mercoledì 15 giugno 2011

Pisteggio

Proprio nei giorni della critical mass, per la precisione il 27 maggio, due immagini relative ad un parcheggio su pista (o pisteggio) sulla pista di Via Zabaglia...

Doveva essere successo qualcosa di importante... infatti le due testate della pista sono totalmente occupate, dentro e fuori, da moto, auto e furgoni.
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domenica 12 giugno 2011

Sabato pomeriggio, in bici lungo la tangenziale


Ripresomi (a stento) dal terrore della guida filiale, me ne sono andato da Pro-Bike, e quindi a Viale Libia per vedere se trovavo un altro abito di lino "da guerra".

Per andare ho scelto però un percorso alternativo... il marciapiedi della tangenziale, che unisce in un sol ininterrotto tratto Via Alfredo Catalani con Viale Somalia, altezza di Piazza Gondar.

Il marciapiedi in qualche tratto è ostruito dai rovi (poco male) e da un'assurda coincidenza di cabina elettrica e tabellone segnalatore (meno facile da superare e da risolvere).


Il collegamento dei due punti è più lungo dell'attraversamento di Viale Somalia, ma è privo di dislivello e totalmente sicuro, svolgendosi sul marciapiedi.

Particolare ancora più interessante, per Via Catalani passa la pista che da Villa Ada va a Montesacro, che quindi avrebbe un'ulteriore ramificazione verso Viale Libia

E' però evidente come con un po' di creatività a Roma si potrebbero identificare molti itinerari ciclabili.

In particolare lungo l'Olimpica (già utilizzata per la pista della Moschea), strada lungo la quale avevo già prospettato un collegamento tra la pista del Tevere e quella della Moschea.

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sabato 11 giugno 2011

Fogli rosa: scuola guida sulle macchine SENZA servosterzo

Com'e' difficile fare l'istruttore...

E soprattutto com'e' difficile spiegare alle giovani signorine che l'Astra del 1993 è una delle ultime auto in circolazione senza servosterzo... Ovvero, che per farla girare nelle braccia ci si deve mettere forza.

La cosa più difficile per l'istruttore dilettante è che si deve mettere le mani sul volante, se necessario. E' un tabù da vincere...

Ne ha fatto le spese un povero dissuasore... e anche l'amico non sembra stare molto in salute.
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Dei vialoni senza pista ciclabile: un problema di regola?

Via Libia, Via Tor de’ Schiavi, Circonvallazione Ostiense… ma anche Viale Mazzini, Via Appia Nuova e Viale Jonio. Grandi strade, vialoni appunto, nei quali c’e’ tutto, tranne la pista ciclabile.

Sono infatti viali che hanno tutto: spazio, per le auto, parcheggi, grandi marciapiedi. Ma nessuno ha pensato ad integrarci una pista ciclabile.

Molto spesso la comunità ha speso bei soldi per rifacimenti completi, ma senza esito. Quindi l’assenza di pista non ha scuse, è solo trasandatezza amministrativa.

Però ricordiamoci di cosa dice il codice della strada:

Art. 14 2-bis. Gli enti proprietari delle strade provvedono altresì, in caso di manutenzione straordinaria della sede stradale, a realizzare percorsi ciclabili adiacenti purché realizzati in conformità ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza. (5)

Da regolatore devo ammettere che l’espressione è alquanto sconcertante. Infatti a casa mia “purchè” significa “a condizione che”. Se sostituiamo l’espressione nel testo otteniamo:

Art. 14 2-bis. Gli enti proprietari delle strade provvedono altresì, in caso di manutenzione straordinaria della sede stradale, a realizzare percorsi ciclabili adiacenti a condizione che (siano) realizzati in conformità ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza. (5)

Quindi la frase non sta in piedi dal punto di vista della logica. Infatti il primo obbligo (la realizzazione delle piste) è in qualche modo “spiazzato” dalla condizione successiva. Che succede se non li fanno in conformità ai programmi degli enti locali? Cessa l’obbligo? Allora non è un obbligo, ma una possibilità. Ma questo contrasta con l’indicativo categorico Allora funzionerebbe meglio una forma “pulita”:

