giovedì 29 ottobre 2026

Via Panama sempre meglio!

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Anche stamattina ho fatto una piccola deviazione, anche se non so se sia un itinerario veramente più lungo, sicuramente più piacevole, (Via Salaria, Villa Ada, Parco Rabin, Via Panama,  Giardino Zoologico, Galleria Borghese, Piazza Fiume, Viale del Policlinico, Ufficio) invece del solito tragitto sulla Nomentana.

Per amor di contatore va tenuto conto che anche oggi ho fatto un passaggio in meno sulla Nomentana, così come ieri ho fatto quattro tratte in bici, ma solo in due sono transitato sulla pista Nomentana. 

Insomma, a Via Panama la situazione migliora a vista d'occhio. Diminuiscono le macchine e aumentano le bici.

Infatti dalla foto potete vedere pochissime auto al semaforo, e un ciclista che passa. In realtà mentre mi sono fermato a fare la foto ne sono sono passati altri e riposto il telefono stavo facendo un bel frontale con un altro che sopraggiungeva da Piazza Ungheria. Insomma stavamo quasi ad un rapporto numerico 1 a 1, che si ottiene contando le auto e le biciclette con attenzione. Solo che a parità di numero le bici si notano molto meno, con l'effetto "pista vuota" anche per numeri importanti. Ne sanno qualcosa gli automobilisti che svoltando si trovano ad aspettare trenini di sei - sette bici sulla Nomentana.

Per non parlare della vivacità della pista di Viale Rossini, dove ce' un nutrito (immagino abbiano già fatto tutti colazione) traffico che entra e esce da Villa Borghese, area che rimane fondamentale per il traffico direto al centro di Roma venendo da Nord.

Al Viale del Giardino Zoologico i problemi invece peggiorano perchè le auto arrivano a velocità relaativamente sostenuuta e quindi spero che i famosi lavori del GRAB ricavino una biopista per le bici anche lì, recuperandolo alla civilità.

Non mi è così facile andare a Via Guido Reni, ma non mi stupirei che anche lì il traffico ciclistico sia ormai metabolizzato e in crescita. Figuriamoci quando sarà attiva la connessione con la pista di Valle Giulia, allora cominceremo ad avere, dopo Prati,  una seconda area alquanto ciclabile.

venerdì 23 ottobre 2026

Ma traversare la strada sulle strisce rimane un rischio


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Stamattina ho deviato ancora dalla mia route abituale per fare la solita survey su Via Panama. 

Però, per evitare giri automobilistici, prendo a bassissima velocità un marciapiedi della salaria verso il centro, attraverso sulle strisce ed entro dentro Villa Ada per poi uscire al parco Rabin, senza rampa, ovviamente... 

"Attraverso sulle strisce la Salaria" si fa presto a dire, a farlo è una cosa non semplice, e anche rischiosa.

Innanzitutto per fare il ligio al Codice scendo dalla bici  attraverso portando la bici a mano. In quel momento, anche se continuo ad indossare il casco da bici, divento 100% pedone, con tutti i diritti di precedenza delle strisce.

Bene, innazitutto accanto al marciapiedi trovo, paralizzato dalla paura, un pedone che non si azzarda ad attraversare, incentivando quindi gli automobilisti a continuare imperterriti.

Lo cazzio per questo atteggiamento rinunciatario e comincio la traversata, affrontando per prima la corsia  verso fuori Roma.

Oviamente la prima macchina non accenna nemmeno a fermarsi, ma cmq io non sono ancora in traiettoria, e quindi passa mentre avanzo.

Quella dopo, ad una trentina di metri, è invece sulla rotta di collisione piena. 

Non arriva veloce, ma non accenna a fermarsi. 

Io, pur con la max attenzione, continuo ad avanzare. L'auto non rallenta, ma comincia a deviare verso il centro strada. 

Io lo guardo e continuo ad avanzare sulle strisce, lui pur di non fermarsi, invade tutta l'altra corsia, ovviamente dove c'e' una bella doppia striscia a terra.

In qul momento dall'altra corsia non arriva nessuno, e qundi va bene... mentre mi passa accanto io gli faccio con la mano il segno universale di "sei una testa di cazzo" che lui capisce benissimo, e credo che mi abbia dato ragione.

Superata la mezzeria dall'altra parte arrivano due scooter. 

Anche qui il primo passa deviando la sua traiettoria, il secondo é proprio costretto a fermarsi, con addosso l'espressione di uno che non si riesce a perdonare per quest'azione poco dignitosa. 

Per fortuna alla fine entro dentro Villa Ada vivo e sano, e il resto è senza storia, se non che è comparso un cartello, non marcato GRAB, che però indica le direzioni ciclabili all'intero della Villa...

Ah, Tranquilli, la survey è andata benissimo. Alle 08:45 su Via Panama nessun ingorgo, la pista libera dalle bici a noleggio, parcheggiate leggermente più verso Via Salaria. 

Insomma una meraviglia.

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martedì 20 ottobre 2026

Via Panama tutto bene, grazie.


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Ho fatto un'altra delle mie survey sullo stato di Via Panama devastata dalla pista del GRAB
Beh, per essere una strada devastata sta piuttosto bene, come potete vedere dalle foto, e continua ad avere una sua eleganza sconosciuta a tante strade delle periferie di Roma, soprattutto adesso che è stata arricchita da una mezza pista ciclabile. L'altra metà, ovvero fino a Via Salaria, speriamo arrivi presto.

Nelle mie survey cerco di passare in un'ora di punta, ovvero le 8 e mezza. 

Di ingorgo non v'e' traccia, e anche la pista non é un parcheggio di bici a noleggio. Tutto pulito, con un tenue rivolo di ciclisti e monopattinisti che percorrono la pista.

Sul marciapiedi molti studenti, e probabilmente ne arriveranno ancora più tardi nella mattinata. Infatti Via Panama sembra un pò una di quelle vie tiratardi dove l'ingorgo, quando c'e', arriva verso le 10 o le 11, oppure in orario di shoppping.

Perchè le piste sono sempre più indispensabili  a Roma? 
(Anche) Perchè ostacolano la pessima consuetudine romana della sosta irregolare. Infatti proveniendo da Via Salaria , non appena girato a destra, dove la pista non c'è sncora, mi trovo la "solita" smart ferma con le quattro frecce accese, graziosa signorina a bordo, al volante. 

Peccato che, a fronte di tanto spazio libero, tra cui   passi carrabili a iosa,  fosse ferma in un punto assolutamente improbabile, creando un collo di bottiglia che ha impedito a me e a un furgone (che aveva girato con me) di passare affiancati. 

Ci siamo dovuti "sequenziare" (anche se stavo davanti l'ho fatto passare per evitare di litigare). 

Volevo fermarmi a dirgliene quattro a quell'imbecille sulla macchina, ma poi ho pensato a) che avrebbe molto faticato a capire; b) che con una donna è meglio evitare qualunque tipo di discussione. 

