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martedì 4 marzo 2014

Metro C Story

Da buon pieghevolista sono molto interessato all’espansione della rete della Metro, che mi permette, appunto, di sfruttare al meglio la multimodalità.

Da cattivo italiano sono anche molto interessato all’impiego dei soldi pubblici, e mi pare che adesso ci sia da stare veramente in pensiero. Infatti, forse la più costosa opera pubblica in Italia, rischia di uscire un aborto per un concorso di ignavie e malafedi incrociate.

Sto parlando della Metro C, il Ponte di Messina sotto Roma.

E sì, perche la nostra terza linea della metropolitana, arrivata appena a metà del percorso, costa ormai più delle previsioni sul Ponte di Messina (sarebbe stato interessante vedere poi la realtà…).

Quindi quando si dice che a Roma non si spende abbastanza per i mezzi pubblici… ci sbagliamo di grosso. Lo Stato sta spendendo un botto per i mezzi pubblici a Roma: la metro C, appunto.

Innanzitutto anche al profano non può sfuggire un particolare, che è il vero peccato originale della C: perchè sostituisceuna linea preesistente? Non la si poteva fare andare ad esempio a Tor Vergata, e lasciare Il tranvetto della Casilina?

In effetti il progetto originario era porprio questo, ma pare che l’allora rettore torvergatese si oppose strenuamente e al Ministero qualche genio propose di usare la linea appena ristrutturata (il “tranvetto” appunto) come se fosse gratis. Veltroni, allora, invece di incenerire il rettore,  scelse la via della minore resistenza: il tracciato della Metro… sotto la Casilina, appunto.”Maanche”Evabbè.

Altro grosso problema è che è una metro progettata per essere manuale, ma poi trasformata, sempre su richiesta dei soliti geni al Ministero ,in automatica, e quindi si porta i costi dell’una e dell’altra soluzione...

Sia come sia, come per l’Anello di Sauron, della Metro C il romano non sa’ più nulla fino a quando non riappare vicino al centro. Ovvero si comincia a scavare in quartieri benino (piazza Lodi), bene (San Giovanni) e benissimo, quando addirittura si pone il problema delle stazioni del centro storico.

Lì i guai sono drammatici. La Sovrintendenza, ovviamente, pretende che gli scavi della Metro siano archeologici e non industriali. Benissimo, per carità, ma la Sovrintendenza dovrebbe avere il compito di far convivere il vecchio con il nuovo… siamo a Roma, perdio, mica a Pompei o ad Ercolano.

Quindi non solo vengono caricati sui costi della metro gli scavi archeologici, ma saltano le stazioni sotto il centro storico, in particolare la Chiesa Nuova, che avrebbe permesso effettivamente di chiudere il centro storico alle auto.

Anche la stazione di Piazza Venezia rimane in bilico per un bel po’... è ancora in programma, ma chissà se poi si riuscirà effettivamente a farla.

Intanto i costi lievitano. Sappiamo tutti che sale il costo delle materie prime (in particolare il ferro) e il tempo dei lavori. La regione non paga la sua quota e i costruttori dell’opera bussano alle porte del Comune per chiedere aumenti.

Marino, che ha ereditato una situazione drammatica dalla precedente gestione, rimane scottato dalla “pedonalizzazione” dei Fori, che alla fine parte proprio dalla necessità di aprire i cantieri della fermata del Colosseo, ovvero il non rinunciabile aggancio alla linea B.

Si, perchè… tutti i tizi che vengono dalla Casilina, dove li scarichi, sennò? A Piazza Lodi (e che fanno aspettano il bus per Termini?) A San Giovanni (Salgono sulla stracarica Linea A?).

E qui si scatena la bagarre.

A parte tutte le lagne piantate sulla finta pedonalizzaizone dei Fori, si scatenano una serie di “salvaguardisti” che temono il crollo del Colosseo, della basilica di Massenzio, etc. etc. a causa dei lavori della metro… dimenticando, forse, che proprio in quel punto una metro è stata già fatta, la linea B, per l’appunto, e che la C, passando molto più in basso e con se moderne tecniche di scavo, problemi proprio non ne potrebbe dare.

