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lunedì 25 novembre 2013

Ciclisti con le cuffiette

Dopo l’uscita del sindaco di Londra  che ha espresso l’intenzione di vietare l’uso delle cuffie ai ciclisti, mi è sembrato utile trattare in maniera un po’ più articolata l’argomento… ovviamente nessuno dice perché sentiamo la musica quando pedaliamo. 

Quando faccio jogging è per ammazzare la noia di fare jogging… in canoa perché si accompagna bene al paesaggio (la bella musica). Poi chi va in bici rischiando la pelle per sentire schifezze (p.e. musica “commerciale”), quello proprio non lo capisco…

La mia storia con le cuffiette comincia più o meno nel 1980, quando mi portarono dagli USA una specie di walkman (non eisteva ancora questo termine) della Panasonic. Era addirittura prima della norma che ne proibiva l’uso alla guida…  

Da allora l’ascolto “in cuffia” ha permesso di portare la musica in tutti gli ambienti prima difficilmente accessibili. In barca, in canoa, nelle lunghe passeggiate, facendo jogging e in bicicletta. E qui sono ricominciati i guai. 

Addirittura  Boris il Rosso (anzi, meglio il Roscio, visto che è di destra e il nomignolo si riferisce alla sua persona), Boris il Roscio sta minacciando di proibirle perché troppo pericolose.

Il semplice accenno di questa misura inglese ha scatenato un acceso dibattito sul sito di SIC, ma sarebbe bene fare il punto in una logica di safety management.

Cominciamo con il dire che le cuffie sono ovviamente accusate di impedire al ciclista di accorgersi dei pericoli, ovvero delle macchine che arrivano da dietro. Prima che i lettori mi maledicano, confermo che è proprio quello che accade sulle piste ciclabili quando il podista in cuffia non si sposta per quanto scampanelliate e alla fine non avete altra soluzione che estrarre la Luger (se vi siete ricordati di portarla con voi) e liberare la strada.

Qualcuno chiama le macchine in causa… anche loro hanno “sterei”, altoparlanti boom-boom e nessuno dice niente. E’ vero, ma le macchine hanno anche tre specchietti, uno centrale e due di lato, con il quale il bravo guidatore tiene in ogni momento sotto controllo la strada dietro a lui.

In effetti il ciclista non deve tenere sotto controllo la strada dietro di lui per vedere se qualcuno arriva veloce e scansarsi in tempo.  Deve “sentire” che c’e’ qualcuno dietro a lui, o quasi sempre dietro alla sua sinistra, perché se si trova a scartare, girare improvvisamente a sx o a dx, non ha il tempo di voltare la testa per vedere chi c’e’. L’udito lo può aiutare in questi casi. Rinunciarvi senza avere gli specchietti capite bene che non è salutare. Vi dico anche una cosa: se non lo capite non siete bravi guidatori, rassegnatevi.

C’e’ cuffia e cuffia…

Ma proprio  tutte le cuffie tolgono l’udito? No, ve ne sono di vari tipi, in particolare quelle che noi chiamavano “aperte”, poi quelle  “chiuse” e poi quelle “a soppressione di rumore”.
Quelle aperte permettono di mescolare nell’orecchio sia i suoni esterni che quelli interni. Normalmente sono quelle cuffie (“cuffiette”) che non isolano l’orecchio. Di fatto sono coppie di auricolari .Con quelle cuffie e un livello non eccessivo di suono, o la semplice conversazione, in realtà si conservano i suoni esterni. E’ il principio del telefono quando pedali o dell’ascolto dei radiogiornali. Francamente non lo trovo pericoloso e lo uso spesso. Cercando di non distrarmi troppo con la conversazione.

Le cuffie chiuse, quelle che isolano l’orecchio dall’esterno per dare un ambiente più puro, sono invece micidiali. Anche un volume moderato copre la maggior parte dei suoni esterni. Sono fatte apposta e non dovrebbero essere usate, almeno in ambienti trafficati. Ma anche sulle piste, visto che qualche ciclista più veloce di voi che vi sorpassa lo trovate sempre (non vale per Dumil, ovviamente)

Infine il tipo più pericoloso di cuffie sono quelle con la soppressione attiva del rumore. La prima volta le vidi in mano ad un rampollo di una delle più ricche famiglie italiane, mentre collaudavamo il suo elicottero appena comprato. Io le indossai (l’elicottero è un posto veramente rumoroso, senza cuffie non si può sentire la radio) ma la soppressione attiva del rumore esterno, per quanto confortevole, mi pareva isolare il pilota anche da quei rumori che è vitale ascoltare. Adesso queste cuffie sono disponibili, ma secondo me me sono proprio quello che non si deve assolutamente portare su una bicicletta, o correndo, e anche in canoa. Insomma vanno bene solo se stai seduto.

Ma bisogna proprio vietarle?

Ascoltare musica da alto volume in bici è, secondo me, una grossa imprudenza e “andrebbe vietata”. Il divieto però non dovrebbe includere gli auricolari aperti, quelli usati per i telefoni. In effetti non c’è alcun bisogno di vietare le cuffie, perché in Italia sono già vietate. Infatti l’articolo 173 comma 2 del CdS recita:

2. E' vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all'art. 138, comma 11, e di polizia. E' consentito l'uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguata capacità uditiva ad entrambe le orecchie che non richiedono per il loro funzionamento l'uso delle mani.

Il problema casomai è capire quali sono gli auricolari “approvati”.  Sto cercando un’idonea specifica tecnica che lo dica nero su bianco.

Quindi come abbiamo visto, almeno per un aspetto, in fatto di ciclabilità abbiamo battuto Boris il Roscio! Possiamo congratularcene!!!!

Anzi:

A BBoris, ma n’do’ vai! Te damo tre o quattrocento chilometri de piste ciclabili de vantaggio, ma poi Ignazzio te ripia!