Però il succo è proprio questo, ovvero la presenza delle piste sconvolge le pessime abitudini degli automobilisti romani.

Povero Viale del Giardino Zoologico ridotto a parcheggio
Molto peggiore è la situazione di Viale del Giardino Zoologico. 

Infatti quello che una volta era un tratto del collegamento Villa Ada - Villa Borghese, è diventato un parcheggio a senso unico, senza nemmeno una bikelane per le bici.

Chiaramente un ciclista di esperienza "se ne fotte", ma ricordiamoci che nasce come tratto di ciclobimbi,  e adesso i poveri bimbi non hanno più uno spazio dove passare.

Qui urge una campagna  di reconquista...




venerdì 16 ottobre 2026

Non ne conservo un buon ricordolo...

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In quest'ultimo mese ho persorso paticamente tutte le settimane l'Appia antica, ad un'ora alla quale il passaggio attraverso il parco dei Salesiani è ancora chiuso e quindi ti tocca fare proprio l'Appia Antica dal Quo Vadis, godendoti uno per uno tutti i suoi sampietrini.

Pertanto ho visto in diretta lo svilupparsi del mitico cordolo che, dall'incrocio con l'Appia Pignatelli in poi, ricava una corsia (mi pare per il GRAB).

Come sappiamo questo cordolo ha fatto alzare più d un sopracciglio archeologico e ha scatenato le furie antigualtieri dei regressisti di destra.

Debbo dire che la scelta di un materiale così moderno sui sampietrini non ha convinto al 100% neppure il sottoscritto... ma non essendo in grado di pensare a qualcosa di meglio é inutile lamentarsi.

Più interessanti sono alcune riflessioni su questo cordolo, che mi sono venute percorrendo il tratto protetto.

Infatti la porzione di strada protetta dal cordolo parte più o meno dall'incrocio con Via di San Sebastiano e, ovviamente, protegge una ciclopedonale diretta verso il centro. Che scompare dopo l'Appia Pignatelli riscodellando il pedone (e il ciclista) alla mercè del gran premio dell'Appia Antica.

Quindi passando ad ore umane sarà utilizzato da persone e ciclisti diretti verso il centro e quindi difficilmente percorribile in direzione raccordo.

Il guaio è che l'Appia antica é stretta, e nella corsia verso il raccordo un bus e una bicicletta non ci passano, e quindi chi sta in bicicletta si terrà bus, camion, furgoni, NCC, SUV di larghezza comparabile alle spalle, tutti a scalpitare per passarti, anche sopra.

A voi studio.

venerdì 9 ottobre 2026

La brutapista: Pista brutalista a colpi di New Jersey


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Dopo qualche anno di discontinuità ho ricominciato a frequentare Bruxelles con una certa regolarità... la ciclabilità ha ormai preso il controllo della città, affiancando un ottimo e affidabile sistema di trasporto pubblico.

Per esempio la famosissima Piazza Schuman ha finalmente completato il ciclo ventennale di lavori che ha prima spedito sotto terra il traffico di attraversamento verso il centro della città, poi unito in maneira spettacolare le stazioni di metropolitana e treno, e infine l'ultimo rifacimento della superficie ha di fatto marginalizzato il poco traffico automobilistico locale a favore di un rondò totalmente ciclabile.

Tanto poi per ritornare ai drammi di casa nostra, pensando alla tragedia Torinese, i controviali sono stati totalmente ciclabilizzati, trasformandoli in comodissime piste.

Purtroppo non mi godo questa bonanza perchè abituato alle distanze di Roma, e oggettivamente impedito da un abbigliamento da ufficio, preferisco camminare per coprire i pochi chilometri che separano l'albergo dai centri dove facciamo le riunioni... anche perchè le mitiche bici Villò che possono essere noleggiate per un paio di euri al giorno (non ho quotazioni aggiornate) pesano quanto tram e danno ben poche soddisfazioni.

Sono comunque passato un'altra volta per Rue Belliard  e ho visto che la mitica pista a colpi di New jersey sta ancora li'.

Mi ricordo quando fu fatta... misero cartelli per non far sostare, poi vennero amramti di gru e new jersey e in un giorno fu tutto fatto...

Economico, efficiente, brutalista, brutapista!

PS.: la foto mostra un momento quasi eccesioale, intorno a mezzogiorno, di pausa di traffico. La zona ha quattro piste che servono ingresso e uscita sulla quella direzione, due su Rue Belliard, due su Rue de la Lois, che sono strade a senso unico, una esce e una entra a Bruxelles.


lunedì 5 ottobre 2026

La prova del nonno


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Le "bici cargo" per portare i pargoli a scuola si stanno diffondendo, e le mamme , ormai le usano nella routine quotidiana, per esempio per portarli al parco.

È così che un paio di sabati fa una di queste mamme mi ha offerto per una prova la sua, appena acquistata , la vedete nella foto.

Quindi acchiappo la nipotina più pesante che ho, 18 kg vestita, la schiaffo sull'ampio sedile posteriore, aggiusto il sellino e do' inizio alla prova.

Che figata!
Per partire scalo dal max livello di assistenza a quello intermedio. Inoltre vedo che esiste un cambio a 7 marce e quindi metto subito le mani su quello.

Anche se il motore non é al mozzo, e quindi va smossa all'inizio, la "bici" schizza in avanti con un colpo secco e mi ci vuole solo una manciata di secondi per sincronizzare gambe e cambio perchè guidino in maniera armonizzata la spinta.

Di fatto diventa un ciclomotore con l'acceleratore sostituito dai pedali. Un uso attento e ciclistico del cambio, cosa che difficilmente gli elettrociclisti nativi fanno, conferisce al tutto una dinamica spigliata.

Debbo dire che ho fatto solo un paio di giri del parco e non ho provato la marcia senza motore, tantomeno i livelli bassi di assistenza.

Comunque mi sono divertito tanto, e anche la nipotina, che si è rifiutata di scendere per un bel po' dopo la conclusione della prova... meglio che sulla giostra!


Alcune considerazioni a freddo
La mamma ha acquistato questa bellezza, affiancandola a quella un po' differente già posseduta al marito, a seguito di un incidente nel quale ha distrutto il proprio scooter.

Evidentemente l'esperienza le ha consigliato di acquistare un mezzo più adatto al trasporto della figlia di due anni, coetanea delle mie nipotine, ma la prospettiva dei costi di acquisto e gestione era comunque quella dello scooterismo. Ciononostante non ci possiamo che congratulare per questo ingresso nel mondo "ciclistico".

Tra i costi di gestione il principale rimane quello del garage notturno, dove un mezzo del genere occupa, e appunto paga, come uno scooterone. Anche questo la dice sullo spirito dell'acquisto.

Per il resto la scelta trasportistica appare ottima, se si considera la prospettiva cittadina, soprattutto con un lavoro non eccessivamente distante.

