Sono tanti anni che ci sentiamo dire che a Roma non si possono fare le piste perche' mancano i soldi... salvo poi scoprire che il referndum su ATAC costera' tra i dieci e gli undici milioni di euro, se ricordo bene circa il 33%, un terzo, della cifra che sarebbe servita a ciclabilizzare Roma ai tempi di Alemanno.
Se permettete ho il diritto di essere un po' incazzato, come tutti i ciclisti, come tutti i romani.
Incazzati non perche' il referendum non sia legittimo. Ma visti i precedenti e' particolarmente inutile.
Dalla mia esperienza professionale avere un fornitore 100% statale ha vantaggi e svantaggi speculari ad averne uno privato. Se da un lato il fornitore statale, o comunale, e' funzionale alla tua politica, dall'altra parte quando va male ti carichi tutte le perdite, e comunque se lo multi (quando non rispetta l'accordo fittizio che ha con te) multi te stesso.
Un privato invece avra' attenzione ai costi. Pensera' soprattutto, magari non esclusivamente, al proprio tornaconto e quindi se non stai attento a gestirlo non fara' i tuoi interessi.
Dopodiche' la storia dei contratti di Roma Capitale non viene portata ad esempio nei libri di economia liberista... Non solo, ma poi ti tiene per le cose (si', quelle) con l'occupazione... come "mi dai fastidio" licenzio xmila addetti che in realta' non mi servono.
Diciamo la formula pubblica ha invece il piccolo inconveniente che il futuro sindaco puo' fare campagna elettorale promettendo ai dipendenti ATAC (e AMA) vantaggi diretti. Come ha fatto Virginia che ha disfatto quel po' di buono fatto da Marino per far rigare un po' meno storto le suddette.
D'altra parte come potrebbe il privato aggiudicatario non appoggiare politicamente (e finanziariamente) una delle parti in lizza?
Alla fine le due formule sono accomunate da un elemento: funzionano se chi le gestisce sa il fatto proprio, il che non sembra esattamente la fotografi di Roma Capitale.
Insomma, per me il referendum sono solo soldi buttati. L'ATAC e' e rimane un gruppo di persone che porta a spasso autobus, facendo salire e scendere passeggeri, ma senza riuscire a trasformare questa attivita' in un vero servizio.
Lo si vede anche perche' quando gestisce qualcosa di piu' complicato, come tram, ferrovie urbane o metropolitana, che richiedono programmazione, il tutto si sfalda.
Nota: ho scritto queste righe prima dell'incidente sulla scala mobile dei tifosi del CSKA.
D'altra parte cosa aspettarsi da un comune abituato a concedere l'assessorato alla mobilita' a persone poco adatte, ieri Esposito, oggi Linda.
Non ci sono leggi buone per il popolo corrotto.
Detto questo nessuno si pone un problema molto serio, a prescindere. L'abbonamento "a presso pieno" ATAC consente di viaggiare da Cesano a Ostia, tutto l'anno, avanti e dietro a meno di un euro al giorno. E' chiaro che e' un prezzo politico, e che i veri costi sono a carico della collettivita'.
Bene, direte voi, scelta politica. Ma certo, peccato che anche la collettivita' (= Roma Capitale) non riesce a sostenere i costi e sta andando fallita, e pur di nasconderli consente che ATAC anno dopo anno faccia un centinaio di milioni di passivo, passivo che essendo strutturale non e' altro che un trasferimento di perdite dal bilancio del Comune a quello di ATAC.
In tutto questo il "servizio" peggiora, e' sempre piu' difficile farci affidamento e non supporta una vita lavorativa attiva. Se poi sei romani paghi poco il biglietto ma il Comune -appunto- si consuma il tuo reddito in tasse.
Altro che referendum... La prima operazione verita' sarebbe stata quindi quella di stabilire un nuovo costo chilometrico e un criterio chiaro, non politico, per la determinazione delle tariffe.
Per esempio lasciando gli investimenti alla collettivita' ma facendo pagare agli utenti il costo di esercizio, incluse le perdite di ciascun anno.
