venerdì 17 gennaio 2020

Quant'e' bella Roma senza diesel

Per una serie di circostanze abbastanza impreviste, negli ultimi due giorni mi sono trovato a fare circa 60 km con la bicicletta in città, percorrendola  da un capo all'altro.

 Non vi posso descrivere il mio stupore nel vedere così poche macchine in giro,  cosa che ha favorito una velocità media da paura, superiore e 15 km all'ora. 

Solo scendendo su questa terra  dal mio empireo Marziano ho scoperto che l'apparente scarsità di automobili dipendeva dal blocco dei diesel messo in atto dalla sindaca come misura per contenere lo strabordante inquinamento da pm10.

Il miracolo è andato avanti per ben 3 giorni dove la densità di traffico è stata nettamente inferiore a quella solita. 

Qualcuno dirà:  "Ma hai respirato un sacco di monnezza". 

Beh, su questo io non sono proprio sicuro, Infatti si le particelle pm10 hanno un livello molto alto il blocco delle vetture diesel ha fatto sì che come ciclista non mi respirassi in diretta le emissioni degli scappamenti prima che andassero a formare la media delle particelle nell'atmosfera di Roma.
Quindi dal mio ignorante punto di vista secondo me ho respirato meglio in questi giorni che non le stesse giornate quando Roma è piena di macchine diesel.

Siccome non sono proprio totalmente ottuso mi sono chiesto che cosa abbiano fatto i possessori di diesel in questi giorni. 

Francamente nel mondo del lavoro che frequento io, quindi quello ministeriale, non mi pare di aver osservato grandi problemi, ovvero la gente che normalmente veniva in ufficio ha continuato a venire in ufficio, le riunioni sono state fatte...  e e anche persone che venivano da altre città sono arrivate da altre città lo stesso.

 Sarebbe interessante sapere quindi cosa è successo nella realtà ai veri possessori di diesel. 

Sono rimasti a casa? Hanno perso quattrini per questo blocco? Oppure hanno semplicemente rimandato le loro faccende ad un altro giorno? O ancora erano persone che non avevano niente da fare e quindi hanno deciso di farlo un altro giorno? Forse non lo sapremo mai-

Così come sarebbe interessante sapere che cosa è successo al trasporto pubblico in queste giornate, in particolare agli autobus che si sono trovati a girare con non più del 60% del traffico abituale. Studiare queste variazioni è fondamentale per capire come potremmo sistemarci come una riduzione stabile del traffico veicolare.

Purtroppo non è Roma il posto dove si possono fare queste analisi raffinate.

A chi come me gioisce per il blocco dei diesel volevo però proporre un tema di riflessione ambientale. 

Infatti il motore diesel ha un effetto locale negativo, ma rispetto alle emissioni di anidride carbonica è molto più efficiente del motore a benzina. Gli stati si sono resi conto che tutte le limitazioni poste all'uso del diesel migliorano oggettivamente la qualità dell'aria delle città, ma pongono seriamente a rischio il raggiungimento degli obiettivi di contenimento delle emissioni di carbonio.

 Sembra facile fare gli ambientalisti, vero?

Un altro tema interessante e che sembra che il blocco dei diesel non abbia migliorato molto la situazione è che comunque l'inquinamento da particelle ha continuato ad aumentare in tutti questi giorni, potendo se ne del blocco del diesel. Questo sta scatenando un po' di reazione da parte della gente danneggiata ma dovrebbe anche portare a qualche riflessione sul fatto che probabilmente il blocco del diesel non basta e che gli euro 6 alla fine Non inquinano più di tanto. 

Mentre inquinano tantissimo gli autobus EURO 2 o Euro 3 dell'ATAC che dovrebbero essere quanto prima ritirati dall'uso.

martedì 7 gennaio 2020

Il Patto degli Autovelox

Le ultime e terrificanti vicende di investimento pedoni (per non dire di noi ciclisti) non fanno altro che ripeterci la solita storia, si va troppo veloce e spesso pure ubriachi.

Per chi gira ubriaco non è facile trovare un filtro se non aumentando in maniera massiccia i controlli  gli orari e nelle zone di rischio. Ho però molti dubbi che si possa fare qualcosa di significativo nel breve periodo. 

