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martedì 21 gennaio 2014

Ve li ricordate i bei giorni delle piste ciclabili?

Ve li ricordate i bei giorni delle piste ciclabili?

Sì, dico quegli anni nei quali a Roma, ad un certo punto, c'erano piu' km di piste ciclabili che ciclomobilisti?

Era il periodo nel quale si poteva andare e tornare dall'EUR senza incontrare un altro ciclista sulla pista.

E se ne incontravi uno era o Marco Bikedablo, o Marco Pierfranceschi, o Marco Latini (più marchi di un salvadanaio crucco) o Caius Fabricius o Ceska Lillo, e pochi altri.

Che tempi, allora sì che si sperperavano quattrini. Però tra un Maxxi, una mezza città del nuoto da 400 milioni, un Macro e qualche altra dispendiosa amenità, qualche pista veniva fuori.

Mi ricordo quando notai, e poi scopersi, la pista della Colombo! Prima della sua inaugurazione ufficiale, ma finalmente potevo andare in ufficio in bicicletta senza rischiare troppo la pelle.

L'apertura della pista della Moschea...

O ancora prima il collegamento tra Villa Ada e Villa Borghese, che permetteva a tutti gli abitanti del Salario Nemorense Nomentano Monte Sacro (con la pista dell'Aniene) di portare i pargoli in centro senza correre rischi tremendi.

Il periodo delle infrastrutture si è chiuso ufficialmente con l'asfaltatura della pista del Tevere, evento ripreso in diretta in questo blog. Alemanno non ce la fece a fermare l'appalto.

La Pista della Nomentana, ormai pronta a partire, venne soffocata nella culla.

Da allora non abbiamo avuto più occasione di inaugurare alcuna bella pista ciclabile. "Manco" la Roma Sud Fiumicino, che è l'opera più annunciata dopo il Ponte di Messina.

Evabbè,,, tanti anni buttati.

Eppure sarebbe bastata una buona pista all'anno per sostenere lo sviluppo della ciclabilità.

E dall'amministrazione di marino, ancora aspettiamo qualche azione.

Speriamo che arrivi!


venerdì 10 gennaio 2014

Ciclosperanze per il 2014

Ma da ciclista, cosa spero di ottenere dal 2014?

Bene, dopo il ciclobilancio (magro) del 2013, i miei desideri per il 2014 sono questi:

a) Sopravvivere
Speriamo che non mi acciaccano. Questo è un desiderio intimo di sopravvivenza che non è assolutamente legato alla comunità. Non saprei che farmene di un miglioramento statistico incredibile della sicurezza se, per esempio, divenissi l'unico morto in bicicletta del 2014!

b) Crescere in numero
Spero che il 2014 veda confermato il trend in accrescimento dei ciclisti. Crescere di numero è l'unico modo di fare pressione concreta sugli automobilisti prima ancora che sull'Amministrazione capitolina.  Certo che un po' di infrastrutture per la ciclabilità farebbero miracoli.

c) Piste ciclabili
Spero proprio che il 2014 i porti qualche kilometro di pista ciclabile in più. Sono anni che stiamo a secco, e abbiamo bisogno di qualche incoraggiamento. A me piacciono anche le infrastrutture ludico-turistivo, come la pista Roma Fiumicino o la pista delle Mura. Le vicende del bilancio comunale sono purtroppo molto cupe. Non vorrei che invece di ottenre nuove piste dovessimo restituire le vecchie...

d) Corsie ciclabili
Sono l'infrastruttura con il miglior rapporto utilità/costo. Se ne potrebbero fare decine di chilometri. Non proteggono fisicamente, ma disegnano uno spazio sovrano per le bici, e all'automobilista forniscono un rierimento visivo per non starci troppo addosso.  Di contro, anche se costano poco, prendono spazio agli automobilisti, specialmente per la sosta in doppia fila, e quindi vanno difese dai Vigili.

c) Bastonate agli automobilisti indisciplinati
Una bella politica per riportare la disciplina sulle strade romane sarebbe un bel regalo per il 2014. Invece di quelle strupidaggini del twitter, come se a Roma fosse difficile trovare auto in doppia fila, il nuovo Capo Vigili dovrebbe mettere a punto u piano di recupero. Si parte dalle auto sui passaggi pedonali per poi passare a stroncare il parcheggio in seconda fila sulle strade percorse dai mezzi pubblici. Le altre? Beh, intanto arriviamo a questo, poi ci pensiamo.

d) Miglioriamo le strade
E' ora di cominciare a riparare le strade disastrate che ci ritroviamo, prima che qualcuno si faccia male sul serio,

e) Bike Sharing
Francamente spero che non si buttino altri soldi nel bike sharing. Mi spiego: se deve essere fatto, sia fatto bene, ovvero tipo Parigi, Bruxelles, etc, e non in salsa ATAC. Fatto bene o male ha un grosso problema: parte dal centro storico, dove serve a poco. Infatti lì le distanze sono ridotte, e non vi è il problema della scarsità di collegamenti tangenziali- L'ideale sarebbe averlo nelle periferie, in i particolare attestato intorno a ciascuna stazione della metropolitana o ferroviaria, così da moltiplicarne  l'utlità. Alla fine si farà la solita cosa salottiera per permettere ai turisti di andare da Piazza Navona a Piazza di Spagna... e poi rimane il problema dei ladri.