Certo, in queste condizioni bisogna gestire bene, in quanto non si fa piu' un servizio per indigenti, ma per cittadini attivi. E se vuoi tenere bassi i costi di esercizio i bus devono camminare, quindi via la sosta selvaggia etc. etc. Ahiahiahi.
Quindi... ma che ci referendiamo a fare? Cerchiamo di fare le persone serie.
PS: Io comunque avrei accettato di vendere a Trenitalia. Almeno quelli il fatto loro lo sanno. E avrei fatto un po' di piste ciclabili con quegli undici (dieci e rotti, pare) milioni.
giovedì 25 ottobre 2018
domenica 21 ottobre 2018
Omicidio Stradale vs Autovelox segnalato
La comunita' ciclista, grazie ai contatti con uno dei maggiori sostenitori del provvedimento, ha seguito abbastanza da vicino le vicende che hanno portato alla promulgazione della legge nota come Omicidio Stradale, peraltro fortemente (e comprensibilmente) voluta dalle associazioni delle vittime della strada.
Piu' recentemente credo che un po' tutti abbiamo avuto un sobbalzo nel sapere che l'omicidio stradale era citato negli avvisi di garanzia per il crollo del Ponte Morandi a Genova.
Ma come, una legge fatta per colpire chi guida imprudentemente usata contro i tecnici stradali? Evidentemente il testo giuridico si presta a questo tipo di uso, secondo me non certo appropriato.
Che poi fosse una di quelle leggi un po' sopra le righe era stato chiaro sin dall'inizio, e peraltro sancito in una dichiarazione, magari piu' un pensiero ad alta voce, che un famoso ex-pm italiano aveva rilasciato a margine di un convegno, che suonava (non e la ricordo testuale) pressappoco cosi': adesso se metti sotto uno, conviene che dici che l'hai fatto apposta che almeno ti puoi prendere le attenuanti..."
Francamente io sono contrario a leggi terribilmente punitive fini a loro stesse, specie quando sono relative a fatti non dolosi. Intendiamoci, se prendi la macchina ubriaco e uccidi qualcuno, vedo una seria affinita' all'omicidio preterintenzionale, ma magari non oltre quello.
Pero' la faccenda di Genova indica che a conti fatti probabilmente le pene sono simili a quelle per strage, che pure loro non dovrebbero essere zuccherini.
Comunque la cosa che mi ha sempre urtato terribilmente e' l'accento tutto italiano sulla punizione e il totale disinteresse per la prevenzione, una cosa che indica una societa' in mano agli avvocati.
Infatti una legge dura come quella dell'omicidio stradale, coesiste in un sistema giuridico nel quale gli autovelox debbono essere tutti segnalati. Perche' mettere un autovelox nascosto sarebbe sleale nei confronti dell'automobilista.
Eppure gli autovelox non segnalati sono molto efficaci. Qualche tempo fa un amico che ci aveva invitato a cena a Bruxelles, riaccompagnandoci a casa si scuso' che andava a 50 all'ora su di uno stradone: Sapete, devo andare piano anche di note perche' ci sono gli autovelox nascosti.
Oddio, l'autovelox in vista ha una sua funzione, ma alla fine le posizioni sono segnalate e riportate sui navigatori. Fossero decine capirei, ma sulla Pontina tra Roma e Latina ce ne sta uno solo per senso di marcia... dico, per una delle strade piu' pericolose d'Italia. Dentro Roma poi il deserto dei tartaraggi.
Ora, che quello che ti ha ammazzato, o storpiato, finisca in galera per un bel po' il resto dei suoi giorni potra' anche essere di aiuto psicologico, ma se gli avessero tolto la patente tre mesi prima di investirti... be' sarebbe stata tutta un'altra cosa... insomma, ci sarebbero probabilmente (molte) meno vittime della strada.
Ed e' particolare proprio che mentre si sia fatto tanto clamore per l'approvazione di questo provvedimento di repressione, il diritto costituzionale di andare alla velocita' che ti pare rimane garantito.
Vabbe', continuiamo cosi'. Cambiano i suonatori, magari cambia anche il timbro degli strumenti... ma la musica rimane la solita sinfonia italiana.
Piu' recentemente credo che un po' tutti abbiamo avuto un sobbalzo nel sapere che l'omicidio stradale era citato negli avvisi di garanzia per il crollo del Ponte Morandi a Genova.
