mercoledì 27 ottobre 2021

Cosa chiedere a Gualtieri

L 'ultimo periodo della consiliatura M5S la Roma è stato un po' delizia e un po' croce per noi ciclisti.

Delizia perchè finalmente,seppur per un piccolo lasso di tempo,  la bici ha avuto l'importanza che merita nella realizzazione delle opere pubbliche.

Croce perchè è stato un periodo di rodaggio; non tutte le ciambelle sono uscite col buco, e questo atteggiamento ciclo-maniacale ha portato gli altri candidati a dire molto meno di quello che avrebbero potuto o addirittura voluto in altre circostanze. 

Anche perchè si è palesato ai loro occhi, in maniera estremamente chiara, il conflitto sullo spazio pubblico.

A destra il problema non si è proprio posto: per Michetti biciclette solo nei parchi, ma romai è tutto archiviato 

A sx e al centro la questione è stata ignorata finchè è stato possibile, nel timore di disgraziarsi una consistente parte degli elettori. 

Gualtieri ha ignorato l'argomento, mentre Calenda ha ceduto proprio in zona Cesarini, con un video molto cattivo sulla pista di Pineta Sacchetti, cosa che gli è costata almeno un voto. 

Non solo infatti ha buttato un occhio non ciclistico, ma anche dato voce al primo che passava (proprio un caso di darla al primo che passa) con accento nordico, ha umiliato in un solo colpo gran parte di Romani de Roma che utilizzano la bici come mezzo di spostamento, addirittura quotidiano.

Ora però Gualtieri è il sindaco e, come dico sempre, è col sindaco che dobbiamo parlare per ottenre ciò che fa bene alla città e cispetta, possibilmente senza tirarlo per la giacchetta in operazioni che lo mettono in difficoltà.

Infatti dobbiamo capire che purtroppo gli interventi ciclabili fatti dalla Raggi non sono la ciliegina su di una torta di realizzazioni serie, che le avrebbero fruttato la rielezione sicura, Sono quasi l'unica realizzazione in un disastro amministrativo. 

I non ciclisti quindi, anche quelli non di rito automobilistico, ci guardano un po' come  unici figli di oca bianca e presumibilmente non vedono l'ora di farci fare un giro di penitenza. Adesso tocca  a loro.

Questo ovviamente non ci ferma, però nelle rivendicazioni ciclistiche verso il nuovo sindaco non possiamo non tenere conto della situazione. Vediamo quindi cosa ritengo si possa legittimamente chiedere al sindaco:

1) Non tornare indietro. Per favore non smantelliamo cosa è stato fatto, cerchiamo piuttosto di migliorarlo trasformando le piste provvisorie in definitive, magari migliorandole un pochino;

2) Predisponiamo la manutenzione dell'esistente. Sembra una stupidaggine, ma le bikelane hanno bisogno di essere rinfrescate spesso. Dove possibile mettiamo catarifrangenti e borchie a sottolineare la separazione dal resto del traffico.

3) Completiamo le realizzazioni avviate dalla Raggi, specie dove sono coinvolti cofinanziamenti di altre fonti. Per esempio saldiamo la rete romana a quella di Fiumicino aprendo finalmente la regina Ciclarum. Altre piste sono in fieri, come lo spin-off della Nomentana verso Piazza Bologna, per carità completiamolo, specialmente se espande l'accesso alle dorsali.

4) Quando si ristruttura una strada ricordiamoci delle piste ciclabili. A Roma sono stati fatti monumentali rifacimenti (i.e. Via Tiburtina, Viale dell'Università) con sprezzo estremo della possibilità di integrare una ciclabile. Non solo è contro la legge, ma è un assurdo spreco di risorse pubbliche;

5) Espandiamo anche la rete cicloturistica, con il collegamento con Ostia Antica e la pista sulla riva Est del Tevere, partendo da Castel Giubileo fino alla Magliana. Infatti la presenza di una pista ciclabile fa rivivere parti della città che altrimenti diventano preda di insediamenti abusivi, discariche e altri usi nocivi.

6) Proteggiamo le bici. I ladri sono sempre più scaltri, audaci e impuniti. Proteggiamo le nostre biciclette e il diritto di usarle senza la paura di farcele portare via. IlCOmune può fare attività investigativa e colpire chi pensa di sbarcare il lunario praticando il bicigeato,
 
Già con questi sei punti staremmo tranquilli per  tutta la consiliatura Gualtieri 1. Il naturale e irreversibile aumento dei ciclisti farà sicuramente il resto. 

