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giovedì 21 novembre 2013

A Londra è guerra tra ciclisti e automobilisti

Le Boris Bike
Mi sono imbattuto in un articolo piuttosto preoccupante sul rapporto tra  ciclisti e automobilisti (o camionisti) a Londra.  Nella capitale inglese è ormai, secondo il giornale (International Herald Tribune,  testata di centro destra) in corso una vera e propria guerra per lo spazio per circolare. Una guerra con morti e feriti, ovviamente tutti dalla parte dei ciclisti. Non per niente, il giornale ricorda che ci sono più ciclisti morti a Londra che soldati inglesi morti in Afghanistan…

In particolare, al sesto morto in due settimane, una delle maggiori federazioni sportive del Regno Unito ha preso carta e penna e  ha chiesto di incontrare il sindaco, noto ciclista anche lui, accusandolo di non fare abbastanza (leggi spendere) per garantire la sicurezza dei ciclisti.

Inoltre, avendo notato che su 16 morti, 9 sono avvenuti a causa di automezzi pesanti, la federazione chiede di vietare l’ingresso in città agli automezzi pesanti nelle ore di punta. A Parigi lo fanno, e la sicurezza dei ciclisti è più alta.

Per quanto ciclista, e fortemente impegnato a supportare i ciclisti anche attraverso importanti programmi infrastrutturali, il sindaco non ha, finora appoggiato la richiesta. In particolare non ritiene che il divieto sia migliorativo per la sicurezza, e che il prezzo imposto alla collettività sia troppo alto rispetto ai benefici in termini di sicurezza. In particolare che gli incidenti non siano da attribuire, sic et simpliciter, alla presenza dei mezzi pesanti in città.

Piuttosto il sindaco ha puntato il dito verso comportamenti molto rischiosi tenuti da una gran parte dei ciclisti, primo fra tutti il continuare  a passare con il semaforo rosso, o guidare con la musica in cuffia, sordi a quanto accade intorno.

Non avendo i dati degli incidenti certo nn possiamo dire nulla in proposito. La nostra situazione è radicalmente diversa, però con una costante: la lotta per lo spazio tra biciclette e altri mezzi motorizzati, in particolare i mezzi pesanti.

Per quanto mi riguarda avevo già scritto della difficoltà di coesistenza di queste due categorie di utenti della strada. A quanto pare, a differenza di altri paesi ciclisticamente più evoluti, sia in Italia che nel regno Unito, la bicicletta non è stata ancora metabolizzata dalla grande maggioranza della popolazione della strada. I motorizzati ancora resistono attivamente.

Non ho neanche dubbi sul fatto che molti ciclisti corrano rischi ingiustificabili, non pagando a questi mezzi il dovuto rispetto (diciamo… tenersi alla larga a prescindere, essere pronti alle loro manovre, non infilarsi negli angoli morti).

Rimane il fatto che quando ti superano puoi fare ben poco, se non sperare che l’autista non si sbagli…

domenica 10 novembre 2013

La precedenza dei tram...

A Bruxelles talvolta vado in un albergo che ha il tram che gli passa davanti.

Per fortuna non mi è successo come la prima volta ad Amsterdam, dove l'albergo aveva le scale che finivano esattamente su di una pista ciclabile.

Appena uscito, il tempo di orientarmi, decidere se andare a dx o a sx, sono stato centrato da un Olandese sugli 85 kg a 10 nodi almeno. Per fortuna non è caduto, io no mi sono fatto male, la parolaccia in Olandese non l'ho capita, e da allora mi sono tenuto accuratamente alla larga da tutte le piste ciclabili...

Tornando al tram... no, non mi ha centrato. Però il passaggio pedonale sulle rotaie diventa rosso, e per terra è disegnato un cartello di pericolo (triangolo rosso) con un tram disegnato al centro. Per me non c'era bisogno... avendo vissuto per 25 anni sulla Prenestina so bene che non è mai il caso di mettersi a discutere con un tram.

Il senso dell'attraversamento pedonale dipinto di rosso si è palesato nell'ultimo passaggio nella capitale belga, dove sono comparsi una serie di manifesti, con un pedone che attraversa la strada su uno di quei passaggi dipinti di rosso.

Purtroppo non avevo nè macchina fotografica ne' telefonino abilitato (appena morta la scheda SD) non ho potuto fare la foto. Il senso del francese era chiarissimo: attenti, che il tram ha SEMPRE la precedenza. Anche sui pedoni.

Già mi avevano detto che in Belgio vige la stretta legge della precedenza. Nella famosa escursione al Castello di Beersel, mio esordio ciclistica in terra fiamminga, la guida mi aveva avvertito di rispettare scrupolosamente la precedenza, essendo i Belgi conducenti spietati, salvo poi, 3 anni dopo,  trovare l'eccezione che conferma la regola.

Mi interessava comunque: portare l'attenzione su una prima eccezione rispetto alla proposta che sul più pesante ricade sempre l'onere della prova in caso di incidente.

In una scala di pesantezza avremmo (dal più pesante al più leggero): Treno Merci, Treno passeggeri, Tram, Autrotreno, Camion, Autobus Camioncino, Furgone, SUV, Auto, Moto, scooter, Bici elettrica, Bici, Pattini, pedone Adulto, bambino.

E anche nelle biciclette, in caso di collisione tra la mia Hazard e una Cannondale in carbonio dovrei essere io ad avere l'onere della prova... Anzi, probabilmente la doppia prova, vista la differenza di peso!

Vabbè, staremo a vedere cosa succede, speriamo il tutto non si traduca in un ennesimo buco nell'acqua.

mercoledì 30 ottobre 2013

Lo smartista che suonava ai bus

Magari un po' OT, ma visto che è una scena cui ho assistito dalla bicicletta, mi sembra carino aggiungerla alla galleria dei comportamenti bizzarri degli smartisti.

Arriviamo lungo Via Po all'imbocco di Piazza Buenos Aires.

Il semaforo è verde, peccato che un 92 stia imbarcando passeggeri in mezzo alla strada.

Colpa sua?

Direi di no, in quanto sulla fermata, bello bello, sta il solito furgonato parcheggiato a spina di pesce, quindi con il bus costretto al centro della strada.