Ma come, una legge fatta per colpire chi guida imprudentemente usata contro i tecnici stradali? Evidentemente il testo giuridico si presta a questo tipo di uso, secondo me non certo appropriato.
Che poi fosse una di quelle leggi un po' sopra le righe era stato chiaro sin dall'inizio, e peraltro sancito in una dichiarazione, magari piu' un pensiero ad alta voce, che un famoso ex-pm italiano aveva rilasciato a margine di un convegno, che suonava (non e la ricordo testuale) pressappoco cosi': adesso se metti sotto uno, conviene che dici che l'hai fatto apposta che almeno ti puoi prendere le attenuanti..."
Francamente io sono contrario a leggi terribilmente punitive fini a loro stesse, specie quando sono relative a fatti non dolosi. Intendiamoci, se prendi la macchina ubriaco e uccidi qualcuno, vedo una seria affinita' all'omicidio preterintenzionale, ma magari non oltre quello.
Pero' la faccenda di Genova indica che a conti fatti probabilmente le pene sono simili a quelle per strage, che pure loro non dovrebbero essere zuccherini.
Comunque la cosa che mi ha sempre urtato terribilmente e' l'accento tutto italiano sulla punizione e il totale disinteresse per la prevenzione, una cosa che indica una societa' in mano agli avvocati.
Infatti una legge dura come quella dell'omicidio stradale, coesiste in un sistema giuridico nel quale gli autovelox debbono essere tutti segnalati. Perche' mettere un autovelox nascosto sarebbe sleale nei confronti dell'automobilista.
Eppure gli autovelox non segnalati sono molto efficaci. Qualche tempo fa un amico che ci aveva invitato a cena a Bruxelles, riaccompagnandoci a casa si scuso' che andava a 50 all'ora su di uno stradone: Sapete, devo andare piano anche di note perche' ci sono gli autovelox nascosti.
Oddio, l'autovelox in vista ha una sua funzione, ma alla fine le posizioni sono segnalate e riportate sui navigatori. Fossero decine capirei, ma sulla Pontina tra Roma e Latina ce ne sta uno solo per senso di marcia... dico, per una delle strade piu' pericolose d'Italia. Dentro Roma poi il deserto dei tartaraggi.
Ora, che quello che ti ha ammazzato, o storpiato, finisca in galera per un bel po' il resto dei suoi giorni potra' anche essere di aiuto psicologico, ma se gli avessero tolto la patente tre mesi prima di investirti... be' sarebbe stata tutta un'altra cosa... insomma, ci sarebbero probabilmente (molte) meno vittime della strada.
Ed e' particolare proprio che mentre si sia fatto tanto clamore per l'approvazione di questo provvedimento di repressione, il diritto costituzionale di andare alla velocita' che ti pare rimane garantito.
Vabbe', continuiamo cosi'. Cambiano i suonatori, magari cambia anche il timbro degli strumenti... ma la musica rimane la solita sinfonia italiana.
martedì 16 ottobre 2018
SOS Pedoni (E Ciclisti)
Le cifre descrivono un massacro di pedoni con morti un giorno si’ e un giorno no. Questo visto dall’esterno.
Ma se camminate per le strade di Roma, se vi avventurate ad attraversare sulle strisce pedonali, il brivido potete provarlo in diretta. Addosso.
Eh si’... mentre attraversate vi chiedete: ma quel SUV (Furgone Bianco, SMART, Mini, Taxi, Bus, scooterone, etc.) che sta accelerando verso di me per spaventarmi e passare prima lui anche se attraverso sulle strisce, l’ha capito che invece di accelerare deve rallentare e fermarsi? In genere lo capisce, e alla fine si ferma, anche se ci sforma e gli da’ fastidio.
Qualche volta no.
E c’e’ pure l’altra faccia della medaglia. Quei pedoni che attraversano dappertutto, dietro le curve, sulle strade veloci, il Raccordo, etc. addirittura a semaforo verde (per le auto) perche’ tanto si fermano comunque. E quando leggi la cronaca non sai mai se sono quelli di prima o questi. Non sempre ti dicono investito sulle strisce o no…
Insomma, a tutti e’ chiaro che a Roma non si puo’ andare avanti cosi’, la notte e’ nera. Secondo me lo capisce anche Virginia, anche se altrettanto probabilmente non sa come fare ad intervenire, e tantomeno Linda.
