venerdì 2 agosto 2013

Primo... i sensi unici

Facendo seguito a tutte le discussioni, piuttosto stimolanti, sulla risistemazione di Via Labicana, ero giunto alla conclusione che occorra trasformare il nostro sentire in una serie di criteri di progetto, o di verifica, della compatibilità con la ciclabilità di ogni variazione introdotta nella viabilità romana.

Continuo infatti ad essere convinto che se non siamo in grado di condensare, o di rendere in forma oggettiva, appunto di trasformare in criterio o requisito di progettazione, i nostri pensieri, allora quello che stiamo cercando in realtà non esiste.

Questa è anche la lezione che ho imparato in questi anni di attività nel campo della regolamentazione... puoi immaginare le cose più belle e più giuste, ma se non le riesci a scrivere in forma accettabile, allora sono solo un abbaglio della tua mente.  

Dopo averci ponzato un po' nel tempo libero, sono arrivato alla conclusione che il primo target da aggredire siano i sensi unici. A Roma se ne abusa perchè consentono di utilizzare le strade come parcheggi... ma il povero ciclista ci va di mezzo.

La maggior parte di noi ciclisti la prende con filosofia e va contromano alla bisogna... ma sempre a proprio rischio e pericolo, e anche con la possibilità che qualcuno finisca per farsi male. E allora cosa vogliamo? Bene:

Verifica ciclabile dei sensi unici:

a) prima di istituire un senso unico è necessario procedere alla verifica di impatto sulla mobilità ciclabile, ovvero accertare che l'istituzione del senso unico non comporti per gli spostamenti in bicicletta allungamenti del percorso inverso o dislivelli inaccettabili. Se l'allungamento del percorso supera il 20% , allora deve essere prevista una pista ciclabile che permetta di percorrere il tratto stradale in senso inverso, se necessario limitando la sosta per guadagnare spazio.

VChe ve ne pare? Certo, un po' naive, ma si accettano suggerimenti per migliorarla.

mercoledì 31 luglio 2013

Navi, aerei, treni e autobus... il fattore umano, ovvero quando chi va in avaria è l'uomo

Se ci pensiamo bene, l'incidente del bus dell'altro ieri è stato l'ultimo di una catena che ha visto coinvolti tutti i mezzi di trasporto più sicuri che conosciamo.

Escludendo la Costa Concordia, abbiamo avuto in rapida sequenza il terrificante abbattimento della torre di controllo del porto di Genova, poi il Boeing 777 che è arrivato basso e lento prima della soglia di una pista dell'aeroporto di San Francisco, poi il deragliamento del treno spagnolo (il più sanguinoso) ed infine quest'ultimo incidente. 38 morti per un autobus che è precipitato da un ponte.

I primi tre incidenti sono tutti legati dal fattore umano. Ovvero che l'uomo non è una macchina e sbaglia. Sbaglia molto, soprattutto senza accorgersene. Oppure non segue alla lettera le procedure. Però, appunto, l'uomo non è una macchina. E questa imponderabilità è chiamata. appunto, fattore umano.

Su quest'ultimo incidente è ancora presto per tirare le conclusioni, per cui non credo sia il caso di dare le mie impressioni. Qalcuno se la sta prendendo con il guard-rail, ma l'urto è stato frontale e i guard rail, che io sappia,  non sono fatti per contenere questo tipo di urti.

Per rimanere nel novero dei bus, sarebbe il caso di vedere il rapporto tra passeggeri trasportati e vittime... probabilmente è molto buono, migliore di quello delle auto  e, appunto, con un po' di disciplina in più, tipo allacciare le cinture, anche la sopravvivenza da incidente crescerebbe. D'altra parte non si può pretendere che l'autista sorvegli che 40/50 persone in effetti stiano indossando le cinture di sicurezza...

Ma che volevo dire... ?

Ah sì. L'esperienza del settore dell'aviazione, forse quello dove la sicurezza è più curata, fa vedere che l'automazione è la vera chiave per la sicurezza. Una volta che i mezzi superano certi limiti di affidabilità meccanica, l'uomo diventa la maggiore fonte di incidenti.

Per una serie di motivi, detti appunto fattore umano, l'affidabilità dell'uomo-macchina è scarsa, anche in personaggi molto addestrati e motivati quali i piloti di linea. La scelta di automatizzare la conduzione degli aeromobili con gli anni sta pagando un congruo dividendo in tema di sicurezza.

Al contrario, nell'aviazione da turismo, dove il pilota è un privato che va a spasso, il rateo di incidenti rimane praticamente costante, Tale e quale la strada.

Tornando a noi... navi, aerei, treni e bus. Dove l'uomo mette le mani, gli incidenti capitano. Possiamo intervenire su qualche causa prevedibile, ma l'unica vera soluzione è automatizzare la guida, e non vedo perchè non possa essere fatto anche per i veicoli.

