domenica 7 luglio 2019

L'Isola-laboratorio senza le due ruote


Sono ormai 15 anni (giusti giusti) che mi reco a Malta per lavoro.

 In questi anni sull'isola sono cambiate molte cose, a cominciare dalla popolazione che e' passata dai 350 mila ai 500 mila abitanti, e l'economia, prima in crisi, adesso in fiorente espansione per il turismo.

E' pero' interessante vederla dal punto di vista della mobilità. L'isola e', secondo i nostri standard, piccola. Piu' o meno entra all'interno del Grande Raccordo Anulare (tralasciamo Gozo e Comino). Metà e' fittamente costruita, l'altra meta' per fortuna si e' salvata.

Il trasporto pubblico e' costituito da una rete di autobus in quanto le pendenze rendono impossibile lo sviluppo di una rete di tram.  Il mezzo di trasporto tipico maltese e' l'automobile, il che crea micidiali ingorghi nelle ore di punta.

Il guidatore maltese e' comunque, secondo i nostri standard un guidatore poco esperto e molto frustrato. Il mio amico George spesso ripete una spiritosaggine sul loro modo di guidare: Con una mano si core gli occhi e con l'altra ruota a destra e a sinistra un immaginario volante... Frustrato e' frustrato dalle strade brevi, strette e tortuose, che spesso percorre a gran velocità e forte rombo di motore.

Questa pessima prestazione (ampiamente riconosciuta dagli stessi Maltesi) unita alla mancanza di spazio, rende l'uso della bici alquanto pericoloso. L'incontro con ciclisti e' in effetti episodico.

Infine c'e' il problema del parcheggio, che occupa una bella percentuale di territorio nazionale e sta diventando una preoccupazione non da poco, visto che nessuno ha mai pensato ai garage sotterranei.

Insomma ogni volta che vado li consiglio di buttare a mare le auto e passare alla bici, magari elettrica, ma senza successo.

In quest'ultima visita mi e' balenato un pensiero... si vedono pochissime moto e motorini. A Roma, nelle stesse condizioni di traffico, la parte mobile della popolazione si e' spostata sugli scooter, le due ruote a motore. E adesso una parte non secondaria di ciclisti ha optato per la bici elettriche.

Ma li' nulla di tutto questo. Niente moto, niente scooter. Evidentemente l'anelito all'automobile e' fortissimo anche dove non ci sono strade.

Pero' a questo stanno rimediando. Le strade a piu' corsie sono state trasformate in superstrade e ho visto cantieri con pile che presagiscono sopraelevate e incroci a piu' livelli.

Insomma.. stanno commettendo pari pari i nostri errori. Pensando di risolvere il problema del traffico aumentando le strade... che amara delusione li aspetta!




sabato 29 giugno 2019

I ciclosmartfonisti

Questo post e' il terzo della serie  saremo noi gli automobilisti del futuro?  E quindi dopo le piste ciclabili di fronte alle scuole e il rapporto con i podisti sulle piste ciclabili, non poteva mancare un post dedicato a coloro che pedalano guardando il telefonino... i ciclosmartfonisti.

Qualche anno fa sono stato in Olanda e ho percorso qualcuna delle loro bellissime piste ciclabili... bene una buna metà degli adolescenti che o incontrato pedalava chattando con qualcuno.

Le tecniche erano sostanzialmente due:

a) telefonino in una mano e l'altra sul manubrio;

b) telefonino governato da due mani e bicicletta governata dagli avambracci appoggiati al manubrio... ovviamente senza tenere conto dei freni.

Ora li' le piste sono praticamente senza interruzioni e quindi forse si puo' fare senza eccessiva difficoltà. Immagino che non siano cosi' temerari da farlo sulla strada.

Pericolo? Bah... cmq andavano piuttosto piano.

Invece non andavano piano tizi vari incontrati sulla ciclabile verso Castel Giubileo. Bici da corsa o gravel, mani e braccia impegnate esclusivamente sul telefonino e andatura sui 20/25 km all'ora. Insomma, tipica senza mani.

Io andavo allegro sui 20 in senso contrario.

In genere sono molto stabili, ma mi sono spaventato quando l'incrocio e' avvenuto in corrispondenza di alcuni dei solchi che si stanno riaprendo sul manto pistale... ho pensato:  E se mentre chatta cosi' amorevolmente il pneumatico da corsa gli si infila nel solco e mi viene addosso?  Sarebbe stato un bello scontro a velocità relativa sui 40 km/h, quindi da farsi male, al limite da lasciarci la pelle.

In realta' di morti in questo modo non me ne ricordo in ormai piu' di dieci anni di ciclismo intensivo, e le probabilità appaiono basse, a queste densità di traffico.

Rimane la spiacevole sensazione che forse noi ciclisti ci crediamo molto meglio degli automobilisti perche' siamo ancora pochi e forse molto responsabili.

Dovesse la bici diventare un fenomeno di massa ho l'impressione che vedremmo replicarsi tanti comportamenti arroganti e pericolosi che per adesso pensiamo appannaggio esclusivo dei motorizzati.

Staremo a vedere... 

domenica 9 giugno 2019

Sono i podisti i ciclisti dei ciclisti?

Dedico questo post a mio cugino Alberto che sulla soglia dei sessant'anni, dopo una gioventu' prettamente motociclistica, ha appena completato la corsa del Passatore (oltre 100 km dalla Toscana all'Emilia) e il resto della settimana smadonna contro i ciclisti sulle strade... 

Come ciclisti  siamo ormai assuefatti, anzi assuestrafatti, a tutta una serie di battutacce che arrivano dal mondo degli automobilisti...

La piu' famosa e' quella del "potete salvare il mondo anche un po' piu' a destra" a tutto il resto proposto, e periodicamente ri-proposto,  dai siti specializzati e da newcomers in vena di spiritosaggini.

Come ciclisti, a parte qualche battuta veramente ben congegnata, queste battute non le troviamo affatto divertenti, anche perche' si tratta del diritto all'accesso alla strada. E anche perche' troppi ciclisti ci hanno lasciato la pelle.

Pero' considerato che le battute sono dirette soprattutto agli stradisti in allenamento, anche sul diritto all'uso della strada si potrebbe discutere in maniera un po' piu' attenta.

Infatti mentre e' facile per uno che utilizza la bici per andare al lavoro rivendicare la parita' di diritto alla strada, e magari al tempo stesso di accusare l'automobilista di volersi arraffare tutto lo spazio  disponibile (lo stesso vale per il turismo), se prendiamo chi sulla strada deve spostare merci la cosa cambia parecchio.

Prendiamo infatti l'incontro tra un gruppo di ciclisti in allenamento e un'autocisterna... beh in quel caso qualche dubbio mi viene, infatti alla fine i ciclisti in allenamento usano la strada per divertirsi, quell'altro ci deve lavorare e del suo lavoro ne beneficiamo tutti in generale... 

Questo ovviamente non significa che l'autista dell'autocisterna abbia diritto a salire sopra i ciclisti, ma anche che certe cose che tanti ciclisti stradali considerano un diritto, ovvero di usare la pubblica strada come palestra, forse non lo e' cosi' tanto.

Passiamo invece ad argomenti molto piu' leggeri e spiritosi... ritornando alle battutacce, se sostituiamo gli automobilisti con noi ciclisti e i ciclisti con i podisti (specie quelli che sentono la musica) poi non mi troverei cosi' in disaccordo... posso dirlo allegramente perche' l'incidentosita' in questo caso e' abbastanza assente, quindi possiamo cazzeggiare in allegria.

Infatti, se consideriamo la risorsa pista ciclabile, diciamo anche ciclopedonale, alla fine lo spazio e' limitato e il mezzo piu' veloce (e piu' produttivo) e' limitato da quello lento, che magari si sta a divertire mentre tu vai al lavoro.  Mettici uno che deve fare le consegne con la cargo bike e hai riproposto pari pari lo stesso problema.. e quindi... che vi devo dire...

Saremo noi gli automobilisti del futuro? E allora saranno i podisti i ciclisti dei ciclisti?



sabato 1 giugno 2019

Saremo noi ciclisti gli automobilisti del futuro?

Come e' noto la ciclabile Nomentana non si snoda in campagna ma nel tessuto vivo della citta'.

Anzi, passa in vari punti molto affollati (da qui la sua utilita') e in particolare davanti ad un paio di scuole per bambini sordi e sordastri. In quel caso la pista e' separata dall'uscita della scuola dal marciapiedino regolamentare di 1,5 metri, e la scuola e' segnalata dal trazionale cartello con i bimbi che fuggono (dalla scuola ovviamente)

Ovviamente succede che la pista sia molto spesso ingombrata oltre che dai pulmini scolastici che si infilano nel passo carrabile o attraversano la pista, anche molto semplicemente dai ragazzi e dai rispettivi genitori che pero' cercano di evitare i fastidi.

Il guaio e' che mentre andando verso Porta Pia il falsopiano rallenta parecchio la pedalata, a scendere i 30 all'ora si raggiungono facilmente, figuriamoci poi con le elettriche.

Basti pero' pensare a cosa sarebbe successo se la pista fosse passata di fronte ad una Settembrini, un Giulio Cesare o un Avogadro... difficilmente la pista sarebbe stata percorribile a causa se non altro della quantita' di alunni.

Comunque la situazione e' stata corretta con aggiungendo al cartello attenti scuola  un limite di 5 km/h. La notizia ha scatenato un interessante dibattito sul sito della ciclabile Nomentana che piu' o meno riprendeva le stesse argomentazioni degli automobilisti rispetto al limite di 30 all'ora.

Detto questo, da brava coscienza critica del ciclista romano, faccio notare che:

  1. Malgrado la presenza di bambini sulla pista davanti ad una scuola un bel po' di ciclisti la infila a velocita' sostenuta, magari scampanellando (oltretutto ricordo che ci troviamo scuola per sordi e sordastri, non so se mi spiego);
  2. Non so per quale ragione, ma la pista passa di fronte a due istituti scolastici senza rialzarsi... di fronte ai portoni della scuola nulla cambia, ne' per accogliere eventuali automobilisti che lasciano i bambini ne' tantomeno per indicare ai ciclisti di rallentare efare attenzione.
  3. Gli accorgimenti di cui sopra sono stati presi per la chiesa poco piu' in la'..
Queste tre cose, unite ai commenti che ho visto in giro, alla fine fanno pensare che non e' che chi prende l'auto se ne freghi degli altri, ma che i senefregaroli siano distribuiti a prescindere e che se non stiamo attenti un domani cambieranno i suonatori ma alla fine la musica sara' molto simile, anche se a volume piu' basso.