Voltandoci verso Ignazio:  A’ Ignà avoja a strillà ma si nun cominci a pedalà, quello nun lo ripiamo mai... e daje cor cemento a fa'  'ste piste! 

giovedì 21 novembre 2013

A Londra è guerra tra ciclisti e automobilisti

Le Boris Bike
Mi sono imbattuto in un articolo piuttosto preoccupante sul rapporto tra  ciclisti e automobilisti (o camionisti) a Londra.  Nella capitale inglese è ormai, secondo il giornale (International Herald Tribune,  testata di centro destra) in corso una vera e propria guerra per lo spazio per circolare. Una guerra con morti e feriti, ovviamente tutti dalla parte dei ciclisti. Non per niente, il giornale ricorda che ci sono più ciclisti morti a Londra che soldati inglesi morti in Afghanistan…

In particolare, al sesto morto in due settimane, una delle maggiori federazioni sportive del Regno Unito ha preso carta e penna e  ha chiesto di incontrare il sindaco, noto ciclista anche lui, accusandolo di non fare abbastanza (leggi spendere) per garantire la sicurezza dei ciclisti.

Inoltre, avendo notato che su 16 morti, 9 sono avvenuti a causa di automezzi pesanti, la federazione chiede di vietare l’ingresso in città agli automezzi pesanti nelle ore di punta. A Parigi lo fanno, e la sicurezza dei ciclisti è più alta.

Per quanto ciclista, e fortemente impegnato a supportare i ciclisti anche attraverso importanti programmi infrastrutturali, il sindaco non ha, finora appoggiato la richiesta. In particolare non ritiene che il divieto sia migliorativo per la sicurezza, e che il prezzo imposto alla collettività sia troppo alto rispetto ai benefici in termini di sicurezza. In particolare che gli incidenti non siano da attribuire, sic et simpliciter, alla presenza dei mezzi pesanti in città.

Piuttosto il sindaco ha puntato il dito verso comportamenti molto rischiosi tenuti da una gran parte dei ciclisti, primo fra tutti il continuare  a passare con il semaforo rosso, o guidare con la musica in cuffia, sordi a quanto accade intorno.

Non avendo i dati degli incidenti certo nn possiamo dire nulla in proposito. La nostra situazione è radicalmente diversa, però con una costante: la lotta per lo spazio tra biciclette e altri mezzi motorizzati, in particolare i mezzi pesanti.

Per quanto mi riguarda avevo già scritto della difficoltà di coesistenza di queste due categorie di utenti della strada. A quanto pare, a differenza di altri paesi ciclisticamente più evoluti, sia in Italia che nel regno Unito, la bicicletta non è stata ancora metabolizzata dalla grande maggioranza della popolazione della strada. I motorizzati ancora resistono attivamente.

Non ho neanche dubbi sul fatto che molti ciclisti corrano rischi ingiustificabili, non pagando a questi mezzi il dovuto rispetto (diciamo… tenersi alla larga a prescindere, essere pronti alle loro manovre, non infilarsi negli angoli morti).

Rimane il fatto che quando ti superano puoi fare ben poco, se non sperare che l’autista non si sbagli…

domenica 10 novembre 2013

La precedenza dei tram...

A Bruxelles talvolta vado in un albergo che ha il tram che gli passa davanti.

Per fortuna non mi è successo come la prima volta ad Amsterdam, dove l'albergo aveva le scale che finivano esattamente su di una pista ciclabile.

Appena uscito, il tempo di orientarmi, decidere se andare a dx o a sx, sono stato centrato da un Olandese sugli 85 kg a 10 nodi almeno. Per fortuna non è caduto, io no mi sono fatto male, la parolaccia in Olandese non l'ho capita, e da allora mi sono tenuto accuratamente alla larga da tutte le piste ciclabili...

Tornando al tram... no, non mi ha centrato. Però il passaggio pedonale sulle rotaie diventa rosso, e per terra è disegnato un cartello di pericolo (triangolo rosso) con un tram disegnato al centro. Per me non c'era bisogno... avendo vissuto per 25 anni sulla Prenestina so bene che non è mai il caso di mettersi a discutere con un tram.

Il senso dell'attraversamento pedonale dipinto di rosso si è palesato nell'ultimo passaggio nella capitale belga, dove sono comparsi una serie di manifesti, con un pedone che attraversa la strada su uno di quei passaggi dipinti di rosso.

Purtroppo non avevo nè macchina fotografica ne' telefonino abilitato (appena morta la scheda SD) non ho potuto fare la foto. Il senso del francese era chiarissimo: attenti, che il tram ha SEMPRE la precedenza. Anche sui pedoni.

Già mi avevano detto che in Belgio vige la stretta legge della precedenza. Nella famosa escursione al Castello di Beersel, mio esordio ciclistica in terra fiamminga, la guida mi aveva avvertito di rispettare scrupolosamente la precedenza, essendo i Belgi conducenti spietati, salvo poi, 3 anni dopo,  trovare l'eccezione che conferma la regola.

Mi interessava comunque: portare l'attenzione su una prima eccezione rispetto alla proposta che sul più pesante ricade sempre l'onere della prova in caso di incidente.

In una scala di pesantezza avremmo (dal più pesante al più leggero): Treno Merci, Treno passeggeri, Tram, Autrotreno, Camion, Autobus Camioncino, Furgone, SUV, Auto, Moto, scooter, Bici elettrica, Bici, Pattini, pedone Adulto, bambino.

E anche nelle biciclette, in caso di collisione tra la mia Hazard e una Cannondale in carbonio dovrei essere io ad avere l'onere della prova... Anzi, probabilmente la doppia prova, vista la differenza di peso!

Vabbè, staremo a vedere cosa succede, speriamo il tutto non si traduca in un ennesimo buco nell'acqua.

venerdì 8 novembre 2013

Ma QUANTO è insicura la bicicletta?

Chi sceglie un mezzo a due ruote, bici, scooter, moto, sa bene di esporsi ad una serie di rischi difficilmente mitigabili. Dalla foratura, al cane in mezzo alla strada. alla macchia d'olio in curva, tanto per citare i più frequenti, i pericoli sono in agguato in ogni momento.

Inoltre l'utente del mezzo a due ruote non è protetto in caso di caduta:  gli incidenti sono più frequenti e le conseguenze più gravi... per non parlare poi del più classico degli incidenti, la collisione con altri veicoli. Lì, salvo pochi  casi, l'utente del mezzo a due ruote ha la peggio.

Quindi, quando saliamo su di un mezzo a due ruote, abbiamo fatto una scelta a priori, ovvero quella di sfidare un bel po' di sorte. Di assumerci una serie di rischi che l'automobilista, il camionista, il tramviere non hanno.

