Ve li ricordate i bei giorni delle piste ciclabili?
Sì, dico quegli anni nei quali a Roma, ad un certo punto, c'erano piu' km di piste ciclabili che ciclomobilisti?
Era il periodo nel quale si poteva andare e tornare dall'EUR senza incontrare un altro ciclista sulla pista.
E se ne incontravi uno era o Marco Bikedablo, o Marco Pierfranceschi, o Marco Latini (più marchi di un salvadanaio crucco) o Caius Fabricius o Ceska Lillo, e pochi altri.
Che tempi, allora sì che si sperperavano quattrini. Però tra un Maxxi, una mezza città del nuoto da 400 milioni, un Macro e qualche altra dispendiosa amenità, qualche pista veniva fuori.
Mi ricordo quando notai, e poi scopersi, la pista della Colombo! Prima della sua inaugurazione ufficiale, ma finalmente potevo andare in ufficio in bicicletta senza rischiare troppo la pelle.
L'apertura della pista della Moschea...
O ancora prima il collegamento tra Villa Ada e Villa Borghese, che permetteva a tutti gli abitanti del Salario Nemorense Nomentano Monte Sacro (con la pista dell'Aniene) di portare i pargoli in centro senza correre rischi tremendi.
Il periodo delle infrastrutture si è chiuso ufficialmente con l'asfaltatura della pista del Tevere, evento ripreso in diretta in questo blog. Alemanno non ce la fece a fermare l'appalto.
La Pista della Nomentana, ormai pronta a partire, venne soffocata nella culla.
Da allora non abbiamo avuto più occasione di inaugurare alcuna bella pista ciclabile. "Manco" la Roma Sud Fiumicino, che è l'opera più annunciata dopo il Ponte di Messina.
Evabbè,,, tanti anni buttati.
Eppure sarebbe bastata una buona pista all'anno per sostenere lo sviluppo della ciclabilità.
E dall'amministrazione di marino, ancora aspettiamo qualche azione.
Speriamo che arrivi!
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martedì 21 gennaio 2014
giovedì 16 gennaio 2014
Meno flashmob... più ricorsi al TAR!
Continuando idealmente lo scorso post, tra i motivi per i quali noi ciclisti non otteniamo niente, è anche lo scarso presidio che abbiamo delle disposizioni di legge a nostro favore.
Infatti, una delle caratteristiche dell'associazione ciclistica che sogno è il fare poche cose tipo flashmob, molto folclore e divertimento, ma poca sostanza, ma maggiore uso di carta bollata e ricorsi al TAR per rallentare o bloccare tutte quelle inziative che in qualche modo danneggiano i ciclisti.
Capisco che agire per tribunali sia poco attraente rispetto alla protesta stradale o allo sdraiarsi come deficienti in mezzo alla strada (...l'essenza del flashmob) facendo finta di essere morti, però in qualche modo è un salto di qualità che dovremmo cominciare a pensare seriamente.
Concordo che sia poco attraente e molto burocratico, ma è una delle strade obbligate per diventare un interlocutore autorevole del Comune.
Premetto che il lavoro che faccio mi lascia la sera a mo' di rottame, e quindi difficilmente posso contribuire a questo sforzo, ma mi sembra lodevole cominciare a creare consenso intorno ad alternative molto più serie rispetto alle ribellioni dei centri sociali (tutta fatica sprecata) e alle altre amenità ciclistiche.
Scusatemi se sono brutale.
Di fatto quello che dovremmo evitare è il ripetersi di situazioni nelle quali le consolari vengono ristrutturate senza tenere conto delle siposizioni di legge che obbligano ad includere nel progetto le piste ciclabili, come sta avvenendo sulla Tiburtina, oppure che le quote delle multe che "la legge" destina alla ciclabilità spariscano nei bilanci comunali.
Per fare questo occorrono associazioni ciclistiche disposte a ricorrere alle vie legali, che sono costose e vanno pagate. Quindi associazioni che accumulino qualche soldino per le spese legali.
E mo' incazzatevi pure, ma se vogliamo cominciare ad ottenere qualcosa...
Infatti, una delle caratteristiche dell'associazione ciclistica che sogno è il fare poche cose tipo flashmob, molto folclore e divertimento, ma poca sostanza, ma maggiore uso di carta bollata e ricorsi al TAR per rallentare o bloccare tutte quelle inziative che in qualche modo danneggiano i ciclisti.
Capisco che agire per tribunali sia poco attraente rispetto alla protesta stradale o allo sdraiarsi come deficienti in mezzo alla strada (...l'essenza del flashmob) facendo finta di essere morti, però in qualche modo è un salto di qualità che dovremmo cominciare a pensare seriamente.
Concordo che sia poco attraente e molto burocratico, ma è una delle strade obbligate per diventare un interlocutore autorevole del Comune.
Premetto che il lavoro che faccio mi lascia la sera a mo' di rottame, e quindi difficilmente posso contribuire a questo sforzo, ma mi sembra lodevole cominciare a creare consenso intorno ad alternative molto più serie rispetto alle ribellioni dei centri sociali (tutta fatica sprecata) e alle altre amenità ciclistiche.
Scusatemi se sono brutale.
Di fatto quello che dovremmo evitare è il ripetersi di situazioni nelle quali le consolari vengono ristrutturate senza tenere conto delle siposizioni di legge che obbligano ad includere nel progetto le piste ciclabili, come sta avvenendo sulla Tiburtina, oppure che le quote delle multe che "la legge" destina alla ciclabilità spariscano nei bilanci comunali.
Per fare questo occorrono associazioni ciclistiche disposte a ricorrere alle vie legali, che sono costose e vanno pagate. Quindi associazioni che accumulino qualche soldino per le spese legali.
E mo' incazzatevi pure, ma se vogliamo cominciare ad ottenere qualcosa...
mercoledì 25 dicembre 2013
Ciclobilancio romano del 2013
Passato Natale il 2013 si avvia all'archiviazione... è quindi il tempo di fare un bilancio ciclistico di quest'anno a Roma. Io comincio, poi, ovviamente, ognuno potrà commentare e dire la sua. magari riusciamo tutti quanti ad arrivare a qualcosa sulla quale siamo tutti d'accordo.
Il buono del 2013
Il 2013 non ha portato molto di buono.
a) Siamo aumentati di parecchio. Circa 3 settimane fa ho percorso di nuovo la pista dell'EUR, dalle 3 fontane fino alla fine, e ho visto almeno una trentina di ciclisti.
Ai tempi dell'inizio di questo blog mi capitava di attraversare Roma da Nord a Sud e non vedere alcun ciclista. Cito dal post del 25 ottobre 2008: Non sarà stato un critical mass, ma ieri, verso le 18:20, mi sono trovato ad un semaforo sulla pista della Colombo insieme ad altre tre biciclette. E non erano corridori, ma altre persone in normale spostamento, vestiti da città. Insomma, siamo aumentati, e di parecchio.
b) E' migliorata l'accettazione da parte degli automobilisti. Sempre più automobilisti si dimostrano tolleranti verso noi ciclisti e sempre meno impazienti. Certo, ci sono ancora quelli pericolosi, quelli che lasciano l'auto in seconda fila, etc. etc. Ma la strada dll'accettazione della bicicletta è ormai aperta e irreversibile.
c) E' ricominciata la manutenzione delle strade. In questo ultimo scorcio di 2013, la manutenzione delle strade è ripartita e almeno sono state chiuse tante trincee aperte per i lavori di sostituzione della rete del gas. E' un trend stabile? Ho paura di no, ma speriamo!
d) Non c'e' più Alemanno. Ha perso le elezioni ed è divenuto capo dell'opposizione. Il beneficio è compensato dal fatto che Marino, malgrado dichiarazioni, intenzioni e progetti, non abbia ancora fatto nulla di concreto.
e) Sono esplose le pieghevoli. In particolare la mia si è proprio aperta, addirittura, Il ritorno alla Graziella, seppur nella sua versione evoluta, ha molte ragioni. Indubbiamente la pieghevole si adatta meglio al panorama cittadino e permette di cogliere pienamente le occasioni della intermodalità.
E questo conclude la lista delle cose positive. Andiamo a quelle negative
Il Cattivo del 2013
a) Nel 2013 l'infrastruttura ciclistica è rimasta praticamente invariata. Se sono state inaugurate piste, piccoli tratti, sono tate comunque realizzazioni parziali che non hanno in alcun modo migliorato la qualità della vita del ciclista, ne' tantomeno diminuito il rischio di muoversi. Niente grandi realizzazioni, tipo la Roma Fiumicino, il cui inizo è stato annunciato praticamente una volta al mese.
b) Niente bike-sharing. Il bike-sharing a Roma rimane un miraggio.
c) Rimane altissima l'indisciplina sulle strade. Alemanno era un totale anarchico, almeno per quanto riguardava le strade. Marino ancora non ha fatto molto in questo campo, e solo adesso si vede quache tentativo timido e sporadico di limitare almeno gli aspetti più eclatanti. La pericolosità rimane alta.
d) La rete stradale è andata degradandosi ancora.Malgrado i recentissimi miglioramenti, le strade di Roma sono sempre peggio. Una particolare menzione per i sampietrini che continuano ad essere sempre più sconnessi e sempre più fastidiosi.
e) I furti aumentano senza che nessuno li contrasti. Il furto rimane uno dei flagelli della ciclabilità romana. Il mood generale con il quale si affronta l'argomento è: Poveracci, per mangiare qualcosa dovranno fare. Aggiungerei che l autorità di polizia sembrano pensare: meglio che rubino biciclette che facciano di peggio. Io ormai sono per l'antifurto a cecchino, stile Il nemico è alle porte.
