sabato 9 novembre 2019

Il Ciclodifferenziatore

A Roma ormai la differenziata la fai solo se hai la bicicletta.

Infatti la bicicletta ti serve per riuscire a coprire i 5 km che separano i secchioni delle varie specialita' di differenziazione.

Per i lettori internazionali precisiamo che a Roma abbiamo: vetro, plastica e metallo, carta, umido e indifferenziato.

Bene, i secchioni sono normalmente raggruppati nella forma 4 + 1, ovvero i 4 senza il vetro, con il vetro presente in circa un gruppo su quattro.

Il difficile e' trovare un poker, scala reale se aggiungiamo il vetro, che sia totalmente utilizzabile. E per questo ormai serve la bicicletta ed anche una certa esperienza nel sapere quali sono i percorsi di raccolta dei vari mezzi.

Insomma, per chi non e' bicimunito la differenziata rimane impossibile.

Alla fine però praticamente prendo la bicicletta tutti i giorni quindi non ho problemi a fare la differenziata. Quello che invece mi dà molto fastidio e' l'espressione sarcastica di chi ti vede differenziare... vedi, e' inutile che ti agiti, a Roma non si puo' migliorare.

Ci piace rimanere selvaggi.

venerdì 1 novembre 2019

Lo Smartphone in auto va integrato e non proibito

Negli USA l'NTSB, ovvero l'agenzia che fa il monitoraggio della sicurezza dei trasporti, ha rilevato sulle autostrade un aumento notevole dell'incidentosità relativa, ovvero a parità di altre condizioni.

Alla fine delle loro indagini non sono riusciti a trovare altra causa probabile che un aumento della distrazione dovuto all'incremento dell'uso  degli smartphone. Vabbe' ce lo sapevamo.

L'allarme lo conosciamo, e tutti si stanno adoperando per capire come evitare o contenere l'abbassamento della sicurezza... purtroppo nessuno  sembra  voler andare oltre la proibizione pura e semplice, e dei modi per renderla efficace. Un approccio che e' palesemente destinato al fallimento,  ma che prima di essere abbandonato porterà tanti altri incidenti, lutti e danni alla società nel suo complesso  e agli utenti deboli  della strada in particolare.

Vediamo secondo me perche' questo accade.

1) Le distrazioni al volante sono sempre esistite

Innanzitutto dobbiamo partire e dalla considerazione che il guidatore non e' mai vissuto sotto una campana di vetro, ma le distrazioni, anche micidiali, sono sempre esistite. Se ripenso ai viaggi in macchina che hanno  caratterizzato le fasi iniziali della mia attivita' lavorativa non posso non pensare alla radio/mangiacassette  che mi aiutava a stare sveglio, ma che necessitava di costanti attenzioni, e quante volte la ricerca della giusta cassetta (o della frequenza FM) mi hanno distratto dalla guida. E chi e' senza peccato lanci la prima pietra!

Un'altra fonte di distrazione, concreta e meno frivola, sono i bambini sui loro seggiolini legati al sedile posteriore. Quante mamme stanno con gli occhi rivolti all'indietro quando si muovono, piangono, etc.? Con le distrazioni dobbiamo conviverci!

Ad un certo punto e' stato sdoganato il telefonino, sia dalla ricarica che dalla tariffa Flat, ed e' cominciata un'altra fase, quella dell'auto-cabina  telefonica, dove fare quelle telefonate che non avevi il tempo di fare negli altri momenti. Ora, anche lì non è che la chiacchierata in auto prima non esistesse, ma non esisteva la gestione del telefono e della sua rubrica, il viva voce e soprattutto il dialogare con un soggetto assentedall'auto che inrealta' e' anche lui attento alla strada.

D'altra parte  la chiacchierata telefonica salva dai colpi di sonno e quindi  può avere effetti  benefici  sulla sicurezza stradale.

Poi però sono arrivati gli smartphone e la  bestia ha cambiato pelle ancora una volta.

2) L'arrivo degli smartphone

Lo smartphone e' diventato prepotentemente parte della nostra vita. Ormai appoggiamo su questo computer da taschino una marea di funzioni, dall'agenda allo stereo, alla radio, alla rubrica, alla posta elettronica, che desideriamo avere sempre con noi. 

Tanto che ai semafori rossi la maggior parte della gente scambia messaggi e non si incazza piu' di tanto se perde il verde...

In aggiunta in auto vi e' anche un uso lecito, tipicamente quello del navigatore, che ancora una volta permette notevoli risparmi nei tempi di percorrenza, specialmente da quando riesce a variare i percorsi a seconda del traffico... 

E anche qui il navigatore a bordo, seppure in plancia, e' arrivato ben prima dello smartphone e costa altrettanto in termini di distrazione.

Cmq questo fa capire che anche con le migliori intenzioni la battaglia della proibizione dello smartphone e' persa in partenza... occorre inventarsi qualcosa di nuovo, e cercare di integrare il telefonino anziche' proibirlo.

3) Che significa integrare il telefonino nella guida?

Integrare il telefonino nella guida significa individuare un modo di funzionare dello smartphone che non distragga il guidatore piu'del normale, continuando a fornire le funzioni principale del telefonino, ovvero navigatore, telefono e se possibile, a fornire supporto allo scambio della principale messaggistica.

Per fare questo occorre portare ad un tavolo i principali produttori di sistemi operativi e app per far loro definire uno standard che potremmo chiamare "alla guida".

Cosa debba contenere questo standard ci possiamo sbizzarrire, pero' si potrebbe sicuramente delinearne le caratteristiche principali.

1) Operare esclusivamente in viva voce o cuffia, e sulla base di scambi vocali;

2) Consentire un limitato numero di funzioni predefinite;

3) Entrare in funzione automaticamente all'aumentare della velocità di traslazione del telefonino, richiedendo al proprietario di sbloccare le funzioni qualora non sia il guidatore;

4) tagliare tutte quelle complicazioni di configurazione  e pubblicitarie che affliggono i migliori navigatori.

In pratica all'attivarsi della funzione il guidatore dovrebbe cominciare a comandare il telefonino esclusivamente con l'interfaccia vocale. Chiamate, indirizzi e comandi dovrebbero essere dati solo con la voce o con i comandi al volante che ormai siamo abituati ad avere.

Inoltre i costruttori di automobili dovrebbero trovare posizioni idonee per gli schermi in modo da permettere al guidatore di monitorarlo senza troppe distrazioni, per esempio sovrapporto o integrato alla strumentazione dell'auto. 

Per non parlare della possibilità di proiettare informazioni direttamente sul parabrezza, come l'Head-Up display degli aerei militari.

Si puo' fare?

Secondo me si' e sarebbe la cosa adatta a garantire il successo dell'iniziativa, tenendo il bambino e buttando l'acqua sporca.

Google ha provato introducendo -appunto- la modalità "alla guida" del suo navigatore, ma poi sembra ricaduta nella tentazione di proporre pubblicità nel processo di determinazione della rotta, che spesso avviene a veicolo ormai in movimento. Oltretutto non puoi mai scommettere che il software prenda la strada corretta e non si incanali -per esempio- negli avvisi di privacy.

Quello che manca e' uno sforzo convinto e determinato per definire uno standard tecnico e cominciare a produrre programmi che lo rispettino.



Quanto ci vorrà? Ho paura ancora un bel po'.

domenica 27 ottobre 2019

EVVIVA! Finalmente a Roma un bikesharing per ricchi...

Dopo l’aborto targato ATAC e l’indegno fallimento del bike sharing a flusso libero… Evviva, finalmente
a Roma abbiamo di nuovo un bike sharing. 


Non solo, ma non è un bike sharing normale…  e’ il bike sharing dei ricchi, fatto con biciclette a pedalata
assistita, e dovrebbe finanziarsi con i propri proventi, visto che il comune non ha gli occhi per piangere.


Ora, potremmo sentirci contenti e molto simili ad altre città, dove il bike sharing è nato e tutto sommato 
prospera. Citta’ moderne e vivaci come Barcellona, Parigi, Bruxelles (dove Jump e’ presente accanto al
tradizionale Villo!). 


Invece c'è qualcosa che non va, Anzi c'è tanto che non va.


Storicamente il bike sharing nasce per complementare il trasporto pubblico su rotaia, veloce, capiente
ma necessariamente poco capillare.  In particolare serve per aumentare la flessibilità del sistema
trasporto pubblico e decongestionare la rete di metropolitane tagliando le piccole tratte, quelle di una o
due stazioni.


