giovedì 29 ottobre 2026

Via Panama sempre meglio!

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Anche stamattina ho fatto una piccola deviazione, anche se non so se sia un itinerario veramente più lungo, sicuramente più piacevole, (Via Salaria, Villa Ada, Parco Rabin, Via Panama,  Giardino Zoologico, Galleria Borghese, Piazza Fiume, Viale del Policlinico, Ufficio) invece del solito tragitto sulla Nomentana.

Per amor di contatore va tenuto conto che anche oggi ho fatto un passaggio in meno sulla Nomentana, così come ieri ho fatto quattro tratte in bici, ma solo in due sono transitato sulla pista Nomentana. 

Insomma, a Via Panama la situazione migliora a vista d'occhio. Diminuiscono le macchine e aumentano le bici.

Infatti dalla foto potete vedere pochissime auto al semaforo, e un ciclista che passa. In realtà mentre mi sono fermato a fare la foto ne sono sono passati altri e riposto il telefono stavo facendo un bel frontale con un altro che sopraggiungeva da Piazza Ungheria. Insomma stavamo quasi ad un rapporto numerico 1 a 1, che si ottiene contando le auto e le biciclette con attenzione. Solo che a parità di numero le bici si notano molto meno, con l'effetto "pista vuota" anche per numeri importanti. Ne sanno qualcosa gli automobilisti che svoltando si trovano ad aspettare trenini di sei - sette bici sulla Nomentana.

Per non parlare della vivacità della pista di Viale Rossini, dove ce' un nutrito (immagino abbiano già fatto tutti colazione) traffico che entra e esce da Villa Borghese, area che rimane fondamentale per il traffico direto al centro di Roma venendo da Nord.

Al Viale del Giardino Zoologico i problemi invece peggiorano perchè le auto arrivano a velocità relaativamente sostenuuta e quindi spero che i famosi lavori del GRAB ricavino una biopista per le bici anche lì, recuperandolo alla civilità.

Non mi è così facile andare a Via Guido Reni, ma non mi stupirei che anche lì il traffico ciclistico sia ormai metabolizzato e in crescita. Figuriamoci quando sarà attiva la connessione con la pista di Valle Giulia, allora cominceremo ad avere, dopo Prati,  una seconda area alquanto ciclabile.

venerdì 23 ottobre 2026

Ma traversare la strada sulle strisce rimane un rischio


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Stamattina ho deviato ancora dalla mia route abituale per fare la solita survey su Via Panama. 

Però, per evitare giri automobilistici, prendo a bassissima velocità un marciapiedi della salaria verso il centro, attraverso sulle strisce ed entro dentro Villa Ada per poi uscire al parco Rabin, senza rampa, ovviamente... 

"Attraverso sulle strisce la Salaria" si fa presto a dire, a farlo è una cosa non semplice, e anche rischiosa.

Innanzitutto per fare il ligio al Codice scendo dalla bici  attraverso portando la bici a mano. In quel momento, anche se continuo ad indossare il casco da bici, divento 100% pedone, con tutti i diritti di precedenza delle strisce.

Bene, innazitutto accanto al marciapiedi trovo, paralizzato dalla paura, un pedone che non si azzarda ad attraversare, incentivando quindi gli automobilisti a continuare imperterriti.

Lo cazzio per questo atteggiamento rinunciatario e comincio la traversata, affrontando per prima la corsia  verso fuori Roma.

Oviamente la prima macchina non accenna nemmeno a fermarsi, ma cmq io non sono ancora in traiettoria, e quindi passa mentre avanzo.

Quella dopo, ad una trentina di metri, è invece sulla rotta di collisione piena. 

Non arriva veloce, ma non accenna a fermarsi. 

Io, pur con la max attenzione, continuo ad avanzare. L'auto non rallenta, ma comincia a deviare verso il centro strada. 

Io lo guardo e continuo ad avanzare sulle strisce, lui pur di non fermarsi, invade tutta l'altra corsia, ovviamente dove c'e' una bella doppia striscia a terra.

In qul momento dall'altra corsia non arriva nessuno, e qundi va bene... mentre mi passa accanto io gli faccio con la mano il segno universale di "sei una testa di cazzo" che lui capisce benissimo, e credo che mi abbia dato ragione.

Superata la mezzeria dall'altra parte arrivano due scooter. 

Anche qui il primo passa deviando la sua traiettoria, il secondo é proprio costretto a fermarsi, con addosso l'espressione di uno che non si riesce a perdonare per quest'azione poco dignitosa. 

Per fortuna alla fine entro dentro Villa Ada vivo e sano, e il resto è senza storia, se non che è comparso un cartello, non marcato GRAB, che però indica le direzioni ciclabili all'intero della Villa...

