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giovedì 16 gennaio 2014

Meno flashmob... più ricorsi al TAR!

Continuando idealmente lo scorso post, tra i motivi per i quali noi ciclisti non otteniamo niente, è anche lo scarso presidio che abbiamo delle disposizioni di legge a nostro favore.

Infatti, una delle caratteristiche dell'associazione ciclistica che sogno è il fare poche cose tipo flashmob, molto folclore e divertimento, ma poca sostanza, ma maggiore uso di carta bollata e ricorsi al TAR per rallentare o bloccare tutte quelle inziative che in qualche modo danneggiano i ciclisti.

Capisco che agire per tribunali sia poco attraente rispetto alla protesta stradale o allo sdraiarsi come deficienti in mezzo alla strada (...l'essenza del flashmob) facendo finta di essere morti, però in qualche modo è un salto di qualità che dovremmo cominciare a pensare seriamente.

Concordo che sia poco attraente e molto burocratico, ma è una delle strade obbligate per diventare un interlocutore autorevole del Comune.

Premetto che il lavoro che faccio mi lascia la sera a mo' di rottame, e quindi difficilmente posso contribuire a questo sforzo, ma mi sembra lodevole cominciare a creare consenso intorno ad alternative molto più serie rispetto alle ribellioni dei centri sociali (tutta fatica sprecata) e alle altre amenità ciclistiche.

Scusatemi se sono brutale.

Di fatto quello che dovremmo evitare è il ripetersi di situazioni nelle quali le consolari vengono ristrutturate senza tenere conto delle siposizioni di legge che obbligano ad includere nel progetto le piste ciclabili, come sta avvenendo sulla Tiburtina, oppure che le quote delle multe che "la legge" destina alla ciclabilità spariscano nei bilanci comunali.

Per fare questo occorrono associazioni ciclistiche disposte a ricorrere alle vie legali, che sono costose e vanno pagate. Quindi associazioni che accumulino qualche soldino per le spese legali.

E mo' incazzatevi pure, ma se vogliamo cominciare ad ottenere qualcosa...

sabato 7 dicembre 2013

Natale: si scatena lo shopping in seconda fila!

Per noi ciclisti romani il Natale si annuncia molto rischioso.

Infatti, se la crisi sta facendo contrarre gli acquisti, la sosta in seconda fila davanti ai negozi va alla grande.

Ormai tutte le strade con negozi si stanno popolando di una sosta in seconda fila che va ben oltre quella consueta che si forma davanti ai bar, ai pub alla moda e alle sale scommesse.

Il risultato per noi ciclisti è come minimo il continuo dentro-e-fuori dal flusso dal traffico.

Può andare peggio: in strade dove  la sosta è veramente incanaglita spesso non c'e' abbastanza spazio per far passare una macchina e una bicicletta contemporaneamente... allora conviene piazzarsi al centro della carreggiata e tenersi le auto dietro... e credo che gli automobilisti alla fine capiscano perchè li sento molto più tranquilli.

Un altro grande rischio del periodo dell'Avvento sono le consegne. Infatti la flotta di furgoncini che ha il compito di consegnare le merci ai negozi è impegnatissima, spesso con percorsi e tempi difficilissimi da rispettare.

Gli autisti sono nervosissimi e pigiano sull'acceleratore, spesso forzando i passaggi. Bisogna stare assolutamente attenti!

Ieri uno mi è passato accanto a non più di 15 mm dal braccio, in accelerazione. L'ho ribeccato al semaforo successivo, ovviamente. Stava al telefono. Gli ho educatamente busssato, facendogli presente che non dovrebbe passare così vicino alle biciclette, è pericloso. Si è scusato dicendo che l'aveva stretto un altro furgone (vero).

Certo... avrebbe anche potuto frenare, invece di forzare il passo... :-)

Infine i vigili... completamente assenti! L'unica soddisfazione è che ad una loro macchina (sirena spenta) non ho dato la precedenza (che non aveva) ad un incrocio. Loro sono passati lo stesso, ma si sono dovuti fermare... e si sono scusati!

A furia di scuse creperò contento!!!!

martedì 3 dicembre 2013

La corsia ciclabile è la grande "innovazione"

Tra le proposte fatte da ANCI quella sicuramente più rivoluzionaria riguarda le corsie ciclabili.

Infatti la corsia ciclabile rappresenta la soluzione del peggior problema di circolazione del ciclista urbano, e per certi versi anche del motociclista: l'obbligo di tenere la destra

Tutti sappiamo infatti che il ciclista è uno relegato alla destra della strada. Questo fatto, pur dando al ciclista la sicurezza di avere un marciapiedi accanto, gli pone una serie di altri problemi non da poco.

Ne cito due dei più gravi:

a) Proseguire diritti in presenza di una canalizzazione con svolta obbligatoria a destra; 

b) Continuare la propria marcia quando le auto ti superano e poi non le potresti superare a destra;

Il primo caso non è molto frequente, ma lo sta diventando sempre di più. Tu pedali sulla destra, e quella improvvisamente diventa una corsia nella quale è obbligatorio girare a destra. Cosa devi fare? 

Spostarti a sx tagliando in pieno flusso di traffico, oppure proseguire dritto segnalando in modo che le auto non ti investano girando a dx? 

Entrambe le alternative sono poco piacevoli. Invece una corsia ciclabile dritta, fa sì che tu continui a pedalare e le auto che vogliono girare a dx, comunque sono tenute a dare la precedenza. Secondo me non è solo un miglioramento formale (in caso di incidente almeno hai la piena ragione), ma prima di attraversare la corsia i guidatori dovrebbero pensarci un po’ di più.

Molto più frequente, anzi, succede sempre, è quando le auto ti superano e poi si incolonnano e tu, teoricamente, non potresti superarle a destra, tanto che se aprono uno sportello, si accostano o girano, e ti pigliano, la colpa è comunque tua.

Ancora una volta, una bella corsia ciclabile, non occupabile dalle auto, ti permette di pedalare in maggiore sicurezza, perché l’auto che intende girare a destra deve dare la precedenza a coloro che sopraggiungono sulla corsia.

Un altro grande vantaggio della corsia ciclabile a dx è che delimita comunque, seppur con mezzi solo visivi, uno spazio vitale per il ciclista. L’automobilista degno del nome che porta tenderà a non invadere la corsia, scorrendo parallelamente al ciclista  con maggiore attenzione e con una separazione precalcolata.

I vantaggi, quindi sono notevoli, e andrebbero adottate al più presto, anche perché il costo è enormemente inferiore a quello di una pista.

Ci sono svantaggi? Alcuni, che solo l’altro lato di una medaglia peraltro molto buona.