Tra le polemiche, gli alti lai sugli alberi tagliati come se ci fossero solo quelli nel mondo e come se una metropolitana non portasse importanti benefici ambientali per la città. Si intravede invece il fastidio di qualche potente che abita al Celio e al quale aprire una così importante linea di comunicazione non importa affatto, tanto lui al centro già ci abita e poi vuoi mettere la plebe scaricata sotto casa?

Sta di fatto che in questi giorni, complice la stretta sul bilancio del Comune, la decisione di portare la Metro almeno fino al Colosseo, sta vacillando.

Se fosse interrotta la Metro C sarebbe uno spreco COLOSSEALE di denaro pubblico.


Occorre assolutamente impedirlo.

giovedì 30 gennaio 2014

Corta Maledetta e Subito

Improvvisamente è apparsa l'instant pista della Nomentana.

Che, se ho capito bene, è un nuovo progetto per la pista della Nomentana.

Dal progetto che si vede, la migliore definizione è Corta, Maledetta e Subito.

Le parti del progetto che ho visto fanno un po' rizzare i capelli. Il pensiero corre alle peggiori realizzazioni romane tipo lo snodo di viale Parioli, dove per fare cinquanta metri di collegamento verso Via della Moschea, cambi lato della strada tre volte (semafori compresi).

L'attraversamento dell'incrocio di Via S. Angela da Merici fa in particolarmente senso. Sembrerebbe che la pista si interrompa per permettere alla strada di voltare a destra. per cui i ciclisti che scono da Roma si trovano ad andare dritti su di una corsia che gira a dx, mentre quelli che entrano a Roma si trovano semplicemente contromano.

Poi tanti attraversamenti di passi carrabili dove ovviamente la ragione la hanno i passi carrabili...

Vabbè, il vero problema che ci dobbiamo porre è: come, nel 2014, è potuto succedere tutto questo.

E ancora, la priorità assoluta di avere un gruppo di progettisti bravi a fare le piste.

E infine l'ultima: non è detto che una buona pista possa convivere con le auto... ogni tanto un po' di spai agli automobilisti va preso.

venerdì 10 gennaio 2014

Ciclosperanze per il 2014

Ma da ciclista, cosa spero di ottenere dal 2014?

Bene, dopo il ciclobilancio (magro) del 2013, i miei desideri per il 2014 sono questi:

a) Sopravvivere
Speriamo che non mi acciaccano. Questo è un desiderio intimo di sopravvivenza che non è assolutamente legato alla comunità. Non saprei che farmene di un miglioramento statistico incredibile della sicurezza se, per esempio, divenissi l'unico morto in bicicletta del 2014!

b) Crescere in numero
Spero che il 2014 veda confermato il trend in accrescimento dei ciclisti. Crescere di numero è l'unico modo di fare pressione concreta sugli automobilisti prima ancora che sull'Amministrazione capitolina.  Certo che un po' di infrastrutture per la ciclabilità farebbero miracoli.

c) Piste ciclabili
Spero proprio che il 2014 i porti qualche kilometro di pista ciclabile in più. Sono anni che stiamo a secco, e abbiamo bisogno di qualche incoraggiamento. A me piacciono anche le infrastrutture ludico-turistivo, come la pista Roma Fiumicino o la pista delle Mura. Le vicende del bilancio comunale sono purtroppo molto cupe. Non vorrei che invece di ottenre nuove piste dovessimo restituire le vecchie...

d) Corsie ciclabili
Sono l'infrastruttura con il miglior rapporto utilità/costo. Se ne potrebbero fare decine di chilometri. Non proteggono fisicamente, ma disegnano uno spazio sovrano per le bici, e all'automobilista forniscono un rierimento visivo per non starci troppo addosso.  Di contro, anche se costano poco, prendono spazio agli automobilisti, specialmente per la sosta in doppia fila, e quindi vanno difese dai Vigili.

