lunedì 5 gennaio 2026

Sfide ciclistiche del 2026

Il 2026 si è appena aperto... dallo scorso post sappiamo che non sarà un periodo facile, ma d'altra parte ve lo avevo già detto con il post di apertura del 2025 
Nota: non lo avevo riletto, ma il post prodotto alla fine del 2025 riporta esattamente -ahimè- gli stessi concetti.

Volevo quindi riprendere qualche concetto di base per affrontare al meglio le sfide del 2026... Ma andiamo in ordine alfabetico.



Ambiente... ci siamo scordati del ciclomobilismo?
Va bene che il Green Deal non va più di moda, ma non è che la CO2 abbia smesso di circolare e di accumularsi nell'atmosfera. D'altra parte si comincia anche a parlare del grande successo che la Cina sta raggiungendo, ovvero di far ripartire la produzione industriale senza aumentare le emissioni, grazie alla massiccia introduzione di energia rinnovabile e mezzi elettrici.

Da noi i mezzi elettrici più diffusi rimangono le bici elettriche, e quindi favorirne l'uso rimane una delle strategie ambientali più efficaci sia globalmente che localmente.

Infatti chi sostituisce macchina o scooter con una bici elettrica migliora il mondo, ma anche il microclima romano, diminuendo inquinamento e rumore rispetto all'equivalente del motore a scoppio.

Inoltre è un bel po' sovranista, perchè una gran parte dell'energia elettrica per caricare la batteria è prodotta in Italia stessa, a differenza del petrolio che importiamo per la maggior parte (fatelo sape' ai sovranisti). 

Ovviamente la bici muscolare è meglio (specie se il ciclista si alimenta con prodotti DOP).

Amministrazione comunale... ma Gualtieri crede veramente nel ciclomobilismo?
Francamente non ho capito se Gualtieri creda nel ciclomobilismo o lo subisca come elemento da somministrare al proprio elettorato (ma in dosi molto misurate per non far incazzare gli incerti). Un po' come succedeva ai tempi della Raggi, molto incerta sul tema, che fu preso in mano dall'assessore Stefàno, ma troppo tardi (intanto avevano silurato la metro C).

Dico questo perchè il SIndaco, decisamente apprezzabile sotto molti aspetti, continua a tenere un atteggiamento zingarettiano sulla mobilità dolce, lasciando in genere parlare Patanè se non quando si tratta di inaugurare qualcosa.

Ora Gualtieri è molto equilibrato, però credo che il suo peso politico manchi dal discorso. 

E' anche comprensibile che in vista della sua ricandidatura non voglia essere indicato come il mandante della perdita dei posti di parcheggio, però la sua difesa di una Roma molto più ciclomobilista non mi sembrerebbe sbagliata, se non altro per far vedere che non si stanno seguendo le pippe mentali dei centri sociali, ma una strategia deliberata perchè studiata, soppesata e trovata conveniente nel suo complesso.

Non sarebbe male.

Automobilismo ... barcolla ma non molla
Sempre presente e sempre più minacciato dal vivere civile, barcolla ma non molla, ovvero influenza pesantemente le scelte di pancia degli elettori a dispetto di tutti i ragionamenti razionali. L'esempio è dato proprio dal II municipio, che in quanto ad anticiclismo non è secondo a nessuno, pur essendo nominalmente di sinistra.  

Il guaio (ma certamente conseguenza delle posizioni dell'antiautomobilismo di sx) è che la politica romana lo vuole cavalcare in funzione anti Gualtieri, provando a far credere che l'avvento della ciclabilità sia un problema e un fatto negativo a prescindere.

Ovviamente il Sindaco non prova a dire, lui personalmente e una volta per tutte, che gli automobilisti possono usare l'automobile perchè altre persone vanno a piedi o utilizzano autobus, tram, metro, bicicletta o monopattino... altrimenti c'e' solo un enorme ingorgo e non si muove nessuno. Questo ragionamento non entra nella testa del singolo automobilista e purtroppo è contagioso per gli altri automobilisti anche quando le piste convengono o, alla fine, il problema è solo per la seconda fila.

Parcheggi (riduzione dei)
E' forse l'argomento più critico che l'Amministrazione comunale si trova ad affrontare in relazione alla realizzazione della rete ciclabile.

Purtroppo la contingenza vede il numero delle auto crescere, a causa del frazionamento degli immobili, a causa dell'aumento della percentuale di romani che possiedono l'auto, a causa dell'utilizzo di spazio urbano da parte dei locali e delle colonnine di ricarica elettrica. A fronte di questo scenario far digerire anche minime riduzioni dei posti di parcheggio è difficile, specialmente con la grancassa di politica e stampa sempre contro.

