mercoledì 12 febbraio 2020

Da Campoleone alla Cina

Alla spasmodica ricerca di un passaggio campestre per Nettuno domenica scorsa ho provato a raccordare un paio di itinenrari poco battuti nella campagna ardeatina partendo dall'Appia Antica.

Se non che, arrivato al limite di Via di Fiorenello, mi si affianca un ragazzo (? 30 almeno) con una bella bici da strada, equipaggiata con doppia borsa anteriore e posteriore e tutto l'armamentario per un viaggio autonomo.

In un italiano stentato mi chiede indicazioni sulla prosecuzione dell'Appia. Dall'accento capisco che è francese, ma swittchiamo all'inglese porquois je ne parlè pas francais.

Mi pare che intenda dirigersi su Velletri (anche se immagino l'intenzione sua fosse quella di percorrere l'Eurovelo) e alla fine gli chiedo... da dove vieni? Bordeaux!

Minchia... e dove sei diretto? A Brindisi... e poi fino in Cina.

E me cojoni...

Ecco, c'e' chi va a Campoleone e chi va in CIna.

Gli ho risposto... beh, spero che quando arrivi il Coronavirus sia finito. Aggiudicare da quanto ci ho messo per arrivare a Campoleone, in Cina ci arriverei nel 2037 o giu' di li'

Amen.

giovedì 30 gennaio 2020

Attenti quando Jumpanellate

Ormai le rosse  del bikesharing romano sono diventate una presenza costante sia dentro che fuori dalle piste ciclabili.

Malgrado il costo non proprio popolare una buona parte di utenti che ha fretta le preferisce al bus e alle altre appilcazioni di condivisione di mezzi, dal motorino alle auto. Per quanto riguarda il costo poi si vedrà... confido o nella concorrenza o nella volontà di allargare il servizio, il cui limite principale rimane però la limitata area di copertura, che lascia fuori interi quartieri.

Vedremo la sfida con il monopattino, ma francamente se il tuo percorso si svolge su strada normale, la bicicletta secondo me è molto più sicura. 

Se quindi l'uso del bike sharing Jump rappresenta un buono sfogo per un'utenza che avrebbe utilizzato altri mezzi a motore, e magari un complemento/incentivo all'affidarsi alla rete di mezzi pubblici o condivisibili,  di contro le "nostre" piste sono frequentate da persone che sanno poco o nulla della biketiquette e delle convenzioni che noi ciclisti usiamo per non romperci le balle l'uno con l'altro.

Qualche settimana fa mi trovavo sulla Nomentana, anche a buona velocità, quando da dietro arriva un scampanellio... occhiata allo specchietto, vedo la bici e pochi secondi dopo accanto mi passa una Jump condotta da una trentaquarantenne chiaramente alle prime armi ciclistiche.

Dopo avermi superato rientra nella corsia di marcia normale, e ricomincia la procedura... scampanella alla bici davanti, poi si allarga, la sorpassa e via così.

Al semaforo rosso, ovviamente la raggiungo e la supero in quanto passo in anticipo (=col rosso) per la mia conoscenza delle successione delle fasi semaforiche e quindi il tutto riconcia un'altra volta... riscampanellata (da dietro), riocchiata allo specchietto (ma già aveio capito)  risorpasso e ririentro.

Alla fine della pista ci affianchiamo. Mentre aspettiamo che si esaurisca il flusso di macchine,  mi abbasso la fascia a copertura della bocca e apostrofo (in modo un po' brusco lo ammetto):

" ma la smette con quel campanello?"
"Ma io volevo solo avvisare che sorpasso"
"Scusi, ma quando guida la macchina che fa, ogni volta che sorpassa uno suona il clackson? Finirebbe subito a botte. Piuttosto la smetta di rompere i coglioni"

Al che, dopo questo cazziatone, riparte piuttosto contrariata... debbo dire anche io con me stesso per essere stato così antipatico.

In effetti sono stato un po' brusco, perchè non le ho detto quello che veramente volevo dire: va bene scampanellare per superare, ma in questo caso si scampanella quando stai di lato (anche con le auto).

La scampanellata o strombazzata da dietro è universalmente interpretata come: "Stai andando troppo piano, levati da cazzo che mo' passo io".

E questa è la peggior offesa che tu possa fare in strada ad un ciclista, fatta poi da un elettrico a un muscolare su di una pisa ciclabile è proprio il peggio del peggio del peggio del peggio...

martedì 21 gennaio 2020

E famola 'sta pista a Corso Trieste!!!

Nel mondo non ho mai visto una strada che attendesse una pista ciclabile come Corso Trieste! Giuro. 

Praticamente la attende da quando i pini erano bassi bassi (circa 1930), ma poverino nessuno gli ha mai dato retta. Ogni volta che se ne è parlato sono piovute critiche feroci. 