Superarlo nell'altra corsia neanche se ne parla, visto anche i precedenti con gli smartisti, e l'oggettivo traffico di automobili nell'altra direzione.

Cosa fa questo? Comincia a suonare all'autobus.

Badate bene, non il disperato suono di chi vuole raggiungere l'ospedale, ma quelle botte di clackson che usi con chi occupa indebitamente la strada.

Chiaramente il bus non se l'e' filato minimamente, e nel tempo della salita dei passeggeri (lunghissimo, quasi eterno) quello ha continuato a suonare il clackson... mi chiedo, il furgonato era visibilissimo: chissà dove pensava che il bus (carico di gente) si dovesse fermare?

Insomma, per concludere... ma non è che noi  Romani ci stiamo definitivamente rincoglionendo?

Oppure sono solo gli smartisti che sono bizzarri?


lunedì 28 ottobre 2013

Collaudo della BFold: discussione con il furgonato...

Quale miglior modo di inaugurare la BFold 7, se non con una bella discussione con un furgonato?

Stavo scendendo per Viale Ippocrate verso Piazzale delle Province, quando un furgonato bianco mi si affianca.

Poi, senza avermi superato, comincia a stringermi. Io gli suono e continuo. Lui finta di niente, alla fine gli urlo: "Che cazzo fai, qui ci sono io".

E lui "Qui non riuscivo a passare"

"E allora se non ci passi frena, che mi vuoi montare addosso"?

Al che lui capisce che sta a parlare con uno che non solo non si vergogna di andare in bicicletta, ma di guida ne capisce come (meglio!) dell'automobilista medio, e allora sgasa e mi ritaglia la strada, costringendomi ad inchiodare.

Al che io gli maledico l'ascendenza, e allora inchioda.

Ora  non raccolgo la provocazione e quindi gli passo accanto,  ma un bel chiarimento a quattrocchi non mi sarebbe dispiaciuto.

Insomma, la BFold è inaugurata!

In effetti la trovo più scattante e nervosa della Hoptown. Forse ha il passo leggermente più corto, o forse la forma arcuata del telaio la rende più rigida... comunque filo come il vento!

L'unico fatto forse peggiorativo è che pur piegandosi molto agevolmente, una volta piegata mi sembra meno compatta della Hoptown, che già è parecchio ingombrante.

sabato 26 ottobre 2013

Da Hoptown a Bfold

A seguito dell'avaria di martedì scorso ho portato la bici, peraltro in garanzia, a sostituire il pezzo.

La rottura è stata giudicata "non riparabile", e la cara Hoptown mi è stata sostituita con un buono acquisto di eguale valore (da nuova).

Con lo stesso prezzo ho preso la nuova Bfold 7,  equivalente alla Hoptown... speriamo solo più robusta.

In realtà appare di design più moderno. Giunti e attacchi sono meno elaborati ma mi sembrano più solidi. Il ripiegamento è decisamente più veloce e nel prezzo è compreso il portapacchi (peraltro mi sono fatto smontare quello che già avevo.

In più c'e' anche una borsa per la bici, che può sempre tornare utile.

Il progetto dello sterzo mi sembra notevolmente semplificato, per il resto mi pare veramente equivalente.

Bene, il tutto è avvenuto in 10 minuti, liscio come l'olio! Speriamo di aver fatto la cosa giusta!

Quindi sono tornato pieghevolista...però mi rimpiango la Hoptown!

domenica 20 ottobre 2013

Io che di biciclette non ci capisco gnente...

In seguito alle giuste proteste di alcuni organi interni, sto accarezzando l'idea di acquistare una full (suspended). Magari, visto il tipo di cose che faccio, mi basta una usata (poco) o comunque una di non grandi prestazioni.

Però, grandi o piccole, l'imbarazzo della scelta è fortissimo, ed è anche difficile capire quale valore acquisti per i tuoi soldi (il mitico value for money).

Infatti malgrado l'attività ciclistica sono rimasto un  ragazzo di campagna (anzi, di scampagnata), con pochissima esperienza di biciclette buone, da agonismo etc. Insomma, ho sempre pedalato su cancelli e quindi sono di bocca buona, come si dice. E non ho quella cultura per sapere che quella bici è fantastica, quell'altra un po' meno, etc. 

Quindi, di fronte alle inserzioni che mi passano davanti, Cannondale, Canyon, Scott, Cube, Santacruz, Lapierre,  e chi più ne ha più ne metta, mi risulta difficilissimo distinguere le buone biciclette da quelle ottime. E perchè la maggior parte dei ciclisti che conosco si prende marche straniere invece di Bianchi, Bottecchia o altre marche nostrane... Cosa o chi li spinge? Chi sono gli spingitori di ciclisti?

Ho imparato che la componentistica ha la sua importanza e che fa gran parte del prezzo. E che si consuma e va sostituita, questo è da tenere presente. E alla fine gli unici dati oggettivi pubblicati sono la componentistica ed il peso. Del resto non so' nulla.

Però, da ingegnere, tanti discorsi tecnici che sento fare mi lasciano molto perplesso. Ricordo un anno fa che, durante un picnic, alcuni dei nostri guru discutevano di telai, leghe di alluminio, etc.

Ad un certo punto, pescando dalle mie riminiscenze di ingegnere aeronautico strutturista, ho fatto presente che rispetto alla rigidità del telaio la lega dei tubi contava ben poco, mentre influiva molto sulla lavorabilità dei tubi e sulla  saldabilità. Ma che alla fine, vuoi o non vuoi, la rigidità la dava il design e la distribuzione delle sezioni (dei tubi, appunto), quindi per quello che ne potevo sapere io erano tutti discorsi con poco senso, almeno senza numeri alla mano (dubito che il didietro riesca ad apprezzare vere variazioni di rigidità tra 7072 e 2024).

Per non parlare dei telai in carbonio. Essendomi occupato abbastanza da vicino della fabbricazione di strutture in fibra di carbonio, ne so abbastanza per sapere che dire "di carbonio" è come dire nulla, nel senso che poi ogni progettista si fabbrica il materiale che vuole.