Ed è anche il motivo per cui le strade avranno sempre un livello di sicurezza basso... l'esposizone agli errori degli altri conducenti è molto forte. E noi ciclisti siamo il vaso di carne tra quelli di ferro. Letteralmente.

Pertanto un domani potremo anche mantenere le auto, ma dovranno essere a guida automatica.

 

lunedì 29 luglio 2013

Ciclolussomobilisti

Guardate la foto: oggi, nel cortile del mio ufficio, guarda accanto a chi parcheggio: ad una Cannondale Lefty in carbonio, posseduta da una dei colleghi che è anche direttore di una delle squadre di MTB più famose di Roma.

Certo, visto che la catena era esattamente la stessa, la mia Hoptown si è sentita molto al sicuro dai ladri.

Però è come parcheggiare la Panda vicino ad una Ferrari!

domenica 28 luglio 2013

Bici obbligatoria per i vigili, e soprattutto per i loro comandanti.

Il bello di avere un sindaco come Marino, è che si ricomincia a parlare anche di cose che potrebbero migliorare Roma e non solo, come avveniva con Alemanno, di cose che era sicuro l'avrebbero peggiorata.

L'ultima uscita del Marziasindaco è stata la convenienza a dotare i nuclei dei vigili urbani romani di una decina di biciclette da usare per il servizio. Idea normale, che forse potrebbe contribuire ad aumentare l'efficienza, che a me sembra bassa, dei vigli urbani.

In realtà l'idea andrebbe approfondita  e ampliata. I vigli urbani dovrebbero utilizzare la bicicletta per la loro attività normale. Anzi, per gli ufficiali dei vigili urbani dovrebbe essere il mezzo obbligatorio di spostamento. Niente auto, moto... solo bici e qualche mezzo pubblico

Infatti, solo usando la bici nel traffico si renderebbero conto di quanto gli automobilisti siano, nel loro complesso, prepotenti e arroganti, e magari gli verrebbe voglia di migliorare un pochino la situazione.

giovedì 25 luglio 2013

Pensierino prima di andare a nanna

Prima di andare a nanna un grato pensierino a chi ha mantenuto salda la mia mano sul manubrio quando, una ventina di minuti passata la mezzanotte, mentre scendevo la rampa che passa a Via Tiburtina di fronte al Verano, sono stato prima affiancato, poi stretto, da un bus dell'ATAC diretto al deposito di Portonaccio (il secondo, non quello vecchio).

Invece a quello stronzo di autista che l'ha fatto apposta, perchè ci ha pensato bene prima di superarmi in quei venti metri dove non c'e' spazio, l'augurio di finire sotto un bus, che se lo merita.

martedì 23 luglio 2013

Via Labicana... alberi e foreste

A causa di tutti quegli alberi non riuscivo a vedere la foresta...

Vi sono pochi detti più efficaci per descrivere la mancanza di una visione d'insieme di un problema, che mi sembra sia quello che stia avvenendo per la questione di Via Labicana.

La buona volontà del Sindaco, forse un po' prematura, ha infatti aperto il vaso di Pandora delle aspettative, presto mutate in pretese, ciclistiche su Via Labicana. Aspettative peraltro legittime di chi per troppo tempo è stato messo ai margini e trascurato.

A seguire su fb, e altri siti, il dibattito, però non se ne cava nulla di buono. Quando leggo frasi del tipo: "Vogliamo la corsia Nord per le biciclette" in una strada dove passano più bus che velocipedi, mi viene da vergognarmi. Dal punto di vista dell'utilità pubblica è chiaro che noi ciclisti sia ancora lo zerovirgola del traffico

Nessun ciclista è riuscito a spiegare in concreto alcune cose fondamentali:

- perchè la bici dovrebbe avere un trattamento speciale in fatto di spazi rispetto agli altri mezzi di trasporto, soprattutto in considerazione di un uso ancora oggettivamente limitato;

- quanto speciale può essere questo trattamento;

- perchè proprio a Via Labicana e non da altre parti di Roma dove si potrebbero ottenere risultati eccellenti senza tante tensioni.

Non voglio fare il guastafeste, ma se si riesce a rispondere in maniera seria e oggettiva a queste tre domande, significa che siamo solo una delle tante lobby che si litigano lo spazio cittadino e, ahimè, una delle meno numerose.

Innanzitutto partiamo da una considerazione meramente politica. Marino è sindaco, ma sostanzialmente perchè la destra non ha votato.  Se non sbaglio ha vinto con meno dei voti che aveva Rutelli quando ha perso. Quindi ha un mandato politico debole, che non gli consente di dire che la maggioranza della popolazione è a favore di un radicale cambiamento nel mix dei mezzi di trasporto. Cioè non ha un mandato rivoluzionario. 