Pero' questa volta non tanto dagli automobilisti, che non perderebbero posti di parcheggio se non in misura esigua, ma dai paesaggisti, e quartierocoppedisti che vedono un oltraggio una pista ciclabile passare all'ombra dei pini... neanche fosse l'autostrada Roma-Latina. 

In realtà più che di raffinati quartierocoppedisti  Vanvitelliani si tratta di quelli che storicamente usano l'aiuola centrale come cacatoio dei loro amici a quattro zampe. Con la pista (che comunque non prenderebbe tutta l'aiuola) potrebbero trovarsi a non avere tutta l'aiuola per loro, e addirittura cambiare cacatoio, e non è così facile in zona.

Ora la sentenza di morte a carico degli storici pini ha riaperto di prepotenza la partita. Non che i pini fossero un ostacolo per la pista, ma adesso è sicuro che andranno per la maggior parte tagliati e ripiantati. Insomma al corso verrà fatta la proverbiale "boccia", con sconvolgimento delle aiuole per togliere radici e ceppaie e ripiantare le nuove essenze.

Ebbene quale migliore occasione per farci ANCHE una pista magari una di quelle fatte in terra battuta e resina ecologica, che lascia passare l'acqua!

La pista sfioccherebbe dalla ciclabile nomentana e arriverebbe fino a Piazza Annibaliano, fermata Metro B1, collegando nel percorso scuole come Giulio Cesare, Avogadro e Settembrini. 

Consentirebbe anche l'uso sicuro di Corso Trieste anche ai monopattini, levando (e non è poco) dalle palle degli automobilisti tutti questi mezzi sempre più numerosi e francamente fastidiosi... e soprattutto consentirebbe di usarli ad un sacco di studenti, scaricando la strada di traffico e anche i mezzi pubblici.

Insomma, sono vantaggi per tutti, dobbiamo cogliere e far cogliere all'amministrazione e al secondo municipio questa palla al balzo.

venerdì 17 gennaio 2020

Quant'e' bella Roma senza diesel

Per una serie di circostanze abbastanza impreviste, negli ultimi due giorni mi sono trovato a fare circa 60 km con la bicicletta in città, percorrendola  da un capo all'altro.

 Non vi posso descrivere il mio stupore nel vedere così poche macchine in giro,  cosa che ha favorito una velocità media da paura, superiore e 15 km all'ora. 

Solo scendendo su questa terra  dal mio empireo Marziano ho scoperto che l'apparente scarsità di automobili dipendeva dal blocco dei diesel messo in atto dalla sindaca come misura per contenere lo strabordante inquinamento da pm10.

Il miracolo è andato avanti per ben 3 giorni dove la densità di traffico è stata nettamente inferiore a quella solita. 

Qualcuno dirà:  "Ma hai respirato un sacco di monnezza". 

Beh, su questo io non sono proprio sicuro, Infatti si le particelle pm10 hanno un livello molto alto il blocco delle vetture diesel ha fatto sì che come ciclista non mi respirassi in diretta le emissioni degli scappamenti prima che andassero a formare la media delle particelle nell'atmosfera di Roma.
Quindi dal mio ignorante punto di vista secondo me ho respirato meglio in questi giorni che non le stesse giornate quando Roma è piena di macchine diesel.

Siccome non sono proprio totalmente ottuso mi sono chiesto che cosa abbiano fatto i possessori di diesel in questi giorni. 

Francamente nel mondo del lavoro che frequento io, quindi quello ministeriale, non mi pare di aver osservato grandi problemi, ovvero la gente che normalmente veniva in ufficio ha continuato a venire in ufficio, le riunioni sono state fatte...  e e anche persone che venivano da altre città sono arrivate da altre città lo stesso.

 Sarebbe interessante sapere quindi cosa è successo nella realtà ai veri possessori di diesel. 

Sono rimasti a casa? Hanno perso quattrini per questo blocco? Oppure hanno semplicemente rimandato le loro faccende ad un altro giorno? O ancora erano persone che non avevano niente da fare e quindi hanno deciso di farlo un altro giorno? Forse non lo sapremo mai-

Così come sarebbe interessante sapere che cosa è successo al trasporto pubblico in queste giornate, in particolare agli autobus che si sono trovati a girare con non più del 60% del traffico abituale. Studiare queste variazioni è fondamentale per capire come potremmo sistemarci come una riduzione stabile del traffico veicolare.

Purtroppo non è Roma il posto dove si possono fare queste analisi raffinate.

A chi come me gioisce per il blocco dei diesel volevo però proporre un tema di riflessione ambientale. 

