domenica 18 novembre 2018

Lascia il Bus e prendi la macchina... i cordoli alla prova del natale.

Secondo me l'argomento piu' difficile da trattare per un sindaco di Roma e' l'eccesso di automobili nella citta'.

Se vi ricordate gli ultimi tempi della giunta Marino, l'assessore killer (della giunta) Esposito, durante un incontro con le associazioni dei ciclisti, disse che "Dire che a Roma ci sono troppe auto e' fare ideologia".

Purtroppo non e' ideologia, ma geometria. A Roma ci sono troppe auto rispetto ai parcheggi disponibili, quindi prima o poi un aggiustamento della situazione, il famoso scoppio della bolla, dovra' avvenire.

Ora una delle prime mosse sensate dell'amministrazione Raggi, a oltre due anni dal suo insediamento, e' stato l'aver rinforzato alcune delle preferenziali esistenti con cordoli.

Questo allo scopo di evitarne la violazione di convenienza o necessita', come per esempio a Viale Libia (includendo tutto l'asse da Piazza Gondar a Piazza Annibaliano) dove la corsia normale era utilizzata per la sosta in doppia fila e quindi le auto erano costrette a circolare sulla preferenziale.

Bene, lasciando perdere per quale motivo adesso che c'e' una ricca metro B1 che scorre esattamente sotto il tracciato si debbano avere tanti bus in superficie, perche' per esempio non attestare l'80 a Piazza Annibaliano, il provvedimento e' stato efficace. Come venne fatto di fronte al re del Tiramisu' (che peraltro dopo tante storie e' ancora li').

Niente sosta in doppia fila, autobus abbastanza veloci, biciclette nella preferenziale (io avrei ristretto la strada ad una sola corsia, allargato i marciapiedi e fatto di Viale Libia un viale un viale da passeggio... ma non c'e' stato il coraggio o la lungimiranza).

Chi ci sta "rimettendo"? A loro dire i commercianti che hanno perso tutta la clientela abituata a fermarsi in seconda fila. D'altra parte era da aspettarselo, quindi la seconda tranche della mossa e' mettere a pagamento i posti anche per i residenti, in modo da tenerli disponibili per chi viene a fare le compere.

Giusto, giustissimo, saranno a pagamento dalle 10 alle 18 anche per i residenti. Pero' solo i giorni lavorativi, quindi sotto le feste, quando i negozi rimangono aperti e  si fanno le compere soprattutto sabato e domenica, il provvedimento non vale. Evidentemente c'e' stata l'idea di non mettere troppo sale sulle ferite. Quello che fa ridere e' come l'ha messa giu' l'assessore (Quotato da Romatoday).

Prima la citazione giusta:
Strisce blu a pagamento anche per i residenti: dove, da quando, perché
"Se vogliamo rendere questa città un luogo leggermente migliore, più sano, vivibile, sicuro, ognuno deve rinunciare a un pezzettino (ma proprio piccolo) di comodità individuale".

Giusto, giustissimo. Ma poi:

Strisce blu a pagamento anche per i residenti: dove, da quando, perché
"Innanzitutto chiariamo la proposta (che potrebbe essere sperimentata nel periodo natalizio)- spiega Stefàno- dalle 10 alle 18 (o 19), solo i giorni feriali, i residenti non saranno esentati dal pagamento della sosta tariffata esclusivamente negli assi menzionati (nelle vie limitrofe, parallele, tangenziali, continueranno ad essere mantenute le attuali esenzioni). In sostanza chi usa l'auto quotidianamente neanche si accorgerà della modifica"

Che a leggerla bene, penalizza chi proprio chi lascia la macchina a casa per prendere (per esempio) il bus, la bici, etc.
Quindi e' come se l'assessore stesse dicendo: Prendi la macchina e lascia il bus.
O ragazzi, neanche Esposito c'era riuscito. Neanche con Alemanno... 

lunedì 12 novembre 2018

Raggi 3 Maggi 1

Rispettando i fin troppo facili pronostici della vigilia, i nazionalpopolari con le 5 stelle sul petto hanno battuto i radicalchic 3 a 1 all'\olimpico in una magnifica giornata di sole.

La sconfitta non sembra preoccupare  il Mister radicalchic piu' di tanto. Considerata la consistenza numerica delle due squadre, qualcuno temeva un secco 6 a 0, che pero' non si e' verificato. Anzi.