L'idea è quella di mettere le stazioni di Bike Sharing vicino ai nodi da trasporto pubblico su ferro,
tipicamente le stazioni della metropolitana e delle ferrovie locali, per poi distribuire altre stazioni di
bike sharing sul territorio. 

Questo bike-sharing tradizionale è ovviamente molto meno flessibile del bike sharing a flusso libero,
ma è anche progettualmente a complemento della rete del trasporto pubblico.


Un'altra caratteristica di questo tipo di bike sharing complementare è il costo compatibile con
quello del trasporto pubblico. 


Per esempio a Bruxelles l'abbonamento annuale al Bike Sharing Villo! costa circa €30 e permette di
prendere gratuitamente la bicicletta tutto l'anno.  Gratuitamente per la prima mezz'ora, che dovrebbe
essere la durata tipica dell’utilizzo del bike sharing ed eventualmente con un piccolo sovrapprezzo
se si vuole la tenere la bicicletta più a lungo.


Ovviamente un servizio costa quello che costa, non si puo' criticare chi si mette sul mercato, ma il
nostro Bike Sharing invece ha poco, se non niente, a che vedere con il supporto al trasporto pubblico.


Se la scelta delle bici elettriche lo rende appetibile a molti, anche d’estate e in salita, i  suoi costi sono
molto alti, specie se confrontati con il costo giornaliero dell'abbonamento. Infatti il metrebus Atac alla
fine costa un po' meno di €1 al giorno mentre un tragitto di 10 minuti con la bicicletta Uber costa,
secondo le tariffe pubblicate, €2,50 (0,5 di sblocco piu’ 10 minuti per 0,2 a minuto).


Questo significa che se si prende il bike-sharing due volte al giorno, per esempio per andare e tornare
dal posto di lavoro alla fermata della metropolitana o del treno, e il tragitto è di circa 10 minuti di bicicletta, 
si spendono al giorno €1 di ATAC e €5 di Bike sharing.

Appare evidente che un bike sharing che costi 5 volte il prezzo del biglietto ha un suo mercato in termini
di turisti (poco attenti alla spesa), facoltosi in generale, CEOs, CFOs, COOs, (Amministratori delegati,
Capi del settore finanziario o operativo, dirigenti generali dello Stato) ma rimane oggettivamente
fuori portata del 90%, degli utenti del mezzo pubblico, soprattutto in una citta' dove il mezzo pubblico
#e' tradizionalmente della fascia meno abbiente della popolazione.


A queste condizioni diventano addirittura conveniente  il Car Sharing tradizionale, quello con le
macchinette elettriche, i ciclomotori elettrici e anche forse i monopattini quando verranno. 


Il che non è una bella pubblicità per la mobilità ciclistica.


Morale della favola,  il Bike Sharing che ci troviamo è una specie di zombie mutante del Bike Sharing
tradizionale, concepito per potenziare e rendere più flessibile il sistema di trasporto pubblico.


Certo, l'amministrazione non va per il sottile e strombazza come una vittoria. 


In realtà è un Bike Sharing con target molto limitato che poteva benissimo complementare, certo ma
non rimpiazza, il bike-sharing tradizionale. 


Bike sharing tradizionale  che a sua volta è un elemento essenziale per fare la transizione da un sistema
basato sul trasporto pubblico e l'automobile ad uno che non contempla più l'automobile,  come sta
accadendo nelle città europee… ma d’altra parte tra blocchi di nuove realizzazioni, dissoluzione del
patrimonio di progettualita' con la liquidazione di Roma Metropolitane, e problemi tecnici che affliggono le
metro romane, non è che si stiano facendo grandi passi in questo senso.

Anzi, purtroppo stiamo addirittura recedendo.

domenica 20 ottobre 2019

Roma: ma quanti ciclisti mancano ancora all'appello?

Nella foto trovate il contaciclisti di Rue de la Lois a Bruxelles.

Il contaciclisti segna 1500 passaggi (erano circa le 5 del pomeriggio) nel giorno e circa 340 mila a meta' ottobre... vedremo cosa succedera' a novembre!

Ah dimenticavo... la pista e' a senso unico, quindi parliamo di 1500 passaggi all'andata... al ritorno (dall'altro lato) un po' di meno, ma alla fine parliamo proprio di 1500 ciclisti e non di 750 ciclisti che fanno due passaggi. Cmq la media dei passaggi e' di oltre 1000 al giorno... non male!

La pista di Rue de la Lois, spesso fotografata per questo blog, e' una delle piu' vecchie su di un itinerario molto conveniente, e' quindi molto frequentata. Quindi ho un'idea di quanto possa essere frequentata una pista molto frequentata, ed e' esattamente quello che non sta accadendo a Roma.

La pista della Nomentana, pur essendo quasi perfetta, ha una densita' di ciclisti enormemente piu' bassa, tanto che un mio compagno di fasti brussellesi, ritornato nella capitale, mi ha detto... ogni volta che vado al Ministero non ci vedo mai nessuno. Tanto e' vero che gli ho dovuto mandare una foto di una fila di bici al semaforo (5) per confortarlo... pero' ha essenzialmente ragione lui.

Insomma... si sta dimostrando meno vera del previsto la tesi che a Roma i ciclisti non ci sono per mancanza di piste ciclabili. Certo, sicuramente sulla Nomentana i ciclisti non c'erano per mancanza di pista, ma forse molti di quelli che la percorrono sono, come me, gli stessi ciclisti che prima facevano altre strade.

Questo e' ancora piu' vero se pensiamo che almeno la meta' delle bici che girano sono a pedalata assistita, quindi sostitute dei ciclomotori.

Per intenderci, non ciclisti nel senso tradizionale che noi intendiamo, ma persone che pigliano la bici purche' non si debba pedalare... per davvero. Quindi lo scarso numero dei ciclisti su starada va commisurato ad una platea di potenziali utenti ancora piu' grande.

Ahi.

Ma perche' tutto cio'? Forse a Roma non e' pieno di gente che non ne puo' piu' dell'auto/scooter e dei suoi costi?  Certo, ma trasformare la bici da mezzo per appassionati a mezzo comune di chi non glie ne frega niente del come, basta che si arrivi bene?

Secondo me la ridotta estensione della rete ciclabile e' comunque ancora un problema, quindi le piste e le bike lane bisogna continuare a farle. Se non altro per vincere la resistenza dei genitori nel mandare i figli a scuola.

Pero' il primo problema, da sempre lo dico e mi sembra confermato, e' dove tenere la (o le) bici. Sia a casa che al lavoro o a scuola. Infatti una famiglia di di quattro persone si trova ad avere almeno quattro bici (una a testa). Gia' tenerle dentro casa e' un bel problema, se poi non entrano nell'ascensore, l'unica soluzione rimane la pieghevole, che va bene per la citta' ma non per il resto.

Purtroppo l'esperienza dimostra che a Roma vengono rubate anche le tristissime bici da palo, se non altro per il loro peso in metallo. Inoltre non si puo' fare che ogni scuola diventi il supermercato dei ladroni, come avviene per esempio all'universita'. Anzi, mentre e' normale tenere, seppure con qualche precauzione, lo scooter in strada, nessuno lascerebbe una bici da 2000 euro legata al palo.

Quindi occorre passare urgentemente alla bonifica di tutte quelle persone che campano fregando biciclette. D'altra parte a Roma ci sono troppi individui che delinquono nell'indifferenza totale, a cominciare da quelli che vanno in giro a buttare rifiuti ovunque.

L'altro problema rimangono le dimensioni della citta'. Roma e' una citta' grande (per esempio Ostia) e con dislivelli anche importanti, basti pensare a Cassia, Monteverde, alla Balduina, etc. etc.

In queste condizioni 10 km in bicicletta sono molto probabili... a quel punto, anche ammesso che hai un'elettrica, cmq in sella ci stai tanto, un bel po' di piu' di scooter e metropolitana.

Quindi vi sono tanti che potrebbero passare alla bici, ma si troverebbero di fronte ad un uso estensivo della bici per il quale non sono ne' preparati ne' maturi. SE vogliamo in tutte le grandi citta' la platea dei ciclisti si e' ampliata attraverso il bike sharing, ovvero prendi la bici alla fermata della metro e ci fai l'ultimo miglio...

