sabato 8 maggio 2021

Cultura della sicurezza: manca nella strada, perchè attendersela sul lavoro?

L'opinione pubblica è stata scossa dalla orribile fine di una ragazza di 22 anni, madre di una bimba che, come nei racconti della rivoluzione industriale, è rimasta stritolata dagli ingranaggi di un macchinario tessile.

L'efferatezza della vicenda, la giovane età della vittima e la sua giovanile avvenenza (alla fine sempre Italiani siamo) ha fatto sì che la vicenda avesse un'eco decisamente superiore alla media degli incidenti del lavoro. Come accade in questi casi, sono finite sulla stampa in sequenza, altre tristi notizie di incidenti sul lavoro. Un povero operaio schiacciato da un plinto di cemento, un'altro da una fresa, un ragazzo di sedici anni che è rimasto schiacciato nel ribaltamento del trattore che guidava.

Ancora una volta ci siamo ri-trovati di fronte al fatto che in Italia si continua a morire, e tanto, sul lavoro. Costernazione di tutti, compreso Landini, intervento del Presidente della Repubblica. 

Abbiamo ormai leggi molto simili a quelle dei nostri partner europei, spesso "molto più avanzate", ma poi magari si scopre che venti anni fa c'erano 5000 ispettori del lavoro e adesso ce ne sono solo 2000. Oppure che mentre si è pronti a crocifiggere quanlunque piccolo incidente in aziende che seguono la legge, nell'edilizia il lavoro nero dilaga... Alla fine le acque del silenzio si richiudono e tutto continua come se niente fosse successo.

Vi pare di averla già sentita una storia molto simile? Sì, è l'esatta ripetizione di quello che pedoni e ciclisti vedono accadere tutti i giorni sulle strade.

Sappiamo infatti che sulle strade italiane si muore, e si rimane feriti, molto più che sulle strade europee, specialmente nelle città. 

La divergenza è diventata sensibile dall'inizio degli anni 2000, quando stati che non vantavano prestazioni migliori delle nostre hanno deciso di prendere la cosa sul serio, stringere le maglie dei controlli e imporre in maniera più decisa ed efficace il rispetto del codice della strada, magari introducendo anche innovazioni fondamentali quali sostituire i semafori con le rotatorie e introdurre zone 30 dove fosse fisicamente impossibile superare tali velocità.

Ora qualcuno dovrebbe spiegare (in televisione) come una comunità che sulle strade tollera quotidianamente eccesso di velocità, mancanza di disciplina, pochi controlli anti alcool e droga, comportamenti manifestamente pericolosi dovrebbe trasformarsi quando lavora in una comunità rispettosa delle regole, attenta alle procedure, e pronta a rinunciare a un po' di produttività o reddito immediato a favore della sicurezza.

La morale purtroppo è sempre la stessa.  

Al di là delle dichiarazioni roboanti di sindacati e autorità, al di là delle leggi sempre più stringenti, la cultura della sicurezza latita, e chi la vuole rispettare viene tacciato, come del resto è avvenuto con le misure anti COVID, di essere un pavido poco virile.

Le economie e le società avanzate sono tali perchè certe cose sono condivise dalla maggiornaza  delle persone. Sono avanzate proprio perchè fanno le cose sul serio, migliorano e quindi avanzano.

domenica 2 maggio 2021

Facili all'indignazione, duri alla comprensione, impermeabili al ragionamento

Sono due giorni che sto intervenendo a spron battutto per effettuare precisazioni nei post che attaccano duramente i lavori di RI-asfaltatura della ciclabile del Tevere, laddove nel 2010 fu realizzata la pista in asfalto a copertura del fondo in sanpietrini.

La realizzazione fu deliberata nel corso dell'amministrazione Veltroni. La realizzazione avvenne nel 2010 sotto la consiliatura di Alemanno e rimane una delle opere epocali, e meglio riuscite, della ciclabilità capitolina, insidiata forse dalla sola ciclabile della Nomentana, che però serve solo chi abita il quadrante Nord/Nord-Est. Invece la ciclabile del Tevere permette a tutti i Romani di fruire delle banchine.