Ma non scordiamoci le elettriche.

domenica 26 maggio 2019

Piste Ciclabili romane: dalle stelle alla costellazione... ma fuori e' sempre notte

Lavori in corso per le piste romane
Dopo il grande successo della ciclabile Nomentana, e il considerevole impegno di risorse politiche (anche mostrando che gli automobilisti non sono intoccabili)  nell'approntamento della ciclabile Tuscolana, l'amministrazione Raggi sembra abbia realizzato il valore aggiunto del concetto di rete. Peccato non lo abbia fatto anche per la metropolitana, ma forse era chiedere troppo.

Infatti, oltre a lanciare altre iniziative, sono stati avviati i lavori per ricucire (per quanto umanamente possibile) l'ormai non piu' trascurabile patrimonio di piste ciclabili della citta', in modo da valorizzarne l'utilita' per l'impiego di tutti i giorni.

Anche le nuove iniziative saranno comunque prese tenendo presente il concetto di connessione e ampliamento della rete esistente.

Per noi ciclisti, apparentemente l'unico gruppo oltre ai bancarellari ad aver tratto vantaggio dall'amministrazione Raggi, il momento e' veramente emozionante, praticamente storico. 

Sull'onda di un manufatto coerente e realizzato in maniera finalmente accettabile, ovvero la pista della Nomentana, si sono potuto misurare i vantaggi di una buona pista ciclabile... mettere le piste in rete, se non fa fare i giri di Peppe, moltiplica tali vantaggi.

Innanzitutto vengono aggiunte alla ciclabilita' cittadina alcune piste fondamentali, per esempio la Tiburtina. Di altre francamente non mi va di leggere per non rischiare la delusione, mi basta che anche la Prenestina sia lanciata per -molto egoisticamente- coprire la gran parte dei miei itinerari.

La novita' e' l'importanza ai tratti di collegamento, primo dei quali il collegamento Tuscolana-Termini passando per Castro Pretorio, quindi sotto il mio ufficio. Immagino che cio' accadra' utilizzando il grande marciapiede vuoto di Castro pretorio, lato Caserma Macao / Biblioteca Nazionale, che puo' essere facilmente prolungato fino a Santa Bibiana e da li' congiunto con Tiburtina e Prenestina (via Giolitti)... la mente vacilla!  

NOTAA proposito dei Giri di Peppe...Per andare da Nomentana a Termini il percorso piu' breve e' attraverso Via XX settembre fino ad incrociare Via Goito e poi dritti per Piazza Indipendenza... passare per Castro significa allungare!  

Quindi dalle stelle alla costellazione...  ma la notte fuori rimane sempre nera.

Si' perche' le piste rimangono l'unico successo, per adesso cmq molto limitato, di un'amministrazione che non ha portato miglioramenti concreti alla vita cittadina, anzi se si considera il blocco delle metropolitane, il blocco dello stadio della Roma (prima edizione) la rimozione dell'interesse pubblico dalle torri dell'EUR, le cui conseguenze fortemente negative non saranno cancellabili nel futuro. 

La mia generazione forse vedra' la rete ciclabile, ma di sicuro non la rete di metropolitane.

E non e' solo un problema di avversita' alle grandi opere. 

Se esci dalle piste ritorni a combattere per la vita, senza che i vigli urbani mostrino alcuna voglia di riportare l'uso del mezzo a motore nei confini se non della legalita' totale almeno della correttezza.

ATAC ha peggiorato le prestazioni e serve sempre peggio i cittadini, tanto e' vero che il grande sviluppo della bici avviene soprattutto da chi non ne puo' piu' del mezzo pubblico (gli automobilisti in genere passano allo scooter).

AMA ci odia e ci tiene zozzi. Se vedi un marciapiedi pulito e' in genere pulito dagli immigrati in cambio di qualche soldino.

Parchi e Giardini, forse a parte Villa |Borghese, sono regrediti a giungla. Hai voglia a fa' roseti comunali e azalee a Piazza di Spagna se tutti i giardini romani sono tornati campagna...

Inzomma (co' la zeta, alla romana) bisogna mettere cmq un grosso punto interrogativo sugli interventi non cantierati oltre la fine del mandato della Raggi. 

NOTA: Anche se Virginia ha una fortuna sfacciata, in quanto la gestione della citta' appare cosi' spinosa che nessun avversario sembra ancora voglioso di scommetterci la carriera politica. Potrebbe benissimo essere rieletta per assenza di alternative!

domenica 19 maggio 2019

Uomo a cavallo sepoltura aperta

Camion ve temo tutti
Questo proverbio, un vero capolavoro di sintesi, ci ricorda quello che significa inforcare le due ruote.

Dalla Brompton all'Harley Davidson chi sceglie le due ruote si espone a fare il vaso di coccio, anche pesante come un'Harley in mezzo ai vasi di ferro, e a correre qualche rischio in piu'. Quindi inutile fare i ciclopiagnoni.

In questo fine settimana abbiamo avuto due terribili incidenti mortali per i ciclisti, incidenti che conosciamo perche' ormai hanno risonanza nazionale per il rinnovato interesse alla bicicletta.

Nello stesso tempo un altro povero ragazzo di  14 anni ha perso una gamba perche' investito mentre stava con il padre sullo scooter (da uno senza patente)  ma la notizia e' stata relegata a due righe... l'incidente di moto non fa notizia.

Ma vediamo questi due incidenti un pochino piu' in dettaglio


Vittima del tratto brutto di strada
Questo incidente sembra il classico investimento della bici da parte di un'auto (piu' veloce). E' un tipo di incidente dal quale il ciclista, a differenza del motociclista, non riesce sempre a proteggersi.

Per il ciclista l'unica strategia di protezione e' non mischiarsi con il flusso delle macchine, pero' ogni tanto lo devi fare.

Nel caso specifico grande sensazione ha destato il fatto che prima dell'incidente il povero ragazzo abbia mandato un messaggio vocale dicendo, appunto, di avere paura di quel tratto di strada.  E chi in bici non ha sentito lo stesso brivido sulla schiena quando percorri una strada dove le auto ti superano veloci?

Recentemente ho dovuto percorrere un pezzo di Flaminia, la parte a due corsie dentro Roma, e la sensazione ce l'ho ben presente. E anche un bel pezzo di folle corsa in bici sulla Cassia bis (ma di questo vado meno fiero).

Cmq sia, finche' si puo' andare sul metro/ mezzo metro di una pseudo corsia di emergenza piu' o meno sei sicuro, ma quando quella lussuria finisce, occorrono nervi e manubrio saldi.

Le strade italiane non brillano per spazio ai ciclisti. Generalmente cresciute su tracciati gia' esistenti, spesso le strade sono il minimo indispensabile per autoveicoli e camion, per le bici rimane poco o punto spazio. Tipo Nettunense, per intenderci.

Quello che servirebbe sarebbe una bikelane o almeno una fascia di un metro (ma 80 cm gia' aiutano) per pedalare fuori dal flusso. Questo e' cio' che serve per rendere meno pericolose le strade extraurbane ed evitare che ogni macchina per superarti ti debba evitare, fino a quando qualcuno non sbaglia.

Dopodiche' in questo incidente specifico, occorrerebbe, come sempre, conoscere come sono andate veramente le cose, anche se il famoso telefonino del messaggio abbia avuto un ruolo nella dinamica.

Per quanto riguarda le infrastrutture per la sicurezza la battaglia e' anche delle moto. Infatti ancora si trovano guardrail senza la protezione bassa per impedire che i motociclisti caduti ci passino sotto... un pericolo che sono almeno 10 anni che si conosce ma poco si fa per prevenirlo.

Il terrore dei mezzi pesanti
 Il secondo incidente e' il vero incubo di tutti i ciclisti, finire sotto un camion ed esserne trascinati. Questa volta l'incidente ha portato anche particolari orribili quali il caschetto schiacciato sotto le ruote del camion...

La fine veramente orribile e' toccata ad un ciclista di Roma all'incrocio tra Raccordo e Tiburtina (se ho capito bene). Dei pericoli derivanti dai mezzi pesanti gia' ne avevo parlato estesamente un bel po' di tempo fa. Gia' allora avevamo avuto un incidente mortale analogo a Piazza re di Roma, e alla fine l'iniziativa saveourcyclists era proprio rivolta al numero di morti sotto i camion.

Personalmente e' l'unica cosa che mi scatena il terrore e quindi me ne tengo alla larga as far as I can. Non sempre pero' loro stanno alla larga dal ciclista, e qui occorre capire che cosa sia successo...

Comunque quando dico "me ne tengo alla larga" intendo dire che non provo a superarli da destra e li lascio passare il prima possibile, e levandomi dalla mezzo se posso.

Invece ho visto che vari ciclisti, anche ai semafori, comunque si mettono accanto ai veicoli pesanti, anche autoarticolati, magari senza sapere che l'autista dall'alto della sua cabina potrebbe non averli notati.

Un altro elemento di pericolo sono gli imbocchi delle autostrade, tangenziali etc. Sembra strano ma non tutti gli automobilisti/camionisti/centauri realizzano che le bici NON vanno su queste strade e quindi, anche se sono a destra, tirano dritte.

Anche questa per me e' una condizione di pericolo e quindi quando mi avvicino ad uno di questi svincoli segnalo chiaramente che continuo dritto e tengo d'occhio il settore posteriore con lo specchietto...

Cosa sia successo a quell'incrocio non posso saperlo, pero' ritengo che in quelle condizioni un ciclista si debba voler bene e prendere tutte le ragionevoli precauzioni che puo'.

Poi un interrogativo: ma agli autisti dei camion viene fatta una qualche lezione su come comportarsi con i ciclisti? Questo si' sarebbe utile (e pure agli automobilisti gia' che ci siamo).

sabato 18 maggio 2019

I nostri cuccioli a pedali

Il punto di raccolta
Venerdi', essendo un po' meno ritardatario del solito, mi sono imbattuto nel punto di raccolta del bike to school.

In omaggio alle policy di non pubblicare foto di minorenni mi sono astenuto dal fotografare i cuccioli, ma vi garantisco che lo spettacolo era stupendo.

Erano proprio contenti, mai visto nessuno cosi' contento di andare a scuola, forse anche perche' ormai si comincia a sentire aria di tramonto di anno scolastico (a meno di un mese).

