sabato 10 dicembre 2022

Sicurezza di noi ciclisti - Cosa serve e cosa no

La terribile morte del campione Rebellin ha riportato alla ribalta il dramma degli incidenti in bicicletta, che da noi sono veramente tanti. Però se ci pensiamo bene da noi i morti per strada sono tanti, come quelli sul lavoro, molti di più che in altri paesi nell'Unione Europea.

Sull'ondata dell'orrore ci sono stati molti interventi, che hanno posto e riproposto un cocktail di soluzioni. Il guaio è che ben pochi di questi interventi sono fatti da persone veramente specialiste di sicurezza, spesso di tratta solo di reazioni di cuore di persone giustamente indignate.

Più dannosa è la vena di massimalismo che si snoda attraverso tutti gli interventi. Il massimalismo è una delle maledizioni italiane, la trasposizione intellettuale del campanilismo nazionale. Fonte di rigidità e di contrapposizione, non cava alcun ragno da alcun buco.

Inoltre dobbiamo tenere conto che almeno un italiano su tre ha votato per uno schieramento politico che crede fermamente nella supremazia mezzo a quattro ruote, senza impedimenti tra le scatole. Ciò complica notevolmente il quadro del possibile.

Senza pretesa di avere il 100% della ragione, vorrei offrire qualche valutazione da specialista del settore, anche se non di quella stradale, coniugata all'esperienza di ciclista di molti anni.

1) Rebellin: ma siamo sicuri che anche in questo caso sia colpa del camionista?
Scusate per questo colpo allo stomaco, ma non avendo (almeno noi) alcuna informazione sulla dinamica dell'incidente non dovremmo saltare subito alle conclusioni.

Anche noi ciclisti commettiamo errori e qualcuno di questi errori può avere conseguenze fatali in tempo reale. 

L'incidente è avvenuto in rotatoria questo rende nulli tutti i ragionamenti sulle velocità, distanze minime, con buona pace dei massimalisti. C'entra il modo di comportarsi in rotatoria dei mezzi pesanti e dei ciclisti quando ci sono i mezzi pesanti.

2) Per favore basta invocare altre regole che nessuno segue. Pensiamo in termini di qualità della guida e corrette pratiche operative. 
La cosa che mi lascia sempre molto perplesso sono quelli che invocano nuove norme per salvare i ciclisti. Un caso tipico sono nuovi e più stringenti limiti di velocità. Se la gente non osserva quelli già esistenti, come si può sperare di risolvere qualcosa con limiti più stringenti? Casomai ci vogliono più autovelox!

Qui dovrebbe aprirsi un discorso molto approfondito, e magari una norma amministrativa ci vorrebbe, non per egolare i comprtamenti alla guida, ma per obbligare gli enti padroni delle strade a mettere autovelox (e soprattutto a tenerli funzionanti) in certe condizioni tipiche, per esempio su tratti privi di interruzioni dove le auto accelerano, e in particolare dove non vi sono piste ciclabili (serie) per le biciclette.

Provare per credere. Vedo a Nettuno come autovelox funzionanti, installati in punti strategici modificano sensibilmente il comportamento degli automobilisti.

Va anche considerato che vi sono sempre più attacchi vandalici agli autovelox funzionanti, e che quindi l'apparato andrebbe protetto con fototrappole e applicare con durezza le norme civili e penali sicuramente esistenti.

Vediamo inoltre di educare gli altri utenti della strada al rispetto dei mezzi più lenti, definendo appropriate pratiche operative. Le prativhe operative servono per applicare in maniera corretta le regole che nella maggior parte dei casi già esistono.


3) I guidatori di mezzi lunghi sanno come ci si comporta con le biciclette?
Non ho una statistica di quanti ciclisti siano morti uccisi da "mezzi lunghi". 