D'altra parte il proverbio uomo a cavallo sepoltura aperta mica l'abbiamo inventato noi!!!

La domanda successiva è, ovviamente... ma QUANTO è insicuro il mezzo a due ruote rispetto a quello a quattro ruote? E visto dove ci troviamo, QUANTO è insicura la bicicletta?

Bene, quando andiamo alle statistiche sulla bicicletta tutto diventa meno chiaro, direi confuso. Infatti la (in) sicurezza viene espressa con rapporti: sopra metti, per esempio, i morti, e sotto, a dividere, qualche altro numero.

Per il numeratore, visto che parliamo di rapporti, è abbastanza facile. Ci mettiamo i morti in una anno. Io non sono molto d'accordo, infatti anche rimanere paralizzato è una sorta terribile, perdere un braccio o una gamba, etc. Infatti per avere il vero indice di rischio sociale, io ci metterei tutti gli incidenti che provocano gravi lesioni permanenti.

Per il denominatore, invece, tutto si fa confuso. Infatti è difficilissimo sia stabilire la base di paragone che poi stimare l'effettivo uso della bicicletta sul quale "spalmare" il numero dei decessi.

La prima scelta che viene in mente è utilizzare un indice classico della produttività dei trasporti passeggeri: il passeggero (moltiplicato) per chilometro. Per intenderci, un'auto che porta 4 persone a 100 all'ora, in un'ora di viaggio produce 400 paxkm. Un treno con mille persone a 200 all'ora 200 mila paxkm. Un jet con 400 pax a 800 km/h, produce 320000 paxkm. Una bici a 20 all'ora... 20!

Se si adotta il paxkm come misura di sicurezza, l'aviazione commerciale diviene di gran lunga il mezzo di tasporto più sicuro, al secondo posto si classificano gli ascensori. Dall'auto in giù è una carneficina. La bicicletta non ne parliamo neppure.

La gisutificazione dell'uso del paxkm nelle statistiche di sicurezza è, ovviamente, che il mezzo di trasporto serve, appunto, a trasportare, e quindi è giusto misurare gli incidenti sulla sua produzione.

In aviazione siamo i primi a sconfessare queste statistiche, Considerando che le fasi rischiose del volo sono decollo e atterraggio, preferiamo utilizzare il volo come indice di sicurezza, il che ridimensiona la sicurezza relativa dell'aviazione di linea a valori più realistici.


Secondo me il paxkm comporta trappole anche nelle statistiche comparate. Per comparare i due mezzi occorre fare una serie di assunzioni, perchè il mezzo si sceglie in relazione al percorso che devi fare. Quindi dovremmo parlare, per esempio, di stessi percorsi. Infatti auto e bici "competono" fino a 10 km in ambito urbano. Fuori dalla città il vantaggio in produttività che si ottiene ad usare l'auto è altissimo, non c'e' competizione.

Più interessante è il paragone tra due mezzi omogenei: bicicletta e tandem. Se si muovono insieme a 20 km/h, la produttività del tandem è esattamente doppia (40 paxkm contro 20 paxkm). Però non vi è nessuna ragione per ritenere che i due mezzi corrano rischi differenti, se non per il fatto che il tandem è leggermente più lungo della bicicletta e quindi ha una maggiore sezione d'urto.

Se adottiamo il paxkm, il tandem è praticamente il doppio più sicuro della bicicletta singola e quattro volte rispetto a due biciclette. In realtà, sul medesimo percorso i due mezzi hanno la stessa probabilità di avere un incidente, leggermente più grande per il tandem per via delle dimensioni. Quindi anche in questo caso si dovrebbe abbandonare il paxkm e andare su di un'altra unità, quale la tratta o il tempo di esposizione al rischio (minuti di percorso).

Ovviamente se tutti ci muoviamo in città a 20 all'ora, la persona  che si sposta in SUV diviene praticamente invulnerabile... mentre noi ciclisti rimaniamo esposti agli incidenti.

Questa è, a prescindere dalla stima del rischio, la vera ragione per promuovere un'infrastruttura ciclistica per aumentare la sicurezza del ciclista,... altrimenti prendiamo tutti il SUV!

Ci saranno ancora i famosi trenta milioni?

La scorsa notte è stato approvato il bilancio del Comune di Roma. Questa è la prima vittoria dell'Amministrazione Marino e la premessa indispensabile all'attività futura. Da questo momento in poi naviga con i propri mezzi, e non è più un proseguo della Giunta precedente... anche se ne sconta, come noi romani, i nefasti risultati.

Pertanto, venendo alle cose concrete, mi piacerebbe sapere se alla stretta finale, quando si è dovuto trovare i 150 milioni che mancavano, i

martedì 5 novembre 2013

Abbandonare l'auto!!!!

Il rumore  l'ho percepito, più che sentito... una ruvidezza nell'avanzare, che mi ha fatto leggermente rabbrividire la parte posteriore destra della nuca... qualcosa non andava... mi concentro... ma no, mi sto sbagliando. Fammi sbrigare che mi aspettano per cena.

Eppure un chilometro dopo l'ho risentito molto più chiaramente. Tanto chiaramente da fermarmi appena prima dell'imbocco della sopraelevata, scendere e andare a controllare.

Azzo! La gomma posteriore destra bucata! Dopo tanti anni! E subito due considerazioni:

1) Le ruote sono vecchie e non si staccano, non vale la pena tentare;

2) Non ho la bomboletta. Infatti l'ho data a mia figlia dopo averla aspramente rimproverata di non avere la bomboletta appresso, ma poi non l'ho sostituita... e bravo tdc!

Riguardo la ruota: due alternative... provo a cambiarla, con il pericolo di perdere la cena con la figlia che ritorna ad Erasmus (nota località europea per studenti) o abbandono l'auto, tirando giù dal tetto e proseguo per casa? E l'ultima volta che ho verificato la pressione della ruota di scorta quand'e' stato? Ah sì... se non sbaglio nel 2001 prima di partire per la settimana bianca... Eppoi l'ultima volta che ho provato a cambiarla non sono riuscito a staccarla dal mozzo! 