f) Guerra ai ladri di biciclette.
Serve anche una bella offensiva contro i ladri di biciclette. Non dico di farggli fare la fine di Giordi, che pure meriterebbero, però nemmeno di lasciarli liberi perchè poveracci qualcosa nella vita dovranno pur fare. La detenzione rimane una strada obbligata per i recidivi. Il rimaptrio forzatosenza passare dal via  (dopo la pena) per gli stranieri. I lavori forzati di utilità ciclistica, tipo pitturare le corsie ciclabili o costruire la pista Roma - Fiumicino secondo le tecniche manuali del Macadam, sono un ovvio corollario di una sana politica pr stroncare questa vera e propria piaga sociale.

martedì 3 dicembre 2013

La corsia ciclabile è la grande "innovazione"

Tra le proposte fatte da ANCI quella sicuramente più rivoluzionaria riguarda le corsie ciclabili.

Infatti la corsia ciclabile rappresenta la soluzione del peggior problema di circolazione del ciclista urbano, e per certi versi anche del motociclista: l'obbligo di tenere la destra

Tutti sappiamo infatti che il ciclista è uno relegato alla destra della strada. Questo fatto, pur dando al ciclista la sicurezza di avere un marciapiedi accanto, gli pone una serie di altri problemi non da poco.

Ne cito due dei più gravi:

a) Proseguire diritti in presenza di una canalizzazione con svolta obbligatoria a destra; 

b) Continuare la propria marcia quando le auto ti superano e poi non le potresti superare a destra;

Il primo caso non è molto frequente, ma lo sta diventando sempre di più. Tu pedali sulla destra, e quella improvvisamente diventa una corsia nella quale è obbligatorio girare a destra. Cosa devi fare? 

Spostarti a sx tagliando in pieno flusso di traffico, oppure proseguire dritto segnalando in modo che le auto non ti investano girando a dx? 

Entrambe le alternative sono poco piacevoli. Invece una corsia ciclabile dritta, fa sì che tu continui a pedalare e le auto che vogliono girare a dx, comunque sono tenute a dare la precedenza. Secondo me non è solo un miglioramento formale (in caso di incidente almeno hai la piena ragione), ma prima di attraversare la corsia i guidatori dovrebbero pensarci un po’ di più.

Molto più frequente, anzi, succede sempre, è quando le auto ti superano e poi si incolonnano e tu, teoricamente, non potresti superarle a destra, tanto che se aprono uno sportello, si accostano o girano, e ti pigliano, la colpa è comunque tua.

Ancora una volta, una bella corsia ciclabile, non occupabile dalle auto, ti permette di pedalare in maggiore sicurezza, perché l’auto che intende girare a destra deve dare la precedenza a coloro che sopraggiungono sulla corsia.

Un altro grande vantaggio della corsia ciclabile a dx è che delimita comunque, seppur con mezzi solo visivi, uno spazio vitale per il ciclista. L’automobilista degno del nome che porta tenderà a non invadere la corsia, scorrendo parallelamente al ciclista  con maggiore attenzione e con una separazione precalcolata.

I vantaggi, quindi sono notevoli, e andrebbero adottate al più presto, anche perché il costo è enormemente inferiore a quello di una pista.

Ci sono svantaggi? Alcuni, che solo l’altro lato di una medaglia peraltro molto buona.

Il primo, più evidente, è che la corsia ciclabile non assicura alcuna protezione fisica al ciclista. Questo inconveniente discende dalla flessibilità e dal basso costo.

Il secondo è che la corsia ciclabile va strenuamente difesa  dalla sosta irregolare. A qui, il parcheggiare su una corsia ciclabile dovrebbe essere visto come qualcosa di piuttosto grave.

Il terzo è che la corsia si sbiadisce con il tempo. Quindi in una città dove la manutenzione delle strade è occasionale, come Roma, si rischia in breve tempo di perdere i vantaggi della corsia.

Il quarto è che la corsia sulla destra corre molto vicino alle auto con il rischio di sportellate, cosa pericolosa per chi viaggia veloce in bici (io no). Per ovviare a questo comincio a vedere piste distanziate dalle auto da una fascia di sicurezza di circa 80 centimetri, ma ovviamente si finisce per occupare un’intera corsia, cosa  che può ingenerare reazioni forti dagli automobilisti.


Comunque, uno strumento flessibile e a basso costo che può aiutare molto la ciclabilità, soprattutto in città più civili della nostra.

martedì 19 novembre 2013

Il più bel commento sui 30...

Riguardo al post sui 30 all'ora, riporto quello che, secondo me, è il più bel commento apparso sul blog finora:

Blogger Bikediablo ha detto...
La differenza fra l'italia e l'Europa è riscontrabile in tutti gli attori della mobilità come di qualsiasi altro argomento.