Anche perche' per i nazionalpopolari le cose erano cominciate ad andare bene gia' dal giorno prima, quando la loro allenatrice aveva scampato una squalifica che l'avrebbe posta fuori gioco per tutto il resto del campionato (quello che poi era successo al suo predecessore). Quindi forti di una rinnovata grinta sono andati in campo.

Malgrado questo hanno vinto ma non stravinto, e non hanno conservato nemmeno la loro rete inviolata.

Peraltro fino al fischio d'inizio tutto sembrava in discesa. Infatti quando la squadra radicalchic, in magliette di Prada e scarpini di Vuitton, diceva privatizzazione, tutti quanti pensavano all'inevitabile aumento delle tariffe.

E se l'aumento delle tariffe in cambio di maggiore efficienza sarebbe stato anche benvenuto per chi ha reddito accettabile, e magari ne vuole produrre altro, per i tanti altri che gravitano su Roma in una condizione di precarieta' e indigenza il servizio deve rimanere cosi' come e'.

A costo zero per le loro tasche, che magari le tasse comunali neanche le pagano. Schema di gioco a catenaccio ampiamente collaudato da generazioni di Romani, e in voga pure con Napoli ai tempi dell'allenatore Masaniello e poi Franceschiello etc. etc.

Malgrado il catenaccio  radicalchic sono andati a segno una volta, cosa impensabile fino all'anno scorso, peraltro al costo di veder la propria rete perforata in contropiede, anche se non tante volte quante ne sarebbe piaciute all'avversario.  Embe' perche' la realta' e' innegabile.

Andando a vedere le singole azioni di gioco, e' chiara la fantasia manovriera dei radicalchic, anche se questa fantasia e' ancora troppo distante dall'efficacia necessaria per vincere un match.

Ogni tanto du' battute alla Marchese del Grillo (io so' io...) non guasterebbero. Da sempre qui si preferiscono i maghi brasiliani a quelli nordeuropei, cosi' da essere sicuri che qualche indulgenza verso i vizi locali possa esserci.

Il catenaccio nazionalpopolare avra' invece sempre piu' difficolta' ad essere replicato, e non certo per mancanza di volonta' dell'allenatore. Il problema e' che il servizio e' sempre peggiore in qualita', tanto che chi deve veramente produrre fa di tutto per passare al mezzo privato, foss'anche la bicicletta.

Il guaio nuovo, e molto recente, e' che non solo la qualita', ma anche la quantita' ha ceduto, in una spirale che ci vede al 20% in meno delle percorrenze da contratto si servizio. E la cosa pesa sui bilanci. Tanto che meno servizio meno soldi, meno soldi meno servizio.

Al tempo stesso la societa' non ha risorse per cambiare gioco e prima o poi dovra' ricorrere alle tasche dei tifosi.

Tutti parlano di biglietto, ma in realta' quelli che sono il buco nero sono gli abbonamenti. Gli abbonati prima o poi dovranno pagare una cifra piu' congrua, se non altro, appunto, perche' il Comune e' rimasto senza soldi puro lui.

Detto questo l'allenatore nazionalpopolare ha incassato la vittoria e promesso il rinnovo del gioco. Purtroppo si e' gia' giocato meta' del primo contratto e quindi non si capisce quando pensa di vincerlo questo scudetto.

O almeno agguantare la Champion.

sabato 10 novembre 2018

Se l'araggi l'adevi aregge n'antropo'

Francamente sono sollevato dalla sentenza di assoluzione... certo perche' il fatto non costituisce reato da' piu' l'idea di un diverbio tra magistrati, che una vera e propria assoluzione (azz... Marino e' stato condannato in appello), comunque tant'e'. Siamo piu' sereni.

Anche perche' dopo tangentopoli, alla redenzione dell'Italia per via giudiziaria non ci credo più.

I riti e le mentalità di tangentopoli erano troppo radicati nel ns modo di pensare e di comportarci per pensare che una grattatina di nomi illustri potesse rinnovare il paese.

All'epoca avevamo gia' tutto. Anche il Travaglio. A quell'epoca il ruolo del Travaglio, l'antitaliano, lo faceva Bocca, che appunto teneva una rubrica nella quale fustigava i costumi della prima repubblica.