Il primo, più evidente, è che la corsia ciclabile non assicura alcuna protezione fisica al ciclista. Questo inconveniente discende dalla flessibilità e dal basso costo.

Il secondo è che la corsia ciclabile va strenuamente difesa  dalla sosta irregolare. A qui, il parcheggiare su una corsia ciclabile dovrebbe essere visto come qualcosa di piuttosto grave.

Il terzo è che la corsia si sbiadisce con il tempo. Quindi in una città dove la manutenzione delle strade è occasionale, come Roma, si rischia in breve tempo di perdere i vantaggi della corsia.

Il quarto è che la corsia sulla destra corre molto vicino alle auto con il rischio di sportellate, cosa pericolosa per chi viaggia veloce in bici (io no). Per ovviare a questo comincio a vedere piste distanziate dalle auto da una fascia di sicurezza di circa 80 centimetri, ma ovviamente si finisce per occupare un’intera corsia, cosa  che può ingenerare reazioni forti dagli automobilisti.


Comunque, uno strumento flessibile e a basso costo che può aiutare molto la ciclabilità, soprattutto in città più civili della nostra.

mercoledì 27 novembre 2013

Commenti alle cuffiette

A seguito del post sulle cuffiette ho avuto vari commenti, tra cui un dibattito, per certi versi alquanto sopra le righe, su fb. Riposto invece qui i commenti ricevuti sul blog, con le risposte:

Blogger roby.roma ha detto...
è solo una parte del problema, faccio il tassista a Roma, e nonostante di prassi guidi il più fluidificamente possibile e moderando velocità, rischio di investire tante persone a piedi ed in bici durante il giorno; bisogna giuocare di anticipo...pedone o ciclista che sia se sta al cellulare o con le cuffiette è "assente", attraversa di spalle, col rosso, non si accorge di nulla. In mezzo a cio ricordo che vedo, spesso, anche col buio ciclisti senza luci ne giubbottino, per esempio c è unm tale che verso le 6 di mattina su via appia pignatelli va in bici, senza luci, ne casco, ne giubbotto catarifrangente.
Roberto.

 Condivido pienamente la critica, sia da ciclista che da automobilista. Troppe persone vanno per strada come se stessero al parco... a Roma alla fine siamo buoni, in altre città non ti perdonerebbero. In ogni caso questi comportamenti a parer mio hanno una forte componente di mancanza di rispetto verso gli altri utenti della strada.

Anonimo Anonimo ha detto...
il casco non è obbligatorio. 
26 novembre 2013 09:53
 Elimina
Vero, ci mancherebbe! Il guaio è la mancanza di tutto il resto (luci, catarifrangenti e giubbino)....

 Elio ha detto...
A quanto so' neanche il giubbotto, ma giustamente Roberto fa notare che qualcosa bisognerebbe averlo.
Sempre stato contro, in qualsiasi mezzo, di cuffie o simili. In auto perché rischi di uccidere qualcuno, in bici perché se mi uccidono vai tu a dirgli che potevi portarle. Troppo pericoloso, ed in città non ne sento il bisogno, forse per quello non le userei mai. Da qui a proibirle la strada è lunga, ma sarebbe lo stesso discorso della cintura di sicurezza.
Certi tipi di divieti vengono fatti per aiutare gli stupidi, tutti sappiamo che la cintura salva la vita (a me lo ha fatto) nonostante tutto con una scusa od un'altra c'è chi non la usa.

Mi dà fastidio, vado piano, sto attento, son troppo grasso, son troppo basso, mi rovina la camicia. In effetti potremo ragionare solo su altezza e larghezza, le altre le senti ma son cazzate. Quindi io Stato devo mettere l'obbligo delle cinture, che tra le altre cose limita anche il costo al SSN di certi incidenti. Nella mia città andare in bici è pericoloso, per via delle auto, tante e non hanno minimamente la cultura del ciclista, ma coi giusti accorgimenti aumenti la sicurezza, per esempio sembrare un albero di natale, di notte, aiuta parecchio. E penso che non indossare le cuffie mi aiuti ad evitare pericoli. Ho divagato?
Scusate :-D 

Elio

 Condivido pienamente, chi avrebbe il coraggio di investire un albero di Natale? :-) Anche io appartengo al club dei salvati dalle cinture (magari non dalla morte ma da una bella botta al vetro) e credo nell'imposizione di alcune misure di sicurezza tout-court.
Un solo appunto: le cuffie sono già proibite. Unica incertezza la differenza tra cuffie e auricolari che non appare immediata. Si tratta di una specifica tecnica o solo di una diversità d'uso?

martedì 26 novembre 2013

Un micropezzetto di tavola rotonda

Le scadenze di lavoro non mi danno tregua, quindi ho potuto partecipare solo all'ultima mezz'ora della tavola rotonda sulla mobilità nuova. Un po' nella tana del lupo, l'Automobile Club Italiano, visto che alla fine la mobilità nuova è basata sulla riconquista di parte degli spazi adesso occupati dalle  automobili.

Sono entrato proprio durante  l'intervento del Presidente dell'ACI e non mi è piaciuto nemmeno un po'. Anche quando ha detto alcune cose giuste sugli arrangiamenti pedonali, le ha dette in un modo arrogante, del tipo: dite tutte cose belle, per carità, ma noi continueremo dritti sulla nostra strada alla nostra velocità... vabbè, anche comprensibile, visto che qualche intervenuto pare abbia chiesto lo scioglimento dell'ACI stesso.

Per il resto della tavola rotonda molte cose giuste, ma secondo me ancora non coordinate in maniera sufficiente. In particolare, da regolatore, mi pare di vedere la solita grossa confusione tra requisiti e loro applicazione, tra ciò che è proibito, ciò che è permesso e ciò che è obbligatorio. Strano a dirsi, ma sono cose differenti.

Infine sempre un rammarico: troppi ne fanno solo un problema di regole. Poi esci e ti trovi nell'anarchia totale... e allora?

Morale: l'introduzione della zona 30 è sicuramente una buona cosa. Ma a Roma, lasciando stare le bici, se con l'automobile vai a 50 sugli stradoni, comunque le altre macchine ti si mettono dietro e ti suonano. La sera, poi si toccano velocità stratosferiche.

Quindi, almeno a Roma, non è un problema di legge, ma della sua applicazione a partire dalle cose più elementari.

lunedì 25 novembre 2013

Ciclisti con le cuffiette

Dopo l’uscita del sindaco di Londra  che ha espresso l’intenzione di vietare l’uso delle cuffie ai ciclisti, mi è sembrato utile trattare in maniera un po’ più articolata l’argomento… ovviamente nessuno dice perché sentiamo la musica quando pedaliamo. 

