martedì 15 settembre 2026

Un grande pomeriggio a Roma


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Beh... Roma non sarà incredibilmente Ciclomobilistica, ma occorre dire che si sono accumulate tante novità in fatto di cicloturismo da renderla un posto veramente interessante. 

Domenica scorsa mi sono trovato impigliato in un intervento domestico non pianificato e così è saltata l'escursione fuori città, nello specifico Castel Gandolfo più bagno,. 

Essendo a settembre tutta questa smania per il solito giro non c'è l'ho più e quindi, facendo di necessità virtù ho fatto un giro per Roma guidato solo dalla voglia di godermi gli splendidi colori del pomeriggio e l'aria che è tornata a temperature confortevoli. 

Prima tappa: allenamento gravel a Villa Ada
Per cominciare sono entrata Villa Ada con l'intenzione di proseguire per Monte Antenne. Ho trovato la Villa quasi deserta e quindi mi sono lanciato in un allenamento che è durato per circa 12 km, fino a quando la villa si è ripopolata in misura tale da non poter più tenere i venti su piano... Beh, Villa Ada mi pare l'ultimo pezzettino meridionale di Tuscia, ed è un ottimo riassunto del tipico gravel... 

Seconda tappa: Monte Antenne
Da Villa Ada non puoi non passare a Monte Antenne. Purtroppo avendo le gomme da strada non mi posso, o meglio non ho provato, ad arrampicarmi per i sentieri, ma ho ripiegato sulla strada. 

Ovviamente il bel Monte Antenne per-campo Rom non esiste più, ingoiato dal degrado. Ed è morta anche la Pineta, sopravvissuta al campo rom ma prima falcidiata dagli incendi e infine colpita da quella cocciniglia nera che ha ucciso almeno l'80% dei pini del Lazio. 

Il parco però è stato bonificato, almeno un poco, e i nuovi alberelli stanno crescendo. I piccoli Lecci reggono in misura maggiore dei piccoli pini. Curiosamente sul fianco Nord-est sono sopravvissuti solo gi alberi tra la strada e il centro, mentre quelli tra la strada e la scarpata sono tutti morti... Proprio dove gli alberi non ci sono mai stati. 

Comunque dalla cima, nell'aria limpida, c'era una vista meravigliosa sul Soratte, solo quella valeva la pena della gita. 

PS. : anche l'anello dei Monte Antenne va bene per allenarsi. É quasi sempre poco frequentato ma il fondo è così ostile ai pneumatici che non mi azzardo a farci più di un giro. 

Terza tappa: Parco d'affaccio dell'Acqua Acetosa
Questo parco  una delle nuove meraviglie di Roma. 

Arrivarci con la bici lato Monte Antenne non è facile, si sottopassa l'Olimpica in uno di quei sottopassi poco raccomandabili le cui rampe stanno tornando preda di rovi e immondizia. 

Il parco è già bellissimo, ma è iniziata una nuova tornata di lavori che lo amplierà verso Nord fino alla Salaria, ed è stata realizzata una nuova rampa di accesso sulla banchina per arrivare dietro il centro commerciale. 

Inoltre hanno cominciato ad installare giochi per bambini (era ora), panchine e sdraio per prendere il sole. Infine una serie di trutture di legno che sembrano strutture per enormi altalene per adulti... Chissà cosa ne verrà fuori! 

L'attraversamento del Tevere sul ponte dell'olimpica (Ponte Milvio) 
Seguendo le rampe del parco si raggiunge il Ponte dell'Olimpica e di lì, con un tratto quasi regolare, ci si può immettere nella Pista del Tevere, collegando così con un percorso buono anche per le bici da corsa (a parte lo scalino del marciapiedi) la pista della Moschea con la Pista del Tevere. 

Quarta Tappa: il parco d'affaccio di Ponte Milvio
Diretta la bici verso Roma supero Ponte Milvio e mi accorgo che è stata finalmente completata la rampa in sampietrini che collega la Pista al Parco d'affaccio.