Inoltre il problema del parcheggio colpisce in modo diretto. Mentre per andare da A a B puoi cambiare strada se ti senti intralciato dalla pista ciclabile, se vivi in A e lavori in B, sempre lì attorno devi parcheggiare, con poche altre opzioni oltre ciclomobilismo o mezzi pubblici.

Purtroppo la volontà di non turbare i parcheggiatori ha sabotato la realizzazione di varie piste, ma è vero che una gestione attenta del problema può consentire di recuperare vari posti con la loro razionalizzazione.

Inoltre alla discussione partecipano una serie di convitati di pietra, a cominciare dalla sosta in seconda fila, che spesso le piste ciclabili rendono fisicamente impossibile. La sosta in seconda fila è molto apprezzata sia dagli automobilisti (sennò che ce fai co' la maghina?) sia dai commercianti, perchè è un elemento importante e acquisito del volume di affari di qualunque esercizio commerciale. Poi abbiamo la necessità di tenere sgombri dalle auto i passaggi pedonali, di evitare il parcheggio ai cassonetti, che contribuiscono a diminuire il  numero dei posti legali disponibili.

Insomma, un problema veramente difficile da gestire.

Basta con i Progettisti Anticiclisti... Occorre un collaudo operativo sia del progetto che della sua realizzazione
I tristi episodi delle chicane sulla Prenestlane, degli Zigozaghi sulla Tuscolane e soprattutto l'orribbbile pista di Viale dell'Università, imporrebbero che progetti e realizzazioni vengano valutati con la mentalità dei ciclisti e collaudati da gente che in bici ci va tutti i giorni.

Tra l'altro un conto è fare una pista che fa andare al lavoro velocemente, un conto è una pista che permetta ai bambini di andare a scuola non accompagnati. 

Tutta la pista dell'Ostiense  è costellata da Giri di Peppe  che fanno fare al ciclista una strada più lunga di quella delle auto, a cominciare dall'incrocio con il Ponte Spizzichino dove il ciclista deve sorbirsi un semaforo in più, per poi finire a Piazzale Ostiense (vedi immagine), dove per prendere quella puzzonata della pista attaccata alle rotaie del tram ti fanno fare il giro della piazza e ri-tagliare a 90 gradi il flusso al quale originariamente appartenevi, per poi avere un verde molto più corto di quello delle auto perchè anche lì gli tagli il flusso (tutte queste cose non sarebbero avvenute se la Aventlane fosse stata correttamente situata sulla destra. E non dico altro.

Inoltre occorre che vengano rispettate le disposizioni sulle ristrutturazioni delle strade, essendo impossibile che la Tiburtina non abbia uni ciclabile dal Verano, e che il collegamento Lanciani-Serenissima abbia fino a 8 corsie automobilistiche, ma nemmeno una schifosissima corsia ciclabile, eccheccavolo (ho scritto cavolo).

Brioches invece del pane
Con il PNRR Roma ha ricevuto un sacco di risorse per la Resistenza e la Resilienza. L'Amministrazione Gualtieri è stata ammirabile nel varo e nel completamento di tante opere, a cominciare dal restyling di tante aree pubbliche. Possiamo quindi dire che la componente resistenza è stata centrata.

Purtroppo la componente Resilienza lascia a desiderare, nel senso che questi soldi, che dovremo in buona parte restituire, non hanno alimentato una serie di opere utili, a cominciare dalla rete ciclabile, un fattore di efficienza che incrementa il PIL.

Adesso arriva la notizia della pedonalizzazione di Piazza Mincio per la cifra di 1,5 M€. Piazza Mincio è già bellissima, non sarebbe stato meglio utilizzare quei fondi per la pista sul Ponte delle Valli? 

Politicizzazione e polarizzazione della battaglia per la ciclabilità, che disastro
Purtroppo l'introduzione della mobilità dolce è trattata come un argomento politico, pippe mentali ecologiste, e non come una scelta tecnocratica di mera efficienza dei trasporti. La destra nel migliore dei casi sta a guardare, ma in genere è contro qualunque limitazione al traffico privato.

Infatti la passione ciclistica è bipartisan, ma i ciclisti di destra non credono alla bicicletta come mezzo di trasporto, e l'impressione che danno è di essere timorosi di limitare il vero mezzo di trasporto che è l'auto (o al max la moto).

Le considerazioni relative a efficienza, costi e , soprattutto, megaingorghi se tutti usiamo l'auto, sembrano appena sfiorarli.

Speriamo che questa follia passi presto, ma qualcuno da quelle  parti (politiche) si deve smuovere. 

Polizia locale: automobilisti in divisa
Devo purtroppo dire che noto sempre di più il mancato intervento della Polizia Locale di Roma Capitale, che sembra formata da automobilisti in divisa più che da tutori dell'applicazione del Codice e difensori degli utenti deboli della strada.

