venerdì 10 settembre 2010

Una simpatica famiglia

Tutti in bici, tandem e figlio sulla "prolunga".

Li ho incontrati a Ponte Milvio e non ho potuto fare a meno di fortografarli, dopo aver chiedto loro il permesso, ovviamente!
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mercoledì 8 settembre 2010

Bilancio del programma 2009/2010

A lato, a destra del blog, potete ancora trovare quella che considero una buona idea per valutare l’operato delle Amministrazioni pubbliche: un programma, con azioni concrete da monitorare.

Il programma di Roma Ciclista, in particolare, è servito a traguardare l’operato della Giunta romana rispetto alla mobilità ciclistica. Di solito preferisco i bilanci di tipo scolastico, che traguardano il periodo settembre-luglio.

Un programma con qualche luce, e purtroppo tante ombre, ma andiamo con ordine. Prima le luci!

La pista del Tevere
Appare ormai sulla dirittura finale il completamento dell’asfaltatura del tratto su banchina della pista del Tevere. Sono stati completati i due pezzi stremali, manca quello centrale (a Roma tradizionalmente indicato come “Natale”, “Natale il pezzo centrale”).

Ci sono pochi dubbi che, una volta finita l’estate romana sulle banchine, in una decina di gorni anche questo pezzo verrà completato, e potremo finalmente percorrere l’intera lunghezza della pista senza rimetterci necessariamente rischiare i gioielli di famiglia sul pave’.

Con l’asfaltatura la pista del Tevere dovrebbe essere promossa a vera pista di collegamento, almeno in assenza di piene e aprire nuove prospettive alla mobilità quotidiana.

Rimangono due problemi: quanto durerà lo starto di asfalto steso sui sampietrini, e il fatto che la pista corra proprio sotto gli argini, esponendo quindi il ciclista a tutto ciò che può cadere, o essere buttato dall’alto. Speriamo in Santa Graziella, ovviamente.

La pista della Colombo
L’altra luce che brilla è l’attraversamento di Via Cilicia della pista della Colombo. Tutto può essere migliorato, ma l’attraversamento è un grande passo in avanti, se non altro perché gli automobilisti capiscono che l’attraversamento è legale. Non sicuro al 100%, ma la vita del ciclista è ahimè, rischiosa. Altrimenti ti fai un SUV con doppio airbag.

Mi dispiace, ma abbiamo finito le luci

Passiamo alle ombre.

Pista del Tevere
Purtroppo a Nord di Roma il ponte sul Fosso (non conosco il nome del fosso) ancora non è stato riparato, e non si sa si si riparerà mai.

Pista della Colombo
Ahiahi… sarebbe bastato poco per normalizzare gli attraversamenti ciclopedonali, ma non è stato possibile. Ancora una volta ci si chiede: per attraversare la Laurentina, si può andare in bici o bisogna smontare? E così ai 3, dico 3, attraversamenti della Colombo!

Purtroppo è in queste cose che si dimostra che i progettisti capitolini hanno in mente il divertimento e non la mobilità.

Bike Sharing
Il misero fallimento del Bikesharing Romano è la vera tragedia del Campidoglio. Una tragedia perché ra le tante realizzazioni ciclistiche è quella che può avvantaggiare di più i cittadini, specie in una città avara di metropolitana e ferrovie urbane

All’apertura delle stazioni al III municipio (poche unità) non ha fatto seguito l’espansione a Trastevere e a Prati, dove risiede la maggior parte delle ciclabili Romane

Posizionando le postazioni del bike sharing ad ogni stazione di ferrovia e metropolitana, (e tram 8) nonché nelle immediate vicinanze, si sarebbe potuto vantaggiosamente estendere il raggio di utilità di metro e ferrovie.

Un esempio per tutti: una bella stazione di bike sharing alla fermata Colosseo della Metro B avrebbe permesso a tutti di raggiungere Piazza Venezia e il Corso (ma tutto il Centro) rapidamente e viceversa.

L’utilità sarebbe ancora maggiore nelle periferie, dove raggiungere la metro è normalmente più difficile, specialmente quando sono in gioco i collegamenti trasversali, per non parlare dell’utilità del Bike Sharing “da stazione a stazione”.