Art. 14 2-bis. Gli enti proprietari delle strade provvedono altresì, in caso di manutenzione straordinaria della sede stradale, a realizzare percorsi ciclabili adiacenti realizzati in conformità ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza. (5)

Qui si inserisce il secondo problema. Cosa succede se gli enti locali non hanno un piano approvato? Decade l’obbligo? Beh, sembra proprio di sì. Allora proviamo un’altra modifica, tanto per dare senso compiuto all’articolo:

Art. 14 2-bis. Gli enti proprietari delle strade provvedono altresì, in caso di manutenzione straordinaria della sede stradale, a realizzare percorsi ciclabili adiacenti, salvo comprovati problemi di sicurezza. Dove esistono programmi pluriennali degli enti locali, i percorsi ciclabili saranno realizzati in conformità e se previsti da tali piani.

Bene, vediamo che una migliore formulazione dell’articolo non lascerebbe scampo all’ente locale e metterebbe in mano alle associazioni dei ciclisti un’arma potente per pretendere le piste ciclabili. A meno che l’ente locale non adotti un piano a piste 0, ovvero un piano che dica non facciamo piste...

Proponiamo la modifica?

domenica 5 giugno 2011

GROINK! A tu per tu con i cinghiali del Lamone

Ieri abbiamo attraversato la magnifica selva del Lamone, che fa parte del Sentiero dei Briganti.

Ad un certo punto il gruppo si è fermato per il picnic, io volevo vedere uno dei sentieri laterali, che stando ai cartelli, mi avrebbe portato ad uno dei vecchi crateri responsabili del bosco.

Sì, perché la selva del Lamone si è salvata dall’agricoltura in quanto il terreno è letteralmente coperto da massi lavici, ora coperti di muschio, che rendono tutta l’estensione del bosco non utilizzabile per le colture.

Seguo il sentiero per un duecento metri ed esco allo scoperto, ai margini di un enorme avvallamento (forse il vecchio cratere, e di un colle, interamente coperto dal grano ormai prossimo alla mietitura.

Proseguo piano piano per un centinaio di metri lungo una traccia ai margini del campo, quando dal grano, a meno di dieci metri, si materializza un cinghiale.

Di cinghiali ne ho visti tanti nella selva del Circeo. Però, forse perché non sono cacciati dall’uomo, sono più allegri, come spiritelli della foresta. Sono curiosi quanto te, vengono ad osservarti interessati e poi si dileguano nel folto del bosco.

Questo era diverso. E’ rimasto sorpreso quanto me. Chiaramente scocciato di non essersi accorto prima della minaccia. Si è congelato, fissandomi con un cipiglio feroce. Mi sono accorto che tra il grano si vedevano le schiene di almeno altri 5 o sei cinghiali. Non avevo mai visto un branco allo scoperto in pieno giorno.

Istintivamente ho cercato la macchina fotografica, ma mentre muovevo la mano mi ha avvertito: GROINK! Fermo, non ti muovere.

Ho capito che si stava mettendo male, che il cinghiale stava decidendo se fossi una minaccia o meno.

Ho capito che poteva uscirci una carica.

Allora ho pensato: Meglio scendere tenendo la bici fra me e il cinghiale. Almeno se carica la bici mi protegge. Al secondo GROINK, ho risposto con un “Pussa Via” di Sordiana memoria... Per fortuna il cinghiale si è voltato e si è dileguato tra il grano.

Anche io mi sono voltato e mi sono ridiretto verso il bosco, scosso ma contento sia per il contatto con un angolo di selvaggio che per essermela cavata senza danni.
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giovedì 2 giugno 2011

Pista ciclabile a Viale Libia: se non ora, quando?

I lavori della linea di metropolitana B1 stanno cominciando ad avvicinarsi al completamento, previsto per la fine di quest’anno.

Già si comincia a rivedere il manto stradale di Viale Libia, adesso il tetto delle stazioni della metro, tra i cantieri che cominciano a ridurre la loro estensione.

Bene, quale migliore occasione per fare una pista ciclabile a Viale Libia? E se non ora, quando?

Intervenendo adesso è possibile integrare la pista a costi marginali. E' quella che chiamerei un'occasione opportunistica da sfruttare.

Altrimenti –magari tra qualche anno- avremo la solita solfa dei finanziamenti, etc. etc. Sappiamo che non è un periodo che si navighi nell'oro.