Alla fine delle due un misto... accese le luci di segnalazione, ho raggiunto (dopo un paio di km) il primo parcheggio libero -non blu- che molto casualmente era vicino (20 m) anche ad un gommista. Da lì smonto il velocipede dalla velocipoteca tettonica (portabici sul tetto)   gli attacco tutti gli ammennicoli vari e continuo per casa. Una continuazione della gita a Manziana!

Quindi la bici come scialuppa di salvataggio.

Il giorno dopo l'ho rifatto. 

Durante l'intervallo di pranzo sono piombato dal gommista con la BFold. Cambiate  le gomme (una non riparabile, l'altra ormai da cambiare) ho reinfilato la BFold nel bagagliaio e, sotto lo sguardo ammirato del gommista, sono ritornato in ufficio.

La sera, tornato a casa, ho parcheggiato la macchina un bel po' distante da casa, almeno 800 metri, che ho agevolmente coperto con la pieghevole.

Il che mi fa pensare che ogni automobilista dovrebbe comunque portarsi una pieghevole nel bagagliaio, perchè torna utile in un sacco di occasioni!!!

PS: chi si aspettasse una tirata mammiferobipedista sul tramonto della civiltà dell'automobile, che va abbandonata, spero non sia rimasto troppo deluso. Non credo che i tempi siano ancora maturi per rinunciare del tutto all'auto. 

mercoledì 30 ottobre 2013

Lo smartista che suonava ai bus

Magari un po' OT, ma visto che è una scena cui ho assistito dalla bicicletta, mi sembra carino aggiungerla alla galleria dei comportamenti bizzarri degli smartisti.

Arriviamo lungo Via Po all'imbocco di Piazza Buenos Aires.

Il semaforo è verde, peccato che un 92 stia imbarcando passeggeri in mezzo alla strada.

Colpa sua?

Direi di no, in quanto sulla fermata, bello bello, sta il solito furgonato parcheggiato a spina di pesce, quindi con il bus costretto al centro della strada.

Superarlo nell'altra corsia neanche se ne parla, visto anche i precedenti con gli smartisti, e l'oggettivo traffico di automobili nell'altra direzione.

Cosa fa questo? Comincia a suonare all'autobus.

Badate bene, non il disperato suono di chi vuole raggiungere l'ospedale, ma quelle botte di clackson che usi con chi occupa indebitamente la strada.

Chiaramente il bus non se l'e' filato minimamente, e nel tempo della salita dei passeggeri (lunghissimo, quasi eterno) quello ha continuato a suonare il clackson... mi chiedo, il furgonato era visibilissimo: chissà dove pensava che il bus (carico di gente) si dovesse fermare?

Insomma, per concludere... ma non è che noi  Romani ci stiamo definitivamente rincoglionendo?

Oppure sono solo gli smartisti che sono bizzarri?


lunedì 28 ottobre 2013

Collaudo della BFold: discussione con il furgonato...

Quale miglior modo di inaugurare la BFold 7, se non con una bella discussione con un furgonato?

Stavo scendendo per Viale Ippocrate verso Piazzale delle Province, quando un furgonato bianco mi si affianca.

Poi, senza avermi superato, comincia a stringermi. Io gli suono e continuo. Lui finta di niente, alla fine gli urlo: "Che cazzo fai, qui ci sono io".

E lui "Qui non riuscivo a passare"

"E allora se non ci passi frena, che mi vuoi montare addosso"?

Al che lui capisce che sta a parlare con uno che non solo non si vergogna di andare in bicicletta, ma di guida ne capisce come (meglio!) dell'automobilista medio, e allora sgasa e mi ritaglia la strada, costringendomi ad inchiodare.

Al che io gli maledico l'ascendenza, e allora inchioda.

Ora  non raccolgo la provocazione e quindi gli passo accanto,  ma un bel chiarimento a quattrocchi non mi sarebbe dispiaciuto.

Insomma, la BFold è inaugurata!

In effetti la trovo più scattante e nervosa della Hoptown. Forse ha il passo leggermente più corto, o forse la forma arcuata del telaio la rende più rigida... comunque filo come il vento!

L'unico fatto forse peggiorativo è che pur piegandosi molto agevolmente, una volta piegata mi sembra meno compatta della Hoptown, che già è parecchio ingombrante.

sabato 26 ottobre 2013

Da Hoptown a Bfold

A seguito dell'avaria di martedì scorso ho portato la bici, peraltro in garanzia, a sostituire il pezzo.

La rottura è stata giudicata "non riparabile", e la cara Hoptown mi è stata sostituita con un buono acquisto di eguale valore (da nuova).

Con lo stesso prezzo ho preso la nuova Bfold 7,  equivalente alla Hoptown... speriamo solo più robusta.

In realtà appare di design più moderno. Giunti e attacchi sono meno elaborati ma mi sembrano più solidi. Il ripiegamento è decisamente più veloce e nel prezzo è compreso il portapacchi (peraltro mi sono fatto smontare quello che già avevo.

In più c'e' anche una borsa per la bici, che può sempre tornare utile.

Il progetto dello sterzo mi sembra notevolmente semplificato, per il resto mi pare veramente equivalente.

Bene, il tutto è avvenuto in 10 minuti, liscio come l'olio! Speriamo di aver fatto la cosa giusta!

Quindi sono tornato pieghevolista...però mi rimpiango la Hoptown!

domenica 20 ottobre 2013

Io che di biciclette non ci capisco gnente...

In seguito alle giuste proteste di alcuni organi interni, sto accarezzando l'idea di acquistare una full (suspended). Magari, visto il tipo di cose che faccio, mi basta una usata (poco) o comunque una di non grandi prestazioni.

Però, grandi o piccole, l'imbarazzo della scelta è fortissimo, ed è anche difficile capire quale valore acquisti per i tuoi soldi (il mitico value for money).

Infatti malgrado l'attività ciclistica sono rimasto un  ragazzo di campagna (anzi, di scampagnata), con pochissima esperienza di biciclette buone, da agonismo etc. Insomma, ho sempre pedalato su cancelli e quindi sono di bocca buona, come si dice. E non ho quella cultura per sapere che quella bici è fantastica, quell'altra un po' meno, etc. 