Infatti se da una parte il Corriere scrive cose assurde mentre al contempo The Times esce con un articolo sui vantaggi della mobilità ciclabile anche per chi non intende andare in bici, dall'altra anche i "rappresentanti" dei ciclisti viaggiano in modalità lobby chiedendo il totale passaggio a 30 km/h, mentre già oggi non si rispetta nemmeno laddove c'è.

E si comportano in modo tale di stare dalla parte del torto (in modo gratuito) creando così alibi agli "avversari".

Anche a Londra si muore in bici, eppure usano tutti (tranne poche eccezioni) luci, caschi, gilet fosforescenti, significa che c'è da lavorare. Hanno un sindaco "di destra" che va in bici, senza scorta, e che ha rivoluzionato la mobilità. 
Noi abbiamo un sindaco che va in bici ma evidentemente non capisce la mobilità in bici, tanto è vero che usa le preferenziali con la sua scorta.
La chiudo qui perchè credo che ragionare (non continuare a fare schemi, scrivere libretti o flashmob) sia una causa persa.
Grande Marco... però questa è la realtà e da qui si parte lo vogliamo o no, nel ringraziare comunque chi fa qualcosa per cambiare. 
Però uno dei mali italiani è che si fa fatica a ragionare. Anzi, se cerchi di ragionare passi dalla parte del torto perchè rischi di rivelare l'incoerenza della maggior parte dei ragionamenti. 
Perciò si fa casino, ma poi si ottiene poco, andando sempre avanti e indietro sugli stessi temi.
(dibattito ammesso)


venerdì 8 novembre 2013

Ci saranno ancora i famosi trenta milioni?

La scorsa notte è stato approvato il bilancio del Comune di Roma. Questa è la prima vittoria dell'Amministrazione Marino e la premessa indispensabile all'attività futura. Da questo momento in poi naviga con i propri mezzi, e non è più un proseguo della Giunta precedente... anche se ne sconta, come noi romani, i nefasti risultati.

Pertanto, venendo alle cose concrete, mi piacerebbe sapere se alla stretta finale, quando si è dovuto trovare i 150 milioni che mancavano, i

venerdì 1 novembre 2013

Ma checcefrega della pedonalizzazione dei Fori...

Sui siti ciclisti, non ultimo salvaciclisti, continuano a fioccare interventi critici sulla mancata pedonalizzazione dei Fori, in particolare con il Sindaco,

Da come alcuni lo stanno trattando, neanche Attila o Alemanno!

Ovviamente siamo tutti un po' delusi dall'apparente inerzia del Sindaco, che peraltro in questo momento ha "ben altri cazzi cui pensare", ad esempio quella bazzecola del bilancio del Comune.

 Ma non è che hanno  qualche altro fine, o qualche altro motivo di lagnanza nascosti sotto tutta questa cagnara per una questione archeologica e totalmente irrilevante dal punto di vista ciclistico.

Infatti...  ma a noi ciclisti checcefrega della pedonalizzazione dei Fori? Mica è cliclabilizzazione dei Fori!


1) Pedonalizzazione non vuol dire ciclabilizzazione
Dal punto di vista del ciclista, un'area pedonale non è una buona area per muoversi, proprio perchè ingombra del famoso "gas di pedoni", ovvero di pedoni sparsi che vanno per le proprie traiettorie  e quindi ostacolano l'ordinato movimetno delle biciclette, che sono soprattutto mezzi di trasporto.

Non è un caso che in aree pedonali tipo Piazza di Spagna, con la bici hai serie difficoltà a passare. Inoltre in un'area pedonale sei sempre ospite... a meno che non ci siano piste ciclabili ben delimitate.


2) Parliamo più correttamente di ciclabilizzazione dei Fori  e dell'area interessata ai lavori della Metro
Il guaio ciclistico è che l'area interessata dai lavori della metro è diventata quasi pericolosa per i ciclisti, e questo poteva essere visto a tavolino. E nessuno ha fatto niente.

E questo non ha nulla a che vedere con il concetto di pedonalizzazione dei fori.

E allora di che stiamo a a parlare?


3) Il guaio non è Via Alessandrina, ma Via Tiburtina!

E lo stesso per Via Alessandrina. Nella mia ingenuità l'avevo cnfusa con Viale Alessandrino. Quella sì che è una strada. Invece Via Alessandrina dal punto di vista ciclistico è totalmente irrilevante. Anzi, puoi pure scendere e portare la bici al passo, tanto lì si vedono solo i Fori....

Invece il guaio romano è che si ristruttura Via Tiburtina e non ci esce fuori una corsia o marciapiede ciclabile!

Qui è dove dovremmo intervenire in forze, magari con qualche class action o simile. E qui è corretto chiedere al Sindaco che non si verifichino mai più casi di ristrutturazione di starada senza che vi venga infilata una pista ciclabile.