ALL'EPOCA NON MI RICORDO ALCUNA CRITICA SULLA POSA DELLA PISTA IN ASFALTO.

Ora stiamo assistendo ad un attacco senza precedenti all'opera di manutenzione, come se fosse la madre di tutte le brutture della Capitale, ennesimo scempio della giunta Raggi. Ora i lettori di questo blog sanno benissimo come non abbia mai lesinato critiche alla giunta, ma per carità, non vanno fatte quando fa cose positive. Certo, forse di può far di meglio, ma ricordiamoci dove (e come) viviamo tutti i giorni, e andiamo con ordine.

L'intervento
L'intervento è un tempestivo (semel...) rifacimento della copertura in asfalto della pista. Dunque si tratta di un lavoro di manutenzione di qualcosa di esistente, anche se molti dei critici ne sembrano totalmente ignari. Ciò significa che non frequentano la banchina del Tevere da almeno dieci anni e non sanno cosa dicono. Dalle foto diffuse dal Sindaco l'opera è fatta con la sovrintendenza, e con la scelta di un pigmento superficiale per smorzare il colore forte dell'asfalto appena colato. Mi dicono -tra l'altro- che non si tratti di asfalto ma di una mescola  specifica per le pise ciclabili. Comunque niente di abusivo.

Le critiche
Le critiche arrivano anche da illustri commentatori, e riguardano il colore dell'asfalto scuro sopra i sampietrini, Il primo Carlo Calenda, al quale sembra che i soggiorni a Bruxelles non abbiamo insegnato bene cosa sia costruire la ciclabilità di una città, e pensa di trovarla già fatta. Purtroppo è un guaio perchè Calenda è la persona che secondo me rappresenta la soluzione migliore per Roma, ma sulla ciclabilità ha dato ampia prova di superficialità e, soprattutto, di non supportare questa scelta. A Calenda si sono unite molte pagine Facebook antiRaggi di dx e sx. Spicca quella di Italia Nostra (sez. Roma) che mi sembra voglia  tenere la città ferma ad una non precisata epoca storica, una specie di museo buono solo per chi abita al centro e di professione ogni tanto vi passeggia.


I sanpietrinofili
Inoltre si è scatenata la tribù dei sanpietrinofili, ovvero di tutti quelli che vorrebbero che Roma fosse pavimentata a sanpietrino. Ogni rimozione di sanpietrino è un affronto alla natura romana. Ora, posso pure capire questa posizione nelle stradine del centro, ma su vie destinate al trasporto, prima su tutte Via Nazionale, la conservazione dei sanpietrini è semplicemente impossibile. Infatti non solo trasmettono le vibrazioni dei mezzi  pesanti ai palazzi (basti vedere cosa stava succedendo a Via Po e Via Tagliamento) ma si sconquassano con i carichi del traffico moderno e rendono rapidamente impercorribile tutta la zona alle due ruote, a cominciare dalle biciclette. Quindi il sanpietrino è nemico del passaggio di qualunque cosa non sia su rotaia o non sia un SUV o un camion. Volete una città dove girino solo i SUV? Allora dategli sotto col sanpietrino.

Il ruolo della stampa romana
quindi siamo al punto nel quale si sono irrimediabilmente  aperte le cateratte degli indignados-svalvolados che hanno cominciato ad ululare contro il sacrilegio da parte della sindaca (che certo di colpe ne ha, ma non certo questa) e non c'e' stato un articolo a ripristinare la verità storica, ovvero che la pista già esisteva etc. etc. Dalla stampa nessun contributo di conoscenza che aiuti a formarsi un giudizio. Se non ci fosse Roma Ciclista, come fareste?