Invece si può fare, parecchio e rapidamente, nel campo del controllo della velocità semplicemente aumentando il numero degli autovelox in giro, prendendo così altamente improbabile che un guidatore poco attento possa mantenere la patente a lungo.

Per esempio paesi come quello nel quale sono morte 7 persone di un gruppo, quindi paesi o frazioni che sono posti lungo un'unica strada di attraversamento,  possono essere protetti con un autovelox all'ingresso è uno all'uscita, in modo tale che  il guidatore sia costretto a tenere un profilo di guida vicino a quello teoricamente previsto, ma ancora non imposto, dalle autorità.

Certo, questa misura non ti salva dall'ubriaco in Porsche, ma probabilmente lo rende normalmente più calmo. Infatti mi piacerebbe sapere se il responsabile del disastro era normalmente rispettoso dei limiti di velocità e quella sera è stata una terribile e tragica eccezione, oppure era uno abituato premere sull'acceleratore confidando nelle prestazioni della macchina e nella sua abilità di pilota.

Sono anche un tifoso dell'integrazione semaforo/autovelox in quanto scoraggia i comportamenti rischiosi ai semafori. Non solo, ma se ogni semaforo avesse anche la sua brava webcam probabilmente adesso sapremmo cosa è successo veramente quella maledetta sera del 21 dicembre su Corso Francia.

In ogni caso è chiaro che in Italia vi è un grosso deficit di controllo automatico, e si pensa che tra Latina e Roma, su una delle strade più pericolose del centro Italia, vi è un unico autovelox per corsia e quindi tutti fanno come vogliono. 

Proprio dall'esperienza della Pontina, e anche dalla Cassia bis per esempio, ritengo però che una massiccia diffusione degli autovelox richieda almeno due ulteriori accorgimenti. 

Infatti una gran parte di automobilisti rimane terrorizzata alla vista dell' apparato e invece di proseguire abbastanza vicino al limite di della strada  riduce la propria andatura normale di 20, 30 o addirittura 40 km all'ora sotto tale limite, magari anche perche' quale sia il limite non è proprio chiaro. 

Creando quindi ingorghi e pericoli di tamponamento.

Per evitare questi problemi occorrerebbe fare un patto degli autovelox, come per esempio ho visto fare a Cipro, e tarare i misuratori di velocità 10 km all'ora sopra il limite fino alla velocità di 50 km all'ora e 5 km all'ora per velocità al di sotto dei 50 km/h in modo che il guidatore possa continuare senza timore in prossimità del limite di velocità. Inoltre scrivere su ogni autovelox il limite di velocità per quel tratto di strada.

Perchè 10 km/h? Perchè questo taglierebbe al testa al toro degli indecisi, 10 è un limite operativamente significativo sulla strumentazione di bordo e lo capiscono tutti. 

Ristabilirebbe un rapporto corretto tra cittadino e amministrazione pubblica ed eviterebbe rallentamenti inutili e pericolosi in prossimità delle  apparecchiature di controllo.

mercoledì 1 gennaio 2020

Unpopular Things stagione 2020

(Grazie a Silvia per la foto, non so nemmeno se è stata presa a Roma)

L'anno vecchio si apre con l'assordante insuccesso dell' ordinanza anti Botti firmata donna sindaca raggi nell'ultimo scorcio del 2019. Debbo dire che sono anni che non sentivo un tale rombare di artiglieria.

Ora, a tutti appare chiaro che la sindaca non avesse alcuna intenzione di fermare veramente i botti di fine d'anno, altrimenti avrebbe emesso l'ordinanza all'inizio di settembre e avrebbe vigilato affinché i botti non fossero messi in vendita e acquistati (ammesso che sia possibile per quelli legali). Ma  una volta che questi ordigni hanno raggiunto le case di certo non stanno riposti negli sgabuzzini perché la sindaca ha messo un'ordinanza.

Né d'altra parte si può contare sul potere interdittivo dei vigili urbani per arginare un fenomeno di massa. 