Quindi, di fronte alle inserzioni che mi passano davanti, Cannondale, Canyon, Scott, Cube, Santacruz, Lapierre,  e chi più ne ha più ne metta, mi risulta difficilissimo distinguere le buone biciclette da quelle ottime. E perchè la maggior parte dei ciclisti che conosco si prende marche straniere invece di Bianchi, Bottecchia o altre marche nostrane... Cosa o chi li spinge? Chi sono gli spingitori di ciclisti?

Ho imparato che la componentistica ha la sua importanza e che fa gran parte del prezzo. E che si consuma e va sostituita, questo è da tenere presente. E alla fine gli unici dati oggettivi pubblicati sono la componentistica ed il peso. Del resto non so' nulla.

Però, da ingegnere, tanti discorsi tecnici che sento fare mi lasciano molto perplesso. Ricordo un anno fa che, durante un picnic, alcuni dei nostri guru discutevano di telai, leghe di alluminio, etc.

Ad un certo punto, pescando dalle mie riminiscenze di ingegnere aeronautico strutturista, ho fatto presente che rispetto alla rigidità del telaio la lega dei tubi contava ben poco, mentre influiva molto sulla lavorabilità dei tubi e sulla  saldabilità. Ma che alla fine, vuoi o non vuoi, la rigidità la dava il design e la distribuzione delle sezioni (dei tubi, appunto), quindi per quello che ne potevo sapere io erano tutti discorsi con poco senso, almeno senza numeri alla mano (dubito che il didietro riesca ad apprezzare vere variazioni di rigidità tra 7072 e 2024).

Per non parlare dei telai in carbonio. Essendomi occupato abbastanza da vicino della fabbricazione di strutture in fibra di carbonio, ne so abbastanza per sapere che dire "di carbonio" è come dire nulla, nel senso che poi ogni progettista si fabbrica il materiale che vuole.

Rispetto alla rigidità, andrebbe fatta una convenzione, e pubblicata la rigidità dei telai, che è un dato che si può facilmente misurare, in punti definiti. Basta pubblicare quel dato per sapere se quel telaio è rigidissimo, rigido o proprio moscio (ammesso che abbia valore per le cose che vedo fare dai cicloappuntamentisti che frequento ).

Vogliamo poi parlare della fatica dei materiali? Quella è importante altrettanto. Si può fare un telaio leggero, dove il materiale è stressatissimo, che va bene per i corridori, ma no per quelli che la bici se la vogliono tenere di più... ovviamente non so niente di questo. Si troverà sui cataloghi la durata a fatica del telaio, o almeno dei suoi componenti critici?

Ruote. Prezzi stratosferici, ma non vengono pubblicati alcuni dati fondamentali: momento d'inerzia, carico di punta (quante tonnellate tiene) e coefficiente d'attrito dei cuscinetti del mozzo. Questa dei cuscinetti è anche vera per il movimento centrale.

Insomma, un riassunto delle caratteristiche principali di una bicicletta per sapere cosa si nasconde sotto l'etichetta con il nome. Alcune cose si trovano sui siti dei costruttori, ma di numeri oltre il peso si difetta alquanto.

Mi rendo conto che probabilmente chiedo troppo, alla fine da valutare sono peso, componenti (e loro usura) a fronte del prezzo del rottame...

martedì 15 ottobre 2013

Roma verrà ereditata dai pieghevolisti... se non li ammazzano i sampietrini

Girando per roma con l'ormai fida Hoptown, vedo che non sono il solo ad essermi comprato la pieghevole. Anzi, ad un incrocio, ci siamo addirittura trovati in 4, tutti con la pieghevole.

Direi che più o meno un buon 50 per cento dei nuovi ciclisti sfoggia pieghevoli. 

Molto rappresentata è nobile schiatta dei Bromptoniani, seguita dalla fanteria di noi Decathlonesi e dall'aristocrazia dei Dahini. 

Ogni tanto passa anche qualche elettricista, ma difficilmente si ferma a chiacchierare.

Oltre una nuvola di marche meno diffuse, ma belle lo stesso, nutrita anche l'antica stirpe dei Graziellisti, addirittura oggi ho visto una ruota 22, una generazione di Grazielle alquanto simpatica, dalle prestazioni notevolmente superiori.

Pensare che da ragazzino pensavo che le biciclette vere fossero le Graziella, le altre sono dinosauri ornai sulla via dell'estinzione. Non solo, ma ogni estate le Grazielle venivano piegate e infilate nel maggiollino per essere portate al mare ... Figuratevi voi che caos, tre Grazielle in un maggiolino!

Tornando ai nostri giorni, siamo quindi in pieno boom pieghevolista. 

Debbo dire, come ho detto in altre occasioni, che la pieghevole non mi da grandi sensazioni ciclistiche, ma sicuramente da' enormi soddisfazioni ciclomobilistiche. Inoltre paga poco di IMU, nel senso che uno non ha bisogno di stanze supplementari per tenerla a casa!

Per esempio puoi prenderla anche col tempo incerto, perchè se proprio diluvia puoi sempre zompare sopra di un bus!!!

Un grosso guaio sono i sampietrini, che si aggiungono alle già numerose buche. 

Più passa il tempo e meno li reggo, anche perchè con i mezzi pesanti si scompagnano rapidamente e diventano una vera croce, su biciclette così rigide. 

Uno sospira la Brompton, con il suo ammortizzatore posteriore, ed in effetti quella sarebbe la bicicletta del perfetto pieghevolista (anche perchè piegata a casa occupa veramente poco spazio, un altro grande vantaggio da considerare attentamente).

Credo che noi ciclopieghevolisti si dovrebbe iniziare una campagna per chiedere la rimozione dei sampietrini, o almeno itinerari alternativi in caro asfalto bello levigato. Per esempio potremmo iniziare con una bella manifestazione nella quale si toglie il selciato e lo si tira da qualche parte... 

Un'ultima nota per la sicurezza: tra poco ritorniamo all'ora solare, quindi dall'ufficio si esce col buoi. Troppi vanno in giro senza luci e vestiti di scuro, contando sull'illuminazione stradale i i fari degli automobilisti. 

E' un rischio non necessario, che si corre per stupidità. Occorre rimediare. Tra l'altro, qualche bella tiratina d'orecchie da parte dei Vigili non sarebbe male in questo caso!

venerdì 11 ottobre 2013

Biciclette… quali sanzioni?