4) Va bene fare casino, ma ci vuole anche serietà...
In varie occasioni avevo fatto notare che i punti di #salvaiciclisti erano sostanzialmente cazzate, se trasportati dal quadro inglese al quadro italiano e romano in particolare. 

Qui ci manca la torta, non le ciliegine sopra. 

Qui sono pericolose le strade prima degli incroci.

Qui è inutile fare nuove norme, tanto non si seguono quelle che già ci sono...

 Insomma alla fine sembra che si protesti non per ottenere qualcosa di sensato, ma così, tanto per dare sfogo a pulsioni interne.

Come diceva mia figlia...  In Italia si protesta soprattutto per questioni di identità. La genete vuole solo sentirsi parte di qualcosa, non intendono ottenere nulla di concreto.

Siamo così anche noi ciclisti? 



martedì 15 ottobre 2013

Roma verrà ereditata dai pieghevolisti... se non li ammazzano i sampietrini

Girando per roma con l'ormai fida Hoptown, vedo che non sono il solo ad essermi comprato la pieghevole. Anzi, ad un incrocio, ci siamo addirittura trovati in 4, tutti con la pieghevole.

Direi che più o meno un buon 50 per cento dei nuovi ciclisti sfoggia pieghevoli. 

Molto rappresentata è nobile schiatta dei Bromptoniani, seguita dalla fanteria di noi Decathlonesi e dall'aristocrazia dei Dahini. 

Ogni tanto passa anche qualche elettricista, ma difficilmente si ferma a chiacchierare.

Oltre una nuvola di marche meno diffuse, ma belle lo stesso, nutrita anche l'antica stirpe dei Graziellisti, addirittura oggi ho visto una ruota 22, una generazione di Grazielle alquanto simpatica, dalle prestazioni notevolmente superiori.

Pensare che da ragazzino pensavo che le biciclette vere fossero le Graziella, le altre sono dinosauri ornai sulla via dell'estinzione. Non solo, ma ogni estate le Grazielle venivano piegate e infilate nel maggiollino per essere portate al mare ... Figuratevi voi che caos, tre Grazielle in un maggiolino!

Tornando ai nostri giorni, siamo quindi in pieno boom pieghevolista. 

Debbo dire, come ho detto in altre occasioni, che la pieghevole non mi da grandi sensazioni ciclistiche, ma sicuramente da' enormi soddisfazioni ciclomobilistiche. Inoltre paga poco di IMU, nel senso che uno non ha bisogno di stanze supplementari per tenerla a casa!

Per esempio puoi prenderla anche col tempo incerto, perchè se proprio diluvia puoi sempre zompare sopra di un bus!!!

Un grosso guaio sono i sampietrini, che si aggiungono alle già numerose buche. 

Più passa il tempo e meno li reggo, anche perchè con i mezzi pesanti si scompagnano rapidamente e diventano una vera croce, su biciclette così rigide. 

Uno sospira la Brompton, con il suo ammortizzatore posteriore, ed in effetti quella sarebbe la bicicletta del perfetto pieghevolista (anche perchè piegata a casa occupa veramente poco spazio, un altro grande vantaggio da considerare attentamente).

Credo che noi ciclopieghevolisti si dovrebbe iniziare una campagna per chiedere la rimozione dei sampietrini, o almeno itinerari alternativi in caro asfalto bello levigato. Per esempio potremmo iniziare con una bella manifestazione nella quale si toglie il selciato e lo si tira da qualche parte... 

Un'ultima nota per la sicurezza: tra poco ritorniamo all'ora solare, quindi dall'ufficio si esce col buoi. Troppi vanno in giro senza luci e vestiti di scuro, contando sull'illuminazione stradale i i fari degli automobilisti. 

E' un rischio non necessario, che si corre per stupidità. Occorre rimediare. Tra l'altro, qualche bella tiratina d'orecchie da parte dei Vigili non sarebbe male in questo caso!

lunedì 14 ottobre 2013

Ancora sulle sanzioni...

Il dibattito acceso sulle sanzioni non si è andato placando, anzi... qua e là fioriscono nuove idee, e al tempo stesso riaffiorano le cattivi abitudini italiane. Soprattutto per le auto.

La prima cosa che dobbiamo capire è che la sanzione non funziona per un nullatenente. Quando sento delle multe ai lavavetri, mendicanti, barboni, nomadi, etc. etc. mi viene da ridere e mi chiedo se chi scrive quelle cose abbia un po' di cervello. Se lo ha lo usa per altri scopi, un'abitudine che in Italia si è alquanto diffusa negli ultimi trent'anni (più o meno coincide con la scalata di Mediaset alla cultura nazionale).

Da questo punto di vista, invece di parlare di sanzioni pecuniarie, dovremmo parlare di giornate di lavoro. Ovvero tutti, ma dico tutti, dovrebbero avere la possibilità di cambiare la sanzione pecuniaria in giornate di lavoro utili per la comunità. Niente assistenza a vecchiette, solo costruzione di piste ciclabili, pulizia giardini, etc. Così anche tutta una categoria di persone che si sottraggono alle sanzioni verrebbe riacchiappata e ricondotta ad un vivere sociale.