Speriamo bene 
(non ho trovato una foto di G. in bici!!!)

martedì 5 ottobre 2021

Ciclabile Prenestina Traffic Test

Inaspettatamente, complice una raccomandata da ritirare per mamma, ho percoso la ciclabile prenestina (http://romaciclista.blogspot.com/2021/09/cicalbile-prenestina-buona-ma-con.html) da Tor de' Schiavi a Porta Maggiore ad un'ora abbastanza di punta (8 e mezza) e giornata con allarme meteo, quindi poche bici e tante auto.

La ciclabile funziona benissimo, a parte la tremenda deviazioncina di Largo Preneste. Ti tiene ben schermato dal traffico e visto che, a differenza della Tuscolane, è quasi sempre bella dritta, consente anche buone velocità

Alla fine l'ho percorsa con una media di 16 km/h semafori compresi, quindi una velocità commerciale di tutto rispetto, considerando che la prenestina verso Porta maggiore è in salita.

Ho trovato solo un furgone ad ostruirla parzialmente, in corrsipondenza della rampa della sopraelevata, ma alla fine ho solo dovuto rallentare, senza fermarmi del tutto.

Si conferma critico l'arrivo a Porta Maggiore, ma sicuramente non peggio di come era prima.

Quindi direi che la ciclabile Prenestina è promossa con un 7 -,  il meno dovuto alla mancanza di cordolino in alcune parti particolarmente indifese.

Se non ci fossero stati i due orrori di Largo Preneste e Largo Caballini il 7 sarebbe stato un 8.

domenica 26 settembre 2021

Ciclabile Prenestina - Buona ma con almeno due punti di caduta molto seri.

Visto il montare delle "polemiche", e l'interesse che Roma Ciclista in passato ha riservato alla Via Prenestina, se non altro per tutte le volte che ci abbiamo rischiato la pelle, ho investito un paio d'ore di domenica per fare un check della pista nel suo complesso, anche se ovviamente avevo già collaudato le parti esistenti.

Il risultato del collaudo, con l'avvertenza che è stato fatto di domenica, e quindi senza carico di traffico, è buono, nel senso che la ciclabile secondo me è meglio di quella della tuscolana, con i suoi zigozaghi micidiali, e si sviluppa in genrale in maniera più lineare, permettendo anche velocità decebti, intorno ai 30 all'ora.

Ha però 4 punti di caduta, due dei quali a mio parere molto gravi.

Togliatti e Porta Maggiore sono da delirio
I due terminali della pista sono da delirio. Non si capisce che trada debba fare chi, per esempio, voglia continuare sulla Prenestina verso il deposito dell'ATAC o, chi a Porta Maggiore non intenda andare a San Lorenzo. 

Insomma ci sarebbe da fare qualche riflessione un po' piu' circostanziata e creare qualche struttura che permetta alla ciclabile di fendere il traffico automobilistico, altrimenti a che serve? Insomma lì i progettisti sono stati troppo timidi.

Tra l'altro mi sono accorto che a Togliatti è sparito il collegamento tra la prenestina e la pista della Togliatti, almeno quello direzione Cinecittà... beh, era un gran bel completamento. L'altro collegamento invece ti fa fare il GdP, Giro di Peppe, intorno all'incrocio Togliatti - Prenestina e ci metti almeno 10 minuti... insomma, non potevamo fare una ciclabile che seguiva le rotaie del tram e seguiva i suoi verdi? Elementare Watso.

Ma l'oscar del peggio è... le due deviazioni a destra di Piazza Caballini e Largo Preneste
Infatti in quei due punti vi sono due importanti diramazioni che sfioccano verso destra dalla Prenestina, una verso Via del Pigneto e una verso Via di Portonaccio. 

Per tutta la mia vita ciclistica ho affrontato con attenzione, buon senso e apprensione il rischio di auto che escono dalla Prenestina e provano a passarti sopra. Pensavo che la cilabile in quei punti servisse a dire agli automobilisti: attento, se esci a destra passi attraverso la ciclabile e devi dare la precedenza.

Invece è successo l'esatto contrario. in entrambi i pubti il ciclista è costretto a deviare a destra e poi ad attraversare il flusso a novanta gradi con un attraversamento che più pericoloso di così non c'e'. E in ogni caso ci metti almeno due minuti, spezzi il ritmo, per fare venti metri, mentre dovrebbero essere le auto a stare attente a girare.