La morale e' questa... per liberare Roma dalle auto servono treni e metropolitane. La bici comincia ad avere un ruolo quantitativo solo dopo aver spezzato la dipendenza dall'auto offrendo un trasporto pubblico di qualita'.

domenica 29 settembre 2019

Follie climatiche (con PCF, ovvero Pippone Ciclistico Finale)

L'effetto piu' immediato ed  evidente della conferenza sul clima di New York e' stato quello di confermare ancora una volta che in questo paese il ragionamento sensato e' ormai diventato merce rara. Rarissima, quasi assente.

Oddio, di fronte ad un tema cosi' immenso e' normale che ci si senta perduti.

Si', e' normale il non capire un cazzo pur avendo le migliori intenzioni. Quindi se non ci capite un cazzo non preoccupatevi... per fortuna c'e' Roma Ciclista che non ci capisce un cazzo per voi e ve lo dimostra con un piccolo dattefocum (mi raccomando di leggere il Pippone ciclistico finale)

Globale non locale
La prima cosa che dobbiamo capire e' che l'inquinamento da CO2 e' un problema di dimensioni globali, non locali. Quindi non serve a niente risparmiare CO2 in Italia quando un Bolsonaro vi appiccia l'Amazzonia per quattro hamburger.

Oppure dichiarare l'emergenza ambientale a Roma (che dal punto di vista ambientale, invece di stronzate, deve ancora fare tanta strada concreta,  a cominciare dalla corretta raccolta della monnezza)... un po' come il Vaticano che mette le transenne a Via della Conciliazione in caso di guerra atomica. La soluzione purtroppo e' globale, come il problema. Da sola neanche la UE basta.

Sovrappopolazione
Quando noi eravamo piccoli nel mondo si arrivava a stento a 3 miliardi di esseri umani.

Se lo fossimo rimasti difficilmente avremmo avuto problemi. Adesso siamo sette, presto nove. Non ci sono cosi se non blocchiamo lo sviluppo demografico la CO2 non si ferma, specie se tutti vogliono avere una vita un minimo decente (che sfrontati)

Economia
Risparmiare CO2 con comportamenti ambientalmente corretti e' uno degli elementi fondamentali. 

Purtroppo Il tema ambientale e' anche cavalcato  da tutti quelli che, orfani del fallimento del comunismo, hanno trovato un'altra scusa per attaccare il capitalismo e predicare una specie di vangelo hippie.

Purtroppo la cancellazione dell'industria che si sente evocare (stop alle auto, stop ai voli) avrebbe effetti catastrofici. Tutti diventeremmo immediatamente piu' poveri e incapaci di fare quelle azioni che forse possono realmente salvarci. Quindi attenti. Qualunque cosa si faccia non possiamo scassare l'economia. First fly the plane

Industria verde
Uno dei miraggi e' quello di salvare capra e cavoli convertendo l'industria a produrre prodotti (infatti il prodotto e' il prodotto della produzione) che risparmino CO2, tipo pannelli solari e generatori eolici e convincere la gente a destinare a questi gioielli della tecnologia l'amore dedicato fino ad adesso alle automobili.

Per adesso non funziona.

Prendiamo le auto ibride, consumano un po' di meno delle loro sorelle tutto petrolio ma il costo ambientale di fabbricazione e' comunque quello. I pannelli solari andrebbero meglio ma sono meno efficaci dei motoscafi d'altura per farci prendere il sole sopra alle fanciulle in topless.

Accordi internazionali
Il problema fondamentale e' che se non ci si mette tutti d'accordo un po' tutti nel limitare la CO2 difficilmente si arrivera' da qualche parte.

Ovviamente i paesi poveri vogliono che i ricchi facciano la gran parte dello sforzo. I paesi ricchi non sono malintenzionati, ma se limitano la produzione a casa loro per ragioni di CO2 e le produzioni non cessano, ma si trasferiscono nei paesi poveri che non hanno gli stessi limiti, allora i paesi ricchi diventano poveri (senza diminuire la CO2 globale) e giustamente non ne hanno alcuna intenzione...

D'altro canto  qualunque rallentamento dell'economia per ragioni ambientali comunque colpira' soprattutto i paesi poveri.

Balzi scientifici o tecnologici
Non lo si puo' dire ma tutti sperano che le castagne dal fuoco le cavino appositi balzi scientifici e/o tecnologici, che nell'ordine possono essere: fusione nucleare, alcool dalle canne dei fossi, combustibile per aerei dalle alghe marine, batterie organiche il doppio di quelle attuali, specchi solari al 70% di rendimento... possibilità di sfangarla con la tecnologia (o la scienza) ci sono, speriamo non arrivino troppo tardi.

Amazzonia vs Siberia
Tutti sappiamo dei roghi dell'Amazzonia... d'altra parte se lAmazzonia e' cosi' importante per tutti noi, allora qualche soldino ai Brasiliani glie lo dovremmo pure dare, che dite? In generale l'idea di retribuire  la conservazione ed espansione delle foreste potrebbe aiutare notevolmente il riequilibrio dell'atmosfera. A patto di stabilire un meccanismo globale  per far pagare chi produce eccesso di CO2 e destinare a piantumazione il ricavato.

Al contrario c'e' chi vorrebbe disboscare una parte notevole della Siberia per ricrearci l'ambiente pleistocenico, che all'epoca era una immensa prateria mantenuta tale dai grandi erbivori. Poi arrivarono i cacciatori umani, si mangiarono gli erbivori e la Siberia si copri' di inutili abeti.

Inutili perche' a causa del poco sole immagazzinano pochissimo CO2 dall'aria, mentre il tappeto erboso pleistocenico, e' in grado di immagazzinare nella terra fino a 50 volte quello immagazzinato dagli abeti a parita' di superficie. 

L'ha messo in pratica in un pezzetto di Siberia uno scienziato,  nel cosiddetto Pleistocene Park in riva al fiume Kolyma e ci fa pascolare grandi erbivori (tipo bisonti) che scongiurano il ritorno degli alberi.

Ma non basta, giura che entro una decina d'anni sara' possibile ottenere per clonazione mammut nuovi di zecca (o almeno qualche bell'elefante lanoso) per dare il tocco finale... poi carne di bisonte per tutti!

Soluzione o protezione?
Vista comunque l'incertezza del risultato finale, per i paesi sviluppati si pone un problema amletico... e' meglio continuare a perseguire una soluzione in comune, sapendo che i nostri sforzi potrebbero essere annullati nel casino generale, per esempio se gli abitanti  Africa e Asia continuassero a figliare a gogo... Oppure brace for landing, ovvero dare la partita globale per perduta e usare le nostre risorse per mirare all'indipendenza energetica e alimentare e blindare i nostri confini?

E non poteva mancare il

Pippone finale ciclistico
In tutto questo il dibattito italiano e' di bassa qualita'. L'Italia e' un paese senza sprechi gargantueschi, ancora sia attaccati ad una eredita' contadina, ma proprio per questo ci portiamo appresso le frustrazioni di questa nostra eredita', per esempio il contadino che vede nella fatica fisica la nemesi di una vita, e quindi va in auto anche a prendere le sigarette.

In Italia le possibilità di risparmio di CO2 legate alla diffusione della bicicletta sono ancora relegate nell'angolo, cosi' come quando si fanno gli appelli alla gioventu' perche' faccia attività fisica nessuno (dalle nostre parti) pensa a costruire una bella rete di piste per far diventare la bici il mezzo ufficiale con il quale i ragazzi vanno a scuola.

Quindi  escono idee allucinanti, frivole, inconsistenti, ma non quella di base, cominciare a respingere sistematicamente le auto dalle citta'.

Inoltre' noi Italiani siamo astuti ma purtroppo non intelligenti. Non vogliamo risolvere i problemi nel complesso, ma solo il nostro in particolare. E normalmente senza cambiare le nostre abitudini. Infatti siamo tutti d'accordo che per il bene del pianeta gli altri debbano ridurre l'uso della loro macchina. Noi no.

E per questo attaccare nei fatti il totem dell'auto rimane un tabu' politico, specie in un periodo dove le maggioranze sono volatili.

Infine perche' avviene in un momento di crisi dell'industria automobilistica, con un crollo netto delle immatricolazioni che comincia a far pensare alla cassa integrazione...

giovedì 26 settembre 2019

Quando ti affondano la pista preferita...