Dovessi dare un giudizio, l'aumento dei ciclisti rappresenta un elemento che da solo compensa tutti gli altri punti negativi. Viene però da chiedersi quale sarebbe stato questo sviluppo se la rete ciclabile fosse stata ampliata in maniera significativa, o se a Roma fosse stato fatto un bike-sharing serio.
Vabbè, vediamo cosa sarà capace di fare il Sindaco nuovo, ma se il buongiorno si vede dal mattino non credo ci saranno grandi miglioramenti, e mai come adesso spero di sbagliarmi.
Il buono del 2013
Il 2013 non ha portato molto di buono.
a) Siamo aumentati di parecchio. Circa 3 settimane fa ho percorso di nuovo la pista dell'EUR, dalle 3 fontane fino alla fine, e ho visto almeno una trentina di ciclisti.
Ai tempi dell'inizio di questo blog mi capitava di attraversare Roma da Nord a Sud e non vedere alcun ciclista. Cito dal post del 25 ottobre 2008: Non sarà stato un critical mass, ma ieri, verso le 18:20, mi sono trovato ad un semaforo sulla pista della Colombo insieme ad altre tre biciclette. E non erano corridori, ma altre persone in normale spostamento, vestiti da città. Insomma, siamo aumentati, e di parecchio.
b) E' migliorata l'accettazione da parte degli automobilisti. Sempre più automobilisti si dimostrano tolleranti verso noi ciclisti e sempre meno impazienti. Certo, ci sono ancora quelli pericolosi, quelli che lasciano l'auto in seconda fila, etc. etc. Ma la strada dll'accettazione della bicicletta è ormai aperta e irreversibile.
c) E' ricominciata la manutenzione delle strade. In questo ultimo scorcio di 2013, la manutenzione delle strade è ripartita e almeno sono state chiuse tante trincee aperte per i lavori di sostituzione della rete del gas. E' un trend stabile? Ho paura di no, ma speriamo!
d) Non c'e' più Alemanno. Ha perso le elezioni ed è divenuto capo dell'opposizione. Il beneficio è compensato dal fatto che Marino, malgrado dichiarazioni, intenzioni e progetti, non abbia ancora fatto nulla di concreto.
e) Sono esplose le pieghevoli. In particolare la mia si è proprio aperta, addirittura, Il ritorno alla Graziella, seppur nella sua versione evoluta, ha molte ragioni. Indubbiamente la pieghevole si adatta meglio al panorama cittadino e permette di cogliere pienamente le occasioni della intermodalità.
E questo conclude la lista delle cose positive. Andiamo a quelle negative
Il Cattivo del 2013
a) Nel 2013 l'infrastruttura ciclistica è rimasta praticamente invariata. Se sono state inaugurate piste, piccoli tratti, sono tate comunque realizzazioni parziali che non hanno in alcun modo migliorato la qualità della vita del ciclista, ne' tantomeno diminuito il rischio di muoversi. Niente grandi realizzazioni, tipo la Roma Fiumicino, il cui inizo è stato annunciato praticamente una volta al mese.
b) Niente bike-sharing. Il bike-sharing a Roma rimane un miraggio.
c) Rimane altissima l'indisciplina sulle strade. Alemanno era un totale anarchico, almeno per quanto riguardava le strade. Marino ancora non ha fatto molto in questo campo, e solo adesso si vede quache tentativo timido e sporadico di limitare almeno gli aspetti più eclatanti. La pericolosità rimane alta.
d) La rete stradale è andata degradandosi ancora.Malgrado i recentissimi miglioramenti, le strade di Roma sono sempre peggio. Una particolare menzione per i sampietrini che continuano ad essere sempre più sconnessi e sempre più fastidiosi.
e) I furti aumentano senza che nessuno li contrasti. Il furto rimane uno dei flagelli della ciclabilità romana. Il mood generale con il quale si affronta l'argomento è: Poveracci, per mangiare qualcosa dovranno fare. Aggiungerei che l autorità di polizia sembrano pensare: meglio che rubino biciclette che facciano di peggio. Io ormai sono per l'antifurto a cecchino, stile Il nemico è alle porte.
Dovessi dare un giudizio, l'aumento dei ciclisti rappresenta un elemento che da solo compensa tutti gli altri punti negativi. Viene però da chiedersi quale sarebbe stato questo sviluppo se la rete ciclabile fosse stata ampliata in maniera significativa, o se a Roma fosse stato fatto un bike-sharing serio.
Vabbè, vediamo cosa sarà capace di fare il Sindaco nuovo, ma se il buongiorno si vede dal mattino non credo ci saranno grandi miglioramenti, e mai come adesso spero di sbagliarmi.
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sabato 14 dicembre 2013
Roma: ciclista investito mentre attraversa sulle strisce.
| L'investimento è accaduto sul passaggio pedonale che si intravede prima del ponte |
Luca è stato investito sulle strisce pedonali, mentre attraversava spingendo a mano la bicicletta.
Per fortuna non si è fatto niente, ma è stato un caso.
E' accaduto a San Lorenzo, di mattina presto. Facciamo la stessa strada, ma io ero in ritardo, quindi non l'ho visto. Però attraverso nello stesso punto, nello stesso passaggio pedonale, con le stesse modalità.
Arrivando da Porta Maggiore sbuca da sotto il cavalcavia ferroviario e si ferma al passaggio pedonale per attraversare Viale dello Scalo di San Lorenzo e proseguire lungo la linea ferroviaria per Via di Porta Labicana.
Superati i binari del tram, attende che il flusso delle macchine diminuisca, quindi affronta il passaggio pedonale, spingendo la bici con la mano e facendo segno alle auto di fermarsi.
Le auto si fermano, ma a destra delle auto arriva sparato uno scooter, peraltro bene in vista, che non accenna a fermarsi se non quando è troppo tardi.
Lo scooterista frena disperatamente e cade, continuando a scivolare. Il mio collega -così racconta- si appoggia alla bici e salta, per cui lo scooter gli pass sotto (salvando la gamba) e prende la bicicletta. Lui viene però investito dallo scooterista e cade per terra.
Rimane per terra un bel po', ma poi si alza e per fortuna non riporta danni (è un tipo molto sportivo). Lo scooterista versa in condizioni peggiori. Un automobilista si ferma ad aiutarli tutti e due.
Alla fine la conta dei danni è minima: pedivella e fanalino rotti, risolti amichevolmente. Danni fisici sembra assenti.
Grande paura.
Lo scooterista afferma di non averlo visto in quanto guardava un pedone che stava attraversando dall'altra parte (dx).
Spiegazione plausibile, ma che rivela un errore di fondo. pretendere di negoziare il passaggio del pedone sulle strisce pedonali, invece di dargli la precedenza incondizionata.
Come dice Luca: Tutti con la fretta di arrivare presto in ufficio. Un'ora ci devono mettere, dando la precedenza a tutti e fermandosi a tutti i passaggi pedonali.
Parole sante e tutto è bene quel che finisce bene.
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domenica 8 dicembre 2013
Maledetta velocità 2
E' successo nuovamente che un'auto che procede a velocità elevata investa persone in attesa alla fermata del bus. L'altra volta, era il 25 febbraio 2008 era andata peggio, 5 morti. Se ben ricordo uno che stava superando una lunga fila su una strada, perse il controllo e finì contro un gruppo di pedoni che attendeva lo scuolabus alla fermata.
Se vi prendete la briga di leggere, o rileggere, il post... bene, posso confermare tutto quello già detto allora in proposito.
L'incidente di ieri condivide la causa (la perdita di controllo ad alta velocità) e il risultato, ovvero l'auto che finisce su di un gruppo di persone che aspetta l'autobus. E da' un'idea dei rischi che corriamo tutti, a prescindere.
La cura che consigliavo allora, il limitatore di velocità per le auto, è ancora assolutamente valida. Visto che ci vorrà ancora qualche anno per realizzarla (è solo questione di tempo), rimane il problema di cosa fare nel frattempo.
Molti continuano ad invocare il famoso "omicidio stradale" come deterrente. Io credo che una lunga pena detentiva rende meno probabile la recidiva, ma chi fa queste cose non ci pensa. Sono bravate che non tengono conto delle conseguenze.
Qualche sera fa, mi è passata accanto un'audi TT bianca (non nera come quella della foto). Quando mi è passata accanto (meno di mezzo metro) andava almeno a 90, e continuava ad accelerare. Quindi il problema rimane quello dell'intervenire rapidamente contro i pazzi scatenati.
