venerdì 31 agosto 2012

Nascita un pieghevolista!

Dopo l'acquisto agli inizi di giugno, la pieghevole è rimasta piegata nel suo angoletto.

Purtroppo, negli ultimi giorni di agosto il caro vecchio cancello ha avuto una serie di rotture piuttosto definitive: cambio, copertone, e la ruota anteriore comunque da cambiare, il tutto per un costo (lontano da ciclofficine) superiore al valore del mezzo da riparato.

Pertanto l'ho lasciato dove era, e a Roma ho rispolverato la balda Hoptown 5, che in realtà è una Hoptown 4 e mezzo, in quanto la marcia più bassa (la 1, per intenderci) non entra mai (in attesa di regolare il cambio).

Terzo giorno di utilizzo, oggi ho fatto veramente la prima pieghevolata... metropolitana alle ore 19:00, traversata la città e sbucato nella nuovissima stazione di Libia.

Riaperta tutta la bici, mi sono diretto a casuccia... Bellissimo.

Ovviamente la Hoptown non è il cancello. Sento molto la mancanza dell'ammortizzatore anteriore, e della borsa triangolare nella quale stipavo un po' tutto... a costo di un bel po' di peso.

In effetti potrei mettere una borsettina anche sulla pieghevole, ma non vorrei sovraccaricarla.

Per le forature mi porto solo la bomboletta, le luci sono quelle a manubrio e casco, mi manca lo spazio per il Giubbotto ad Alta Visibilità, che di notte è veramente comodo,

Per quanto riguarda la guida, ho già affrontato pendenze interessanti, con successo. In discesa non è esaltante, ma alla fine è proprio utile... spero solo che il leggero MdS comparso oggi (Mal di schiena) sia solo il risultato dell'essermi voluto caricare sulle spalle la borsa stile Messenger in vece di agganciarla al portapacchi...

Ahimè, l'età avanza!!!

martedì 31 luglio 2012

Casco: mandare a quel paese non dovrebbe bastare…


Mio figlio ogni tanto prende la bici invece della moto.

“Dovresti metterti il casco, si cade anche dalla bicicletta” gli dico. Mi guarda sconsolato “Papà, prendo la bici proprio per non mettermi il casco” è la risposta.

Vabbè… Quando avevo la sua età il casco per moto ancora non era obbligatorio. Io avevo fatto tutta l’adolescenza in motorino senza casco, sul vespone lo mettevo l’inverno e furoi città. In moto si era costretti a metterlo se si superavano i 90. 

Rigorosamente off-limit per il casco erano le uscite serali a Roma, vestiti “eleganti” con l’ex-fidanzata. 

Poi arrivò il casco obbligatorio. Panico gente che si vendeva la moto, l’ira di Dio. Ora tutto tace e il casco obbligatorio è digerito, e la gente avrebbe anche paura a non usarlo.

Qual è il trucco. Che il casco sulla moto protegge, ma secondo me è un fattore causale di molti incidenti, specialmente l’integrale, in quanto diminuisce la situational awareness e aumenta la velocità. Allora, quando si potevano confrontare i dati tra paesi con casco obbligatorio e senza casco obbligatorio, si vedeva chiaramente che i paesi come l’Italia avevano meno incidenti per moto e meno morti per incidente, proprio a dire: meno incidenti e a velocità più bassa.

Però, come dicono negli ospedali: Mettetevi il casco, ci sono cose peggiori della morte.

Il casco per biciclette non ha nessuna controindicazione. Non limita la vista, non pesa, non tiene troppo caldo. Certo, disturba la permanente e l’acconciatura, probabilmente non soffoca nemmeno il cuoio capelluto. E’ solo una gran rottura di zebedei avercelo sempre appresso, concordo.