c) Bastonate agli automobilisti indisciplinati
Una bella politica per riportare la disciplina sulle strade romane sarebbe un bel regalo per il 2014. Invece di quelle strupidaggini del twitter, come se a Roma fosse difficile trovare auto in doppia fila, il nuovo Capo Vigili dovrebbe mettere a punto u piano di recupero. Si parte dalle auto sui passaggi pedonali per poi passare a stroncare il parcheggio in seconda fila sulle strade percorse dai mezzi pubblici. Le altre? Beh, intanto arriviamo a questo, poi ci pensiamo.

d) Miglioriamo le strade
E' ora di cominciare a riparare le strade disastrate che ci ritroviamo, prima che qualcuno si faccia male sul serio,

e) Bike Sharing
Francamente spero che non si buttino altri soldi nel bike sharing. Mi spiego: se deve essere fatto, sia fatto bene, ovvero tipo Parigi, Bruxelles, etc, e non in salsa ATAC. Fatto bene o male ha un grosso problema: parte dal centro storico, dove serve a poco. Infatti lì le distanze sono ridotte, e non vi è il problema della scarsità di collegamenti tangenziali- L'ideale sarebbe averlo nelle periferie, in i particolare attestato intorno a ciascuna stazione della metropolitana o ferroviaria, così da moltiplicarne  l'utlità. Alla fine si farà la solita cosa salottiera per permettere ai turisti di andare da Piazza Navona a Piazza di Spagna... e poi rimane il problema dei ladri.

f) Guerra ai ladri di biciclette.
Serve anche una bella offensiva contro i ladri di biciclette. Non dico di farggli fare la fine di Giordi, che pure meriterebbero, però nemmeno di lasciarli liberi perchè poveracci qualcosa nella vita dovranno pur fare. La detenzione rimane una strada obbligata per i recidivi. Il rimaptrio forzatosenza passare dal via  (dopo la pena) per gli stranieri. I lavori forzati di utilità ciclistica, tipo pitturare le corsie ciclabili o costruire la pista Roma - Fiumicino secondo le tecniche manuali del Macadam, sono un ovvio corollario di una sana politica pr stroncare questa vera e propria piaga sociale.

domenica 22 dicembre 2013

Smart city blues...

Infilando 5 meeting uno appresso all'altro sono stato tutta la settimana a Bruxelles. 

Una settimana abbastanza impegnativa anche per la polizia locale, che ha fronteggiato varie manifestazioni, arrivando a chiudere la zona della rotonda Schuman, intorno alla quale ci sono le sedi del Consiglio (Justus Lipsius) e della Commissione (Barleymont e Charlemagne).

Chiusa la piazza, chiusa anche la relativa stazione della metropolitana.  Essendo ormai divenuto un autentico lupo di bike sharing, per un euro e sessanta (abbonamento giornaliero, contro i due euro del biglietto) ho preso una bici del Villo! e mi sono diretto verso la Grand Place.

Piacevole pedalata serotina, con la bici pesante, ma non peggio della BFold, mi sono gustato parte dell'imponente rete di piste e corsie ciclabili e fatto un bel po' di sensi unici (eccetto biciclette) contromano, anche di fronte ad una delle auto della polizia... che piacere sommo!

L'unico guaio è stato che la stazione di riconsegna adiacente alla Grand Place non aveva posti disponibili, e quindi mi sono dovuto mettere alla ricerca di un'altra stazione.

L'impresa non è stata immediata, e alla fine tutto il guadagno di tempo rispetto alla metro è sfumato, così pure, sospetto, quello di soldi, in quanto credo sia scattata la mezz'ora dell'uso gratuito.

Alla fine ho trovato una stazione con un unico stallo libero. CHE CULO!