Insomma, nulla di nuovo, nulla e' servito, sappiamo come va a finire.

Detto questo vediamo che scenari ci aspettano.

1) Finale western classico
Virginia si rende conto che non ha la stoffa per fare la sindaca. Ora che non e' piu' a rischio  apre il suo cuore si toglie la stella dal petto e si dimette, dedicandosi ad un lavoro normale.

2) Autodafe'
Virginia finalmente fa un autodafe' di questi primi anni di sgoverno cittadino, investe una decina di assessori di provata serietà ed esperienza ed inizia una nuova vita per Roma, fatta di decisioni serie e meditate, politiche lungimiranti, visioni del futuro da città moderna. Roma ritorna Caput Mundi in pochi anni.

3) La Grincha
Virginia si vendica contro i romani, colpevoli di non reggerla più, e da' inizio ad una anti-amministrazione che porta rapidamente Roma sotto il livello di vivibilità. Dico molto piu' rapidamente di quello che è successo fino ad ora.

Insomma, si prende il manuale del perfetto 5stello e lo applica alla lettera. Niente metro, zanzare combattute con metodi omeopatici, etc. etc.

4) Business as usual
Virginia come niente fosse continua lo sgoverno di questi anni, aspettando serenamente che il mandato spiri.


Ovviamente le soluzioni 1 e 2 appaiono fortemente improbabili, la 3 mica tanto, la 4 quella che richiede meno energia e quindi insomma quasi quasi. Probabilmente un misto 85% di quattro, 15% di tre, ma spero proprio di sbagliarmi.

Speratelo tutti.




domenica 4 novembre 2018

El baiklane PASA (Molto piu' bravi a cancellare Blues)



La solerzia mostrata nel cancellare la ciclabile popolare sul ponte Ponte Principe Amedeo di Savoia  Aosta, ormai ponte PASA, fa indispettire parecchio.

Specie se la si confronta con la solerzia nel tappare le buche, rimuovere i rami caduti, o peggio rinfrescare i passaggi pedonali che ormai sopravvivono solo nella memoria dei residenti...

Oh, intendiamoci... non e' che ciascuno arriva e si fa la propria segnaletica... e' chiaro che non possiamo tutti diventare auto-urbanisti e disegnarci stop e sensi unici, o parcheggi come meglio crediamo.

Pero' la piccola bikelane del PASA, che come l'Isola non trovata scompare e riappare, da' chiaramente l'idea di come si potrebbe realizzare una rete di infrastrutture minime ciclistiche senza spendere una fortuna e in modo abbastanza rapido.

Magari, nel caso specifico, avrei preferito una pista sul marciapiedi che continuasse sotto il traforo fino a Via di Porta Cavalleggeri... quella sarebbe stata veramente efficace, anche perche' cosi' si sarebbe potuto immettere nel sistema un po' di contraflow, cosa che a noi ciclisti non fa mai male in una nazione dove il senso unico eccetto biciclette (SUEB) non parte mai.

Ora... ci siamo scontrati ancora una volta con uno di problemi alla base del dissesto romano, peraltro poco trattato dai vari Sindaci, ovvero la scarsa voglia di fare dell'amministrazione, Scarsa voglia che purtroppo si riflette nella scarsa qualità e quantità delle cose fatte.

Solo Marino aveva cercato di tracciare non tanto la quantità, ma anche la qualità del lavoro, per esempio installando il GPS sulle spazzatrici AMA (che cmq non è amministrazione capitolina). E mal glie ne incolse.

 Tra parentesi questo impegno non proprio primario e' anche dimostrato dall'alto tasso di assenze riportato in un articolo del Messaggero, che dimostra come in media un dipendente dell'Amministrazione capitolina faccia 27 giorni d'assenza l'anno.

Un mese dicono loro, ma se sono giorni lavorativi e' quasi un mese e mezzo, miei cari.

Comunque , se nel post di qualche giorno fa lamentavo i dieci milioni e passa spesi per il referendum e non per le piste, e' anche vero che una citta' ciclabile non significa solo fare le piste costose, ma sfruttare quello che c'e' (o che e' in fase di realizzazione) con un po' di fantasia e creatività.

Purtroppo neanche stavolta ci siamo in maniera apprezzabilmente diversa.