In una dotta disquisizione su FB CIclomobilisti, ci viene spiegato che i vigili urbani, badando a norme di tipo amministrativo,  non sono obbligati  ad elevare contravvenzioni. Insomma, anche se fermi di fronte a intere distese di auto in sosta in doppia fila, se non mettono mano al blocchetto delle multe (a meno che non siano lì con un preciso mandato) il cittadino non può avere nulla da ridire.

Strano ma vero, come direbbe la Settimana Enigmistica.

D’altra se fossero obbligati a fare le multe ad ogni infrazione che vedono a Roma i vigili non arriverebbero neanche al lavoro. Appena fuori da portone comincerebbero a strappare foglietti delle multe. 

Questo è tanto vero che a Roma succede il contrario. 

Anzi, a elevare le contravvenzioni neanche ci provano, e tutti fanno quello che gli pare, alla faccia della sicurezza e dell'efficienza dei trasporti e del bene collettivo. 

Da qui si capisce che l’Italia, patria del diritto e dei suoi concetti giuridici, ha un corpo di leggi di tipo borbonico (scusate la banalità, diciamo ispano-borbonico) dove la norma e la guardia non rendono i cittadini uguali, ma servono a proteggere potenti e prepotenti. E ditemi che non è vero!

Un’altro dei dei risultati di questo assurdo stato di cose è che il Codice della Strada (per gli amici il CdS) dal punto di vista delle sanzioni mette tutti sullo stesso piano.  Stessa sanzione per Camion, auto, moto e bici. 

Ci sono molti che sostengono la santità di questo fatto, in ispecie l'equiparazione di auto e biciclette.

Personalmente la ritengo la solita stronzata  da legulei loffi i quali, appellandosi ai grandi principi del diritto, in pratica infinocchiano i deboli. Infatti le famose sanzioni debbono essere “dissuasive e proporzionate”. Ora basta pensare la differenza tra una bici e un autotreno che procedono sul marciapiede, o vanno contromano, per rendersi conto che occorre procedere alla differenziazione delle sanzioni. Per non parlare della sosta vietata.


Da un mio calcolo spanno metrico, un giusto regime dovrebbe assegnare alla bicicletta una sanzione tipo un ventesimo di quella dell’auto, per la stessa infrazione. 

Il che sarebbe una cosa giusta, specie in vista di una ulteriore espansione del ciclomobilismo. 

martedì 8 ottobre 2013

Specchietto e gilet

Avevo già fatto un post sugli accessori salvavita, in particolare su due meno ovvii del casco: specchietto retrovisore e gilet ad Alta Visibilità.

Me li hanno riportati alla memoria due post su Salvaiciclisti: uno sul pericolo di avere l'obbligatorietà del giubbotto, l'altro, ben più tragico, su di una sentenza dell'appello che ha riconosciuto colpevole una ciclista deceduta in uno scontro perchè avrebbe girato a sx mentre sorpassata da un'auto.

Entrambi gli accessori sono salvavita.

Il Gilet AV è utilissimo fuori città. Se fai una gita rovini tutte le foto, però gli automobilisti ti vedono da grande distanza. Uno se ne accorge perchè la maggior parte modifica il proprio comportamento molto prima di quando non lo hai addosso.

Di notte poi, e lo dico da automobilista, avvisti i ciclisti che indossano il Gilet a distanza superiore a quello di quando cominci a vedere le loro luci. Quindi promosso a pieni voti per l'uso fuori città.

In città funziona allo stesso modo, ma lo vedo necessario soprattutto a notte fonda. Su strade molto illuminate o di giorno non è detto sia indispensabile. Cmq mi sono comprato un set di bretelle catarifrangenti, e ne sono molto soddisfatto. Tutti i vantaggi del gilet senza il caldo!

Lo specchietto è però l'accessorio più raffinato.

Innanzitutto direi che uno non è un buon guidatore se non sente il bisogno di avere uno specchietto retrovisore. E' chiaro che sulla bicicletta, in quanto mezzo moltolento, è particolarmente utile tenere d'occhio i settori poppieri.

Purtroppo lo specchietto è anche uno degli accessori meno diffusi sulle biciclette. Per esempio sulla Hoptown non ho trovato una collocazione adeguata, che sopravviva alla ripiegatura. Dovrò cercare su forum delle bici pieghevoli.

In città la sua utilità è assoluta, questo è fuori di dubbio. Ma anche furoi non scherza, anzi! E' proprio quando viaggi su di una strada extraurbana che ti rilassa gettare un'occhiata allo specchietto, in modo da vedere se si avvicina qualcuno. Specie se viaggi affiancato ad un'altra persona, puoi sapere quando rientrare senza prenderti il torcicollo.

E anche in gita, quando fai la guida, ti serve per vedere se ti stanno seguendo.

Insomma, sto cercando di trovare un altro specchietto da casco, in modo da portarmelo sempre con me anche cambiando bici!


domenica 6 ottobre 2013

Facciamoci la zona 30

Vedere i ciclisti da dietro il volante di un'auto cambia un po' la prospettiva, ma è bene ricordarsi che prima si è ciclisti, poi automobilisti. E anche quando siamo dietro al volante di un auto (e specie di un SUV) possiamo aiutare moltissimo i nostri amici.

La prima cosa che possiamo fare è di  dare l'esempio,  di "guidare bene", ovvero di ricordarci cosa ci aspettiamo dagli automobilisti e quindi comportarci di conseguenza. Primo fra tutti, quando incontriamo un ciclista lo superiamo con calma e tenendoci alla larga, senza inveire perchè va piano e ingombra la strada (è solo 5 minuti che ho ri-preso l'auto e già mi stanno sul c... i ciclisti...)

La seconda è cercare di non lasciare l'auto in seconda fila. Pena la perdita del diritto di baccajare quando lo fanno gli altri.

La terzaa è rispettare i limiti di velocità, Andare a 50 all'ora sugli stradoni romani, dalla tangenziale a Via dei Monti Tiburtini, al Lungotevere o addirittura sulla Colombo, è molto impegnativo. Tutti cercano di sorpassarti, poi se uno ha una macchina da pecoraro come la mia (Astra bianca '93 targata VT) è peggio che se andassi in bicicletta. Proprio non ti considerano.