La prima cosa che mi viene in mente è che bisogna spiegare ai guidatori di "mezzi lunghi", camion, bus auto con roulotte o carrelli a rimorchio è che quando si affiancano ad un ciclista non possono girare a destra o accostare (questo in particolare per i bus) fino a quando non lo hanno superato del tutto. Altrimenti devono fermarsi e lasciarlo "sfilare".

Il concetto non è innovativo, ed è una conseguenza delle norme sul superamento. Chi supera ha la responsabilità di non interferire nella traiettoria del superato. 

E questo vale ancora di più in rotatoria.

A nostra  volta noi ciclisti dobbiamo stare attenti a non infilarci in trappole mortali perchè arrivando dietro, spesso da destra, difficilmente il guidatore ci vedrà prima che sia troppo tardi.

4) Adeguata distanza laterale dal ciclista
Mantenere un'adeguata distanza da ciclisti e monopattini è fondamentale e quindi è bene provare a definire una distanza operativa che assicuri un livello di sicurezza passabile.

Però anche una persona poco attenta capisce che la distanza di 1,5 metri in città non è applicabile, e che una macchina che ti passa accanto a 50 cm ma va a 25 all'ora è diversa da un TIR che passa a 100 all'ora a un metro di distanza.

Inoltre se chiediamo di applicare la misura del metro e mezzo tout-court diventano inutili o impossibili da realizzarsi tutte le corsie ciclabili, in quanto in città una macchina e una bici mai potranno viaggiare affiancate, nemmeno al semaforo.

E poi la bici può superare a destra se non ha 1,5 metri di distanza? e se stai su di una strada a tre corsie e la corsia sulla quale ti trovi è larga meno di tre metri (1.5 per parte) che devono fare gli altri utenti della strada?

Abbiamo quindi un concetto operativo corretto, quello di una sicura distanza laterale di sorpasso, che per essere declinato in chiave prima operativa (ed eventualmente solo dopo regolamentare) ha bisogno di ragionamenti abbastanza raffinati, a partire da una tabella bidimensionale che incroci dimensioni del mezzo e velocità, per esempio fino a 30, tra 30 e 50, oltre i cinquanta.

E presentarla a scuola guida e far vedere le conseguenze pratiche del non rispetto.

5) Le infrastrutture appropriate recitano un ruolo fondamentale nella sicurezza (dentro la città)
L'Italia ha tanti incidenti ciclistici anche perchè non vi è adeguata infrastruttura. In città i km di pista ciclabile per abitante sono da un quinto, ad un terzo di quelli delle città europee più evolute.

Quindi è fondamentale costruire reti ciclabili, sia piste che bikelane, per separare il traffico automobilistico e quello cilcistico.

Casomai il problema è come vincolare i comuni a realizzare una corretta rete ciclabile. 

Dal punto di vista regolamentare occorre prevedere un legame tra limiti di velocità, divieti di sosta e struttura delle strade, in modo da costringere i comuni a realizzare le reti per non penalizzare troppo gli altri utenti della strada.

Per esempio associare la possibilità di un limite a 50 all'ora solo per strade dove sono disponibili piste o corsie ciclabili, altrimenti tutti a trenta, sotto l'occhio vigile degli autovelox.


6) Infrastrutture appropriate recitano un ruolo fondamentale nella sicurezza (anche fuori la città)
Per quanto in città le cose vadano male, fuori città va peggio. Infatti le strade provinciali, regionali e statali sono tutt'ora realizzate senza tenere conto del traffico ciclistico.

Non serve moltissimo, già un metro a bordo strada, se ben tenuto, è una salvezza per il ciclista (questo dovrebbe far riflettere sul concetto di distanza laterale). 

Tra l'altro il vero pericolo arriva quando la strada è talmente stretta  che per superare il ciclista occorre mettere le ruote nella corsia opposta o adiacente, con le limitazioni del caso.

Ora andrebbe studiata la possibilità di fare un regolamento che costringa a modulare il limite di velocità sulle strade in funzione della presenza o meno di una corsia ciclabile. 