Dal punto di vista della sicurezza, se devi sbattere la capoccia sul marciapiedi, è meglio averlo che no. Conosco molti ciclisti che hanno rotto il casco e salvato la zucca. E ho sentito di parecchi altri in coma per aver battuto la testa non protetta. E in effetti tutti quelli che vanno fuoristrada e tutti quelli che corrono sulle strade in genere lo portano.

Veniamo a #salvaciclisti ( ma che vuol dire “#”?). La reazione all’articolo di 4 ruote (che non ho letto, vedo di farlo) che chiede il casco obbligatorio mi sembra il minimo da attendersi dopo tutta la piagnoneria che gronda dal movimento. E’ una risposta ovvia, e certo chi va in bici a scatto fisso senza freni, casco e campanello è meglio che sta zitto. Neanche a Villa Borghese dovrebbe circolare. Malgrado la buona volontà finisce solo per far danni al movimento.

Pertanto, invece di baccagliare, sarebbe bene esporre in maniera seria e civile come stanno veramente le cose, e magari scavare un pochino nelle statistiche. Magari ha ragione 4 Ruote.

In aviazione distinguiamo gli incidenti in “sopravvivibili” e “Non sopravvivibili”. I primi sono facilmente identificabili. Per gli altri (e sono la maggioranza) è stato fatto tantissimo, basandosi su analisi accurate e molto serie. E sono stati fatti enormi progressi.

Quello che dovremmo capire è  quanti sono gli incidenti nei quali il casco avrebbe salvato la vita del ciclista. 

Se la percentuale è rilevante, allora il problema si pone, almeno nell’immediato.

Rimane il fatto che la maggior parte delle morti è l’investimento da parte delle auto che non lascia scampo, casco o non casco. Queste derivano da vari fattori, ma i primi sono sicuramente la condivisione della strada, il non rispetto dei limiti di velocità, la guida aggressiva e distratta. E su questo 4 ruote deve convenire, così come il fatto che una porzione sostanziose di risorse e di volontà sia diretta a risolvere questi problemi.

Un’ultima cosa: #salvaciclisti non è #sfanculautomobilisti, anche se ogni tanto ci fa piacere.


E soprattutto, come dicevo dall’inizio, l’attenzione alla sicurezza è una cosa seria, non le cavolate che si ripetono per sentito dire, magari dagli Inglesi che a loro vanno bene. Ma purtroppo questa è l’Italia: approssimazione e faciloneria da tutte le parti. 

martedì 24 luglio 2012

Acchiappa l'automobilista con la videoregistrazione!


Una mia amica americana, con un figlio ciclista accanito, mi segnala un articolo del New York Times  sull’effetto benefico delle registrazioni video degli incidenti in bicicletta fatte da chi circola registrandosi.

Sto parlando di quelli che girano con la telecamera attaccata al casco che riprende il video del percorso.

In vari casi di incidente, attraverso le immagini video è stato possibile risalire all’automobilista responsabile, anche in casi nei quali non si trattava di un incidente, ma di una vera e propria aggressione.

Eh sì, perché noi critichiamo tanto l’automobilista italiano come padre di tutte le nefandezze, ma se ho capito bene anche in paesi ciclisticamente meno arretrati dell’Italia, gli automobilisti si sentono aggrediti nelle loro prerogative.

Il sentirsi registrati ha un effetto calmante anche sui ciclisti stessi, perché ovviamente, se poi sai che il filmato servirà in tribunale, cerchi di contenerti e non passare dalla parte del torto. L’effetto è benefico su tutto il sistema, ovviamente.

E in Italia funzionerebbe?

Mah… ovviamente  la situazione americana è differente. Lì la polizia locale cerca proprio torti da raddrizzare, laddove la nostra non sembra particolarmente motivata, almeno a giudicare dalla quantità di sosta in doppia fila che continua a persistere.

Innanzitutto ricordiamoci che questo è il paese dove l’automobilista è al sicuro dalle perfide macchinette che registrano la velocità. Devono essere segnalate e visibili, meglio se da molti chilometri di distanza, presidiate da forze dell’ordine, etc. etc.