Rispetto alla rigidità, andrebbe fatta una convenzione, e pubblicata la rigidità dei telai, che è un dato che si può facilmente misurare, in punti definiti. Basta pubblicare quel dato per sapere se quel telaio è rigidissimo, rigido o proprio moscio (ammesso che abbia valore per le cose che vedo fare dai cicloappuntamentisti che frequento ).

Vogliamo poi parlare della fatica dei materiali? Quella è importante altrettanto. Si può fare un telaio leggero, dove il materiale è stressatissimo, che va bene per i corridori, ma no per quelli che la bici se la vogliono tenere di più... ovviamente non so niente di questo. Si troverà sui cataloghi la durata a fatica del telaio, o almeno dei suoi componenti critici?

Ruote. Prezzi stratosferici, ma non vengono pubblicati alcuni dati fondamentali: momento d'inerzia, carico di punta (quante tonnellate tiene) e coefficiente d'attrito dei cuscinetti del mozzo. Questa dei cuscinetti è anche vera per il movimento centrale.

Insomma, un riassunto delle caratteristiche principali di una bicicletta per sapere cosa si nasconde sotto l'etichetta con il nome. Alcune cose si trovano sui siti dei costruttori, ma di numeri oltre il peso si difetta alquanto.

Mi rendo conto che probabilmente chiedo troppo, alla fine da valutare sono peso, componenti (e loro usura) a fronte del prezzo del rottame...

martedì 15 ottobre 2013

Roma verrà ereditata dai pieghevolisti... se non li ammazzano i sampietrini

Girando per roma con l'ormai fida Hoptown, vedo che non sono il solo ad essermi comprato la pieghevole. Anzi, ad un incrocio, ci siamo addirittura trovati in 4, tutti con la pieghevole.

Direi che più o meno un buon 50 per cento dei nuovi ciclisti sfoggia pieghevoli. 

Molto rappresentata è nobile schiatta dei Bromptoniani, seguita dalla fanteria di noi Decathlonesi e dall'aristocrazia dei Dahini. 

Ogni tanto passa anche qualche elettricista, ma difficilmente si ferma a chiacchierare.

Oltre una nuvola di marche meno diffuse, ma belle lo stesso, nutrita anche l'antica stirpe dei Graziellisti, addirittura oggi ho visto una ruota 22, una generazione di Grazielle alquanto simpatica, dalle prestazioni notevolmente superiori.

Pensare che da ragazzino pensavo che le biciclette vere fossero le Graziella, le altre sono dinosauri ornai sulla via dell'estinzione. Non solo, ma ogni estate le Grazielle venivano piegate e infilate nel maggiollino per essere portate al mare ... Figuratevi voi che caos, tre Grazielle in un maggiolino!

Tornando ai nostri giorni, siamo quindi in pieno boom pieghevolista. 

Debbo dire, come ho detto in altre occasioni, che la pieghevole non mi da grandi sensazioni ciclistiche, ma sicuramente da' enormi soddisfazioni ciclomobilistiche. Inoltre paga poco di IMU, nel senso che uno non ha bisogno di stanze supplementari per tenerla a casa!

Per esempio puoi prenderla anche col tempo incerto, perchè se proprio diluvia puoi sempre zompare sopra di un bus!!!

Un grosso guaio sono i sampietrini, che si aggiungono alle già numerose buche. 

Più passa il tempo e meno li reggo, anche perchè con i mezzi pesanti si scompagnano rapidamente e diventano una vera croce, su biciclette così rigide. 

Uno sospira la Brompton, con il suo ammortizzatore posteriore, ed in effetti quella sarebbe la bicicletta del perfetto pieghevolista (anche perchè piegata a casa occupa veramente poco spazio, un altro grande vantaggio da considerare attentamente).

Credo che noi ciclopieghevolisti si dovrebbe iniziare una campagna per chiedere la rimozione dei sampietrini, o almeno itinerari alternativi in caro asfalto bello levigato. Per esempio potremmo iniziare con una bella manifestazione nella quale si toglie il selciato e lo si tira da qualche parte... 

Un'ultima nota per la sicurezza: tra poco ritorniamo all'ora solare, quindi dall'ufficio si esce col buoi. Troppi vanno in giro senza luci e vestiti di scuro, contando sull'illuminazione stradale i i fari degli automobilisti. 

E' un rischio non necessario, che si corre per stupidità. Occorre rimediare. Tra l'altro, qualche bella tiratina d'orecchie da parte dei Vigili non sarebbe male in questo caso!

martedì 8 ottobre 2013

Specchietto e gilet

Avevo già fatto un post sugli accessori salvavita, in particolare su due meno ovvii del casco: specchietto retrovisore e gilet ad Alta Visibilità.

Me li hanno riportati alla memoria due post su Salvaiciclisti: uno sul pericolo di avere l'obbligatorietà del giubbotto, l'altro, ben più tragico, su di una sentenza dell'appello che ha riconosciuto colpevole una ciclista deceduta in uno scontro perchè avrebbe girato a sx mentre sorpassata da un'auto.

Entrambi gli accessori sono salvavita.

Il Gilet AV è utilissimo fuori città. Se fai una gita rovini tutte le foto, però gli automobilisti ti vedono da grande distanza. Uno se ne accorge perchè la maggior parte modifica il proprio comportamento molto prima di quando non lo hai addosso.

Di notte poi, e lo dico da automobilista, avvisti i ciclisti che indossano il Gilet a distanza superiore a quello di quando cominci a vedere le loro luci. Quindi promosso a pieni voti per l'uso fuori città.

In città funziona allo stesso modo, ma lo vedo necessario soprattutto a notte fonda. Su strade molto illuminate o di giorno non è detto sia indispensabile. Cmq mi sono comprato un set di bretelle catarifrangenti, e ne sono molto soddisfatto. Tutti i vantaggi del gilet senza il caldo!

Lo specchietto è però l'accessorio più raffinato.

Innanzitutto direi che uno non è un buon guidatore se non sente il bisogno di avere uno specchietto retrovisore. E' chiaro che sulla bicicletta, in quanto mezzo moltolento, è particolarmente utile tenere d'occhio i settori poppieri.