Altra questione, sollevata dalla TV, la modulazione della sanzione con il reddito... molto ingiusto in una paese come l'Italia, con l'alta evasione. Sarebbe meglio aggiungere al plateau di multa una quota legata (per i privati) al valore del mezzo con il quale si crcola. Oppure aggiungere quale sanzione accessoria un accertamento fiscale... anzi, quest'ultima mi sembra il vero deterrente.

Ma adesso la vera chicca rivoluzionaria: l'importo delle multe è troppo alto. Sì, avete capito bene. E' troppo alto quello delle multe delle auto. Alla fine, almeno qui a Roma, i vigili si astengono dal farle anche per paura di mettere in pericolo i bilanci familiari. Allora la soluzione sarebbe, almeno per aree fortemente degradate come Roma, dove le violazioni sono massicce, cominciare una campagne di multe a bassa letalità (10 o 20 euro) limitatamente alle infrazioni alla sosta irregolare. Però farne tante, senza remore.

Lo si potrebbe fare anche con l'eccesso di velocità. Campagne per ricondurre i cittadini all'osservanza della legge in modo meno doloroso, in questi tempi difficili (a meno di voler dare la possibilità di fare giornate di lavoro per la collettività).

Infatti è noto che il vero effetto deterrente non nasce tanto dall'entità della sanzione, quanto dalla probabilità di prendersi la multa. Se ogni volta che parcheggi in seconda fila ti becchi 10 euro di multa, in breve il vizio passa...

Ah, se ci fosse la volontà politica...

venerdì 4 ottobre 2013

Viale Eritrea: niente pista ciclabile e neanche raccolta differenziata

Nella foto potete apprezzare la pista ciclabile ricavata
 al centro di Viale Eritrea...

Sì, insomma, lì proprio dove sarebbe potuta nascere una pista, se solo il secondo municipio avesse voluto. I lavori sono stati fatti in fretta e furia per le elezioni comunali, tanto in fretta che sono finiti a ballottaggi conclusi, senza un minimo di utilità elettorale.

Come al solito sono stati beneficiati gli automobilisti, che hanno parcheggizzato praticamente tutto lo spazio disponibile più la corsia di marcia normale.

Per rifare il centro della strada sono stati spesi soldi buoni che avrebbero potuto essere utilizzati per una pista ciclabile... se solo qualcuno avesse voluto.

All centro della parcheggizzazione ci sono i commercianti. Quelli piccoli. Perchè per esempio Feltrinelli, a Viale Libia, aveva cercato di chiedere di restringere la strada a favore di un allargamento dei marciapiedi... ovviamente non l'hanno ascoltato.

Oltretutto la debacle ecologica è pressocchè totale. In una delle foto c'e' lo spazio per i secchioni. Come potete vedere si tratta di alloggiamenti per i secchioni a ruote, invece di quelli che hanno tutto il resto degli abitanti. 

Quindi non solo occorre mandarci i camion più piccoli, quelli che hanno bisogno degli operatori, ma non contemplano la raccolta differenziata.

Che dovresti fare a chi ha concepito questa cosa. Altro che pista ciclabile, qui stiamo proprio alla devastazione ambientale.

Ma chi si inventa una cosa del genere nel 2013? E come è possibile?

lunedì 23 settembre 2013

Inseguendo ciclisti col 12…

Il 12 è una delle linee di bus più utili di Bruxelles. E’ un bus , meglio, un jumbo-bus che collega l’aeroporto a Piazza Schumann, la piazza sulla quale si affacciano il Justus Lipsius, il palazzo del Consiglio, e il Barleymont, il palazzo della Commissione.

Il biglietto  costa 4 €, molto meno del treno, che viaggia sugli 8 €, per coprire il tratto dall’aeroporto alla stazione centrale. Da lì, per raggiungere Piazza Schumann, occorre poi prendere la metro. Circa tre quarti d’ora.

Il percorso il 12 lo copre in una mezz’oretta, competitivo con il taxi, che per lo stesso percorso ci mette, in genere un po’ di piu’, anche se per 35 €. Per ottenere questo risultato sono state fatte due cose. La prima, prendere gli autisti da qualche scuola di Formula 1.

Non potete capire che significa correre con un jumbo-bus in città se non siete stati sul 12 a Bruxelles. Oddio, qualche autista corre meno di altri, ma quelli che corrono sono un vero spettacolo. Rispettoi del codice della strada, ma micidiali. Se ti beccano fuori dalle strisce pedonali sei morto, asfaltato, come va di moda dire in questo periodo.

L’altro segreto è un percorso accuratamente studiato. Tortuoso, pieno di rotatorie minime, zigozaghi da città delle bambole (che gli autisti affrontano in maniera superba)  e corsie preferenziali. Corsie preferenziali belle e sgombre, ma piccole piccole, e con le trappole anti-auto.