Ora io non so quali leggi o consuetudini muovano la mano del progettista, ma così proprio non va. 

E quando c'e' il traffico?
Le testimonianze che ho raccolto sulla pista nei giorni feriali sono abbastanza preoccupanti. Le moto si infilano nei corridoi e le auto invadono spesso lo spazio riservato ai ciclisti, e molti invocano la protezione del cordolo.

Francamente non sono molto d'accordo a mettere cordoli in spazi già angusti, però qualche catarifrangente a protezione lungo tutto il percorso ce lo metterei.

Comunque, a parte i due pasticci citati, per il resto mi sembra un netto miglioramento rispetto al ciclista buttato nel traffico.

sabato 8 maggio 2021

Cultura della sicurezza: manca nella strada, perchè attendersela sul lavoro?

L'opinione pubblica è stata scossa dalla orribile fine di una ragazza di 22 anni, madre di una bimba che, come nei racconti della rivoluzione industriale, è rimasta stritolata dagli ingranaggi di un macchinario tessile.

L'efferatezza della vicenda, la giovane età della vittima e la sua giovanile avvenenza (alla fine sempre Italiani siamo) ha fatto sì che la vicenda avesse un'eco decisamente superiore alla media degli incidenti del lavoro. Come accade in questi casi, sono finite sulla stampa in sequenza, altre tristi notizie di incidenti sul lavoro. Un povero operaio schiacciato da un plinto di cemento, un'altro da una fresa, un ragazzo di sedici anni che è rimasto schiacciato nel ribaltamento del trattore che guidava.

Ancora una volta ci siamo ri-trovati di fronte al fatto che in Italia si continua a morire, e tanto, sul lavoro. Costernazione di tutti, compreso Landini, intervento del Presidente della Repubblica. 

Abbiamo ormai leggi molto simili a quelle dei nostri partner europei, spesso "molto più avanzate", ma poi magari si scopre che venti anni fa c'erano 5000 ispettori del lavoro e adesso ce ne sono solo 2000. Oppure che mentre si è pronti a crocifiggere quanlunque piccolo incidente in aziende che seguono la legge, nell'edilizia il lavoro nero dilaga... Alla fine le acque del silenzio si richiudono e tutto continua come se niente fosse successo.

Vi pare di averla già sentita una storia molto simile? Sì, è l'esatta ripetizione di quello che pedoni e ciclisti vedono accadere tutti i giorni sulle strade.

Sappiamo infatti che sulle strade italiane si muore, e si rimane feriti, molto più che sulle strade europee, specialmente nelle città. 

La divergenza è diventata sensibile dall'inizio degli anni 2000, quando stati che non vantavano prestazioni migliori delle nostre hanno deciso di prendere la cosa sul serio, stringere le maglie dei controlli e imporre in maniera più decisa ed efficace il rispetto del codice della strada, magari introducendo anche innovazioni fondamentali quali sostituire i semafori con le rotatorie e introdurre zone 30 dove fosse fisicamente impossibile superare tali velocità.

Ora qualcuno dovrebbe spiegare (in televisione) come una comunità che sulle strade tollera quotidianamente eccesso di velocità, mancanza di disciplina, pochi controlli anti alcool e droga, comportamenti manifestamente pericolosi dovrebbe trasformarsi quando lavora in una comunità rispettosa delle regole, attenta alle procedure, e pronta a rinunciare a un po' di produttività o reddito immediato a favore della sicurezza.

La morale purtroppo è sempre la stessa.  

Al di là delle dichiarazioni roboanti di sindacati e autorità, al di là delle leggi sempre più stringenti, la cultura della sicurezza latita, e chi la vuole rispettare viene tacciato, come del resto è avvenuto con le misure anti COVID, di essere un pavido poco virile.

Le economie e le società avanzate sono tali perchè certe cose sono condivise dalla maggiornaza  delle persone. Sono avanzate proprio perchè fanno le cose sul serio, migliorano e quindi avanzano.

domenica 2 maggio 2021

Facili all'indignazione, duri alla comprensione, impermeabili al ragionamento

Sono due giorni che sto intervenendo a spron battutto per effettuare precisazioni nei post che attaccano duramente i lavori di RI-asfaltatura della ciclabile del Tevere, laddove nel 2010 fu realizzata la pista in asfalto a copertura del fondo in sanpietrini.