Perche’? perche’ hanno sempre vissuto in questa città ai confini (un po’ piu’ in la’) del mondo civile… insomma, quando si parlava di Autovelox dicevano non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini… i quali hanno il brutto vizio di morire quando vengono investiti, anche se hanno le tasche piene di soldi.
Il guaio e’ che a Roma abbiamo mantenuto il modello culturale di Tombstone, ma senza lo sceriffo Wyatt Earp che tiene almeno un po’ di ordiine. E i nostri cowboy, i piu’ spavaldi di loro, sanno bene che possono fare di tutto. Al massimo rischiano una multa se lasciano la macchina in seconda fila o se passi col rosso, il nostro ultimo totem. Ma quando scatta il verde, è come essere a Monza.
In effetti se vediamo, la figura del vigile che ti fischia quando fai l’infrazione sopravvive solo presso qualche semaforo dove e’ messo per fluidificare il traffico. E quindi, bene o male, quando guidi puoi fare quello che vuoi, purchè non passi con il rosso.
Se io dovessi rimettere ordine in questo casino incomincerei dalla velocità, maledetta velocita’. Il romano ha sempre fretta. Sia che parta in ritardo o che sia per l’ansia che si blocchi il traffico, troppa gente preme sull’acceleratore a tavoletta.
In una matrice di rischio l’aumento della velocità ti fa salire in diagonale verso l’alto a sinistra… aumenta la gravità delle conseguenze e al tempo stesso la probabilità di avere un incidente.
Quindi comincerei a comprare un centinaio di autovelox e a disseminarli per gli stradoni… semplicemente per cominciare a domare i cowboy. Uno che va a 50 sulla Colombo di notte poi tende a fermarsi anche ai passaggi pedonali, non c’e’ dubbio. Gli hai tolto il vizio.
Poi opererei sui passaggi pedonali, tenendoli sempre ben dipinti, e ne solleverei la maggior parte. E soprattutto li terrei sgombri dalle auto in sosta. Ordine speciale per i vigili urbani, compreso il loro comandante in capo. Quando girate per strada e vedete una macchina in sosta sulle strisce pedonali lasciate perdere qualunque cosa stiate facendo e gli fate la multa.
Dopodiche’ farei una squadra di vigili che di mestiere sorvegli i passaggi pedonali. Un’ora a passaggio, in modo da cominciare a fare un po’ di multe a chi poi tutte queste cose non le rispetta.
Last but not least occorre anche cominciare ad operare sui pedoni… embe’ pure loro dovrebbero abituarsi ad attraversare sulle strisce anche quando costa qualche passo in più… nel mondo esistono sia diritti che doveri.
E noi ciclisti?
Noi ciclisti siamo un po’ automobilisti e un po’ pedoni…
Innanzitutto diciamo che tra i ciclisti la buona abitudine di dare la precedenza ai pedoni sulle strisce e’ molto meno diffusa di quanto dovrebbe. Non sono pochi quelli che non ci pensano per niente a fermarsi e dare la precedenza.
Dopodiche’ in quanto ciclisti spesso usiamo le strisce pedonali portando la bici con noi o anche in sella, cosa magari non regolare ma alla fine se fatta con saggezza neanche assurda o pericolosa.
E li’ rischiamo come tutti, ma gli automobilisti non va proprio giu’ il concetto di bici portata a piedi sulle strisce, anche perche’ è una cosa lunga due metri e quindi ti tiene fermo per più tempo.
Infine in quanto utenti non corazzati della strada, rischiamo comunque quando le macchine corrono. In questo momento secondo me è il rischio più grosso e sarebbe ora che Virginia e Linda lo affrontassero.
Con gli autovelox.
Ma se camminate per le strade di Roma, se vi avventurate ad attraversare sulle strisce pedonali, il brivido potete provarlo in diretta. Addosso.