A riprova della serieta' dell'iniziativa ho visto un numero di accompagnatori pari o superiore a quello degli accompagnandi. Certo se ci fossero piu' piste ciclabili si potrebbero espandere queste iniziative, e magari ridurre il traffico dei genitori accompagnatori.

Bravi, bene...

Purtroppo qualche ora piu' tardi e' arrivata la notizia che un cucciolo un po' piu' grande ha perso la vita mentre pedalava... a riprova che con la strada certo non si scherza.

sabato 11 maggio 2019

La riscoperta della Nomentana con la pista ciclabile

Alla fine anche gli automobilisti l'apprezzano...
Non solo leva noi ciclisti dalle balle, ma puo' sempre 
tornare utile come parcheggio d'emergenza
Ci sono ciclabili che valgono piu' della loro semplice utilita' ciclomobilistica, e la ciclabile Nomentana e' una di queste.

Infatti con l'apertura, anche se ancora parziale, di questa pista una grande e prestigiosa arteria di Roma e' ritornata percorribile in bicicletta. Questo dovrebbe far anche riflettere sul valore aggiunto delle piste ciclabili per il territorio. Pensiamo per esempio come la ciclabile del Tevere abbia fatto recuperare alla citta' il rapporto con il proprio fiume.

Percorrere la Nomentana  sulla ciclabile non significa solo andare veloci senza curarsi delle auto ( a parte gli incroci) ma assaporarla nei suoi dettagli, che da Porta Pia fino alla Batteria Nomentana sono sicuramente notevoli, talvolta spettacolari. E che ci eravamo scordati. l bello e' che per fare la pista non si e' dovuto sottrarre spazio alla circolazione, ma solo un pochino alla sosta,

La Nomentana era bella ma quasi impercorribile se non con la macchina. Non solo la parte centrale era off limits per le due ruote in genere (anche per le moto ai vecchi tempi), ma le complanari erano affollate di automobilisti impazienti.

Inoltre i mezzi pubblici che le percorrevano (ora non piu'\) non potevano superare le bici per mancanza di spazio e viceversa. Insomma un incubo a pedali.

Tra tante virtu' l'unico neo nella sezione al momento aperta, ovvero da Porta Pia a Viale XXI aprile, e' l'incrocio con Viale Regina Margherita, dove la pista scompare totalmente per fare posto all'incrocio tale e quale a prima... chissa' come mai.

Comunque noi ciclisti siamo felicissimi di esserci "tolti dalle balle" degli automobilisti. Tolti dalle balle tranne qualche irriducibile, normalmente con la e-bike, che disdegna il tracciato in favore di una delle laterali.

Certo, sarebbe bello se la pista spinoffiasse alle gradi diramazioni possibili... prima e piu' grande Viale XXI Aprile, che avrebbe tutto lo spazio per accoglierne una pista almeno fino a Piazza Bologna, oppure a Corso Trieste, dove sull'aiuola centrale si potrebbe arrivare fino a Piazza Annibaliano.

Senza pero' amareggiarci sognando cose che potrebbero essere, godiamoci la realta' per quella che e'. Speriamo che con il completamento dei lavori l'utilizzo cresca .

Sara' sicuramente ricordata come l'opera maxima della giunta Raggi, che dobbiamo ringraziare per questo. Quelli che verranno dopo riflettano su come cose piccole come le piste ciclabili migliorino la citta' sotto tutti i unti di vista.

domenica 5 maggio 2019

Bicicletta ed elezioni europee: mo' si' che ce ne vorrebbe uno pratico!

Tra quindici giorni si terranno le elezioni per il Parlamento Europeo (EP, per gli amici) ed e' giusto che noi ci si domandi se la ciclabilita'  possa influenzare le nostre scelte.

Beh, con l'esperienza di interazione con le istituzioni europee che ho accumulato negli ultimi quindici anni, ho un approccio molto prudente al tema. Per influire sulle istituzioni europee, specialmente a livello di EP, occorre avere idee chiare su cosa puo' fare. E sul come non lo so' dire perche' non lo frequento.

Il mestiere degli organi legislativi dell'Unione (EU per gli amici) e' di individuare un argomento che merita di essere trasferito sotto la competenza dell'Unione, immaginarne l'evoluzione futura, e farla accadere con atti regolamentari (legislativi e non legislativi, come a dire leggi e decreti), programmi di finanziamento, e azioni varie, tra le quali la costituzione di apposite agenzie.

L'altra condizione da tenere conto e' che si sta operando a livello continentale, e quindi con provvedimenti che saranno di avanguardia per gli stati (MS, member state per gli amici) piu' arretrati, talvolta al limite dell'intollerabilita', e limitativi per quelli  piu' avanzati.

Pertanto non serve andare li' pensando a cosa vada bene per la ciclabilita' a Roma, ma deve essere qualcosa che non shockki Zagabria e non limiti Copenaghen. E gia' questo e' difficile.

Poi ci sono i finanziamenti. Aumentarne per la ciclabilita' e' cosa buona, ma sappiamo che verranno catturati dai MS bravi a fare questo, e non verranno utilizzati dagli altri che non sanno utilizzarli o non vogliono farlo per la ciclabilita', come certe parti d'Italia.

Quindi dire genericamente che va li' un ciclista non basta, uno dovrebbe mandare li' qualcuno che ha gia' un'idea che sia possibile realizzare. Come dice la barzelletta... mo si' che ce ne vorrebbe un pratico!

Pero' vorrei aggiungere un appello

La tormentata vicenda della  Brexit, ci mostra che la nostra EU e' in forte difficolta' per una serie di motivi, uno dei quali e' proprio quello teste' illustrato, ovvero che nella nostra famiglia continentale abbiamo individui che la pensano in modo troppo differente per fare grandi cose insieme, come nel passato.

I prossimi cinque anni ci diranno se la EU sopravvivera' e in quale forma.

Il rischio e' non solo che questa costruzione si rompa, ma che l'Italia finisca dalla parte "sbagliata" della rottura, ovvero quella stupidamente sovranista. Quella che vuole l'insindacabilita' a qualunque comportamento folle adottato per mero capriccio politico locale. Anche sullo smaltimento della monnezza.

La mia paura e' che invece si ingaggino battaglie che nulla hanno a che vedere con questi temi,  e invece concentrarsi sui problemi degli europei, per esempio:

  • quali devono essere le modalita' giuste  dell'immigrazione interna (che ha causato la Brexit) , ed evitare che questa renda impossible la vita alle classi meno abbienti dei paesi di destinazione?
  • e' sempre giustificato un bilancio comune orientato al sostenimento dell'agricoltura? E si puo' cambiare senza far giletigiallizzare mezza europa?
  • Nel contrastare il riscaldamento globale, quanta parte dello sforzo deve essere sostenuto dall'EU e a quale costo? Possiamo noi limitarci quando gli altri se ne fregano?
  • Che senso ha rendere impossibili le attivita' non ecologiche in Europa, ma poi continuare acquistare quei beni prodotti all'estero?
  • Come evitare il social dumping, ovvero che tutti i camionisti lavorino con il contratto bulgaro? 
  • Perche' metterci a rischio sbranandoci sull'immigrazione esterna quando e' chiaro che nessuno la vuole?
  • dobbiamo creare una identita'  fiscale unica e come armonizzare la fiscalita'?
  • Possiamo permetterci di avere due classi burocratiche contrapposte, una di funzionari europei piuttosto preparati e relativamente ben pagati e una di funzionari nazionali massacrati dalle ristrettezze di budget?
  • E' corretto cio' che accade nelle Agenzie dell'Unione, i cui stipendi apparentemente alti sono veramente appetibili sono per l'Est Europeo, per cui le Agenzie si stanno polarizzando in favore di questi?
Insomma, bicicletta va bene, ma poi alla fine nelle cose in gioco conta un cavolo, anche meno.

Scusate l'appello.

domenica 28 aprile 2019

Fatemi sognare una grande ciclorete turistica per il Lazio...

Il ponte ferroviario sul Mignone
utilizzato al momento solo per le gite ciclistiche
Essendomi iscritto al gruppo "Piste Ciclabili" su Facebook guardo con estrema invidia come nel Nord Italia la rete cicloturistica stia aumentando e collegando sempre piu' localita' turistiche.

Al centro Italia, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria stanno anche loro muovendosi. Con qualche anno di ritardo, ma in maniera decisamente piu' coordinata.

Il Lazio, ultima regione della quale so qualcosa, sta solo adesso cominciando a capire che una rete di piste ciclabili che unisca le sue bellezze naturali e archeologiche puo' avere effetti benefici sul territorio.

Effetto benefico dovuto soprattutto all'aumento di frequentazione in zone di grande pregio ma non adatte al turismo di massa.

Cominciando a capire... ma chissa' quando le realizzazioni concrete arriveranno. Eppure eravamo partiti bene, quando Rutelli ministro dell'Ambiente ricavo' una bellissima pista ciclabile tra Fiuggi e Paliano su di un tratto della ferrovia a scartamento ridotto  dismessa.

Recentemente l'interesse per la Francigena, spinto molto dalla grande presa delle cose legate alla religione, ha riaperto in modo decente, seppur non sempre ciclisticamente valido, un bell'itinerario che attraversa tutta la Regione.

Ma quali sono le grandi prospettive laziali?

Si comincia a parlare di una pista del Tevere, finalmente. C'e' stato un accordo tra Regioni (e anche Vaticano) per portarla fino ad Assisi (toh...) evidentemente connettendosi in Umbria a Terni con le loro ciclovie. Magnifico. Dire Terni significa anche dire Piana di Rieti, e anche li' ci sono piste da connettere. E che cosa bellissima sarebbe fare una pista lungo le sponde dell'Aniene!

Il litorale lo vogliamo buttare via?

Al momento piu' o meno ogni comune si sta attrezzando per la propria ciclabile, speriamo che ad un certo punto si connettano tra di loro, facciano sistema.

Il blocco a Nord di Roma (Fiumicino Focene, Fregene, Ladispoli) sta facendo molto sul serio, pero' vanno aiutati.

Parlando di liotrane non dobbiamo dimenticare la Pianura Pontina. Questa potrebbe essere rapidamente  convertita all'uso ciclabile realizzando piste sugli argini dei tanti canali che la percorrono. Entry point sarebbero oltre le tante stazioni dell'ottimo treno Roma - Napoli, la pista del litorale  e  la Velletri Priverno (vedi dopo).

