auto possa essere sotituita da metropolitane leggere di superficie... che occupano il posto delle auto, guarda un po'.
 
In una città come Roma non sono certo tram veloci che possono reggere i flussi di trasporto. E comunque, in tutte le città dove si è molto puntato sul tram, in prossimità del centro va sottoterra, proprio perchè lo spazio in superficie è prezioso e un binario rappresenta una divisione tipo muro di Berlino dello tessuto urbano.

Vabbè, la morale è sempre quella, se a fare la guerra alle auto è salvaciclisti, gli automobilisti possono dormire sonni tranquilli. 

Speriamo il sindaco sappia essere più concreto. La politica alla fine è l'arte del possibile.