Non solo, ma volendo queste biciclette si trasportano due pargoli e, con qualche precauzione, si può trasportare anche un adulto, anche un adulto e un bambino, e quindi ritornimo ad un mezzo di trasporto di una versalità estrema, che supera le limitazioni tradizionali degli scooter riguardo ai bambini piccoli.

Ma con tutta quella potenza può essere  ancora considerata una bicicletta?
Beh, questo continua ad essere argomento di dibattito.

Nel caso specifico il mezzo è bello ingombrante, ma la sagoma non eccede il manubrio della mia 29. Anchebla mafgiore lunghezza non porta problemi... e la velocità?

 Dopo varie riflessioni e scambi di ider, la mia  posizione adesso mi è chiara: questi mezzi, per essere ammessi nel sistema delle piste ciclabili devono continuare ad avere ingombri e prestazioni tipiche delle biciclette muscolari.

In caso contrario si finirebbe per reinventare il ciclomotore, che nelle nostre piste anguste (strappate all'uso automobilistico), non può trovare posto, anche perché purtroopo si porterebbe appresso una serie di personaggi molto poco raccomandabili.


venerdì 25 settembre 2026

Un totem l'auto, un tabù la bici


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L'Europa è ripiombata in una delle periodiche crisi provocate dall'innalzamento del costo del petrolio. D'altra parte ne produciamo poco e dobbiamo importarlo quasi tutto. 

La cattiva novità è che le varie guerre non hanno solo ridotto la disponibilità della materia prima, ma anche della capacità di raffinazione... Capacità di raffinazione che l'Europa ha comunque visto declinare, per cui quando è entrata in crisi quella straniera, sia benzina che diesel sono andati alle stelle, toccando vertici mai visti prima, con l'ondata di inflazione connessa (sulla quale, ovviamente, molti ci marciano). 

Vista l'entità degli aumenti non è pensabile ridurre le accise per compensare gli aumenti, e quindi un incubo per qualunque governo, ma in particolar modo per quelli che hanno un approccio identitario.

Da tecnico di bassa sensibilità mi sarei aspettato alcune azioni generali di contenimento consumi e costi come la riduzione della velocità sulle autostrade e la tanto sospirato introduzione del limite generalizzato dei 30 nei centri urbani. 

Chi ha provato a dire qualcosa di razionale sulla questione del costo dei trasporti è stato il nostro Gualtieri, che notava come la cifra allocata per dare un temporaneo e marginale sollievo ai prezzi del diesel sarebbe bastata a dimezzare il costo del trasporto pubblico in tutta Italia.

Per quanto mi riguarda ho registrato che nessuno ha pronunciato la parola "bicicletta", magari facendo notare che avendo speso parecchio per realizzare piste ciclabili (non abbastanza ma neanche poco) il momento sembrava conveniente per saltare in sella e azionare i pedali. 

Ma in Italia non si può dire alle persone di andare in bicicletta perchè non si possono permettere di spostarsi in auto. 

Questo significherebbe abbattere uno dei totem sociali più forti della società italiana, ovvero lo status di possessore/utilizzatore di auto. 

Un governo, un governatore, un sindaco che dicesse una cosa del genere attirerebbe su di sè l'onta del fallimento, anche se solo per il merito di aver portato finalmente in tribunale i libri contabili di una società talmente impoverita da non potersi più permettere gli spostamenti in automobile  (Intendiamoci, l'automobile è una grande invenzione, che prima ci ha regalato la libertà, ma poi, usata in modo compulsivo, ci ha tutti reso vittime del suo successo).

Il secondo tabù che non può essere violato è invocare l'uso della bicicletta, cosa che infatti a livello istituzionale praticamente non accade mai.

Mi ricordo intere campagne ministeriali contro l'obesità giovanile capaci di ignorare l'elementare pratica di raggiungere la scuola in bicicletta. 

È anche campagne per la forma fisica della seconda e terza età che propagandavano  occasioni di movimento tra le più improbabili senza mai nominare l'uso della bicicletta... 

Le ragioni sono varie. 

Molti sono coscienti che l'aumento dell'uso della bicicletta significa dover condividere le strade. 

Altri però,  e secondo me sono di gran lunga i più numerosi, coltivano un"aristocratica" avversione ad un modello di trasporto per poveri (non hanno mai comprato una bici ad alte prestazioni) che non permetterebbe ai ricchi di distinguersi dal volgo (nonchè di esercitare versioni moderne di sopraffazione sociale e individuale tipiche della macchina di lusso). 

Mi consola però che, malgrado la congiura istituzionale, i numeri di ciclisti che vedo per strada sono in continuo aumento. 

Già cominciano a formarsi code di ciclisti ai semafori della pista della Nomentana... 

domenica 20 settembre 2026

Piste Utili, Belle, Ciclobimbi... E quelle inutili


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La (triste) vicenda della pista di Via Panama ha innescato una serie di scambi di idee sull'argomento delle piste ciclabili, e della differente prospettiva con la quale possono essere considerate. 

Ora proprio la pista di Via Panama è una specie di casus belli, un esempio estremo di pista che può essere valutata con metriche differenti... Però mi ha colpito una cosa, un'osservazione fatta da un amico, ovvero che si dovrebbero fare solo "piste utili". Ovviamente la comunità ciclistica non può che concordare... 

Come ho detto in un post la pista di Via Panama, nella sua concezione originale, era una "Ciclobimbi" con valore tasportistico negativo. Cioè percorrerla ti faceva perdere tempo rispetto a seguire la strada. 

E qui introduciamo la distinzione funzionale che io uso per classificare le piste:

Utile: una pista che collega due punti con un tracciato uguale o migliore di quello automobilistico. In termini di distanza e fondo della strada.

Bella: una pista che non sia utile, con un fondo buono, ma che sia piacevole da percorrere, tipicamente per la bellezza dei luoghi che tocca. 

Ciclobimbi: una pista diversa dalla utile e dalla bella,  la cui funzione è segregare le bici dalle auto per raggiungere condizioni di sicurezza a costo di dover limitare la velocità per il fondo sconnesso o penalizzare l'efficienza del percorso. 

Inutile: ogni pista che non sia utile, bella o Ciclobimbi. Non so se esista. 

Ovviamente abbiamo una valenza locale della classificazione Per esempio il GRAB è una pista bella ma che può essere localmente utile,  così come una Ciclobimbi può essere localmente bella. 

La Nomentana è di principio utile, ma a causa del fondo e dell'attraversamento pedonale di Viale Regina Margherita è al limite della pista bella, mentre dopo la Batteria Nomentana diventa bella, e solo localmente utile, a causa dell'inefficienza del tracciato. 

Altrettanto la pista della Colombo non può essere classificata come utile. É una pista bella a causa dei ripetuti (e francamente immotivti) attraversamenti della Colombo e del fatto che invece di continuare verso l'EUR scende alle Tre Fontane "e lì ti molla". Ciò non toglie che possa essere localmente utile per chi viene dalla Laurentina. 

L'esperienza insegna che il 98% delle piste utili si fa solo se si toglie spazio alle automobili. 