Inoltre anche nel Lazio abbiamo un bel po' di ferrovie dismesse, anche da molti molti anni.

Per esempio la Velletri/- Priverno, che al momento percorriamo come itinerario ciclabile fino a Cisterna di Latina. Anche quell'itinerario sarebbe fantastico se recuperato, perche' sarebbe in continuita' con l'Appia Antica e la Francigena.

Ho gia' citato quella che arrivava a Fiuggi, e che comunque proseguiva per Frosinone e per arrivare a Cassino partendo da Roma.

Parte di questa linea e' ancora in uso, il famoso tranvetto, piu' o meno dalla Togliatti fino a Termini. ma da Togliatti in poi e' tutta deserta. Si potrebbe farne una pista magnifica, se non proprio dal centro di Roma, almeno da una delle stazioni della metro o del treno piu' vicine.

Infine vi e' il gioiello nascosto del Lazio, la ferrovia dismessa Capranica - Civitavecchia, un grande e meraviglioso itinerario tra le parti piu selvagge del Lazio. A questo potrebbe aggiungersi anche il tratto Capranica Orte, se poi si abbandonera' definitivamente l'idea di rispristinarne l'uso ferroviario. E partire da Orte significa connettersi con la Pista del Tevere, inoltre incrocerebbe la Francigena appunto a Capranica.

Io conservo tanta fiducia. Chissa' che belle piste avremo quando saro' morto e sepolto!

martedì 23 aprile 2019

Qualcosa da ricordarsi per le celebrazioni del 25 aprile

M4 Sherman sbarca ad Anzio...
Chissa' se nei mesi successivi sono riusciti
a sopravvivere ai combattimenti
...
Il 25 aprile e' ritornato e con lui le solite beghe nazionali.

La destra salvinista e fascista non celebrera' nulla e  ci dira' peste e corna del 25 aprile, che non e' una liberazione e sventolera' gagliardetti  etc. etc. etc.

Tutto anche  come reazione (in parte comprensibile) a tanti anni nei quali la sinistra comunista con la sua retorica si e' appropriata della Resistenza e della guerra partigiana facendo finta che non ci fosse uno Stalin etc. etc. etc.

Credo che tutte e due le fazioni opposte si sbaglino, e sarebbe il caso di ricordare alcune semplici verita'  storiche, qui di seguito elencate, tanto per fare un po' di conversazione. Scusate la presunzione.


  1. La liberazione fu una vera liberazione da una dittatura nazifascista che aveva infettato tutta l'Europa Occidentale, allora passabilmente democratica. Ricordiamoci che all'inizio Hitler non se la prese con i Bolscevichi, ma invase, distrusse e massacro' gente passabilmente libera e democratica, Tanto per rivincita rispetto al 1918. Anzi con i Bolscevichi fece un bell'accordo per spartirsi la Polonia.
  2. L'Europa non fu liberata dai partigiani, ma dalla potenza militare di Americani, Inglesi e Sovietici. Tutti pagarono un altissimo tributo di sangue, ma quello sovietico fu semplicemente spaventoso. E ce la fecero pelo pelo.
    Il costo della Seconda Guerra Mondiale
  3. La guerra partigiana fu onorevole, ma non mi risulta rilevante dal punto di vista militare.  Questo ovviamente senza niente a detrarre a coloro che la fecero e la fecero seriamente, cercando magari di non provocare rappresaglie sproporzionate al valore militare delle azioni condotte
  4. In Italia troppi partigiani lottavano contro la dittatura per imporne un'altra. Mi dispiace ma le formazioni comuniste di fatto sostenevano una dittatura altrettanto feroce di quella nazista.
  5. Noi Italiani portiamo una bella fetta di responsabilita' in quello spaventoso massacro che e' stato la seconda guerra mondiale. Mussolini non e' stato spaventosamente cattivo come Hitler o Stalin, non ha spento il paese come Franco, ma probabilmente senza Mussolini non ci sarebbero stati ne' Hitler ne' Franco, e nemmeno tutta la seconda guerra mondiale, nemmeno quella del Pacifico. Questa e' una responsabilita' nazionale collettiva, ma la destra  in particolare dovrebbe sentirsela addosso in maniera particolare, e non andarne fiera.  
  6. Il fatto che in Italia non ci sia stata una Norimberga ci ha impedito di chiudere i conti con il passato. I Savoia hanno lasciato il paese. Altri, anche in mancanza di apposita legge,  farebbero comunque meglio ad evitare. Vedi punto precedente.  
  7. Tutto il mondo ha ammirato la tenacita',  il sacrificio e la determinazione  con la quale l'esercito tedesco si e' battuto.   Noi appassionati di militaria ammiriamo Tigre, Panther, Cannoni d'Assalto, V1, e tutte le altre scoperte del genio tedesco. Giustamente pero' quelli che hanno visto la loro vita distrutta,  sono stati massacrati, mutilati (visto che i morti non si lamentano) e le loro famiglie possono avere idee legittimamente differenti. I Giapponesi sono stati ancora piu' tenaci e alla fine si sono presi due bombe atomiche perche' comunque avevano ecceduto in queste virtu'.
  8. Nessuno rimprovera piu' di tanto a chi ha veramente combattuto con Salo' di essersi schierato con i nazisti. Non credo sia facile voltare le spalle ad un alleato. Ma solo se ha combattuto rischiando la pelle e non si e' messo a torturare e a fare rastrellamenti. Senno' come Gestapo e SS. E non si puo' nemmeno pretendere che qualche vendetta a fine guerra non ci sia scappata.
  9. Noi Italiani abbiamo aggredito ma preso schiaffi sin dall'inizio del conflitto. Beh, questo dovrebbe far riflettere tutti quelli che oggi sfoderano gagliardetti.
  10. Il risultato finale della seconda guerra mondiale e' stata la distruzione dell'Europa e un'espansione incredibilmente ampia delle dittature comuniste, che si sono estese dalla cortina di ferro fino a meta' Europa alla Cina e  fino ai confini del Giappone. Anche questo dovrebbe far riflettere chi continua a mitizzare Adolfo e Benito.
Un caro saluto a tutti!

Buon 25 aprile, e viva la liberta', vediamo di meritarcela.  






giovedì 18 aprile 2019

Attraversare sulle strisce pedalando... visto da un'altra bicicletta non e' la stessa cosa...

Da infortunistica veneta
Tutti noi ciclisti ci sbattiamo spesso a rivendicare il diritto di attraversare la strada sulle strisce, cosa peraltro indispensabile quando tra due tronconi di ciclabile qualche pazzerellone del comune ha fatto solo le zebre e non l'attraversamento ciclopedonale.

A questa interpretazione (peraltro non condivisa da parecchi) cerco di tenere fede anche da automobilista, trattando il ciclista in attraversamento esattamente come fosse un pedone, anche se ovviamente e' molto piu' largo... insomma, un po' di coerenza ci vuole.

Quello che proprio non riesco a fare e' dare la precedenza a quello che ti attraversa con la bici sulle strisce pedonale quando anche io sono in bicicletta.

Anche l'altro giorno e' accaduto, statvo arrancando in salitella su strada vuota quando dal marciapiedi mi si butta giu' uno in bicicletta in rotta di collisione, pretendendo di passare.

Confesso il mio reato li' non ho variato di un pelo ne' velocita' ne' traiettoria...

Poi il tipo arrivato a meta' della carreggiata, si e' avviato nella mia stessa direzione,  e la cosa e' finita bene, pero' questa apparente richiesta di precedenza da un mio pari l'ho vissuta veramente come un abuso.

Sono rimasto con un senso di rabbia fifty/fifty verso me per non aver forse rispettato il CdS e un po' verso il tipo che secondo cmq abusava di una posizione ingiusta nei confronti di un'altra bicicletta.

Pero' secondo me la precedenza bicicletta sulle strisce verso bicicletta sulla strada non vale. Sicuramente c'e' scritto da qualche parte, voi che ne pensate?

sabato 13 aprile 2019

Riuscite a vedere la pista ciclabile nella foto?

Riuscite a vedere la pista ciclabile in questa bella immagine di Via Tiburtina pronta a essere riaperta alla grande al traffico?

Nooo?

Provate a ingrandire l'immagine e a chiudere l'occhi sinistro.

Poi apritelo e chiudete il destro.

Ancora noo?
 Sicuri? Proprio non ci riuscite? E sapete perche' non ci riuscite?

Perche' la pista ciclabile non ci sta proprio.

E sapete perche' non ci sta proprio?

Perche' non l'hanno costruita.

E sapete perche' non l'hanno costruita?

Perche' non l'hanno progettata.

E sapete perche' non l'hanno progettata?

Perche' delle biciclette non gliene fregava un callo.

Questo gia' Roma Ciclista  lo scrivevo nel 2008, ben 10 anni e mezzo fa (Ooops... mi sono dimenticato la ciclabile) e purtroppo siamo arrivati all'amaro epilogo. Purtroppo per la Tiburtina non c'e' stato un settimo cavalleggeri a salvarla.

Ma il dramma della Tiburtina non finisce qui, i suoi problemi non i limitano alla mancanza di una ciclabile.

La prima cosa che ci sarebbe da chiedersi e' come si fa a far durare i lavori di una strada due lustri pieni... e poi ci lamentiamo della durata dei lavori delle metropolitane? Ma andiamo... e neanche sono finiti quei lavori!

Se infatti ci si dirige verso il Raccordo, cosa che ho dovuto fare poco tempo fa, a luglio scorso, si vede che e' stata rifatta a pezzi "quasi connessi". Mi spiego: probabilmente abbiamo speco gia' il 98% del costo totale, ma i singoli pezzi rifatti sono ancora separati da pezzetti come prima del'intervento, quindi l'effetto complessivo e' veramente straniante, assurdo... tanto lavoro per quasi nulla in termini concreti.

Oltretutto in una delle poche aree industriali di Roma, anche di buona industria. Roma del Marchese del Grillo che -giustamente e cattolicamente- punisce chi lavora e produce ricchezza.

Comunque ragazzi... se ancora nel 2019 ristrutturiamo stradoni senza metterci la pista ciclabile, siamo rimasti al medioevo.

PS: guardate che la zona di Via dei Monti Tiburtini e' nella stessa esatta condizione... lavori infiniti da anni e per che cosa? BOH!


mercoledì 10 aprile 2019

Marisa ci ha lasciati

Fino a tutta la scorsa estate e' stata una delle cicliste piu' assidue di Roma. Forse la  decana.