Quando faccio jogging è per ammazzare la noia di fare jogging… in canoa perché si accompagna bene al paesaggio (la bella musica). Poi chi va in bici rischiando la pelle per sentire schifezze (p.e. musica “commerciale”), quello proprio non lo capisco…

La mia storia con le cuffiette comincia più o meno nel 1980, quando mi portarono dagli USA una specie di walkman (non eisteva ancora questo termine) della Panasonic. Era addirittura prima della norma che ne proibiva l’uso alla guida…  

Da allora l’ascolto “in cuffia” ha permesso di portare la musica in tutti gli ambienti prima difficilmente accessibili. In barca, in canoa, nelle lunghe passeggiate, facendo jogging e in bicicletta. E qui sono ricominciati i guai. 

Addirittura  Boris il Rosso (anzi, meglio il Roscio, visto che è di destra e il nomignolo si riferisce alla sua persona), Boris il Roscio sta minacciando di proibirle perché troppo pericolose.

Il semplice accenno di questa misura inglese ha scatenato un acceso dibattito sul sito di SIC, ma sarebbe bene fare il punto in una logica di safety management.

Cominciamo con il dire che le cuffie sono ovviamente accusate di impedire al ciclista di accorgersi dei pericoli, ovvero delle macchine che arrivano da dietro. Prima che i lettori mi maledicano, confermo che è proprio quello che accade sulle piste ciclabili quando il podista in cuffia non si sposta per quanto scampanelliate e alla fine non avete altra soluzione che estrarre la Luger (se vi siete ricordati di portarla con voi) e liberare la strada.

Qualcuno chiama le macchine in causa… anche loro hanno “sterei”, altoparlanti boom-boom e nessuno dice niente. E’ vero, ma le macchine hanno anche tre specchietti, uno centrale e due di lato, con il quale il bravo guidatore tiene in ogni momento sotto controllo la strada dietro a lui.

In effetti il ciclista non deve tenere sotto controllo la strada dietro di lui per vedere se qualcuno arriva veloce e scansarsi in tempo.  Deve “sentire” che c’e’ qualcuno dietro a lui, o quasi sempre dietro alla sua sinistra, perché se si trova a scartare, girare improvvisamente a sx o a dx, non ha il tempo di voltare la testa per vedere chi c’e’. L’udito lo può aiutare in questi casi. Rinunciarvi senza avere gli specchietti capite bene che non è salutare. Vi dico anche una cosa: se non lo capite non siete bravi guidatori, rassegnatevi.

C’e’ cuffia e cuffia…

Ma proprio  tutte le cuffie tolgono l’udito? No, ve ne sono di vari tipi, in particolare quelle che noi chiamavano “aperte”, poi quelle  “chiuse” e poi quelle “a soppressione di rumore”.
Quelle aperte permettono di mescolare nell’orecchio sia i suoni esterni che quelli interni. Normalmente sono quelle cuffie (“cuffiette”) che non isolano l’orecchio. Di fatto sono coppie di auricolari .Con quelle cuffie e un livello non eccessivo di suono, o la semplice conversazione, in realtà si conservano i suoni esterni. E’ il principio del telefono quando pedali o dell’ascolto dei radiogiornali. Francamente non lo trovo pericoloso e lo uso spesso. Cercando di non distrarmi troppo con la conversazione.

Le cuffie chiuse, quelle che isolano l’orecchio dall’esterno per dare un ambiente più puro, sono invece micidiali. Anche un volume moderato copre la maggior parte dei suoni esterni. Sono fatte apposta e non dovrebbero essere usate, almeno in ambienti trafficati. Ma anche sulle piste, visto che qualche ciclista più veloce di voi che vi sorpassa lo trovate sempre (non vale per Dumil, ovviamente)

Infine il tipo più pericoloso di cuffie sono quelle con la soppressione attiva del rumore. La prima volta le vidi in mano ad un rampollo di una delle più ricche famiglie italiane, mentre collaudavamo il suo elicottero appena comprato. Io le indossai (l’elicottero è un posto veramente rumoroso, senza cuffie non si può sentire la radio) ma la soppressione attiva del rumore esterno, per quanto confortevole, mi pareva isolare il pilota anche da quei rumori che è vitale ascoltare. Adesso queste cuffie sono disponibili, ma secondo me me sono proprio quello che non si deve assolutamente portare su una bicicletta, o correndo, e anche in canoa. Insomma vanno bene solo se stai seduto.

Ma bisogna proprio vietarle?

Ascoltare musica da alto volume in bici è, secondo me, una grossa imprudenza e “andrebbe vietata”. Il divieto però non dovrebbe includere gli auricolari aperti, quelli usati per i telefoni. In effetti non c’è alcun bisogno di vietare le cuffie, perché in Italia sono già vietate. Infatti l’articolo 173 comma 2 del CdS recita:

2. E' vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all'art. 138, comma 11, e di polizia. E' consentito l'uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguata capacità uditiva ad entrambe le orecchie che non richiedono per il loro funzionamento l'uso delle mani.

Il problema casomai è capire quali sono gli auricolari “approvati”.  Sto cercando un’idonea specifica tecnica che lo dica nero su bianco.

Quindi come abbiamo visto, almeno per un aspetto, in fatto di ciclabilità abbiamo battuto Boris il Roscio! Possiamo congratularcene!!!!

Anzi:

A BBoris, ma n’do’ vai! Te damo tre o quattrocento chilometri de piste ciclabili de vantaggio, ma poi Ignazzio te ripia!

Voltandoci verso Ignazio:  A’ Ignà avoja a strillà ma si nun cominci a pedalà, quello nun lo ripiamo mai... e daje cor cemento a fa'  'ste piste! 

giovedì 21 novembre 2013

A Londra è guerra tra ciclisti e automobilisti

Le Boris Bike
Mi sono imbattuto in un articolo piuttosto preoccupante sul rapporto tra  ciclisti e automobilisti (o camionisti) a Londra.  Nella capitale inglese è ormai, secondo il giornale (International Herald Tribune,  testata di centro destra) in corso una vera e propria guerra per lo spazio per circolare. Una guerra con morti e feriti, ovviamente tutti dalla parte dei ciclisti. Non per niente, il giornale ricorda che ci sono più ciclisti morti a Londra che soldati inglesi morti in Afghanistan…

In particolare, al sesto morto in due settimane, una delle maggiori federazioni sportive del Regno Unito ha preso carta e penna e  ha chiesto di incontrare il sindaco, noto ciclista anche lui, accusandolo di non fare abbastanza (leggi spendere) per garantire la sicurezza dei ciclisti.

Inoltre, avendo notato che su 16 morti, 9 sono avvenuti a causa di automezzi pesanti, la federazione chiede di vietare l’ingresso in città agli automezzi pesanti nelle ore di punta. A Parigi lo fanno, e la sicurezza dei ciclisti è più alta.