Purtroppo lo specchietto è anche uno degli accessori meno diffusi sulle biciclette. Per esempio sulla Hoptown non ho trovato una collocazione adeguata, che sopravviva alla ripiegatura. Dovrò cercare su forum delle bici pieghevoli.

In città la sua utilità è assoluta, questo è fuori di dubbio. Ma anche furoi non scherza, anzi! E' proprio quando viaggi su di una strada extraurbana che ti rilassa gettare un'occhiata allo specchietto, in modo da vedere se si avvicina qualcuno. Specie se viaggi affiancato ad un'altra persona, puoi sapere quando rientrare senza prenderti il torcicollo.

E anche in gita, quando fai la guida, ti serve per vedere se ti stanno seguendo.

Insomma, sto cercando di trovare un altro specchietto da casco, in modo da portarmelo sempre con me anche cambiando bici!


domenica 6 ottobre 2013

Facciamoci la zona 30

Vedere i ciclisti da dietro il volante di un'auto cambia un po' la prospettiva, ma è bene ricordarsi che prima si è ciclisti, poi automobilisti. E anche quando siamo dietro al volante di un auto (e specie di un SUV) possiamo aiutare moltissimo i nostri amici.

La prima cosa che possiamo fare è di  dare l'esempio,  di "guidare bene", ovvero di ricordarci cosa ci aspettiamo dagli automobilisti e quindi comportarci di conseguenza. Primo fra tutti, quando incontriamo un ciclista lo superiamo con calma e tenendoci alla larga, senza inveire perchè va piano e ingombra la strada (è solo 5 minuti che ho ri-preso l'auto e già mi stanno sul c... i ciclisti...)

La seconda è cercare di non lasciare l'auto in seconda fila. Pena la perdita del diritto di baccajare quando lo fanno gli altri.

La terzaa è rispettare i limiti di velocità, Andare a 50 all'ora sugli stradoni romani, dalla tangenziale a Via dei Monti Tiburtini, al Lungotevere o addirittura sulla Colombo, è molto impegnativo. Tutti cercano di sorpassarti, poi se uno ha una macchina da pecoraro come la mia (Astra bianca '93 targata VT) è peggio che se andassi in bicicletta. Proprio non ti considerano.

Però basta trovare uno che la pensa come te, improvvisamente gli altri cominciano a capire che stai proprio a 50 all'ora, e una buona parte si adegua senza scalpitare. Anzi, direi che si sente rilassato.

Più interessante di tutte e farsi la zona 30. Il Sindaco non la impone. Beh, io me la faccio quando vado in macchina e procedo a 30 all'ora per tutte le strade residenziali. Certo, solo quando vado in auto, ma almeno per gli altri ciclisti è già qualcosa.

Anche perchè se tu vai a trenta, in genere tutti quelli dietro di te vanno a trenta e quindi, per qualche decina di secondi, si genera la zona 30. Anzi, per l'appunto, noi ciclisti dovremmo mettere l'adesivo I love 30  più sulla macchina (che ce l'ha) che sulla bici. E comportarci di conseguenza.

Tutto bene?  NO! Due grandi difficolta':

a) per andare veramente a trenta all'inizio devi tenere d'occhio il contachilometri. E quello il momento pericoloso, quando -andando a 30 spaccati- rischi l'incidente per guardare il cruscotto più che la strada. Poi impari (2000 rpm in seconda, 1400 rpm in terza. 50 all'ora 1200 rpm in quinta, ovviamente solo in pianura).

b) alcuni automobilisti -proprio come succede quando andiamo in bici- fanno pazzie pur di superarti. Così qualche ignaro pedone, che approfitta della tua velocità per attraversare sulle strisce, rischia di essere stirato dal tizio che ti sorpassa furibondo voltandosi a vedere che faccia ha l'idiota  che va così piano... insomma per comportarti bene metti a rischio gli altri (provare per credere...:-))

venerdì 4 ottobre 2013

Viale Eritrea: niente pista ciclabile e neanche raccolta differenziata

Nella foto potete apprezzare la pista ciclabile ricavata
 al centro di Viale Eritrea...

Sì, insomma, lì proprio dove sarebbe potuta nascere una pista, se solo il secondo municipio avesse voluto. I lavori sono stati fatti in fretta e furia per le elezioni comunali, tanto in fretta che sono finiti a ballottaggi conclusi, senza un minimo di utilità elettorale.

Come al solito sono stati beneficiati gli automobilisti, che hanno parcheggizzato praticamente tutto lo spazio disponibile più la corsia di marcia normale.

Per rifare il centro della strada sono stati spesi soldi buoni che avrebbero potuto essere utilizzati per una pista ciclabile... se solo qualcuno avesse voluto.

All centro della parcheggizzazione ci sono i commercianti. Quelli piccoli. Perchè per esempio Feltrinelli, a Viale Libia, aveva cercato di chiedere di restringere la strada a favore di un allargamento dei marciapiedi... ovviamente non l'hanno ascoltato.

Oltretutto la debacle ecologica è pressocchè totale. In una delle foto c'e' lo spazio per i secchioni. Come potete vedere si tratta di alloggiamenti per i secchioni a ruote, invece di quelli che hanno tutto il resto degli abitanti. 

Quindi non solo occorre mandarci i camion più piccoli, quelli che hanno bisogno degli operatori, ma non contemplano la raccolta differenziata.

Che dovresti fare a chi ha concepito questa cosa. Altro che pista ciclabile, qui stiamo proprio alla devastazione ambientale.

Ma chi si inventa una cosa del genere nel 2013? E come è possibile?

mercoledì 2 ottobre 2013

Commenti al lato oscuro. del ciclomobilismo

Dopo aver chiuso il post, ieri sera, mi sono dedicato alla manutenzione della bici. All'inizio molto scocciato, poi ci ho preso gusto, e non solo ho riparato la camera d'aria posteriore, ma ho scambiato il copertone posteriore con quello anteriore (per diminuire la rigidità sotto il sellino), sapete voi perchè, ho installato il divano al posto del sellino (SMP trek da città) ho ripassato e sistemato i freni.
Alla fine ero sporco ma soddisfatto, e pronto ad un'altra giornata di tram, visto che avevo una serie di incontri da alta uniforme...