Ah, Tranquilli, la survey è andata benissimo. Alle 08:45 su Via Panama nessun ingorgo, la pista libera dalle bici a noleggio, parcheggiate leggermente più verso Via Salaria. 

Insomma una meraviglia.

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martedì 20 ottobre 2026

Via Panama tutto bene, grazie.


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Ho fatto un'altra delle mie survey sullo stato di Via Panama devastata dalla pista del GRAB
Beh, per essere una strada devastata sta piuttosto bene, come potete vedere dalle foto, e continua ad avere una sua eleganza sconosciuta a tante strade delle periferie di Roma, soprattutto adesso che è stata arricchita da una mezza pista ciclabile. L'altra metà, ovvero fino a Via Salaria, speriamo arrivi presto.

Nelle mie survey cerco di passare in un'ora di punta, ovvero le 8 e mezza. 

Di ingorgo non v'e' traccia, e anche la pista non é un parcheggio di bici a noleggio. Tutto pulito, con un tenue rivolo di ciclisti e monopattinisti che percorrono la pista.

Sul marciapiedi molti studenti, e probabilmente ne arriveranno ancora più tardi nella mattinata. Infatti Via Panama sembra un pò una di quelle vie tiratardi dove l'ingorgo, quando c'e', arriva verso le 10 o le 11, oppure in orario di shoppping.

Perchè le piste sono sempre più indispensabili  a Roma? 
(Anche) Perchè ostacolano la pessima consuetudine romana della sosta irregolare. Infatti proveniendo da Via Salaria , non appena girato a destra, dove la pista non c'è sncora, mi trovo la "solita" smart ferma con le quattro frecce accese, graziosa signorina a bordo, al volante. 

Peccato che, a fronte di tanto spazio libero, tra cui   passi carrabili a iosa,  fosse ferma in un punto assolutamente improbabile, creando un collo di bottiglia che ha impedito a me e a un furgone (che aveva girato con me) di passare affiancati. 

Ci siamo dovuti "sequenziare" (anche se stavo davanti l'ho fatto passare per evitare di litigare). 

Volevo fermarmi a dirgliene quattro a quell'imbecille sulla macchina, ma poi ho pensato a) che avrebbe molto faticato a capire; b) che con una donna è meglio evitare qualunque tipo di discussione. 

Però il succo è proprio questo, ovvero la presenza delle piste sconvolge le pessime abitudini degli automobilisti romani.

Povero Viale del Giardino Zoologico ridotto a parcheggio
Molto peggiore è la situazione di Viale del Giardino Zoologico. 

Infatti quello che una volta era un tratto del collegamento Villa Ada - Villa Borghese, è diventato un parcheggio a senso unico, senza nemmeno una bikelane per le bici.

Chiaramente un ciclista di esperienza "se ne fotte", ma ricordiamoci che nasce come tratto di ciclobimbi,  e adesso i poveri bimbi non hanno più uno spazio dove passare.

Qui urge una campagna  di reconquista...




venerdì 16 ottobre 2026

Non ne conservo un buon ricordolo...

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In quest'ultimo mese ho persorso paticamente tutte le settimane l'Appia antica, ad un'ora alla quale il passaggio attraverso il parco dei Salesiani è ancora chiuso e quindi ti tocca fare proprio l'Appia Antica dal Quo Vadis, godendoti uno per uno tutti i suoi sampietrini.

Pertanto ho visto in diretta lo svilupparsi del mitico cordolo che, dall'incrocio con l'Appia Pignatelli in poi, ricava una corsia (mi pare per il GRAB).

Come sappiamo questo cordolo ha fatto alzare più d un sopracciglio archeologico e ha scatenato le furie antigualtieri dei regressisti di destra.

Debbo dire che la scelta di un materiale così moderno sui sampietrini non ha convinto al 100% neppure il sottoscritto... ma non essendo in grado di pensare a qualcosa di meglio é inutile lamentarsi.

Più interessanti sono alcune riflessioni su questo cordolo, che mi sono venute percorrendo il tratto protetto.

Infatti la porzione di strada protetta dal cordolo parte più o meno dall'incrocio con Via di San Sebastiano e, ovviamente, protegge una ciclopedonale diretta verso il centro. Che scompare dopo l'Appia Pignatelli riscodellando il pedone (e il ciclista) alla mercè del gran premio dell'Appia Antica.

Quindi passando ad ore umane sarà utilizzato da persone e ciclisti diretti verso il centro e quindi difficilmente percorribile in direzione raccordo.