La realizzazione fu deliberata nel corso dell'amministrazione Veltroni. La realizzazione avvenne nel 2010 sotto la consiliatura di Alemanno e rimane una delle opere epocali, e meglio riuscite, della ciclabilità capitolina, insidiata forse dalla sola ciclabile della Nomentana, che però serve solo chi abita il quadrante Nord/Nord-Est. Invece la ciclabile del Tevere permette a tutti i Romani di fruire delle banchine.

ALL'EPOCA NON MI RICORDO ALCUNA CRITICA SULLA POSA DELLA PISTA IN ASFALTO.

Ora stiamo assistendo ad un attacco senza precedenti all'opera di manutenzione, come se fosse la madre di tutte le brutture della Capitale, ennesimo scempio della giunta Raggi. Ora i lettori di questo blog sanno benissimo come non abbia mai lesinato critiche alla giunta, ma per carità, non vanno fatte quando fa cose positive. Certo, forse di può far di meglio, ma ricordiamoci dove (e come) viviamo tutti i giorni, e andiamo con ordine.

L'intervento
L'intervento è un tempestivo (semel...) rifacimento della copertura in asfalto della pista. Dunque si tratta di un lavoro di manutenzione di qualcosa di esistente, anche se molti dei critici ne sembrano totalmente ignari. Ciò significa che non frequentano la banchina del Tevere da almeno dieci anni e non sanno cosa dicono. Dalle foto diffuse dal Sindaco l'opera è fatta con la sovrintendenza, e con la scelta di un pigmento superficiale per smorzare il colore forte dell'asfalto appena colato. Mi dicono -tra l'altro- che non si tratti di asfalto ma di una mescola  specifica per le pise ciclabili. Comunque niente di abusivo.

Le critiche
Le critiche arrivano anche da illustri commentatori, e riguardano il colore dell'asfalto scuro sopra i sampietrini, Il primo Carlo Calenda, al quale sembra che i soggiorni a Bruxelles non abbiamo insegnato bene cosa sia costruire la ciclabilità di una città, e pensa di trovarla già fatta. Purtroppo è un guaio perchè Calenda è la persona che secondo me rappresenta la soluzione migliore per Roma, ma sulla ciclabilità ha dato ampia prova di superficialità e, soprattutto, di non supportare questa scelta. A Calenda si sono unite molte pagine Facebook antiRaggi di dx e sx. Spicca quella di Italia Nostra (sez. Roma) che mi sembra voglia  tenere la città ferma ad una non precisata epoca storica, una specie di museo buono solo per chi abita al centro e di professione ogni tanto vi passeggia.


I sanpietrinofili
Inoltre si è scatenata la tribù dei sanpietrinofili, ovvero di tutti quelli che vorrebbero che Roma fosse pavimentata a sanpietrino. Ogni rimozione di sanpietrino è un affronto alla natura romana. Ora, posso pure capire questa posizione nelle stradine del centro, ma su vie destinate al trasporto, prima su tutte Via Nazionale, la conservazione dei sanpietrini è semplicemente impossibile. Infatti non solo trasmettono le vibrazioni dei mezzi  pesanti ai palazzi (basti vedere cosa stava succedendo a Via Po e Via Tagliamento) ma si sconquassano con i carichi del traffico moderno e rendono rapidamente impercorribile tutta la zona alle due ruote, a cominciare dalle biciclette. Quindi il sanpietrino è nemico del passaggio di qualunque cosa non sia su rotaia o non sia un SUV o un camion. Volete una città dove girino solo i SUV? Allora dategli sotto col sanpietrino.

Il ruolo della stampa romana
quindi siamo al punto nel quale si sono irrimediabilmente  aperte le cateratte degli indignados-svalvolados che hanno cominciato ad ululare contro il sacrilegio da parte della sindaca (che certo di colpe ne ha, ma non certo questa) e non c'e' stato un articolo a ripristinare la verità storica, ovvero che la pista già esisteva etc. etc. Dalla stampa nessun contributo di conoscenza che aiuti a formarsi un giudizio. Se non ci fosse Roma Ciclista, come fareste?