Però basta trovare uno che la pensa come te, improvvisamente gli altri cominciano a capire che stai proprio a 50 all'ora, e una buona parte si adegua senza scalpitare. Anzi, direi che si sente rilassato.

Più interessante di tutte e farsi la zona 30. Il Sindaco non la impone. Beh, io me la faccio quando vado in macchina e procedo a 30 all'ora per tutte le strade residenziali. Certo, solo quando vado in auto, ma almeno per gli altri ciclisti è già qualcosa.

Anche perchè se tu vai a trenta, in genere tutti quelli dietro di te vanno a trenta e quindi, per qualche decina di secondi, si genera la zona 30. Anzi, per l'appunto, noi ciclisti dovremmo mettere l'adesivo I love 30  più sulla macchina (che ce l'ha) che sulla bici. E comportarci di conseguenza.

Tutto bene?  NO! Due grandi difficolta':

a) per andare veramente a trenta all'inizio devi tenere d'occhio il contachilometri. E quello il momento pericoloso, quando -andando a 30 spaccati- rischi l'incidente per guardare il cruscotto più che la strada. Poi impari (2000 rpm in seconda, 1400 rpm in terza. 50 all'ora 1200 rpm in quinta, ovviamente solo in pianura).

b) alcuni automobilisti -proprio come succede quando andiamo in bici- fanno pazzie pur di superarti. Così qualche ignaro pedone, che approfitta della tua velocità per attraversare sulle strisce, rischia di essere stirato dal tizio che ti sorpassa furibondo voltandosi a vedere che faccia ha l'idiota  che va così piano... insomma per comportarti bene metti a rischio gli altri (provare per credere...:-))

venerdì 4 ottobre 2013

Viale Eritrea: niente pista ciclabile e neanche raccolta differenziata

Nella foto potete apprezzare la pista ciclabile ricavata
 al centro di Viale Eritrea...

Sì, insomma, lì proprio dove sarebbe potuta nascere una pista, se solo il secondo municipio avesse voluto. I lavori sono stati fatti in fretta e furia per le elezioni comunali, tanto in fretta che sono finiti a ballottaggi conclusi, senza un minimo di utilità elettorale.

Come al solito sono stati beneficiati gli automobilisti, che hanno parcheggizzato praticamente tutto lo spazio disponibile più la corsia di marcia normale.

Per rifare il centro della strada sono stati spesi soldi buoni che avrebbero potuto essere utilizzati per una pista ciclabile... se solo qualcuno avesse voluto.

All centro della parcheggizzazione ci sono i commercianti. Quelli piccoli. Perchè per esempio Feltrinelli, a Viale Libia, aveva cercato di chiedere di restringere la strada a favore di un allargamento dei marciapiedi... ovviamente non l'hanno ascoltato.

Oltretutto la debacle ecologica è pressocchè totale. In una delle foto c'e' lo spazio per i secchioni. Come potete vedere si tratta di alloggiamenti per i secchioni a ruote, invece di quelli che hanno tutto il resto degli abitanti. 

Quindi non solo occorre mandarci i camion più piccoli, quelli che hanno bisogno degli operatori, ma non contemplano la raccolta differenziata.

Che dovresti fare a chi ha concepito questa cosa. Altro che pista ciclabile, qui stiamo proprio alla devastazione ambientale.

Ma chi si inventa una cosa del genere nel 2013? E come è possibile?

mercoledì 2 ottobre 2013

Commenti al lato oscuro. del ciclomobilismo

Dopo aver chiuso il post, ieri sera, mi sono dedicato alla manutenzione della bici. All'inizio molto scocciato, poi ci ho preso gusto, e non solo ho riparato la camera d'aria posteriore, ma ho scambiato il copertone posteriore con quello anteriore (per diminuire la rigidità sotto il sellino), sapete voi perchè, ho installato il divano al posto del sellino (SMP trek da città) ho ripassato e sistemato i freni.
Alla fine ero sporco ma soddisfatto, e pronto ad un'altra giornata di tram, visto che avevo una serie di incontri da alta uniforme...

Il post, fatto in un momento di lucida disperazione, ha suscitato molte reazioni, tutte alquanto positive, ma che ovviamente riflettono diverse impostazioni. 

In particolare mi hanno ricordato la mia carriera di velista, specialmente il periodo nel quale facevo il prodiere su un Flying Dutchman in legno (un Silenzi, per chi conosce il settore), che era un continuo lavorare per tenerlo in grado di affrontare una regata. Nella foto potete apprezzare la sezione comandi del pozzetto, e capire dal numero e quantità di rinvii, quanto ci fosse per tenere il tutto in perfetta efficienza.

E anche lì io soffrivo molto a lavorare sulla barca, mentre altri passavano volentieri giornate dietro giornate a sistemare le proprie barche. 



Vediamo come si suddividono:

Gommisti:
Molti consigli su come evitare le forature. Ovviamente il più frequente è quello di viaggiare con i pneumatici gonfiati alla pressione corretta, diminuendo le probabilità di foratura. Concordo pienamente, ma controllare la pressione spesso, anche tutti i giorni,  è un'operazione molto rompiscatole.

Due tecnologici: passare alle tubeless o latticizzare le camere d'aria. Io pensavo di valutare le camere d'aria "cicloriparanti", ma non ho trovato le diametro 20". Comunque è uno dei prossimi interventi.

Un impertinente ha osservato che chi guida bene, attento alle buche e ai vetri, non buca, intendendo che se buco spesso evidentemente non sono un gran chè di guidatore. Ha una sua logica, diciamo però che in città le traiettorie le scelgo primariamente sulla base del traffico. Le buche?  A Roma si fa il Camel Trophy tutti i giorni!

Bricolofili
Qualcuno si trova bene a fare manutenzione. 

Anche a me non dispiace, specie se riesco a risolvere il problema per il quale la manutenzione è necessaria. Solo che talvolta mi manca il tempo, poi io scrittore sono, non metalmeccanico.

Inoltre lavorare in casa, magari in uno dei pochi angoli liberi, non è affatto divertente!

Negazionisti
Negano che le biciclette siano poco affidabili, anzi, dicono sono affidabili come e più delle auto... Mi permetto di obiettare che un'automobile ha un'enorme quantità di sistemi e parti in movimento rispetto ad una bici. Se le auto avessero la stessa affidabilità delle biciclette  quasi non partirebbero mai, ma soprattutto si avrebbero continue avarie in marcia.