Il guaio è che l'Appia antica é stretta, e nella corsia verso il raccordo un bus e una bicicletta non ci passano, e quindi chi sta in bicicletta si terrà bus, camion, furgoni, NCC, SUV di larghezza comparabile alle spalle, tutti a scalpitare per passarti, anche sopra.

A voi studio.

venerdì 9 ottobre 2026

La brutapista: Pista brutalista a colpi di New Jersey


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Dopo qualche anno di discontinuità ho ricominciato a frequentare Bruxelles con una certa regolarità... la ciclabilità ha ormai preso il controllo della città, affiancando un ottimo e affidabile sistema di trasporto pubblico.

Per esempio la famosissima Piazza Schuman ha finalmente completato il ciclo ventennale di lavori che ha prima spedito sotto terra il traffico di attraversamento verso il centro della città, poi unito in maneira spettacolare le stazioni di metropolitana e treno, e infine l'ultimo rifacimento della superficie ha di fatto marginalizzato il poco traffico automobilistico locale a favore di un rondò totalmente ciclabile.

Tanto poi per ritornare ai drammi di casa nostra, pensando alla tragedia Torinese, i controviali sono stati totalmente ciclabilizzati, trasformandoli in comodissime piste.

Purtroppo non mi godo questa bonanza perchè abituato alle distanze di Roma, e oggettivamente impedito da un abbigliamento da ufficio, preferisco camminare per coprire i pochi chilometri che separano l'albergo dai centri dove facciamo le riunioni... anche perchè le mitiche bici Villò che possono essere noleggiate per un paio di euri al giorno (non ho quotazioni aggiornate) pesano quanto tram e danno ben poche soddisfazioni.

Sono comunque passato un'altra volta per Rue Belliard  e ho visto che la mitica pista a colpi di New jersey sta ancora li'.

Mi ricordo quando fu fatta... misero cartelli per non far sostare, poi vennero amramti di gru e new jersey e in un giorno fu tutto fatto...

Economico, efficiente, brutalista, brutapista!

PS.: la foto mostra un momento quasi eccesioale, intorno a mezzogiorno, di pausa di traffico. La zona ha quattro piste che servono ingresso e uscita sulla quella direzione, due su Rue Belliard, due su Rue de la Lois, che sono strade a senso unico, una esce e una entra a Bruxelles.


lunedì 5 ottobre 2026

La prova del nonno


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Le "bici cargo" per portare i pargoli a scuola si stanno diffondendo, e le mamme , ormai le usano nella routine quotidiana, per esempio per portarli al parco.

È così che un paio di sabati fa una di queste mamme mi ha offerto per una prova la sua, appena acquistata , la vedete nella foto.

Quindi acchiappo la nipotina più pesante che ho, 18 kg vestita, la schiaffo sull'ampio sedile posteriore, aggiusto il sellino e do' inizio alla prova.

Che figata!
Per partire scalo dal max livello di assistenza a quello intermedio. Inoltre vedo che esiste un cambio a 7 marce e quindi metto subito le mani su quello.

Anche se il motore non é al mozzo, e quindi va smossa all'inizio, la "bici" schizza in avanti con un colpo secco e mi ci vuole solo una manciata di secondi per sincronizzare gambe e cambio perchè guidino in maniera armonizzata la spinta.

Di fatto diventa un ciclomotore con l'acceleratore sostituito dai pedali. Un uso attento e ciclistico del cambio, cosa che difficilmente gli elettrociclisti nativi fanno, conferisce al tutto una dinamica spigliata.

Debbo dire che ho fatto solo un paio di giri del parco e non ho provato la marcia senza motore, tantomeno i livelli bassi di assistenza.

Comunque mi sono divertito tanto, e anche la nipotina, che si è rifiutata di scendere per un bel po' dopo la conclusione della prova... meglio che sulla giostra!


Alcune considerazioni a freddo
La mamma ha acquistato questa bellezza, affiancandola a quella un po' differente già posseduta al marito, a seguito di un incidente nel quale ha distrutto il proprio scooter.

Evidentemente l'esperienza le ha consigliato di acquistare un mezzo più adatto al trasporto della figlia di due anni, coetanea delle mie nipotine, ma la prospettiva dei costi di acquisto e gestione era comunque quella dello scooterismo. Ciononostante non ci possiamo che congratulare per questo ingresso nel mondo "ciclistico".

Tra i costi di gestione il principale rimane quello del garage notturno, dove un mezzo del genere occupa, e appunto paga, come uno scooterone. Anche questo la dice sullo spirito dell'acquisto.

Per il resto la scelta trasportistica appare ottima, se si considera la prospettiva cittadina, soprattutto con un lavoro non eccessivamente distante.