Extra bilancio:
Procede il lavoro al Ponte della Musica, che estenderà l’utilità della bici con un attraversamento supplementare. Speriamo che sugli argini verranno anche le relative piste di allaccio.

Rubattino e Testaccio: una bella pista, anche se molto isolata dal resto della rete. Magari un giorno si unirà al resto.

Via Druso: due strisce sul marciapiede. Più che una pista è un titolo legale ad usare il marciapiedi.

Ovviamente va considerato il Parco delle Mura, che ingloba un pezzettino di pista. Vista l’imponenza e l’importanza del giardino associato alla pista, e la scarsità dei fondi comunali, non credo che la pista completa, fino alla Colombo, sarà completata prima del 2037.

E adesso dovremmo parlare di cosa ci aspettiamo per il 2010/2011.

domenica 5 settembre 2010

Scusa Sindaco, ma per me sbagli: non fiori, ma autovelox.

In due giorni, due orribili incidenti hanno funestato la capitale. Ancora più brutti perché hanno coinvolto giovani sotto i venti anni. Prima tre morti vicino a Frascati, poi 4 ustionati a Roma, a Viale Egeo. Salvi perché qualcuno di polso, una pattuglia di Carabinieri di passaggio, li ha estratti dal rottame che cominciava a rendere fuoco.

Nel primo caso i funerali si terranno a spese del Campidoglio e vi parteciperà il Sindaco. Un modo per la città di stare vicino alle famiglie, cui vanno le mie più sentite condoglianze.

Però l’aspetto umano delle due vicende non deve far perdere di vista la cosa principale: in entrambi i casi si è trattao di guidatori che hanno perso il controllo del mezzo ad alta velocità, altrimenti le conseguenze non sarebbero state così tragiche.

Nella sfortuna, è stata una fortuna che nessun altro sia stato coinvolto negli incidenti. Avrebbe potuto facilmente essere un pedone, un ciclista, un’altra auto. E allora perché il Sindaco organizza i funerali con soldi pubblici e presenzia ai funerali? Non sarebbe stato meglio destinare quei soldi ad interventi di sicurezza stradale, per esempio un altro autovelox sulle strade percorse dalle due auto?

Sì perché la cruda verità è questa: se mettiamo più punti di controllo della velocità, potremmo esserne infastiditi, ma tutti rispetteremmo i limiti, e tragedie come queste sarebbero molto meno frequenti.

mercoledì 1 settembre 2010

Giochiamo ai terrestrini con le zanzare.

Su Marte abbiamo un sacco di film sui terrestri che tentano di invadere il nostro pianeta, imponendo le loro orribili abitudini: la religione, l’astinenza, la monogamia, la violenza senza ragione. Cose incomprensibili per noi, che, per esempio, se uccidiamo qualcuno, o sterminiamo un pianeta, abbiamo sempre solidissime ragioni.

Dai film ai giochi: abbiamo fatto un giochino molto divertente e liberatorio, nel quale una falange di orridi terrestri avanza verso un fortino marziano, difeso da un’astrocannoniera laser.

Che gusto nel massacrare gli orridi terrestri, proprio una festa.

Adesso che sto sulla terra, e per di più sono cresciuto, mi sono inventato una specie di gioco molto simile, del tutto analogico, con alcuni schifosi insetti che popolano questo pianeta, chiamati zanzare.

Per noi Marziani, che su nostro pianeta abbiamo solo 4 specie di insetti (farfalle, api senza pungiglione, coccinelle e lumachine) il solo avere questi malefici insetti è già un abominio. Un segno della maledizione che grava su questo pianeta. E’ terribile poi come ti attacchino in sciami, per succhiarti il sangue, altro che Eclipse!

Bene, questi attacchi mi sembrano proprio quelli del giochino. Allora sapete cosa faccio? Mi fermo, aspetto lo sciame e lo stermino a schiaffoni. Nessuna zanzara è più veloce di una Sberla Marziana.

Poi arriva un altro sciame, e ricomincio, fino a quota 50 zanzare spiaccicate.