D'altra parte è proprio una delle rivoluzioni culturali delle quali abbiamo bisogno. In particolare l'organizzazione e la valorizzazione del lavoro che, dal punto di vista pratico, rimane terribilmente in basso nelle priorità nazionali.

giovedì 1 novembre 2018

In morte di obike

Ragazzi... siamo di nuovo senza bikesharing.

Non credo che moriremo pero'

Ho letto che Obike Italia si e' ritirata dal mercato, seguendo il fallimento della casamadre.

Come ultimo motivo viene citata una percentuale troppo alta di atti di vandalismo e privatizzazione delle sue biciclette.

Percentuale che peraltro non sembrerebbe confortata da dati statistici.

Il bike sharing è una cosa molto comoda se fatto bene, e molte città fanno bene. Frequentando molto Bruxelles, qualche volta, specialmente nei mesi estivi, prendo il Villo! per farmi qualche escursione delle parti più distanti e meno conosciute della città.

Pero' siamo alle solite, le bici sono molto poco attraenti, e alla fine a meno che non vai in discesa, andare a piedi e' concorrenziale. Tanto è vero che mentre all'inizio le bici del Villo! erano frequentissime, adesso solo un ciclista ogni tanto le utilizza.

A Roma mi sono iscritto pure io a obike e, dopo vari tentativi abortiti, sono anche riuscito a prendere le famose biciclette arancioni. Pero' il noleggio non riuscito è diventare ne' un'abitudine ne' una cosa fatta volentieri.

Essendo un utilizzatore abituale della bicicletta, normalmente giro con la mia personale.

Ciononostante l'utilità di un bike sharing e' notevole, soprattutto se a flusso libero.

Ci sono i giorni nei quali non hai la bici (per esempio quando la porti per manutenzione) o perche' non l'hai potuta prendere o non passano i mezzi pubblici. Insomma, malgrado la bicicletta personale, anche io ho un sacco di motivi per servirmi del bike sharing.

Pero'... c'e' sempre un pero'. Vari in questo caso.

La periferia non è servita. Sulla Prenestina l'area delle obike si fermava a Piazzale Prenestino, questo me le rendeva di fatto inutilizzabili per gli spostamenti periferici.

Pero', il pero' piu' grande, anzi un vero e proprio PERO', di piu'... un porompomPEROPERO', riguarda la qualità delle biciclette. Capisco infatti che le bici da bikesharing, e in particolare quelle a flusso libero, non possano avere buone prestazioni altrimenti diventano troppo appetibili ai ladri.

PERO' le obike erano talmente scadenti in termini di prestazioni, da essere addirittura frustranti.

Pensare di andare dalla Prenestina a Termini in obike fa venire i brividi. Anche se lo fai, la velocità e' poco più di quella pedonale, e sudi più del doppio. Non sono, ma non avendo un portapacchi e' anche difficile portarci qualunque cosa che piu' grande del cestino in dotazione, per esempio un piccolo trolley se parti con il treno.

Se poi o scopo è ludico, allora ti godi di più una bella passeggiata... pensare di usarla per andare a Ostia Antica è semplicemente assurdo. A piedi vai un po' piu' piano ma almeno non fatichi in maniera spropositata.

Per quanto mi riguarda, dopo le prime esperienze mi e' proprio passata la voglia,  e io parlo da ciclista abituato a pedalare. Figuriamoci poi chi non pedala abitualmente...

Quindi, alla fine, della conclusione di questo bikesharing di Roma non e' che mi importi piu' di tanto. Rimangono pero' aperte due questioni:

1) Il bikesharing  dovrebbe anche essere ecologico... tutti queste bici inutili di cattiva qualità sono un cumulo enorme di rottami, che sono costate fior di energia per essere fabbricate e costeranno fior di energia per essere smaltite. Bel guadagno ecologico... almeno le vecchie bici del Comune di Roma sono state rubate per essere utilizzate...

2) Ma quale bikesharing ci vuole per Roma? Le finanze del Comune non ci permettono di fare praticamente nulla. D'altra dimensioni e orografia della nostra città chiedono bici di qualità... non mi pare che qualcuno abbia ancora pensato alla soluzione giusta.

C.. mi ero confuso tra obee e obike... vabbe' la sostanza mica cambia







domenica 28 ottobre 2018

Se l'araggi nun l'areggi piu'

Mi dispiace per quella parte dei suoi elettori che sono persone serie e avrebbero meritato un esito migliore…  ma che l’attuale sindaca di Roma non avesse la stoffa per tale compito era chiaro sin dall’inizio.