Ma dove vivono questi?
Innazitutto partiamo dal fatto che le banchine del Tevere hanno poco più di un secolo e non fanno parte della storia di Roma. ANZI, per quello che mi risulta alcuni tratti sono stati addirittura aggiuni dopo che i muraglioni hanno sancito il divorzio (i divorzi possono essere anche misure salutari) tra la città e il suo fiume. Quindi non si tocca nulla di sacro. Certo, un concorso internazionale di architettura  avrebbe concepito qualche idea migliore, ma per adesso teniamoci questa, che ha restituito vivibilità alle banchine e ha in quanche modo riavvicinato i Romani al loro fiume. Se abbiamo soldi che crescono magari estendiamo la pista lungo gli argini fino a Ostia e a Fiumicino. Oppure facciamo due belle piste ciclabili sui Lungotevere e lasciamo la banchina a sampietrino... ma per adesso va bene così, la banchina è frequentata e -per esempio- non tornerà mai più preda degli sbandati. Non vi illudete, la frequentabilità dell'argine del Tevere è solo merito del costante passaggio di noi ciclisti.

Facili all'indignazione,  duri alla comprensione, impermeabili al ragionamento
Descrive bene le qualità degli indignados-svalvolados che con omeopatici, sciochimici, antennofobi, novax si mettono sul cammino della modernità italiana, specialmente se parliamo di passare da gestioni ingessate a gestioni intelligenti dell'enorme patrimonio storico paesaggistico nel quale viviamo. Sono in quantità crescente e pretendono che le loro opinioni vengano rispettate, ma non messe alla prova dei fatti. Se ci provi alla fine scantonano nel complottismo che ha modernamente sostituito come fonte dei guai il diavolo o il timore di Dio. 

Se pensate che i nemici delle bici siano solo gli automobillisti vi sbagliate
Ultima categoria di persone sono i nemici del ciclismo. Sono molti di più degli automobilisti e includono anche persone che oggettivamente non ricevono alcun danno dall'incremento dell'uso della bicicletta. Dei benefici per la collettività non glie ne frega una benemerita minchia, ci considerano alla stregua di un altro gruppo che turba la pace cui la loro anima anela... poi che Roma sia sommersa dalle lamiere delle auto... non ci si può fare niente, basta non aggiungere altra gente che invece di comportarsi come gli antichi vuole cambiare il futuro.

Bene, un messaggio per tutti: Roma è stata grande finchè ha innovato. Poi i barbari... Le rovine saranno pure romantiche, ma io preferisco le cose che funzionano.

domenica 18 aprile 2021

Si Riapre!!!

Ormai è deciso, il 26 si riapre. 

Pur essendo un fautore delle attività di ristorazione all'aperto, ed in particolare non comprendendo perchè non siano state mantenute aperte, la riapertura di tante attività mi lascia un po' perplesso, specie con così tanti contagi ancora in giro. Con ancora pochi vaccini fatti e nella perdurante assenza di un protocollo condiviso da applicare ai casi di COVID per evitare che si trasformino in terapie intensive.

Capisco anche che il nostro Presidente del Consiglio, con un ministro della sanità da lui stimato -ma poco autorevole- abbia dovuto in qualche modo cedere alle richieste di una consistente parte della maggioranza e al silenzio-assenso dell'altra. 

Non credo lo abbia fatto alla leggera, e se la scommessa riesce se ne può gloriare e se invece fallisce la colpa è di Salvini e della sua Lega, che con la prova della sanità lombarda dovrebbe essere già vista come il diavolo. Certo, passare giugno in lockdown non sarebbe piacevole, ma alla fine noi Italiani siamo fatti così.

Detto questo passiamo a noi ciclisti romani.

Le limitate riaperture dei giorni scorsi, soprattutto le scuole, hanno riportato il traffico sulle strade. Certo, non il 100%, ma comq una bella fetta, anche perchè nessuno si azzarda a prendere i mezzi pubblici. Questa situazione andrà avanti ancora un bel po', anche perchè solo adesso la campagna vaccinale sta cominciando ad interessare la popolazione attiva, sforando il limite dei 60. 

Di fatto ancora per tutta l'estate, i giovani attivi non saranno vaccinati e continueranno ad essere a rischio contagio. Quindi i mezzi dovrebbero essere ancora poco frequentati. Dunque, ancora Autocalypse Now! ... ma sappiamo bene che se tutti prendiamo la macchina non si muove più nessuno.

Se poi spingiamo lo sguardo un po' piu' in la', diciamo a ottobre, speriamo nel ritorno della vera normalità, magari unita alla vogglia di fare di più per buttarsi alle spalle la pandemia. E lì vedo i problemi.