Ma dove vivono questi?
Innazitutto partiamo dal fatto che le banchine del Tevere hanno poco più di un secolo e non fanno parte della storia di Roma. ANZI, per quello che mi risulta alcuni tratti sono stati addirittura aggiuni dopo che i muraglioni hanno sancito il divorzio (i divorzi possono essere anche misure salutari) tra la città e il suo fiume. Quindi non si tocca nulla di sacro. Certo, un concorso internazionale di architettura  avrebbe concepito qualche idea migliore, ma per adesso teniamoci questa, che ha restituito vivibilità alle banchine e ha in quanche modo riavvicinato i Romani al loro fiume. Se abbiamo soldi che crescono magari estendiamo la pista lungo gli argini fino a Ostia e a Fiumicino. Oppure facciamo due belle piste ciclabili sui Lungotevere e lasciamo la banchina a sampietrino... ma per adesso va bene così, la banchina è frequentata e -per esempio- non tornerà mai più preda degli sbandati. Non vi illudete, la frequentabilità dell'argine del Tevere è solo merito del costante passaggio di noi ciclisti.

Facili all'indignazione,  duri alla comprensione, impermeabili al ragionamento
Descrive bene le qualità degli indignados-svalvolados che con omeopatici, sciochimici, antennofobi, novax si mettono sul cammino della modernità italiana, specialmente se parliamo di passare da gestioni ingessate a gestioni intelligenti dell'enorme patrimonio storico paesaggistico nel quale viviamo. Sono in quantità crescente e pretendono che le loro opinioni vengano rispettate, ma non messe alla prova dei fatti. Se ci provi alla fine scantonano nel complottismo che ha modernamente sostituito come fonte dei guai il diavolo o il timore di Dio. 

Se pensate che i nemici delle bici siano solo gli automobillisti vi sbagliate
Ultima categoria di persone sono i nemici del ciclismo. Sono molti di più degli automobilisti e includono anche persone che oggettivamente non ricevono alcun danno dall'incremento dell'uso della bicicletta. Dei benefici per la collettività non glie ne frega una benemerita minchia, ci considerano alla stregua di un altro gruppo che turba la pace cui la loro anima anela... poi che Roma sia sommersa dalle lamiere delle auto... non ci si può fare niente, basta non aggiungere altra gente che invece di comportarsi come gli antichi vuole cambiare il futuro.

Bene, un messaggio per tutti: Roma è stata grande finchè ha innovato. Poi i barbari... Le rovine saranno pure romantiche, ma io preferisco le cose che funzionano.

domenica 18 aprile 2021

Si Riapre!!!

Ormai è deciso, il 26 si riapre. 

Pur essendo un fautore delle attività di ristorazione all'aperto, ed in particolare non comprendendo perchè non siano state mantenute aperte, la riapertura di tante attività mi lascia un po' perplesso, specie con così tanti contagi ancora in giro. Con ancora pochi vaccini fatti e nella perdurante assenza di un protocollo condiviso da applicare ai casi di COVID per evitare che si trasformino in terapie intensive.

Capisco anche che il nostro Presidente del Consiglio, con un ministro della sanità da lui stimato -ma poco autorevole- abbia dovuto in qualche modo cedere alle richieste di una consistente parte della maggioranza e al silenzio-assenso dell'altra. 

Non credo lo abbia fatto alla leggera, e se la scommessa riesce se ne può gloriare e se invece fallisce la colpa è di Salvini e della sua Lega, che con la prova della sanità lombarda dovrebbe essere già vista come il diavolo. Certo, passare giugno in lockdown non sarebbe piacevole, ma alla fine noi Italiani siamo fatti così.

Detto questo passiamo a noi ciclisti romani.

Le limitate riaperture dei giorni scorsi, soprattutto le scuole, hanno riportato il traffico sulle strade. Certo, non il 100%, ma comq una bella fetta, anche perchè nessuno si azzarda a prendere i mezzi pubblici. Questa situazione andrà avanti ancora un bel po', anche perchè solo adesso la campagna vaccinale sta cominciando ad interessare la popolazione attiva, sforando il limite dei 60. 