Se ci pensate è assurdo che sulla Pontina ci sia lo stesso limite di velocità (90 km/h) delle più sperdute migliare dell'Agro Pontino, dove spesso i ciclisti vengono investiti. D'altra il cittadino comune dirà:  perchè devo andare a 70 su una strada dove non si vede mai un ciclista? 


7) Chi si allena e non si sposta ragiona in modo diverso
Che ci piaccia o no per chi si allena osulle strade ccorre fare ragionamenti a parte.

Nelle mie escursioni ciclistiche, e anche quando prendo la macchina, vedo singoli ciclisti e addirittura gruppi interi fare cose discutibili, rischiose, se non addirittura pericolose, come invadere in gruppo la corsia opposta anche quando stanno arrivando altri mezzi.

O "infilare" file di maccine e camion ai semafori cercando di mantenere la media oraria.

Inoltre sappiamo bene che chi arriva sfinito alla fine dell'allenamento tende a sottovalutare i rischi a causa della stanchezza e dell'urgenza di finire nella media.

Per questo gli incidenti in allenamento costituiscono una categoria a se' stante che andrebbe studiata a parte in quanto la guida in allenamento rrisponde a logiche differenti.

8) Conclusioni
rendere le strade più sicure per i ciclisti è un'operazione seria, difficile, che richiede calma e gesso, ovvero serietà, costanza e attenzione.

Il massimalismo italico non serve a nulla, si tratta di soprattutto di cambiare il modo di guidare degli autisti dei mezzi più veloci, e di fare un certo numero di investimenti mirati non a rendere i mezzi a motore più veloci, ma rendere l'uso della bicicletta più sicuro.

La bicicletta elettrica ha aperto ad uno scenario di questo tipo, ma la strada è tutta da percorrere, e sopattutto, viste le condizioni culturali italiani, ancora tutta in salita.

sabato 3 dicembre 2022

Corsia ciclabili: una valutazione soggettiva

È ormai più di un anno che la rete delle corsie ciclabili concepita durante il periodo del covid è stata realizzata, e quindi abbiamo avuto ampio margine di utilizzarla. 

E' importante a questo punto che la comunità ciclistica di Roma dia un giudizio il più possibile oggettivo su questo importante strumento

Per questo vorrei dare il mio contributo ad un dibattito che sicuramente si presenta interessante

Per iniziare vorrei citare la risposta data da Mario Draghi a chi gli chiedeva un'opinione su un controverso strumento di politica economica (non mi ricordo se il reddito di cittadinanza o il bonus 110%). Lui disse: una cosa è buona se funziona bene.  

Direi di applicare lo stesso criterio alle corsie ciclabili, perhcè l'esperienza guadagnata percorrendole mi fa dire che le corsie ciclabili sono buone se sono progettate bene.  

E che significa progettate bene? Significa essenzialmente che devono essere il più possibile rettilinei senza zigozaghi. Per intenderci lunghe e rettilinee come la corsia ciclabile della Prenestina. 

Trovo assolutamente inadatte quelle che seguono le rientranze dei marciapiedi oppure, come la bike Lane dell'Aventino (=progettisti che odiano i ciclisti), che inutilmente attraversano il traffico vivo in vari punti

Anche la bike Lane Tuscolana si divide in due parti: quella più centrale dove la corsia ciclabile zigozaga, mentre la parte più esterna con un percorso nettamente più rettilineo è sicuramente molto utile.

Un'altra caratteristica delle bike Lane è la separazione che offrono dal resto del traffico. 

Dove la bike Lane non è ricavata tra il parcheggio dell'automobile e il marciapiedi sarebbe consigliabile tenerla separata con borchie o catarifrangenti, altrimenti succede come all'incrocio tra via del Policlinico e Viale Castro Pretorio, dove le macchine sterzano sulla corsia ciclabile e la stessa striscia scompare dall'asfalto ed è ormai ricoperta dalla gomma lasciata dai pneumatici

Un ultimo appunto riguarda la protezione delle bikelane dalle macchine in sosta.