Riporto un commento apparso sulla cronaca romana del CdS:
CharleSG
Tutti, come al solito, invocano la Germania e chiedono pene esemplari. Siete fuori strada! La differenza tra l'Italia e la Germania non sono le pene, è il controllo del territorio e la repressione spietata di qualsiasi comportamento illecito. Ci siete stati in Germania? Lì se qualcuno fa "un numero" per strada, tempo pochi secondi si materializza dal nulla un'auto della polizia. Da noi invece girano in pieno giorno dei veri e propri criminali al volante (con tutte le targhe, italiana e non...) e nessuno li vede nè tantomeno li ferma mai. In Italia per vedere la polizia devi aspettare che passi la scorta di qualche politico.
Parole sante!
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sabato 7 dicembre 2013
Natale: si scatena lo shopping in seconda fila!
Per noi ciclisti romani il Natale si annuncia molto rischioso.
Infatti, se la crisi sta facendo contrarre gli acquisti, la sosta in seconda fila davanti ai negozi va alla grande.
Ormai tutte le strade con negozi si stanno popolando di una sosta in seconda fila che va ben oltre quella consueta che si forma davanti ai bar, ai pub alla moda e alle sale scommesse.
Il risultato per noi ciclisti è come minimo il continuo dentro-e-fuori dal flusso dal traffico.
Può andare peggio: in strade dove la sosta è veramente incanaglita spesso non c'e' abbastanza spazio per far passare una macchina e una bicicletta contemporaneamente... allora conviene piazzarsi al centro della carreggiata e tenersi le auto dietro... e credo che gli automobilisti alla fine capiscano perchè li sento molto più tranquilli.
Un altro grande rischio del periodo dell'Avvento sono le consegne. Infatti la flotta di furgoncini che ha il compito di consegnare le merci ai negozi è impegnatissima, spesso con percorsi e tempi difficilissimi da rispettare.
Gli autisti sono nervosissimi e pigiano sull'acceleratore, spesso forzando i passaggi. Bisogna stare assolutamente attenti!
Ieri uno mi è passato accanto a non più di 15 mm dal braccio, in accelerazione. L'ho ribeccato al semaforo successivo, ovviamente. Stava al telefono. Gli ho educatamente busssato, facendogli presente che non dovrebbe passare così vicino alle biciclette, è pericloso. Si è scusato dicendo che l'aveva stretto un altro furgone (vero).
Certo... avrebbe anche potuto frenare, invece di forzare il passo... :-)
Infine i vigili... completamente assenti! L'unica soddisfazione è che ad una loro macchina (sirena spenta) non ho dato la precedenza (che non aveva) ad un incrocio. Loro sono passati lo stesso, ma si sono dovuti fermare... e si sono scusati!
A furia di scuse creperò contento!!!!
Infatti, se la crisi sta facendo contrarre gli acquisti, la sosta in seconda fila davanti ai negozi va alla grande.
Ormai tutte le strade con negozi si stanno popolando di una sosta in seconda fila che va ben oltre quella consueta che si forma davanti ai bar, ai pub alla moda e alle sale scommesse.
Il risultato per noi ciclisti è come minimo il continuo dentro-e-fuori dal flusso dal traffico.
Può andare peggio: in strade dove la sosta è veramente incanaglita spesso non c'e' abbastanza spazio per far passare una macchina e una bicicletta contemporaneamente... allora conviene piazzarsi al centro della carreggiata e tenersi le auto dietro... e credo che gli automobilisti alla fine capiscano perchè li sento molto più tranquilli.
Un altro grande rischio del periodo dell'Avvento sono le consegne. Infatti la flotta di furgoncini che ha il compito di consegnare le merci ai negozi è impegnatissima, spesso con percorsi e tempi difficilissimi da rispettare.
Gli autisti sono nervosissimi e pigiano sull'acceleratore, spesso forzando i passaggi. Bisogna stare assolutamente attenti!
Ieri uno mi è passato accanto a non più di 15 mm dal braccio, in accelerazione. L'ho ribeccato al semaforo successivo, ovviamente. Stava al telefono. Gli ho educatamente busssato, facendogli presente che non dovrebbe passare così vicino alle biciclette, è pericloso. Si è scusato dicendo che l'aveva stretto un altro furgone (vero).
Certo... avrebbe anche potuto frenare, invece di forzare il passo... :-)
Infine i vigili... completamente assenti! L'unica soddisfazione è che ad una loro macchina (sirena spenta) non ho dato la precedenza (che non aveva) ad un incrocio. Loro sono passati lo stesso, ma si sono dovuti fermare... e si sono scusati!
A furia di scuse creperò contento!!!!
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martedì 3 dicembre 2013
La corsia ciclabile è la grande "innovazione"
Infatti la corsia ciclabile rappresenta la soluzione del
peggior problema di circolazione del ciclista urbano, e per certi versi anche
del motociclista: l'obbligo di tenere la destra
Tutti sappiamo infatti che il ciclista è uno relegato alla
destra della strada. Questo fatto, pur dando al ciclista la sicurezza di avere
un marciapiedi accanto, gli pone una serie di altri problemi non da poco.
Ne cito due dei più gravi:
a) Proseguire diritti in presenza di una
canalizzazione con svolta obbligatoria a destra;
b) Continuare la propria marcia quando le auto ti
superano e poi non le potresti superare a destra;
Il primo caso non è molto frequente, ma lo sta diventando
sempre di più. Tu pedali sulla destra, e quella improvvisamente diventa una
corsia nella quale è obbligatorio girare a destra. Cosa devi fare?
Spostarti a
sx tagliando in pieno flusso di traffico, oppure proseguire dritto segnalando
in modo che le auto non ti investano girando a dx?
Entrambe le alternative sono
poco piacevoli. Invece una corsia ciclabile dritta, fa sì che tu continui a
pedalare e le auto che vogliono girare a dx, comunque sono tenute a dare la
precedenza. Secondo me non è solo un miglioramento formale (in caso di
incidente almeno hai la piena ragione), ma prima di attraversare la corsia i
guidatori dovrebbero pensarci un po’ di più.
Molto più frequente, anzi, succede sempre, è quando le auto
ti superano e poi si incolonnano e tu, teoricamente, non potresti superarle a
destra, tanto che se aprono uno sportello, si accostano o girano, e ti
pigliano, la colpa è comunque tua.
Ancora una volta, una bella corsia ciclabile, non occupabile
dalle auto, ti permette di pedalare in maggiore sicurezza, perché l’auto che
intende girare a destra deve dare la precedenza a coloro che sopraggiungono
sulla corsia.
Un altro grande vantaggio della corsia ciclabile a dx è che
delimita comunque, seppur con mezzi solo visivi, uno spazio vitale per il
ciclista. L’automobilista degno del nome che porta tenderà a non invadere la
corsia, scorrendo parallelamente al ciclista
con maggiore attenzione e con una separazione precalcolata.
I vantaggi, quindi sono notevoli, e andrebbero adottate al più
presto, anche perché il costo è enormemente inferiore a quello di una pista.
Ci sono svantaggi? Alcuni, che solo l’altro lato di una
medaglia peraltro molto buona.
Il primo, più evidente, è che la corsia ciclabile non
assicura alcuna protezione fisica al ciclista. Questo inconveniente discende
dalla flessibilità e dal basso costo.
Il secondo è che la corsia ciclabile va strenuamente
difesa dalla sosta irregolare. A qui, il
parcheggiare su una corsia ciclabile dovrebbe essere visto come qualcosa di
piuttosto grave.
Il terzo è che la corsia si sbiadisce con il tempo. Quindi
in una città dove la manutenzione delle strade è occasionale, come Roma, si
rischia in breve tempo di perdere i vantaggi della corsia.
Il quarto è che la corsia sulla destra corre molto vicino
alle auto con il rischio di sportellate, cosa pericolosa per chi viaggia veloce
in bici (io no). Per ovviare a questo comincio a vedere piste distanziate dalle
auto da una fascia di sicurezza di circa 80 centimetri, ma ovviamente si
finisce per occupare un’intera corsia, cosa
che può ingenerare reazioni forti dagli automobilisti.
Comunque, uno strumento flessibile e a basso costo che può
aiutare molto la ciclabilità, soprattutto in città più civili della nostra.
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mercoledì 27 novembre 2013
Commenti alle cuffiette
A seguito del post sulle cuffiette ho avuto vari commenti, tra cui un dibattito, per certi versi alquanto sopra le righe, su fb. Riposto invece qui i commenti ricevuti sul blog, con le risposte:
roby.roma ha detto...
Anonimo ha detto...

Vero, ci mancherebbe! Il guaio è la mancanza di tutto il resto (luci, catarifrangenti e giubbino)....
Elio ha detto...
Mi dà fastidio, vado piano, sto attento, son troppo grasso, son troppo basso, mi rovina la camicia. In effetti potremo ragionare solo su altezza e larghezza, le altre le senti ma son cazzate. Quindi io Stato devo mettere l'obbligo delle cinture, che tra le altre cose limita anche il costo al SSN di certi incidenti. Nella mia città andare in bici è pericoloso, per via delle auto, tante e non hanno minimamente la cultura del ciclista, ma coi giusti accorgimenti aumenti la sicurezza, per esempio sembrare un albero di natale, di notte, aiuta parecchio. E penso che non indossare le cuffie mi aiuti ad evitare pericoli. Ho divagato?
Scusate :-D
Elio
roby.roma ha detto...