Quindi scendo e mi godo (sempre dal sellino della bici) questo altro Parco, più raccolto del precedente ma altrettanto confortevole. Tra l'altro si è rimesso egregiamente dalla piena del Tevere che lo aveva sommerso... D'altra parte stare quasi a livello dell'acqua ha i suoi inconvenienti. 

Insomma anche questo potrà essere utilizzato per una sosta picnic nei giri romani dell'autunno-inverno 2026-2027.

La banchina inferiore
Invece di risalire sulla pista, proseguo al piccolo trotto sulla "banchina inferiore" fino a raggiungere il Ponte della Musica, risalendo alla pista con la rampa apposita. 

Dal basso una visione magnifica sulle "rapide" di Ponte Milvio, ed una novità rispetto a Via Capoprati. 

Quinta tappa: i giardini di Villa Mazzanti
In cerca di guai ciclistici decido di salire sino all'Osservatorio di Monte Mario imboccando la salita da Piazzale Maresciallo Giardino. 

I conoscitore della zona sanno che la salita è pura sofferenza per via del fondo a tufo protuberanze, che costringe ai 4 km/h anche a Zero pendenza (a meno non abbia una biammortizzata di classe). 

Salendo mi faccio tentare da una porticina ed entro nei giardino di Villa Mazzanti (a me prima sconosciuti) e mi prendo una meritata pausa in panchina godendomi il panorama di Roma illuminata dal solo di un pomeriggio limpido

É incredibile quanto angoli nascosti abbia Roma! 

Rientro dalla Balduina passando sotto il Vaticano. 
Ovviamente continuo la salita fino ad intercettare la pista di Monte Ciocci all'altezza della stazione della Balduina, poi mi metto in discesa fino ad una breve sosta sul Belvedere Scola per ammirare Roma illuminata e le nuvole bianche sui Castelli Romani. 

Proseguo per la pista che passa sotto il Vaticano, percorso ciclopedonale Monte Ciocci-Vaticano, per poi finire a Porta Cavalleggeri, PASA, Corso Vittorio, Piazza Venezia, Fori Imperiali, Via Cavour etc. etc. fino al ritorno a Piazza Vescovio. 

Conto chilometrico modesto ma giro da 2000 calorie e comunque bellissimo. 


sabato 8 agosto 2026

Ringraziando la Madonnina di Molella...

Ho fatto una puntata a Nettuno dal Circeo, e mi sono affidato a Google maps per tracciarmi un  itinerario in un territorio che conosco benissimo... O almeno così credevo. 

Google maps quando chiedi un itinerario per bici, procede con un algoritmo differente da quello delle automobili, che inserisce e pesa la presenza di ciclabili e, credo, il traffico automobilistico sullo stesso itinerario.

Il risultato è un itinerario che può superare anche del 10% il direttissimo,  che normalmente è meno trafficato, e che può includere tratti sterrati o, più preoccupantemente, tratti inesistenti, caduti in disuso o invasi dalla vegetazione. Quindi bello, ma prima di buttarvici ad occhi chiusi seguitelo con lo sfondo satellitare (e non mappa) per non perdervi in qualche fratta. 

Vabbè, considerata la noiosa e pericolosa alternativa super diretta (Via di Molella, Mediana fino a Borgo Grappa, Via dell'acciarella fino a Nettuno) ho optato per la variante proposta da Gmaps con 3 km in più, anche perché credevo di aver visto dove passava, ovvero lungo la strada che costeggia il Diversivo Nocchia. Strada piacevolissima, stretta, verissima, diventa ancora più piacevole perché riasfaltata di pacca. 

Oltre il mitico diversivo l'itinerario prosegue sulla strada della lavorazione, uno sterrato (conosciuto) che prosegue tra campi e allevamenti di bufale fino... Embè fino a Rio Martino, aggiungendo ci altri 5 km di sterrato a me sconosciuti prima, che mi hanno evitato un ritorno sulla noiosissima e pericolosissima Mediana. 