Eh si’... mentre attraversate vi chiedete: ma quel SUV (Furgone Bianco, SMART, Mini, Taxi, Bus, scooterone, etc.) che sta accelerando verso di me per spaventarmi e passare prima lui anche se attraverso sulle strisce, l’ha capito che invece di accelerare deve rallentare e fermarsi? In genere lo capisce, e alla fine si ferma, anche se ci sforma e gli da’ fastidio.
Qualche volta no.
E c’e’ pure l’altra faccia della medaglia. Quei pedoni che attraversano dappertutto, dietro le curve, sulle strade veloci, il Raccordo, etc. addirittura a semaforo verde (per le auto) perche’ tanto si fermano comunque. E quando leggi la cronaca non sai mai se sono quelli di prima o questi. Non sempre ti dicono investito sulle strisce o no…
Insomma, a tutti e’ chiaro che a Roma non si puo’ andare avanti cosi’, la notte e’ nera. Secondo me lo capisce anche Virginia, anche se altrettanto probabilmente non sa come fare ad intervenire, e tantomeno Linda.
Perche’? perche’ hanno sempre vissuto in questa città ai confini (un po’ piu’ in la’) del mondo civile… insomma, quando si parlava di Autovelox dicevano non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini… i quali hanno il brutto vizio di morire quando vengono investiti, anche se hanno le tasche piene di soldi.
Il guaio e’ che a Roma abbiamo mantenuto il modello culturale di Tombstone, ma senza lo sceriffo Wyatt Earp che tiene almeno un po’ di ordiine. E i nostri cowboy, i piu’ spavaldi di loro, sanno bene che possono fare di tutto. Al massimo rischiano una multa se lasciano la macchina in seconda fila o se passi col rosso, il nostro ultimo totem. Ma quando scatta il verde, è come essere a Monza.
In effetti se vediamo, la figura del vigile che ti fischia quando fai l’infrazione sopravvive solo presso qualche semaforo dove e’ messo per fluidificare il traffico. E quindi, bene o male, quando guidi puoi fare quello che vuoi, purchè non passi con il rosso.
Se io dovessi rimettere ordine in questo casino incomincerei dalla velocità, maledetta velocita’. Il romano ha sempre fretta. Sia che parta in ritardo o che sia per l’ansia che si blocchi il traffico, troppa gente preme sull’acceleratore a tavoletta.
In una matrice di rischio l’aumento della velocità ti fa salire in diagonale verso l’alto a sinistra… aumenta la gravità delle conseguenze e al tempo stesso la probabilità di avere un incidente.
Quindi comincerei a comprare un centinaio di autovelox e a disseminarli per gli stradoni… semplicemente per cominciare a domare i cowboy. Uno che va a 50 sulla Colombo di notte poi tende a fermarsi anche ai passaggi pedonali, non c’e’ dubbio. Gli hai tolto il vizio.
Poi opererei sui passaggi pedonali, tenendoli sempre ben dipinti, e ne solleverei la maggior parte. E soprattutto li terrei sgombri dalle auto in sosta. Ordine speciale per i vigili urbani, compreso il loro comandante in capo. Quando girate per strada e vedete una macchina in sosta sulle strisce pedonali lasciate perdere qualunque cosa stiate facendo e gli fate la multa.
Dopodiche’ farei una squadra di vigili che di mestiere sorvegli i passaggi pedonali. Un’ora a passaggio, in modo da cominciare a fare un po’ di multe a chi poi tutte queste cose non le rispetta.
Last but not least occorre anche cominciare ad operare sui pedoni… embe’ pure loro dovrebbero abituarsi ad attraversare sulle strisce anche quando costa qualche passo in più… nel mondo esistono sia diritti che doveri.
E noi ciclisti?
Noi ciclisti siamo un po’ automobilisti e un po’ pedoni…
Innanzitutto diciamo che tra i ciclisti la buona abitudine di dare la precedenza ai pedoni sulle strisce e’ molto meno diffusa di quanto dovrebbe. Non sono pochi quelli che non ci pensano per niente a fermarsi e dare la precedenza.
Dopodiche’ in quanto ciclisti spesso usiamo le strisce pedonali portando la bici con noi o anche in sella, cosa magari non regolare ma alla fine se fatta con saggezza neanche assurda o pericolosa.