Non solo, ma volendo queste biciclette si trasportano due pargoli e, con qualche precauzione, si può trasportare anche un adulto, anche un adulto e un bambino, e quindi ritornimo ad un mezzo di trasporto di una versalità estrema, che supera le limitazioni tradizionali degli scooter riguardo ai bambini piccoli.

Ma con tutta quella potenza può essere  ancora considerata una bicicletta?
Beh, questo continua ad essere argomento di dibattito.

Nel caso specifico il mezzo è bello ingombrante, ma la sagoma non eccede il manubrio della mia 29. Anchebla mafgiore lunghezza non porta problemi... e la velocità?

 Dopo varie riflessioni e scambi di ider, la mia  posizione adesso mi è chiara: questi mezzi, per essere ammessi nel sistema delle piste ciclabili devono continuare ad avere ingombri e prestazioni tipiche delle biciclette muscolari.

In caso contrario si finirebbe per reinventare il ciclomotore, che nelle nostre piste anguste (strappate all'uso automobilistico), non può trovare posto, anche perché purtroopo si porterebbe appresso una serie di personaggi molto poco raccomandabili.


venerdì 25 settembre 2026

Un totem l'auto, un tabù la bici


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L'Europa è ripiombata in una delle periodiche crisi provocate dall'innalzamento del costo del petrolio. D'altra parte ne produciamo poco e dobbiamo importarlo quasi tutto. 

La cattiva novità è che le varie guerre non hanno solo ridotto la disponibilità della materia prima, ma anche della capacità di raffinazione... Capacità di raffinazione che l'Europa ha comunque visto declinare, per cui quando è entrata in crisi quella straniera, sia benzina che diesel sono andati alle stelle, toccando vertici mai visti prima, con l'ondata di inflazione connessa (sulla quale, ovviamente, molti ci marciano). 

Vista l'entità degli aumenti non è pensabile ridurre le accise per compensare gli aumenti, e quindi un incubo per qualunque governo, ma in particolar modo per quelli che hanno un approccio identitario.

Da tecnico di bassa sensibilità mi sarei aspettato alcune azioni generali di contenimento consumi e costi come la riduzione della velocità sulle autostrade e la tanto sospirato introduzione del limite generalizzato dei 30 nei centri urbani. 

Chi ha provato a dire qualcosa di razionale sulla questione del costo dei trasporti è stato il nostro Gualtieri, che notava come la cifra allocata per dare un temporaneo e marginale sollievo ai prezzi del diesel sarebbe bastata a dimezzare il costo del trasporto pubblico in tutta Italia.

Per quanto mi riguarda ho registrato che nessuno ha pronunciato la parola "bicicletta", magari facendo notare che avendo speso parecchio per realizzare piste ciclabili (non abbastanza ma neanche poco) il momento sembrava conveniente per saltare in sella e azionare i pedali. 

Ma in Italia non si può dire alle persone di andare in bicicletta perchè non si possono permettere di spostarsi in auto. 

Questo significherebbe abbattere uno dei totem sociali più forti della società italiana, ovvero lo status di possessore/utilizzatore di auto. 

Un governo, un governatore, un sindaco che dicesse una cosa del genere attirerebbe su di sè l'onta del fallimento, anche se solo per il merito di aver portato finalmente in tribunale i libri contabili di una società talmente impoverita da non potersi più permettere gli spostamenti in automobile  (Intendiamoci, l'automobile è una grande invenzione, che prima ci ha regalato la libertà, ma poi, usata in modo compulsivo, ci ha tutti reso vittime del suo successo).

Il secondo tabù che non può essere violato è invocare l'uso della bicicletta, cosa che infatti a livello istituzionale praticamente non accade mai.

Mi ricordo intere campagne ministeriali contro l'obesità giovanile capaci di ignorare l'elementare pratica di raggiungere la scuola in bicicletta. 

È anche campagne per la forma fisica della seconda e terza età che propagandavano  occasioni di movimento tra le più improbabili senza mai nominare l'uso della bicicletta... 

Le ragioni sono varie. 

Molti sono coscienti che l'aumento dell'uso della bicicletta significa dover condividere le strade. 

Altri però,  e secondo me sono di gran lunga i più numerosi, coltivano un"aristocratica" avversione ad un modello di trasporto per poveri (non hanno mai comprato una bici ad alte prestazioni) che non permetterebbe ai ricchi di distinguersi dal volgo (nonchè di esercitare versioni moderne di sopraffazione sociale e individuale tipiche della macchina di lusso). 

Mi consola però che, malgrado la congiura istituzionale, i numeri di ciclisti che vedo per strada sono in continuo aumento. 

Già cominciano a formarsi code di ciclisti ai semafori della pista della Nomentana...