Nettuno,,, intanto qualche pista si fa
Abbiamo appena ricevuto la lista dei comuni i cui progetti sono risultati vincitori del bando sulle piste ciclabili della Regione  Lazio.

I nomi dei comuni vincitori sono evocativi e fanno pensare alla bellissima evoluzione del ciclo turismo anche da noi, non solo al Nord. Trevignano, Gradoli, Sperlonga e tanti altri, alcuni ammantati dal mito, ma tutti con promesse che spero si realizzeranno al meglio.

Purtroppo non sono riuscito ad avere -non so se siano pubblicate da qualche parte- informazioni sui progetti che hanno vinto. Per esempio per quanto riguarda Trevignano, spero tanto che il progetto riguardi la pista che si ferma a Montecchio e che venga prolungata il piu' possibile intorno al lago.

Per gli altri comuni (a parte Minturno li conosco piu' o meno tutti) c'e' ovviamente la curiosita' di sapere cosa (spero di piacevole) ci riservi il destino. Certo, vedendo Roma, l'unico progetto pubblicato, la ciclabile delle Valli ha una dimensione alquanto "locale", ovvero non sembra aprire nuovi orizzonti ciclistici cittadini... comunque aspettiamo di vederla prima di giudicare.

Con rammarico debbo dire che non compare nella lista dei progetti vincenti uno cui tenevo molto, ovvero la congiungente i comuni di Nettuno, Anzio e Aprilia.

La ciclabile avrebbe dovuto doppiare la Nettunense e permettere di raggiungere il mare da Aprilia. Sarebbe stata particolarmente utile alla mobilita' ciclabile in quanto avrebbe permesso di spostarsi in bicicletta senza rischiare la pelle sulla Nettunense. Peccato, trovo difficile immaginare una pista piu' utile di quella, considerato il grande traffico.

Sara' per un'altra volta e speriamo che i progetti vincitori vedano presto la luce. Oppure che i comuni interessati proseguano in autofinaziamento (😀😀😀)

domenica 22 settembre 2019

A colpi di New Jersey

A Roma stiamo tutti con il fiato sospeso per capire come andra' a finire la bikelane della Tuscolana...

E si', perche' come avevo facilmente preconizzatonel post del 2016 (Le Corsie Cicalbili saranno il Graal della Ciclabilità romana?), le bike lane sono facili a farsi, ma difficili a difendersi.

E nel caso della prima bikelane veramente "contro", ovvero che sottrae un po' di spazio alle automobili (ancorche' non spazio per la circolazione ma soprattutto per la sosta in seconda fila) attendiamo per vedere se la bikelane sara' di utilita' pratica o meno. Ovvero se resistera' all'indisciplina degli automobilisti.

In tutto cio' volevo farvi vedere come viene trattato l'argomento nella capitale belga...

Come gia' ho raccontato Bruxelles sta seguendo la tendenza a limitare sempre di più il traffico automobilistico, aiutata in questo da una rete molto solida di trasporto pubblico di qualità... anche se comunque anche li' le stazioni periferiche vanno frequentate con prudenza negli orari estremi. Brutti ceffi se ne incontrano anche li', mica solo a Tiburtina...

Alla tendenza sopravviveva un'unica grande arteria automobilistica, Rue Belliard, che lambisce un lato dell'Explanade Solidarnosc, ovvero la grande piazza pedonale di fronte al Parlamento Europeo.

Rue Belliard e' un'arteria a senso unico a quattro o cinque corsie, con marciapiedi strettissimi. Fa coppia con Rue de la Lois, che passa sotto il centro dell'Unione, Place Schumann. Una strada a senso unico ad entrare a Bruxelles, una a senso unico ad uscire, come se noi avessimo fatto a senso unico Via Appia Nuova (a uscire) e Via Tuscolana (a entrare)...

Ora mentre Rue de la Lois ha avuto due bikelanes sul marciapiedi, gia' ampiamente riportate in questo blog, Rue Belliard e' rimasta il dominio incontrastato delle auto fino... fino al maggio scorso, quando da un lato hanno costruito una prima bikelane, per poi attaccare dall'altro lato.

La prima me la sono persa, ma la seconda la vedete in foto...  hanno fottuto una corsia con i New Jersey e aperto il passaggio alle bici...

Non aggiungo altro!

domenica 7 luglio 2019

L'Isola-laboratorio senza le due ruote


Sono ormai 15 anni (giusti giusti) che mi reco a Malta per lavoro.

 In questi anni sull'isola sono cambiate molte cose, a cominciare dalla popolazione che e' passata dai 350 mila ai 500 mila abitanti, e l'economia, prima in crisi, adesso in fiorente espansione per il turismo.

E' pero' interessante vederla dal punto di vista della mobilità. L'isola e', secondo i nostri standard, piccola. Piu' o meno entra all'interno del Grande Raccordo Anulare (tralasciamo Gozo e Comino). Metà e' fittamente costruita, l'altra meta' per fortuna si e' salvata.

Il trasporto pubblico e' costituito da una rete di autobus in quanto le pendenze rendono impossibile lo sviluppo di una rete di tram.  Il mezzo di trasporto tipico maltese e' l'automobile, il che crea micidiali ingorghi nelle ore di punta.

Il guidatore maltese e' comunque, secondo i nostri standard un guidatore poco esperto e molto frustrato. Il mio amico George spesso ripete una spiritosaggine sul loro modo di guidare: Con una mano si core gli occhi e con l'altra ruota a destra e a sinistra un immaginario volante... Frustrato e' frustrato dalle strade brevi, strette e tortuose, che spesso percorre a gran velocità e forte rombo di motore.

Questa pessima prestazione (ampiamente riconosciuta dagli stessi Maltesi) unita alla mancanza di spazio, rende l'uso della bici alquanto pericoloso. L'incontro con ciclisti e' in effetti episodico.

Infine c'e' il problema del parcheggio, che occupa una bella percentuale di territorio nazionale e sta diventando una preoccupazione non da poco, visto che nessuno ha mai pensato ai garage sotterranei.

Insomma ogni volta che vado li consiglio di buttare a mare le auto e passare alla bici, magari elettrica, ma senza successo.

In quest'ultima visita mi e' balenato un pensiero... si vedono pochissime moto e motorini. A Roma, nelle stesse condizioni di traffico, la parte mobile della popolazione si e' spostata sugli scooter, le due ruote a motore. E adesso una parte non secondaria di ciclisti ha optato per la bici elettriche.

Ma li' nulla di tutto questo. Niente moto, niente scooter. Evidentemente l'anelito all'automobile e' fortissimo anche dove non ci sono strade.

Pero' a questo stanno rimediando. Le strade a piu' corsie sono state trasformate in superstrade e ho visto cantieri con pile che presagiscono sopraelevate e incroci a piu' livelli.

Insomma.. stanno commettendo pari pari i nostri errori. Pensando di risolvere il problema del traffico aumentando le strade... che amara delusione li aspetta!




sabato 29 giugno 2019

I ciclosmartfonisti

Questo post e' il terzo della serie  saremo noi gli automobilisti del futuro?  E quindi dopo le piste ciclabili di fronte alle scuole e il rapporto con i podisti sulle piste ciclabili, non poteva mancare un post dedicato a coloro che pedalano guardando il telefonino... i ciclosmartfonisti.

Qualche anno fa sono stato in Olanda e ho percorso qualcuna delle loro bellissime piste ciclabili... bene una buna metà degli adolescenti che o incontrato pedalava chattando con qualcuno.

Le tecniche erano sostanzialmente due:

a) telefonino in una mano e l'altra sul manubrio;

b) telefonino governato da due mani e bicicletta governata dagli avambracci appoggiati al manubrio... ovviamente senza tenere conto dei freni.

Ora li' le piste sono praticamente senza interruzioni e quindi forse si puo' fare senza eccessiva difficoltà. Immagino che non siano cosi' temerari da farlo sulla strada.

Pericolo? Bah... cmq andavano piuttosto piano.

Invece non andavano piano tizi vari incontrati sulla ciclabile verso Castel Giubileo. Bici da corsa o gravel, mani e braccia impegnate esclusivamente sul telefonino e andatura sui 20/25 km all'ora. Insomma, tipica senza mani.

Io andavo allegro sui 20 in senso contrario.