A 89 anni suonati continuava ad usare la bici per le vie del centro.  Una passione che aveva condiviso con il marito Gianni e il figlio Cesare.  Come diceva ultimamente , adesso che ho difficolta' a camminare la bici e' la mia salvezza.

Solo da un po' di tempo, ormai prossima ai 90,  aveva smesso di andare in sella, ma continuava ad utilizzarla come appoggio sugli sconnessi sampietrini intorno a Piazza Farnese.

Il 18 marzo l'aveva appena lasciata legata ad un palo su corso Vittorio, quando a Largo Argentina si e' verificato l'imprevisto imprevedibile.

Infatti non sono state le auto a falciarla.

Mentre camminava sul marciapiedi le e' saltato addosso il cane di uno sbandato che l'ha fatta cadere a terra. Il risultato, un femore rotto. Al Fatebenefratelli l'hanno operata il giorno seguente.

Un'operazione molto rischiosa per via del cuore, ma che aveva affrontato con coraggio.  Operazione riuscita, gia' cominciava a rimettersi in piedi, circondata dall'affetto dei figli e dei nipoti (i bisnipoti erano ancora troppo piccoli per l'ospedale).

Purtroppo nella notte tra sabato e venerdi' qualcosa e' andato male e la mattina non si e' svegliata.
Solo dopo ci siamo accorti che ci aveva lasciati esattamente 75 anni dopo a morte di suo fratello Achille.

L'inaspettata fine, anche nella sua amarezza,  ha comunque risparmiato a lei e a tutti quella parte di vecchiaia che  fa paura.

Con Marisa e' scomparsa una donna di una forza esemplare, che ha avuto una vita piena, purtroppo anche di dolore.

Con lei Roma ha perso la sua decana della bici.

giovedì 21 marzo 2019

Santa Graziella fa un altro miracolo e salva un altro ciclista

Santa Graziella in Processione
Santa Rosa ha la Macchina, lei la bici
In un periodo nel quale e' tutto un vedere foto di incidenti ciclistici, oggi ho visto un mancato incidente, nel senso che il ciclista ha fatto di tutto per farsi investire, ma per fortuna l'automobilista e' stato piu' bravo di lui.

Ed ora la cronaca...

Mi affianca al semaforo un tipetto su MTB molto colorata, aggressiva, vestito alla coatto finto ciclista, eta' intorno ai 25. Piu' che mi affianca mi si mette tre quarti avanti cosi' che deve passare lui per forza.

Vabbe'... con il verde scatta, se non che... squilla il telefono! E lui risponde, ma pedala meno dritto, oscillando. Io lo supero e continuo.

Dopo un paio di minuti, devo evitare un pedone che cammina sulla strada, guardo nello specchietto e vedo che si accinge a risorpassarmi... piano piano perche' continua a pedalare parlando a telefono, manubrio con una mano, pedalata scomposta, andatura oscillante.

Insomma mi supera e io dal canto mio evito qualunque interferenza.

Lui continua dritto, fino a quando vedo che infila allegramente un semaforo rosso... io pero' da dietro non cosso sapere cosa ci sia oltre il semaforo, perche' coperto da un furgone parcheggiato... immagino che come tutti i ciclisti che passano con il rosso abbia controllato l'assenza di auto in arrivo.

E invece no!

Da dietro il furgone spunta il muso di una macchina che da' un'inchiodata tremenda e un po' quella, un po' la fortuna di aver oscillato dalla parte giusta e un ulteriore scarto che il telefonatore riesce a fare  prontamente (apparentemente senza mollare la telefono e/o comunicazione) la tragedia viene evitata per un pelo (pelo chiaramente di culo).

Evviva evviva Santa Graziella,  e' andata bene e in qualche modo compensa tante altre volte che e' andata male.

Ma se l'incidente fosse successo sul serio, cosa avremmo letto? Probabilmente di un ciclista investito al semaforo, senza alcuna informazione a dirci del passaggio con il rosso.

Debbo dire che insieme a tanti automobilisti assassini sto vedendo tanti tanti ciclisti che rischiano la pelle per stupidaggini di guida che non ti puoi permettere su nessun mezzo a due ruote, scooter e moto compresi.

Con la bici pero' e' peggio, perche' troppi prendono la bici pensando che sia una vacanza dalla schiavitu' dell'auto. Non e' solo questo, sopravvivere sulle due ruote a Roma richiede attenzione continua, e talvolta non basta neppure quella. 

martedì 19 marzo 2019

Dal centro di Roma a Fiumicino lungo il Tevere: ma che bella la Regina Ciclarum


Non aspettatevi un post di attualita'...

La Regina Ciclarum non e' nata ieri, e forse sono proprio l'ultimo dei ciclisti romani ad averla percorsa, pero' e' proprio bella, e devo ringraziare il team che ha segnalato e reso percorribile agevolmente la parte romana dell'itinerario.

Da casa sono una cinquantina di chilometri fino al molo di Fiumicino.

Comunque sia, sono 50 chilometri fuori dal traffico e a contatto con la natura (tra cui quella di autoctoni e alloctoni, compresi un po' di ciclisti maleducati che si pigliano il sentiero e basta) da giocarsi senza preparazione in una domenica invernale, in un lungo pomeriggio con l'ora legale, o addirittura per una bella licantropia con la luna piena (pensiamoci!).

In genere molto belli, a parte il tratto che va dal Ponte dell'Industria fino a Ponte Galeria, che purtroppo su di me ha proprio un effetto deprimente.

Da non sottovalutare poi, la comodita' del treno alle stazioni di Ponte Galeria, Fiera di Roma e Parco Leonardo per tornare indietro.

Domenica prossima ci sara' una grande discesa in massa, che probabilmente costituira' il trionfo del team che ci ha creduto, sperando che abbia una storia meno amara del GSA/GRAB ideato da Marco Pierfranceschi.

In ogni caso a giudicare dal traffico che ci ho visto,  ormai e' solo questione di lasciar fare alla folla, e il tracciato sara' mantenuto. Fiumicino poi, che mi ha accolto con un sole meraviglioso dopo l'uggiosita' romana, era scintillante dei colori fluo di almeno una cinquantina di ciclisti.

Ora l'ingresso a Fiumicino e' particolarmente bello per la pista che corre lungo il canale, canale che non avevo mai costeggiato, essendo le mie esperienze marinare limitate al corso del Tevere di  Fiumara Grande.

Poi ho visto che la ciclabilizzazione del Comune procede alla grande, e presto sara' possibile evitare anche quel poco di Portuense che ancora tocca fare... direi che con la connessione alla pista di Coccia di Morto avremo veramente la possibilita' di un percorso bello lungo (Da Castel Giubileo, per esempio) tutto ad un tiro di schioppo da Roma. Oppure scendere dall'Olgiata, passando accanto o dentro la tenuta di Castel di Guido, Maccarese e poi ritorno sulla Regina Ciclarum.

La dedizione del Comune di Fiumicino la dice lunga su quello che potremmo avere a Roma.

Ovviamente al momento la "guerra" e' sulla ciclomobilita' interna, non credo che verranno allocate risorse sul cicloturismo. Rimane il fatto che la saldatura all'importante rete di Fiumicino dovrebbe essere una priorita' per la Capitale, cosi' come realizzare quello che e' stato ribattezzato "Sentiero Pasolini" sulla riva sinistra del Tevere e unire Ostia Antica alla pista del Tevere.

Si', si'...  sarebbe bello, e questo ci fa capire come in questi anni di amministrazione dissennata di Roma (incluso Veltroni, perche' ha speso troppo in cose assurde), di piste da sci ad Ostia, di acquari di Roma e altre amenita', ci siamo persi infrastrutture fondamentali, semplici, basiche, di grande beneficio per il territorio e per noi tutti.




venerdì 15 marzo 2019

La giornata del pedone in pista

Sara' l'imminente arrivo della primavera, ma oggi la pista era piena di pedoni.

Da soli, a coppie, a triplette, spin positivo o negativo, anche piu' di tre, insomma ho dovuto tenere la velocita' parecchio inferiore ai 20 che si potrebbero raggiungere in discesa senza sforzo.

Non solo, ma di ciclisti sulla pista eravamo parecchi e piu' o meno tutti a scampanellare... senza granche' risultato, e non solo sui podisti con la cuffietta.

Speriamo che la cosa non peggiori ulteriormente, perche' con lo svanire dell'inverno il fenomeno si sta accentuando a vista d'occhio.

Ora, sappiamo che il pedone ha una particolare attrazione per la pista ciclabile, che tende a considerare il marciapiedi ideale.

Pero' se e' marciapiedi oltre un certo limite non puo' essere pista. Se tutti quelli che escono da Villa Torlonia pensano: "Ma guarda quant'e' bella questa pista" e la imboccano a piedi ci tocca tornare tra le auto.

E a questo proposito mi vengono in mente tutti i ragionamenti che si fanno sul codice della strada, e l'equilibrio tra automobili e pedoni.

Se prendi i siti che normalmente frequentiamo, sembra che il CdS dica che il pedone ha sempre la precedenza, cosa che non e' assolutamente vera. E' vera probabilmente un'altra cosa, che in caso di investimento il giudice una parte della colpa te l'affibbia e basta.

La vittoria della giurisprudenza sul testo della legge.

Ora se pero' al termine veicolo invece di "automobile" o "SUV" sostituiamo "bicicletta" e al termine "strada" sostituiamo "pista ciclabile" vediamo che forse il pedone non ha sempre ragione quando sta tra le palle (ooops scusate mi e' scappato). Che fai? Scampanelli, e non si muove, va bene gli passi vicino, c'e' "tutto lo spazio". Cioe' mezza pista ciclabile, circa un metro.

E se quello si sposta e c'e' una collisione, di chi e' la colpa del ciclista o di quel ... che stava in mezzo alla pista?

Beh... visto che parliamo sempre di cosa succede nei paesi ciclistici, in  Olanda e  Germania i ciclisti ti infilano alla grande.

A me capito' nel lontano (azz, e' proprio lontano) 2001 - 2002? Quando ad Amsterdam non mi ero conto che le scale dell'albergo ti scodellavano esattamente nel mezzo dela pista di Spuitstraat e appena uscito venni investito da 80 chili di Olandese a 15 all'ora. Per fortuna non ci facemmo male.