è solo una parte del problema, faccio il tassista a Roma, e nonostante di prassi guidi il più fluidificamente possibile e moderando velocità, rischio di investire tante persone a piedi ed in bici durante il giorno; bisogna giuocare di anticipo...pedone o ciclista che sia se sta al cellulare o con le cuffiette è "assente", attraversa di spalle, col rosso, non si accorge di nulla. In mezzo a cio ricordo che vedo, spesso, anche col buio ciclisti senza luci ne giubbottino, per esempio c è unm tale che verso le 6 di mattina su via appia pignatelli va in bici, senza luci, ne casco, ne giubbotto catarifrangente.
Roberto.
Roberto.
Condivido pienamente la critica, sia da ciclista che da automobilista. Troppe persone vanno per strada come se stessero al parco... a Roma alla fine siamo buoni, in altre città non ti perdonerebbero. In ogni caso questi comportamenti a parer mio hanno una forte componente di mancanza di rispetto verso gli altri utenti della strada.
Anonimo ha detto...
il casco non è obbligatorio.
26 novembre 2013 09:53

A quanto so' neanche il giubbotto, ma giustamente Roberto fa notare che qualcosa bisognerebbe averlo.
Sempre stato contro, in qualsiasi mezzo, di cuffie o simili. In auto perché rischi di uccidere qualcuno, in bici perché se mi uccidono vai tu a dirgli che potevi portarle. Troppo pericoloso, ed in città non ne sento il bisogno, forse per quello non le userei mai. Da qui a proibirle la strada è lunga, ma sarebbe lo stesso discorso della cintura di sicurezza.
Certi tipi di divieti vengono fatti per aiutare gli stupidi, tutti sappiamo che la cintura salva la vita (a me lo ha fatto) nonostante tutto con una scusa od un'altra c'è chi non la usa.
Sempre stato contro, in qualsiasi mezzo, di cuffie o simili. In auto perché rischi di uccidere qualcuno, in bici perché se mi uccidono vai tu a dirgli che potevi portarle. Troppo pericoloso, ed in città non ne sento il bisogno, forse per quello non le userei mai. Da qui a proibirle la strada è lunga, ma sarebbe lo stesso discorso della cintura di sicurezza.
Certi tipi di divieti vengono fatti per aiutare gli stupidi, tutti sappiamo che la cintura salva la vita (a me lo ha fatto) nonostante tutto con una scusa od un'altra c'è chi non la usa.
Mi dà fastidio, vado piano, sto attento, son troppo grasso, son troppo basso, mi rovina la camicia. In effetti potremo ragionare solo su altezza e larghezza, le altre le senti ma son cazzate. Quindi io Stato devo mettere l'obbligo delle cinture, che tra le altre cose limita anche il costo al SSN di certi incidenti. Nella mia città andare in bici è pericoloso, per via delle auto, tante e non hanno minimamente la cultura del ciclista, ma coi giusti accorgimenti aumenti la sicurezza, per esempio sembrare un albero di natale, di notte, aiuta parecchio. E penso che non indossare le cuffie mi aiuti ad evitare pericoli. Ho divagato?
Scusate :-D
Elio
Condivido pienamente, chi avrebbe il coraggio di investire un albero di Natale? :-) Anche io appartengo al club dei salvati dalle cinture (magari non dalla morte ma da una bella botta al vetro) e credo nell'imposizione di alcune misure di sicurezza tout-court.
Un solo appunto: le cuffie sono già proibite. Unica incertezza la differenza tra cuffie e auricolari che non appare immediata. Si tratta di una specifica tecnica o solo di una diversità d'uso?
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giovedì 21 novembre 2013
A Londra è guerra tra ciclisti e automobilisti
![]() |
| Le Boris Bike |
Mi sono imbattuto in un articolo
piuttosto preoccupante sul rapporto tra
ciclisti e automobilisti (o camionisti) a Londra. Nella capitale inglese è ormai, secondo il
giornale (International Herald Tribune, testata di centro destra) in corso una vera e
propria guerra per lo spazio per circolare. Una guerra con morti e feriti,
ovviamente tutti dalla parte dei ciclisti. Non per niente, il giornale ricorda
che ci sono più ciclisti morti a Londra che soldati inglesi morti in
Afghanistan…
In particolare, al sesto morto in
due settimane, una delle maggiori federazioni sportive del Regno Unito ha preso
carta e penna e ha chiesto di incontrare
il sindaco, noto ciclista anche lui, accusandolo di non fare abbastanza (leggi
spendere) per garantire la sicurezza dei ciclisti.
Inoltre, avendo notato che
su 16 morti, 9 sono avvenuti a causa di automezzi pesanti, la federazione
chiede di vietare l’ingresso in città agli automezzi pesanti nelle ore di
punta. A Parigi lo fanno, e la sicurezza dei ciclisti è più alta.
Per quanto ciclista, e fortemente
impegnato a supportare i ciclisti anche attraverso importanti programmi
infrastrutturali, il sindaco non ha, finora appoggiato la richiesta. In
particolare non ritiene che il divieto sia migliorativo per la sicurezza, e che
il prezzo imposto alla collettività sia troppo alto rispetto ai benefici in
termini di sicurezza. In particolare che gli incidenti non siano da attribuire,
sic et simpliciter, alla presenza dei
mezzi pesanti in città.
Piuttosto il sindaco ha puntato
il dito verso comportamenti molto rischiosi tenuti da una gran parte dei
ciclisti, primo fra tutti il continuare
a passare con il semaforo rosso, o guidare con la musica in cuffia, sordi a quanto accade intorno.
Non avendo i dati degli incidenti
certo nn possiamo dire nulla in proposito. La nostra situazione è radicalmente
diversa, però con una costante: la lotta per lo spazio tra biciclette e altri
mezzi motorizzati, in particolare i mezzi pesanti.
Per quanto mi riguarda avevo già
scritto della difficoltà di coesistenza di queste due categorie di utenti della
strada. A quanto pare, a differenza di altri paesi ciclisticamente più evoluti,
sia in Italia che nel regno Unito, la bicicletta non è stata ancora
metabolizzata dalla grande maggioranza della popolazione della strada. I motorizzati
ancora resistono attivamente.
Non ho neanche dubbi sul fatto
che molti ciclisti corrano rischi ingiustificabili, non pagando a questi mezzi
il dovuto rispetto (diciamo… tenersi alla larga a prescindere, essere pronti
alle loro manovre, non infilarsi negli angoli morti).
Rimane il fatto che quando ti
superano puoi fare ben poco, se non sperare che l’autista non si sbagli…
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venerdì 8 novembre 2013
Ma QUANTO è insicura la bicicletta?
Chi sceglie un mezzo a due ruote, bici, scooter, moto, sa bene di esporsi ad una serie di rischi difficilmente mitigabili. Dalla foratura, al cane in mezzo alla strada. alla macchia d'olio in curva, tanto per citare i più frequenti, i pericoli sono in agguato in ogni momento.
Inoltre l'utente del mezzo a due ruote non è protetto in caso di caduta: gli incidenti sono più frequenti e le conseguenze più gravi... per non parlare poi del più classico degli incidenti, la collisione con altri veicoli. Lì, salvo pochi casi, l'utente del mezzo a due ruote ha la peggio.
Quindi, quando saliamo su di un mezzo a due ruote, abbiamo fatto una scelta a priori, ovvero quella di sfidare un bel po' di sorte. Di assumerci una serie di rischi che l'automobilista, il camionista, il tramviere non hanno.
D'altra parte il proverbio uomo a cavallo sepoltura aperta mica l'abbiamo inventato noi!!!
La domanda successiva è, ovviamente... ma QUANTO è insicuro il mezzo a due ruote rispetto a quello a quattro ruote? E visto dove ci troviamo, QUANTO è insicura la bicicletta?
Bene, quando andiamo alle statistiche sulla bicicletta tutto diventa meno chiaro, direi confuso. Infatti la (in) sicurezza viene espressa con rapporti: sopra metti, per esempio, i morti, e sotto, a dividere, qualche altro numero.
Per il numeratore, visto che parliamo di rapporti, è abbastanza facile. Ci mettiamo i morti in una anno. Io non sono molto d'accordo, infatti anche rimanere paralizzato è una sorta terribile, perdere un braccio o una gamba, etc. Infatti per avere il vero indice di rischio sociale, io ci metterei tutti gli incidenti che provocano gravi lesioni permanenti.
Per il denominatore, invece, tutto si fa confuso. Infatti è difficilissimo sia stabilire la base di paragone che poi stimare l'effettivo uso della bicicletta sul quale "spalmare" il numero dei decessi.
La prima scelta che viene in mente è utilizzare un indice classico della produttività dei trasporti passeggeri: il passeggero (moltiplicato) per chilometro. Per intenderci, un'auto che porta 4 persone a 100 all'ora, in un'ora di viaggio produce 400 paxkm. Un treno con mille persone a 200 all'ora 200 mila paxkm. Un jet con 400 pax a 800 km/h, produce 320000 paxkm. Una bici a 20 all'ora... 20!
Se si adotta il paxkm come misura di sicurezza, l'aviazione commerciale diviene di gran lunga il mezzo di tasporto più sicuro, al secondo posto si classificano gli ascensori. Dall'auto in giù è una carneficina. La bicicletta non ne parliamo neppure.