La pista al centro non dovrebbe portare via spazio ai parcheggi, e comunque sarebbe un’infrastruttura ciclistica di primaria importanza, da continuare su Ponte delle Valli e verso Viale Eritrea e Corso Trieste fino alla Nomentana (dove dovrebbe confluire nell’omonima pista :-))

Insomma, se non ora, quando? Aspettiamo l'approvazione del piano della ciclabilità?
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mercoledì 1 giugno 2011

Il ciclolaicista: l’incomprensibile innamoramento della sinistra per l’Islam

Quand’ero giovane la sinistra era molto laica e anticlericale. I bei tempi del kloro al klero. Andando ad una scuola di preti era musica per le mie orecchie. E le battaglie per conquistare una dimensione laica della società le ho condivise pienamente tutte, come del resto la mia famiglia.

Per questo non riesco a capire l’innamoramento della sinistra moderna per l’Islam, specialmente quello applicato nei paesi arabi. Per carità, non voglio assolutamente criticare la parte mistica ed escatologica, anche perché ne conosco veramente pochissimo. Così come ho nei pochi contatti che ho avuto con musulmani li ho trovati sempre amichevoli e cortesissimi. Quindi non stiamo parlando dei singoli.

Ma partiamo dal nome, Islam, che significa sottomissione, per quello che ne so. Sottomissione a Dio, che però si traduce inevitabilmente nella sottomissione ai preti. Forse quando l’Islam è nato, e stiamo parlando del medioevo, era anche un progresso rispetto al paganesimo vigente. Ma adesso?

Il progresso occidentale è stata (anche) la storia dell’affrancamento dalla superstizione religiosa e dai vincoli clericali, che peraltro ben poco avevano a che fare con la sostanza del Cristianesimo, tanto che quando il Cristianesimo sostituì il paganesimo come religione dell’Impero, il clero di allora dovette scendere a patti con le sue leggi, a cominciare dall’ammissione schiavitù, alla faccia degli insegnamenti di Gesù e delle politiche dei primi Cristiani.

Per fortuna ci siamo a poco a poco liberati da queste catene. Abbiamo imparato a tollerarci, a non fare le guerre tra protestanti, cattolici e ortodossi. Tanto che da noi il termine “guerra di religione” indica un contrasto privo di sostanza razionale.

Purtroppo l’Islam non ha seguito questa strada. Senza volermi addentrare in terreni che non padroneggio, il record dei diritti umani nei Paesi islamici è semplicemente tremendo.

Non solo in genere la libertà di culto è seriamente limitata, ma è di fatto impedita qualunque concreta manifestazione di laicità. Di femminismo neanche a parlarne. Atti e crudele oppressione degli omosessuali… Di separazione tra poteri, alla base dello Stato di Diritto, neanche a parlarne.

Il tutto ha contribuito in maniera sostanziale a mantenere le popolazioni in un riprovevole stato di sottosviluppo economico. L’assenza di una politica di limitazione delle nascite di origine religiosa fa sì che la crescita economica sia inferiore a quella demografica, con il risultato di incrementare le masse di poveri. Per non parlare della rivoluzione Iraniana, che ha defenestrato un tiranno per instaurare una dittatura teocratica degna di Orwell… l’innamoramento sarà mica nostalgia dell’Unione Sovietica?

Il bello è che è difficile accusare l’Occidente di tutto questo. A differenza della politica di sfruttamento applicata in Africa, Americani ed Europei hanno dagli anni ’70 hanno pagato il petrolio al pezzo che gli Arabi hanno voluto. Ma questo fiume di ricchezza ha portato ben poco beneficio a quelle popolazioni.

Ora io non sono contro l’apertura di qualche moschea, ma non mi entusiasmo, abbiamo sin troppe chiese in Italia.

Anzi, Vendola dovrebbe essere molto preoccupato e pretendere che nella futura moschea che non si propalino ideologie antidemocratiche o discriminatorie nei confronti di donne e omosessuali. E che non vi si attenti alla laicità dello Stato, così come giustamente lo pretenderebbe dalla chiesa cattolica.

Come dice Benedetto XVI quando vuole ingraziarsi gli islamici: “Abbiamo un nemico comune, il secolarismo”.