Insomma speriamo bene, non vorrei che alla fine la battaglia per le piste la vincessero i pedoni.

venerdì 8 marzo 2019

Il ciclomobilismo non deve farci perdere il senso delle proporzioni

L'ennesima "cattiveria" ai danni della comunita' ciclistica romana, ovvero la rimozione delle bici legate alla stazione Termini, ha messo in luce ancora una volta che la bici non conta un ciufolo in questa citta'.

Infatti si e' scoperto che la principale stazione di Roma non ha un parcheggio per le biciclette. D'altra parte se ce lo avesse sarebbe comunque troppo piccolo per l'utenza o sarebbe una specie di supermercato per i ladri di biciclette, che speriamo il decreto sicurezza finalmente permetta di impiccarli.

Dopodiche' si e' aggiunta la pratica di lasciare insieme alle bici i contenitori dei pony, e in effetti ci si comincia a rendere conto che forse certe cose vanno gestite in modo professionale... i contenitori per la consegna di cibi non possono essere lasciati per strada alla merce' di qualunque cosa succede. Ma per quello basta rimuovere i contenitori non la bici.

Detto questo ritorniamo con i piedi per terra e facciamoci una domanda: per quale motivo in una citta' dove tutto quanto funziona poco e male la ciclomobilita' dovrebbe costituire un'eccezione?

Se andiamo a circa ottocento metri dal fattaccio, troviamo una delle maggiori fermate di metropolitana della citta', Repubblica, che e' ferma dal 23 ottobre scorso e non si sa bene quando riaprira', forse a maggio, ma appunto non e' sicuro.

E questo perche'? Per un banale problema di ricambi della scala mobile, che si e' rotta, ha mangiato un piede ad un disgraziato Russo, ma per fortuna nell'incidente non ha fatto morti. Perche' non si e' rotta per i saltelli dei tifosi, si e' rotta e basta.

Qualche chilometro piu' a Nord, abbiamo un'altra fermata, questa volta delle ferrovie urbane, Vigna Clara, che e' pronta, ma ferma in attesa di una valutazione d'impatto ambientale che nella prima costruzione, venti anni fa, qualcuno si dimentico' di fare. Evabbe' e quanto ci vuole a questa valutazione? una settimana, un mese? Due mesi? E mica sara' la diga di Assuan...

Insomma due esempi chiarissimi che a Roma le cose non vanno bene per nessuno... a noi ciclisti meno che ad altri, ma almeno normalmente ci affidiamo alle sole nostre gambe!

martedì 5 marzo 2019

Prima del SUEB a Roma manca la zona 30

Nota: questo post contiene anche osservazioni, commenti e pensieri da automobilista

Se domani ci svegliassimo con il senso unico eccetto bici (per gli amici SUEB) nel Codice della Strada, a Roma non sapremmo cosa farcene, per carenza di zone 30.

Infatti, il SUEB si puo' introdurre solo in quelle strade dove la velocita' e' limitata a trenta all'ora.

A Roma le uniche strade dove vige il fatidico limite sono le consolari  dove le buche hanno raggiunto un livello di guardia tale da costringere l'amministrazione a ridurre drasticamente  il limite (il solo limite, per carita', non c'e' autovelox, mai) per evitare cause civili o, Dio non voglia, penali.

Per cui se si andasse al SUEB, a Roma comunque non lo si potrebbe fare, a meno di non andare contromano sulla Salaria o sull'Aurelia.

Se invece lo facessimo sul serio sarebbe costosissimo perche' richiederebbe migliaia di nuovi cartelli e un decreto per ciascuna delle strade da limitare a 30 all'ora.

Ora prendiamo un  normale quartiere di Roma, le strade dove con la macchina puoi veramente andare a 50 all'ora si contano sulla punta delle dita... tutto il resto e' area residenziale, dove superare i trenta e' un'azzardo.

Prendi tutta Roma Nord, Ponte Milvio, Fleming, Trieste, Nemorense, Parioli. A 50 all'ora riesci ad andarci solo sugli stradoni, quando non c'e' traffico.

Ma lo stesso intorno a Termini, Appio e Tuscolano, Prenestino, Centocelle... a parte alcune direttrici, l'unico modo di andare a 50 all'ora nelle stradine e' di fare il pelo alle auto in sosta (capita con strage di specchietti) e rinunciare a qualunque spazio di manovra in caso di imprevisto.

Non solo, ma se prendiamo la Prenestina tra Via Olevano Romano e Via Tor de Schiavi, uscendo da Roma e' affiancata da due complanari,  dove c'e' il grosso del posteggio.

Visto che non hanno semafori, spesso sono utilizzate dai soliti furbi per guadagnare una manciata di secondi, e ti trovi con furgoni che ci passano a malapena a tutta birra... da tenere conto che spesso questi tratti di strada, essendo molto stretti, non hanno neppure i passaggi pedonali.

Pero' legalmente puoi andarci a 50 all'ora e il comune non ha mai pensato di limitarle ufficialmente a trenta all'ora. Ne' e' pensabile che il Comune si metta a definire punto per punto le centinaia (o migliaia) di strade che necessitano dello stesso provvedimento.

Per questo la logica va ribaltata. In ambiente urbano tutte le strade dovrebbero essere limitate a trenta all'ora, tranne due categorie, una a 50 e una a 70.

Per quelle a 70 i criteri gia' ci sono, tipo l'Olimpica o la tangenziale Est.

Per le 50 all'ora secondo me dovrebbe essere soprattutto la larghezza, che ne so,   due corsie o una almeno corsia abbondante libera, eventualmente da ricavare eliminando la sosta e quindi, obbligatoriamente, almeno una bikelane per proteggere i ciclisti.

Poi, magari, la semaforizzazione degli incroci o almeno l'obbligo di STOP sulle strade laterali. Ma la butto cosi', da automobilista dilettante, non da ingegnere del traffico, per carita'.

Ecco, questa sarebbe una vera rivoluzione.

sabato 2 marzo 2019

Che belle piste hanno fatto a Nettuno

Con una mossa a sorpresa Nettuno ha completato la sua dorsale ciclabile Nord, prolungando fino ai limiti del proprio territorio, al confine con Anzio, la bella pista che corre lungo Via Gramsci e prosegue per Viale della Vittoria.

Adesso la pista non si interrompe piu' bruscamente, ma continua a doppia corsia fino ad un passaggio pedonale. Attraversandolo ci si connette con la ciclobimbi che il Comune di Anzio ha ricavato sul marciapiedi di Viale Mencacci e di li' si continua fino alla stazione di Anzio.

Anche dall'altro lato, su Viale della Vittoria, il Comune di Nettuno ha definitivamente abbandonato il progetto di fare due mezze piste a Y, e ha raddoppiato l'unica meta' esistente.

Nella parte intermedia sono stati migliorati alcuni passaggi che risentivano di vecchie impostazioni.

Il risultato finale e' una pista molto bella e robusta, separata fisicamente dalle auto, ma purtroppo usata tantissimo dai podisti, che forse e' uno dei motivi del successo e del suo allargamento.

Questa botta di ciclabilita', che magari fara' sorridere i ciclisti nordici ormai abituati a queste realizzazioni, arriva addirittura dopo il clamoroso annuncio che i Comuni di Anzio, Nettuno e Aprilia si sono consorziati e hanno proposto un progetto di pista che dovrebbe scorrere lungo la Nettunense e permettere di raggiungere il litorale in bicicletta senza rischiare la vita...  come gia' avviene per la pista che unisce Latina a Lido di Latina.

Beh quello si' che sarebbe un sogno che si avvera, anche perche' Nettuno ciclisticamente e' alquanto isolato da resto del mondo. Infatti le strade sono strette (tipo Nettunense) e molto trafficate. Le auto piu' o meno ti evitano, ma quando si incrociano due furgoni o due camion e' veramente brutto.

Purtroppo non si parla della direzione Sud, ovvero verso Torre Astura, Foce Verde e poi il Parco del Circeo. Anche li' la strada soffre degli stessi problemi, quindi una pista ciclabile permetterebbe di godersi la spiaggia di Torre Astura alla fine di una bella passeggiata (circa 12 km) in tutta sicurezza.

domenica 24 febbraio 2019

Sui benefici del casco mancano dati attendibili (mi pare)

L'obbligatorieta' dell'uso del casco per le biciclette riappare ad ogni tentativo da parte dei ciclisti di rendere un po' meno bike-enemy il codice della strada.

In effetti e' l'unica arma rimasta alla lobby anticiclista per cercare di mettere i bastoni tra le ruote ai provvedimenti che dovrebbero ridurre la distanza delle nostre regole rispetto all'Europa moderna.

Personalmente indosso quasi sempre il casco, anche se questo per me significa avere sempre i capelli da pazzo... in effetti quando non ce l'ho |(il casco, no i capelli da pazzo) mi sento meno sicuro.

Al tempo stesso debbo dire che fino ad adesso non ho avuto cadute con capocciata, ma invece una volta mi si e' infilato un ramo in una delle apertura e mi ha dato una bellissima strattonata al collo, prima di spezzarsi (per fortuna si e' spezzato prima il ramo del collo).

Quindi per adesso ho avuto piu' problemi che benefici, anche tralasciando l'effetto negativo dei capelli da pazzo sulla carriera.

Ora, tutti sappiamo che se devi dare una capocciata e' meglio indossare il casco, ma se vuoi capire se l'uso del casco presenti piu' benefici che cose negative nel suo complesso, le cose sono un po' complicate, anche di parecchio.

Anche perche' mi ricordo benissimo dell'altra transizione, ovvero l'avvento del casco obbligatorio sulle moto... e infatti partiamo da questo punto. 


1) Ha funzionato per le moto?
Il casco obbligatorio per le moto e' stato introdotto all'inizio degli anni '80, prima facevi quello che ti pareva.

Ora, sulle moto il casco e' di fatto indispensabile sopra i 90 all'ora, l'integrale sicuramente al di sopra dei 120, altrimenti e' un massacro. Quindi in moto il casco e' sicuramente un accessorio con una grossa componente legata al comfort di viaggio. Ma la sicurezza?

Embe' io ricordo un comunicato trionfante di una grossa assicurazione che al momento dell'entrata in vigore dell'obbligo sciorinava una serie di statistiche, confrontando Italia e Germania, dove l'obbligo era gia' vigente.