Per quanto ciclista, e fortemente impegnato a supportare i ciclisti anche attraverso importanti programmi infrastrutturali, il sindaco non ha, finora appoggiato la richiesta. In particolare non ritiene che il divieto sia migliorativo per la sicurezza, e che il prezzo imposto alla collettività sia troppo alto rispetto ai benefici in termini di sicurezza. In particolare che gli incidenti non siano da attribuire, sic et simpliciter, alla presenza dei mezzi pesanti in città.

Piuttosto il sindaco ha puntato il dito verso comportamenti molto rischiosi tenuti da una gran parte dei ciclisti, primo fra tutti il continuare  a passare con il semaforo rosso, o guidare con la musica in cuffia, sordi a quanto accade intorno.

Non avendo i dati degli incidenti certo nn possiamo dire nulla in proposito. La nostra situazione è radicalmente diversa, però con una costante: la lotta per lo spazio tra biciclette e altri mezzi motorizzati, in particolare i mezzi pesanti.

Per quanto mi riguarda avevo già scritto della difficoltà di coesistenza di queste due categorie di utenti della strada. A quanto pare, a differenza di altri paesi ciclisticamente più evoluti, sia in Italia che nel regno Unito, la bicicletta non è stata ancora metabolizzata dalla grande maggioranza della popolazione della strada. I motorizzati ancora resistono attivamente.

Non ho neanche dubbi sul fatto che molti ciclisti corrano rischi ingiustificabili, non pagando a questi mezzi il dovuto rispetto (diciamo… tenersi alla larga a prescindere, essere pronti alle loro manovre, non infilarsi negli angoli morti).

Rimane il fatto che quando ti superano puoi fare ben poco, se non sperare che l’autista non si sbagli…

martedì 19 novembre 2013

Il più bel commento sui 30...

Riguardo al post sui 30 all'ora, riporto quello che, secondo me, è il più bel commento apparso sul blog finora:

Blogger Bikediablo ha detto...
La differenza fra l'italia e l'Europa è riscontrabile in tutti gli attori della mobilità come di qualsiasi altro argomento.

Infatti se da una parte il Corriere scrive cose assurde mentre al contempo The Times esce con un articolo sui vantaggi della mobilità ciclabile anche per chi non intende andare in bici, dall'altra anche i "rappresentanti" dei ciclisti viaggiano in modalità lobby chiedendo il totale passaggio a 30 km/h, mentre già oggi non si rispetta nemmeno laddove c'è.

E si comportano in modo tale di stare dalla parte del torto (in modo gratuito) creando così alibi agli "avversari".

Anche a Londra si muore in bici, eppure usano tutti (tranne poche eccezioni) luci, caschi, gilet fosforescenti, significa che c'è da lavorare. Hanno un sindaco "di destra" che va in bici, senza scorta, e che ha rivoluzionato la mobilità. 
Noi abbiamo un sindaco che va in bici ma evidentemente non capisce la mobilità in bici, tanto è vero che usa le preferenziali con la sua scorta.
La chiudo qui perchè credo che ragionare (non continuare a fare schemi, scrivere libretti o flashmob) sia una causa persa.
Grande Marco... però questa è la realtà e da qui si parte lo vogliamo o no, nel ringraziare comunque chi fa qualcosa per cambiare. 
Però uno dei mali italiani è che si fa fatica a ragionare. Anzi, se cerchi di ragionare passi dalla parte del torto perchè rischi di rivelare l'incoerenza della maggior parte dei ragionamenti. 
Perciò si fa casino, ma poi si ottiene poco, andando sempre avanti e indietro sugli stessi temi.
(dibattito ammesso)


domenica 10 novembre 2013

La precedenza dei tram...

A Bruxelles talvolta vado in un albergo che ha il tram che gli passa davanti.

Per fortuna non mi è successo come la prima volta ad Amsterdam, dove l'albergo aveva le scale che finivano esattamente su di una pista ciclabile.

Appena uscito, il tempo di orientarmi, decidere se andare a dx o a sx, sono stato centrato da un Olandese sugli 85 kg a 10 nodi almeno. Per fortuna non è caduto, io no mi sono fatto male, la parolaccia in Olandese non l'ho capita, e da allora mi sono tenuto accuratamente alla larga da tutte le piste ciclabili...

Tornando al tram... no, non mi ha centrato. Però il passaggio pedonale sulle rotaie diventa rosso, e per terra è disegnato un cartello di pericolo (triangolo rosso) con un tram disegnato al centro. Per me non c'era bisogno... avendo vissuto per 25 anni sulla Prenestina so bene che non è mai il caso di mettersi a discutere con un tram.

Il senso dell'attraversamento pedonale dipinto di rosso si è palesato nell'ultimo passaggio nella capitale belga, dove sono comparsi una serie di manifesti, con un pedone che attraversa la strada su uno di quei passaggi dipinti di rosso.

Purtroppo non avevo nè macchina fotografica ne' telefonino abilitato (appena morta la scheda SD) non ho potuto fare la foto. Il senso del francese era chiarissimo: attenti, che il tram ha SEMPRE la precedenza. Anche sui pedoni.

Già mi avevano detto che in Belgio vige la stretta legge della precedenza. Nella famosa escursione al Castello di Beersel, mio esordio ciclistica in terra fiamminga, la guida mi aveva avvertito di rispettare scrupolosamente la precedenza, essendo i Belgi conducenti spietati, salvo poi, 3 anni dopo,  trovare l'eccezione che conferma la regola.

Mi interessava comunque: portare l'attenzione su una prima eccezione rispetto alla proposta che sul più pesante ricade sempre l'onere della prova in caso di incidente.

In una scala di pesantezza avremmo (dal più pesante al più leggero): Treno Merci, Treno passeggeri, Tram, Autrotreno, Camion, Autobus Camioncino, Furgone, SUV, Auto, Moto, scooter, Bici elettrica, Bici, Pattini, pedone Adulto, bambino.

E anche nelle biciclette, in caso di collisione tra la mia Hazard e una Cannondale in carbonio dovrei essere io ad avere l'onere della prova... Anzi, probabilmente la doppia prova, vista la differenza di peso!

Vabbè, staremo a vedere cosa succede, speriamo il tutto non si traduca in un ennesimo buco nell'acqua.

venerdì 8 novembre 2013

Ma QUANTO è insicura la bicicletta?

Chi sceglie un mezzo a due ruote, bici, scooter, moto, sa bene di esporsi ad una serie di rischi difficilmente mitigabili. Dalla foratura, al cane in mezzo alla strada. alla macchia d'olio in curva, tanto per citare i più frequenti, i pericoli sono in agguato in ogni momento.