Da Rio Martino lungo la strada che attraversa Lido di Latina e poi fino a Foce Verde, dove il ponte che attraversa il canale delle acque alte (Canale Mussolini) non è stato riparato ed è rimasto esclusivamente (ciclo) pedonale, ragione per la quale la strada è pochissimo frequentata dalle automobili. 

Bella gita, andata e ritorno, invece della solita pedalata con l'ansia. 

Però... C'è sempre un però... 

Parto e prendo Via di Molella, anche questa riasfaltata di pacca, e mi ricordo della borraccia vuota. Non c'e' problema, mi fermo alla Chiesa di Molella (al secolo Ns. Signora di Fatima) dove c'e' una degli accessi (non ufficiale) ciclistici al centro Visitatori del Parco e faccio rifornimento alla fontanella sormontata dalla statuina della Madonna. 

Mentre riempio al borraccia mi viene un presentimento... Me la guardo e dico "mi raccomando proteggimi" 

Continuo sulla Mediana che costeggia il Parco (anche lì ci sarebbe stata bene la deviazione che uso per andare a Sabaudia, ma è veramente sterrata) e dopo circa 5 km mi preparo a girare a sinistra per Via di Sant'Andrea. 

Quindi guardo nello specchietto... Nessuno, segnalo comunque e mi sposto sulla mezzeria, sto per prepararmi a girare quando con la coda dell'occhio percepisco un'auto che mi sorpassa sui 100 all'ora (limite a 60) sulla sinistra. 

Io interrompo la svolta sinistra e senza neanche il tempo di spaventarmi, continuo sulla mezzeria... Passata la macchina continuo la svolta è mi immentto su Via di Sant'Andrea per il resto del viaggio. 

Riflettendo sullo scampato pericolo e sul fatto che un investimento a quella velocità non mi avrebbe lasciato scampo. 

Un grazie alla madonnina di Molella. 

PS. : era giorno e la macchina aveva i fari spenti pur essendo fuori dall'abitato, cosa che evidentemente non mi ha permesso di notarla quando ho iniziato la manovra, in quanto a quella velocità era sicuramente molto lontana. 


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lunedì 3 agosto 2026

Cicloturismo bellissimo, ma è un'altra cosa

La notizia che la Regione Lazio abbia stanziato 38 ilioni di euro per la ciclabilità, è 18 lì abbia allocati per una Roma-Ostia è buona (se vediamo il bicchiere mezzo pieno) e cattiva (se vediamo il bicchiere mezzo vuoto) allo stesso tempo. 

La pista andrebbe ad affiancarsi alla Roma-Fiumicino ormai in fase di ultimazione, aprendo orizzonti cicloturistici incredibili per i Romani e gli abitanti del triangolo Roma-Ostia-Fiumicino, quindi un paio di milioni di persone. Bellissime  complimenti. 

Spero che gli altri 20 rimanenti siano allocati saggiamente, io continuo a dire che per il Lazio la cosa migliore sarebbe convertire la vecchia ferrovia del trenino Roma-Fiuggi in pista ciclabile, trasformando in una fantastica Togliatti-Fiuggi, ovviamente da prolungare fino a Frosinone e Montecassino, con tutti gli spin-off del caso. 

Ma è cicloturismo e non  ciclomobilismo, anche perché il tracciato sarà turistico e non diretto sulla Colombo, e qui torniamo alla grossa differenza tra destra e sinistra in tema di ciclismo. 

La vera grossa differenza è che la destra romana, a in genere mi pare in gran parte del Sud, non vede la bicicletta come sostituto della macchina, ma come un attrezzo da divertimento. 

Ora la notizia positiva è che comunque è uscita dal mondo del mero divertimento locale (la ciclo bimbi del parco) per entrare nella dimensione cicloturistica, che già vuole dire tanto. 