Dalle statistiche, forse assemblate senza troppa cura in quanto si trattava di una comunicazione stampa diretta ai giornalisti, si evinceva chiaramente che l'Italia (senza casco) aveva meno incidenti per numero di moto e meno morti per incidente.

Quanto mi rimpiango di non aver tenuto quella comparazione, perche' adesso non sarebbe piu' possibile farla, visto che il casco e' obbligatorio  praticamente ovunque.


Questo apparente effetto negativo del casco si poteva spiegare nei seguenti modi:

  1. Il casco motocislistico include sempre le orecchie (a parte la scodella dei 50ntini) e quindi diminuisce la consapevolezza dell'ambiente circostante in maniera sensibile;
  2. guidare con il casco, specie quello integrale, ti porta ad andare piu' veloce a parita' di condizioni esterne. Da osservazioni che ho fatto all'epoca del regime misto, oltre a non superare i 90 all'ora senza casco, in citta' caricavi mediamente 20 km/h di piu' rispetto al senza casco, specie le mattine invernali;
  3. il casco obbligatorio allontana gli utenti a basso rischio.  Infatti come abbiamo visto il casco non lo porti se vai piano e in citta', quindi in Italia avevamo un numero enorme di moto da bar, come si diceva allora
  4. La statistica e' fatta sul numero degli incidenti rispetto al numero delle moto. Quindi non teneva conto del vero fattore di rischio, ovvero l'uso effettivo della moto.
Quest'ultimo e' l'aspetto che rende le statistiche veramente difficili da considerare.

Infatti per avere dati attendibili sulla sicurezza, occorre mettere "a denominatore" l'effettiva esposizione al rischio.

In prima battuta, per esempio, i km percorsi in moto, o le ore, o i km per la velocita'... insomma fattori molto complessi da misurare per una singola categoria di utenti. Per questo escono statistiche mostruose e apparentemente in contraddizione con la saggezza convenzionale.

Infime mettiamoci  medici... loro sono abituati a lavorare sui feriti reali,  non a tenere conto degli infortunati che non arrivano al pronto soccorso perche' l'incidente non si e' verificato.

Giustamente  insistono sula fatto che il casco protegge da tanti traumi e ferite particolarmente gravi, quelle al volto e le piu' gravi alla testa.

Quindi sono rimasto sempre con l'impressione che il casco delle moto ti protegge nell'incidente, ma non dall'incidente.

Non e' comunque detto che l'effetto combinato sia positivo.


Per le biciclette la cosa non e' la stessa
Se gia' e' difficile capirci qualcosa per le moto, per le bici e' proprio follia.

Innanzitutto le statistiche mischiano due utenze profondamente differenti, gli stradisti in allenamento con i ciclisti urbani.

I primi hanno un'esposizione al rischio completamente differente in termini di km percorsi, ore etc. etc.. In compenso portano il casco per il 98% della loro attivita', quindi sarebbero un ottimo gruppo di verifica per i benefici del casco obbligatorio.

Peccato che i loro profili di velocita' siano totalmente differenti, piu' simili a quelli dei ciclomotori (anche 80 all'ora sulle discese) che a quelli dei ciclisti urbani. Anche perche' l'incidente extra-urbano ha caratteristiche e velocita' completamente differenti.

Quindi poco rappresentativi, anche se mi pare costituiscano la maggioranza dei morti sulla strada.

Non parliamo nemmeno di Mountain Bike e altro tipo di ciclismo esposto, in quanto i rischi connessi con un single track nel bosco o su terreno sassoso, o su un sentiero esposto sono enormi, e non paragonabili a quelli del ciclismo urbano. Ma li' solo un pazzo non si mette il casco.

Rimane da analizzare la categoria di chi usa la bicicletta come mezzo di spostamento, l'unica categoria veramente impattata dall'uso obbligatorio del casco.

Ma qual'e' il safety case? Quanti sono gli incidenti di questa tipologia di spostamento che avrebbero avuto conseguenze meno tragiche avesse la vittima indossato il casco? Non sappiamo, non mi sembra esistano statistiche sicure.

Lo stesso #saveourcyclyst nasce dai ciclisti finiti sotto i camion, dove avere o meno il caschetto conta ben poco.

Ora non si puo' dire che portare il casco sia meno globalmente sicuro che andare a testa non protetta, come forse accade per le moto. Manca qualunque tipo di statistica seria, a favore o contro l'opzione.

Quello che pero' e' certo e' che complicherebbe, e  farebbe scendere, l'uso della bicicletta, specialmente quella degli utenti occasionali e estivi (quelli che prendono per andare alla spiaggia) e reincentiverebbe l'uso di mezzi a motore, e questo comporta un innalzamento dei rischi globali, perche' il mezzo a motore e' comunque piu' veloce.

E non per niente in Europa non mi pare che qualcuno adotti questa misura.

Solo in Australia, ma quelli pedalano a testa in giu', logico che siano preoccupati. Anzi, ne approfitto per un appello paterno:

Caterina, 
ricordati di mettere SEMPRE il casco quando vai in bici!!!

domenica 17 febbraio 2019

Scopre il siero della vita eterna ma distrugge la formula perche' l'analisi costi/benefici e' negativa

Interrompiamo le trasmissioni ciclistiche per trasmettervi uno sconvolgente scoop che la nostra redazione ha potuto mettere a punto parlando con un vecchietto seduto lungo una panchina sulla pista Paliano- Fiuggi all'altezza di Acuto

L'analisi Costi Benefici parla chiaro
- Lei mi vede come un vecchio, ma sono cosi' per una storia molto complicata.
- Che vuol dire?
- Che ho scoperto la formula di un siero che da' la vita eterna.
- E allora non ha funzionato... su per favore, non mi racconti balle.
- Certo che ha funzionato, ma ho distrutto la formula.
- Come ha distrutto la formula? E' pazzo? Tutti vorrebbero vivere in eterno.
- E' vero, ma non potremmo permettercelo, sarebbe la rovina. Lo ha dimostrato con chiarezza l'analisi costi-benefici che ho fatto condurre agli esperti... ovviamente senza dir loro che la formula esisteva veramente?
- E che e' successo?
- L'analisi e' stata negativa per diverse centinaia di miliardi. Il paese sarebbe andato carte e quarantotto in pochi minuti...
- Ma non e' possibile!
- Certo che e' possibile... parta dal colpo mortale all'industria delle pompe funebri e al suo indotto... Le fabbriche di feretri, lapidi, fiocchi viola, corone di fiori, cuscini, carri mortuari, etc. etc... almeno 5% del pil in un battito di ciglia... un dramma!
- Vabbe', ma non e' questa tragedia..
- Non da sola no... ma poi ci sono e tasse di successione... miliardi e miliardi. Nessuno muore piu', lo stato non potrebbe sopravvivere...
- Lo stato no, ma noi si'
- Ma ereditiamo i debiti! Col deficit che abbiamo non basta l'eternita' per pagarli, che crede
- A me continua a sembrare una cosa assurda...
- Assurda.. ci metta sopra l'INPS. Con i pensionati che vivono in eterno, ha presente che razza di buco si apre nel bilancio dello stato?
- Beh... ma si alza la vita media, quindi si va in pensione piu' tardi, anzi a pensarci bene se vivi in eterno perche' dovresti andare in pensione?
- E dove li mette i diritti acquisiti? Avevamo anche un team legale, che ci ha detto che non ci sarebbe stata alcuna possibilita' di evitare il disastro economico. Forse solo i meccanismi di adeguamento dell'eta' media previsti dalla Fornero, che pero' avrebbero consentito di raggiungere il pareggio solo tra ventimila anni...
- E allora?
- Niente, l'ho distrutta. Queste analisi costi benefici sono cose serie sa? Che si crede?

martedì 12 febbraio 2019

Il fascino delle piste ciclabili fai-da-te... crowdfunding e sponsor?

Su internet la bikelane ciclopopolare di Via di Centocelle
Si vede chiaramente che ci sarebbe posto per tutti!
Nota: in questo post parlo solo della ciclabilita' urbana, mi scusino quelli della Regina Ciclarum, del fuori Roma parlero' un'altra volta

Per quanto mi riguarda, l'era delle ciclabili piste fai-da-te, nasce a Roma con la ciclopopolare di Santa Bibiana.

Le ciclopopolari sono tratti di corsia o pista ciclabile che scaturiscono dall'esperienza personale di ognuno di noi, nel traffico di tutti i giorni.

Tutti abbiamo pensato, spesso, qui ci vorrebbe una bella corsia ciclabile, sia dentro che fuori Roma, mentre ci sfrecciavano le macchine vicino. Qualcuno passa dal pensiero all'azione,  dimostrando che queste realizzazioni sono utili e possibili.

L'ultimo e forse piu' importante esempio e' la ciclabile di Via di Centocelle... sentiti complimenti sia agli inventori che ai realizzatori!

Via di Centocelle  e' un tubo lungo a senso unico per la gran parte, dove le macchine vanno veloci e dove c'e' spazio per una ciclabile che separi i due tipi di traffico, ovvero dia ai ciclisti la ragionevole sicurezza di pedalare in una zona protetta, e agli automobilisti quella di non trovarsi un ciclista davanti.

Dopodiche' quando dal cuore si passa alla ragione, le cose risultano un pochino piu' difficili.

Con il cuore si immagina non si progetta
Innanzitutto le ciclopopolari nascono dalla visione individuale.

Un esempio Santa Bibiana, che nella versione originale purtroppo penalizzava tutti quelli che, come me,  andando verso San Lorenzo alla fine del tunnel debbono girare a sx per andare verso Castro Pretorio.

Dopodiche' la ciclabile  si innestava in maniera corretta nel sistema viario solo andando verso San Lorenzo. Per il contraflow regolare i progettisti hanno dovuto inventarsi una soluzione tanto barocca quanto inutile in pratica, visto che tutti fanno esattamente lo stesso tratto ma contromano.

Insomma con il cuore si immagina ma non si progetta. Come si dice nel project managing, per il 90% del lavoro e' andato via il 90% del tempo, per il restante 10% l'altro 90%...

E quando si progetta si deve tenere conto anche di quello che non piace!


Anche se poco, le ciclopopolari costano
Per essere realizzate in maniera ufficiale le ciclopopolari comunque debbono entrare nella macchina realizzativa del Comune, a cominciare dall'allocazione di fondi per la progettazione e per la realizzazione.

La prima difficolta' e' quindi  il reperimento e l'allocazione dei fondi. Pochi, in quanto si tratta solo di linee per terra, ma guardatevi intorno a Roma... la segnaletica orizzontale e' in stato catastrofico.