Dove la sosta è parallela alla bike Lane la violazione dello spazio vitale da parte degli automobili è relativamente ridotta accade Ma si tratta chiaramente di errori di parcheggio

Quando la bike Lane è ricavata a ridosso di parcheggi a spina di pesce, come su Viale Castro Pretorio, la musica cambia e gli errori di parcheggio (se di errori e nonn di dispetti si tratta) sicuramente sono molto più frequenti. 

In questi casi la bike Lane andrebbe protetta da cordoli o qualche altro elemento che segnati all'automobilista di non invadere lo spazio della ciclabile.


In definitiva mi sembra che le bike Lane siano dei buoni strumenti purché siano progettate con criteri di efficienza di percorso e senza circonvoluzioni o altri cambi di direzione che forse vanno bene per i bambini con le loro biciclettene ma non certo per persone che indirizzano la bicicletta per spostarsi da una parte all'altra della città metropolitana.

Ovviamente vanno anche sorvegliate per impedire che siano fagocitate dalla sosta selvaggia, sia permanente che temporanea, ma questa è un'altra storia!

lunedì 28 novembre 2022

Molti pedoni ancora non hanno capito le piste ciclabili

Oggi pomeriggio dovevo raggiungere il dentista e mi sono lanciato sulla pista della Nomentana sul filo dei 30 all'ora. Questo non l'ho visto solo dal tachimetro, ma anche dal fatto che ho superato al volo un po' di bici elettriche.

Se non che, in prossimità di un incrocio, c'era un pedone (in realtà una pedona) che camminava sul marciapiedi accanto alla pista, parlando al telefono. Fin qui tutto bene, però proprio mentre mi avvicinavo, la pedona ha cominciato a perdere la traiettoria rettilinea e ad accostarsi alla pista.

Ho capito che la cosa si metteva male e ho rallentato prudenzialmente. Ho fatto bene perchè la tendenza ondivaga si è accentuata e la pedona ha finito per invadere la mia corsia,  di spalle e sempre chiacchierando al telefono.

Per fortuna avevo ormai perso tutta la velocità, solo quando sono stato sicuro che la situazione fosse sotto controllo le ho fatto prendere un bello spaghetto passandole vicino (in effetti altro spazio non era rimasto).

Il fenomeno dei pedoni spersi sulla pista non accenna a migliorare, ed è alquanto preoccupante perchè la pista è sempre più affollata di biciclette. 

Al tempo stesso ho notato un'aliquota non minimale di pedoni che sembra subire la situazione e non accetta di cedere spazi alla mobilità sostenibile. Tra questi spicca un'aliquota numerosa di proprietari di cani, che sembra sempre ti facciano un favore a far uscire i loro quadrupedi dalla pista.

Speriamo che non si faccia male nessuno, ma è ora di dirsi che i pedoni dovrebbero essere educati a gestire il rapporto con le piste ciclabili, che non sono marciapiedi.

giovedì 17 novembre 2022

Ancora non è dicembre e già il traffico e la sosta sono diventati intollerabilmente arroganti

Forse è a causa dell'annunciato arrivo delle prime piogge che le strade si sono riempite di auto come da parecchio non ne vedevo... (e questo mentre il load factor degli autobus è al di sotto della media, specie per le ore di punta).

In un paio di giorni in fanteria ho avuto modo di osservare da un'altra prospettiva i nostri coutenti della strada a quattro ruote e corazza dacciaio, e direi che mentre una maggioranza fa del suo meglio per convivere con gli altri, una minoranza (ma sempre dai numeri rispettabili) è diventata parecchio più aggressiva, gelosa nel contendere ogni centimetro di spazio disponibile, e anche gli incroci sulle striscie pedonali.