In genere sono molto stabili, ma mi sono spaventato quando l'incrocio e' avvenuto in corrispondenza di alcuni dei solchi che si stanno riaprendo sul manto pistale... ho pensato:  E se mentre chatta cosi' amorevolmente il pneumatico da corsa gli si infila nel solco e mi viene addosso?  Sarebbe stato un bello scontro a velocità relativa sui 40 km/h, quindi da farsi male, al limite da lasciarci la pelle.

In realta' di morti in questo modo non me ne ricordo in ormai piu' di dieci anni di ciclismo intensivo, e le probabilità appaiono basse, a queste densità di traffico.

Rimane la spiacevole sensazione che forse noi ciclisti ci crediamo molto meglio degli automobilisti perche' siamo ancora pochi e forse molto responsabili.

Dovesse la bici diventare un fenomeno di massa ho l'impressione che vedremmo replicarsi tanti comportamenti arroganti e pericolosi che per adesso pensiamo appannaggio esclusivo dei motorizzati.

Staremo a vedere... 

domenica 9 giugno 2019

Sono i podisti i ciclisti dei ciclisti?

Dedico questo post a mio cugino Alberto che sulla soglia dei sessant'anni, dopo una gioventu' prettamente motociclistica, ha appena completato la corsa del Passatore (oltre 100 km dalla Toscana all'Emilia) e il resto della settimana smadonna contro i ciclisti sulle strade... 

Come ciclisti  siamo ormai assuefatti, anzi assuestrafatti, a tutta una serie di battutacce che arrivano dal mondo degli automobilisti...

La piu' famosa e' quella del "potete salvare il mondo anche un po' piu' a destra" a tutto il resto proposto, e periodicamente ri-proposto,  dai siti specializzati e da newcomers in vena di spiritosaggini.

Come ciclisti, a parte qualche battuta veramente ben congegnata, queste battute non le troviamo affatto divertenti, anche perche' si tratta del diritto all'accesso alla strada. E anche perche' troppi ciclisti ci hanno lasciato la pelle.

Pero' considerato che le battute sono dirette soprattutto agli stradisti in allenamento, anche sul diritto all'uso della strada si potrebbe discutere in maniera un po' piu' attenta.

Infatti mentre e' facile per uno che utilizza la bici per andare al lavoro rivendicare la parita' di diritto alla strada, e magari al tempo stesso di accusare l'automobilista di volersi arraffare tutto lo spazio  disponibile (lo stesso vale per il turismo), se prendiamo chi sulla strada deve spostare merci la cosa cambia parecchio.

Prendiamo infatti l'incontro tra un gruppo di ciclisti in allenamento e un'autocisterna... beh in quel caso qualche dubbio mi viene, infatti alla fine i ciclisti in allenamento usano la strada per divertirsi, quell'altro ci deve lavorare e del suo lavoro ne beneficiamo tutti in generale... 

Questo ovviamente non significa che l'autista dell'autocisterna abbia diritto a salire sopra i ciclisti, ma anche che certe cose che tanti ciclisti stradali considerano un diritto, ovvero di usare la pubblica strada come palestra, forse non lo e' cosi' tanto.

Passiamo invece ad argomenti molto piu' leggeri e spiritosi... ritornando alle battutacce, se sostituiamo gli automobilisti con noi ciclisti e i ciclisti con i podisti (specie quelli che sentono la musica) poi non mi troverei cosi' in disaccordo... posso dirlo allegramente perche' l'incidentosita' in questo caso e' abbastanza assente, quindi possiamo cazzeggiare in allegria.

Infatti, se consideriamo la risorsa pista ciclabile, diciamo anche ciclopedonale, alla fine lo spazio e' limitato e il mezzo piu' veloce (e piu' produttivo) e' limitato da quello lento, che magari si sta a divertire mentre tu vai al lavoro.  Mettici uno che deve fare le consegne con la cargo bike e hai riproposto pari pari lo stesso problema.. e quindi... che vi devo dire...

Saremo noi gli automobilisti del futuro? E allora saranno i podisti i ciclisti dei ciclisti?



sabato 1 giugno 2019

Saremo noi ciclisti gli automobilisti del futuro?

Come e' noto la ciclabile Nomentana non si snoda in campagna ma nel tessuto vivo della citta'.

Anzi, passa in vari punti molto affollati (da qui la sua utilita') e in particolare davanti ad un paio di scuole per bambini sordi e sordastri. In quel caso la pista e' separata dall'uscita della scuola dal marciapiedino regolamentare di 1,5 metri, e la scuola e' segnalata dal trazionale cartello con i bimbi che fuggono (dalla scuola ovviamente)

Ovviamente succede che la pista sia molto spesso ingombrata oltre che dai pulmini scolastici che si infilano nel passo carrabile o attraversano la pista, anche molto semplicemente dai ragazzi e dai rispettivi genitori che pero' cercano di evitare i fastidi.

Il guaio e' che mentre andando verso Porta Pia il falsopiano rallenta parecchio la pedalata, a scendere i 30 all'ora si raggiungono facilmente, figuriamoci poi con le elettriche.

Basti pero' pensare a cosa sarebbe successo se la pista fosse passata di fronte ad una Settembrini, un Giulio Cesare o un Avogadro... difficilmente la pista sarebbe stata percorribile a causa se non altro della quantita' di alunni.

Comunque la situazione e' stata corretta con aggiungendo al cartello attenti scuola  un limite di 5 km/h. La notizia ha scatenato un interessante dibattito sul sito della ciclabile Nomentana che piu' o meno riprendeva le stesse argomentazioni degli automobilisti rispetto al limite di 30 all'ora.

Detto questo, da brava coscienza critica del ciclista romano, faccio notare che:

  1. Malgrado la presenza di bambini sulla pista davanti ad una scuola un bel po' di ciclisti la infila a velocita' sostenuta, magari scampanellando (oltretutto ricordo che ci troviamo scuola per sordi e sordastri, non so se mi spiego);
  2. Non so per quale ragione, ma la pista passa di fronte a due istituti scolastici senza rialzarsi... di fronte ai portoni della scuola nulla cambia, ne' per accogliere eventuali automobilisti che lasciano i bambini ne' tantomeno per indicare ai ciclisti di rallentare efare attenzione.
  3. Gli accorgimenti di cui sopra sono stati presi per la chiesa poco piu' in la'..
Queste tre cose, unite ai commenti che ho visto in giro, alla fine fanno pensare che non e' che chi prende l'auto se ne freghi degli altri, ma che i senefregaroli siano distribuiti a prescindere e che se non stiamo attenti un domani cambieranno i suonatori ma alla fine la musica sara' molto simile, anche se a volume piu' basso.

Ma non scordiamoci le elettriche.

domenica 26 maggio 2019

Piste Ciclabili romane: dalle stelle alla costellazione... ma fuori e' sempre notte

Lavori in corso per le piste romane
Dopo il grande successo della ciclabile Nomentana, e il considerevole impegno di risorse politiche (anche mostrando che gli automobilisti non sono intoccabili)  nell'approntamento della ciclabile Tuscolana, l'amministrazione Raggi sembra abbia realizzato il valore aggiunto del concetto di rete. Peccato non lo abbia fatto anche per la metropolitana, ma forse era chiedere troppo.

Infatti, oltre a lanciare altre iniziative, sono stati avviati i lavori per ricucire (per quanto umanamente possibile) l'ormai non piu' trascurabile patrimonio di piste ciclabili della citta', in modo da valorizzarne l'utilita' per l'impiego di tutti i giorni.

Anche le nuove iniziative saranno comunque prese tenendo presente il concetto di connessione e ampliamento della rete esistente.

Per noi ciclisti, apparentemente l'unico gruppo oltre ai bancarellari ad aver tratto vantaggio dall'amministrazione Raggi, il momento e' veramente emozionante, praticamente storico. 

Sull'onda di un manufatto coerente e realizzato in maniera finalmente accettabile, ovvero la pista della Nomentana, si sono potuto misurare i vantaggi di una buona pista ciclabile... mettere le piste in rete, se non fa fare i giri di Peppe, moltiplica tali vantaggi.

Innanzitutto vengono aggiunte alla ciclabilita' cittadina alcune piste fondamentali, per esempio la Tiburtina. Di altre francamente non mi va di leggere per non rischiare la delusione, mi basta che anche la Prenestina sia lanciata per -molto egoisticamente- coprire la gran parte dei miei itinerari.