Il post, fatto in un momento di lucida disperazione, ha suscitato molte reazioni, tutte alquanto positive, ma che ovviamente riflettono diverse impostazioni. 

In particolare mi hanno ricordato la mia carriera di velista, specialmente il periodo nel quale facevo il prodiere su un Flying Dutchman in legno (un Silenzi, per chi conosce il settore), che era un continuo lavorare per tenerlo in grado di affrontare una regata. Nella foto potete apprezzare la sezione comandi del pozzetto, e capire dal numero e quantità di rinvii, quanto ci fosse per tenere il tutto in perfetta efficienza.

E anche lì io soffrivo molto a lavorare sulla barca, mentre altri passavano volentieri giornate dietro giornate a sistemare le proprie barche. 



Vediamo come si suddividono:

Gommisti:
Molti consigli su come evitare le forature. Ovviamente il più frequente è quello di viaggiare con i pneumatici gonfiati alla pressione corretta, diminuendo le probabilità di foratura. Concordo pienamente, ma controllare la pressione spesso, anche tutti i giorni,  è un'operazione molto rompiscatole.

Due tecnologici: passare alle tubeless o latticizzare le camere d'aria. Io pensavo di valutare le camere d'aria "cicloriparanti", ma non ho trovato le diametro 20". Comunque è uno dei prossimi interventi.

Un impertinente ha osservato che chi guida bene, attento alle buche e ai vetri, non buca, intendendo che se buco spesso evidentemente non sono un gran chè di guidatore. Ha una sua logica, diciamo però che in città le traiettorie le scelgo primariamente sulla base del traffico. Le buche?  A Roma si fa il Camel Trophy tutti i giorni!

Bricolofili
Qualcuno si trova bene a fare manutenzione. 

Anche a me non dispiace, specie se riesco a risolvere il problema per il quale la manutenzione è necessaria. Solo che talvolta mi manca il tempo, poi io scrittore sono, non metalmeccanico.

Inoltre lavorare in casa, magari in uno dei pochi angoli liberi, non è affatto divertente!

Negazionisti
Negano che le biciclette siano poco affidabili, anzi, dicono sono affidabili come e più delle auto... Mi permetto di obiettare che un'automobile ha un'enorme quantità di sistemi e parti in movimento rispetto ad una bici. Se le auto avessero la stessa affidabilità delle biciclette  quasi non partirebbero mai, ma soprattutto si avrebbero continue avarie in marcia.

Quindi non credo sia vero. Una bicicletta ha un'affidabilità inferiore ad un'auto pur avendo un decimo dei componenti.

La conclusione che ne ho tratto è che in realtà l'industria ciclistica non ha mai puntato ad aumentare l'affidabilità, per portarla al livello automobilistico, forse perchè alla fine ai ciclisti, "pasticciare" sul proprio mezzo, piace!!!

martedì 1 ottobre 2013

Il lato oscuro del ciclomobilismo

Come la Forza, anche il ciclomobilismo ha il suo lato oscuro.

Appena finito di scrivere questo brevissimo post andrò a sistemare la gomma della Hoptown, che ho trovato bucata. Il pneumatico è un Marathon Plus, quindi non è un problema di pneumatico. E' un problema di vetri.

Sono alquanto stanco dopo una giornata di lavoro e se c'e' una cosa che non mi va è di mettermi a trafficare con pneumatici e camere d'aria. Di sporcarmi le mani.

Purtroppo per quanto si stia facendo per migliorare, l'affidabilità delle biciclette rimane bassa, se confrontata con quella cui ci hanno abituato le automobili. Purtroppo da questo punto di vista l'industria ciclistica non ha fattogli incredibili passi avanti di quella automobilistica.

Biciclette per l'uso pratico richiedono comunque una piccola manutenzione abbastanza frequente. Aggiusta i freni, lubrifica la catena, e l'onnipresente maledizione delle forature. Quello che è comprensibile e accettabile per una bici da fuoristrada non lo è per un mezzo destinato all'uso quotidiano da una persona che esce di casa alle 8 di mattina e rientra alle 8 di sera avendo magari anche altre cosucce da fare come pagare le tasse o semplicemente leggere un libro.

Non mi venite a parlare di Brompton o altre bici con prezzi da collezionista. Se ti vendono utilitarie sotto i diecimila euro, non c'e' una cazzo di bicicletta raffinata che non potrebbe costarne un massimo di 500. Ma quello che conta è fare un mezzo veramente "maintenance free", ovvero da non toccarlo -e dico toccarlo- per 4 o 5 mila chilometri.

E soprattutto con gomme che si forano una o due volte in dieci anni, come normalmente succede ad un'automobile.

E adesso vado a riparare 'sta cazzo di camera d'aria.

lunedì 30 settembre 2013

Scampare, per un pelo, al Jumbobus

Dopo le cronache Bruxellesi di autobus scatenati, ma alla fine leali nei confronti dei ciclisti, veniamo alla triste realtà nostrana, riportando il racconto di un collega cilomobilista:

Percorrevo Via di Porta Furba verso Torpignattara ad andatura sostenuta. Inprovvisamente sento un clackson alle mie spalle e un bus comincia a sorpassarmi. Un jumbobus snodato. Per sorpassare deve invadere l'altra corsia, ma ecco ce arrivano auto in senso opposto. 

Il guidatore pensa bene di rientrare e mi stringe contro il (muro (NdM: in quel punto c'e' il muro). Per non essere preso tra bus e nuro sono costretto a frenare, pur essendo sul brecciolino, quindi con la paura di scivolare sotto il bus. Alla fine mi sono dovuto appoggiare al muro. 

Ho urlato all'autista, che ha continuato molto veloce. Non aveva numero e ha saltato la fermata, probabilmente era diretto al deposito, e quindi aveva fretta. Avrei voluto fermarlo e dirgli qualche cosina, ma era troppo distante ormai.

Vediamo la profonda differenza rispetto a Bruxelles:

1) Non ho mai visto un bus fare un sorpasso scorretto ad un ciclista;

2) comunque erano in servizio e non tornavano al deposito.