Come dice Bruce Willis in  last man standing… troppo leggerina.

Non aveva capito con quale impresa si apprestava a cimentarsi.

Ora la manifestazione di sabato 27 ha portato un bel po’ di pariolini ad esprimere il loro estremo disappunto (rabbia e’ forse una parola troppo forte) nei confronti di un’amministrazione che obiettivamente, nei quasi tre anni di mandato, ha ulteriormente peggiorato le gia’ pessime condizioni di una citta’ quasi abbandonata a se’ stessa.

Una citta'  che da Rutelli non ha avuto piu’ sindaci che sapevano cosa stessero facendo.

La manifestazione ha rotto un silenzio doloroso che molti romani hanno tenuto dopo che la citta’ e’ stata consegnata cinicamente a M5S dal PD renziano. MR sta ancora pagando il tradimento fatto agli elettori di Marino, e per quello e’ stato condannato all’esilio politico. Anche se lui fa finta di niente nessuno a Roma lo votera’ piu’.

Per carita', nessuno si aspettava che la citta' si risanasse di colpo con la Bacchetta Raggica... e per questo alla sindaca sono stati concessi due anni di bonus per portare qualche risultato. Ma che ormai il carisma della prima Sindaca di Roma stia a zero lo denota anche il fatto che la manifestazione e’ stata ideata e organizzata da 6 donne.

La manifestazione e’ solo il primo passo del calvario che ci aspetta nei prossimi anni. Infatti, Virginia sta doppiando la meta’ mandato senza aver fatto nulla di concreto per i grandi problemi di Roma e senza dimostrare di averlo capito, se non ci credete guardatevi il suo intervento alla festa M5S del Circo Massimo.

Avendo sconfessato, per crearsi un serbatoio di voti, le poche azioni importanti fatte da Marino, i principali attori della scena romana, AMA, ATAC e Vigili Urbani sono di nuovo allo sfascio.
La ricerca di una fantomatica onesta’ (ma non quella intellettuale per carita’) da usarsi non come guida delle azioni, ma come arma contro i nemici anche interni ha bloccato la contrattualistica pubblica.

Se poi si pensa che una delle sue prime azioni e' stata quella di bloccare l'avanzamento della Metro C...

Coloro che gonfiavano i canotti all’epoca di Marino sembra che non abbiano nemmeno assegnato i contratti per la pulizia delle caditoie dell’acqua (i tombini, NdT). La raccolta dei rifiuti fa passi indietro e il referendum su ATAC testimoniera’ come viene vissuta la faccenda.

Per quanto mi riguarda a livello amministrativo il tanto peggio tanto meglio, cosi' in voga nella contesa politica nazionale, mi fa orrore. Non m’importa il colore del gatto purche’ acchiappi il topo, e a Roma sappiamo quanto di acchiappare i topi se ne senta il bisogno!

A questo punto per Virginia l’unico modo di venirne fuori sarebbe dare il via ad una vera operazione onesta' e ammettere pubblicamente il fallimento e provare a cambiare rotta.

Con un governo amico come l’attuale sarebbe ancora possibile, a patto di lasciare mano libera a quelli che i problemi sono in grado di risolverli sul serio (ammesso che la Lega non intenda subentrarle).

Cominciando da ATAC, AMA e Vigili Urbani. Pero’ per favore basta con le scie chimiche, i no vax e tutte le altre idiozie che M5S ha potuto coltivare tanto era all’opposizione.

Per cui Virginia, grazie per la pista ciclabile, spero che prima di lasciarci tu ne faccia almeno un’altra..
Ma Roma sta affondando e tu sei peggio di Schettino. Quindi torna a bordo, cazzo, o lascia il posto a qualcuno meglio di te.

giovedì 25 ottobre 2018

Lo zio di tutti i referendum... erano meglio le piste!

Sono tanti anni che ci sentiamo dire che a Roma non si possono fare le piste perche' mancano i soldi... salvo poi scoprire che il referndum su ATAC costera' tra i dieci e gli undici milioni di euro, se ricordo bene circa il 33%, un terzo,  della cifra che sarebbe servita a ciclabilizzare Roma ai tempi di Alemanno.