Se i due milioni di abitanti di Roma facessero come me, avremmo 100 milioni di zanzare morte al giorno, facendo molto esercizio, senza spandere un solo grammo di insetticida nell’aria. Con un’opportuna alleanza tra Terrestri, pochi Marziani (tanto per dare un po’ di sale alle zucche) , pesci rossi e pipistrelli, in breve potremmo riguadagnare il dominio di parchi e giardini senza punture.

martedì 31 agosto 2010

SOS Salaria - Trincea antibici

Come se la Salaria, la parte oltre il quadrifoglio dell’Olimpica, non fosse già abbastanza difficile per le bici, quest’estate si è aggiunta un’altra minaccia.




Stavo arrivando dal ponte sull’Aniene, andando verso l’Aeroporto dell’Urbe, quando, in velocità per superare la chicane all’altezza dello stabilimento dei Monopoli di Stato (per intenderci dopo la chicane sotto il terrapieno del futuribile anello ferroviario), senza necessariamente essere schiacciato dalle auto, piombo su una di quelle trincee malamente rabberciate.




Nessun problema per le auto, ma terribili per biciclette e anche, suppongo moto. Per fortuna il biciclettone è ammortizzato a prua, ma le scosse sono tali da dover rallentare la pedalata.




Non conosco i regolamenti dei lavori stradali, ma ho capito che nel mondo moderno, chi scava quelle maledette trincee ha solo un obbligo generico di coprirle, ma nessuno di ripristinare una continuità seria e soprattutto requisiti di strada liscia che vadano bene per le biciclette.
E’ tempo di porvi rimedio e cambiare questi benedetti regolamenti, o le relative prassi.

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sabato 28 agosto 2010

Guidare distratti

Il rientro in città, quello vero al quale non si scampa più, mi ha riservato una brutta notizia, quella dei due anziani in bici investiti da un’auto a Ostia (o giù di lì…). Lei è morta (79) e lui è ricoverato in fin di vita all’ospedale.

Dalla stampa si sa che l’investimento è avvenuto su di un rettilineo, alle due del pomeriggio di una domenica di sole di agosto. Il conducente dell’auto non è risultato drogato o ubriaco, e quindi la spiegazione più probabile dell’incidente è la distrazione.

Personalmente la distrazione e il colpo di sonno sono gli eventi che temo di più quando guido la macchina. Perché una distrazione, od un colpo di sonno, possono prendere tutti, anche i più attenti. Distrazioni e colpi di sonno non si possono proibire… solo che i più attenti riducono di molto le finestre di tempo nelle quali sono distratti, e visto che non tutte le distrazioni si traducono in un incidente, statisticamente sono enormemente più sicuri.

Il problema è che il mondo moderno ha creato un numero enorme di distrazioni per i guidatori. Oltre alle tradizionali distrazioni (conversare con gli altri passeggeri, i figli che litigano, le fanciulle appariscenti, accensione di sigarette, etc.) abbiamo radio sempre più complicate, telefonini e i sempre più diffusi navigatori. Ormai ci manca, per il guidatore, solo guardare la TV… e messaggiare con il telefonino

Telefonini, radio e navigatori stanno diventando una vera e propria piaga sociale, forse mietono più vittime dell’alcool. Cosa fare? Innanzitutto far crescere la consapevolezza che si tratta di comportamenti che mettono a rischio la sicurezza.

In questa direzione ho trovato molto corretta la campagna di sensibilizzazione lanciata dal ministero dei Trasporti. Magari vi avrei aggiunto anche un manifesto con una ruota di bicicletta insanguinata, tanto per sottolineare che i ciclisti rientrano tra gli utenti vulnerabili della strada. Come fanteria tra unità corazzate.

Per quanto riguarda stereo e navigatori, vedrei bene i comandi obbligatoriamente sul volante. L’ultima auto che ho comprato (una Opel Corsa usata) ha i comandi della radio sul volante, e sono un enorme passo in avanti, una volta che li hai capiti!

Il problema più grande rimane il telefonino. Per esempio io sono un grande telefonatore, sia in bici che in auto. Uso l’auricolare, sempre, però la telefonata comporta comunque una diminuzione di attenzione alla strada. D’altra parte non credo che sia corretto demonizzare la telefonata. Basta avere un passeggero con il quale si discute per avere una diminuzione dell’attenzione alla guida.