La nozione che gli autisti che tornano a casa siano particolarmente  pericolosi aveva già fatto capolino in questo blog ( vedi aggredito dal bus. e il seguito)

Ovviamente occorre segnalare questi episodi all'ATAC, e avviare un dialogo costruttivo con i loro autisti. E anche confrontarsi con gli autisti quando questo capita.

E purtroppo capita con una certa frequenza.

venerdì 27 settembre 2013

Reintervista alla Prostata

Dopo le prime dichiarazioni -indimenticabili- del 2009, la Signora Prostata ritorna al centro dell'attenzione, reduce da un periodo di malattia e una lunga convalescenza. Siamo andati ad intervistarla per sapere come vede la sua nuova vita.

Signora Prostata, come si sente?
Bene, in perfetta forma. Sono dimagrita parecchio, e non ho più quell'aria infiammata. Come dicono mi sono... sgonfiata!

Che ci dice, è stata dura?
Guardi, più che una malattia è stata una vertenza per spuntare condizioni migliori di vita. Insomma, tutti si divertivano e solo a me toccava faticare, anche nei momenti di relax, non so se mi spiego.

Appunto vorremmo che si spiegasse...
Beh che vuole: innaffiata di birra Bruxellese con tutto quel lievito che mi rimane appiccicato, caffè, peperoncino, pepe, vino e superalcolici. L'ira di Dio. E in più, invece di respirare, sempre compressa sopra il sellino di quella biciclettina. Manco una bicicletta vera, di quelle con l'ammortizzatore, le gomme a bassa pressione, etc. La biciclettina, quella co' le rotelle. Io la chiamo l'amplificatore di sampietrini.

Ma non la prenda così, sia un pochino più costruttiva.
Non lo dico io che sono moscia, ma anche la spina dorsale, quella sì che è tosta, storta ma tosta, se ne lamentava.

Sì ma... era tutto a posto, quindi non era un problema di bicicletta.
Sicuramente è stata un somma di problemi. Ma è stata anche l'occasione per dire basta, prendiamoci una vacanza. D'altra parte ormai ho una certa età e nessuno qui, sottolineo nessuno, è più un ragazzo.

E allora ha fatto una cura?
Sì, ma tutto sommato ben poca cosa. Quello che abbiamo fatto è stato, appunto, prenderci una vacanza dalle selle. Sì, perchè sono stati proibiti anche moto, motorini e cavalli. Comunque,  innanzitutto ho ottenuto di smetterla con quelle porcherie. Adesso solo tè e orzo, menta, infusi. Sorseggiamo, molto distinti, un mezzo calice di Chardonnay invece del solito litro di Frascati a pasto.

Ma anche niente birra?
Per carità. (le scende una lacrima) Scusi, mi sto commuovendo, sa... in effetti la birra è stata la rinuncia più grossa, specie d'estate. (tira su' col naso e si passa rapidamente un fazzoletto sul viso). Sostituita dalla Lemonsoda.

Per sempre?
Sempre è una parola grossa, enorme! Con un po' di moderazione vedremo. Però che vita quest'estate!

E' stata dura la riabilitazione?
Appesa la bici al chiodo (anche se non completamente) ci siamo dedicati ad una serie di attività che non facevamo da parecchio. La mia preferita è il nuoto. Quanto abbiamo nuotato. Non ci fermavamo più. Una volta anche due ore di seguito. Piano piano, ma quanto mi piace galleggiare nell'acqua, senza peso. Poi abbiamo riscoperto il trekking e soprattutto abbiamo ripreso ad andare in canoa. Lunghe languide ore in canoa, che meraviglia. E la corsa... adesso la mattina stiamo facendo un bel po' di jogging, così le gambe non perdono l'allenamento.

E la bicicletta?
Vuole dire il Marziano?

Sì, lui che dice?
E quello la bici la vuol riprendere, chi lo ferma...

E allora?
 Allora ho messo le cose in chiaro. 1) la biciclettina non ci voglio un sellino, ma un sofà.

Poi?
Poi parliamo di ammortizzatori. O si fa la full o si mette un bell'ammortizzatore sottosella... cane creek, rock shox, suntour. Scelga pure per la biciclettina. Per l'altra vediamo la full, d'altra parte me la merito proprio.

Progetti per il futuro?
Alternare bicicletta ad un po' di trekking, visto che il GPS va benissimo lo stesso. Poi continuare con la corsa un paio di volte a settimana. E forse qualche uscita in canoa in mezza stagione, così per cambiare...

Un sogno nel cassetto?
Una di quelle belle biciclette reclinate (NdM: Sì, così ci arrotano a tutti e due...) come quella nella foto. Ce ne sono anche di pieghevoli che costano poco,sui 3000 euro, ma cosa vuole che siano in confronto alla salute. Magari le passa la mutua, almeno dopo una certa età.

E il Marziano che dice?
Sa, si deve adattare. Non ha alternative, dopotutto (ridacchiando) lo tengo per le palle...


mercoledì 25 settembre 2013

Se la bici, e solo quella, va di moda…

Sulla cronaca di Roma del CdS è apparso un articolo che conferma quelle che erano state le impressioni di chi ha frequentato i rivenditori di biciclette… TUTTO ESAURITO.

Una vera e propria ciclo mania  sembra scoppiata tra i sette colli. Sembrerebbe che i rivenditori di biciclette siano l’unica categoria di commercianti con un bel sorriso stampato sulla faccia. E chi tra loro è anche officina di riparazione, sembra scoppiare di biciclette di tutte le età da rimettere in condizioni di marcia.

Bellissimo, veramente.

Ma per le strade tutti questi ciclisti, dove stanno? Beato chi li vede!

Per carità, i ciclisti sono in continuo aumento, e questo più o meno lo vediamo tutti. In particolare vedo moltissime cicliste che, elettriche o muscolari, hanno eletto la bicicletta a mezzo di spostamento.

Comunque vedo il solito trend a moderato rialzo, ma ben lontani dal raggiungere la massa critica che renderebbe convenienti le piste ciclabili anche per gli automobilisti.

Il sospetto è che la stragrande parte siano bici da weekend, oppure siano destinate ad un triste soggiorno nelle cantine.


