Uno dei leitmotiv principali dei maghinari autosauri è che le strade non sono sicure a causa del comportamento indisciplinato di ciclisti e monopattinisti.
Amici ciclisti avete capito bene, non sono poco sicure perchè le macchine sfrecciano ben oltre i limiti di velocità magari facendoti il pelo, non sono poco sicure perchè si pasticcia costantemente sul telefonino, non sono poco sicure perchè non ci si ferma alle strisce pedonali, non sono poco sicure perchè si parcheggia ovunque... sono poco sicure a causa dei ciclisti e monopattinisti indisciplinati, e tra questi quelli che passano col rosso.
Evabbè, se si chiamano maghinari autosauri una ragione c'e', magari più d'una, ed in particolare perchè pensano cose come questa.
Intendiamoci, nessuno ha mai detto che passare col rosso aumenti la sicurezza stradale, ed i ciclisti (e monopattinisti) che lo fanno abitualmente prima o poi "smettono" (più che altro si tratta di selezione naturale). Come sanno bene anche i motociclisti... le quattro ruote sono più dure delle due ruote.
Qui parliamo di un'altro tipo di indisciplina, quella del ciclista che arriva al semaforo, si ferma, vede che l'incrocio è deserto e decide di ripartire senza aspettare il verde, tipo quello che succede tra Via Po e Viale Regina Margherita la domenica mattina alle 6 e 30. Oppure ad uno dei tanti "viottoli laterali" che incrocia la pista Nomentana.
Oppure all'incrocio tra Viale Angelico e Viale Mazzini.
E sì, perchè a sollevare un dibattito sul tema, sfociato sicuramente in polemica, non è stato il solito gruppazzo di maghinari autosauri ma la pagina fb di un gruppo ciclistico (ultimamente molto attivo, presentantomi con insistenza dall'algoritmo di fb) PE PRATI MTB ROMA, sostenendo che i ciclisti che passano con il rosso danno il cattivo esempio.
Il filmato del post e' esattamente quanto ho descritto prima, non un ciclista pazzo che attraversa la Colombo schivando le macchine in corsa con perizia e tempismo, ma un tranquillo incrocio cittadino dove con il rosso, prima passa un podista lento e tranquillo tranquillo e poi due ciclisti altrettanto tranquilli, senza che si veda un'auto.
Ovviamente su di un assist tanto ghiotto si è scatenato il peggio dell'autosaurismo talebano e parecchi tra quei sedicenti ciclisti (perchè molto spesso in realtà sono solo maghinari bugiardi) che considerano sacro quel Codice della Strada che di fatto sfavorisce la circolazione delle biciclette a favore di quella delle automobili (dei veicoli commerciali non parlo perchè lì entrano in gioco logiche differenti).
Ora, noi sappiamo che la bicicletta deve la sua utilità ed efficienza ad una combinazione unica di leggerezza e agilità che, a differenza dell'automobile, le permette di viaggiare ad una velocità media molto vicina alla velocità massima.
Velocità media che molto spesso è anche superiore, nel gate-to-gate, a quella delle automobili.
Pertanto i semafori per la bicicletta sono tempo netto perso, tempo che non è possibile recuperare andando al doppio o al triplo della velocità media, come può fare un mezzo a motore.
Ora che succede quando arrivi ad un semaforo rosso con la bici?
Beh, innanzitutto ti fermi. Se poi proprio non passa nessuno, allora ti viene la tentazione di proseguire senza aspettare che ritorni il verde. Questo avviene sempre se giri a destra, un po' meno spesso se vai dritto o devi girare a sinistra. Ma se non ci sono altri mezzi in transito all'incrocio la tentazione è comunque forte.
Questo succede anche ai pedoni, che attraversano sulle strisce ma se la strada è deserta attraversano fuori dalle strisce o addirittura con il semaforo rosso. Normale, nessuno si metterebbe a criticare.
Pare però che la stessa cosa non possa essere fatta dal ciclista, specie se allo stesso semaforo stanno fermi anche maghinari autosauri.
Dimensioni del mezzo, velocità caratteristica, non contano niente. Se applichiamo la stessa regola al parcheggio sul marciapiedi, allora abbiamo che non è possibile parcheggiare la bicicletta sul marciapiedi, proprio come un'automobile o un TIR... Pensa uno che lega al palo un bel TIR da 13 metri... non siamo assurdi.
Tra l'altro il web porta che in Colorado hanno adottato una regola, che mi sembra molto ben fatta, secondo la quale per i ciclisti il semaforo rosso è equivalente ad uno STOP, ovvero ti devi fermare, ma se non sopraggiunge altro traffico puoi passare. Razionale, non è vero?
Insomma, ricapitolando, nell'Italia dei massimalisti la bicicletta è obbligata a rispettare il rosso sempre e comunque.
E' un'Italia che però non adotta il Senso Unico Eccetto Biciclette (SUEB), il Colorado STOP e tante altre cose che renderebbero la circolazione efficiente. E a fronte di tanto massimalismo del cazzo continua praticamente indisturbata la strage quotidiana che insanguina le strade.
Inoltre ostacolando l'uso della bicicletta nel nome di un inappropriato quanto sterile parallelo con l'automobile affoghiamo nell'inefficienza, siamo un paese con una produttività stagnante da quasi quarant'anni che ci sta rendendo più poveri giorno dopo giorno.
PS.: c'e' solo un caso nel quale con il rosso non transigo e aspetto anche in assenza di traffico: quando ci sono ciclisti giovanissimi fermi a fianco dei genitori... allora aspetto e non passo, a loro sì che non bisogna dare un "cattivo" esempio. Devono imparare la regola, le eccezioni le vedranno da soli.