Inoltre l'utente del mezzo a due ruote non è protetto in caso di caduta:  gli incidenti sono più frequenti e le conseguenze più gravi... per non parlare poi del più classico degli incidenti, la collisione con altri veicoli. Lì, salvo pochi  casi, l'utente del mezzo a due ruote ha la peggio.

Quindi, quando saliamo su di un mezzo a due ruote, abbiamo fatto una scelta a priori, ovvero quella di sfidare un bel po' di sorte. Di assumerci una serie di rischi che l'automobilista, il camionista, il tramviere non hanno.

D'altra parte il proverbio uomo a cavallo sepoltura aperta mica l'abbiamo inventato noi!!!

La domanda successiva è, ovviamente... ma QUANTO è insicuro il mezzo a due ruote rispetto a quello a quattro ruote? E visto dove ci troviamo, QUANTO è insicura la bicicletta?

Bene, quando andiamo alle statistiche sulla bicicletta tutto diventa meno chiaro, direi confuso. Infatti la (in) sicurezza viene espressa con rapporti: sopra metti, per esempio, i morti, e sotto, a dividere, qualche altro numero.

Per il numeratore, visto che parliamo di rapporti, è abbastanza facile. Ci mettiamo i morti in una anno. Io non sono molto d'accordo, infatti anche rimanere paralizzato è una sorta terribile, perdere un braccio o una gamba, etc. Infatti per avere il vero indice di rischio sociale, io ci metterei tutti gli incidenti che provocano gravi lesioni permanenti.

Per il denominatore, invece, tutto si fa confuso. Infatti è difficilissimo sia stabilire la base di paragone che poi stimare l'effettivo uso della bicicletta sul quale "spalmare" il numero dei decessi.

La prima scelta che viene in mente è utilizzare un indice classico della produttività dei trasporti passeggeri: il passeggero (moltiplicato) per chilometro. Per intenderci, un'auto che porta 4 persone a 100 all'ora, in un'ora di viaggio produce 400 paxkm. Un treno con mille persone a 200 all'ora 200 mila paxkm. Un jet con 400 pax a 800 km/h, produce 320000 paxkm. Una bici a 20 all'ora... 20!

Se si adotta il paxkm come misura di sicurezza, l'aviazione commerciale diviene di gran lunga il mezzo di tasporto più sicuro, al secondo posto si classificano gli ascensori. Dall'auto in giù è una carneficina. La bicicletta non ne parliamo neppure.

La gisutificazione dell'uso del paxkm nelle statistiche di sicurezza è, ovviamente, che il mezzo di trasporto serve, appunto, a trasportare, e quindi è giusto misurare gli incidenti sulla sua produzione.

In aviazione siamo i primi a sconfessare queste statistiche, Considerando che le fasi rischiose del volo sono decollo e atterraggio, preferiamo utilizzare il volo come indice di sicurezza, il che ridimensiona la sicurezza relativa dell'aviazione di linea a valori più realistici.


Secondo me il paxkm comporta trappole anche nelle statistiche comparate. Per comparare i due mezzi occorre fare una serie di assunzioni, perchè il mezzo si sceglie in relazione al percorso che devi fare. Quindi dovremmo parlare, per esempio, di stessi percorsi. Infatti auto e bici "competono" fino a 10 km in ambito urbano. Fuori dalla città il vantaggio in produttività che si ottiene ad usare l'auto è altissimo, non c'e' competizione.

Più interessante è il paragone tra due mezzi omogenei: bicicletta e tandem. Se si muovono insieme a 20 km/h, la produttività del tandem è esattamente doppia (40 paxkm contro 20 paxkm). Però non vi è nessuna ragione per ritenere che i due mezzi corrano rischi differenti, se non per il fatto che il tandem è leggermente più lungo della bicicletta e quindi ha una maggiore sezione d'urto.

Se adottiamo il paxkm, il tandem è praticamente il doppio più sicuro della bicicletta singola e quattro volte rispetto a due biciclette. In realtà, sul medesimo percorso i due mezzi hanno la stessa probabilità di avere un incidente, leggermente più grande per il tandem per via delle dimensioni. Quindi anche in questo caso si dovrebbe abbandonare il paxkm e andare su di un'altra unità, quale la tratta o il tempo di esposizione al rischio (minuti di percorso).

Ovviamente se tutti ci muoviamo in città a 20 all'ora, la persona  che si sposta in SUV diviene praticamente invulnerabile... mentre noi ciclisti rimaniamo esposti agli incidenti.

Questa è, a prescindere dalla stima del rischio, la vera ragione per promuovere un'infrastruttura ciclistica per aumentare la sicurezza del ciclista,... altrimenti prendiamo tutti il SUV!

Ci saranno ancora i famosi trenta milioni?

La scorsa notte è stato approvato il bilancio del Comune di Roma. Questa è la prima vittoria dell'Amministrazione Marino e la premessa indispensabile all'attività futura. Da questo momento in poi naviga con i propri mezzi, e non è più un proseguo della Giunta precedente... anche se ne sconta, come noi romani, i nefasti risultati.

Pertanto, venendo alle cose concrete, mi piacerebbe sapere se alla stretta finale, quando si è dovuto trovare i 150 milioni che mancavano, i

martedì 5 novembre 2013

Abbandonare l'auto!!!!

Il rumore  l'ho percepito, più che sentito... una ruvidezza nell'avanzare, che mi ha fatto leggermente rabbrividire la parte posteriore destra della nuca... qualcosa non andava... mi concentro... ma no, mi sto sbagliando. Fammi sbrigare che mi aspettano per cena.

Eppure un chilometro dopo l'ho risentito molto più chiaramente. Tanto chiaramente da fermarmi appena prima dell'imbocco della sopraelevata, scendere e andare a controllare.

Azzo! La gomma posteriore destra bucata! Dopo tanti anni! E subito due considerazioni:

1) Le ruote sono vecchie e non si staccano, non vale la pena tentare;

2) Non ho la bomboletta. Infatti l'ho data a mia figlia dopo averla aspramente rimproverata di non avere la bomboletta appresso, ma poi non l'ho sostituita... e bravo tdc!

Riguardo la ruota: due alternative... provo a cambiarla, con il pericolo di perdere la cena con la figlia che ritorna ad Erasmus (nota località europea per studenti) o abbandono l'auto, tirando giù dal tetto e proseguo per casa? E l'ultima volta che ho verificato la pressione della ruota di scorta quand'e' stato? Ah sì... se non sbaglio nel 2001 prima di partire per la settimana bianca... Eppoi l'ultima volta che ho provato a cambiarla non sono riuscito a staccarla dal mozzo! 

Alla fine delle due un misto... accese le luci di segnalazione, ho raggiunto (dopo un paio di km) il primo parcheggio libero -non blu- che molto casualmente era vicino (20 m) anche ad un gommista. Da lì smonto il velocipede dalla velocipoteca tettonica (portabici sul tetto)   gli attacco tutti gli ammennicoli vari e continuo per casa. Una continuazione della gita a Manziana!