Di fatto ancora per tutta l'estate, i giovani attivi non saranno vaccinati e continueranno ad essere a rischio contagio. Quindi i mezzi dovrebbero essere ancora poco frequentati. Dunque, ancora Autocalypse Now! ... ma sappiamo bene che se tutti prendiamo la macchina non si muove più nessuno.

Se poi spingiamo lo sguardo un po' piu' in la', diciamo a ottobre, speriamo nel ritorno della vera normalità, magari unita alla vogglia di fare di più per buttarsi alle spalle la pandemia. E lì vedo i problemi.

Infatti ci troveremo a che fare con due fenomeni terribili:

1) la gente si renderà conto che in 5 anni e mezzo di amministrazione Raggi l'offerta di trasporto pubblico non è migliorata ne' in quantità ne' in qualità. Ora io non ne faccio un problema di tipo politico (ho sempre pensato male dei grillini di quelli romani, e la realtà mi ha purtroppo dato ragione) ma pratico. Lo smacchinamento della città passa anche da una rete di piste ciclabili (che fa molto contenti noi ciclisti ma alla fine incide poco sui numeri del trasporto), ma soprattutto da un'offerta di trasporto pubblico adeguata in quantità e qualità (includendo un minimo di comfort di viaggio);

2) automobilisti e autisti in generale si sono riabituati a spadroneggiare e sarà difficile ricondurli alla ragione, specie con la polizia locale che abbiamo, poco incline ad imporre la disciplina in città. Quindi fuori dalle piste per noi sarà guerra.

Cosa ci può salvare in questa situazione infernale? Solo lo smartworking, abbattendo i picchi sul sistema di trasporto e riducendo gli spostamenti casa-lavoro di almeno il 10%, forse di più.

I segnali sono ovviamente contrari. Molti sono quelli che ormai vedono l'ufficio come un'occasione mondana. Molti fancazzisti sono stufi di dover produrre qualcosa da casa, quando in ufficio gli basta timbrare il cartellino, e troppa dirigenza vede nell'assemblearismo l'unico modo di lavorare... sostituto dell'efficienza.

In questa situazione potrà il sindaco uscente imporre lo smartworking nella sua città? Mah... questo è tutto da vedere. 

Considerato che finito lo stato di emergenza ritorna la libertà individuale ogni azienda farà come dice lei. Ed altrettanto la pubblica amministrazione, soggetta alle direttive del suo ministro.

Stiamo a vedere, sperando che il tutto non si risolva nella settimana corta dei soli dipendenti comunali.

domenica 11 aprile 2021

Pandemia: macchine, camion e furgoni stanno correndo troppo (e sono più aggressivi)

Con l'entrata in servizio della Pista della Nomentana e il rifacimento di quella dell'Aniene ormai la mia vita ciclistica urbana si svolge soprattutto su pista separata dalla strada. 

Anche gli allenamenti standard cittadini li faccio sulla direttrice del Tevere, a queste collegata dalla Pista della Moschea, quindi alla fine il mio rischio globale si è abbassato di molto.

Ciò non toglie che quando circolo su strada, magari solo da pedone, non abbia notato un deciso incremento della velocità dei mezzi in circolazione. E dell'aggressività dei conducenti.

Certo, i mezzi in circolazione sono un po' meno del solito, ma la relativa rarefazione ne ha accelerato di molto le velocità.  Non solo quella delle solite auto corsaiole, ma anche dei furgoni e dei camion. Ne sono stato vittima un paio di volte, e anche viaggiando in auto fuori Roma. 

Inoltre non solo vogliono andare veloci, ma pretendono di avere strada libera. Questo anche quando vai su strade strette, che non consentono il superamento della bicicletta. In questi casi i furgoni sono veramente terrificanti.

In questo panorama si è diffusa la notizia che gli incidenti in bicicletta stiano aumentando in maniera notevole. 

Ora, il dato presentato all'inizio dell'anno vedrebbe un salto dai 33 del 2019, ai 39 del 2020 fino ai 44 del 2021. Quindi un aumento di circa il 40% in due anni, assolutamente preoccupante. 