Morale della favola l'ordinanza anti Botti è stata firmata solo per far contenti gli animalisti. Fiato sprecato perche' la media della gente intende festeggiare l'anno nuovo come crede... Però in questo processo la sindaca ha perso ancora un pezzettino della sua già bassissima credibilità.

Questa vicenda ha innegabili analogie con alcune battaglie che la "comunità ciclistica romana" sta cercando di combattere, e di far combattere ad alcuni segmenti dell'amministrazione comunale.

Dopo l'incidente di Corso Francia si è scatenata la corsa alla follia antiauto e, per esempio, invece di dire banalmente "ma a noi ciclisti che ce frega di Corso Francia, alla fine è la piu' segregata delle strade romane, peggio della sopraelevata" ci si è scatenati sulle auto assassine, dobbiamo "riprogettare le citta'" e altre follie del genere. 

Magari anche ragionevoli nel futuro distante, diciamo di qui a mezzo secolo, ma totalmente irrrealizzabili nell'arco della nostra esistenza residua.

Un po' come quelli che vaneggiavano l'abbattimento della sopraelevata, che poi si è scoperto essere limitato a quel pezzetto dalla Tiburtina a Ponte Lanciani... nessuno ha mai pensato di togliere il vero vulnus alla città, ovvero il tratto di Via Prenestina e di San Lorenzo, perche' in assenza di una rete di mezzi pubblici adeguata avrebbe ri-gettato quei quartieri nel caos totale.

Comunque sia, per ottenere qualcosa di concreto e duraturo occorre, come dice il proverbio, dirigere gli sforzi sulle cose che si possono cambiare, sopportare le cose che NON possiamo cambiare e essere abbastanza saggi da distinguere le une dalle altre. Che poi è il miglior augurio di sempre per qualsiasi anno nuovo.

Va poi considerata una cosa... solo un sindaco molto stimato ha abbastanza carisma da far accettare alla cittadinanza cose che all'inizio sono impopolari ma poi funzionano (nota... "ma poi funzionano"  va inteso come "per  la gente media"). 

La stima per la Raggi è in continua diminuzione e non è stata cacciata a furor  di popolo solo perchè oggettivamente mancano pretendenti che si vogliano caricare il terribile fardello dell'amministrazione di questa città.

A parte le poche piste ciclabili approntate (Nomentana, Tuscolana e in fase di realizzazione la Prenestina) dal punto di vista del trasporto "non automobilistico" è stato un continuo scendere nell'abisso, con un'ATAC allo sbando e addirittura la metropolitana ormai non più funzionale, con tante stazioni chiuse.  

Quel pochissimo fatto rientra in una gestione dove ormai ogni atto di ordinaria amministrazione viene proposto come un successo straordinario e come fosse finanziato con i soldi personali del Sindaco (e non con quelli usciti dalle nostre tasche).

L'unico barlume di realismo è che dopo anni di stronzate adesso, a denti stretti, si ricominciato ad ammettere che dopotutto la Metro C può servire a Roma...

Quindi per il 2020 godiamoci quanto abbiamo e speriamo che in un anno si riesca a completare la bikelane della Prenestina...  sperando che il successore della Raggi non faccia campagna sulla cancellazione delle piste fatte... 

Pensiamo e anche soprattutto alla nostra sicurezza, ma in termini concreti (i sacrosanti autovelox) e non ideologici, stando attenti a quelli che  invece pensano soprattutto vogliono a farsi una carriera politica (ancorchè all'opposizione) vendendosi l'irrealizzabile, o semplicemente cercano un'altra rivoluzione da fare dopo il fallimento di quelle comuniste.

La guerra alle auto fine a se' stessa non ha senso. 

Parliamo di limitazione del traffico automobilistico e comunque dobbiamo essere consci che si potrà farla solo quando ci sarà un sindaco capace di migliorare concretamente il trasporto pubblico, come fece a suo tempo la coppia Rutelli-Tocci.

Auguri a tutti e buone pedalate.

domenica 22 dicembre 2019

Non si puo' andare avanti così!

In attesa di conoscere la dinamica, e quindi forse le cause, dell'incidente che ha preso la vita e due adolescenti a Ponte Milvio, una cosa mi va di dirla: a Roma non si puo' continuare cosi'.