E li’ rischiamo come tutti, ma gli automobilisti non va proprio giu’ il concetto di bici portata a piedi sulle strisce, anche perche’ è una cosa lunga due metri e quindi ti tiene fermo per più tempo.
Infine in quanto utenti non corazzati della strada, rischiamo comunque quando le macchine corrono. In questo momento secondo me è il rischio più grosso e sarebbe ora che Virginia e Linda lo affrontassero.
Con gli autovelox.
domenica 30 settembre 2018
Mo' si' che ci vuole una ciclabbile a Viale Libbia!
Con una mossa molto a favore del trasporto pubblico la Giunta Raggi ha deciso di blindare quelle corsie preferenziali ATAC troppo spesso occupate dalle auto in sosta.
Un po' come e' stato fatto a Via Albalonga per arginare la sosta selvaggia che sbarrava la strada di fronte al tempio dei tiramisu'.
Piu' che altro la mossa non sembra derivi tanto dalla volonta' di avvantaggiare i cittadini che prendono il bus, quanto dalla necessita' di contenere i costi ATAC, per esempio aumentando la velocita' media del trasporto... e quindi proteggendo le corsie preferenziali. Ma non ci importa di che colore e' il gatto fintanto che acchiappa il topo.
La manovra ha toccato anche la preferenziale di Viale Libia, invasa dalle auto in quanto costrette a transitarvi perche' la corsia di marcia viene sempre occupata dalle auto in sosta... FINALMENTE|.
Poi sull'effettiva riuscita della mossa dovremo stare a vedere, in quanto la protezione e' molto parziale e per adesso si ferma (o inizia) a Piazza Annibaliano, mentre la sosta abusiva e' fiorente anche nel tratto fino a Piazza Istria...
Mentre ci si rallegra per il cittadino utent, la posa dei cordoli rende pero' oggettivamente difficile la vita al ciclista.
Infatti prima c'era una sola corsia libera, ma sempre grande e dunque un po' di spazio per il ciclista ci scappava sempre.
Adesso in entrambe le corsie per il ciclista lo spazio e' risicato. In quella preferenziale, che a Roma e' proibita alle bici, una bici e un bus non ci passano, ma purtroppo lo spazio nell'altra e' anch'esso risicato, e quindi le auto innervosite ti fanno il filo.
Ci vorrebbe quindi uno spazio dedicato alle biciclette, il mitico corridoio centrale che poi potrebbe continuare su Corso Trieste fino alla pista della Nomentana. Per adesso fantascienza, ma magari se Virginia ci prende gusto...
La domanda pero' che mi pongo e' perche' a Viale Libia, ormai doppiato dalla metro B1, circolino ancora tanti bus, quasi tanti quanto prima della metro... uno penserebbe per esempio che rimanessero solo linee trasversali, che quelle provenienti dalla periferia si attestassero a Ionio o a Conca d'oro e che l'80 -tanto per dirne una- originasse da Annibaliano...
Mah, la zenzazione e' che ATAC sia rimasta un po' come AMA, che non si adatta al nuovo mondo del riciclo e rimane tarata sul semplice mestiere fatto di raccolta e trasporto discarica.
ATAC, piu' che al servizio di trasporto, sembra ancora innamorata del mestiere di macinare tanti chilometri andando a spazzo con gli autobus per la citta', come e quando fa comodo a lei. Chilometri utili o no, tanto alla fine paghiamo noi.
Un po' come e' stato fatto a Via Albalonga per arginare la sosta selvaggia che sbarrava la strada di fronte al tempio dei tiramisu'.
Piu' che altro la mossa non sembra derivi tanto dalla volonta' di avvantaggiare i cittadini che prendono il bus, quanto dalla necessita' di contenere i costi ATAC, per esempio aumentando la velocita' media del trasporto... e quindi proteggendo le corsie preferenziali. Ma non ci importa di che colore e' il gatto fintanto che acchiappa il topo.
La manovra ha toccato anche la preferenziale di Viale Libia, invasa dalle auto in quanto costrette a transitarvi perche' la corsia di marcia viene sempre occupata dalle auto in sosta... FINALMENTE|.