Quindi non credo sia vero. Una bicicletta ha un'affidabilità inferiore ad un'auto pur avendo un decimo dei componenti.

La conclusione che ne ho tratto è che in realtà l'industria ciclistica non ha mai puntato ad aumentare l'affidabilità, per portarla al livello automobilistico, forse perchè alla fine ai ciclisti, "pasticciare" sul proprio mezzo, piace!!!

martedì 1 ottobre 2013

Il lato oscuro del ciclomobilismo

Come la Forza, anche il ciclomobilismo ha il suo lato oscuro.

Appena finito di scrivere questo brevissimo post andrò a sistemare la gomma della Hoptown, che ho trovato bucata. Il pneumatico è un Marathon Plus, quindi non è un problema di pneumatico. E' un problema di vetri.

Sono alquanto stanco dopo una giornata di lavoro e se c'e' una cosa che non mi va è di mettermi a trafficare con pneumatici e camere d'aria. Di sporcarmi le mani.

Purtroppo per quanto si stia facendo per migliorare, l'affidabilità delle biciclette rimane bassa, se confrontata con quella cui ci hanno abituato le automobili. Purtroppo da questo punto di vista l'industria ciclistica non ha fattogli incredibili passi avanti di quella automobilistica.

Biciclette per l'uso pratico richiedono comunque una piccola manutenzione abbastanza frequente. Aggiusta i freni, lubrifica la catena, e l'onnipresente maledizione delle forature. Quello che è comprensibile e accettabile per una bici da fuoristrada non lo è per un mezzo destinato all'uso quotidiano da una persona che esce di casa alle 8 di mattina e rientra alle 8 di sera avendo magari anche altre cosucce da fare come pagare le tasse o semplicemente leggere un libro.

Non mi venite a parlare di Brompton o altre bici con prezzi da collezionista. Se ti vendono utilitarie sotto i diecimila euro, non c'e' una cazzo di bicicletta raffinata che non potrebbe costarne un massimo di 500. Ma quello che conta è fare un mezzo veramente "maintenance free", ovvero da non toccarlo -e dico toccarlo- per 4 o 5 mila chilometri.

E soprattutto con gomme che si forano una o due volte in dieci anni, come normalmente succede ad un'automobile.

E adesso vado a riparare 'sta cazzo di camera d'aria.

lunedì 30 settembre 2013

Scampare, per un pelo, al Jumbobus

Dopo le cronache Bruxellesi di autobus scatenati, ma alla fine leali nei confronti dei ciclisti, veniamo alla triste realtà nostrana, riportando il racconto di un collega cilomobilista:

Percorrevo Via di Porta Furba verso Torpignattara ad andatura sostenuta. Inprovvisamente sento un clackson alle mie spalle e un bus comincia a sorpassarmi. Un jumbobus snodato. Per sorpassare deve invadere l'altra corsia, ma ecco ce arrivano auto in senso opposto. 

Il guidatore pensa bene di rientrare e mi stringe contro il (muro (NdM: in quel punto c'e' il muro). Per non essere preso tra bus e nuro sono costretto a frenare, pur essendo sul brecciolino, quindi con la paura di scivolare sotto il bus. Alla fine mi sono dovuto appoggiare al muro. 

Ho urlato all'autista, che ha continuato molto veloce. Non aveva numero e ha saltato la fermata, probabilmente era diretto al deposito, e quindi aveva fretta. Avrei voluto fermarlo e dirgli qualche cosina, ma era troppo distante ormai.

Vediamo la profonda differenza rispetto a Bruxelles:

1) Non ho mai visto un bus fare un sorpasso scorretto ad un ciclista;

2) comunque erano in servizio e non tornavano al deposito.

La nozione che gli autisti che tornano a casa siano particolarmente  pericolosi aveva già fatto capolino in questo blog ( vedi aggredito dal bus. e il seguito)

Ovviamente occorre segnalare questi episodi all'ATAC, e avviare un dialogo costruttivo con i loro autisti. E anche confrontarsi con gli autisti quando questo capita.

E purtroppo capita con una certa frequenza.

domenica 29 settembre 2013

Ritorno ai piaceri del ciclomobilismo: ho già cominciato a recuperare il tempo perduto.!!!

Dopo una lunga pausa ritorno ai piaceri del ciclomobilismo romano...

Che meraviglia.

Tagliando per Villa De Sanctis mi si affloscia la gomma anteriore

Estraggo 5 spine dal pneumatico. Neanche provo a riparare la camera d'aria, la sostituisco in 6 minuti pensando... che fortuna che non li ha presi la ruota posteriore.

Rivolto la bici e riparto.

Ovviamente anche la posteriore è a terra.

Ho già cominciato a recuperare il tempo perduto!

mercoledì 25 settembre 2013

Se la bici, e solo quella, va di moda…

Sulla cronaca di Roma del CdS è apparso un articolo che conferma quelle che erano state le impressioni di chi ha frequentato i rivenditori di biciclette… TUTTO ESAURITO.

Una vera e propria ciclo mania  sembra scoppiata tra i sette colli. Sembrerebbe che i rivenditori di biciclette siano l’unica categoria di commercianti con un bel sorriso stampato sulla faccia. E chi tra loro è anche officina di riparazione, sembra scoppiare di biciclette di tutte le età da rimettere in condizioni di marcia.

Bellissimo, veramente.

Ma per le strade tutti questi ciclisti, dove stanno? Beato chi li vede!

Per carità, i ciclisti sono in continuo aumento, e questo più o meno lo vediamo tutti. In particolare vedo moltissime cicliste che, elettriche o muscolari, hanno eletto la bicicletta a mezzo di spostamento.

Comunque vedo il solito trend a moderato rialzo, ma ben lontani dal raggiungere la massa critica che renderebbe convenienti le piste ciclabili anche per gli automobilisti.

Il sospetto è che la stragrande parte siano bici da weekend, oppure siano destinate ad un triste soggiorno nelle cantine.


Non dimentichiamo che in Italia abbiamo una densità spaventosa di biciclette, ma purtroppo non vengono usate per gli spostamenti e per la maggior parte giacciono inutilizzate.