Infatti il motore diesel ha un effetto locale negativo, ma rispetto alle emissioni di anidride carbonica è molto più efficiente del motore a benzina. Gli stati si sono resi conto che tutte le limitazioni poste all'uso del diesel migliorano oggettivamente la qualità dell'aria delle città, ma pongono seriamente a rischio il raggiungimento degli obiettivi di contenimento delle emissioni di carbonio.

 Sembra facile fare gli ambientalisti, vero?

Un altro tema interessante e che sembra che il blocco dei diesel non abbia migliorato molto la situazione è che comunque l'inquinamento da particelle ha continuato ad aumentare in tutti questi giorni, potendo se ne del blocco del diesel. Questo sta scatenando un po' di reazione da parte della gente danneggiata ma dovrebbe anche portare a qualche riflessione sul fatto che probabilmente il blocco del diesel non basta e che gli euro 6 alla fine Non inquinano più di tanto. 

Mentre inquinano tantissimo gli autobus EURO 2 o Euro 3 dell'ATAC che dovrebbero essere quanto prima ritirati dall'uso.

martedì 7 gennaio 2020

Il Patto degli Autovelox

Le ultime e terrificanti vicende di investimento pedoni (per non dire di noi ciclisti) non fanno altro che ripeterci la solita storia, si va troppo veloce e spesso pure ubriachi.

Per chi gira ubriaco non è facile trovare un filtro se non aumentando in maniera massiccia i controlli  gli orari e nelle zone di rischio. Ho però molti dubbi che si possa fare qualcosa di significativo nel breve periodo. 

Invece si può fare, parecchio e rapidamente, nel campo del controllo della velocità semplicemente aumentando il numero degli autovelox in giro, prendendo così altamente improbabile che un guidatore poco attento possa mantenere la patente a lungo.

Per esempio paesi come quello nel quale sono morte 7 persone di un gruppo, quindi paesi o frazioni che sono posti lungo un'unica strada di attraversamento,  possono essere protetti con un autovelox all'ingresso è uno all'uscita, in modo tale che  il guidatore sia costretto a tenere un profilo di guida vicino a quello teoricamente previsto, ma ancora non imposto, dalle autorità.

Certo, questa misura non ti salva dall'ubriaco in Porsche, ma probabilmente lo rende normalmente più calmo. Infatti mi piacerebbe sapere se il responsabile del disastro era normalmente rispettoso dei limiti di velocità e quella sera è stata una terribile e tragica eccezione, oppure era uno abituato premere sull'acceleratore confidando nelle prestazioni della macchina e nella sua abilità di pilota.

Sono anche un tifoso dell'integrazione semaforo/autovelox in quanto scoraggia i comportamenti rischiosi ai semafori. Non solo, ma se ogni semaforo avesse anche la sua brava webcam probabilmente adesso sapremmo cosa è successo veramente quella maledetta sera del 21 dicembre su Corso Francia.

In ogni caso è chiaro che in Italia vi è un grosso deficit di controllo automatico, e si pensa che tra Latina e Roma, su una delle strade più pericolose del centro Italia, vi è un unico autovelox per corsia e quindi tutti fanno come vogliono. 

Proprio dall'esperienza della Pontina, e anche dalla Cassia bis per esempio, ritengo però che una massiccia diffusione degli autovelox richieda almeno due ulteriori accorgimenti. 

Infatti una gran parte di automobilisti rimane terrorizzata alla vista dell' apparato e invece di proseguire abbastanza vicino al limite di della strada  riduce la propria andatura normale di 20, 30 o addirittura 40 km all'ora sotto tale limite, magari anche perche' quale sia il limite non è proprio chiaro. 

Creando quindi ingorghi e pericoli di tamponamento.

Per evitare questi problemi occorrerebbe fare un patto degli autovelox, come per esempio ho visto fare a Cipro, e tarare i misuratori di velocità 10 km all'ora sopra il limite fino alla velocità di 50 km all'ora e 5 km all'ora per velocità al di sotto dei 50 km/h in modo che il guidatore possa continuare senza timore in prossimità del limite di velocità. Inoltre scrivere su ogni autovelox il limite di velocità per quel tratto di strada.

Perchè 10 km/h? Perchè questo taglierebbe al testa al toro degli indecisi, 10 è un limite operativamente significativo sulla strumentazione di bordo e lo capiscono tutti. 

Ristabilirebbe un rapporto corretto tra cittadino e amministrazione pubblica ed eviterebbe rallentamenti inutili e pericolosi in prossimità delle  apparecchiature di controllo.

mercoledì 1 gennaio 2020

Unpopular Things stagione 2020

(Grazie a Silvia per la foto, non so nemmeno se è stata presa a Roma)

L'anno vecchio si apre con l'assordante insuccesso dell' ordinanza anti Botti firmata donna sindaca raggi nell'ultimo scorcio del 2019. Debbo dire che sono anni che non sentivo un tale rombare di artiglieria.