 Trappole? Certo, mica scherzano lì. Al centro della corsia , in passaggi larghi esattamente come il bus, ci sono come delle grandi vasche rettangolari, profonde una quarantina di centimetri, larghe quanto il bus meno le gomme. Una macchina non può passare da lì perché casca dentro la vasca. 
Quindi non solo non possono passare i taxi (assimilati per molte cose alle auto private), ma anche Corpo Diplomatico (secondo me è proprio per loro che le hanno fatte) polizia vigili urbani, esercito e marina etc.

In compenso le preferenziali sono aperte alle biciclette. Non è raro quindi trovare ciclisti lungo la strada del 12. Oggi ne abbiamo trovati vari. Su strada normale l’autista si allarga e li supera. Non so’ come si sentano, a me non sarebbe piaciuto. Ma tutti sembrano tranquilli.

Il guaio è quando il ciclista sta nella corsia preferenziale. Lì non lo si può superare. L’autista allora inchioda e comincia a mordere il freno, passando da 70 (velocità stimata) a 20. Attende pazientemente a 30 cm abbondanti  dal ciclista, attendendo che la strada gli fornisca una nuova opportunità di ecuperare la media (il che significa un minuto a 100 all’ora per ogni minuto a 20).

Il tutto sembra tranquillo e regolare.


Però io ci vorrei parlare una volta con quei ciclisti che si azzardano sulle preferenziali percorse dal 12. Secondo me è uno di quei casi dove non conviene avere lo specchietto retrovisore…

giovedì 19 settembre 2013

Le varie anime della ciclabilità non dovrebbero nè essere confuse nè farsi concorrenza

Durante la settimana per la mobilità sostenibile è il momento di fare annunci a sensazione. 

Rientra tra questi l'annuncio di una pista ciclabile che corre nel centro storico della città. Un anello tortuoso e circonvoluto che passa nei luoghi più turistici, facendo ben poche concessioni all'efficienza del percorso. Insomma, una cosa dedicata a chi vuole farsi una passeggiata in bicicletta al centro di Roma. 

Sicuramente simpatica ed interessante, può avere l'effetto positivo di incentivare l'uso della bicicletta sul versante turistico, e quindi di incrementare il numero di bici per strada... un beneficio per tutti i ciclisti, specie se collegata con la meta cicloturistica di Roma per eccellenza, l'Appia Antica.

Pertanto evitiamo critiche ingenerose all'amministrazione comunale, e godiamoci questo fiorire di proposte, anche se non tutte come le vorremmo.

Dovremmo però evitare che queste iniziative sottraggano risorse al ciclomobilismo, ovvero quelle realizzazioni ed infrastrutture volte a facilitare l'uso della bicicletta come mezzo di spostamento. Per esempio se tolgono risorse a realizzazioni fondamentali quali le ciclabili sulle consolari  (Nomentana, Tuscolana, etc.). 

Quindi dovrebbero essere considerate come un corollario a queste realizzazioni, una specie di ciliegina sulla torta.

Ovviamente non tutti la pensano come me. Negli incontri con l'amministrazione si sono spesso confrontate tre anime:


  • Ciclomobilisti, che usano la bici come mezzo di trasporto urbano;
  • Cicloturisti, che usano la bici per turismo;
  • Agonisti, che usano la bici per le gare.
Questi gruppi hanno esigenze abbastanza differenti. Non è raro, anzi piuttosto frequente, che chi è interessato all'agonistica addirittura si rifiuti di usare la bici per spostarsi o fare turismo. Sono più interessati ad allenamenti e gare, e necessitano di spazi ampi e strutture dedicate, che nulla hanno a che fare con il resto della ciclabilità. 

Per esempio a Lione, dove sono stato quest'estate, il Comune ha realizzato una pista di downhill (nella foto) sulle pendici di una delle colline della città... ma non è ciclomobilismo, ovviamente.

Il problema viene, appunto, quando si tratta di dividersi le magrissime risorse disponibili, di dare le priorità. Ovviamente io vedo al primo posto il ciclomobilismo, seguito a ruota dal cicloturismo, con il quale è molto importante creare sinergie. 

Alla stampa italiana la differenza tra questi gruppi non appare molto chiara, e quindi viene fatto un mucchio di confusione. 

Purtroppo la sensazione è che la confusione si estenda anche oltre le soglie dell'amministrazione comunale... quindi rimane valida la richiesta, prioritaria, di costituire un gruppo di tecnici in grado di capire le differenze tra le varie discipline.

A noi ciclisti, il consiglio di trovare un equilibrio tra di noi prima di andare a parlare con l'Amministrazione, in modo da evitare di apparire troppo divisi. Infatti se chi fa le piste, non solo si fa nemici un bel po' di  automobilisti, negozianti e (ahimè) pedoni, ma non accontenta nemmeno i ciclisti, alla fine potrebbe anche perdere l'entusiasmo iniziale...


giovedì 12 settembre 2013

Bici: cosa chiedere veramente al sindaco

E'  chiaro che non possiamo pensare che il sindaco di Roma,  per la dimensione dei problemi della città, possa stare appresso ad ogni pista o miglioramento che desideriamo. Tra tutte le cose cui Marino deve pensare, la ciclabilità è una delle meno importanti... inutile che ci illudiamo, dobbiamo essere realisti.