Poi sull'effettiva riuscita della mossa dovremo stare a vedere, in quanto la protezione e' molto parziale e per adesso si ferma (o inizia) a Piazza Annibaliano, mentre la sosta abusiva e' fiorente anche nel tratto fino a Piazza Istria...
Mentre ci si rallegra per il cittadino utent, la posa dei cordoli rende pero' oggettivamente difficile la vita al ciclista.
Infatti prima c'era una sola corsia libera, ma sempre grande e dunque un po' di spazio per il ciclista ci scappava sempre.
Adesso in entrambe le corsie per il ciclista lo spazio e' risicato. In quella preferenziale, che a Roma e' proibita alle bici, una bici e un bus non ci passano, ma purtroppo lo spazio nell'altra e' anch'esso risicato, e quindi le auto innervosite ti fanno il filo.
Ci vorrebbe quindi uno spazio dedicato alle biciclette, il mitico corridoio centrale che poi potrebbe continuare su Corso Trieste fino alla pista della Nomentana. Per adesso fantascienza, ma magari se Virginia ci prende gusto...
La domanda pero' che mi pongo e' perche' a Viale Libia, ormai doppiato dalla metro B1, circolino ancora tanti bus, quasi tanti quanto prima della metro... uno penserebbe per esempio che rimanessero solo linee trasversali, che quelle provenienti dalla periferia si attestassero a Ionio o a Conca d'oro e che l'80 -tanto per dirne una- originasse da Annibaliano...
Mah, la zenzazione e' che ATAC sia rimasta un po' come AMA, che non si adatta al nuovo mondo del riciclo e rimane tarata sul semplice mestiere fatto di raccolta e trasporto discarica.
ATAC, piu' che al servizio di trasporto, sembra ancora innamorata del mestiere di macinare tanti chilometri andando a spazzo con gli autobus per la citta', come e quando fa comodo a lei. Chilometri utili o no, tanto alla fine paghiamo noi.
giovedì 27 settembre 2018
Finalmente abbiamo un bel cool!
Che freschetto, che cool come dicono gli anglosassoni, ha portato la tramontana a Roma!
Di colpo la temperatura e' crollata, ieri sera addirittura intorno ai 10 gradi, e per la prima volta da un periodo lunghissimo non solo non abbiamo avuto il caldo umido di questa estate, ma addirittura chi e' incautamente uscito in abiti estivi ha rischiato di buscarsi una polmonite. Personalmente ho avuto l'accortezza di portarmi il windstopper deploiato (dall'inglese deployment) al momento critico.
Alla faccia del cool.
Chiaramente la potenza muscolare si e' scatenata, e a vestiti asciutto, ovvero senza sudare, vi e' stato un repentino taglio dei tempi di percorrenza, anche intorno al 20%, specie in quelle tratte fatte col vento prevalentemente a favore.
La discontinuita' termica ha comunque permesso di convalidare la fine astronomica dell'estate. Da adesso in poi se fa caldo e' l'ottobrata romana, l'estate di San Valentino (quando a Chicago Al Capone li fece fuori tutti perche' a novembre aveva le caldane), l'estate indiana, ma non piu' l'estate estate.
A quando il ritorno del velluto e dello spinato di tweed?
Beh... non vedo tutta questa fretta, per adesso mi contento del pantalone lungo e della riduzione delle zanzare.
sabato 15 settembre 2018
PRENESTINA!!!! Un'altra stella che brillera' nella notte nera
La notizia l'ho trovata su Roma Today mentre stavo all'estero: in una conferenza stampa la Sindaca ha annunciato la decisione di fare una bikelane sulla Prenestina, dalla Togliatti a Porta Maggiore, quindi circa 5 km.Un'opera molto importante, destinata a realizzare una specie di ferro di cavallo saldando la pista della Togliatti con l'altra bikelane della Tuscolana. Una dimostrazione pratica che il settore della ciclabilita' e' l'unico nel quale l'Amministrazione Comunale puo' fare grandi opere con pochi soldi... e passare alla storia per questo.