Però il segnale negativo è altrettanto chiaro: non viene attivata la leva multimodale, ovvero piste che colleghino i centri abitati alle stazioni del treno, ne' l'uso della bici come mezzo di spostamento tra comuni vicini... Se abiti ad Aprilia e lavori ad Anzio non c'e' pista che duplichi la nettunense in modo da percorrere quegli scarsi 12 km in sicurezza. 

Vabbe', divertiamoci durante le ferie, pi vedremo... Ma nel Lazio del Sud la situazione è anche peggiore! 

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venerdì 5 giugno 2026

En attendant GRABot

Qui saremmo tutti elettrizzata perche' il calendario ormai indica che siamo nell'anno di Graziella 2026, e soprattutto nel mese di giugno, e quindi il GRAB dovrebbe essere terminato, e consegnato prima dell'inizio di luglio. 

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Speriamo che ci si riesca. 

Certo è che anche oggi mi sono trovato a controcommentare il solito post dei propagandisti anti Gualtieri, che ha preso a pretesto il solito ingorgo di Via Panama, stavolta attribuito alla nuova superpista, come se gli ingorghi a Via Panama non ci fossero mai stati. 

Ora, a parte le lamentele e le scene da actors' studio, una ragione per essere incazzati c'e': la maggior parte dei lavori del GRAB a Roma sono stati lasciati sostanzialmente incompleti per molti mesi. 

Piste fatte, magari anche completate con segnaletica, ma ancora non fruibili perché transennato. 

E ancora cantieri aperti, marciapiedi nuovi off-limits, futuribili fermate ATAC nastrate e abbandonate. 

Insomma, se il GRAB fosse stato inaugurato "a pezzi", o "a lotti", almeno la fruibilità potrebbe essere già opposta ai propagandisti del ritorno al passato. 

martedì 26 maggio 2026

Il momento della sportellata arriva per tutti (prima o poi)


Mi chiedevo quando sarebbe arrivato il momento della sportellata, alla fine è arrivato. 

E come nelle migliori famiglie, il colpevole è stata una signora anziana che aveva appena parcheggiato una smart. 

Il fattaccio
Insomma, domenica sera, da poco passate le otto, mi dirigo verso casa. Dovevo fare non più di 800 metri, e andavo piano, pianissimo, tanto non avevo fretta, 

A Via di Priscilla, per evitare il solito avvallamento, mi avvicino leggermente di più alle auto in sosta, con l'attenzione rivolta all'incrocio pensando: faccio l'attraversamento in due tempi o taglio, quando sento un botto e mi ritrovo per terra. 

Capisco che è stata una sportellata perchè la padrona dello sportello interviene immediatamente a "soccorrermi", così come è venuto un motociclista che stava salendo in moto e ha detto di non aver visto nulla se non la mia caduta. 

Io mi sono rimesso in piedi e ho ringraziato iol Cielo che nessuno stesse passando. Non ho sentito particolari dolori, se non la botta al femore/bacino, manessun dolore da frattura o da movimento. Un paio di leggerissime escoriazioni (ginocchio e gomito, ma proprio leggere) e un taglietto sul medio della mano sinistra. 

Anche la bicicletta ha riportato danni leggerissimi, anche se poi vedremo.
fatte le formalità di Tito, scambio dei telefoni, ho declinato l'intervento dell'ambulanza e sono tornato - pedalando a casa. 

In effetti la sera mi si è formato un bozzo dove ho picchiato per terra, che il Gorno dopo si è trasformato nel pittoresco livido che vedete in foto. 

In realtà la foto è stata presa per il medico, che però mi ha rassicurato, il livido passa, non ci sono problemi. 

Gli strascichi ciclisti
Per capire i veri strascichi ciclisti ho dovuto aspettare oggi, quando uscito dall'ufficio ho trovato la ruota anteriore della pieghevole afflosciata. 