Infatti per parte mia il PNRR avrebbe dovuto puntare ad una rete di piste Utili, anche convertendo l'uso di spazio automobilistico (sia circolazione che parcheggio). 

E anche il biciplan romano avrebbe dovuto prevedere pite ciclabili su tutte le consolarti e tutti gli "stradoni" (Olimpica, Fiorentini, etc.), e un certo numero di anelli tangenziali. 

Invece si è andati molto sulla dimensione locale, sono saltati alcuni anelli fondamentali e adesso Patanè stacercando di correre ai ripari. Meglio tardi che mai. 

Speriamo che si sbrighino perché la conversione alla ciclabilità bussa alle portiere, checché ne dicano gli automobilisti


martedì 15 settembre 2026

Un grande pomeriggio a Roma


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Beh... Roma non sarà incredibilmente Ciclomobilistica, ma occorre dire che si sono accumulate tante novità in fatto di cicloturismo da renderla un posto veramente interessante. 

Domenica scorsa mi sono trovato impigliato in un intervento domestico non pianificato e così è saltata l'escursione fuori città, nello specifico Castel Gandolfo più bagno,. 

Essendo a settembre tutta questa smania per il solito giro non c'è l'ho più e quindi, facendo di necessità virtù ho fatto un giro per Roma guidato solo dalla voglia di godermi gli splendidi colori del pomeriggio e l'aria che è tornata a temperature confortevoli. 

Prima tappa: allenamento gravel a Villa Ada
Per cominciare sono entrata Villa Ada con l'intenzione di proseguire per Monte Antenne. Ho trovato la Villa quasi deserta e quindi mi sono lanciato in un allenamento che è durato per circa 12 km, fino a quando la villa si è ripopolata in misura tale da non poter più tenere i venti su piano... Beh, Villa Ada mi pare l'ultimo pezzettino meridionale di Tuscia, ed è un ottimo riassunto del tipico gravel... 

Seconda tappa: Monte Antenne
Da Villa Ada non puoi non passare a Monte Antenne. Purtroppo avendo le gomme da strada non mi posso, o meglio non ho provato, ad arrampicarmi per i sentieri, ma ho ripiegato sulla strada. 

Ovviamente il bel Monte Antenne per-campo Rom non esiste più, ingoiato dal degrado. Ed è morta anche la Pineta, sopravvissuta al campo rom ma prima falcidiata dagli incendi e infine colpita da quella cocciniglia nera che ha ucciso almeno l'80% dei pini del Lazio. 

Il parco però è stato bonificato, almeno un poco, e i nuovi alberelli stanno crescendo. I piccoli Lecci reggono in misura maggiore dei piccoli pini. Curiosamente sul fianco Nord-est sono sopravvissuti solo gi alberi tra la strada e il centro, mentre quelli tra la strada e la scarpata sono tutti morti... Proprio dove gli alberi non ci sono mai stati. 

Comunque dalla cima, nell'aria limpida, c'era una vista meravigliosa sul Soratte, solo quella valeva la pena della gita. 

PS. : anche l'anello dei Monte Antenne va bene per allenarsi. É quasi sempre poco frequentato ma il fondo è così ostile ai pneumatici che non mi azzardo a farci più di un giro. 

Terza tappa: Parco d'affaccio dell'Acqua Acetosa
Questo parco  una delle nuove meraviglie di Roma. 

Arrivarci con la bici lato Monte Antenne non è facile, si sottopassa l'Olimpica in uno di quei sottopassi poco raccomandabili le cui rampe stanno tornando preda di rovi e immondizia. 

Il parco è già bellissimo, ma è iniziata una nuova tornata di lavori che lo amplierà verso Nord fino alla Salaria, ed è stata realizzata una nuova rampa di accesso sulla banchina per arrivare dietro il centro commerciale. 

Inoltre hanno cominciato ad installare giochi per bambini (era ora), panchine e sdraio per prendere il sole. Infine una serie di trutture di legno che sembrano strutture per enormi altalene per adulti... Chissà cosa ne verrà fuori! 

L'attraversamento del Tevere sul ponte dell'olimpica (Ponte Milvio) 
Seguendo le rampe del parco si raggiunge il Ponte dell'Olimpica e di lì, con un tratto quasi regolare, ci si può immettere nella Pista del Tevere, collegando così con un percorso buono anche per le bici da corsa (a parte lo scalino del marciapiedi) la pista della Moschea con la Pista del Tevere. 

Quarta Tappa: il parco d'affaccio di Ponte Milvio
Diretta la bici verso Roma supero Ponte Milvio e mi accorgo che è stata finalmente completata la rampa in sampietrini che collega la Pista al Parco d'affaccio.

Quindi scendo e mi godo (sempre dal sellino della bici) questo altro Parco, più raccolto del precedente ma altrettanto confortevole. Tra l'altro si è rimesso egregiamente dalla piena del Tevere che lo aveva sommerso... D'altra parte stare quasi a livello dell'acqua ha i suoi inconvenienti. 

Insomma anche questo potrà essere utilizzato per una sosta picnic nei giri romani dell'autunno-inverno 2026-2027.

La banchina inferiore
Invece di risalire sulla pista, proseguo al piccolo trotto sulla "banchina inferiore" fino a raggiungere il Ponte della Musica, risalendo alla pista con la rampa apposita. 

Dal basso una visione magnifica sulle "rapide" di Ponte Milvio, ed una novità rispetto a Via Capoprati. 

Quinta tappa: i giardini di Villa Mazzanti
In cerca di guai ciclistici decido di salire sino all'Osservatorio di Monte Mario imboccando la salita da Piazzale Maresciallo Giardino. 

I conoscitore della zona sanno che la salita è pura sofferenza per via del fondo a tufo protuberanze, che costringe ai 4 km/h anche a Zero pendenza (a meno non abbia una biammortizzata di classe). 

Salendo mi faccio tentare da una porticina ed entro nei giardino di Villa Mazzanti (a me prima sconosciuti) e mi prendo una meritata pausa in panchina godendomi il panorama di Roma illuminata dal solo di un pomeriggio limpido

É incredibile quanto angoli nascosti abbia Roma! 

Rientro dalla Balduina passando sotto il Vaticano. 
Ovviamente continuo la salita fino ad intercettare la pista di Monte Ciocci all'altezza della stazione della Balduina, poi mi metto in discesa fino ad una breve sosta sul Belvedere Scola per ammirare Roma illuminata e le nuvole bianche sui Castelli Romani. 

Proseguo per la pista che passa sotto il Vaticano, percorso ciclopedonale Monte Ciocci-Vaticano, per poi finire a Porta Cavalleggeri, PASA, Corso Vittorio, Piazza Venezia, Fori Imperiali, Via Cavour etc. etc. fino al ritorno a Piazza Vescovio. 

Conto chilometrico modesto ma giro da 2000 calorie e comunque bellissimo. 


sabato 8 agosto 2026

Ringraziando la Madonnina di Molella...