Ovviamente questi dati vanno presi con le molle, ad esempio se ho capito bene dei 44 almeno 5 hanno fatto tutto da soli, il che riporterebbe al dato dell'anno precedente.

Però certo se si incrocia l'aumento del numero dei ciclisti (perchè siamo aumentati) con il fenomeno dell'incremento delle velocità dovuto alla rarefazione del traffico (e diciamo anche un certo rilassamento nella guida da parte dei ciclisti stessi) ecco che un aumento degli incidenti appare molto probabile, con un trend che non andrà a migliorare fino alla ripresa del normale traffico agglutinato.

Per questo che ritengo che criticare la riapertura della ZTL a Roma per il resto della durata della Pandemia sia uno spreco di fiato, risorse e credibilità per la categoria dei ciclisti.

E' arrivato il momento di cominciare a battere sulla diffusione degli autovelox urbani, specialmente nei tratti rettilinei delle nostre strade. Velocità moderata significa più sicurezza, meno rumore e meno inquinamento. E anche meno stress di guida per tutti.

Infine ricordiamoci che il tempo di percorrenza lo stabilisce la velocità media, non quella di punta tra semaforo verde e semaforo rosso. 

domenica 4 aprile 2021

Ma quale cicloautostrada, chi ha veramente paura del GRAB a Villa Ada?

Un tempo ero un'autorità su Villa Ada, poi i figli sono cresciuti, e quindi ho perso il contatto quotidiano.

Ciononostante conservo una discreta familiarità con il luogo, che rimane il parco più selvaggio di Roma, in particolare dopo che Monte Antenne è ormai regredito a selva oscura e infrequentabile.

Di Villa Ada conosco anche molti frequentatori, e quindi non mi ha per nulla stupito la levata di scudi contro il passaggio del GRAB dentro Villa Ada. Un misto di anticiclismo che ben conosciamo, snobismo e senso del possesso luogo pubblico. Ragioni vere?  Nessuna -ovviamente a mio parere- e cerco di spiegare perchè.

In origine il parco pubblico Villa Ada era la metà di quello che vediamo adesso. La svolta avvenne quando "la parte proibita" (cioè ancora privata) fu acquistata  dal Comune e annessa al parco pubblico, in parte come riserva del WWF. All'epoca il parco raddoppiò e per i frequentatori si aprirono nuovi orizzonti, finto alla saldatura con Monte Antenne.

Monte Antenne venne  liberato dallo sciagurato campo rom che aveva sostituito il campeggio (ci si ricorda delle carcasse di auto buttate nelle scarpate e delle colate di immondizia) e bonificato, e quindi il complesso Vialla Ada - Mone Antenne divenne una parco bellissimo e competitivo con la stessa Villa Pamphili. Si diceva che fosse più esteso, sicuramente ra molto più selvaggio, con angoli estesi di bosco.  All'epoca vennero addirittura fatti sentieri per la fruizione dell'oasi, sentieri con scalette di legno nei punti più difficili (attenzione a non inciampare nelle vestigia).  

Per quanto riguarda la bicicletta, la giunta Rutelli ottenne dalla sovrintendenza la riapertura delle ville romane alle biciclette, e al tempo stesso, realizzò il percorso da Ponte Salario a Villa Borghese, realizzando lo scivolo che immetteva (adesso è rotto) nel Parco Rabin di Via Panama e poi verso Villa Borghese. Da Villa Borghese si scendeva per Valle Giulia fino alle Belle arti e al collegamento con la pista del Tevere.

Dopodichè la decadenza.

Le infrastrutture sono rimaste fruibili per tutto il Veltroniano, poi a poco a poco sono diventate ricordo, il ricordo e diventto leggenda, la leggenda mito. Fino all'insulto finale, Viale del Giardino Zoologico (Ops... Bioparco) ritornato automobilistico, spezzando irrimediabilmente la continuità della pista.

Alla decadenza ciclistica ha corrisposto quella giardiniera, e con l'amministrazione Raggi Villa Ada è praticamente regredita a bosco (Monte Antenne a selva oscura). Solo adesso qualche timido segnale di lavori grossolani.