Non si puo' continuare in una città dove ognuno fa quello che vuole, quello che più gli conviene al momento, e accorgersi che la mortalità per abitante della città è il doppio, se non il triplo, delle altre città europee.

Il tributo in termini umani ed economici è semplicemente troppo alto. Perche' non dimentichiamolo non sono solo morte le due ragazze, ma anche l'investitore e le rispettive famiglie, tutte quante. Il processo impegnerà risorse del sistema giudiziario di cui abbiamo disperatamente bisogno per combattere la delinquenza, e il costo delle assicurazioni aumenterà per tutti, e soprattutto per noi romani.

Questo è il terribile prezzo che paghiamo  alla mancanza di prevenzione.

Ma andiamo per ordine.

1) A Roma si fa quello che si vuole.
Sembra che le forze di Roma Capitale abbiano abbandonato qualunque tentativo di tenere sotto controllo gli spiriti animali che si scatenano nella circolazione. 

Capisco pure che di fronte ad un tale degrado il vigile che ne multi uno su mille possa anche sentirsi ingiusto. Pero' la sensazione è che proprio preferiscano stare tranquilli ed evitare qualunque discussione...

A sua volta il Sindaco è talmente in basso nella stima dei Romani, ha fatto talmente male nella gestione della mobilità cittadina che non puo' certo chiamare crociate che almeno all'inizio sarebbero impopolari. 

Non totalmente impopolari, ma impopolari presso una minoranza facinorosa di utenti aggressivi, cui pero' i giornali sembrano sempre prestare ascolto (non sarà che troppi "giornalisiti" appartengono loro stessi alla categoria dei facinorosi?).

2) La città dei prepotenti
Come conseguenza di 1), la città è alla mercè dei prepotenti, ovvero di quelli che hanno uno stile di condotta aggressivo. 

Noi vediamo ovviamente furgonisti, automobilisti e scooteristi in prima battuta. L'esperienza dalla sella della bici, e ultimamente da un bel po' di decine di chilometri fatte a pedagna mi confermano che nella categoria possiamo comprendere anche un bel po' di autisti dell'ATAC, ciclisti e monopattinisti e anche parecchi pedoni.

Sì pedoni, sai quante volte ho visto pedoni che con il verde delle auto attraversavano il flusso x' non gli andava di aspettare il verde loro? Tanti, credetemi.

Il principe dei comportamenti prepotenti è pero' quello di forzare il passo con i pedoni che attraversano le strisce, ovvero non solo fermarsi, ma spesso accelerare per intimidirli e indurli ad aspettare. 

In questo sono particolarmente forti gli scooteristi. Ultimamente ne ho fermati un bel po' con l'ombrello, ovvero tenendo l'ombrello davanti a me in modo da chiudergli il passo e indurli a piu' miti consigli.


3) Attraversamenti pedonali una trappola.
Gli attraversamenti pedonali funzionano se tutti ci crediamo. 

Vedo all'estero che il pedone sulle strisce e sacro e padrone, ma siccome nessuno lo mette in dubbio,  la permanenza del pedone sulle strisce è minore e alla fine l'occupazione della strada molto inferiore alla nostra.

Il Comune è il primo che ci deve credere, nel modo piu' semplce, ovvero tenedo i passaggio pedonali belli dipinti e sgombri. 

La ragione e' semplice. Il guidatore alla vista delle strisce bianche deve istintivamente rallentare e prepararsi a dare la precedenza. Se le strisce sono sbiadite o quasi cancellate questo non avviene. A me, per esempio non scatta. Specie in bici, dove non vedo strisce pedonali assumo di avere la precedenza.

4) I passaggi pedonali non sono il parcheggio privato dei mascalzoni
Ci vuole molto più impegno a multare la sosta che occupa i passaggi pedonali. 

Sembra che specialmente in questi giorni lasciare la macchina sui passaggi sia consentito perche' senno' come si fa a prendere i reglai, andare alla recita dei figli, etc. etc.

No, cosi' non va.