Ora, se un pedone viene investito su di un passaggio pedonale quasi sbiadito, gli uffici tecnici possono sempre dire "non abbiamo ricevuto fondi per riverniciarlo". Questo non e' possibile dirlo se tali fondi vengono destinati a disegnare nuove strisce, invece che a rinfrescare passaggi pedonali, stop, etc.

E questa e' veramente una difficolta' oggettiva.

Io ovviamente farei qualcosa di molto differente. Nel costruire il budget di Roma Capitale metterei al primo posto questo tipo di spese, il resto solo se avanzano soldi. Ma io sono ingegnere, non politico.

E allora perche' non trovare altre fonti di finanziamento?
Mi pare che recentemente sia stata introdotta la possibilita' di finanziare piccole opere (fino a 40 mila euro non saprei dove l'ho letto) tramite sponsorizzazioni o crowdfunding.

Per questo occorrerebbe attrezzarsi (e gia' qua sono dolori) in un progetto in due fasi:
  1. Individuare tratti di ciclabile da far finanziare mediante queste modalita';
  2.  Una volta individuati i tratti aprire la sottoscrizione a crowdfunding e sponsor (ovviamente immagino che per attrarre gli sponsor come minimo occorra mettere un cartello che li ricordi);   

Realta' od utopia?

Beh... si dice che a Roma i ciclisti che usano la bici siano circa 100 mila... se tutti dessero 5 euro all'anno, si potrebbe fare un bel po' di lavoro... diciamo una o due ciclopopolari all'anno, probabilmente manutenzione delle altre compresa. Questo per i fondi.

L'altra difficolta' e' la capacita' di gestire questi lavori da parte dell'amministrazione comunale...  in un'amministrazione dove in media si fanno 27 giorni di assenza a testa e' ovvio che tutto cio' che richiede impegno e lavoro aggiuntivo e' utopia.

Non per niente gli assessori, invece di pensare all'assetto della citta', alle prospettive future, devono stare appresso alle realizzazioni minute, pure le singole ciclabili.

Ahime'

mercoledì 6 febbraio 2019

Quando ti si allaga la pista ciclabile...


Trova la pista
Che maledetti rompiballe quelli della Tuscolana... per due dita d'acqua sulla bikelane lamentele, articoli (qui su Romatoday uno dei tanti), baccagliamenti.

E che dovrebbero dire quelli della pista del Tevere, la Regina Ciclarum, che tutti gli anni gli vengono dai due ai 5 metri (METRI, mica centimetri) d'acqua e pure bella veloce?

Eppure loro zitti, muti, non si lamentano, non ce l'hanno coi progettisti della pista ne' col Padreterno che manda le piene. E pure i commercianti non si lamentano.

Adesso lo sapete anche voi, se piove tanto, le bikelane bordate da cordoli possono rapidamente trasformarsi in piste canoabili, ma e' difficile che ci affoghi qualcuno, a differenza di quanto accade sulla pista del  Tevere.

Ci sono pure le auto!
Il fenomeno l'avevo osservato gia' nel 2001 (o 2002) a Parigi, quando mi interessavo poco di biciclette e molto di canoe.

Infatti un collega d'oltralpe aveva ospitato il nostro gruppo di lavoro nella loro fiammante sede appena consegnata, tutta vetri e spazi moderni, tanto che chi ci lavorava si lamentava che non avevano previsto gli armadi per i quintali di carte che allora ancora circolavano.

La sede si trovava a circa un chilometro e mezzo dal capolinea della metro, ed era stata dotata di una novita' allora incredibile... una bikelane che la univa alla stazione della metro, cui venne in seguito affiancato un intero terminal di circa 20 bici del bike-sharing... insomma pura fantascienza, nel 2001 (o 2002).

Nota: a Roma lo e' anche nel 2019

Senonche' la piccola vendetta... dopo uno scroscio clamoroso di pioggia, emergiamo dalla metro e ci avviamo a piedi verso la sede... girato l'angolo ci troviamo davanti, nel sole che era uscito dalle nubi, la bella strada subito asciutta in asfalto drenante nuovo nuovo... e accanto questa bella via d'acqua che sembrava di stare ad Amsterdam!

Subito mi sono congratulo col collega francese, anche lui canoista, della pista canoabile che gli avrebbe consentito di andare in ufficio col kayak.

Per fortuna la pendenza della strada e le caditoie erano dalla parte giusta per cui per raddrizzare la situazione basto' tagliare il cordolo in pochi punti.

Et voila'... 

A Roma pero' io non mi lamenterei piu' di tanto... quando piove ci si allaga, lo sappiamo tutti.  La ciclabile ti fara' bagnare ma ti protegge dal traffico, e neanche affoghi. Al massimo ti prendi un raffreddore se hai scarpe leggere e calzini di filo di Scozia.

Con pochi soldi non si puo' avere tutto, mica puoi anche spostare le fogne.

giovedì 31 gennaio 2019

Biciclette a pedalata superflua

Oggi stavo aspettando di essere prelevato da alcuni colleghi a piazza dei cinquecento quando, in rapida successione, sono transitate due bici a pedalata superflua, o s-bike.

La prima, abbastanza veloce, era una delle classiche e famigerate fat bike che la scorsa estate hanno spopolato in quasi tutte le localita' di mare.

L'altra invece era una normalissima e-bike pieghevole ruota 20, che andava abbastanza piano, tanto che sono rimasto abbastanza incerto, ma alla fine ha accelerato a gambe immobili... insomma, era anche quella una s-bike.

Magari e' stato un caso, ma cio' dimostra che il trend di ciclomotorizzazione portato dalle e-bike si sta purtroppo ampliando. D'altra parte la scorsa estate sentivo alcuni molto pigri conoscenti (non Mario l'elettricista, per carita') che dicevano si', sono biciclette elettriche, ma le vendono gia' modificate per non dover usare i pedali.

Chiaramente, quando sono venuti  a dirlo a me per vedere che faccia facevo gli ho dato un calcio nel sedere... pero' sta diffondendosi l'idea che quello e' il modo per risuscitare il motorino senza casco, senza assicurazione e senza  targa degli anni '70.

Quanti e quali danni faranno?

Mah... ovviamente il settore dei ciclisti non ci fa una bella figura, ma chi rischia brutto sono gli onesti e-biker.

Infatti gia' si hanno notizie di un tentativo (respinto) a Bruxelles di mettere l'assicurazione obbligatoria per le e-bike. Da qui alla targa o al casco il passo e' breve, con il semplice ragionamento che tanto e' elettrica e non scocciamo i ciclisti veri (ooops, muscolari).

Il consiglio e' sempre quello ... moderazione. Infatti, se non e' realistico pensare di pizzicare tutte le s-bike, ma se diventa una moda da lestofanti sono guai. E-bikers non copriteli.

giovedì 24 gennaio 2019

Bye Bye Metro...

Sembra assurdo dirlo dopo che dal Governo e' arrivato quasi mezzo miliardo per la metro, ma la metro a Roma ce la stiamo giocando.

Infatti i soldi che sono arrivati sono destinati sostanzialmente ad effettuare quella manutenzione che ATAC si e' ben guardata dal fare in questi anni e che alla fine stava portando a fondo il sistema di trasporto romano.

Si'...  perche' quando chiude la metro, a Roma non ci si sposta piu', avete notato?

Quello che invece sta accadendo, e potete andare a vedere siti piu' metrofili ed informati di Roma Ciclista (che considera la metro solo come piattaforma di trasporto e lancio delle pieghevoli 😀😀 ) , l'espansione della rete metro si e' limitata agli ultimi 2 chilometri della Metro C, che non si sa nemmeno se riuscira' a superare il Colosseo.

Mentre la Grande Milano si becca altri 900 milioni per la nuova linea, a Roma scompaiono dal PUMS non solo le nuove metro, non solo il prolungamento della C, ma anche i prolungamenti delle linee A, B e B1, che ne moltiplicano l'utilita' e aggiungono sempre nuova utenza.

Si perche' la metropolitana rimane (insieme alla ferrovia) l'unico mezzo di trasporto adatto a spostare le folle romane sulle distanze romane in tempi umani. Non c'e' tram o bus che tenga, quelle sono tutte soluzioni locali.

Purtroppo la Metro a Roma ha una serie di nemici temibili e micidiali, a cominciare dall'attuale giunta. Che M5S sia allergico alle grandi opere, e una metro lo e' sicuramente, e' un dato di fatto. Il problema con la metro e' che non c'e' un'alternativa valida.

Poi ci sono gli appassionati del tram che ci andrebbero pure in Sardegna, se qualcuno si decidesse a fare le rotaie.Il tram va bene per percorsi brevi e poca portata. E' comunque soggetto alle vicissitudini del traffico, tanto e' vero che all'estero nel centro cittadino lo mandano sottoterra, proprio come fosse una metro.

Poi ci sono quelli cui piace viaggiare sul bus perche' sottoterra non ci si trovano. Vedi tutti i bus che rimangono ad affiancare le linee della metro (e io pago, col dissesto del comune).

Poi ci sono gli antiautomobilisti che accusano la metro di lasciare in superficie spazio libero per le auto, e questo si' che e' un delitto, mentre tram e bus per continuare ad andare lenti hanno comunque bisogno di sottrarre spazio alle auto.

Poi ci sono quelli che gia' abitano verso il centro e non vogliono le rotture di coglioni dei lavori.

Purtroppo ha questa logica anche la ritornata luce verde al tram Termini Vaticano, TVA, di rutelliana memoria, che pero' viene usato come un nemico della metro C. Certo una bella opera.

Pero' avete presente il quando bene e' nemico del meglio? Proprio lui. Con il risultato che se vorrete andare dal Colosseo al Vaticano, invece di continuare tranquilli sulla Metro C, dovrete scendere e salire su di un mezzo lento e capillare (fermate ogni duecento) metri, immerso nel traffico, che vi fara' desiderare di prendere la vostra auto.

Ma anche all'altro capo delle linee, i prolungamenti vengono sostituiti con soluzioni alternative fantasiose, tutte pero' con un elemento in comune: lente e costringono a cambiare mezzo, e quindi a mettere altri dieci, quindici minuti per poi comunque dover prendere la metropolitana vera.

Insomma, in queste settimane ci stiamo giocando il futuro del trasporto pubblico a Roma.

Spero ne siate consapevoli.