Quindi la bici come scialuppa di salvataggio.

Il giorno dopo l'ho rifatto. 

Durante l'intervallo di pranzo sono piombato dal gommista con la BFold. Cambiate  le gomme (una non riparabile, l'altra ormai da cambiare) ho reinfilato la BFold nel bagagliaio e, sotto lo sguardo ammirato del gommista, sono ritornato in ufficio.

La sera, tornato a casa, ho parcheggiato la macchina un bel po' distante da casa, almeno 800 metri, che ho agevolmente coperto con la pieghevole.

Il che mi fa pensare che ogni automobilista dovrebbe comunque portarsi una pieghevole nel bagagliaio, perchè torna utile in un sacco di occasioni!!!

PS: chi si aspettasse una tirata mammiferobipedista sul tramonto della civiltà dell'automobile, che va abbandonata, spero non sia rimasto troppo deluso. Non credo che i tempi siano ancora maturi per rinunciare del tutto all'auto. 

venerdì 1 novembre 2013

Ma checcefrega della pedonalizzazione dei Fori...

Sui siti ciclisti, non ultimo salvaciclisti, continuano a fioccare interventi critici sulla mancata pedonalizzazione dei Fori, in particolare con il Sindaco,

Da come alcuni lo stanno trattando, neanche Attila o Alemanno!

Ovviamente siamo tutti un po' delusi dall'apparente inerzia del Sindaco, che peraltro in questo momento ha "ben altri cazzi cui pensare", ad esempio quella bazzecola del bilancio del Comune.

 Ma non è che hanno  qualche altro fine, o qualche altro motivo di lagnanza nascosti sotto tutta questa cagnara per una questione archeologica e totalmente irrilevante dal punto di vista ciclistico.

Infatti...  ma a noi ciclisti checcefrega della pedonalizzazione dei Fori? Mica è cliclabilizzazione dei Fori!


1) Pedonalizzazione non vuol dire ciclabilizzazione
Dal punto di vista del ciclista, un'area pedonale non è una buona area per muoversi, proprio perchè ingombra del famoso "gas di pedoni", ovvero di pedoni sparsi che vanno per le proprie traiettorie  e quindi ostacolano l'ordinato movimetno delle biciclette, che sono soprattutto mezzi di trasporto.

Non è un caso che in aree pedonali tipo Piazza di Spagna, con la bici hai serie difficoltà a passare. Inoltre in un'area pedonale sei sempre ospite... a meno che non ci siano piste ciclabili ben delimitate.


2) Parliamo più correttamente di ciclabilizzazione dei Fori  e dell'area interessata ai lavori della Metro
Il guaio ciclistico è che l'area interessata dai lavori della metro è diventata quasi pericolosa per i ciclisti, e questo poteva essere visto a tavolino. E nessuno ha fatto niente.

E questo non ha nulla a che vedere con il concetto di pedonalizzazione dei fori.

E allora di che stiamo a a parlare?


3) Il guaio non è Via Alessandrina, ma Via Tiburtina!

E lo stesso per Via Alessandrina. Nella mia ingenuità l'avevo cnfusa con Viale Alessandrino. Quella sì che è una strada. Invece Via Alessandrina dal punto di vista ciclistico è totalmente irrilevante. Anzi, puoi pure scendere e portare la bici al passo, tanto lì si vedono solo i Fori....

Invece il guaio romano è che si ristruttura Via Tiburtina e non ci esce fuori una corsia o marciapiede ciclabile!

Qui è dove dovremmo intervenire in forze, magari con qualche class action o simile. E qui è corretto chiedere al Sindaco che non si verifichino mai più casi di ristrutturazione di starada senza che vi venga infilata una pista ciclabile.


4) Va bene fare casino, ma ci vuole anche serietà...
In varie occasioni avevo fatto notare che i punti di #salvaiciclisti erano sostanzialmente cazzate, se trasportati dal quadro inglese al quadro italiano e romano in particolare. 

Qui ci manca la torta, non le ciliegine sopra. 

Qui sono pericolose le strade prima degli incroci.

Qui è inutile fare nuove norme, tanto non si seguono quelle che già ci sono...

 Insomma alla fine sembra che si protesti non per ottenere qualcosa di sensato, ma così, tanto per dare sfogo a pulsioni interne.

Come diceva mia figlia...  In Italia si protesta soprattutto per questioni di identità. La genete vuole solo sentirsi parte di qualcosa, non intendono ottenere nulla di concreto.

Siamo così anche noi ciclisti? 



mercoledì 30 ottobre 2013

Lo smartista che suonava ai bus

Magari un po' OT, ma visto che è una scena cui ho assistito dalla bicicletta, mi sembra carino aggiungerla alla galleria dei comportamenti bizzarri degli smartisti.

Arriviamo lungo Via Po all'imbocco di Piazza Buenos Aires.

Il semaforo è verde, peccato che un 92 stia imbarcando passeggeri in mezzo alla strada.

Colpa sua?

Direi di no, in quanto sulla fermata, bello bello, sta il solito furgonato parcheggiato a spina di pesce, quindi con il bus costretto al centro della strada.

Superarlo nell'altra corsia neanche se ne parla, visto anche i precedenti con gli smartisti, e l'oggettivo traffico di automobili nell'altra direzione.

Cosa fa questo? Comincia a suonare all'autobus.

Badate bene, non il disperato suono di chi vuole raggiungere l'ospedale, ma quelle botte di clackson che usi con chi occupa indebitamente la strada.

Chiaramente il bus non se l'e' filato minimamente, e nel tempo della salita dei passeggeri (lunghissimo, quasi eterno) quello ha continuato a suonare il clackson... mi chiedo, il furgonato era visibilissimo: chissà dove pensava che il bus (carico di gente) si dovesse fermare?

Insomma, per concludere... ma non è che noi  Romani ci stiamo definitivamente rincoglionendo?

Oppure sono solo gli smartisti che sono bizzarri?


lunedì 28 ottobre 2013

Collaudo della BFold: discussione con il furgonato...

Quale miglior modo di inaugurare la BFold 7, se non con una bella discussione con un furgonato?

Stavo scendendo per Viale Ippocrate verso Piazzale delle Province, quando un furgonato bianco mi si affianca.

Poi, senza avermi superato, comincia a stringermi. Io gli suono e continuo. Lui finta di niente, alla fine gli urlo: "Che cazzo fai, qui ci sono io".

E lui "Qui non riuscivo a passare"

"E allora se non ci passi frena, che mi vuoi montare addosso"?