Non dimentichiamo che in Italia abbiamo una densità spaventosa di biciclette, ma purtroppo non vengono usate per gli spostamenti e per la maggior parte giacciono inutilizzate.

lunedì 23 settembre 2013

Inseguendo ciclisti col 12…

Il 12 è una delle linee di bus più utili di Bruxelles. E’ un bus , meglio, un jumbo-bus che collega l’aeroporto a Piazza Schumann, la piazza sulla quale si affacciano il Justus Lipsius, il palazzo del Consiglio, e il Barleymont, il palazzo della Commissione.

Il biglietto  costa 4 €, molto meno del treno, che viaggia sugli 8 €, per coprire il tratto dall’aeroporto alla stazione centrale. Da lì, per raggiungere Piazza Schumann, occorre poi prendere la metro. Circa tre quarti d’ora.

Il percorso il 12 lo copre in una mezz’oretta, competitivo con il taxi, che per lo stesso percorso ci mette, in genere un po’ di piu’, anche se per 35 €. Per ottenere questo risultato sono state fatte due cose. La prima, prendere gli autisti da qualche scuola di Formula 1.

Non potete capire che significa correre con un jumbo-bus in città se non siete stati sul 12 a Bruxelles. Oddio, qualche autista corre meno di altri, ma quelli che corrono sono un vero spettacolo. Rispettoi del codice della strada, ma micidiali. Se ti beccano fuori dalle strisce pedonali sei morto, asfaltato, come va di moda dire in questo periodo.

L’altro segreto è un percorso accuratamente studiato. Tortuoso, pieno di rotatorie minime, zigozaghi da città delle bambole (che gli autisti affrontano in maniera superba)  e corsie preferenziali. Corsie preferenziali belle e sgombre, ma piccole piccole, e con le trappole anti-auto.

 Trappole? Certo, mica scherzano lì. Al centro della corsia , in passaggi larghi esattamente come il bus, ci sono come delle grandi vasche rettangolari, profonde una quarantina di centimetri, larghe quanto il bus meno le gomme. Una macchina non può passare da lì perché casca dentro la vasca. 
Quindi non solo non possono passare i taxi (assimilati per molte cose alle auto private), ma anche Corpo Diplomatico (secondo me è proprio per loro che le hanno fatte) polizia vigili urbani, esercito e marina etc.

In compenso le preferenziali sono aperte alle biciclette. Non è raro quindi trovare ciclisti lungo la strada del 12. Oggi ne abbiamo trovati vari. Su strada normale l’autista si allarga e li supera. Non so’ come si sentano, a me non sarebbe piaciuto. Ma tutti sembrano tranquilli.

Il guaio è quando il ciclista sta nella corsia preferenziale. Lì non lo si può superare. L’autista allora inchioda e comincia a mordere il freno, passando da 70 (velocità stimata) a 20. Attende pazientemente a 30 cm abbondanti  dal ciclista, attendendo che la strada gli fornisca una nuova opportunità di ecuperare la media (il che significa un minuto a 100 all’ora per ogni minuto a 20).

Il tutto sembra tranquillo e regolare.


Però io ci vorrei parlare una volta con quei ciclisti che si azzardano sulle preferenziali percorse dal 12. Secondo me è uno di quei casi dove non conviene avere lo specchietto retrovisore…

giovedì 19 settembre 2013

Le varie anime della ciclabilità non dovrebbero nè essere confuse nè farsi concorrenza

Durante la settimana per la mobilità sostenibile è il momento di fare annunci a sensazione. 

Rientra tra questi l'annuncio di una pista ciclabile che corre nel centro storico della città. Un anello tortuoso e circonvoluto che passa nei luoghi più turistici, facendo ben poche concessioni all'efficienza del percorso. Insomma, una cosa dedicata a chi vuole farsi una passeggiata in bicicletta al centro di Roma. 

Sicuramente simpatica ed interessante, può avere l'effetto positivo di incentivare l'uso della bicicletta sul versante turistico, e quindi di incrementare il numero di bici per strada... un beneficio per tutti i ciclisti, specie se collegata con la meta cicloturistica di Roma per eccellenza, l'Appia Antica.

Pertanto evitiamo critiche ingenerose all'amministrazione comunale, e godiamoci questo fiorire di proposte, anche se non tutte come le vorremmo.

Dovremmo però evitare che queste iniziative sottraggano risorse al ciclomobilismo, ovvero quelle realizzazioni ed infrastrutture volte a facilitare l'uso della bicicletta come mezzo di spostamento. Per esempio se tolgono risorse a realizzazioni fondamentali quali le ciclabili sulle consolari  (Nomentana, Tuscolana, etc.). 

Quindi dovrebbero essere considerate come un corollario a queste realizzazioni, una specie di ciliegina sulla torta.

Ovviamente non tutti la pensano come me. Negli incontri con l'amministrazione si sono spesso confrontate tre anime:


  • Ciclomobilisti, che usano la bici come mezzo di trasporto urbano;
  • Cicloturisti, che usano la bici per turismo;
  • Agonisti, che usano la bici per le gare.
Questi gruppi hanno esigenze abbastanza differenti. Non è raro, anzi piuttosto frequente, che chi è interessato all'agonistica addirittura si rifiuti di usare la bici per spostarsi o fare turismo. Sono più interessati ad allenamenti e gare, e necessitano di spazi ampi e strutture dedicate, che nulla hanno a che fare con il resto della ciclabilità. 

Per esempio a Lione, dove sono stato quest'estate, il Comune ha realizzato una pista di downhill (nella foto) sulle pendici di una delle colline della città... ma non è ciclomobilismo, ovviamente.

Il problema viene, appunto, quando si tratta di dividersi le magrissime risorse disponibili, di dare le priorità. Ovviamente io vedo al primo posto il ciclomobilismo, seguito a ruota dal cicloturismo, con il quale è molto importante creare sinergie. 

Alla stampa italiana la differenza tra questi gruppi non appare molto chiara, e quindi viene fatto un mucchio di confusione. 

Purtroppo la sensazione è che la confusione si estenda anche oltre le soglie dell'amministrazione comunale... quindi rimane valida la richiesta, prioritaria, di costituire un gruppo di tecnici in grado di capire le differenze tra le varie discipline.