Non è tollerabile che il tizio col SUV da 6 metri puo' poveraccio parcheggiare solo sui passaggi pedonali o è l'unico buco che è riuscito a trovare quello con la Smart. Cosi' non va.

Infine i edoni: le strisce vengono rispettate se vengono usate prioritariamente. Se tutti attraversano dove capita a che serve avere le strisce?

5) Pedoni non bighelloni
A costo di scatenare le polemiche degli antiautomobilisti, ricordo che per strada ci si sposta, non si bighellona (per quello ci sono le piazze) e quindi anche il pedone deve seguire un minimo di regole (di cortesia se non altro) ed evitare di tenere comportamenti inconsulti vicino alle strisce pedonali. 

Qualche giorno fa (tanto per fare un esempio) un tizio stava a telefonare sul marciapiede vicino ad uno scivolo pedonale, con la schiena alla strada e guardando verso l'alto. Io arrivavo in bici (sui 25, abbastanza veloce). 

Bene, questo fa una piroetta di 180 gradi e si butta in strada, sulle strisce,  in circa un secondo...  per fortuna l'ho scartato, ma come si fa a pensare che un tizio che sta spalle al passaggio pedonale imrpovvisamente si volta e ti si butta in mezzo alla strada?

E poi vogliamo parlare dei già citati tizi che al semaforo verde per le auto e "flusso vivo" di macchine, bus e quanto altro si buttano e lo attraversano?

6) Maledetta velocità
Infine la velocità... rimane sempre alta, sugli stradoni romani non si riesce ad andare a 50 all'ora perche' la gente scalpita e alla fine è normale che si vada, quando c'e' spazio, dai 70 in su.

Poi ci sono quelli che accelerano nei tratti liberi, tra semaforo e semaforo, e anche li', specie se scooter potenti o moto, raggiungono velocità altamente pericolose in città...

Bene, ma qualche bell'autovelox sui semafori no?

E le famose zone trenta ad attraversamenti pedonali rialzati, non le facciamo più?

Allora poi evitiamo di strapparci i vestiti quando muore o rimane storpiato qualcuno...


 

giovedì 5 dicembre 2019

Lavori in pista (ciclabbbile!)

E' qualche giorno che sulla Cicabile della Nomentana si fanno i botti... 

E' infatti partita la ripiantumazione dei platani, il che non sarebbe male pero', siccome che siamo ciclisti, le inevitabili chiusure della ciclabile sono distruttive del traffico, specialmente per quanto riguarda il percorso verso Porta Pia.

Infatti, mentre quando "scendi" tutto quello che devi fare e' spostarsi sulla complanare, a salire questa opzione non è percorribbbile perche' finisci contromano... e quindi ti trovi o a contendere lo scarso marciapiedi ai pedoni o dove sloggiare e andare proprio dall'altro lato della Nomentana.

Oddio niente di drammatico, a parte le occhiate degli autosauri che dicono "Ma che cazzo stai a fare qui vai sulla pista" e accorgersi che la chiusura sono venti metri poi ricomincia come se niente fosse.

E pensare che sarebbe veramente un bel posto adesso, pure col ruscello... 

Sì un bel ruscello che sgorga da un tombino e rende la zona sampietrinosa simile ad un bel guado.

venerdì 29 novembre 2019

Venezia ha il MOSE, Piazza Venezia la Metro C...


A vedere tutte quelle immagini di Venezia invasa dall'acqua la prima idea che mi era venuta era quella di fare un giro per la città con un kayak o una canoa...  ma anche un pattino sarebbe andato benissimo, addirittura un pedalò visto che siamo in un blog di biciclette. Immaginate per esempio entrare dentro San Marco per una visita guidata galleggiante.

Però se la cosa la vedo dal punto di vista del contribuente... Francamente mi gira tanto che ci si trovi con l'acqua alta a Venezia, e quanto alta, specialmente dopo aver speso svariati miliardi per il sistema MOSE.

Il MOSE condivide la storia tragica delle grandi opere pubbliche italiane, nelle quali il cittadino contribuente doppiamente beffato. Infatti i soldi sono andati via ma l'effetto positivo non si manifesta.