Ora io penso che si debba essere prudenti ma decisi nell'affrontare i passaggi pedonali, anche per rivendicare il diritto alla precedenza. Detto questo in circa 18 km percorsi a piedi ho avuto almeno sei incontri difficili, con due casi nei quali mi sono dovuto fermare per lasciare passare l'auto o, questa è la novità, uno str... in scooter. Ma proprio cattivo, tanto che gli avrei dato volentieri due pizze.

La cosa più aggressiva rimane però la sosta irregolare, che continua alla grande, minacciando sia pedoni che ciclisti.

Da pedone continuo a stupirmi non solo delle macchine lasciate alla grande sui passaggi pedonali, magari dalla sera prima, ma di come tanti automobilisti considerino naturale fermarsi sulle strisce pedonali, magari occupando tutto il passaggio, per telefonare o appoggiati alla macchina per aspettare qualcuno. Cose che in un paese più civile comporterebbero reazioni decise dei danneggiati che verrebbero spalleggiati da Polizia prima e da magistratura poi. 

Da noi, invece, se ti ci metti a discutere e gli molli due pizze, la legge, invece di "dargli il resto" è capace di prendersela con chi "si fa giustizia da solo". 

Ancora più incredibile è la dinamica di chi ferma l'auto sulle strisce mentre i pedoni stanno attraversando, bloccando il passaggio in tempo reale. Debbo dire che ogni volta debbo fare uno sforzo per mantenere la calma.

In bicicletta la situazione non è meno grave. Anche qui mi pare che la maggioranza degli automobilisti si è abituata ai ciclisti, anche se gli irriducibili non sono pochi. I più pericolosi continuano ad essere i furgoni (bianchi) con la loro fretta di consegnare e l'evidente disprezzo di chi -evidentemente- può permettersi una vita meno stressante della loro. Guidare  con il telefono sempre in mano (ho capito che è obbligatorio se guidi un furgone) non migliora la situazione.

Quella dei telefoni diventa sempre più un problema. Innanzitutto non si capisce bene perchè in Italia l'auricolare e il vivavoce siano così poco usati. Per esempio circa sei mesi fa ho dovuto spostare la macchina con il carro attrezzi... ovviamente caricata auto e bici, e l'autista che deve andare su e giù per Roma attaccato al telefonino non aveva nè uno straccio di sostegno dello stesso e tntomeno un auricolare, strumenti direi fondamentali per questi tipi di lavoro (almeno i taxi i sostegni per il telefonino ce li hanno).

Tutto il resto dell'utenza soprattutto femminile, guida ormai con il telefonino in mano. Dalla lettura con una mano sola di Baudelariana memoria, alla guida con una sola mano (e senza occhi).

In tutto ciò la sosta selvaggia ci costringe ad immetterci nei "flussi vivi" di traffico, portando le nostre traiettorie lente a interferire con quelle più veloci delle auto.

La situazione di immunità di fatto che si è instaurata fa sì che i più audaci, svergognati o egoisti sono sempre alla ricerca di modi creativi di lasciare l'auto, che talvolta ci mettono in grave imbarazzo, in quanto con fantasia inibiscono l'uso delle traiettorie sicure.

Troppi altri lasciano la macchina in doppia fila semplice, senza pensarci troppo. Che gli altri continuino a circolare non glie ne importa proprio!!!

Che si può fare? Francamente la situazione mi sembra decisamente peggiorata rispetto al pre-pandemia, dove pure rimproveravamo un approccio di complice tolleranza con gli automobilisti.

Peraltro a Roma non si chiede più se la sosta è vietata... si chiede direttamente se ti fanno la multa  a lasciarla in un certo posto, senza curarsi minimamente di osservare regole comuni.

E questo atteggiamento è esteso a tanti altri comportamenti, vedi per esempio i rifiuti, che tanti buttano dove capita fottendosene altamente di ambiente e degrado.

lunedì 17 ottobre 2022

Sì alla pace per l'Ucraina, ma non quella di Monaco

L'insediamento della seconda e terza carica dello Stato, specie quello della terza, hanno riproposto in termini generici il problema della pace in Ucraina, anche elogiando Papa Francesco che ne parla sempre.