Ho fatto una puntata a Nettuno dal Circeo, e mi sono affidato a Google maps per tracciarmi un  itinerario in un territorio che conosco benissimo... O almeno così credevo. 

Google maps quando chiedi un itinerario per bici, procede con un algoritmo differente da quello delle automobili, che inserisce e pesa la presenza di ciclabili e, credo, il traffico automobilistico sullo stesso itinerario.

Il risultato è un itinerario che può superare anche del 10% il direttissimo,  che normalmente è meno trafficato, e che può includere tratti sterrati o, più preoccupantemente, tratti inesistenti, caduti in disuso o invasi dalla vegetazione. Quindi bello, ma prima di buttarvici ad occhi chiusi seguitelo con lo sfondo satellitare (e non mappa) per non perdervi in qualche fratta. 

Vabbè, considerata la noiosa e pericolosa alternativa super diretta (Via di Molella, Mediana fino a Borgo Grappa, Via dell'acciarella fino a Nettuno) ho optato per la variante proposta da Gmaps con 3 km in più, anche perché credevo di aver visto dove passava, ovvero lungo la strada che costeggia il Diversivo Nocchia. Strada piacevolissima, stretta, verissima, diventa ancora più piacevole perché riasfaltata di pacca. 

Oltre il mitico diversivo l'itinerario prosegue sulla strada della lavorazione, uno sterrato (conosciuto) che prosegue tra campi e allevamenti di bufale fino... Embè fino a Rio Martino, aggiungendo ci altri 5 km di sterrato a me sconosciuti prima, che mi hanno evitato un ritorno sulla noiosissima e pericolosissima Mediana. 

Da Rio Martino lungo la strada che attraversa Lido di Latina e poi fino a Foce Verde, dove il ponte che attraversa il canale delle acque alte (Canale Mussolini) non è stato riparato ed è rimasto esclusivamente (ciclo) pedonale, ragione per la quale la strada è pochissimo frequentata dalle automobili. 

Bella gita, andata e ritorno, invece della solita pedalata con l'ansia. 

Però... C'è sempre un però... 

Parto e prendo Via di Molella, anche questa riasfaltata di pacca, e mi ricordo della borraccia vuota. Non c'e' problema, mi fermo alla Chiesa di Molella (al secolo Ns. Signora di Fatima) dove c'e' una degli accessi (non ufficiale) ciclistici al centro Visitatori del Parco e faccio rifornimento alla fontanella sormontata dalla statuina della Madonna. 

Mentre riempio al borraccia mi viene un presentimento... Me la guardo e dico "mi raccomando proteggimi" 

Continuo sulla Mediana che costeggia il Parco (anche lì ci sarebbe stata bene la deviazione che uso per andare a Sabaudia, ma è veramente sterrata) e dopo circa 5 km mi preparo a girare a sinistra per Via di Sant'Andrea. 

Quindi guardo nello specchietto... Nessuno, segnalo comunque e mi sposto sulla mezzeria, sto per prepararmi a girare quando con la coda dell'occhio percepisco un'auto che mi sorpassa sui 100 all'ora (limite a 60) sulla sinistra. 

Io interrompo la svolta sinistra e senza neanche il tempo di spaventarmi, continuo sulla mezzeria... Passata la macchina continuo la svolta è mi immentto su Via di Sant'Andrea per il resto del viaggio. 

Riflettendo sullo scampato pericolo e sul fatto che un investimento a quella velocità non mi avrebbe lasciato scampo. 

Un grazie alla madonnina di Molella. 

PS. : era giorno e la macchina aveva i fari spenti pur essendo fuori dall'abitato, cosa che evidentemente non mi ha permesso di notarla quando ho iniziato la manovra, in quanto a quella velocità era sicuramente molto lontana. 


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lunedì 3 agosto 2026

Cicloturismo bellissimo, ma è un'altra cosa

La notizia che la Regione Lazio abbia stanziato 38 ilioni di euro per la ciclabilità, è 18 lì abbia allocati per una Roma-Ostia è buona (se vediamo il bicchiere mezzo pieno) e cattiva (se vediamo il bicchiere mezzo vuoto) allo stesso tempo. 

La pista andrebbe ad affiancarsi alla Roma-Fiumicino ormai in fase di ultimazione, aprendo orizzonti cicloturistici incredibili per i Romani e gli abitanti del triangolo Roma-Ostia-Fiumicino, quindi un paio di milioni di persone. Bellissime  complimenti. 

Spero che gli altri 20 rimanenti siano allocati saggiamente, io continuo a dire che per il Lazio la cosa migliore sarebbe convertire la vecchia ferrovia del trenino Roma-Fiuggi in pista ciclabile, trasformando in una fantastica Togliatti-Fiuggi, ovviamente da prolungare fino a Frosinone e Montecassino, con tutti gli spin-off del caso. 

Ma è cicloturismo e non  ciclomobilismo, anche perché il tracciato sarà turistico e non diretto sulla Colombo, e qui torniamo alla grossa differenza tra destra e sinistra in tema di ciclismo. 

La vera grossa differenza è che la destra romana, a in genere mi pare in gran parte del Sud, non vede la bicicletta come sostituto della macchina, ma come un attrezzo da divertimento. 

Ora la notizia positiva è che comunque è uscita dal mondo del mero divertimento locale (la ciclo bimbi del parco) per entrare nella dimensione cicloturistica, che già vuole dire tanto. 

Però il segnale negativo è altrettanto chiaro: non viene attivata la leva multimodale, ovvero piste che colleghino i centri abitati alle stazioni del treno, ne' l'uso della bici come mezzo di spostamento tra comuni vicini... Se abiti ad Aprilia e lavori ad Anzio non c'e' pista che duplichi la nettunense in modo da percorrere quegli scarsi 12 km in sicurezza. 

Vabbe', divertiamoci durante le ferie, pi vedremo... Ma nel Lazio del Sud la situazione è anche peggiore! 

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venerdì 5 giugno 2026

En attendant GRABot

Qui saremmo tutti elettrizzata perche' il calendario ormai indica che siamo nell'anno di Graziella 2026, e soprattutto nel mese di giugno, e quindi il GRAB dovrebbe essere terminato, e consegnato prima dell'inizio di luglio. 

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Speriamo che ci si riesca. 

Certo è che anche oggi mi sono trovato a controcommentare il solito post dei propagandisti anti Gualtieri, che ha preso a pretesto il solito ingorgo di Via Panama, stavolta attribuito alla nuova superpista, come se gli ingorghi a Via Panama non ci fossero mai stati. 

Ora, a parte le lamentele e le scene da actors' studio, una ragione per essere incazzati c'e': la maggior parte dei lavori del GRAB a Roma sono stati lasciati sostanzialmente incompleti per molti mesi. 

Piste fatte, magari anche completate con segnaletica, ma ancora non fruibili perché transennato. 

E ancora cantieri aperti, marciapiedi nuovi off-limits, futuribili fermate ATAC nastrate e abbandonate. 