A noi ciclisti, il consiglio di trovare un equilibrio tra di noi prima di andare a parlare con l'Amministrazione, in modo da evitare di apparire troppo divisi. Infatti se chi fa le piste, non solo si fa nemici un bel po' di  automobilisti, negozianti e (ahimè) pedoni, ma non accontenta nemmeno i ciclisti, alla fine potrebbe anche perdere l'entusiasmo iniziale...


mercoledì 18 settembre 2013

Un altro ciclista che si è salvato PUP (Per Un Pelo)

Ieri sera sono stato ad una cena con colleghi di altri paesi venuti a Roma per un incontro. Abbiamo finito tardi e uno dei presenti mi ha riaccompagnato a casa con la sua auto, diciamo un SUV di quelli un po' piu' cittadini.

Percorrendo Corso Rinascimento arriviamo all'incrocio con Corso Vittorio, davanti a S. Andrea della Valle, e ci fermiamo al semaforo rosso. Il semaforo diventa verde e partiamo (io ero seduto dietro).

Svoltando a sinistra, il camioncino accanto a noi si allarga inaspettatamente, e il mio collega per evitarlo si allarga anche lui, con l'intenzione di passare a poca distanza dal marciapiede di Corso Vittorio. Tutto inaspettato, ma alla fine regolare.

Improvvisamente una frenata brusca... dal semaforo rosso di Corso Vittorio sbuca un ciclista, che pedala molto vicino al marcipaiede di Corso Vittorio. Lui probabilmente si sentiva sicuro (, ma era venuto a trovarsi, per l'improvvisa necessità di allargarsi del mio collega, proprio in rotta  di collisione... anche perchè evidentemente non stava prestando attenzione alle auto. Il mio collega se ne accorge un attimo tardi, perchè impegnato a tenere sotto controllo la manovra del camioncino alla sua sx... comunque inchioda e riesce a non evitarlo.

Tutto bene quel che finisce bene? Per fortuna, però una riflessione sull'indisciplina dei dueruotisti in genere (bici, scooter, moto): molto spesso compiono violazioni del CdS nel presupposto che gli altri utenti della strada, gli automobilisti, tengano comportamenti prevedibili e rispettosi del CdS. Insomma, si addentrano in quel margine di sicurezza che dovrebbe proteggerli... la versione stradale del detto "la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri".

Quando l'automobilista, il tramviere, il camionista, violano fanno a loro volta qualcosa di inaspettato, imprevedibile o addirittura si comportano anche loro da indisciplinati, si instaurano condizioni pericolosissime, con alte probabilità di incidente. Specialmente le doppie violazioni contemopranee tipo io passo con il rosso perchè non c'e' nessuno e non si può svoltare a sinistra, quell'altro svolta a sinistra anche se è vietato, ovviamente senza preavviso.

Questo per rendere un po' più oggettivo il discorso dell'indisciplina fatto spesso a tempo perso... sarebbe una buona lezione per LACU (se già non ne parlate).

martedì 17 settembre 2013

Trincee antibici: guastatori (ancora) al lavoro

Pare che Roma abbia deciso di rifarsi la rete del gas.

Tutto bene, peccato che non la possano appoggiare sulla strada, ma debbano fare un'operazione chirurgica, scavare una sottotraccia, posare i tubi, metterci sopra anche una bella retina gialla con scritto su "TUBO DEL GAS" a futura protezione di altri scavatori, e poi richiudono.

Richiudono e lasciano, come tutte le operazioni chirurgiche che si rispettano, una bella cicatrice. Lunga, irregolare, bozzoluta, impossibile da percorrere con una Hoptown, che in genere corre esattamente lungo la traiettoria delle biciclette, ovvero tra 50 e 80 cm dalle macchine parcheggiate.

Il problema l'avevo già trattato nel post SOS Salaria - Trincea antibici ma la situazione va peggiorando. Nella mia stanzetta dell'ufficio mi sono beccato una settimana di feroci lavori lavori davanti alla finestra (sto al piano terra) e quindi le variazioni di rumore mi hanno permesso di apprezzare (a costo di moderati ma di testa da rumore tutto il giorno) tutte le fasi dell'operazione.

Tutte ovviamente perfette, a parte l'ultima, il rattoppo. E ti arrabbi quando vedi che questa fine la fanno anche strade appena riasfaltate.

Al di la' di questo, la mia sensazione è che negli ultimi anni la situazione per noi ciclisti sia andata sostanzialmente peggiorando. A parte l'asfaltatura della pista del Tevere e il moderato allargamento degli orari per portare le bici in metro, tutto il resto è andato peggiorando. Non solo non ci sono state piste nuove, le vecchie sono scivolate in condizioni pietose, ma anche il fondo stradale è un incubo.

E pure sui marciapiedi si va male, sono tutti sconnessi! (dedicato a Marco Bikediablo)

Ci sarà un'inversione di tendenza? Lo stato del bilancio capitolino probabilmente impedirà grossi progressi, ma almeno -visto che ci mancano i soldi- spero in una razionalizzazione dei lavori, così da non rispaccare le strade appena rifatte!

sabato 14 settembre 2013

No, la Smart Mobility (in salsa romana) NO!!!!

Ho letto con orrore  che tra le iniziative della settimana della mobilità sostenibile vi è anche un convegno sulla Smart mobility.

Dico con orrore perchè noi a Roma la Smart mobility ce l'abbiamo già: sono tutti quei XXX che svicolano in giro su quelle diaboliche macchinette, pensando che se sono piccoli sicuramente non disturbano e non fanno male a nessuno.

Della smart mobility romana mi sono già occupato (tra gli altri) in alcuni post storici:

- totc toc.. guarda che vado dritto

- Vacanze pasquali: chiudono le scuole, si scatenano le auto

- Una trappola chiamata semaforo

- Parcheggiare male e poi lamentarsene… la gioventù che abbiamo bruciato

Vabbè, insomma, ci siamo capiti...

Pertanto se dovessimo proprio fare qualcosa, io consiglio di proibire la smart mobility a Roma...

Sono sicuro che tutti i ciclisti sono d'accordo con me.