La gisutificazione dell'uso del paxkm nelle statistiche di sicurezza è, ovviamente, che il mezzo di trasporto serve, appunto, a trasportare, e quindi è giusto misurare gli incidenti sulla sua produzione.
In aviazione siamo i primi a sconfessare queste statistiche, Considerando che le fasi rischiose del volo sono decollo e atterraggio, preferiamo utilizzare il volo come indice di sicurezza, il che ridimensiona la sicurezza relativa dell'aviazione di linea a valori più realistici.
Secondo me il paxkm comporta trappole anche nelle statistiche comparate. Per comparare i due mezzi occorre fare una serie di assunzioni, perchè il mezzo si sceglie in relazione al percorso che devi fare. Quindi dovremmo parlare, per esempio, di stessi percorsi. Infatti auto e bici "competono" fino a 10 km in ambito urbano. Fuori dalla città il vantaggio in produttività che si ottiene ad usare l'auto è altissimo, non c'e' competizione.
Più interessante è il paragone tra due mezzi omogenei: bicicletta e tandem. Se si muovono insieme a 20 km/h, la produttività del tandem è esattamente doppia (40 paxkm contro 20 paxkm). Però non vi è nessuna ragione per ritenere che i due mezzi corrano rischi differenti, se non per il fatto che il tandem è leggermente più lungo della bicicletta e quindi ha una maggiore sezione d'urto.
Se adottiamo il paxkm, il tandem è praticamente il doppio più sicuro della bicicletta singola e quattro volte rispetto a due biciclette. In realtà, sul medesimo percorso i due mezzi hanno la stessa probabilità di avere un incidente, leggermente più grande per il tandem per via delle dimensioni. Quindi anche in questo caso si dovrebbe abbandonare il paxkm e andare su di un'altra unità, quale la tratta o il tempo di esposizione al rischio (minuti di percorso).
Ovviamente se tutti ci muoviamo in città a 20 all'ora, la persona che si sposta in SUV diviene praticamente invulnerabile... mentre noi ciclisti rimaniamo esposti agli incidenti.
Questa è, a prescindere dalla stima del rischio, la vera ragione per promuovere un'infrastruttura ciclistica per aumentare la sicurezza del ciclista,... altrimenti prendiamo tutti il SUV!
Inoltre l'utente del mezzo a due ruote non è protetto in caso di caduta: gli incidenti sono più frequenti e le conseguenze più gravi... per non parlare poi del più classico degli incidenti, la collisione con altri veicoli. Lì, salvo pochi casi, l'utente del mezzo a due ruote ha la peggio.
Quindi, quando saliamo su di un mezzo a due ruote, abbiamo fatto una scelta a priori, ovvero quella di sfidare un bel po' di sorte. Di assumerci una serie di rischi che l'automobilista, il camionista, il tramviere non hanno.
D'altra parte il proverbio uomo a cavallo sepoltura aperta mica l'abbiamo inventato noi!!!
La domanda successiva è, ovviamente... ma QUANTO è insicuro il mezzo a due ruote rispetto a quello a quattro ruote? E visto dove ci troviamo, QUANTO è insicura la bicicletta?
Bene, quando andiamo alle statistiche sulla bicicletta tutto diventa meno chiaro, direi confuso. Infatti la (in) sicurezza viene espressa con rapporti: sopra metti, per esempio, i morti, e sotto, a dividere, qualche altro numero.
Per il numeratore, visto che parliamo di rapporti, è abbastanza facile. Ci mettiamo i morti in una anno. Io non sono molto d'accordo, infatti anche rimanere paralizzato è una sorta terribile, perdere un braccio o una gamba, etc. Infatti per avere il vero indice di rischio sociale, io ci metterei tutti gli incidenti che provocano gravi lesioni permanenti.
Per il denominatore, invece, tutto si fa confuso. Infatti è difficilissimo sia stabilire la base di paragone che poi stimare l'effettivo uso della bicicletta sul quale "spalmare" il numero dei decessi.
La prima scelta che viene in mente è utilizzare un indice classico della produttività dei trasporti passeggeri: il passeggero (moltiplicato) per chilometro. Per intenderci, un'auto che porta 4 persone a 100 all'ora, in un'ora di viaggio produce 400 paxkm. Un treno con mille persone a 200 all'ora 200 mila paxkm. Un jet con 400 pax a 800 km/h, produce 320000 paxkm. Una bici a 20 all'ora... 20!
Se si adotta il paxkm come misura di sicurezza, l'aviazione commerciale diviene di gran lunga il mezzo di tasporto più sicuro, al secondo posto si classificano gli ascensori. Dall'auto in giù è una carneficina. La bicicletta non ne parliamo neppure.
La gisutificazione dell'uso del paxkm nelle statistiche di sicurezza è, ovviamente, che il mezzo di trasporto serve, appunto, a trasportare, e quindi è giusto misurare gli incidenti sulla sua produzione.
In aviazione siamo i primi a sconfessare queste statistiche, Considerando che le fasi rischiose del volo sono decollo e atterraggio, preferiamo utilizzare il volo come indice di sicurezza, il che ridimensiona la sicurezza relativa dell'aviazione di linea a valori più realistici.
Secondo me il paxkm comporta trappole anche nelle statistiche comparate. Per comparare i due mezzi occorre fare una serie di assunzioni, perchè il mezzo si sceglie in relazione al percorso che devi fare. Quindi dovremmo parlare, per esempio, di stessi percorsi. Infatti auto e bici "competono" fino a 10 km in ambito urbano. Fuori dalla città il vantaggio in produttività che si ottiene ad usare l'auto è altissimo, non c'e' competizione.
Più interessante è il paragone tra due mezzi omogenei: bicicletta e tandem. Se si muovono insieme a 20 km/h, la produttività del tandem è esattamente doppia (40 paxkm contro 20 paxkm). Però non vi è nessuna ragione per ritenere che i due mezzi corrano rischi differenti, se non per il fatto che il tandem è leggermente più lungo della bicicletta e quindi ha una maggiore sezione d'urto.
Se adottiamo il paxkm, il tandem è praticamente il doppio più sicuro della bicicletta singola e quattro volte rispetto a due biciclette. In realtà, sul medesimo percorso i due mezzi hanno la stessa probabilità di avere un incidente, leggermente più grande per il tandem per via delle dimensioni. Quindi anche in questo caso si dovrebbe abbandonare il paxkm e andare su di un'altra unità, quale la tratta o il tempo di esposizione al rischio (minuti di percorso).
Ovviamente se tutti ci muoviamo in città a 20 all'ora, la persona che si sposta in SUV diviene praticamente invulnerabile... mentre noi ciclisti rimaniamo esposti agli incidenti.
Questa è, a prescindere dalla stima del rischio, la vera ragione per promuovere un'infrastruttura ciclistica per aumentare la sicurezza del ciclista,... altrimenti prendiamo tutti il SUV!
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Ci saranno ancora i famosi trenta milioni?
La scorsa notte è stato approvato il bilancio del Comune di Roma. Questa è la prima vittoria dell'Amministrazione Marino e la premessa indispensabile all'attività futura. Da questo momento in poi naviga con i propri mezzi, e non è più un proseguo della Giunta precedente... anche se ne sconta, come noi romani, i nefasti risultati.
Pertanto, venendo alle cose concrete, mi piacerebbe sapere se alla stretta finale, quando si è dovuto trovare i 150 milioni che mancavano, i
Pertanto, venendo alle cose concrete, mi piacerebbe sapere se alla stretta finale, quando si è dovuto trovare i 150 milioni che mancavano, i
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lunedì 28 ottobre 2013
Collaudo della BFold: discussione con il furgonato...
Quale miglior modo di inaugurare la BFold 7, se non con una bella discussione con un furgonato?
Stavo scendendo per Viale Ippocrate verso Piazzale delle Province, quando un furgonato bianco mi si affianca.
Poi, senza avermi superato, comincia a stringermi. Io gli suono e continuo. Lui finta di niente, alla fine gli urlo: "Che cazzo fai, qui ci sono io".
E lui "Qui non riuscivo a passare"
"E allora se non ci passi frena, che mi vuoi montare addosso"?
Al che lui capisce che sta a parlare con uno che non solo non si vergogna di andare in bicicletta, ma di guida ne capisce come (meglio!) dell'automobilista medio, e allora sgasa e mi ritaglia la strada, costringendomi ad inchiodare.
Al che io gli maledico l'ascendenza, e allora inchioda.
Ora non raccolgo la provocazione e quindi gli passo accanto, ma un bel chiarimento a quattrocchi non mi sarebbe dispiaciuto.
Insomma, la BFold è inaugurata!
In effetti la trovo più scattante e nervosa della Hoptown. Forse ha il passo leggermente più corto, o forse la forma arcuata del telaio la rende più rigida... comunque filo come il vento!
L'unico fatto forse peggiorativo è che pur piegandosi molto agevolmente, una volta piegata mi sembra meno compatta della Hoptown, che già è parecchio ingombrante.
Stavo scendendo per Viale Ippocrate verso Piazzale delle Province, quando un furgonato bianco mi si affianca.
