Ho sempre apprezzato la bici a pedalata assistita, bici elettrica per brevita’, in quanto e’ l’argomentazione da usare contro chi dice che
la bici non e’ per tutti.
Infatti apre l’uso della bicicletta anche a persone che non sono in grado di affrontare certi tipi di fatiche, o che debbono coprire distanze proibitive, magari 30 km al giorno, e rimanere accettabilmente asciutti etc. etc.
Ed in effetti all’inizio vedevi in bici elettrica signori ben vestiti, mamme con bambini sui seggiolini, oppure persone che possono usare la bicicletta come mezzo di spostamento anche in contesti di grande dislivello.
Si e’ anche sviluppata una comunità di elettrociclisti (che chiamano noi “muscolari”) che dice che loro fanno la nostra stessa fatica, solo vanno più forte… mah, ho elementi concreti per non crederci completamente, ma ancora una volta tutto bene, anzi benissimo.
Infine la bici elettrica e' come un’assicurazione sulla ciclabilità dovesse svilupparsi qualche problema nelle gambe, tipo
failure del ginocchio, per continuare a godersi i paesaggi anche senza poter sparare dentro forza.
Con l’arrivo delle batterie moderne la bici elettrica è diventata un mezzo dalle grandi potenzialità pratiche, con autonomie di tutto rispetto, ed un’architettura che è ritornata quasi simile a quella delle biciclette normali, tanto miniaturizzati si sono fatti motori e batterie.
Di colpo e’ diventata il mezzo preferito dei discesisti, che cosi’ possono farsi la bici pesante quanto vogliono, salire a batteria e buttarsi nei boschi giu’ a rotta di collo (
letteralmente…)
Qui pero’ è anche successo il casino. Infatti la bici elettrica e’ ormai cosi’ sofisticata e pratica, da divenire appetibile a tutta un’altra serie di soggetti che poco, o nulla, hanno a che fare con ambiente e spirito ciclistico. Pertanto qui finiscono i ciclisti elettrici e cominciano altri soggetti, per esempio due tipi caratteristici.
I finti ciclisti
Qualche tempo fa pedalavo sulla BFold sulla Prenestina, sole alle spalle, quando vedo sull’asfalto un’ombra di ciclista su 29 che arriva veloce come il vento. Sospiro alla ruota 20, all’abbigliamento da ufficio....
Sembrava proprio un ciclista di quelli tosti, pedalando senza mani, vestito come tale, perfino il casco con il cinturino slacciato, ma quando è passata la ruota artigliata anteriore, ho visto la batteria integrata nel telaio e il motore…
Nota: il casco col cinturino slacciato ne tradisce la matrice motoristica, in quanto mai ciclista vero si assoggetterebbe al casco tenendo slacciato il cinturino!
L’ho seguito pedalare fino a Largo Preneste, dopodiche’ si e’ dileguato con un paio di traiettorie improbabili gettando scompiglio nel flusso del traffico e l’ho perso di vista. Pero’ e’
riciccciato altre volte, sempre stesso tipo di apparizione.
Se forse e’ il piu’ caratteristico, altri individui si mascherano da ciclisti veri, e sono tutti contenti di superarti (si vede dalle loro espressioni) con l’aiuto del motore elettrico.
Francamente non ne riesco a comprenderne la ragione, e’ un po' come
vantarsi di avere l’uccello sempre dritto dopo aver preso il Viagra.
Forse che pensano che il ciclista vero non scorga la differenza tra la velocità del mezzo e l’evidente disimpegno fisico? Boh! Pero’ non nego che, tenendo un buon passo urbano da pieghevole in abiti da ufficio sui 15 km/h, farmi superare da un pagliaccio in bici elettrica un po’ mi gira.
Sta di fatto che questi individui non solo sono molto più frequenti, ma pretendono di tenere velocità sui 30 all’ora anche sulle piste ciclabili, con i problemi evidenti di sicurezza.
Il che fa pensare che forse la velocità max assistita, 25 km/h, e’ forse un po’ alta per l’ambiente delle piste ciclabili e andrebbe tagliata, non oltre i 15 km/h, proprio per mantenere la compatibilità con i muscolari
I ciclomotoristi
Alla categoria dei finti ciclisti, irritante ma quasi innocua, si sta aggiungendo a velocità preoccupante quella dei ciclomotoristi, ovvero quelli che prendono la bici elettrica in sostituzione dello scooter, per vari motivi: niente casco, niente assicurazione, niente targa… velocità simile.
Per fortuna questo tipo di ciclista si fa notare in quanto pedala (quando lo fa) in maniera totalmente disgiunta dalla velocità del mezzo e preferisce quelle orribili biciclette con le ruote grosse da sabbia, che stanno diventando un universo a se’ stante.
Infatti, come i vecchi ciclomotori erano quasi ingestibili a pedali (e quante pedalate ho fatto con il caro Piaggio Boxer, la mia prima e unica full) anche questi ciclomotori elettrici hanno poche possibilità di essere mossi a pedali,
just in case esaurisci la batteria.
Il problema è che per ottenere questo effetto occorre andare al di la’ della legge, ovvero alzare il limite dei 25 km/h per la pedalata assistita oppure rimuovere direttamente la relazione tra pedali e motore e montare un acceleratore che comandi il motore.
La diffusione di questi ciclomotori elettrici è stata all’inizio limitata ad un classico fenotipo (per dirla, come le famose
zoccolette delle Smart), tanto che pensavo che in realtà si trattasse di membri di un cartello dedito allo spaccio ecologico di droga .
La formula sembra aver successo anche al di fuori di questi ambienti e una serie di individui, sempre vestiti molto all’ultima moda del momento, spesso malgrado la loro età, sta transitando dallo scooter al ciclomotore elettrico.
Il problema è che mentre il Ciao, Boxer, Si’, Califfone, dell’epoca nostra si chiamavano ciclomotori per distinguerli dalle motociclettine (Aspes, Caballero, e il mitico Corsarino, il 50 quattro tempi della Morini),questi ciclomotori elettrici sono associati alle biciclette e ne sfruttano le semplificazioni normative.
E quindi te li trovi sfrecciare ai limiti dei 40 all’ora, senza il minimo sforzo da parte dei ciclisti, anche sulle piste e nelle altre aree dove le bici sono permesse o tollerate. E’ solo questione di tempo che accada qualche incidente serio, dunque. Anche considerando che molti si portano i figli nel seggiolino a quelle velocità.
E infine il mitico pippone morale!
Quello che mi preoccupa oltremodo è l’abuso del concetto di bicicletta, per il quale potrebbe pagare la comunità ciclistica intera. Ricordiamoci che casco, targa e assicurazione obbligatoria sono sempre in agguato, se non altro perche’ fortemente sponsorizzati dagli anticiclisti.
La tradizione nazionale non è purtroppo di prevenire ma di curare, anzi, preferibilmente amputare con furia vendicativa dopo il fattaccio. Francamente ritengo che ogni eventuale reazione normativa possa essere confinata alle sole biciclette a pedalata assistita, quindi mi preoccuperei veramente se fossi un onesto elettrociclista.
Nel frattempo la mia esperienza di ciclista mi porta a dire che i famosi 25 km/h di pedalata assistita si riveleranno presto eccessivi, ma comunque, nel frattempo, occorre vigilare affinche’ la bici a pedalata assistita non venga abusivamente trasformata in un ciclomotore elettrico, il che non sarebbe niente di male se pero’ seguisse la normativa degli scooter (casco, targa, assicurazione…)!