E' quindi arrivato il momento di ricordare, Insieme a due eventi funesti per l'Italia come la Marcia su Roma e il rastrellamento del Ghetto, anche il sostegno dato a Hitler nella conferenza di Monaco del 1938. Conferenza che costituì un cedimento alla politica di aggressione Hitler che non salvò la pace.

Come disse poi Churchill al povero Chamberlain "Potevate scegliere tra la guerra e la vergogna, avete scelto la vergogna e avrete la guerra".

Ecco, anche noi Italiani siamo stati parte di quella vergogna, anche se tendiamo sempre a scordarcene nella solita autoassoluzione nazionale.

Ora, sentire parlare di pace da chi è stato chiaramente a favore di Putin fa venire i brividi e un sospetto. Che non si parli di vera pace, ma di un'altra pace di Monaco.


giovedì 22 settembre 2022

Bici in forte aumento, ma...

Complice la prolungata siccità e il perdurare del bel tempo mi pare di vedere un deciso aumento del numero dei ciclisti, anche se non posso darvi numeri che rendano oggettiva questa mia osservazione.

Sulla pista della Nomentana si viaggia ormai in parecchi, ai semafori si formano code con regolarità, e direi che il numero dei ciclisti abbia ampiamente superato quello dei pedoni sulla medesima rotta,

Il campione però non è limitato alla pista della Nomentana, che percorro praticamente tutti i giorni, ma si nota anche nelle altre zone della città, dove spuntano ogni giorno nuovi ciclisti, la maggior parte chiaramente alle prime esperienze di ciclomobilismo. Segno che la bicicletta continua a suscitare interesse e a costituire una valida alternativa alle altre modalità di spostamento.

Le bici elettriche rappresentano la maggioranza delle new entry. Un fenomeno interessante e benvenuto per sfondare il muro di vetro che impedisce alla bici di sostituire in maniera massiccia i mezzi a motore a scoppio. Francamente non saprei dire se questo dipende solo dalla paura della fatica connessa alla bicicletta, con la temutissima sudorazione, o semplicemente perchè l'elettrociclista comunque continui a sentirsi parte della famiglia dei motorizzati.

Come ho detto, tra l'utenza business prevale la scelta della bici elettrica in tutte le sue declinazioni. Una menzione speciale per le fat bike sulle quali talvolta viaggiano elementi particolarmente arroganti e fastidiosi. Occasionalmente capita qualche bici truccata, ma sono elementi veramente sporadici.

Di gran voga anche le bici del bike-sharing, e credo che questo mezzo sia il vero trampolino di lancio di molti dei nuovi ciclisti, che fatti un po' di conti trovano conveniente passare al mezzo di proprietà.

Mi sembra invece di vedere, dopo la vivacità iniziale, la stabilizzazione dei monopattini, oggettivamente difficili da padroneggiare al di fuori della rete delle ciclabili.

Ma. C'e' sempre un ma, anzi più d'uno.

Innanzitutto si tratta di capire se  questo trend si manterrà con l'arrivo delle sospirate (non dai ciclisti) piogge autunnali, che spero siano copiose e abbondanti per ricostituire le riserve idriche e risollevare il livello dei fiumi.

Inoltre le piste ciclabili non sono abbastanza, nè per quantità e nemmeno per qualità, per sostenere un uso esteso della bici a livelli di sicurezza accettabili. 

Per esempio alcune rotte del quadrante Nord-Est (lo cito perchè lo conosco meglio) continuano ad essere difficilmente percorribili, ad esempio la direttrice Tor de Schiavi - Monti Tiburtini - Ponte Lanciani, una vera e propria autostrada urbana, rimasta orfana di qualunque infrastruttura.