Per questo il suo impegno, magari anche a scopo di semplice promozione dell'immagine, è comunque gradito.

Ci vuole quindi una struttura tecnica che ci pensi per il sindaco, perchè, appunto, ci deve pensare con continuità. In particolare, a differenza di altri ciclisti, non credo nella rivoluzione improvvisa, ma in un lavoro di costruzione semplice ma continuo.

Quindi quello che dovremmo chiedere al sindaco è l'assunzione o la formazione, o la valorizzazione se già sono presenti al Comune, di bravi esperti di ciclabilità.

Esperti in grado di tenere conto delle esigenze della mobilità ciclabile in tutti i programmi del comune, dai bandi di gara per la ristrutturazione delle strade, alla realizzazione dei cantieri dei lavori.

Insomma, di come le esigenze della ciclabilità abbiano la loro parte nell'attività della tecnostruttura del Comune di Roma. Perchè quello che adesso è eccezionale (ricordarsi dei ciclisti)
diventi presto un fatto normale.



venerdì 6 settembre 2013

Crepiamo d'invidia...

Durante il primo blitz della ripresa post estate, ecco qualche snapshot di ciclabilità Bruxellese...

In particolare:

- Bike Sharing alla stazione Bruxelles Nord

- Corsie ciclabili tra grattacieli;



- Riparazione di biciclette dentro la stessa stazione...





Meditiamo gente, meditiamo...

giovedì 8 agosto 2013

Pista Ciclabile a San Felice Circeo

Stavolta, invece di darvi solo brutte notizie, resoconti di mancati incidenti, litigi con gli automobilisti e/o malefatte delle varie Amministrazioni pubbliche, Roma Ciclista  vi porta una buona nuova: l'apertura di una bella pista ciclabile che, costeggiando la Strada Provinciale di Porto Badino, collega l'abitato di La Cona del Circeo (in pratica la parte di pianura del comune di San felice) con la spiaggia di Torre Olevola.

Come potete vedere dall'immagine si tratta di una pista in sede separata che ha anche una corsia pedonale. Il fondo è ottimo e i passi carrabili sono ben raccordati. Insomma una pista proprio bella, usata non solo dai ciclisti, ma anche dai pedoni e dai podisti.

Quello realizzato, è solo il primo lotto dell'opera, non più di 1,5 km, ma il secondo dovrebbe arrivare l'anno prossimo (finanze comunali permettendo), proseguendo la pista fino all'incrocio con la strada di San Vito, limite del Comune di San Felice Circeo.

Per quanto corta, la ciclabile protegge i ciclisti in un punto particolarmente pericoloso. Sul rettilineo che vedete accanto alla pista, a dispetto dei limiti di velocità, gli automobilisti si sbizzarrivano in velocità da gran premio. Adesso la realizzazione della pista ha leggermente ristretto la sede stradale, costringendo gli automobilisti ad una velocità moderata, e salva i ciclisti dai pericoli principali. Inoltre non si deve più affrontare la pericolosa chicane di Torre Olevola insieme alle auto.

Unico neo è che dal lato La Cona, la pista finisce proprio sotto curva, e per proseguire ti tocca attraversare la strada in un punto che considero alquanto pericoloso. E' vero che la fine della pista coincide con l'immissione di una normale strada laterale, ma comunque qualche protezione per l'attraversamento l'avrei messa, specie se si considera l'uso da parte di ragazzi.

Purtroppo per me la pista arriva tardi, i miei figli sono entrambi maggiorenni e con la patente, quindi per strada sanno andare. Se fosse stata costruita 10/15 anni fa sarebbe stato perfetto, Avrei portato i figli fino al paese in maniera abbastanza protetta. Incrocio le dita per i nipoti.

Ovviamente, malgrado tutto questo ben di Dio, trovi sempre il ciclista bastian contrario che continua sulla strada.

L'altro giorno ne ho vista una. Io stavo in macchina, le ho suonato e le ho indicato (con decisione) la pista. Anche perchè, come ho detto,  la strada è stata ristretta, e adesso andare in bici fuori dalla pista diventa veramente pericoloso.



venerdì 19 luglio 2013

Se il meglio è nemico del bene

La cosa veramente positiva della vicenda della pista di Via Labicana è che qualcuno si preoccupi di cercare di garantire la mobilità ciclistica anche in condizioni oggettivamente difficili.

Come dicevo nel post di ieri, mica ho capito come si possa fare... ovviamente senza penalizzare le auto.

Intanto, se non sbaglio, già il tram ne ha fatto le spese. Il 3, da pochi mesi redivivo, è ritornato autobus e così rimarrà per i prossimi sette anni, proprio per la difficoltà di far passare i tram su Via Labicana... magari mi sbaglio, ma non credo pi di tanto.

Dopodichè si deve capire come far passare noi ciclisti. Non avendo la pianta precisa della strada non posso giudicare, ovviamente stiamo parlando di trovare pochedecine di centimetri.

