sabato 8 maggio 2021

Cultura della sicurezza: manca nella strada, perchè attendersela sul lavoro?

L'opinione pubblica è stata scossa dalla orribile fine di una ragazza di 22 anni, madre di una bimba che, come nei racconti della rivoluzione industriale, è rimasta stritolata dagli ingranaggi di un macchinario tessile.

L'efferatezza della vicenda, la giovane età della vittima e la sua giovanile avvenenza (alla fine sempre Italiani siamo) ha fatto sì che la vicenda avesse un'eco decisamente superiore alla media degli incidenti del lavoro. Come accade in questi casi, sono finite sulla stampa in sequenza, altre tristi notizie di incidenti sul lavoro. Un povero operaio schiacciato da un plinto di cemento, un'altro da una fresa, un ragazzo di sedici anni che è rimasto schiacciato nel ribaltamento del trattore che guidava.

Ancora una volta ci siamo ri-trovati di fronte al fatto che in Italia si continua a morire, e tanto, sul lavoro. Costernazione di tutti, compreso Landini, intervento del Presidente della Repubblica. 

Abbiamo ormai leggi molto simili a quelle dei nostri partner europei, spesso "molto più avanzate", ma poi magari si scopre che venti anni fa c'erano 5000 ispettori del lavoro e adesso ce ne sono solo 2000. Oppure che mentre si è pronti a crocifiggere quanlunque piccolo incidente in aziende che seguono la legge, nell'edilizia il lavoro nero dilaga... Alla fine le acque del silenzio si richiudono e tutto continua come se niente fosse successo.

Vi pare di averla già sentita una storia molto simile? Sì, è l'esatta ripetizione di quello che pedoni e ciclisti vedono accadere tutti i giorni sulle strade.

Sappiamo infatti che sulle strade italiane si muore, e si rimane feriti, molto più che sulle strade europee, specialmente nelle città. 

La divergenza è diventata sensibile dall'inizio degli anni 2000, quando stati che non vantavano prestazioni migliori delle nostre hanno deciso di prendere la cosa sul serio, stringere le maglie dei controlli e imporre in maniera più decisa ed efficace il rispetto del codice della strada, magari introducendo anche innovazioni fondamentali quali sostituire i semafori con le rotatorie e introdurre zone 30 dove fosse fisicamente impossibile superare tali velocità.

Ora qualcuno dovrebbe spiegare (in televisione) come una comunità che sulle strade tollera quotidianamente eccesso di velocità, mancanza di disciplina, pochi controlli anti alcool e droga, comportamenti manifestamente pericolosi dovrebbe trasformarsi quando lavora in una comunità rispettosa delle regole, attenta alle procedure, e pronta a rinunciare a un po' di produttività o reddito immediato a favore della sicurezza.

La morale purtroppo è sempre la stessa.  

Al di là delle dichiarazioni roboanti di sindacati e autorità, al di là delle leggi sempre più stringenti, la cultura della sicurezza latita, e chi la vuole rispettare viene tacciato, come del resto è avvenuto con le misure anti COVID, di essere un pavido poco virile.

Le economie e le società avanzate sono tali perchè certe cose sono condivise dalla maggiornaza  delle persone. Sono avanzate proprio perchè fanno le cose sul serio, migliorano e quindi avanzano.

domenica 2 maggio 2021

Facili all'indignazione, duri alla comprensione, impermeabili al ragionamento

Sono due giorni che sto intervenendo a spron battutto per effettuare precisazioni nei post che attaccano duramente i lavori di RI-asfaltatura della ciclabile del Tevere, laddove nel 2010 fu realizzata la pista in asfalto a copertura del fondo in sanpietrini.

La realizzazione fu deliberata nel corso dell'amministrazione Veltroni. La realizzazione avvenne nel 2010 sotto la consiliatura di Alemanno e rimane una delle opere epocali, e meglio riuscite, della ciclabilità capitolina, insidiata forse dalla sola ciclabile della Nomentana, che però serve solo chi abita il quadrante Nord/Nord-Est. Invece la ciclabile del Tevere permette a tutti i Romani di fruire delle banchine.

ALL'EPOCA NON MI RICORDO ALCUNA CRITICA SULLA POSA DELLA PISTA IN ASFALTO.

Ora stiamo assistendo ad un attacco senza precedenti all'opera di manutenzione, come se fosse la madre di tutte le brutture della Capitale, ennesimo scempio della giunta Raggi. Ora i lettori di questo blog sanno benissimo come non abbia mai lesinato critiche alla giunta, ma per carità, non vanno fatte quando fa cose positive. Certo, forse di può far di meglio, ma ricordiamoci dove (e come) viviamo tutti i giorni, e andiamo con ordine.

L'intervento
L'intervento è un tempestivo (semel...) rifacimento della copertura in asfalto della pista. Dunque si tratta di un lavoro di manutenzione di qualcosa di esistente, anche se molti dei critici ne sembrano totalmente ignari. Ciò significa che non frequentano la banchina del Tevere da almeno dieci anni e non sanno cosa dicono. Dalle foto diffuse dal Sindaco l'opera è fatta con la sovrintendenza, e con la scelta di un pigmento superficiale per smorzare il colore forte dell'asfalto appena colato. Mi dicono -tra l'altro- che non si tratti di asfalto ma di una mescola  specifica per le pise ciclabili. Comunque niente di abusivo.