Un tantinello contrariato, anche perchè il buco a Roma non è così frequente, ho messo mano alla sostituzione e mi sono accorto di un grave danno al copertone che, quasi squarciato, non era più in grado di offrire protezione alla camera d'aria. 

A quel punto ho realizzato che lo sportello aveva impattato la ruota anteriore, che aveva protetto sia me che la bicicletta. 

Quindi devo cambiare il copertone, cosa già in programma, ma che a questo punto è diventata fondamentale.

Anzi, vista la condizione "a salsiccia" di un bel tratto dell'assieme copertone/camera d'aria, ho optato per il ritorno in metro, dove ho aspettato nientecoco'dimeno che 14 minuti per la metro Jonio. 

Vabbè, è andata di lusso. Un grazie alle divinità che hanno svegliato sullamia salute e integrità fisica. 
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martedì 14 aprile 2026

Come ti interrompo la pista


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Immaginate di pedalare verso il lavoro e di trovarvi davanti questo!

La pista viene praticamente interrotta e per continuare, a meno di non fare un pezzettino contromano, occorre scendere di sella e salire sul marciapiedi (almeno con la pieghevole).

Incuriosito mi avvicino ad un uomo tuta ad alta visibilità e gli chiedo gentilmente che cosa sia successo per bloccare tutta la pista così.

"E che voi, stamo a lavorà" è la sua risposta immediata, al che io di getto rispondo "E 'sti cazzi".

In effetti era un mezo al lavoro per l'AMA e stavano ritirando alcuni masserizie lasciate per strada. Ora la situzione del posto non era così disperata da non trovare un posticino tra pista e strada.

"En dove lo lasciavo?"

"In mezzo alla strada"

"Sì ecchè me dicevano?"

Appunto. 

Proprio questo è il guaio, alla fine noi ciclisti protestiamo, ma se blocchi la pista non si vede nessuno, se blocchi la strada chiamano i vigili.

domenica 12 aprile 2026

Automobilisti tossici e dove trovarli


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A proposito di guidatori tossici, venerdì sera, intorno alle 20, stavo tornando a casa e passo, proveniente da Piazza Sempione sulla laterale della Nomentana, di fronte all'incrocio con Via Val d'Aosta, lì salgo sul marciapiedi per poi immettermi nella ciclabile Nomentana per risalire fino all'altezza di Villa Leopardi (Via Asmara).

Nell'immagine potete vedere la mia traiettoria in blu. Mentre mi avvicino al cicloattraversamento, vedo un taxi che accelera di brutto proveniendo dal semaforo (traccia rossa), con il chiaro intento di passarmi davanti.

Quel passaggio che faccio spesso è piuttosto delicato e da parte del ciclista va gestito con attenzione ma anche con decisione. 

All'inizio non mi faccio intimidire e continuo senza rallentare fino a quando il tassista non comincia a suonare il clackson ripetutamente per farmi capire che non fosse intenzionato a fermarsi (a quel punto ci riesce) e mi passa vicino tutto incazzato esibendo una faccia da delinquente che poche ne ho viste di così cattive. 

Chiaramente la mia coscienza mi ha fatto pregare per la sua rapida dipartita da questo mondo, in maniera possibilmente dolorosa per lui, con conseguente miglioramento del mondo e dell'umanità.

Debbo dire che sono rimasto un po' stupito perchè spesso prendo il taxi per lavoro e in genere le persone sono molto cortesi e anche piuttosto attene alla guida. Non dei santi, ed è comprensibile, ma non mi sono mai capitati autisti tossici.

Dopodiché leggo che nel weekend tre automobilisti, pregiudicati e probabilmente drogati, hanno aggredito un ciclista fuori dalla pista (e con le bici da strada difficilmente ci puoi andare) per capire che non c'e' tanto da scherzarci con queste cose.

Speriamo che almeno quelli li piglino e li sbattano a rieducarsi per il resto della loro inutile vita (fine rieducazione mai).

Ma ci credo poco.