Poi, senza avermi superato, comincia a stringermi. Io gli suono e continuo. Lui finta di niente, alla fine gli urlo: "Che cazzo fai, qui ci sono io".
E lui "Qui non riuscivo a passare"
"E allora se non ci passi frena, che mi vuoi montare addosso"?
Al che lui capisce che sta a parlare con uno che non solo non si vergogna di andare in bicicletta, ma di guida ne capisce come (meglio!) dell'automobilista medio, e allora sgasa e mi ritaglia la strada, costringendomi ad inchiodare.
Al che io gli maledico l'ascendenza, e allora inchioda.
Ora non raccolgo la provocazione e quindi gli passo accanto, ma un bel chiarimento a quattrocchi non mi sarebbe dispiaciuto.
Insomma, la BFold è inaugurata!
In effetti la trovo più scattante e nervosa della Hoptown. Forse ha il passo leggermente più corto, o forse la forma arcuata del telaio la rende più rigida... comunque filo come il vento!
L'unico fatto forse peggiorativo è che pur piegandosi molto agevolmente, una volta piegata mi sembra meno compatta della Hoptown, che già è parecchio ingombrante.
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martedì 8 ottobre 2013
Specchietto e gilet
Avevo già fatto un post sugli accessori salvavita, in particolare su due meno ovvii del casco: specchietto retrovisore e gilet ad Alta Visibilità.
Me li hanno riportati alla memoria due post su Salvaiciclisti: uno sul pericolo di avere l'obbligatorietà del giubbotto, l'altro, ben più tragico, su di una sentenza dell'appello che ha riconosciuto colpevole una ciclista deceduta in uno scontro perchè avrebbe girato a sx mentre sorpassata da un'auto.
Entrambi gli accessori sono salvavita.
Il Gilet AV è utilissimo fuori città. Se fai una gita rovini tutte le foto, però gli automobilisti ti vedono da grande distanza. Uno se ne accorge perchè la maggior parte modifica il proprio comportamento molto prima di quando non lo hai addosso.
Di notte poi, e lo dico da automobilista, avvisti i ciclisti che indossano il Gilet a distanza superiore a quello di quando cominci a vedere le loro luci. Quindi promosso a pieni voti per l'uso fuori città.
In città funziona allo stesso modo, ma lo vedo necessario soprattutto a notte fonda. Su strade molto illuminate o di giorno non è detto sia indispensabile. Cmq mi sono comprato un set di bretelle catarifrangenti, e ne sono molto soddisfatto. Tutti i vantaggi del gilet senza il caldo!
Lo specchietto è però l'accessorio più raffinato.
Innanzitutto direi che uno non è un buon guidatore se non sente il bisogno di avere uno specchietto retrovisore. E' chiaro che sulla bicicletta, in quanto mezzo moltolento, è particolarmente utile tenere d'occhio i settori poppieri.
Purtroppo lo specchietto è anche uno degli accessori meno diffusi sulle biciclette. Per esempio sulla Hoptown non ho trovato una collocazione adeguata, che sopravviva alla ripiegatura. Dovrò cercare su forum delle bici pieghevoli.
In città la sua utilità è assoluta, questo è fuori di dubbio. Ma anche furoi non scherza, anzi! E' proprio quando viaggi su di una strada extraurbana che ti rilassa gettare un'occhiata allo specchietto, in modo da vedere se si avvicina qualcuno. Specie se viaggi affiancato ad un'altra persona, puoi sapere quando rientrare senza prenderti il torcicollo.
E anche in gita, quando fai la guida, ti serve per vedere se ti stanno seguendo.
Insomma, sto cercando di trovare un altro specchietto da casco, in modo da portarmelo sempre con me anche cambiando bici!
Me li hanno riportati alla memoria due post su Salvaiciclisti: uno sul pericolo di avere l'obbligatorietà del giubbotto, l'altro, ben più tragico, su di una sentenza dell'appello che ha riconosciuto colpevole una ciclista deceduta in uno scontro perchè avrebbe girato a sx mentre sorpassata da un'auto.
Entrambi gli accessori sono salvavita.
Il Gilet AV è utilissimo fuori città. Se fai una gita rovini tutte le foto, però gli automobilisti ti vedono da grande distanza. Uno se ne accorge perchè la maggior parte modifica il proprio comportamento molto prima di quando non lo hai addosso.
Di notte poi, e lo dico da automobilista, avvisti i ciclisti che indossano il Gilet a distanza superiore a quello di quando cominci a vedere le loro luci. Quindi promosso a pieni voti per l'uso fuori città.
In città funziona allo stesso modo, ma lo vedo necessario soprattutto a notte fonda. Su strade molto illuminate o di giorno non è detto sia indispensabile. Cmq mi sono comprato un set di bretelle catarifrangenti, e ne sono molto soddisfatto. Tutti i vantaggi del gilet senza il caldo!
Lo specchietto è però l'accessorio più raffinato.
Innanzitutto direi che uno non è un buon guidatore se non sente il bisogno di avere uno specchietto retrovisore. E' chiaro che sulla bicicletta, in quanto mezzo moltolento, è particolarmente utile tenere d'occhio i settori poppieri.
Purtroppo lo specchietto è anche uno degli accessori meno diffusi sulle biciclette. Per esempio sulla Hoptown non ho trovato una collocazione adeguata, che sopravviva alla ripiegatura. Dovrò cercare su forum delle bici pieghevoli.
In città la sua utilità è assoluta, questo è fuori di dubbio. Ma anche furoi non scherza, anzi! E' proprio quando viaggi su di una strada extraurbana che ti rilassa gettare un'occhiata allo specchietto, in modo da vedere se si avvicina qualcuno. Specie se viaggi affiancato ad un'altra persona, puoi sapere quando rientrare senza prenderti il torcicollo.
E anche in gita, quando fai la guida, ti serve per vedere se ti stanno seguendo.
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domenica 6 ottobre 2013
Facciamoci la zona 30
Vedere i ciclisti da dietro il volante di un'auto cambia un po' la prospettiva, ma è bene ricordarsi che prima si è ciclisti, poi automobilisti. E anche quando siamo dietro al volante di un auto (e specie di un SUV) possiamo aiutare moltissimo i nostri amici.
La prima cosa che possiamo fare è di dare l'esempio, di "guidare bene", ovvero di ricordarci cosa ci aspettiamo dagli automobilisti e quindi comportarci di conseguenza. Primo fra tutti, quando incontriamo un ciclista lo superiamo con calma e tenendoci alla larga, senza inveire perchè va piano e ingombra la strada (è solo 5 minuti che ho ri-preso l'auto e già mi stanno sul c... i ciclisti...)
La seconda è cercare di non lasciare l'auto in seconda fila. Pena la perdita del diritto di baccajare quando lo fanno gli altri.
La terzaa è rispettare i limiti di velocità, Andare a 50 all'ora sugli stradoni romani, dalla tangenziale a Via dei Monti Tiburtini, al Lungotevere o addirittura sulla Colombo, è molto impegnativo. Tutti cercano di sorpassarti, poi se uno ha una macchina da pecoraro come la mia (Astra bianca '93 targata VT) è peggio che se andassi in bicicletta. Proprio non ti considerano.
Però basta trovare uno che la pensa come te, improvvisamente gli altri cominciano a capire che stai proprio a 50 all'ora, e una buona parte si adegua senza scalpitare. Anzi, direi che si sente rilassato.
Più interessante di tutte e farsi la zona 30. Il Sindaco non la impone. Beh, io me la faccio quando vado in macchina e procedo a 30 all'ora per tutte le strade residenziali. Certo, solo quando vado in auto, ma almeno per gli altri ciclisti è già qualcosa.
Anche perchè se tu vai a trenta, in genere tutti quelli dietro di te vanno a trenta e quindi, per qualche decina di secondi, si genera la zona 30. Anzi, per l'appunto, noi ciclisti dovremmo mettere l'adesivo I love 30 più sulla macchina (che ce l'ha) che sulla bici. E comportarci di conseguenza.
Tutto bene? NO! Due grandi difficolta':
a) per andare veramente a trenta all'inizio devi tenere d'occhio il contachilometri. E quello il momento pericoloso, quando -andando a 30 spaccati- rischi l'incidente per guardare il cruscotto più che la strada. Poi impari (2000 rpm in seconda, 1400 rpm in terza. 50 all'ora 1200 rpm in quinta, ovviamente solo in pianura).
b) alcuni automobilisti -proprio come succede quando andiamo in bici- fanno pazzie pur di superarti. Così qualche ignaro pedone, che approfitta della tua velocità per attraversare sulle strisce, rischia di essere stirato dal tizio che ti sorpassa furibondo voltandosi a vedere che faccia ha l'idiota che va così piano... insomma per comportarti bene metti a rischio gli altri (provare per credere...:-))
La prima cosa che possiamo fare è di dare l'esempio, di "guidare bene", ovvero di ricordarci cosa ci aspettiamo dagli automobilisti e quindi comportarci di conseguenza. Primo fra tutti, quando incontriamo un ciclista lo superiamo con calma e tenendoci alla larga, senza inveire perchè va piano e ingombra la strada (è solo 5 minuti che ho ri-preso l'auto e già mi stanno sul c... i ciclisti...)