Il modo principe per trovare una stazione libera è utilizzare l'app preparata da Villo!  Peccato che a causa dei costi del roaming (vermanete spaventosi) non mi sono azzardato a scaricare e consultare l'App  (In effetti poi ho saputo che i totem alle stazioni indicano  quelle che hanno bici o stalli liberi nelle vicinanze).

Questo deve fare riflettere, in quanto la smart city è bella, ma presuppone che tutti abbiano uno smartfone e un collegamento internet, e questo non è sempre verificato, anzi in genere ti perdi gli stranieri.

Comunque il bike sharing Villo! è veramente bellissimo, e in continua espansione. Ho constatato che l'espansione verso la periferia sta continuando e già sarei potuto andare con la bici a trovare i miei amici in periferia! 

Dove però se non trovi posto sono cavoli amari, perchè le stazioni sono molto distanziate, quindi effettivamente rischi di dover fare lunghi percorsi a piedi qualora gli stalli siano già tutti impegnati.

domenica 10 novembre 2013

La precedenza dei tram...

A Bruxelles talvolta vado in un albergo che ha il tram che gli passa davanti.

Per fortuna non mi è successo come la prima volta ad Amsterdam, dove l'albergo aveva le scale che finivano esattamente su di una pista ciclabile.

Appena uscito, il tempo di orientarmi, decidere se andare a dx o a sx, sono stato centrato da un Olandese sugli 85 kg a 10 nodi almeno. Per fortuna non è caduto, io no mi sono fatto male, la parolaccia in Olandese non l'ho capita, e da allora mi sono tenuto accuratamente alla larga da tutte le piste ciclabili...

Tornando al tram... no, non mi ha centrato. Però il passaggio pedonale sulle rotaie diventa rosso, e per terra è disegnato un cartello di pericolo (triangolo rosso) con un tram disegnato al centro. Per me non c'era bisogno... avendo vissuto per 25 anni sulla Prenestina so bene che non è mai il caso di mettersi a discutere con un tram.

Il senso dell'attraversamento pedonale dipinto di rosso si è palesato nell'ultimo passaggio nella capitale belga, dove sono comparsi una serie di manifesti, con un pedone che attraversa la strada su uno di quei passaggi dipinti di rosso.

Purtroppo non avevo nè macchina fotografica ne' telefonino abilitato (appena morta la scheda SD) non ho potuto fare la foto. Il senso del francese era chiarissimo: attenti, che il tram ha SEMPRE la precedenza. Anche sui pedoni.

Già mi avevano detto che in Belgio vige la stretta legge della precedenza. Nella famosa escursione al Castello di Beersel, mio esordio ciclistica in terra fiamminga, la guida mi aveva avvertito di rispettare scrupolosamente la precedenza, essendo i Belgi conducenti spietati, salvo poi, 3 anni dopo,  trovare l'eccezione che conferma la regola.

Mi interessava comunque: portare l'attenzione su una prima eccezione rispetto alla proposta che sul più pesante ricade sempre l'onere della prova in caso di incidente.

In una scala di pesantezza avremmo (dal più pesante al più leggero): Treno Merci, Treno passeggeri, Tram, Autrotreno, Camion, Autobus Camioncino, Furgone, SUV, Auto, Moto, scooter, Bici elettrica, Bici, Pattini, pedone Adulto, bambino.

E anche nelle biciclette, in caso di collisione tra la mia Hazard e una Cannondale in carbonio dovrei essere io ad avere l'onere della prova... Anzi, probabilmente la doppia prova, vista la differenza di peso!

Vabbè, staremo a vedere cosa succede, speriamo il tutto non si traduca in un ennesimo buco nell'acqua.

martedì 5 novembre 2013

Abbandonare l'auto!!!!

Il rumore  l'ho percepito, più che sentito... una ruvidezza nell'avanzare, che mi ha fatto leggermente rabbrividire la parte posteriore destra della nuca... qualcosa non andava... mi concentro... ma no, mi sto sbagliando. Fammi sbrigare che mi aspettano per cena.