Però è anche il paese del sistema Tutor, e dei comuni che regolavano le telecamere ai semafori e gli stessi autovelox per fottere gli automobilisti. Quindi la diffidenza è d’obbligo.

Con una certa probabilità il biker vittima dell’incidente che avesse registrato la scena, sarebbe sicuramente denunciato per violazione della privacy, porto abusivo di telecamera, riprese abusive senza bollo SIAE e permesso del comune, violazione della normativa  sulle comparse (l’automobilista, ovviamente non pagato), nonché esercizio abusivo dell’attività di stuntman o, se non sopravvive, decesso non autorizzato su pubblica via.

In breve si troverebbe, oltre che dalla parte del morto, anche da quella del torto, con gli eredi perseguitati da quelli dell’automobilista.

Oppure ci troveremmo una banda di artisti del video, capaci di sovrimporre la targa della tua auto ad un incidente totalmente finto… Insomma that’s Italy!!!!! (aka Oscarwildland)

sabato 21 luglio 2012

La tragedia Italiana: i furbi vincono sempre


La foto di questo post riassume la tragedia italiana.

La strada dove vivo. In primo piano una macchina con una multa appena lasciata dal personale ATAC (?) perché parcheggiata senza pagare nelle strisce blu.

Sullo sfondo le auto parcheggiate sul marciapiedi in divieto di sosta alle quali nessuno fa nulla, perché i vigili non hanno tempo.

La tragedia italiana: i furbi vincono sempre

venerdì 20 luglio 2012

Cicloricarica all'aeroporto

Uno dei problemi più pressanti del moderno viaggiatore, che si porta nel PC ufficio e divertimenti (anche gli spartiti, spesso) è quello di tenere le batterie sempre cariche.

Però per quanti sforzi si facciano, capita sempre di arrivare all'aeroporto scarichi.

Allora dagli a cercare qualche presa libera, magari quelle utilizzate per le pulizie, accuratamente nascoste dietro le poltroncine.

Ogni tanto qualche sponsor ha la bella idea di mettere a disposizione dei viaggiatori sui pannelli pubblicitari prese elettriche.. che festa (ma non l'ho mai visto fare negli aeroporti italiani).

L'ultima, e più belkla, all'aeroporto di Brussels: Electrabel ha messo a disposizione dei viaggiatori alcune stazioni di ricarica... a pedali. Si tratta di un banco cui sono agganciate alcune cyclette che azionano dinamo che ricaricano cellulari e PC.

Pertanto puoi ricaricare quanto vuoi... basta pedalare!

Purtroppo non ho avuto modo di provarle, ma al prossimo viaggio vorrei veramente provarci!

mercoledì 18 luglio 2012

Bici pieghevoli: lo sapevo che c’era la fregatura! (e invece no!)


Ve la ricordate la barzelletta del burino arricchito che imparava finalmente a leggere? Poi andava in paese e vedeva una scritta. Tutto fiero si accinge ad esercitare la nuova facoltà e finalmente lesse: “Fesso chi legge”.

A me è capitato un po’ così con la pieghevole. Mi sono fatto la pieghevole, e dopo poco Bikediablo ci segnala che il trasporto delle pieghevoli sulla metro a tutte l’ore è scomparso dal regolamento dell’ATAC.affisso nelle stazioni.

Oggi ho controllato ed in effetti è vero, delle pieghevoli non si parla più

Di per se’ la cosa non mi spaventa più di tanto, anzi, da regolatore, la stessa norma mi sembrava scritta male. Infatti dovrebbe essere libero il trasporto delle bici pieghevoli piegate, altrimenti se la pieghevole non la pieghi è come ogni altra bicicletta.

D’altra parte una bici piegata è pur sempre una bici, ma ha ò’aspetto di ogni altro bagaglio, ancorchè fuori dalla busta. Quindi sospetto che occorra andare a vedere le limitazioni per il trasporto dei bagagli. Se la bici piegata rientra in quelle, allora nessun problema, e questo mi sembra il vero ragionamento corretto.