Insomma, se il GRAB fosse stato inaugurato "a pezzi", o "a lotti", almeno la fruibilità potrebbe essere già opposta ai propagandisti del ritorno al passato. 

martedì 26 maggio 2026

Il momento della sportellata arriva per tutti (prima o poi)


Mi chiedevo quando sarebbe arrivato il momento della sportellata, alla fine è arrivato. 

E come nelle migliori famiglie, il colpevole è stata una signora anziana che aveva appena parcheggiato una smart. 

Il fattaccio
Insomma, domenica sera, da poco passate le otto, mi dirigo verso casa. Dovevo fare non più di 800 metri, e andavo piano, pianissimo, tanto non avevo fretta, 

A Via di Priscilla, per evitare il solito avvallamento, mi avvicino leggermente di più alle auto in sosta, con l'attenzione rivolta all'incrocio pensando: faccio l'attraversamento in due tempi o taglio, quando sento un botto e mi ritrovo per terra. 

Capisco che è stata una sportellata perchè la padrona dello sportello interviene immediatamente a "soccorrermi", così come è venuto un motociclista che stava salendo in moto e ha detto di non aver visto nulla se non la mia caduta. 

Io mi sono rimesso in piedi e ho ringraziato iol Cielo che nessuno stesse passando. Non ho sentito particolari dolori, se non la botta al femore/bacino, manessun dolore da frattura o da movimento. Un paio di leggerissime escoriazioni (ginocchio e gomito, ma proprio leggere) e un taglietto sul medio della mano sinistra. 

Anche la bicicletta ha riportato danni leggerissimi, anche se poi vedremo.
fatte le formalità di Tito, scambio dei telefoni, ho declinato l'intervento dell'ambulanza e sono tornato - pedalando a casa. 

In effetti la sera mi si è formato un bozzo dove ho picchiato per terra, che il Gorno dopo si è trasformato nel pittoresco livido che vedete in foto. 

In realtà la foto è stata presa per il medico, che però mi ha rassicurato, il livido passa, non ci sono problemi. 

Gli strascichi ciclisti
Per capire i veri strascichi ciclisti ho dovuto aspettare oggi, quando uscito dall'ufficio ho trovato la ruota anteriore della pieghevole afflosciata. 

Un tantinello contrariato, anche perchè il buco a Roma non è così frequente, ho messo mano alla sostituzione e mi sono accorto di un grave danno al copertone che, quasi squarciato, non era più in grado di offrire protezione alla camera d'aria. 

A quel punto ho realizzato che lo sportello aveva impattato la ruota anteriore, che aveva protetto sia me che la bicicletta. 

Quindi devo cambiare il copertone, cosa già in programma, ma che a questo punto è diventata fondamentale.

Anzi, vista la condizione "a salsiccia" di un bel tratto dell'assieme copertone/camera d'aria, ho optato per il ritorno in metro, dove ho aspettato nientecoco'dimeno che 14 minuti per la metro Jonio. 

Vabbè, è andata di lusso. Un grazie alle divinità che hanno svegliato sullamia salute e integrità fisica. 
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martedì 14 aprile 2026

Come ti interrompo la pista


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Immaginate di pedalare verso il lavoro e di trovarvi davanti questo!

La pista viene praticamente interrotta e per continuare, a meno di non fare un pezzettino contromano, occorre scendere di sella e salire sul marciapiedi (almeno con la pieghevole).

Incuriosito mi avvicino ad un uomo tuta ad alta visibilità e gli chiedo gentilmente che cosa sia successo per bloccare tutta la pista così.

"E che voi, stamo a lavorà" è la sua risposta immediata, al che io di getto rispondo "E 'sti cazzi".

In effetti era un mezo al lavoro per l'AMA e stavano ritirando alcuni masserizie lasciate per strada. Ora la situzione del posto non era così disperata da non trovare un posticino tra pista e strada.

"En dove lo lasciavo?"

"In mezzo alla strada"

"Sì ecchè me dicevano?"

Appunto. 

Proprio questo è il guaio, alla fine noi ciclisti protestiamo, ma se blocchi la pista non si vede nessuno, se blocchi la strada chiamano i vigili.

domenica 12 aprile 2026

Automobilisti tossici e dove trovarli


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A proposito di guidatori tossici, venerdì sera, intorno alle 20, stavo tornando a casa e passo, proveniente da Piazza Sempione sulla laterale della Nomentana, di fronte all'incrocio con Via Val d'Aosta, lì salgo sul marciapiedi per poi immettermi nella ciclabile Nomentana per risalire fino all'altezza di Villa Leopardi (Via Asmara).

Nell'immagine potete vedere la mia traiettoria in blu. Mentre mi avvicino al cicloattraversamento, vedo un taxi che accelera di brutto proveniendo dal semaforo (traccia rossa), con il chiaro intento di passarmi davanti.

Quel passaggio che faccio spesso è piuttosto delicato e da parte del ciclista va gestito con attenzione ma anche con decisione. 

All'inizio non mi faccio intimidire e continuo senza rallentare fino a quando il tassista non comincia a suonare il clackson ripetutamente per farmi capire che non fosse intenzionato a fermarsi (a quel punto ci riesce) e mi passa vicino tutto incazzato esibendo una faccia da delinquente che poche ne ho viste di così cattive. 

Chiaramente la mia coscienza mi ha fatto pregare per la sua rapida dipartita da questo mondo, in maniera possibilmente dolorosa per lui, con conseguente miglioramento del mondo e dell'umanità.

Debbo dire che sono rimasto un po' stupito perchè spesso prendo il taxi per lavoro e in genere le persone sono molto cortesi e anche piuttosto attene alla guida. Non dei santi, ed è comprensibile, ma non mi sono mai capitati autisti tossici.

Dopodiché leggo che nel weekend tre automobilisti, pregiudicati e probabilmente drogati, hanno aggredito un ciclista fuori dalla pista (e con le bici da strada difficilmente ci puoi andare) per capire che non c'e' tanto da scherzarci con queste cose.

Speriamo che almeno quelli li piglino e li sbattano a rieducarsi per il resto della loro inutile vita (fine rieducazione mai).

Ma ci credo poco.

sabato 4 aprile 2026

Ciclisti che passano col rosso dando il cattivo esempio (secondo i massimalisti)


Uno dei leitmotiv principali dei maghinari autosauri è che le strade non sono sicure a causa del comportamento indisciplinato di ciclisti e monopattinisti. 

Amici ciclisti avete capito bene, non sono poco sicure perchè le macchine sfrecciano ben oltre i limiti di velocità magari facendoti il pelo, non sono poco sicure perchè si pasticcia costantemente sul telefonino, non sono poco sicure perchè non ci si ferma alle strisce pedonali, non sono poco sicure perchè si parcheggia ovunque... sono poco sicure a causa dei ciclisti e monopattinisti indisciplinati, e tra questi quelli che passano col rosso.