Eppure un chilometro dopo l'ho risentito molto più chiaramente. Tanto chiaramente da fermarmi appena prima dell'imbocco della sopraelevata, scendere e andare a controllare.

Azzo! La gomma posteriore destra bucata! Dopo tanti anni! E subito due considerazioni:

1) Le ruote sono vecchie e non si staccano, non vale la pena tentare;

2) Non ho la bomboletta. Infatti l'ho data a mia figlia dopo averla aspramente rimproverata di non avere la bomboletta appresso, ma poi non l'ho sostituita... e bravo tdc!

Riguardo la ruota: due alternative... provo a cambiarla, con il pericolo di perdere la cena con la figlia che ritorna ad Erasmus (nota località europea per studenti) o abbandono l'auto, tirando giù dal tetto e proseguo per casa? E l'ultima volta che ho verificato la pressione della ruota di scorta quand'e' stato? Ah sì... se non sbaglio nel 2001 prima di partire per la settimana bianca... Eppoi l'ultima volta che ho provato a cambiarla non sono riuscito a staccarla dal mozzo! 

Alla fine delle due un misto... accese le luci di segnalazione, ho raggiunto (dopo un paio di km) il primo parcheggio libero -non blu- che molto casualmente era vicino (20 m) anche ad un gommista. Da lì smonto il velocipede dalla velocipoteca tettonica (portabici sul tetto)   gli attacco tutti gli ammennicoli vari e continuo per casa. Una continuazione della gita a Manziana!

Quindi la bici come scialuppa di salvataggio.

Il giorno dopo l'ho rifatto. 

Durante l'intervallo di pranzo sono piombato dal gommista con la BFold. Cambiate  le gomme (una non riparabile, l'altra ormai da cambiare) ho reinfilato la BFold nel bagagliaio e, sotto lo sguardo ammirato del gommista, sono ritornato in ufficio.

La sera, tornato a casa, ho parcheggiato la macchina un bel po' distante da casa, almeno 800 metri, che ho agevolmente coperto con la pieghevole.

Il che mi fa pensare che ogni automobilista dovrebbe comunque portarsi una pieghevole nel bagagliaio, perchè torna utile in un sacco di occasioni!!!

PS: chi si aspettasse una tirata mammiferobipedista sul tramonto della civiltà dell'automobile, che va abbandonata, spero non sia rimasto troppo deluso. Non credo che i tempi siano ancora maturi per rinunciare del tutto all'auto. 

venerdì 1 novembre 2013

Ma checcefrega della pedonalizzazione dei Fori...

Sui siti ciclisti, non ultimo salvaciclisti, continuano a fioccare interventi critici sulla mancata pedonalizzazione dei Fori, in particolare con il Sindaco,

Da come alcuni lo stanno trattando, neanche Attila o Alemanno!

Ovviamente siamo tutti un po' delusi dall'apparente inerzia del Sindaco, che peraltro in questo momento ha "ben altri cazzi cui pensare", ad esempio quella bazzecola del bilancio del Comune.

 Ma non è che hanno  qualche altro fine, o qualche altro motivo di lagnanza nascosti sotto tutta questa cagnara per una questione archeologica e totalmente irrilevante dal punto di vista ciclistico.

Infatti...  ma a noi ciclisti checcefrega della pedonalizzazione dei Fori? Mica è cliclabilizzazione dei Fori!


1) Pedonalizzazione non vuol dire ciclabilizzazione
Dal punto di vista del ciclista, un'area pedonale non è una buona area per muoversi, proprio perchè ingombra del famoso "gas di pedoni", ovvero di pedoni sparsi che vanno per le proprie traiettorie  e quindi ostacolano l'ordinato movimetno delle biciclette, che sono soprattutto mezzi di trasporto.

Non è un caso che in aree pedonali tipo Piazza di Spagna, con la bici hai serie difficoltà a passare. Inoltre in un'area pedonale sei sempre ospite... a meno che non ci siano piste ciclabili ben delimitate.