Ora, a tutti appare chiaro che la sindaca non avesse alcuna intenzione di fermare veramente i botti di fine d'anno, altrimenti avrebbe emesso l'ordinanza all'inizio di settembre e avrebbe vigilato affinché i botti non fossero messi in vendita e acquistati (ammesso che sia possibile per quelli legali). Ma  una volta che questi ordigni hanno raggiunto le case di certo non stanno riposti negli sgabuzzini perché la sindaca ha messo un'ordinanza.

Né d'altra parte si può contare sul potere interdittivo dei vigili urbani per arginare un fenomeno di massa. 

Morale della favola l'ordinanza anti Botti è stata firmata solo per far contenti gli animalisti. Fiato sprecato perche' la media della gente intende festeggiare l'anno nuovo come crede... Però in questo processo la sindaca ha perso ancora un pezzettino della sua già bassissima credibilità.

Questa vicenda ha innegabili analogie con alcune battaglie che la "comunità ciclistica romana" sta cercando di combattere, e di far combattere ad alcuni segmenti dell'amministrazione comunale.

Dopo l'incidente di Corso Francia si è scatenata la corsa alla follia antiauto e, per esempio, invece di dire banalmente "ma a noi ciclisti che ce frega di Corso Francia, alla fine è la piu' segregata delle strade romane, peggio della sopraelevata" ci si è scatenati sulle auto assassine, dobbiamo "riprogettare le citta'" e altre follie del genere. 

Magari anche ragionevoli nel futuro distante, diciamo di qui a mezzo secolo, ma totalmente irrrealizzabili nell'arco della nostra esistenza residua.

Un po' come quelli che vaneggiavano l'abbattimento della sopraelevata, che poi si è scoperto essere limitato a quel pezzetto dalla Tiburtina a Ponte Lanciani... nessuno ha mai pensato di togliere il vero vulnus alla città, ovvero il tratto di Via Prenestina e di San Lorenzo, perche' in assenza di una rete di mezzi pubblici adeguata avrebbe ri-gettato quei quartieri nel caos totale.

Comunque sia, per ottenere qualcosa di concreto e duraturo occorre, come dice il proverbio, dirigere gli sforzi sulle cose che si possono cambiare, sopportare le cose che NON possiamo cambiare e essere abbastanza saggi da distinguere le une dalle altre. Che poi è il miglior augurio di sempre per qualsiasi anno nuovo.

Va poi considerata una cosa... solo un sindaco molto stimato ha abbastanza carisma da far accettare alla cittadinanza cose che all'inizio sono impopolari ma poi funzionano (nota... "ma poi funzionano"  va inteso come "per  la gente media"). 

La stima per la Raggi è in continua diminuzione e non è stata cacciata a furor  di popolo solo perchè oggettivamente mancano pretendenti che si vogliano caricare il terribile fardello dell'amministrazione di questa città.

A parte le poche piste ciclabili approntate (Nomentana, Tuscolana e in fase di realizzazione la Prenestina) dal punto di vista del trasporto "non automobilistico" è stato un continuo scendere nell'abisso, con un'ATAC allo sbando e addirittura la metropolitana ormai non più funzionale, con tante stazioni chiuse.  

Quel pochissimo fatto rientra in una gestione dove ormai ogni atto di ordinaria amministrazione viene proposto come un successo straordinario e come fosse finanziato con i soldi personali del Sindaco (e non con quelli usciti dalle nostre tasche).

L'unico barlume di realismo è che dopo anni di stronzate adesso, a denti stretti, si ricominciato ad ammettere che dopotutto la Metro C può servire a Roma...

Quindi per il 2020 godiamoci quanto abbiamo e speriamo che in un anno si riesca a completare la bikelane della Prenestina...  sperando che il successore della Raggi non faccia campagna sulla cancellazione delle piste fatte... 

Pensiamo e anche soprattutto alla nostra sicurezza, ma in termini concreti (i sacrosanti autovelox) e non ideologici, stando attenti a quelli che  invece pensano soprattutto vogliono a farsi una carriera politica (ancorchè all'opposizione) vendendosi l'irrealizzabile, o semplicemente cercano un'altra rivoluzione da fare dopo il fallimento di quelle comuniste.

La guerra alle auto fine a se' stessa non ha senso. 

Parliamo di limitazione del traffico automobilistico e comunque dobbiamo essere consci che si potrà farla solo quando ci sarà un sindaco capace di migliorare concretamente il trasporto pubblico, come fece a suo tempo la coppia Rutelli-Tocci.

Auguri a tutti e buone pedalate.