La novita' e' l'importanza ai tratti di collegamento, primo dei quali il collegamento Tuscolana-Termini passando per Castro Pretorio, quindi sotto il mio ufficio. Immagino che cio' accadra' utilizzando il grande marciapiede vuoto di Castro pretorio, lato Caserma Macao / Biblioteca Nazionale, che puo' essere facilmente prolungato fino a Santa Bibiana e da li' congiunto con Tiburtina e Prenestina (via Giolitti)... la mente vacilla!  

NOTAA proposito dei Giri di Peppe...Per andare da Nomentana a Termini il percorso piu' breve e' attraverso Via XX settembre fino ad incrociare Via Goito e poi dritti per Piazza Indipendenza... passare per Castro significa allungare!  

Quindi dalle stelle alla costellazione...  ma la notte fuori rimane sempre nera.

Si' perche' le piste rimangono l'unico successo, per adesso cmq molto limitato, di un'amministrazione che non ha portato miglioramenti concreti alla vita cittadina, anzi se si considera il blocco delle metropolitane, il blocco dello stadio della Roma (prima edizione) la rimozione dell'interesse pubblico dalle torri dell'EUR, le cui conseguenze fortemente negative non saranno cancellabili nel futuro. 

La mia generazione forse vedra' la rete ciclabile, ma di sicuro non la rete di metropolitane.

E non e' solo un problema di avversita' alle grandi opere. 

Se esci dalle piste ritorni a combattere per la vita, senza che i vigli urbani mostrino alcuna voglia di riportare l'uso del mezzo a motore nei confini se non della legalita' totale almeno della correttezza.

ATAC ha peggiorato le prestazioni e serve sempre peggio i cittadini, tanto e' vero che il grande sviluppo della bici avviene soprattutto da chi non ne puo' piu' del mezzo pubblico (gli automobilisti in genere passano allo scooter).

AMA ci odia e ci tiene zozzi. Se vedi un marciapiedi pulito e' in genere pulito dagli immigrati in cambio di qualche soldino.

Parchi e Giardini, forse a parte Villa |Borghese, sono regrediti a giungla. Hai voglia a fa' roseti comunali e azalee a Piazza di Spagna se tutti i giardini romani sono tornati campagna...

Inzomma (co' la zeta, alla romana) bisogna mettere cmq un grosso punto interrogativo sugli interventi non cantierati oltre la fine del mandato della Raggi. 

NOTA: Anche se Virginia ha una fortuna sfacciata, in quanto la gestione della citta' appare cosi' spinosa che nessun avversario sembra ancora voglioso di scommetterci la carriera politica. Potrebbe benissimo essere rieletta per assenza di alternative!

domenica 19 maggio 2019

Uomo a cavallo sepoltura aperta

Camion ve temo tutti
Questo proverbio, un vero capolavoro di sintesi, ci ricorda quello che significa inforcare le due ruote.

Dalla Brompton all'Harley Davidson chi sceglie le due ruote si espone a fare il vaso di coccio, anche pesante come un'Harley in mezzo ai vasi di ferro, e a correre qualche rischio in piu'. Quindi inutile fare i ciclopiagnoni.

In questo fine settimana abbiamo avuto due terribili incidenti mortali per i ciclisti, incidenti che conosciamo perche' ormai hanno risonanza nazionale per il rinnovato interesse alla bicicletta.

Nello stesso tempo un altro povero ragazzo di  14 anni ha perso una gamba perche' investito mentre stava con il padre sullo scooter (da uno senza patente)  ma la notizia e' stata relegata a due righe... l'incidente di moto non fa notizia.

Ma vediamo questi due incidenti un pochino piu' in dettaglio


Vittima del tratto brutto di strada
Questo incidente sembra il classico investimento della bici da parte di un'auto (piu' veloce). E' un tipo di incidente dal quale il ciclista, a differenza del motociclista, non riesce sempre a proteggersi.

Per il ciclista l'unica strategia di protezione e' non mischiarsi con il flusso delle macchine, pero' ogni tanto lo devi fare.

Nel caso specifico grande sensazione ha destato il fatto che prima dell'incidente il povero ragazzo abbia mandato un messaggio vocale dicendo, appunto, di avere paura di quel tratto di strada.  E chi in bici non ha sentito lo stesso brivido sulla schiena quando percorri una strada dove le auto ti superano veloci?

Recentemente ho dovuto percorrere un pezzo di Flaminia, la parte a due corsie dentro Roma, e la sensazione ce l'ho ben presente. E anche un bel pezzo di folle corsa in bici sulla Cassia bis (ma di questo vado meno fiero).

Cmq sia, finche' si puo' andare sul metro/ mezzo metro di una pseudo corsia di emergenza piu' o meno sei sicuro, ma quando quella lussuria finisce, occorrono nervi e manubrio saldi.

Le strade italiane non brillano per spazio ai ciclisti. Generalmente cresciute su tracciati gia' esistenti, spesso le strade sono il minimo indispensabile per autoveicoli e camion, per le bici rimane poco o punto spazio. Tipo Nettunense, per intenderci.

Quello che servirebbe sarebbe una bikelane o almeno una fascia di un metro (ma 80 cm gia' aiutano) per pedalare fuori dal flusso. Questo e' cio' che serve per rendere meno pericolose le strade extraurbane ed evitare che ogni macchina per superarti ti debba evitare, fino a quando qualcuno non sbaglia.

Dopodiche' in questo incidente specifico, occorrerebbe, come sempre, conoscere come sono andate veramente le cose, anche se il famoso telefonino del messaggio abbia avuto un ruolo nella dinamica.

Per quanto riguarda le infrastrutture per la sicurezza la battaglia e' anche delle moto. Infatti ancora si trovano guardrail senza la protezione bassa per impedire che i motociclisti caduti ci passino sotto... un pericolo che sono almeno 10 anni che si conosce ma poco si fa per prevenirlo.

Il terrore dei mezzi pesanti
 Il secondo incidente e' il vero incubo di tutti i ciclisti, finire sotto un camion ed esserne trascinati. Questa volta l'incidente ha portato anche particolari orribili quali il caschetto schiacciato sotto le ruote del camion...

La fine veramente orribile e' toccata ad un ciclista di Roma all'incrocio tra Raccordo e Tiburtina (se ho capito bene). Dei pericoli derivanti dai mezzi pesanti gia' ne avevo parlato estesamente un bel po' di tempo fa. Gia' allora avevamo avuto un incidente mortale analogo a Piazza re di Roma, e alla fine l'iniziativa saveourcyclists era proprio rivolta al numero di morti sotto i camion.

Personalmente e' l'unica cosa che mi scatena il terrore e quindi me ne tengo alla larga as far as I can. Non sempre pero' loro stanno alla larga dal ciclista, e qui occorre capire che cosa sia successo...

Comunque quando dico "me ne tengo alla larga" intendo dire che non provo a superarli da destra e li lascio passare il prima possibile, e levandomi dalla mezzo se posso.

Invece ho visto che vari ciclisti, anche ai semafori, comunque si mettono accanto ai veicoli pesanti, anche autoarticolati, magari senza sapere che l'autista dall'alto della sua cabina potrebbe non averli notati.

Un altro elemento di pericolo sono gli imbocchi delle autostrade, tangenziali etc. Sembra strano ma non tutti gli automobilisti/camionisti/centauri realizzano che le bici NON vanno su queste strade e quindi, anche se sono a destra, tirano dritte.

Anche questa per me e' una condizione di pericolo e quindi quando mi avvicino ad uno di questi svincoli segnalo chiaramente che continuo dritto e tengo d'occhio il settore posteriore con lo specchietto...

Cosa sia successo a quell'incrocio non posso saperlo, pero' ritengo che in quelle condizioni un ciclista si debba voler bene e prendere tutte le ragionevoli precauzioni che puo'.

Poi un interrogativo: ma agli autisti dei camion viene fatta una qualche lezione su come comportarsi con i ciclisti? Questo si' sarebbe utile (e pure agli automobilisti gia' che ci siamo).

sabato 18 maggio 2019

I nostri cuccioli a pedali

Il punto di raccolta
Venerdi', essendo un po' meno ritardatario del solito, mi sono imbattuto nel punto di raccolta del bike to school.

In omaggio alle policy di non pubblicare foto di minorenni mi sono astenuto dal fotografare i cuccioli, ma vi garantisco che lo spettacolo era stupendo.