2) Parliamo più correttamente di ciclabilizzazione dei Fori  e dell'area interessata ai lavori della Metro
Il guaio ciclistico è che l'area interessata dai lavori della metro è diventata quasi pericolosa per i ciclisti, e questo poteva essere visto a tavolino. E nessuno ha fatto niente.

E questo non ha nulla a che vedere con il concetto di pedonalizzazione dei fori.

E allora di che stiamo a a parlare?


3) Il guaio non è Via Alessandrina, ma Via Tiburtina!

E lo stesso per Via Alessandrina. Nella mia ingenuità l'avevo cnfusa con Viale Alessandrino. Quella sì che è una strada. Invece Via Alessandrina dal punto di vista ciclistico è totalmente irrilevante. Anzi, puoi pure scendere e portare la bici al passo, tanto lì si vedono solo i Fori....

Invece il guaio romano è che si ristruttura Via Tiburtina e non ci esce fuori una corsia o marciapiede ciclabile!

Qui è dove dovremmo intervenire in forze, magari con qualche class action o simile. E qui è corretto chiedere al Sindaco che non si verifichino mai più casi di ristrutturazione di starada senza che vi venga infilata una pista ciclabile.


4) Va bene fare casino, ma ci vuole anche serietà...
In varie occasioni avevo fatto notare che i punti di #salvaiciclisti erano sostanzialmente cazzate, se trasportati dal quadro inglese al quadro italiano e romano in particolare. 

Qui ci manca la torta, non le ciliegine sopra. 

Qui sono pericolose le strade prima degli incroci.

Qui è inutile fare nuove norme, tanto non si seguono quelle che già ci sono...

 Insomma alla fine sembra che si protesti non per ottenere qualcosa di sensato, ma così, tanto per dare sfogo a pulsioni interne.

Come diceva mia figlia...  In Italia si protesta soprattutto per questioni di identità. La genete vuole solo sentirsi parte di qualcosa, non intendono ottenere nulla di concreto.

Siamo così anche noi ciclisti? 



lunedì 28 ottobre 2013

Collaudo della BFold: discussione con il furgonato...

Quale miglior modo di inaugurare la BFold 7, se non con una bella discussione con un furgonato?

Stavo scendendo per Viale Ippocrate verso Piazzale delle Province, quando un furgonato bianco mi si affianca.

Poi, senza avermi superato, comincia a stringermi. Io gli suono e continuo. Lui finta di niente, alla fine gli urlo: "Che cazzo fai, qui ci sono io".

E lui "Qui non riuscivo a passare"

"E allora se non ci passi frena, che mi vuoi montare addosso"?

Al che lui capisce che sta a parlare con uno che non solo non si vergogna di andare in bicicletta, ma di guida ne capisce come (meglio!) dell'automobilista medio, e allora sgasa e mi ritaglia la strada, costringendomi ad inchiodare.

Al che io gli maledico l'ascendenza, e allora inchioda.

Ora  non raccolgo la provocazione e quindi gli passo accanto,  ma un bel chiarimento a quattrocchi non mi sarebbe dispiaciuto.

Insomma, la BFold è inaugurata!

In effetti la trovo più scattante e nervosa della Hoptown. Forse ha il passo leggermente più corto, o forse la forma arcuata del telaio la rende più rigida... comunque filo come il vento!

L'unico fatto forse peggiorativo è che pur piegandosi molto agevolmente, una volta piegata mi sembra meno compatta della Hoptown, che già è parecchio ingombrante.

martedì 22 ottobre 2013

Neanche il tempo di spaventarmi...

Il tubo dello sterzo
Stamattina, intorno alle 8 e 10, parto da un semaforo quasi di fronte al deposito dell'ATAC sulla Prenestina, quando sento un rumore di metallo tranciato, brevissimo, quindi il manubrio perde rapidamente autorità... peggio: si piega verso di me.

In qualche momento mi rendo conto che non sto più comandando la ruota anteriore. Come se la bici si stesse piegando sotto di me.