Al che lui capisce che sta a parlare con uno che non solo non si vergogna di andare in bicicletta, ma di guida ne capisce come (meglio!) dell'automobilista medio, e allora sgasa e mi ritaglia la strada, costringendomi ad inchiodare.

Al che io gli maledico l'ascendenza, e allora inchioda.

Ora  non raccolgo la provocazione e quindi gli passo accanto,  ma un bel chiarimento a quattrocchi non mi sarebbe dispiaciuto.

Insomma, la BFold è inaugurata!

In effetti la trovo più scattante e nervosa della Hoptown. Forse ha il passo leggermente più corto, o forse la forma arcuata del telaio la rende più rigida... comunque filo come il vento!

L'unico fatto forse peggiorativo è che pur piegandosi molto agevolmente, una volta piegata mi sembra meno compatta della Hoptown, che già è parecchio ingombrante.

sabato 26 ottobre 2013

Da Hoptown a Bfold

A seguito dell'avaria di martedì scorso ho portato la bici, peraltro in garanzia, a sostituire il pezzo.

La rottura è stata giudicata "non riparabile", e la cara Hoptown mi è stata sostituita con un buono acquisto di eguale valore (da nuova).

Con lo stesso prezzo ho preso la nuova Bfold 7,  equivalente alla Hoptown... speriamo solo più robusta.

In realtà appare di design più moderno. Giunti e attacchi sono meno elaborati ma mi sembrano più solidi. Il ripiegamento è decisamente più veloce e nel prezzo è compreso il portapacchi (peraltro mi sono fatto smontare quello che già avevo.

In più c'e' anche una borsa per la bici, che può sempre tornare utile.

Il progetto dello sterzo mi sembra notevolmente semplificato, per il resto mi pare veramente equivalente.

Bene, il tutto è avvenuto in 10 minuti, liscio come l'olio! Speriamo di aver fatto la cosa giusta!

Quindi sono tornato pieghevolista...però mi rimpiango la Hoptown!

martedì 22 ottobre 2013

Neanche il tempo di spaventarmi...

Il tubo dello sterzo
Stamattina, intorno alle 8 e 10, parto da un semaforo quasi di fronte al deposito dell'ATAC sulla Prenestina, quando sento un rumore di metallo tranciato, brevissimo, quindi il manubrio perde rapidamente autorità... peggio: si piega verso di me.

In qualche momento mi rendo conto che non sto più comandando la ruota anteriore. Come se la bici si stesse piegando sotto di me.

Zigzago qualche metro, con la residua resistenza dello sterzo cerco (e riesco) di evitare che la ruota anteriore si metta di traverso.

Per fortuna la velocità, bassissima, scema in maniera altrettanto rapida. Appoggio i piedi a terra e abbasso lo sguardo.

La rottura sulla cerniera
Mi tendo conto che lo steli del manubrio è tranciato appena al di sopra della chiusura.

Mi levo dalla strada e mi porto su marciapiedi.

L'orribile idea di aver fatto qualche disattenzione nella chiusura della bicicletta mi passa non appena vedo che ha ceduto di schianto la saldatura che collega il tubo grande dello sterzo (parte alta, dove si infila il tubo piccolo del manubrio)  alla cerniera di ripiegamento.

Il tubi appare intatto, la saldatura mi ha abbandonato.

... e in più ho lasciato il telefonino a casa, con un appuntamento urgente in ufficio.

Vabbè, brindiamo allo scampato pericolo, però che rottura di un pezzo critico. La bici ha solo diciotto mesi, almeno sei dei quali passati ripiegata, quindi un anno scarso di attività.

Io capisco la "leggerezza" ma certe parti dovrebbero rimanere al di sopra di ogni sospetto.

Sto scrivendo al costruttore per segnalare la circostanza (fatto). Credo che sia ancora in garanzia, sperando che le parti di ricambio esistano ancora... e pensare che volevo buttarla (la garanzia!).

Cmq, neanche il tempo di spaventarmi!!!

domenica 20 ottobre 2013

Io che di biciclette non ci capisco gnente...

In seguito alle giuste proteste di alcuni organi interni, sto accarezzando l'idea di acquistare una full (suspended). Magari, visto il tipo di cose che faccio, mi basta una usata (poco) o comunque una di non grandi prestazioni.

Però, grandi o piccole, l'imbarazzo della scelta è fortissimo, ed è anche difficile capire quale valore acquisti per i tuoi soldi (il mitico value for money).

Infatti malgrado l'attività ciclistica sono rimasto un  ragazzo di campagna (anzi, di scampagnata), con pochissima esperienza di biciclette buone, da agonismo etc. Insomma, ho sempre pedalato su cancelli e quindi sono di bocca buona, come si dice. E non ho quella cultura per sapere che quella bici è fantastica, quell'altra un po' meno, etc. 

Quindi, di fronte alle inserzioni che mi passano davanti, Cannondale, Canyon, Scott, Cube, Santacruz, Lapierre,  e chi più ne ha più ne metta, mi risulta difficilissimo distinguere le buone biciclette da quelle ottime. E perchè la maggior parte dei ciclisti che conosco si prende marche straniere invece di Bianchi, Bottecchia o altre marche nostrane... Cosa o chi li spinge? Chi sono gli spingitori di ciclisti?

Ho imparato che la componentistica ha la sua importanza e che fa gran parte del prezzo. E che si consuma e va sostituita, questo è da tenere presente. E alla fine gli unici dati oggettivi pubblicati sono la componentistica ed il peso. Del resto non so' nulla.

Però, da ingegnere, tanti discorsi tecnici che sento fare mi lasciano molto perplesso. Ricordo un anno fa che, durante un picnic, alcuni dei nostri guru discutevano di telai, leghe di alluminio, etc.

Ad un certo punto, pescando dalle mie riminiscenze di ingegnere aeronautico strutturista, ho fatto presente che rispetto alla rigidità del telaio la lega dei tubi contava ben poco, mentre influiva molto sulla lavorabilità dei tubi e sulla  saldabilità. Ma che alla fine, vuoi o non vuoi, la rigidità la dava il design e la distribuzione delle sezioni (dei tubi, appunto), quindi per quello che ne potevo sapere io erano tutti discorsi con poco senso, almeno senza numeri alla mano (dubito che il didietro riesca ad apprezzare vere variazioni di rigidità tra 7072 e 2024).

Per non parlare dei telai in carbonio. Essendomi occupato abbastanza da vicino della fabbricazione di strutture in fibra di carbonio, ne so abbastanza per sapere che dire "di carbonio" è come dire nulla, nel senso che poi ogni progettista si fabbrica il materiale che vuole.