Erano proprio contenti, mai visto nessuno cosi' contento di andare a scuola, forse anche perche' ormai si comincia a sentire aria di tramonto di anno scolastico (a meno di un mese).

A riprova della serieta' dell'iniziativa ho visto un numero di accompagnatori pari o superiore a quello degli accompagnandi. Certo se ci fossero piu' piste ciclabili si potrebbero espandere queste iniziative, e magari ridurre il traffico dei genitori accompagnatori.

Bravi, bene...

Purtroppo qualche ora piu' tardi e' arrivata la notizia che un cucciolo un po' piu' grande ha perso la vita mentre pedalava... a riprova che con la strada certo non si scherza.

sabato 11 maggio 2019

La riscoperta della Nomentana con la pista ciclabile

Alla fine anche gli automobilisti l'apprezzano...
Non solo leva noi ciclisti dalle balle, ma puo' sempre 
tornare utile come parcheggio d'emergenza
Ci sono ciclabili che valgono piu' della loro semplice utilita' ciclomobilistica, e la ciclabile Nomentana e' una di queste.

Infatti con l'apertura, anche se ancora parziale, di questa pista una grande e prestigiosa arteria di Roma e' ritornata percorribile in bicicletta. Questo dovrebbe far anche riflettere sul valore aggiunto delle piste ciclabili per il territorio. Pensiamo per esempio come la ciclabile del Tevere abbia fatto recuperare alla citta' il rapporto con il proprio fiume.

Percorrere la Nomentana  sulla ciclabile non significa solo andare veloci senza curarsi delle auto ( a parte gli incroci) ma assaporarla nei suoi dettagli, che da Porta Pia fino alla Batteria Nomentana sono sicuramente notevoli, talvolta spettacolari. E che ci eravamo scordati. l bello e' che per fare la pista non si e' dovuto sottrarre spazio alla circolazione, ma solo un pochino alla sosta,

La Nomentana era bella ma quasi impercorribile se non con la macchina. Non solo la parte centrale era off limits per le due ruote in genere (anche per le moto ai vecchi tempi), ma le complanari erano affollate di automobilisti impazienti.

Inoltre i mezzi pubblici che le percorrevano (ora non piu'\) non potevano superare le bici per mancanza di spazio e viceversa. Insomma un incubo a pedali.

Tra tante virtu' l'unico neo nella sezione al momento aperta, ovvero da Porta Pia a Viale XXI aprile, e' l'incrocio con Viale Regina Margherita, dove la pista scompare totalmente per fare posto all'incrocio tale e quale a prima... chissa' come mai.

Comunque noi ciclisti siamo felicissimi di esserci "tolti dalle balle" degli automobilisti. Tolti dalle balle tranne qualche irriducibile, normalmente con la e-bike, che disdegna il tracciato in favore di una delle laterali.

Certo, sarebbe bello se la pista spinoffiasse alle gradi diramazioni possibili... prima e piu' grande Viale XXI Aprile, che avrebbe tutto lo spazio per accoglierne una pista almeno fino a Piazza Bologna, oppure a Corso Trieste, dove sull'aiuola centrale si potrebbe arrivare fino a Piazza Annibaliano.

Senza pero' amareggiarci sognando cose che potrebbero essere, godiamoci la realta' per quella che e'. Speriamo che con il completamento dei lavori l'utilizzo cresca .

Sara' sicuramente ricordata come l'opera maxima della giunta Raggi, che dobbiamo ringraziare per questo. Quelli che verranno dopo riflettano su come cose piccole come le piste ciclabili migliorino la citta' sotto tutti i unti di vista.

domenica 5 maggio 2019

Bicicletta ed elezioni europee: mo' si' che ce ne vorrebbe uno pratico!

Tra quindici giorni si terranno le elezioni per il Parlamento Europeo (EP, per gli amici) ed e' giusto che noi ci si domandi se la ciclabilita'  possa influenzare le nostre scelte.

Beh, con l'esperienza di interazione con le istituzioni europee che ho accumulato negli ultimi quindici anni, ho un approccio molto prudente al tema. Per influire sulle istituzioni europee, specialmente a livello di EP, occorre avere idee chiare su cosa puo' fare. E sul come non lo so' dire perche' non lo frequento.

Il mestiere degli organi legislativi dell'Unione (EU per gli amici) e' di individuare un argomento che merita di essere trasferito sotto la competenza dell'Unione, immaginarne l'evoluzione futura, e farla accadere con atti regolamentari (legislativi e non legislativi, come a dire leggi e decreti), programmi di finanziamento, e azioni varie, tra le quali la costituzione di apposite agenzie.

L'altra condizione da tenere conto e' che si sta operando a livello continentale, e quindi con provvedimenti che saranno di avanguardia per gli stati (MS, member state per gli amici) piu' arretrati, talvolta al limite dell'intollerabilita', e limitativi per quelli  piu' avanzati.

Pertanto non serve andare li' pensando a cosa vada bene per la ciclabilita' a Roma, ma deve essere qualcosa che non shockki Zagabria e non limiti Copenaghen. E gia' questo e' difficile.

Poi ci sono i finanziamenti. Aumentarne per la ciclabilita' e' cosa buona, ma sappiamo che verranno catturati dai MS bravi a fare questo, e non verranno utilizzati dagli altri che non sanno utilizzarli o non vogliono farlo per la ciclabilita', come certe parti d'Italia.

Quindi dire genericamente che va li' un ciclista non basta, uno dovrebbe mandare li' qualcuno che ha gia' un'idea che sia possibile realizzare. Come dice la barzelletta... mo si' che ce ne vorrebbe un pratico!

Pero' vorrei aggiungere un appello

La tormentata vicenda della  Brexit, ci mostra che la nostra EU e' in forte difficolta' per una serie di motivi, uno dei quali e' proprio quello teste' illustrato, ovvero che nella nostra famiglia continentale abbiamo individui che la pensano in modo troppo differente per fare grandi cose insieme, come nel passato.

I prossimi cinque anni ci diranno se la EU sopravvivera' e in quale forma.

Il rischio e' non solo che questa costruzione si rompa, ma che l'Italia finisca dalla parte "sbagliata" della rottura, ovvero quella stupidamente sovranista. Quella che vuole l'insindacabilita' a qualunque comportamento folle adottato per mero capriccio politico locale. Anche sullo smaltimento della monnezza.

La mia paura e' che invece si ingaggino battaglie che nulla hanno a che vedere con questi temi,  e invece concentrarsi sui problemi degli europei, per esempio:

  • quali devono essere le modalita' giuste  dell'immigrazione interna (che ha causato la Brexit) , ed evitare che questa renda impossible la vita alle classi meno abbienti dei paesi di destinazione?
  • e' sempre giustificato un bilancio comune orientato al sostenimento dell'agricoltura? E si puo' cambiare senza far giletigiallizzare mezza europa?
  • Nel contrastare il riscaldamento globale, quanta parte dello sforzo deve essere sostenuto dall'EU e a quale costo? Possiamo noi limitarci quando gli altri se ne fregano?
  • Che senso ha rendere impossibili le attivita' non ecologiche in Europa, ma poi continuare acquistare quei beni prodotti all'estero?
  • Come evitare il social dumping, ovvero che tutti i camionisti lavorino con il contratto bulgaro? 
  • Perche' metterci a rischio sbranandoci sull'immigrazione esterna quando e' chiaro che nessuno la vuole?
  • dobbiamo creare una identita'  fiscale unica e come armonizzare la fiscalita'?
  • Possiamo permetterci di avere due classi burocratiche contrapposte, una di funzionari europei piuttosto preparati e relativamente ben pagati e una di funzionari nazionali massacrati dalle ristrettezze di budget?
  • E' corretto cio' che accade nelle Agenzie dell'Unione, i cui stipendi apparentemente alti sono veramente appetibili sono per l'Est Europeo, per cui le Agenzie si stanno polarizzando in favore di questi?
Insomma, bicicletta va bene, ma poi alla fine nelle cose in gioco conta un cavolo, anche meno.

Scusate l'appello.

domenica 28 aprile 2019

Fatemi sognare una grande ciclorete turistica per il Lazio...

Il ponte ferroviario sul Mignone
utilizzato al momento solo per le gite ciclistiche
Essendomi iscritto al gruppo "Piste Ciclabili" su Facebook guardo con estrema invidia come nel Nord Italia la rete cicloturistica stia aumentando e collegando sempre piu' localita' turistiche.