Quindi dal punto di vista ciclistico Villa Ada è aperta alle bici almeno dalla prima giunta Rutelli. Il percorso che il GRAB dovrebbe ricalcare è esattamente  quello che al momento permette a chi proviene dalla pista di Monte Antenne (o della Moschea) o da quella dell'Aniene di raggiungere Villa Borghese. Nulla di innovativo rispetto all'attuale.

Infatti il tratto percorribile in bici è percorso quasi esclusivamente da ciclisti e corridori. Bambini non in bicicletta non ne ho praticamente mai visti, anche perchè le aree adatte ai pargoli sono in altre parti di Vialla Ada. Lì c'e' solo strada e selva. Vi sono, come al solito, molti passeggiatori di cani, regolarmente non al guinzaglio, che sono gli unici che hanno qualche motivo per temere un eventuale maggior afflusso di ciclisti.  Temerlo perchè potrebbe in qualche momento rendere meno facile la pratica irregolare di portare a spasso i cani senza guinzaglio, ecco, questo è il motivo vero.

E' inoltre da escludere che Villa Ada si trasformi in una cicloautostrada. Infatti Ponte Salario / Via Panama non collega nessuno e niente. Non ci sono abitazioni a Ponte Salario e chi abita intorno a Piazza Vescovio certo non scende fino a Ponte Salario per poi risalire fino a Via Panama, a meno non sia uno come me, che lo fa per allungare il tragitto per buttare giù calorie. Ma queste persone, ammesso di non essere l'unico a farlo,  sono un 50ntesimo dei podisti.

Al massimo ci sarà qualche famigliola in più nei festivi e nei giorni normali qualche allenamento in più, ma parliamo sempre di numeri trascurabili.

Per quanto riguarda la sistemazione del fondo del viale, probabilmente lo si porterà da pozzolana a macadam, magari fissato con qualcuna delle resine ecologiche che adesso vanno tanto.

Un ultima nota di shaming, per due obiezioni che ho sentito fare:

1) Il carattere storico della Villa.
Francamente la parte interessata della Villa è quella ormai ridotta a selva. Di "storico" c'e' solo l'accesso al bunker, ma stiamo parlando di modernariato. Prima mi preoccuperei di recuperare le parti veramente storiche e di rimettere a posto i giradini come lasciati dai Savoia. Le selve vanno bene così;

2) Disturbare gli animali che ci vivono
Non capisco come le biciclette possano disturbare gli aniamli più dei pedoni o -molto peggio- di tutti i cani condotti sciolti. OPer favore non diciamo stupidaggini

In ultimo vorrei esprimere il mio fastidio per tutta quella stampa che si beve, e rilancia, tutto 'sto pacco di cavolate senza la minima possibilità di contraddittorio. 

domenica 24 gennaio 2021

Domenica eCOVIDologica

Mi chiedo che senso abbia programmare una domenica ecologica  invernale e piovosa all'epoca del COVID. In zona arancione.

L'epidemia infatti impone di ripensare e rivalutare praticamente tutto ciò che siamo abituati a fare in una nuova (eco)logica. 

Ovviamente questo non avviene, e da qui. oltre al continuare a spandersi del contagio, derivano ulteriori amarezze di chi semplicemente non riesce ad accettare i metodi di lotta contro un nemico che non si vede e non si sente fino a quando non ce l'hai dentro (si dice pure per la lama di certi coltelli).

Insomma un terribile periodo nel quale what was right becomes wrong. Quello che era giusto diventa sbagliato... 

Per parte mia ho cominciato a "notare" le domeniche ecologiche solo quando ho dovuto rottamare la macchina a gas, prima non ci facevo caso. 

E non ci facevo caso soprattutto  perchè non erano più le domeniche ecologiche cui eravamo abituati, dalle 10 alle 18, per cui uno scorrazzava (abbastanza) libero dal traffico, ma la parte più bella (e d'inverno la più praticabile) della giornata rimaneva preda del traffico, che peraltro si concentravano in quella fascia.