Il problema è che con il telefono si “pasticcia” e comunque e non puoi controllare quanta della tua attenzione sta assorbendo. Ovvero se quella che rimane sia ancora sufficiente ad affrontare la complessità della situazione sulla strada.

Un’ultima considerazione. Come ho già detto la distrazione non si può proibire. E se vi è un contatto auto/moto con bici o pedoni, sono gli utenti deboli che hanno la peggio. Sempre. Per i pedoni il problema è stato risolto con i marciapiedi. Pochi pensano di fare strade senza marciapiedi

Per le bici sono state inventate le piste ciclabili su sede protetta, ma ancora oggi la loro realizzazione rimane un’eccezione e non una regola.

domenica 15 agosto 2010

A spasso con il “cancello”


Nella prima parte delle vacanze mi ha accompagnato il biciclettone da città, ovvero la bici che posso lasciare legata ad un qualunque palo di Roma tutto il giorno.

Solida e robusta, le sue principali caratteristiche sono: telaio in acciaio, marca “mai coperta”, ammortizzata a prua, cambio 18 marce “a ricerca manuale”, freni in plastica (tutte, dico tutte le leve), propensione alla frenatura delle ruote. Niente frivolezze quali contachilometri o GPS, ma doppio impianto illuminazione (dinamo + fanali a batteria)

Insomma, un bel cancello.

Dato lo stato tempestoso del mare, poco adatto alla mia canoa (gite in acqua piatta con il sole), ho rivitalizzato le escursioni nella zona di Circeo e Terracina.

La prima è stata una classica di apertura: salita alle crocette (331 m di quota), poi giù al faro (5 m) e poi a casa, ripassando per San Felice Circeo (100 m). in tutto 426 m di dislivello in circa 5 km, niente male.

Soprattutto niente male per la bici, che non aveva mai affrontato tali dislivelli.

Comunque, le maggiori sensazioni le ho avute nelle discese, per via dei freni di plastica. Mai usati su pendenze vere (alcuni tratti veramente ripidi) hanno rivelato una vera vocazione per la moderazione della velocità, più che alla frenata vera e propria.

Due giorni dopo ci ho rifatto e sono andato a Campo Soriano, dietro Terracina. La caratteristica del posto, monumento naturale del Lazio, sono i meravigliosi affioramenti rocciosi, veramente fantastici.

Simpatica passeggiata di circa 16 km all’andata, che si inerpica per una valle meravigliosa. L’aria diventa fine. Non so quale sia la quota di Campo Soriano, però è sicuramente una gita collinare.La strada, asfalto, si restringe fino ad impedire il passaggio di due macchine contemporaneamente. Il traffico diminuisce in maniera alquanto proporzionale.

Arrivato al paese, mi informo presso un ciclista in Mountain bike sulla zona. Mi descrive una serie di interessanti sterrati nella zona, e poi si offre di guidarmi al rientro per una strada diversa dall’andata.

Lo seguo giù per la discesa di Cascano (Il nome, pronunciato in modo sbagliato, mi ha piuttosto preoccupato, visto lo stato dei freni), poi sull’Appia Antica di Terracina, affiancata da bellissimi ruderi che testimoniano la passione dei Romani per tutti i osti dive scorre l’acqua. Peraltro, sotto l’asfalto giace ancora un basolato conservatissimo, altro che quello romano!

Ultimo brivido: durante la sosta ad un passaggio a livello il tipo mi fa: “traversiamo?” Io sono rimasto un attimo perplesso. Dei treni so poco e comunque quello che so mi spaventa. Infatti neanche ci accingiamo a scendere dalla bici che si sente il fischio del treno e non più di tre secondi dopo, attraversa il passaggio. Ho focalizzato il titolo del giornale locale: due ciclisti travolti al passaggio a livello! Sarebbe stato interessante vedere chi l’avrebbe avuta vinta tra il locomotore e il mio delicato cancellino!

Cmq, quando sono tornato a casa avevo fatto circa 55 km di "cancellata", senza stop e senza rifornimenti (scordato soldi a casa)… Stravolto completamente!