Evabbè, se si chiamano maghinari autosauri una ragione c'e', magari più d'una, ed in particolare perchè pensano cose come questa.

Intendiamoci, nessuno ha mai detto che passare col rosso aumenti la sicurezza stradale, ed i ciclisti (e monopattinisti) che lo fanno abitualmente prima o poi "smettono" (più che altro si tratta di selezione naturale). Come sanno bene anche i motociclisti... le quattro ruote sono più dure delle due ruote.

Qui parliamo di un'altro tipo di indisciplina, quella del ciclista che arriva al semaforo, si ferma, vede che l'incrocio è deserto e decide di ripartire senza aspettare il verde, tipo quello che succede tra Via Po e Viale Regina Margherita la domenica mattina alle 6 e 30. Oppure ad uno dei tanti "viottoli laterali"  che incrocia la pista Nomentana. 

Oppure all'incrocio tra Viale Angelico e Viale Mazzini.

E sì, perchè a sollevare un dibattito sul tema, sfociato sicuramente in polemica, non è stato il solito gruppazzo di maghinari autosauri ma la pagina fb di un gruppo ciclistico (ultimamente  molto attivo, presentantomi con insistenza dall'algoritmo di fb) PE PRATI MTB ROMA, sostenendo che i ciclisti che passano con il rosso danno il cattivo esempio.

Il filmato del post e' esattamente quanto ho descritto prima, non un ciclista pazzo che attraversa la Colombo schivando le macchine in corsa con perizia e tempismo, ma un tranquillo incrocio cittadino dove con il rosso, prima passa un podista lento e tranquillo tranquillo e poi due ciclisti altrettanto tranquilli, senza che si veda un'auto. 

Ovviamente su di un assist tanto ghiotto si è scatenato il peggio dell'autosaurismo talebano e parecchi tra quei sedicenti ciclisti (perchè molto spesso in realtà sono solo maghinari bugiardi) che considerano sacro quel Codice della Strada che di fatto sfavorisce la circolazione delle biciclette a favore di quella delle automobili (dei veicoli commerciali non parlo perchè lì entrano in gioco logiche differenti).

Ora, noi sappiamo che la bicicletta deve la sua utilità ed efficienza ad una combinazione unica di leggerezza e agilità che, a differenza dell'automobile, le permette di viaggiare ad una velocità media molto vicina alla velocità massima. 

Velocità media che molto spesso è anche superiore, nel gate-to-gate, a quella delle automobili. 

Pertanto i semafori per la bicicletta sono tempo netto perso, tempo che non è possibile recuperare andando al doppio o al triplo della velocità media, come può fare un mezzo a motore.

Ora che succede quando arrivi ad un semaforo rosso con la bici? 

Beh, innanzitutto ti fermi. Se poi proprio non passa nessuno, allora ti viene la tentazione di proseguire senza aspettare che ritorni il verde. Questo avviene sempre se giri a destra, un po' meno spesso se vai dritto o devi girare a sinistra. Ma se non ci sono altri mezzi in transito all'incrocio la tentazione è comunque forte.

Questo succede anche ai pedoni, che attraversano sulle strisce ma se la strada è deserta attraversano fuori dalle strisce o addirittura con il semaforo rosso. Normale, nessuno si metterebbe a criticare.

Pare però che la stessa cosa non possa essere fatta dal ciclista, specie se allo stesso semaforo stanno fermi anche maghinari autosauri. 

Dimensioni del mezzo, velocità caratteristica, non contano niente. Se applichiamo la stessa regola al parcheggio sul marciapiedi, allora abbiamo che non è possibile parcheggiare la bicicletta sul marciapiedi, proprio come un'automobile o un TIR... Pensa uno che lega al palo un bel TIR da 13 metri... non siamo assurdi.

Tra l'altro il web porta che in Colorado hanno adottato una regola, che mi sembra molto ben fatta, secondo la quale per i ciclisti il semaforo rosso è equivalente ad uno STOP, ovvero ti devi fermare, ma se non sopraggiunge altro traffico puoi passare. Razionale, non è vero?

Insomma, ricapitolando, nell'Italia dei massimalisti la bicicletta è obbligata a rispettare il rosso sempre e comunque. 

E' un'Italia che però non adotta il Senso Unico Eccetto Biciclette (SUEB), il Colorado STOP e tante altre cose che renderebbero la circolazione efficiente. E a fronte di tanto massimalismo del cazzo continua praticamente indisturbata la strage quotidiana  che insanguina le strade. 

Inoltre ostacolando l'uso della bicicletta nel nome di un inappropriato quanto  sterile parallelo con l'automobile affoghiamo nell'inefficienza, siamo un paese con una produttività stagnante da quasi quarant'anni che ci sta rendendo più poveri giorno dopo giorno.

PS.: c'e' solo un caso nel quale con il rosso non transigo e aspetto anche in assenza di traffico: quando ci sono ciclisti giovanissimi fermi a fianco dei genitori... allora aspetto e non passo, a loro sì che non bisogna dare un "cattivo" esempio. Devono imparare la regola, le eccezioni le vedranno da soli.

lunedì 30 marzo 2026

SOS ciclotraffico sulla Pista Nomentana

Marzo ha portato, ed era ora, una certa riduzione delle precipitazioni tropicali (tropicali fredde aggiungerei) e il traffico ciclistico è tornato a riempire le piste, in particolare la Nomentana.



Infatti da circa 10 giorni il contatore che si trova nei pressi di Porta Pia ha cominciato a vedere numeri importanti, oltre 1300 passaggi al giorno (intorno alle 18:00,  anche se oggi era spento in effetti c'erano lavori elettrici a qualche metro, speriamo domani ricominci a contare).

Comunque, anche in assenza di contatori, l'aumento di frequentazione della pista si apprezza qualitativamente, con una specie di bonaria competizione tra le categorie che la utilizzano. 

La massa dei frequentatori è per la maggior parte elettrica, mentre noi pedalatori muscolari (acustici/unplugged, se vogliamo usare la terminologia rockettara)  siamo ridotti tra il 20 e il 10%. Meno degli utenti dei monopattini.

L'aumento del traffico, che spero torni presto ad essere quantificato (per far rosicare i maghinari autosauri) sta generando un fenomeno insolito: le file ai semafori.

Infatti, specialmente la mattina quando il traffico è più concentrato, ai semafori si formano pacchetti di utenti (ciclisti e monopattinisti) tra i cinque e i dieci componenti, che poi continuano ad andare "impacchettati" fino al semaforo successivo.

La situazione più critica si verifica all'incrocio tra Nomentana e Viale Regina Margherita, dove la pista svanisce si crea una notevole confusione tra ciclisti, monopattinisti e pedoni.

Una quindicina di giorni fa stavo pedalando parallelamente all'attraversamento pedonale quando un pedone che mi apprestavo a superare a deciso di non seguire più le strisce, ma di tagliare (ovviamente fuori dalle strisce)  a 45 gradi verso l'altro attraversamento. 