Rispetto alla rigidità, andrebbe fatta una convenzione, e pubblicata la rigidità dei telai, che è un dato che si può facilmente misurare, in punti definiti. Basta pubblicare quel dato per sapere se quel telaio è rigidissimo, rigido o proprio moscio (ammesso che abbia valore per le cose che vedo fare dai cicloappuntamentisti che frequento ).

Vogliamo poi parlare della fatica dei materiali? Quella è importante altrettanto. Si può fare un telaio leggero, dove il materiale è stressatissimo, che va bene per i corridori, ma no per quelli che la bici se la vogliono tenere di più... ovviamente non so niente di questo. Si troverà sui cataloghi la durata a fatica del telaio, o almeno dei suoi componenti critici?

Ruote. Prezzi stratosferici, ma non vengono pubblicati alcuni dati fondamentali: momento d'inerzia, carico di punta (quante tonnellate tiene) e coefficiente d'attrito dei cuscinetti del mozzo. Questa dei cuscinetti è anche vera per il movimento centrale.

Insomma, un riassunto delle caratteristiche principali di una bicicletta per sapere cosa si nasconde sotto l'etichetta con il nome. Alcune cose si trovano sui siti dei costruttori, ma di numeri oltre il peso si difetta alquanto.

Mi rendo conto che probabilmente chiedo troppo, alla fine da valutare sono peso, componenti (e loro usura) a fronte del prezzo del rottame...

martedì 15 ottobre 2013

Roma verrà ereditata dai pieghevolisti... se non li ammazzano i sampietrini

Girando per roma con l'ormai fida Hoptown, vedo che non sono il solo ad essermi comprato la pieghevole. Anzi, ad un incrocio, ci siamo addirittura trovati in 4, tutti con la pieghevole.

Direi che più o meno un buon 50 per cento dei nuovi ciclisti sfoggia pieghevoli. 

Molto rappresentata è nobile schiatta dei Bromptoniani, seguita dalla fanteria di noi Decathlonesi e dall'aristocrazia dei Dahini. 

Ogni tanto passa anche qualche elettricista, ma difficilmente si ferma a chiacchierare.

Oltre una nuvola di marche meno diffuse, ma belle lo stesso, nutrita anche l'antica stirpe dei Graziellisti, addirittura oggi ho visto una ruota 22, una generazione di Grazielle alquanto simpatica, dalle prestazioni notevolmente superiori.

Pensare che da ragazzino pensavo che le biciclette vere fossero le Graziella, le altre sono dinosauri ornai sulla via dell'estinzione. Non solo, ma ogni estate le Grazielle venivano piegate e infilate nel maggiollino per essere portate al mare ... Figuratevi voi che caos, tre Grazielle in un maggiolino!

Tornando ai nostri giorni, siamo quindi in pieno boom pieghevolista. 

Debbo dire, come ho detto in altre occasioni, che la pieghevole non mi da grandi sensazioni ciclistiche, ma sicuramente da' enormi soddisfazioni ciclomobilistiche. Inoltre paga poco di IMU, nel senso che uno non ha bisogno di stanze supplementari per tenerla a casa!

Per esempio puoi prenderla anche col tempo incerto, perchè se proprio diluvia puoi sempre zompare sopra di un bus!!!

Un grosso guaio sono i sampietrini, che si aggiungono alle già numerose buche. 

Più passa il tempo e meno li reggo, anche perchè con i mezzi pesanti si scompagnano rapidamente e diventano una vera croce, su biciclette così rigide. 

Uno sospira la Brompton, con il suo ammortizzatore posteriore, ed in effetti quella sarebbe la bicicletta del perfetto pieghevolista (anche perchè piegata a casa occupa veramente poco spazio, un altro grande vantaggio da considerare attentamente).

Credo che noi ciclopieghevolisti si dovrebbe iniziare una campagna per chiedere la rimozione dei sampietrini, o almeno itinerari alternativi in caro asfalto bello levigato. Per esempio potremmo iniziare con una bella manifestazione nella quale si toglie il selciato e lo si tira da qualche parte... 

Un'ultima nota per la sicurezza: tra poco ritorniamo all'ora solare, quindi dall'ufficio si esce col buoi. Troppi vanno in giro senza luci e vestiti di scuro, contando sull'illuminazione stradale i i fari degli automobilisti. 

E' un rischio non necessario, che si corre per stupidità. Occorre rimediare. Tra l'altro, qualche bella tiratina d'orecchie da parte dei Vigili non sarebbe male in questo caso!

venerdì 11 ottobre 2013

Biciclette… quali sanzioni?

In una dotta disquisizione su FB CIclomobilisti, ci viene spiegato che i vigili urbani, badando a norme di tipo amministrativo,  non sono obbligati  ad elevare contravvenzioni. Insomma, anche se fermi di fronte a intere distese di auto in sosta in doppia fila, se non mettono mano al blocchetto delle multe (a meno che non siano lì con un preciso mandato) il cittadino non può avere nulla da ridire.

Strano ma vero, come direbbe la Settimana Enigmistica.

D’altra se fossero obbligati a fare le multe ad ogni infrazione che vedono a Roma i vigili non arriverebbero neanche al lavoro. Appena fuori da portone comincerebbero a strappare foglietti delle multe. 

Questo è tanto vero che a Roma succede il contrario. 

Anzi, a elevare le contravvenzioni neanche ci provano, e tutti fanno quello che gli pare, alla faccia della sicurezza e dell'efficienza dei trasporti e del bene collettivo. 

Da qui si capisce che l’Italia, patria del diritto e dei suoi concetti giuridici, ha un corpo di leggi di tipo borbonico (scusate la banalità, diciamo ispano-borbonico) dove la norma e la guardia non rendono i cittadini uguali, ma servono a proteggere potenti e prepotenti. E ditemi che non è vero!

Un’altro dei dei risultati di questo assurdo stato di cose è che il Codice della Strada (per gli amici il CdS) dal punto di vista delle sanzioni mette tutti sullo stesso piano.  Stessa sanzione per Camion, auto, moto e bici. 

Ci sono molti che sostengono la santità di questo fatto, in ispecie l'equiparazione di auto e biciclette.

Personalmente la ritengo la solita stronzata  da legulei loffi i quali, appellandosi ai grandi principi del diritto, in pratica infinocchiano i deboli. Infatti le famose sanzioni debbono essere “dissuasive e proporzionate”. Ora basta pensare la differenza tra una bici e un autotreno che procedono sul marciapiede, o vanno contromano, per rendersi conto che occorre procedere alla differenziazione delle sanzioni. Per non parlare della sosta vietata.


Da un mio calcolo spanno metrico, un giusto regime dovrebbe assegnare alla bicicletta una sanzione tipo un ventesimo di quella dell’auto, per la stessa infrazione. 

Il che sarebbe una cosa giusta, specie in vista di una ulteriore espansione del ciclomobilismo.