Il nuovo orario, inaugurato sotto Marino, ma forse antecedente, fatto per salvare gli interessi dei fedeli e dei ristoratori, in realtà è micidiale per tutti quelli che aspirano a levare le tende dalla città con la propria auto,  che debbono uscire prima delle 7 e 30 e possono tornare solo dopo le 20. 

Per me non sarebbe un problema per andare in giro il treno va benissimo, solo che adesso c'e' il COVID.

Ecco, la formula della domenica  ecologica doveva essere rivalutata in epoca di COVID, in particolare in zona arancione.

Infatti abbiamo nell'ordine:

    1) La gente meno sale sui mezzi pubblici e meglio è

    2) Le chiese sono chiuse

    3) I ristoranti sono chiusi

Questa domenica in particolare viene poi flagellata dalla pioggia, anche l'uso della bici non è piacevole (con il vento così forte neanche tanto sicuro secondo me) quindi il comune avrebbe fatto meglio ad annullarla in modo che chi è comunque costretto ad andare al lavoro possa andarci con la propria auto, evitando occasioni di contagio. E evitando ulteriore affollamento a chi l'auto non ce l'ha.

Sarebbe poi stato interessante, vista la chiusura di ristoranti e chiese, bandire totalmente la pausa nella parte centrale della giornata e tornare all'orario continuato 10-18, oppure anche lì tagliare  ad un più tollerabile 10-15, visto il malometeo.

Rimane una considerazione di fondo, che tra auto a gas, mezzi elettrici, ibridi e finti ibridi, la differenza tra domenica ecologica e normale non si nota più di tanto. Un po' come tanti anni fa tutti quelli che si erano appena compti un'auto euro 4 si facevano un punto d'onore di provarla nelle domeniche ecologiche.

mercoledì 6 gennaio 2021

Piovocalypse NOW !

Ormai sono diversi giorni che piove, anzi diluvia, e credo che tutti si stia altendendo il ricaffacciarsi del sole, se non altro per ragioni antidepressive.

Per gli utenti delle due ruote, e per i ciclisti in particolare, il rientro si annuncia denso di nuovi rischi.

Infatti in questo lungo periodo di piogge torrenziali e continue abbiamo potuto vedere l 'asfalto cedere in tante strade, e formarsi tante buche.

Queste buche sono anche più pericolose del normale perchè appena nate e quindi con i "fianchi" ancora ripidi, e perchè ancora non registrate nel database mentale nel quale ogni ciclista che si rispetti stiva le info dei propri percorsi abituali.

In aggiunta alle buche la pioggia accumula ai bordi delle strade i tocchi di asfalto provenienti dalle buche stersse, più strati di detriti vari che a poco a poco si trasformeranno nel famigerato brecciolino.

E ancora non è finita, perchè il bel tempo ancora non si è stabilizzato.

A questa minaccia se ne aggiunge un'altra, che ultimamente è diventata una preoccupazione non secondaria: le avarie dell'illuminazione pubblica.

Chi infatti mura la bicicletta nelle ore successive al tramonto si è sicuramente accorto dell'aumentare di numero ed estensione delle zone che rimangono completamente al buio.

In queste condizioni diviene particolarmente difficile vedere cosa c'è davanti alle ruote per due ragioni distinte, anche se spesso concomitanti. 

Innanzitutto la maggior parte delle bici che girano in città ha luci che servono a essere visti, ma non a farsi vedere, perchè appunto contano sull'illuminazione pubblica.

La seconda è che comunque, a meno di non avere un faro di intensità automobilistica, le auto che passano provocano l'abbagliamento relativo dell'occhio del ciclista, la cui luce magari basterebbe pure se solo il suo occhio potesse abituarvisi.

Insomma, dopo questa settimana/10 giorni di alluvione le strade saranno a pezzi e in molte parti di Roma continueranno i guasti ai sistemi di lluminazione.

Mi raccomando in campana.