Aspettate, vado sul sito dell’agenzia della mobilità di Roma alla voce trasporto biciclette:

Le biciclette pieghevoli, inoltre, possono viaggiare gratuitamente ogni giorno della settimana per tutta la durata del servizio. Sulle due linee della metropolitana e sulla ferrovia Roma-Lido è consentito anche il trasporto di biciclette elettriche a pedalata assistita, ad esclusione di quelle dotate di batterie al piombo.

Quindi cessato allarme. Anzi, neanche vanno piegate!!!

sabato 14 luglio 2012

Leonardo un’espresso un po’ in ritardo


Il collegamento Termini Fiumicino è sempre stato una chimera di noi Romani, che ha scontato, a mio modesto parere, l’ostilità delle ferrovie per qualunque forma di concorrenza, ed  in particolare l’odio viscerale per quella – ormai non più nobile- che viene da cielo.

Infatti è solo recentemente che il collegamento è stato realizzato, il mitico Leonardo Express, ma a prezzi insostenibili: 14 euro a biglietto, una distanza sui 40 km (con la macchina per il raccordo io ne faccio 45). Il taxi conviene da tre passeggeri in su’. Per non parlare degli anni nei quali è stato buttato alle vicinali, per cui di quei 40 km ne dovevi fare almeno 1 a piedi per raggiungere il treno.

Pur a questi prezzi il Leonardo Express rimane un collegamento cruciale. Innanzitutto perché la sera si estende più in la del collegamento FR1 (ultimo 23:38), ma anche perché l’apertura della B1 ha reso particolarmente conveniente il nodo di Termini.

Purtroppo, come spesso accade, al prezzo strabiliante non corrispondono i confort di viaggio. Infatti quasi mai ho trovato funzionanti le prese elettriche, per cui arrivi all’aeroporto togliendo dal PC già mezz’ora di batteria, cruciale per il volo successivo (studiarsi le carte durante il viaggio è un classico mondiale). Altre volte l’aria condizionata non funziona, e per 14 euro per 40 km tutto ciò  è assolutamente inaccettabile.

La cosa peggiore è però che il Leonardo va lemme lemme, pur pagando una percorrenza kilometrica da supervelocità.

L’altra sera, per esempio, arrivo a FCO alle 22:20. Bene, c’e’ il treno delle 23:08, 23:40 Termini, B1 e a casa. Faccio il  biglietto e vedo che sta per partire un residuo FR1 delle 22:59 che ferma a Ostiense… Due conti, ma alla fine preferisco il Leonardo (cmq avevo già obliterato).

Senonchè, a quell’ora, il Leonardo ti piazza 12 minuti di ritardo, per cui si arriva a Termini alle 23:52. Metro chiusa “in faccia” e caccia al bus notturno, anche perché non la volevo dare vinta.

Per fortuna c’era il 13n che passa alle 24:10 (ma non se ne conosce la frequenza successiva. Mistero) che mi porta a Piazza Acilia. Salvo anche due Ungheresi compagne di Leonardo che dovevano andare a Piazzale delle Provincie e anche loro non hanno potuto prendere la Metro. Andandoci con il taxi da Termini avrebbero alla fine speco più che partendo con il taxi da FCO.

Una magrissima soddisfazione, l’aver protestato direttamente con il macchinista attraverso il vetro. Lo guardo – Mi guarda – Alzo il polso con l’orologio e batto l’indice sul quadrante, poi con la stessa mano faccio il segno internazionale del “che cazzo fai?” – Lui alza le mani dicendo “da me che voi?” – Io agito la mano aperta col segno internazionale del “Vedi d’anna’… ”.

Se noi sei responsabile tu nessun rancore, ma ti prego di trasferirlo ai veri responsabili.