Potrei anche citare l'asse Ponte delle Valli - Libia - Eritrea - Corso Trieste, oppure Viale Somalia, per non dire una direttrice come quella dell'Olimpica, che vede una faglia nei collegamenti paragonabile alla perdurante interruzione dell'anello ciclabile.

Accanto a questi problemi vi è la impossibilità di lasciare le bici, specie quelle elettriche, per strada alla mercè dei ladri, e questo limita fortemente la flessibilità di uso, specialmente per le uscite serali o nel caso il datore di lavoro non offra stalli protetti.

Last but not least, la bici è molto più lenta del ragionevole nel diffondersi tra i teenager e gli universitari quale mezzo di trasporto per scuola e università. 

Questo dipende, secondo me, dalla mancanza di ricoveri sicuri, specie alla Sapienza, ma anche nelle scuole secondarie superiori, che non permette l'affermarsi della bicicletta come mezzo principale per la mobilità dei nostri giovani.

Occorre quindi continuare ad investire in infrastrutture (di qualità) al servizio della mobilità ciclabile.

sabato 6 agosto 2022

Ma quali magistrati, ci vogliono i carri attrezzi!

E' circolata la notizia che ATAC starebbe denunciando gli automobilisti responsabili dei blocchi dei mezzi pubblici a causa di sosta irregolare per interruzione di pubblico servizio, fino ad adesso oltre 500.

Magari giuridicamente ci sta tutta, ma non fa bene al Paese. Perchè? Per una serie di motivi molto concreti:

1) Perchè il sistema penale italiano è già intasato di suo, e aggiungere altro carico va contro l'nteresse dei cittadini, con i magistrati che invece di perseguire delinquenti veri impiegano le loro scarse risorse con cittadini magari egoisti o noncuranti, ma onesti;

2) Tra fattaccio e azione giudiziaria possono passare anni, il che tende a spezzare il legame tra delitto e castigo;

3) Per le priorità della magistratura è facile che il tutto finisca in prescrizione, aggiungendo la beffa al danno.

Invece il Comune dovrebbe non abdicare ad uno dei suoi primi doveri ed intervenire con rimozioni-lampo, portandosi via il mezzo che ingombra e restituendolo solo dopo che il proprietario abbia pagato multa, carro attrezzi e danni all'ATAC.

Aggiungo che rinfrescare periodicamente la segnaletica che delimita la sede del tram aiuterebbe molto ad evitare interruzioni dovute a imperizia di parcheggio.

Invece come vanno le cose? Ecco un fatto che mi è capitato.

Una sera di tanti anni fa tornavo da un viaggio con il tandem Leonardo-Express / 516, dopo le 23, ed ecco che a Porta Maggiore sale uno bello incazzato che era stato depositato lì dal 3, e che aveva atteso circa 45 minuti a causa di un blocco della circolazione tramviaria causato dalla solita macchina malposteggiata a San Lorenzo.

Bene, che ti fa questo tipo? Alla seconda fermata di Porta Maggiore scende  e si piazza di fronte al tram per protestare contro i ritardi. 

Fossi stato io l'autista avrei incurantemente proseguito sulla mia strada, però questo scende e chiama le forze dell'ordine. Le forze dell'ordine ci mettono circa 20 minuti ad arrivare, e innanzitutto mettono la macchina di fronte al tram in modo che non possa proseguire.

Dopodichè invece di pigliare a colpi di Taser il tizio e buttarlo nell'aiuola (30" e poi via) cominciano a parlarci per convincerlo con le buone a salire sulla macchina di servizio... il che prende altri venti minuti,  di fronte all'incredulità dell'autista, del sottoscritto e degli altri 200 extracomunitari (che ovviamente non hanno osato mettere in discussione l'operato delle forze dell'ordine).

Sicuramente un'operazione da medaglia di Sant'Egidio, ma al cittadino onesto e lavoratore finisce sempre in quel posto.

Allora non occorre invocare i magistrati, occorre fare le cose come si deve, e farle da subito.