Zigzago qualche metro, con la residua resistenza dello sterzo cerco (e riesco) di evitare che la ruota anteriore si metta di traverso.

Per fortuna la velocità, bassissima, scema in maniera altrettanto rapida. Appoggio i piedi a terra e abbasso lo sguardo.

La rottura sulla cerniera
Mi tendo conto che lo steli del manubrio è tranciato appena al di sopra della chiusura.

Mi levo dalla strada e mi porto su marciapiedi.

L'orribile idea di aver fatto qualche disattenzione nella chiusura della bicicletta mi passa non appena vedo che ha ceduto di schianto la saldatura che collega il tubo grande dello sterzo (parte alta, dove si infila il tubo piccolo del manubrio)  alla cerniera di ripiegamento.

Il tubi appare intatto, la saldatura mi ha abbandonato.

... e in più ho lasciato il telefonino a casa, con un appuntamento urgente in ufficio.

Vabbè, brindiamo allo scampato pericolo, però che rottura di un pezzo critico. La bici ha solo diciotto mesi, almeno sei dei quali passati ripiegata, quindi un anno scarso di attività.

Io capisco la "leggerezza" ma certe parti dovrebbero rimanere al di sopra di ogni sospetto.

Sto scrivendo al costruttore per segnalare la circostanza (fatto). Credo che sia ancora in garanzia, sperando che le parti di ricambio esistano ancora... e pensare che volevo buttarla (la garanzia!).

Cmq, neanche il tempo di spaventarmi!!!

venerdì 11 ottobre 2013

Biciclette… quali sanzioni?

In una dotta disquisizione su FB CIclomobilisti, ci viene spiegato che i vigili urbani, badando a norme di tipo amministrativo,  non sono obbligati  ad elevare contravvenzioni. Insomma, anche se fermi di fronte a intere distese di auto in sosta in doppia fila, se non mettono mano al blocchetto delle multe (a meno che non siano lì con un preciso mandato) il cittadino non può avere nulla da ridire.

Strano ma vero, come direbbe la Settimana Enigmistica.

D’altra se fossero obbligati a fare le multe ad ogni infrazione che vedono a Roma i vigili non arriverebbero neanche al lavoro. Appena fuori da portone comincerebbero a strappare foglietti delle multe. 

Questo è tanto vero che a Roma succede il contrario. 

Anzi, a elevare le contravvenzioni neanche ci provano, e tutti fanno quello che gli pare, alla faccia della sicurezza e dell'efficienza dei trasporti e del bene collettivo. 

Da qui si capisce che l’Italia, patria del diritto e dei suoi concetti giuridici, ha un corpo di leggi di tipo borbonico (scusate la banalità, diciamo ispano-borbonico) dove la norma e la guardia non rendono i cittadini uguali, ma servono a proteggere potenti e prepotenti. E ditemi che non è vero!

Un’altro dei dei risultati di questo assurdo stato di cose è che il Codice della Strada (per gli amici il CdS) dal punto di vista delle sanzioni mette tutti sullo stesso piano.  Stessa sanzione per Camion, auto, moto e bici. 

Ci sono molti che sostengono la santità di questo fatto, in ispecie l'equiparazione di auto e biciclette.

Personalmente la ritengo la solita stronzata  da legulei loffi i quali, appellandosi ai grandi principi del diritto, in pratica infinocchiano i deboli. Infatti le famose sanzioni debbono essere “dissuasive e proporzionate”. Ora basta pensare la differenza tra una bici e un autotreno che procedono sul marciapiede, o vanno contromano, per rendersi conto che occorre procedere alla differenziazione delle sanzioni. Per non parlare della sosta vietata.


Da un mio calcolo spanno metrico, un giusto regime dovrebbe assegnare alla bicicletta una sanzione tipo un ventesimo di quella dell’auto, per la stessa infrazione. 

Il che sarebbe una cosa giusta, specie in vista di una ulteriore espansione del ciclomobilismo.