La seconda è cercare di non lasciare l'auto in seconda fila. Pena la perdita del diritto di baccajare quando lo fanno gli altri.
La terzaa è rispettare i limiti di velocità, Andare a 50 all'ora sugli stradoni romani, dalla tangenziale a Via dei Monti Tiburtini, al Lungotevere o addirittura sulla Colombo, è molto impegnativo. Tutti cercano di sorpassarti, poi se uno ha una macchina da pecoraro come la mia (Astra bianca '93 targata VT) è peggio che se andassi in bicicletta. Proprio non ti considerano.
Però basta trovare uno che la pensa come te, improvvisamente gli altri cominciano a capire che stai proprio a 50 all'ora, e una buona parte si adegua senza scalpitare. Anzi, direi che si sente rilassato.
Più interessante di tutte e farsi la zona 30. Il Sindaco non la impone. Beh, io me la faccio quando vado in macchina e procedo a 30 all'ora per tutte le strade residenziali. Certo, solo quando vado in auto, ma almeno per gli altri ciclisti è già qualcosa.
Anche perchè se tu vai a trenta, in genere tutti quelli dietro di te vanno a trenta e quindi, per qualche decina di secondi, si genera la zona 30. Anzi, per l'appunto, noi ciclisti dovremmo mettere l'adesivo I love 30 più sulla macchina (che ce l'ha) che sulla bici. E comportarci di conseguenza.
Tutto bene? NO! Due grandi difficolta':
a) per andare veramente a trenta all'inizio devi tenere d'occhio il contachilometri. E quello il momento pericoloso, quando -andando a 30 spaccati- rischi l'incidente per guardare il cruscotto più che la strada. Poi impari (2000 rpm in seconda, 1400 rpm in terza. 50 all'ora 1200 rpm in quinta, ovviamente solo in pianura).
b) alcuni automobilisti -proprio come succede quando andiamo in bici- fanno pazzie pur di superarti. Così qualche ignaro pedone, che approfitta della tua velocità per attraversare sulle strisce, rischia di essere stirato dal tizio che ti sorpassa furibondo voltandosi a vedere che faccia ha l'idiota che va così piano... insomma per comportarti bene metti a rischio gli altri (provare per credere...:-))
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martedì 1 ottobre 2013
Il lato oscuro del ciclomobilismo
Come la Forza, anche il ciclomobilismo ha il suo lato oscuro.
Appena finito di scrivere questo brevissimo post andrò a sistemare la gomma della Hoptown, che ho trovato bucata. Il pneumatico è un Marathon Plus, quindi non è un problema di pneumatico. E' un problema di vetri.
Sono alquanto stanco dopo una giornata di lavoro e se c'e' una cosa che non mi va è di mettermi a trafficare con pneumatici e camere d'aria. Di sporcarmi le mani.
Purtroppo per quanto si stia facendo per migliorare, l'affidabilità delle biciclette rimane bassa, se confrontata con quella cui ci hanno abituato le automobili. Purtroppo da questo punto di vista l'industria ciclistica non ha fattogli incredibili passi avanti di quella automobilistica.
Biciclette per l'uso pratico richiedono comunque una piccola manutenzione abbastanza frequente. Aggiusta i freni, lubrifica la catena, e l'onnipresente maledizione delle forature. Quello che è comprensibile e accettabile per una bici da fuoristrada non lo è per un mezzo destinato all'uso quotidiano da una persona che esce di casa alle 8 di mattina e rientra alle 8 di sera avendo magari anche altre cosucce da fare come pagare le tasse o semplicemente leggere un libro.
Non mi venite a parlare di Brompton o altre bici con prezzi da collezionista. Se ti vendono utilitarie sotto i diecimila euro, non c'e' una cazzo di bicicletta raffinata che non potrebbe costarne un massimo di 500. Ma quello che conta è fare un mezzo veramente "maintenance free", ovvero da non toccarlo -e dico toccarlo- per 4 o 5 mila chilometri.
E soprattutto con gomme che si forano una o due volte in dieci anni, come normalmente succede ad un'automobile.
E adesso vado a riparare 'sta cazzo di camera d'aria.
Appena finito di scrivere questo brevissimo post andrò a sistemare la gomma della Hoptown, che ho trovato bucata. Il pneumatico è un Marathon Plus, quindi non è un problema di pneumatico. E' un problema di vetri.
Sono alquanto stanco dopo una giornata di lavoro e se c'e' una cosa che non mi va è di mettermi a trafficare con pneumatici e camere d'aria. Di sporcarmi le mani.
Purtroppo per quanto si stia facendo per migliorare, l'affidabilità delle biciclette rimane bassa, se confrontata con quella cui ci hanno abituato le automobili. Purtroppo da questo punto di vista l'industria ciclistica non ha fattogli incredibili passi avanti di quella automobilistica.
Biciclette per l'uso pratico richiedono comunque una piccola manutenzione abbastanza frequente. Aggiusta i freni, lubrifica la catena, e l'onnipresente maledizione delle forature. Quello che è comprensibile e accettabile per una bici da fuoristrada non lo è per un mezzo destinato all'uso quotidiano da una persona che esce di casa alle 8 di mattina e rientra alle 8 di sera avendo magari anche altre cosucce da fare come pagare le tasse o semplicemente leggere un libro.
Non mi venite a parlare di Brompton o altre bici con prezzi da collezionista. Se ti vendono utilitarie sotto i diecimila euro, non c'e' una cazzo di bicicletta raffinata che non potrebbe costarne un massimo di 500. Ma quello che conta è fare un mezzo veramente "maintenance free", ovvero da non toccarlo -e dico toccarlo- per 4 o 5 mila chilometri.
E soprattutto con gomme che si forano una o due volte in dieci anni, come normalmente succede ad un'automobile.
E adesso vado a riparare 'sta cazzo di camera d'aria.
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lunedì 30 settembre 2013
Scampare, per un pelo, al Jumbobus
Dopo le cronache Bruxellesi di autobus scatenati, ma alla fine leali nei confronti dei ciclisti, veniamo alla triste realtà nostrana, riportando il racconto di un collega cilomobilista:
Percorrevo Via di Porta Furba verso Torpignattara ad andatura sostenuta. Inprovvisamente sento un clackson alle mie spalle e un bus comincia a sorpassarmi. Un jumbobus snodato. Per sorpassare deve invadere l'altra corsia, ma ecco ce arrivano auto in senso opposto.
Il guidatore pensa bene di rientrare e mi stringe contro il (muro (NdM: in quel punto c'e' il muro). Per non essere preso tra bus e nuro sono costretto a frenare, pur essendo sul brecciolino, quindi con la paura di scivolare sotto il bus. Alla fine mi sono dovuto appoggiare al muro.
Ho urlato all'autista, che ha continuato molto veloce. Non aveva numero e ha saltato la fermata, probabilmente era diretto al deposito, e quindi aveva fretta. Avrei voluto fermarlo e dirgli qualche cosina, ma era troppo distante ormai.
Vediamo la profonda differenza rispetto a Bruxelles:
1) Non ho mai visto un bus fare un sorpasso scorretto ad un ciclista;
2) comunque erano in servizio e non tornavano al deposito.
La nozione che gli autisti che tornano a casa siano particolarmente pericolosi aveva già fatto capolino in questo blog ( vedi aggredito dal bus. e il seguito)
Ovviamente occorre segnalare questi episodi all'ATAC, e avviare un dialogo costruttivo con i loro autisti. E anche confrontarsi con gli autisti quando questo capita.
E purtroppo capita con una certa frequenza.
Percorrevo Via di Porta Furba verso Torpignattara ad andatura sostenuta. Inprovvisamente sento un clackson alle mie spalle e un bus comincia a sorpassarmi. Un jumbobus snodato. Per sorpassare deve invadere l'altra corsia, ma ecco ce arrivano auto in senso opposto.
Il guidatore pensa bene di rientrare e mi stringe contro il (muro (NdM: in quel punto c'e' il muro). Per non essere preso tra bus e nuro sono costretto a frenare, pur essendo sul brecciolino, quindi con la paura di scivolare sotto il bus. Alla fine mi sono dovuto appoggiare al muro.
Ho urlato all'autista, che ha continuato molto veloce. Non aveva numero e ha saltato la fermata, probabilmente era diretto al deposito, e quindi aveva fretta. Avrei voluto fermarlo e dirgli qualche cosina, ma era troppo distante ormai.
Vediamo la profonda differenza rispetto a Bruxelles:
1) Non ho mai visto un bus fare un sorpasso scorretto ad un ciclista;
2) comunque erano in servizio e non tornavano al deposito.
La nozione che gli autisti che tornano a casa siano particolarmente pericolosi aveva già fatto capolino in questo blog ( vedi aggredito dal bus. e il seguito)
Ovviamente occorre segnalare questi episodi all'ATAC, e avviare un dialogo costruttivo con i loro autisti. E anche confrontarsi con gli autisti quando questo capita.
E purtroppo capita con una certa frequenza.
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domenica 29 settembre 2013
Ritorno ai piaceri del ciclomobilismo: ho già cominciato a recuperare il tempo perduto.!!!
Dopo una lunga pausa ritorno ai piaceri del ciclomobilismo romano...