Le critiche
Le critiche arrivano anche da illustri commentatori, e riguardano il colore dell'asfalto scuro sopra i sampietrini, Il primo Carlo Calenda, al quale sembra che i soggiorni a Bruxelles non abbiamo insegnato bene cosa sia costruire la ciclabilità di una città, e pensa di trovarla già fatta. Purtroppo è un guaio perchè Calenda è la persona che secondo me rappresenta la soluzione migliore per Roma, ma sulla ciclabilità ha dato ampia prova di superficialità e, soprattutto, di non supportare questa scelta. A Calenda si sono unite molte pagine Facebook antiRaggi di dx e sx. Spicca quella di Italia Nostra (sez. Roma) che mi sembra voglia  tenere la città ferma ad una non precisata epoca storica, una specie di museo buono solo per chi abita al centro e di professione ogni tanto vi passeggia.


I sanpietrinofili
Inoltre si è scatenata la tribù dei sanpietrinofili, ovvero di tutti quelli che vorrebbero che Roma fosse pavimentata a sanpietrino. Ogni rimozione di sanpietrino è un affronto alla natura romana. Ora, posso pure capire questa posizione nelle stradine del centro, ma su vie destinate al trasporto, prima su tutte Via Nazionale, la conservazione dei sanpietrini è semplicemente impossibile. Infatti non solo trasmettono le vibrazioni dei mezzi  pesanti ai palazzi (basti vedere cosa stava succedendo a Via Po e Via Tagliamento) ma si sconquassano con i carichi del traffico moderno e rendono rapidamente impercorribile tutta la zona alle due ruote, a cominciare dalle biciclette. Quindi il sanpietrino è nemico del passaggio di qualunque cosa non sia su rotaia o non sia un SUV o un camion. Volete una città dove girino solo i SUV? Allora dategli sotto col sanpietrino.

Il ruolo della stampa romana
quindi siamo al punto nel quale si sono irrimediabilmente  aperte le cateratte degli indignados-svalvolados che hanno cominciato ad ululare contro il sacrilegio da parte della sindaca (che certo di colpe ne ha, ma non certo questa) e non c'e' stato un articolo a ripristinare la verità storica, ovvero che la pista già esisteva etc. etc. Dalla stampa nessun contributo di conoscenza che aiuti a formarsi un giudizio. Se non ci fosse Roma Ciclista, come fareste?

Ma dove vivono questi?
Innazitutto partiamo dal fatto che le banchine del Tevere hanno poco più di un secolo e non fanno parte della storia di Roma. ANZI, per quello che mi risulta alcuni tratti sono stati addirittura aggiuni dopo che i muraglioni hanno sancito il divorzio (i divorzi possono essere anche misure salutari) tra la città e il suo fiume. Quindi non si tocca nulla di sacro. Certo, un concorso internazionale di architettura  avrebbe concepito qualche idea migliore, ma per adesso teniamoci questa, che ha restituito vivibilità alle banchine e ha in quanche modo riavvicinato i Romani al loro fiume. Se abbiamo soldi che crescono magari estendiamo la pista lungo gli argini fino a Ostia e a Fiumicino. Oppure facciamo due belle piste ciclabili sui Lungotevere e lasciamo la banchina a sampietrino... ma per adesso va bene così, la banchina è frequentata e -per esempio- non tornerà mai più preda degli sbandati. Non vi illudete, la frequentabilità dell'argine del Tevere è solo merito del costante passaggio di noi ciclisti.

Facili all'indignazione,  duri alla comprensione, impermeabili al ragionamento
Descrive bene le qualità degli indignados-svalvolados che con omeopatici, sciochimici, antennofobi, novax si mettono sul cammino della modernità italiana, specialmente se parliamo di passare da gestioni ingessate a gestioni intelligenti dell'enorme patrimonio storico paesaggistico nel quale viviamo. Sono in quantità crescente e pretendono che le loro opinioni vengano rispettate, ma non messe alla prova dei fatti. Se ci provi alla fine scantonano nel complottismo che ha modernamente sostituito come fonte dei guai il diavolo o il timore di Dio. 

Se pensate che i nemici delle bici siano solo gli automobillisti vi sbagliate
Ultima categoria di persone sono i nemici del ciclismo. Sono molti di più degli automobilisti e includono anche persone che oggettivamente non ricevono alcun danno dall'incremento dell'uso della bicicletta. Dei benefici per la collettività non glie ne frega una benemerita minchia, ci considerano alla stregua di un altro gruppo che turba la pace cui la loro anima anela... poi che Roma sia sommersa dalle lamiere delle auto... non ci si può fare niente, basta non aggiungere altra gente che invece di comportarsi come gli antichi vuole cambiare il futuro.

Bene, un messaggio per tutti: Roma è stata grande finchè ha innovato. Poi i barbari... Le rovine saranno pure romantiche, ma io preferisco le cose che funzionano.