Infatti ci troveremo a che fare con due fenomeni terribili:

1) la gente si renderà conto che in 5 anni e mezzo di amministrazione Raggi l'offerta di trasporto pubblico non è migliorata ne' in quantità ne' in qualità. Ora io non ne faccio un problema di tipo politico (ho sempre pensato male dei grillini di quelli romani, e la realtà mi ha purtroppo dato ragione) ma pratico. Lo smacchinamento della città passa anche da una rete di piste ciclabili (che fa molto contenti noi ciclisti ma alla fine incide poco sui numeri del trasporto), ma soprattutto da un'offerta di trasporto pubblico adeguata in quantità e qualità (includendo un minimo di comfort di viaggio);

2) automobilisti e autisti in generale si sono riabituati a spadroneggiare e sarà difficile ricondurli alla ragione, specie con la polizia locale che abbiamo, poco incline ad imporre la disciplina in città. Quindi fuori dalle piste per noi sarà guerra.

Cosa ci può salvare in questa situazione infernale? Solo lo smartworking, abbattendo i picchi sul sistema di trasporto e riducendo gli spostamenti casa-lavoro di almeno il 10%, forse di più.

I segnali sono ovviamente contrari. Molti sono quelli che ormai vedono l'ufficio come un'occasione mondana. Molti fancazzisti sono stufi di dover produrre qualcosa da casa, quando in ufficio gli basta timbrare il cartellino, e troppa dirigenza vede nell'assemblearismo l'unico modo di lavorare... sostituto dell'efficienza.

In questa situazione potrà il sindaco uscente imporre lo smartworking nella sua città? Mah... questo è tutto da vedere. 

Considerato che finito lo stato di emergenza ritorna la libertà individuale ogni azienda farà come dice lei. Ed altrettanto la pubblica amministrazione, soggetta alle direttive del suo ministro.

Stiamo a vedere, sperando che il tutto non si risolva nella settimana corta dei soli dipendenti comunali.

domenica 11 aprile 2021

Pandemia: macchine, camion e furgoni stanno correndo troppo (e sono più aggressivi)

Con l'entrata in servizio della Pista della Nomentana e il rifacimento di quella dell'Aniene ormai la mia vita ciclistica urbana si svolge soprattutto su pista separata dalla strada. 

Anche gli allenamenti standard cittadini li faccio sulla direttrice del Tevere, a queste collegata dalla Pista della Moschea, quindi alla fine il mio rischio globale si è abbassato di molto.

Ciò non toglie che quando circolo su strada, magari solo da pedone, non abbia notato un deciso incremento della velocità dei mezzi in circolazione. E dell'aggressività dei conducenti.

Certo, i mezzi in circolazione sono un po' meno del solito, ma la relativa rarefazione ne ha accelerato di molto le velocità.  Non solo quella delle solite auto corsaiole, ma anche dei furgoni e dei camion. Ne sono stato vittima un paio di volte, e anche viaggiando in auto fuori Roma. 

Inoltre non solo vogliono andare veloci, ma pretendono di avere strada libera. Questo anche quando vai su strade strette, che non consentono il superamento della bicicletta. In questi casi i furgoni sono veramente terrificanti.

In questo panorama si è diffusa la notizia che gli incidenti in bicicletta stiano aumentando in maniera notevole. 

Ora, il dato presentato all'inizio dell'anno vedrebbe un salto dai 33 del 2019, ai 39 del 2020 fino ai 44 del 2021. Quindi un aumento di circa il 40% in due anni, assolutamente preoccupante. 

Ovviamente questi dati vanno presi con le molle, ad esempio se ho capito bene dei 44 almeno 5 hanno fatto tutto da soli, il che riporterebbe al dato dell'anno precedente.

Però certo se si incrocia l'aumento del numero dei ciclisti (perchè siamo aumentati) con il fenomeno dell'incremento delle velocità dovuto alla rarefazione del traffico (e diciamo anche un certo rilassamento nella guida da parte dei ciclisti stessi) ecco che un aumento degli incidenti appare molto probabile, con un trend che non andrà a migliorare fino alla ripresa del normale traffico agglutinato.

Per questo che ritengo che criticare la riapertura della ZTL a Roma per il resto della durata della Pandemia sia uno spreco di fiato, risorse e credibilità per la categoria dei ciclisti.

E' arrivato il momento di cominciare a battere sulla diffusione degli autovelox urbani, specialmente nei tratti rettilinei delle nostre strade. Velocità moderata significa più sicurezza, meno rumore e meno inquinamento. E anche meno stress di guida per tutti.

Infine ricordiamoci che il tempo di percorrenza lo stabilisce la velocità media, non quella di punta tra semaforo verde e semaforo rosso.