Però attenti, anche Roma ha il suo MOSE... non a Venezia ma a Piazza Venezia, e si chiama  METRO C.

Ora le ultime notizie danno per scongiurato il seppellimento della povera talpa Filippa. 

Zitti che forse non sono perse le speranze, almeno per la mia vita, di vedere una stazione della metropolitana a Piazza Venezia. Infatti  ormai stiamo lì lì, con la stazione dei Fori Imperiali ormai avviata e non più bloccabile.Però ai fori Romani già ci arriva la metro B e non possiamo dire di stare proprio al centro. 

La vera "soglia del centro" è proprio la piazza Venezia e di lì ci vuole poco a proseguire verso Castel Santangelo (no Corviale). Certo, si spera di riuscire a fare una o due fermate intermedie Largo Argentina e Chiesa Nuova...  comunque anche una Metro che da Piazza Venezia arriva direttamente  a Castel Santangelo permette di raggiungere il centro storico e di attraversarlo in maniera veloce, soprattutto proveniendo da altre parti della città... senza contare che finalmente avremmo l'effetto di una rete di metro invece delle due linee in croce. Altrimenti i soldi spesi fino ad adesso saranno stati, se non buttati, sicuramente privati di gran parte dell'effetto benefico.

Se andiamo indietro nel tempo recente Marino a modo suo (nota: il suo modo purtroppo e' stato quello che l'ha fregato)  ce l'ha messa tutta per far avanzare la metro C, anche se probabilmente al tempo stesso mise le basi per la sua cancellazione... cancellazione che è entrata nell'agenda della giunta Raggi, nei fatti se non nelle parole. L'avversione dei M5S alle grandi opere è proverbiale, ma spesso un paese grande ha bisogno di opere grandi. E a questa legge non si sfugge.

All'inizio gli strali sono andati sulle pretese ruberie ("ammesso che ci siano state"), lungaggini, etc. Tutta roba a prima vista sacrosanta, ma M5S (e i grilllini in genere) hanno il difetto di non distinguere con chiarezza il bambino dall'acqua sporca, e invece di cercare di avere la Metro C senza lungaggini e ruberie  hanno preferito (nei fatti) bloccare il tutto. Con atti e soprattutto con omissioni.

Sin dall'inizio in M5S si sono coagulati  un bel pò di tutti quelli "che gli sta la metro sul cazzo", a prescindere dal fatto che tutte le grandi città ce l'hanno. Sono cresciuto ricordando le mie prime esperienze di bambino al seguito a Parigi dove si poteva girare tranquillamente con la metropolitana e non ho mai capito per quale motivo a Roma non si sia creduto abbastanza in questo mezzo. Sono rimasto invece stupefatto da quanta gente lo avversi.

Nel club va citato al primo posto  buona parte di ATAC che vede nella metro un impegno gravoso, invece del consueto passatempo di andare a spasso con gli autobus facendo salire e scendere un po' di gente,  ma senza poi addannarsi a prendere il passeggero  troppo sul serio. 

Le vicende degll'ultimo anno e mezzo hanno confermato (ammesso ce ne fosse bisogno) che per gestire una metropolitana hai bisogno di serietà e progammazione pluriennale. Non puoi per esempio togliere soldi alla manutenzione delle metro per tappare i buchi di bilancio, tanto per fare finta che non sei un disastro. Poi devi chiudere le stazioni. 

E d'altra parte a stazioni chiuse si e' visto quanto trasporto si appoggia sulla metro e quanto tempo perdiamo noi cittadini per spostarci. E quanto inquinamento e traffico in piu' generano i famigerti bus navetta. 

Poi la Raggi ha continuato nella sciagurata scelta di Marino di fare finta che Roma Metropolitane fosse in passivo, in modo da avviarne la liquidazione come se non si trattasse di una scelta precisa. Roma metropolitane e' piu' o meno 100% del Comune, lavora solo per il Comune, e fa esclusivamente la stazione appaltante del comune. Quindi se e' in rosso non e' perche' non sa stare sul mercato, ma perche' il suo padrone l'ha portata deliberatamente a quel punto. E perchè? Perchè evidentemente non si vuole avere una stazione appaltante tra il Comune e il General Contractor, cortocircuito purtroppo avviato all'epoca di Alemanno.