Io non vedo altri spazi se non i due marciapiedi, però il lato Nord è veramente difficile. Troppi portoni, negozi, etc. Fare una pista solo per le biciclette nei i due sensi sul lato Sud, utilizzando anche il controviale ha un senso, ma sottrae parcheggi...

Per certi versi è meglio piantarsi in mezzo alle due rotaie e vedere che succede... le auto si accodano e basta. L'unico problema è la notte, quando le auto vanno veloci. Ma di notte si può salire sul marciapeidi senza problemi.

Quello che temo è la volontà di rivalsa di tanti ciclisti, i quali magari per anni non hanno ottenuto niente ed improvvisamente vogliono tutto a Via Labicana. Purtroppo, anche trasportisticamente parlando, il volume di traffico ciclista è ancora molto esile, come si fa a giustificare una corsia di dimensioni automobilistiche solo per poche decine di ciclisti?

Rimarrebbe quindi il vero tabù, ridurre la sosta per fare posto alle bici. Una scelta impopolare, ma solo per una piccola parte di residenti... una decisione politica che forse ha bisogno comunque dell'avallo del Municicpio...

Ultima possibilità, mi pare citata, far passare le bici sul controviale ammettendo un senso unico ecetto biciclette, il primo a Roma.

Rallentando le auto in entrata con un bel (meglio due o tre) dissuasore magari è anche un'ipotesi percorribile e pragmatca... il meglio al momento.

Cerchiamo di non essere troppo rigidi. L'età porta a comprendere che il meglio è il (peggior) nemico del bene.




giovedì 18 luglio 2013

Delusioni Marziane...

Informato a mezzo stampa delle grandi novità ai Fori (cioè oltre o prima dei Fori), dove:

a) viene deciso di fare una pista ciclabile;

b) i lavori dovrebbero essere già iniziati,

Dedico un GdP (Giro di Peppe) per tornare a casa e dico: se sono fortunato sono il primo a percorrere il nuovo goiellino, W il SINDACO! Debbo dire anche con notevole curiosità, perchè a memoria, a parte il marciapiede, tutto questo spazio a Via Merulana mica me lo ricordo.

Imbocco Via dei Fori Imperiali da Via Cavour e fino al Colosseo non cambia niente... comincio a salire per Via Labicana... e lì il primo problema. Perchè arrivo sulla destra e devo continuare dritto, mentre le auto girano a dx per circumnavigare il COlosseo e andare verso l'Arco Di Costantino. Per miracolo ho portato a casa la pelle, perchè le auto, stufe di andare piano su VdFI, accelerano e se ne fottono se vuoi andare dritto... vabbè.

Inizio su Via Labicana e di pista nn c'e' traccia, almeno ad andare verso Viale Manzoni. Dall'altra parte non è dato vedere...

Ma vedo un sacco di ciclisti (forse la mia non è stata un'idea originale) e l'effettiva difficoltà di percorrere Via Labicana verso il Colosseo.

L'unica soluzione, piantarsi in mezzo alle due rotaie del tram, e vaffanculo a chi segue... se non ti montano sopra te la cavi.

Morale...

a) ci vuole tempo, fatica e molta insistenza. Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno insistito anche per me;

b) ma la pista dove la mettono? Solo sul marciapiedi, a meno che non levi le auto in sosta!

c) prevedo guai. Il numero dei ciclisti aumenta, tra un po' saremo così tanti che le auto dovranno andare piano piano... allora saranno guai veri!!!

domenica 14 luglio 2013

Buone... notiziole dalle piste ciclabili

Per carità, non è che è cambiato il mondo, ma almeno abbiamo qualche buona... notiziola dalle nostre poche piste ciclabili.

Pista del Tevere
Dopo anni di duro contenzioso, sembra che si sia trovato il modo di far convivere l'iniziativa sulle sponde del fiume e la povera pista ciclabile.

Passato sia la mattina presto (di domenica!) che in altri orari, la pista era pulita, senza troppi cocci, anzi... nessumo. Peccato per quattro bottiglie di birra lasciate proprio sulla pista, ma a qualche decina di metri dagli stand. Quindi imputabile a cittadini non porprio educati, che andrebbero proprio educati.

Ciò si somma al rispristino della continuità sotto la passerella dell'industria, con un netto miglioramento della fruibilità dell'infrastruttura.

Ho visto la rampa di collegamento con la passerella in questione... ahimè, bici solo spinte sulla rampa in cemento! Beh... vista l'impresa qualcosa in ppiù si poteva fare!

Pista della Moschea
Ad una settimana di tempo dall'ultima ispezione, sono stati tagliati tutti i rami di rovo che rendevano pericoloso, per gli occhi e le collisioni frontali per evitare i rami, il tratto di pista  su Via della Moschea.

Peccato che il tratto sull'Olimpica sia ancora ingombro di vegetazione e che soprattutto il tratto in terra, complici le abbondanti piogge, sia ormai ridotto ad un single-track in mezzo alla vegetazione...

Speriamo in un prossimo intervento!