Mettiamoci l'animo in pace e stiamo tranquilli.

Più importante è che al di là della volontà politica, occorre trovare mezzi razionali e oggettivi per tradurla in pratica, rispettando quel po' di tecnica necessaria per far funzionare le cose. Ma andiamo con ordine.

Via Labicana sembra una battaglia con poche speranze di successo. Non solo gli spazi sono quello che sono, ma soprattutto è un progetto già fatto in ambiente "non ciclistico" che si vuole rappezzare all'ultimo momento. I risultati, a meno di improbabili colpi di genio, saranno comunque poco soddisfacenti.

Ma la domanda che viene è: perchè proprio a Via Labicana? Forse ricorrono particolari condizioni di rischio rispetto ad altre vie cittadine? 

Per esempio mi viene in mente Via Prenestina di fronte alla DG ATAC, dove non passano una bici ed una macchina a causa delle auto a spina di pesce sotto la sopraelevata? 

Lì non servono cose strane, basta migliorare il rappezzo dello scavo che occupa un quarto di corsia e un po' di multe... oppure rendere ciclabile il marciapiedi... Insomma, un miglioramento paragonabile a quello di Via Labicana, ma senza tanto clamore.

Dovremmo quindi stabilire un indice di rischio per ciascuna situazione e partire con i lavori dove c'e' più rischio!!

Altra domanda cruciale... quanto vale la pista ciclabile? Più di una corsia di sosta? Siamo sicuri? E chi lo stabilisce? Ovviamente il Comune. E se cvale di più la cicalbile perchè solo a Via Labicana e non in tutte le altre vie della Capitale? 

E perchè ai ciclisti non basta mettere tutte le auto a trenta, che alla fine è sicuro lo stesso e continuano a volere una corsia tutta per loro? Non sarebbe più utile spendere soldi per mettere autovelox sul Lungotevere?

Insomma alla se risolviamo Via Labicana e basta avremo solo vinto una battaglia. 

Quella successiva sarà altrettanto dura. 

Se invece cercheremo di trovare una risposta oggettiva alle domande fondamentali, e tradurle in criteri oggettivi di analisi della viabilità e di progettazione, avremo vinto la guerra. 

venerdì 19 luglio 2013

Se il meglio è nemico del bene

La cosa veramente positiva della vicenda della pista di Via Labicana è che qualcuno si preoccupi di cercare di garantire la mobilità ciclistica anche in condizioni oggettivamente difficili.

Come dicevo nel post di ieri, mica ho capito come si possa fare... ovviamente senza penalizzare le auto.

Intanto, se non sbaglio, già il tram ne ha fatto le spese. Il 3, da pochi mesi redivivo, è ritornato autobus e così rimarrà per i prossimi sette anni, proprio per la difficoltà di far passare i tram su Via Labicana... magari mi sbaglio, ma non credo pi di tanto.

Dopodichè si deve capire come far passare noi ciclisti. Non avendo la pianta precisa della strada non posso giudicare, ovviamente stiamo parlando di trovare pochedecine di centimetri.

Io non vedo altri spazi se non i due marciapiedi, però il lato Nord è veramente difficile. Troppi portoni, negozi, etc. Fare una pista solo per le biciclette nei i due sensi sul lato Sud, utilizzando anche il controviale ha un senso, ma sottrae parcheggi...

Per certi versi è meglio piantarsi in mezzo alle due rotaie e vedere che succede... le auto si accodano e basta. L'unico problema è la notte, quando le auto vanno veloci. Ma di notte si può salire sul marciapeidi senza problemi.

Quello che temo è la volontà di rivalsa di tanti ciclisti, i quali magari per anni non hanno ottenuto niente ed improvvisamente vogliono tutto a Via Labicana. Purtroppo, anche trasportisticamente parlando, il volume di traffico ciclista è ancora molto esile, come si fa a giustificare una corsia di dimensioni automobilistiche solo per poche decine di ciclisti?

Rimarrebbe quindi il vero tabù, ridurre la sosta per fare posto alle bici. Una scelta impopolare, ma solo per una piccola parte di residenti... una decisione politica che forse ha bisogno comunque dell'avallo del Municicpio...

Ultima possibilità, mi pare citata, far passare le bici sul controviale ammettendo un senso unico ecetto biciclette, il primo a Roma.

Rallentando le auto in entrata con un bel (meglio due o tre) dissuasore magari è anche un'ipotesi percorribile e pragmatca... il meglio al momento.

Cerchiamo di non essere troppo rigidi. L'età porta a comprendere che il meglio è il (peggior) nemico del bene.