Con l'eliminazione di Roma Metropolitane  e' a rischio tutta la metropolitana a Roma.  Roma ci perde un centro di progettazione forse unico in Italia e sicuramente in grado di ricondurre lo sviluppo nel trasporto su ferro nella città ad un'unica matrice. Voi ce lo vedete il Comune a fare da stazione appaltante per la Metro che da due anni quasi non riescono a fare un appalto? 

Le omissioni hanno riguardato l'inerzia nel definire il prosieguo della metro C. E' bastato non metterci energia, incasinare Roma Metropolitane e magari metterla a progettare panbrioscerie come la funivia di Casalotti, non battere i pugni sul tavolo del governo per arrivare a questa situazione. La Raggi voleva i soldi per poi farci quello che diceva lei, laddove in tutto il mondo si presentano i progetti per farli finanziare.

Omissioni che sono continuate fino all'inevitabile tombamento delle talpe, per carità non è colpa del sindaco... o forse no? Beh, al ministero hanno capito che stavano buttando un bel po' di soldi nazionali dalla finestra (la Metro C e finanziata per il 70% dallo stato) e che qualcosa andava fatto. Adesso che siamo in bilico sul baratro speriamo di non fare un terribile passo in avanti.

Vorrei pero' sottolineare l'effetto negativo che ha avuto la comunità ciclistica romana in tutto questo, che è entrata di fatto, se non ufficialmente, nel club "che gli sta la metro sul cazzo", e se non a tutti almeno a qualche membro illustre.

Il primo pensiero va agli esordi della consiliatura di Marino, quando i ciclisti ruppero terribilmente le balle con la pedonalizzazione dei Fori Imperiali come se il Poveraccio non avesse già abbastanza problemi per cercare di resuscitare una città mortificata dal sindaco precedente e in mano alla corruzione. Abbiamo visto infatti che con i compagni di partito che si ritrovava non aveva bisogno di altri avversari. Alla fine, infatti,  invece di Ignazio abbiamo avuto Virginia.

Fossi stato Marino avrei elegantemente risposto che che la pedonalizzazione ci sarebbe potuta fare quando la metro C avesse collegato San Giovanni con Piazza Venezia e che quindi stop a rompere  i coglioni oltremodo. Abbiamo visto la ridicola sistemazione di via Merulana che non ha portato nulla ai ciclisti ma se ben ricordo e' stata fatta impiegando i fondi della metro C. 

E di fatto l'unica ciclabilizzazione che abbiamo visto e' stata la chiusura al traffico privato di Via dei Fori Imperiali per i lavori della Metro.

Poi sono venuti quelli che spiegavano sussiegosamente che erano contro la metro perche' si', incentivava il trasporto pubblico, ma lo spostava sottoterra e quindi non contendeva alle auto lo spazio in superficie. 

Ora vediamo tutti che le città grandi, non le piccole, che pedonalizzano lo fanno appoggiandosi ad una robusta rete di metropolitane che permette di spostarsi velocemente anche senza auto a grandi masse di persone. La metro è la condicio sine qua non per la ciclabilità, cari ciclisti lo vogliamo capire?

Poi ci sono tutti quelli che vengono ricattati dicendo che se si fa la metro non ci sono soldi per per piste ciclabili. FALSO. Per le piste ciclabili servono due spicci che possono essere recuperati da qualunque anfratto di bilancio, basta volerlo. 

Poi ci sono quelli che dicono che la gente non si deve spostare e deve rimanere in periferia perche' aggiunge degrado al centro storico. Quindi niente metro. In questi vanno inclusi tutti quelli che già abitano al centro storico o dintorni (magari in case del Comune in affitto a quattro soldi).

Poi c'e' la leggenda di un altro grande ciclista che, di fronte ad un'assise incredula di tecnici, avrrebbe fatto un disegnino illustrando come il Colosseo sarebbe crollato con lo scavo dei tunnel della metro C...