Andavo piano, l'ho evitato ma gli ho fatto il pelo da dietro. Si e' messo a strillare, pero' era una persona ragionevole perchè quando io gli ho strillato a mia volta (ma più forte) che era lui che aveva deviato all'improvviso (e in mezzo alla strada) ci ha pensato e ha bofonchiato qualcosa... insomma abbastanza da chiudere l'incidente, però il problema rimane.

Un'ultima cosa per i colleghi ciclisti. Capisco che siamo abituati a non fare le code ai semafori, però non possiamo passare avanti agli altri ciclisti in coda, infatti  perchè gli altri ciclisti non sono automobili che "ngombrano la strada come mbuti", ma altri ciclisti come noi,ì (magari più di noi) e superarli è un atto di prepotenza , che può anche farli incazzare di brutto... mi sono spiegato!

Comunque sia, viva i grandi numeri, siamo più del 5% delle auto! 

martedì 17 marzo 2026

Nuove buone nuove su Via Panama

Scusate se torno su Via Panama con nuove nuove, però buone...



Torno su Via Panama arrivando da Piazza Ungheria, e a Piazza Ungheria dal Pincio... ero andato a godermi il primo tramonto primaverile post-ufficio prima dell'ora legale. 

Purtroppo sono arrivato 5 minuti in ritardo e ho potuto solo godermi l'ultimo scampolo di un tramonto meraviglioso.

Confermo che a Viale del Giardino Zoologico il "guaio GRAB" ancora non l'hanno capito, e tutto è apparecchiato come se le automobili fossero ormai padrone del viale, con parcheggio continuato tutti i giorni, alla faccia di Villa Borghese.

Arrivando a Via Panama le cose sono migliorate, per tutti e anche per i ciclisti.

Infatti i lavori sono ormai interrotti, ma per fortuna con un po' di attenzione e buona volontà si riesce a percorrere tutta la via in sella, parte sul nuovo e bellissimo marciapiedi in asfalto regolare fumo di Londra, per poi passare alla pippastica cicloautostrada ricavata alla faccia di residenti, automobilisti e negozianti (ma dove sono i negozi a Via Panama? BOH!).

Mentre la percorrevo, separata dalla strada vera e proprio da un solido cordolo, si precipitano dalla salaria una serie di mezzi, prima di tutto una moto in piega sugli ottanta e poi altre macchine con velocità a decrescere fino a raggiungere i limiti cittadini sui 50 all'ora.

La strada li gestisce bene, l'unico problema è la solita Smart parcheggiata a cavolo che si prende un metro buono di passaggio... proprio vero: l'automobilista parcheggiato è il peggior nemico dell'automobilista.

In zona per me rimane un enorme mistero, ovvero perchè continui ad essere latitante il passaggio ciclopedonale tra la fine della pista di Viale Rossini e l'ingresso di Villa Borghese Viale del Giardino Zoologico.

Sicuramente è qualcosa contro noi ciclisti.

Comunque la buona novella è che Via Panama, con attenzione e giudizio, è ritornata ciclabile in entrambi i sensi.

Si attende il GRAB.

sabato 14 marzo 2026

Nel caso di crisi piste ciclabili, limiti di velocità e biciclette tornano utili...

Con l'aria che tira è improbabile che la crisi iraniana si chiuda presto e quindi saremo soggetti, speriamo per pochi mesi, a prezzi del combustibile sopra il normale.



Purtroppo molti non possono fare a meno dell'uso dell'auto, specialmente in provincia, ma per il resto della popolazione due cose tronano utili: piste ciclabili e limiti di velocità.

Infatti in questi periodi di scarsa disponibilità di combustibile l'uso della bicicletta si ripropone in maniera importante e una rete di ciclabili permette di separare il traffico ciclistico da quello automobilistico con reciproco vantaggio. Insomma, tanto criticate, ritornano utili.

Al tempo stesso andebbero estesi i limiti di velocità tanto invisi al popolo degli automobilisti.

L'esperimento di Bologna ha confermato (come se ce ne fosse bisogno) che limitare la velocità urbana a 30 km/h non aumenta i tempi di percorrenza, ma solo avvicina la velocità massima a quella media. Il risultato è, ovviamente, il taglio dei consumi cosa che torna utile sotto tutti gli aspetti, a cominciare dalle tasche per finire alla sicurezza stradale e all'inquinamento.

Quindi ritengo il momento ottimo per riproporre  la questione dei 30 all'ora in città.

Francamente opterei anche per un abbassamento dei limiti autostradali, da 130 a 120 o 110, ma non lo credo politicamente realizzabile. 

Ma comunque in autostrada vedo molti non superare i 100 km/h, cosa spiegabile solo tenedo d'occhio la tasca.

Insomma, abbiamo ancora una volta la conferma che la tendenza a ridurre l'uso non necessario dell'auto privata ha risvolti particolarmente positivi, perchè dobbiamo sempre ricordarci che in Italia abbiamo un paesaggio magnifico, ma pochi pozzi di petrolio. 

domenica 8 marzo 2026

Via Panama... l'insostenibile lentezza dei lavori del GRAB

Passate influenze, piogge e impegni da nonno, oggi ho rifatto il ciclobighellone per Roma, e ovviamente sono andato a dare un'occhiata a Via Panama (passando da Villa Ada).



Villa Ada? Ancora niente scivolo!
Malgrado l'accesso dal Parco rabin sia stato messo in sicurezza rispetto alle piante cadenti, quindi al solo vantaggio dei frequentatori del meraviglioso parco, dello scivolo ciclistico non vi è traccia e nemmeno dell'avvio dei lavori per ripristinarlo.... evabbè
 


Via Panama... un po' di pista, ma tutto incompleto!
A Via Panama i lavori sono andati avanti ma tutto è ancora incompleto. Infatti la megapista è perfetta dal Parco Rabin fino al gommista, dopodichè il passaggio di fronte alla fermata dell'autobus e agli impianti rimane un mistero che spero sia svelato presto.

Viale del Giardino Zoologico: permangono senso unico (a salire) e dominio delle auto...
Sulla continuazione del GRAB verso villa Borghese non è  cambiato niente, se non che su Viale del Giardino Zoologico è stata rifatta nuova di pacca la segnaletica orizzontale e verticale che lo fa a senso unico (a salire) per le auto, laddove tra meno di tre mesi dovrebbe passare il GRAB in entrambi si sensi... sarà vero o il II municipio farà resistenza fino all'ultimo?

Questi lavori durano troppo!!!!!
Lasciare cantieri aperti e inutilizzati per così tanto tempo è un vero problema. Infatti i residenti si stanno prendendo i disagi delle nuove opere già dalla cantierizzazione, mentre questa esecuzione dei lavori a macchie di leopardo non fa che  ingigantire esasperazione e malumore tra la popolazione.

Possibile che non si riesca a far di meglio? E se qualche pezzettino di GRAB ritarda, le ciclabili già realizzate non potranno essere utilizzate?