Che meraviglia.
Tagliando per Villa De Sanctis mi si affloscia la gomma anteriore
Estraggo 5 spine dal pneumatico. Neanche provo a riparare la camera d'aria, la sostituisco in 6 minuti pensando... che fortuna che non li ha presi la ruota posteriore.
Rivolto la bici e riparto.
Ovviamente anche la posteriore è a terra.
Ho già cominciato a recuperare il tempo perduto!
Che meraviglia.
Tagliando per Villa De Sanctis mi si affloscia la gomma anteriore
Estraggo 5 spine dal pneumatico. Neanche provo a riparare la camera d'aria, la sostituisco in 6 minuti pensando... che fortuna che non li ha presi la ruota posteriore.
Rivolto la bici e riparto.
Ovviamente anche la posteriore è a terra.
Ho già cominciato a recuperare il tempo perduto!
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foratura
mercoledì 25 settembre 2013
Se la bici, e solo quella, va di moda…
Sulla cronaca di Roma del CdS è apparso un articolo che
conferma quelle che erano state le impressioni di chi ha frequentato i
rivenditori di biciclette… TUTTO ESAURITO.
Una vera e propria ciclo
mania sembra scoppiata tra i sette
colli. Sembrerebbe che i rivenditori di biciclette siano l’unica categoria di
commercianti con un bel sorriso stampato sulla faccia. E chi tra loro è anche
officina di riparazione, sembra scoppiare di biciclette di tutte le età da
rimettere in condizioni di marcia.
Bellissimo, veramente.
Ma per le strade tutti questi ciclisti, dove stanno? Beato
chi li vede!
Per carità, i ciclisti sono in continuo aumento, e questo
più o meno lo vediamo tutti. In particolare vedo moltissime cicliste che, elettriche
o muscolari, hanno eletto la bicicletta a mezzo di spostamento.
Comunque vedo il solito trend a moderato rialzo, ma ben
lontani dal raggiungere la massa critica che renderebbe convenienti le piste
ciclabili anche per gli automobilisti.
Il sospetto è che la stragrande parte siano bici da weekend,
oppure siano destinate ad un triste soggiorno nelle cantine.
Non dimentichiamo che in Italia abbiamo una densità spaventosa
di biciclette, ma purtroppo non vengono usate per gli spostamenti e per la
maggior parte giacciono inutilizzate.
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lunedì 23 settembre 2013
Inseguendo ciclisti col 12…
Il 12 è una delle linee di bus più utili di Bruxelles. E’ un
bus , meglio, un jumbo-bus che collega l’aeroporto a Piazza Schumann, la piazza
sulla quale si affacciano il Justus Lipsius, il palazzo del Consiglio, e il Barleymont,
il palazzo della Commissione.
Il biglietto costa 4
€, molto meno del treno, che viaggia sugli 8 €, per coprire il tratto
dall’aeroporto alla stazione centrale. Da lì, per raggiungere Piazza Schumann,
occorre poi prendere la metro. Circa tre quarti d’ora.
Il percorso il 12 lo copre in una mezz’oretta, competitivo
con il taxi, che per lo stesso percorso ci mette, in genere un po’ di piu’,
anche se per 35 €. Per ottenere questo risultato sono state fatte due cose. La
prima, prendere gli autisti da qualche scuola di Formula 1.
Non potete capire che significa correre con un jumbo-bus in
città se non siete stati sul 12 a Bruxelles. Oddio, qualche autista corre meno
di altri, ma quelli che corrono sono un vero spettacolo. Rispettoi del codice
della strada, ma micidiali. Se ti beccano fuori dalle strisce pedonali sei
morto, asfaltato, come va di moda dire in questo periodo.
L’altro segreto è un percorso accuratamente studiato.
Tortuoso, pieno di rotatorie minime, zigozaghi da città delle bambole (che gli
autisti affrontano in maniera superba) e
corsie preferenziali. Corsie preferenziali belle e sgombre, ma piccole piccole,
e con le trappole anti-auto.
Trappole? Certo, mica
scherzano lì. Al centro della corsia , in passaggi larghi esattamente come il
bus, ci sono come delle grandi vasche rettangolari, profonde una quarantina di
centimetri, larghe quanto il bus meno le gomme. Una macchina non può passare da
lì perché casca dentro la vasca.
Quindi non solo non possono passare i taxi
(assimilati per molte cose alle auto private), ma anche Corpo Diplomatico
(secondo me è proprio per loro che le hanno fatte) polizia vigili urbani,
esercito e marina etc.
In compenso le preferenziali sono aperte alle biciclette.
Non è raro quindi trovare ciclisti lungo la strada del 12. Oggi ne abbiamo
trovati vari. Su strada normale l’autista si allarga e li supera. Non so’ come
si sentano, a me non sarebbe piaciuto. Ma tutti sembrano tranquilli.
Il guaio è quando il ciclista sta nella corsia
preferenziale. Lì non lo si può superare. L’autista allora inchioda e comincia
a mordere il freno, passando da 70 (velocità stimata) a 20. Attende
pazientemente a 30 cm abbondanti dal
ciclista, attendendo che la strada gli fornisca una nuova opportunità di
ecuperare la media (il che significa un minuto a 100 all’ora per ogni minuto a
20).
Il tutto sembra tranquillo e regolare.
Però io ci vorrei parlare una volta con quei ciclisti che si
azzardano sulle preferenziali percorse dal 12. Secondo me è uno di quei casi
dove non conviene avere lo specchietto retrovisore…
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giovedì 19 settembre 2013
Le varie anime della ciclabilità non dovrebbero nè essere confuse nè farsi concorrenza
Durante la settimana per la mobilità sostenibile è il momento di fare annunci a sensazione. Rientra tra questi l'annuncio di una pista ciclabile che corre nel centro storico della città. Un anello tortuoso e circonvoluto che passa nei luoghi più turistici, facendo ben poche concessioni all'efficienza del percorso. Insomma, una cosa dedicata a chi vuole farsi una passeggiata in bicicletta al centro di Roma.
Sicuramente simpatica ed interessante, può avere l'effetto positivo di incentivare l'uso della bicicletta sul versante turistico, e quindi di incrementare il numero di bici per strada... un beneficio per tutti i ciclisti, specie se collegata con la meta cicloturistica di Roma per eccellenza, l'Appia Antica.
Pertanto evitiamo critiche ingenerose all'amministrazione comunale, e godiamoci questo fiorire di proposte, anche se non tutte come le vorremmo.
Dovremmo però evitare che queste iniziative sottraggano risorse al ciclomobilismo, ovvero quelle realizzazioni ed infrastrutture volte a facilitare l'uso della bicicletta come mezzo di spostamento. Per esempio se tolgono risorse a realizzazioni fondamentali quali le ciclabili sulle consolari (Nomentana, Tuscolana, etc.).
Quindi dovrebbero essere considerate come un corollario a queste realizzazioni, una specie di ciliegina sulla torta.
Ovviamente non tutti la pensano come me. Negli incontri con l'amministrazione si sono spesso confrontate tre anime:
- Ciclomobilisti, che usano la bici come mezzo di trasporto urbano;
- Cicloturisti, che usano la bici per turismo;
- Agonisti, che usano la bici per le gare.
Questi gruppi hanno esigenze abbastanza differenti. Non è raro, anzi piuttosto frequente, che chi è interessato all'agonistica addirittura si rifiuti di usare la bici per spostarsi o fare turismo. Sono più interessati ad allenamenti e gare, e necessitano di spazi ampi e strutture dedicate, che nulla hanno a che fare con il resto della ciclabilità.
Per esempio a Lione, dove sono stato quest'estate, il Comune ha realizzato una pista di downhill (nella foto) sulle pendici di una delle colline della città... ma non è ciclomobilismo, ovviamente.
Per esempio a Lione, dove sono stato quest'estate, il Comune ha realizzato una pista di downhill (nella foto) sulle pendici di una delle colline della città... ma non è ciclomobilismo, ovviamente.
Il problema viene, appunto, quando si tratta di dividersi le magrissime risorse disponibili, di dare le priorità. Ovviamente io vedo al primo posto il ciclomobilismo, seguito a ruota dal cicloturismo, con il quale è molto importante creare sinergie.
Alla stampa italiana la differenza tra questi gruppi non appare molto chiara, e quindi viene fatto un mucchio di confusione.
Purtroppo la sensazione è che la confusione si estenda anche oltre le soglie dell'amministrazione comunale... quindi rimane valida la richiesta, prioritaria, di costituire un gruppo di tecnici in grado di capire le differenze tra le varie discipline.
Purtroppo la sensazione è che la confusione si estenda anche oltre le soglie dell'amministrazione comunale... quindi rimane valida la richiesta, prioritaria, di costituire un gruppo di tecnici in grado di capire le differenze tra le varie discipline.
A noi ciclisti, il consiglio di trovare un equilibrio tra di noi prima di andare a parlare con l'Amministrazione, in modo da evitare di apparire troppo divisi. Infatti se chi fa le piste, non solo si fa nemici un bel po' di automobilisti, negozianti e (ahimè) pedoni, ma non accontenta nemmeno i ciclisti, alla fine potrebbe anche perdere l'entusiasmo iniziale...
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