Che dire, "provo una profonda amarezza" per come sono andate queste cose. Soprattutto per verificare ancora una volta il livello infimo di troppi concittadini e conterranei che non capiscono quali siano le radici e le strutture portanti di quei  paesi evoluti  e civili che tanto ammirano.

Non capiscono che l'avvento della mobilità sostenibile che ammiriamo in quei paesi passa necessariamente per un infrastruttura di trasporto pubblico  che permette lo spostamento della massa delle persone in maniera più veloce, affidabile ed economica  delle automobili.

Vi saluto il MOSE di Roma, che Ramseta non lo tagli a metà.

sabato 23 novembre 2019

Foglie e cadute sulla pista della Nomentana

La pista Nomentana si snoda, per la gran parte, sotto i platani che fanno da ornamento a questa bellissima strada.

D'estate e' una benedizione perche' viaggi all'ombra e, a parte i platanodonti negli occhi nelle giornate ventose, hai il vantaggio di non essere esposto alla radiazione solare diretta.

Il ciclista astuto gia' capisce pero' che le foglie dei platani, ombrose d'estate, in autunno possono trasformarsi in un pericolo, specie in una città dove le piste ciclabili, come i marciapiedi,  rimangono ai margini delle attività della nettezza urbana.

Quello che sta succedendo e' che giorno dopo giorno le foglie dei platani si stanno accumulando sulla sede ciclabile e grazie alla pioggia formano un tappeto sempre piu' spesso. Se non fosse per qualche povero immigrato che offre i propri servizi per lo sgombero (a macchia di leopardo) delle foglie (come nella foto) tutta la pista sarebbe già un gigantesco sottobosco con almeno un centimetro di pasta di foglie, sulla quale slittare e' facile.

Sabato mattina e' successo ad una mia conoscente che al timone di una Uber Jump e' finita lunga. Ha dovuto frenare di colpo sul tappeto foglioso perche' quello scemo davanti a lei prima ha accelerato per passare con il giallo, poi all'ultimo non se l'e' sentita ed ha frenato. Occhiali multifocali danneggiati e un po' di indolenzimento, ma poteva andare peggio. 

Nota: questo dovrebbe far riflettere sul fatto che le biciclette a pedalata elettrica portano il principiante a velocità che per una bicicletta già pongono problemi di guida. E' vero che va meno di un ciclomotore, ma le gomme sono molto strette!

Ora è chiaro che all'AMA non possono intervenire tutti i giorni a sgomberare le foglie però mi piacerebbe sapere se una tale operazione sia mai stata programmata ed eseguita. E se la pista sotto i platani possa diventare un soggetto privilegiato di attenzioni nel periodo autunnale.

Lasciando ai posteri l'ardua sentenza di stabilire se il piccolo incidente sia stato un caso di trascuratezza del comune o di banale imperizia di guida, volevo però gettare un allarme sulle modalità di utilizzo di questa infrastruttura.  Infatti le foglie per terra rischiano di diventare il catalizzatore di altri incidenti.

Purtroppo malgrado la non più recente apertura, la pista continua ad essere utilizzata da molti pedoni, che spesso ne occupano entrambe le corsie anche in punti critici, per esempio dove si allargano attorno ad un ostacolo.  Ancora più pericolosi sono tutti quei pedoni che spesso l'attraversano o scelgono senza preavviso di scendere dal marciapiede e continuare su una delle corsie. Questi episodi non stanno diminuendo, al contrari li vedo sempre piu' frequenti. 

In condizioni come questa aumenta il pericolo di dover fare una frenata brusca salvavita e, se avviene sul tappeto di foglie, può andare a finire male, molto male, sia per il ciclista che per il pedone.

Capisco che in una città come Roma sembri fantascienza , ma appunto qualche passaggio  sia di AMAper pulire che di vigili in bicicletta per ricordare ai pedoni che non la devono occupare non sarebbe male. 

I Vigili con l'occasione possono anche procedere a multare le auto che continuano a parcheggiare sugli attraversamenti ciclopedonali.

Comunque rimane fondamentale procedere alla rimozione periodica delle foglie cadute. La pista non è come la strada, e le biciclette da sole non riescono a macinarle sgombrarle con il loro semplice passaggio, come avviene per le automobili.