La soluzione scelta e' quella della bikelane, con l'unica eccezion e del tratto tra Largo Preneste e Piazzale Prenestino dove verra' utilizzata la pista gia' esistente sul marciapiedi.
La bikelane sara' ricavata spostando il parcheggio delle macchine verso il centro della strada, in modo da ottenere la protezione della corsia dal traffico, conservarae i posti di parcheggio e restringere la Prenestina abbastanza da scoraggiare la sosta in doppia fila...
Su questa ultima affermazione qualche dubbio ce l'ho, visto che tutte le mattine sul tratto prima di Largo Telese parcheggiano in seconda fila fior di camion che comunque lasciano solo una misera corsia per le auto.
Bene, la notizia e' entusiasmante. Se unita alla realizzazione della pista sulla Nomentana, che prosegue anche se lentamente e quella della Tuscolana (della quale pero' non ho notizie fresche) la famosa ossatura radiale sta prendendo forma.
Appena in tempo, direi, per evitare che il numero crescente di ciclisti si faccia da se' la propria corsia direttamente nel traffico.
Commenti marziani? Beh... si'.
A Bruxelles vedo tante bikelane, ed in effetti se usate in maniera disciplinata smaltiscono un sacco di traffico. Per quanto relativamente tanti, sulla Prenestina e' difficile vedere (per adesso) piu' di quattro o cinque ciclisti per volta. Quindi la bikelane e' piu' che sufficiente.
Sulla bikelane al di la' delle macchine in sosta (la stessa soluzione di Porta Portese) ho molti dubbi. Non tanto di percorrenza (attenti alle sportellate dal lato destro), quanto di parcheggio sbagliato (troppo interno) e soprattutto di pulizia... come fara' l'AMA a pulire una cosa che non raggiungi con i mezzi meccanici? Questo potrebbe diventare un vero guaio, al di la' delle ottime intenzioni dei progettisti.
Inoltre sulle discese della Prenestina si va veloci, anche con la pieghevole si toccano i 30... chi avra' il coraggio di farlo sulla bikelane con le auto parcheggiate sulla sinistra? Molti opteranno comunque per la strada.
Un'ultima osservazione: secondo l'articolo la ciclabile sulla Prenestina sarebbe l'avvio della riduzione dello spazio delle automobili nella nostra citta'...
Mi vien che ridere....
Queste cose si fanno con gradualita', non si riescono a saltare le generazioni di prodotto. Infatti, malgrado i tempi storici siano piu' che maturi, tutti in Europa lo fanno, provate a parlarne con qualunque dei vostri amici "normali", ovvero automobilisti...
A Roma prima di ridurre lo spazio delle automobili, cosa che richiede un fortissimo consenso della popolazione, occorrerebbe ridurre i comportamenti criminali, ovvero l'eccessiva velocita' e la sosta sulle strisce pedonali, e quelli incivili, ovvero la sosta in seconda fila.
Gia' quella sarebbe un principio di alba, far capire a noi romani che ci sono regole che vanno rispettate.
Perfino a Roma.
martedì 4 settembre 2018
Per due rami non si blocca una pista
Ve la ricorda la barzelletta di quelli che facevano il panino con ogni ripieno e un tizio arriva e chiede un panino con due fette di elefante?Insomma, come diceva la barzelletta: Papa' ha detto che non inizia un elefante per due fette...
Embe', stessa storia doveva valere per la pista di Viale della Moschea.
Passo e che ti trovo? L'ennesima interruzione della pista. Interruzione totale, ovvero che devi scendere in mezzo alla strada e poi risalire, specie se vai verso Viale Parioli.
E il tutto, scomodità e pericolo, perche'? Per due rami ammucchiati sulla pista che ci sarebbe voluto di meno a rimuoverli che a circondarli con il nastro di Roma Capitale.
Considerato lo stato di secchezza del legno chissa' da quanto tempo erano li'... forse si aspettava qualcuno che gli desse fuoco!
Oltretutto ci scommetterei che in realtà erano caduti sulla strada, ma poi sono stati ammucchiati sulla pista, ma forse si tratta solo di congetture malevole (a pensar male...).
Insomma, la caduta verso il basso continua, specialmente in zona moschea.
Povera ciclabilità romana.
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