Al centro Italia, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria stanno anche loro muovendosi. Con qualche anno di ritardo, ma in maniera decisamente piu' coordinata.

Il Lazio, ultima regione della quale so qualcosa, sta solo adesso cominciando a capire che una rete di piste ciclabili che unisca le sue bellezze naturali e archeologiche puo' avere effetti benefici sul territorio.

Effetto benefico dovuto soprattutto all'aumento di frequentazione in zone di grande pregio ma non adatte al turismo di massa.

Cominciando a capire... ma chissa' quando le realizzazioni concrete arriveranno. Eppure eravamo partiti bene, quando Rutelli ministro dell'Ambiente ricavo' una bellissima pista ciclabile tra Fiuggi e Paliano su di un tratto della ferrovia a scartamento ridotto  dismessa.

Recentemente l'interesse per la Francigena, spinto molto dalla grande presa delle cose legate alla religione, ha riaperto in modo decente, seppur non sempre ciclisticamente valido, un bell'itinerario che attraversa tutta la Regione.

Ma quali sono le grandi prospettive laziali?

Si comincia a parlare di una pista del Tevere, finalmente. C'e' stato un accordo tra Regioni (e anche Vaticano) per portarla fino ad Assisi (toh...) evidentemente connettendosi in Umbria a Terni con le loro ciclovie. Magnifico. Dire Terni significa anche dire Piana di Rieti, e anche li' ci sono piste da connettere. E che cosa bellissima sarebbe fare una pista lungo le sponde dell'Aniene!

Il litorale lo vogliamo buttare via?

Al momento piu' o meno ogni comune si sta attrezzando per la propria ciclabile, speriamo che ad un certo punto si connettano tra di loro, facciano sistema.

Il blocco a Nord di Roma (Fiumicino Focene, Fregene, Ladispoli) sta facendo molto sul serio, pero' vanno aiutati.

Parlando di liotrane non dobbiamo dimenticare la Pianura Pontina. Questa potrebbe essere rapidamente  convertita all'uso ciclabile realizzando piste sugli argini dei tanti canali che la percorrono. Entry point sarebbero oltre le tante stazioni dell'ottimo treno Roma - Napoli, la pista del litorale  e  la Velletri Priverno (vedi dopo).

Inoltre anche nel Lazio abbiamo un bel po' di ferrovie dismesse, anche da molti molti anni.

Per esempio la Velletri/- Priverno, che al momento percorriamo come itinerario ciclabile fino a Cisterna di Latina. Anche quell'itinerario sarebbe fantastico se recuperato, perche' sarebbe in continuita' con l'Appia Antica e la Francigena.

Ho gia' citato quella che arrivava a Fiuggi, e che comunque proseguiva per Frosinone e per arrivare a Cassino partendo da Roma.

Parte di questa linea e' ancora in uso, il famoso tranvetto, piu' o meno dalla Togliatti fino a Termini. ma da Togliatti in poi e' tutta deserta. Si potrebbe farne una pista magnifica, se non proprio dal centro di Roma, almeno da una delle stazioni della metro o del treno piu' vicine.

Infine vi e' il gioiello nascosto del Lazio, la ferrovia dismessa Capranica - Civitavecchia, un grande e meraviglioso itinerario tra le parti piu selvagge del Lazio. A questo potrebbe aggiungersi anche il tratto Capranica Orte, se poi si abbandonera' definitivamente l'idea di rispristinarne l'uso ferroviario. E partire da Orte significa connettersi con la Pista del Tevere, inoltre incrocerebbe la Francigena appunto a Capranica.

Io conservo tanta fiducia. Chissa' che belle piste avremo quando saro' morto e sepolto!

martedì 23 aprile 2019

Qualcosa da ricordarsi per le celebrazioni del 25 aprile

M4 Sherman sbarca ad Anzio...
Chissa' se nei mesi successivi sono riusciti
a sopravvivere ai combattimenti
...
Il 25 aprile e' ritornato e con lui le solite beghe nazionali.

La destra salvinista e fascista non celebrera' nulla e  ci dira' peste e corna del 25 aprile, che non e' una liberazione e sventolera' gagliardetti  etc. etc. etc.

Tutto anche  come reazione (in parte comprensibile) a tanti anni nei quali la sinistra comunista con la sua retorica si e' appropriata della Resistenza e della guerra partigiana facendo finta che non ci fosse uno Stalin etc. etc. etc.

Credo che tutte e due le fazioni opposte si sbaglino, e sarebbe il caso di ricordare alcune semplici verita'  storiche, qui di seguito elencate, tanto per fare un po' di conversazione. Scusate la presunzione.


  1. La liberazione fu una vera liberazione da una dittatura nazifascista che aveva infettato tutta l'Europa Occidentale, allora passabilmente democratica. Ricordiamoci che all'inizio Hitler non se la prese con i Bolscevichi, ma invase, distrusse e massacro' gente passabilmente libera e democratica, Tanto per rivincita rispetto al 1918. Anzi con i Bolscevichi fece un bell'accordo per spartirsi la Polonia.
  2. L'Europa non fu liberata dai partigiani, ma dalla potenza militare di Americani, Inglesi e Sovietici. Tutti pagarono un altissimo tributo di sangue, ma quello sovietico fu semplicemente spaventoso. E ce la fecero pelo pelo.
    Il costo della Seconda Guerra Mondiale
  3. La guerra partigiana fu onorevole, ma non mi risulta rilevante dal punto di vista militare.  Questo ovviamente senza niente a detrarre a coloro che la fecero e la fecero seriamente, cercando magari di non provocare rappresaglie sproporzionate al valore militare delle azioni condotte
  4. In Italia troppi partigiani lottavano contro la dittatura per imporne un'altra. Mi dispiace ma le formazioni comuniste di fatto sostenevano una dittatura altrettanto feroce di quella nazista.
  5. Noi Italiani portiamo una bella fetta di responsabilita' in quello spaventoso massacro che e' stato la seconda guerra mondiale. Mussolini non e' stato spaventosamente cattivo come Hitler o Stalin, non ha spento il paese come Franco, ma probabilmente senza Mussolini non ci sarebbero stati ne' Hitler ne' Franco, e nemmeno tutta la seconda guerra mondiale, nemmeno quella del Pacifico. Questa e' una responsabilita' nazionale collettiva, ma la destra  in particolare dovrebbe sentirsela addosso in maniera particolare, e non andarne fiera.  
  6. Il fatto che in Italia non ci sia stata una Norimberga ci ha impedito di chiudere i conti con il passato. I Savoia hanno lasciato il paese. Altri, anche in mancanza di apposita legge,  farebbero comunque meglio ad evitare. Vedi punto precedente.  
  7. Tutto il mondo ha ammirato la tenacita',  il sacrificio e la determinazione  con la quale l'esercito tedesco si e' battuto.   Noi appassionati di militaria ammiriamo Tigre, Panther, Cannoni d'Assalto, V1, e tutte le altre scoperte del genio tedesco. Giustamente pero' quelli che hanno visto la loro vita distrutta,  sono stati massacrati, mutilati (visto che i morti non si lamentano) e le loro famiglie possono avere idee legittimamente differenti. I Giapponesi sono stati ancora piu' tenaci e alla fine si sono presi due bombe atomiche perche' comunque avevano ecceduto in queste virtu'.
  8. Nessuno rimprovera piu' di tanto a chi ha veramente combattuto con Salo' di essersi schierato con i nazisti. Non credo sia facile voltare le spalle ad un alleato. Ma solo se ha combattuto rischiando la pelle e non si e' messo a torturare e a fare rastrellamenti. Senno' come Gestapo e SS. E non si puo' nemmeno pretendere che qualche vendetta a fine guerra non ci sia scappata.
  9. Noi Italiani abbiamo aggredito ma preso schiaffi sin dall'inizio del conflitto. Beh, questo dovrebbe far riflettere tutti quelli che oggi sfoderano gagliardetti.
  10. Il risultato finale della seconda guerra mondiale e' stata la distruzione dell'Europa e un'espansione incredibilmente ampia delle dittature comuniste, che si sono estese dalla cortina di ferro fino a meta' Europa alla Cina e  fino ai confini del Giappone. Anche questo dovrebbe far riflettere chi continua a mitizzare Adolfo e Benito.
Un caro saluto a tutti!

Buon 25 aprile, e viva la liberta', vediamo di meritarcela.