Se permettete ho il diritto di essere un po' incazzato, come tutti i ciclisti, come tutti i romani.

Incazzati non perche' il referendum non sia legittimo. Ma visti i precedenti e' particolarmente inutile.

Dalla mia esperienza professionale avere un fornitore 100% statale ha vantaggi e svantaggi speculari ad averne uno privato. Se da un lato il fornitore statale, o comunale, e' funzionale alla tua politica, dall'altra parte quando va male ti carichi tutte le perdite, e comunque se lo multi (quando non rispetta l'accordo fittizio che ha  con te) multi te stesso.

Un privato invece avra' attenzione ai costi. Pensera' soprattutto, magari non esclusivamente, al proprio tornaconto e quindi se non stai attento a gestirlo non fara' i tuoi interessi.

Dopodiche' la storia dei contratti di Roma Capitale non viene portata ad esempio nei libri di economia liberista... Non solo, ma poi ti tiene per le cose (si', quelle) con l'occupazione... come "mi dai fastidio" licenzio xmila addetti che in realta' non mi servono.

Diciamo la formula pubblica ha invece il piccolo inconveniente che il futuro sindaco puo' fare campagna elettorale promettendo ai dipendenti ATAC (e AMA) vantaggi diretti. Come ha fatto Virginia che ha disfatto quel po' di buono fatto da Marino per far rigare un po' meno storto le suddette.

D'altra parte come potrebbe il privato aggiudicatario non appoggiare politicamente (e finanziariamente) una delle parti in lizza?

Alla fine le due formule sono accomunate da un elemento: funzionano se chi le gestisce sa il fatto proprio, il che non sembra esattamente la fotografi di Roma Capitale.

Insomma, per me il referendum sono solo soldi buttati. L'ATAC e' e rimane un gruppo di persone che porta a spasso autobus, facendo salire e scendere passeggeri, ma senza riuscire a trasformare questa attivita' in un vero servizio.

Lo si vede anche perche' quando gestisce qualcosa di piu' complicato, come tram, ferrovie urbane o metropolitana, che richiedono programmazione, il tutto si sfalda.

Nota: ho scritto queste righe prima dell'incidente sulla scala mobile dei tifosi del CSKA.

D'altra parte cosa aspettarsi da un comune abituato a concedere l'assessorato alla mobilita' a persone poco adatte, ieri Esposito, oggi Linda.

Non ci sono leggi buone per il popolo corrotto.

Detto questo nessuno si pone un problema molto serio, a prescindere. L'abbonamento "a presso pieno" ATAC consente di viaggiare da Cesano a Ostia, tutto l'anno, avanti e dietro a meno di un euro al giorno. E' chiaro che e' un prezzo politico, e che i veri costi sono a carico della collettivita'.

Bene, direte voi, scelta politica. Ma certo, peccato che anche la collettivita' (= Roma Capitale) non riesce a sostenere i costi e sta andando fallita, e pur di nasconderli consente che ATAC anno dopo anno faccia un centinaio di milioni di passivo, passivo che essendo strutturale non e' altro che un trasferimento di perdite dal bilancio del Comune a quello di ATAC.

In tutto questo il "servizio" peggiora, e' sempre piu' difficile farci affidamento e non supporta una vita lavorativa attiva. Se poi sei romani paghi poco il biglietto ma il Comune -appunto- si consuma il tuo reddito in tasse.

Altro che referendum... La prima operazione verita' sarebbe stata quindi quella di stabilire un nuovo costo chilometrico e un criterio chiaro, non politico, per la determinazione delle tariffe.

Per esempio lasciando gli investimenti alla collettivita' ma facendo pagare agli utenti il costo di esercizio, incluse le perdite di ciascun anno.

Certo, in queste condizioni bisogna gestire bene, in quanto non si fa piu' un servizio per indigenti, ma per cittadini attivi. E se vuoi tenere bassi i costi di esercizio i bus devono camminare, quindi via la sosta selvaggia etc. etc. Ahiahiahi.

Quindi... ma che ci referendiamo a fare? Cerchiamo di fare le persone serie.

PS: Io comunque avrei accettato di vendere a Trenitalia. Almeno quelli il fatto loro lo sanno. E avrei fatto un po' di piste ciclabili con quegli undici  (dieci e rotti, pare) milioni.