La loro opera agli incroci ha come obiettivo la fluidificazione del traffico più che la repressione dei comportamenti pericolosi, con una palese ostilità nei confronti dei ciclisti, categoria con un indubbio record di indipendenza da regole della strada (che spessissimo li penalizzano ingiustamente rispetto alle auto).

Soprattutto dispiace la mancanza di volontà di perseguire e privare della patente i guidatori tossici  prima che facciano male a qualcuno. Un po' come le multe per mancato rispetto della distanza di sicurezza tra veicoli... sono il frutto degli interventi in caso di tamponamenti, ovvero a babbo morto, ma non si vedono auto-civetta sulla corsia di sorpasso della Pontina che tolgono la patente a chi  si attacca dietro e fa i fari...

Rete ciclabile, come ci manca!
Confesso di non aver studiato con cura tutto il biciplan romano. 

Però l'ho fatto per le zone di mia conoscenza e avevo notato l'assenza di qualunque ciclabile su Ponte delle Valli e Corso Trieste (scusate, sono miei  chiodi fissi). Poi sono stato impegnato per lavoro nei giorni della scadenza dei commenti e non li ho inviati.

Cmq non prevedere un collegamento ciclabile attraverso l'Aniene già ci fa capire il livello qualitativo del lavoro fatto, ma soprattutto danno l'impressione che al Comune non pensino alla rete ciclabile romana come ad una infrastruttura chiave per la città, sperando che non siamo tornati al vecchio giocattolo per far ri-votare Gualtieri ai ciclisti di sinistra.

Dopodichè occorre monitorare il tasso di completamento delle opere promesse e, soprattutto, l'assenza di quegli orrori progettuali che ne vanificano l'utilità, come la ciclabile di viale dell'Università.

E ritorno al punto precedente, sarebbe il caso che il SIndaco in persona ribadisse l'importanza di una rete ciclabile

#Salvaciclisti Roma... la sicurezza, quella vera, non si fa con gli slogan e tantomeno con il massimalismo
Francamente ammiro gli attivisti di Salvaiciclisti Roma, che per tenacia e tradizione rappresentano uno dei nuclei duri della ciclabilità romana, mentre non riesco a vedere l'opera di altre associazioni con nomi e tradizioni altisonanti ma assolutamente poco efficaci sul territorio.

Però rimprovero a Salvaiciclisti Roma di essere un po' più contro le auto che a favore delle biciclette e di non focalizzare in modo adeguato sulla sicurezza, contentandosi di ripetere slogan concepiti per altri tempi, altri luoghi, altre culture.

L'impostazione da centro sociale è dannosa, ma alla base dell'attivismo. Imperdonabile il sostegno al tram, anche in opposizione alla metro, sicuramente contrario alla sicurezza dei ciclisti.

Stampa... fa parte del problema e non della soluzione 
Inutile sperare sul valore educativo della stampa: semplicemente non capisce l'importanza di una rete ciclabile.

Non è nemmeno possibile affidarsi a valutazioni oggettive. Infatti i giornalisti di peso, salvo qualche eccezione, non utilizzano ancora la bicicletta per spostarsi, e quindi vedono il ciclismo urbano in termini di  sottrazione di spazio ad auto o scooter. Scatta anche la corsa allo scoop da lamentela popolare senza contraddittorio valido (Samarcanda docet), anche se chi si lamenta ha torto marcio.

Oltretutto nessuno formula la domanda principale, ovvero perchè continuare a spendere tanto in brioches e non realizzare una vera rete ciclabile cittadina , che tanti vantaggi può dare alla città.

Comunque non si nota un vero peggioramento rispetto al passato, dove i giornalisti declamavano  le lodi di tante puzzonate di piste ciclabili, aderendo acriticamente ad un gospel di ambientalismo da mulino bianco. 

Purtroppo la stampa nazionale fa parte del problema e non della soluzione.


Tram: prigioniero del traffico e molto nocivo per noi ciclisti
Nel mondo ciclistico si continua ad assistere ad un incomprensibile sostegno all'espansione della rete tramviaria, come già trattato in un post del 2025.

Proprio l'altro giorno ci siamo trovati tra residenti ed ex-residenti del Prenestino-Centocelle, ed eravamo tutti d'accordo nel detestare il tram in quanto lentissimo (anche in sede protetta) e soggetto ai guasti della linea e di qualunque vettura... vabbè.

Ma per i ciclisti è una vera e propria maledizione. Infatti le rotaie sono pericolose, l'uso delle preferenziali del tram da parte dei ciclisti non potrà mai essere legalizzato e, infine, lo spazio lasciato libero dal tram sarà dato alle automobili. Quindi noi ciclisti ci troveremo con spazio ridotto e comunque stretti tra tram e auto, per non dire tra tram e autobus...

Ma vallo a fa' capi' a  #salvaciclisti