martedì 30 dicembre 2025

Bilancio ciclomobilistico 2025: tanto, ma non abbastanza

Nota: questo bilancio è soggettivo, nel senso che non è basato su dati oggettivi e incontrovertibili, ma piuttosto sulle impressioni di chi usa la bici tutti i giorni (o quasi) per spostarsi a Roma.

Come tutti gli anni arriva il momento del bilancio ciclomobilistico dell'anno che sta per concludersi... secondo me nel corso del 2025 è stato fatto tanto, ma non abbastanza per superare quello soffitto di vetro che impedisce alle biciclette di essere considerate mezzi di trasporto al pari di auto, moto, bus e metro... ma vediamo alcune considerazioni.

1) E'stato fatto tanto...
Sarebbe assurdo negare che nel 2025 sia stato fatto tanto. 

Prima tra le inaugurazioni, la pista che da Monte Ciocci passa sotto il Vaticano, meraviglia tra le meraviglie. Certo, se poi si guarda per il sottile ci si accorge che l'accesso è un po', come dire, arzigogolato tanto da metterne in discussione l'utilità ciclomobilistica...

E anche la pista di Viale dell'Università è bellissima, se non fosse per quel "ricciolo" all'inizio che di fatto ne impedisce l'uso in continuità di pedalata (nun ce sta un cazzo da fa' te devi fermà e poi continui) che rovina la festa. 



Anche il GRAB è incanalato verso la realizzazione, e l'inaugurazione dovrebbe avvenire nel 2026. Peccato che probabilmente ci stia mettendo il doppio del tempo ad essere realizzato, in una successione di lavori che risulta poco funzionale all'apertura a blocchi e si dovrà aspettare la fine dei lavori per trarne beneficio.

La ciclabile Nomentana sforna passaggi a ritmo serrato, e la realizzazione del passaggio sotto il Ministero Infrastrutture e trasporti (MIT) ha migliorato la pista in maniera sensibile. Purtroppo fondo e sampietrini rimangono veramente infami, la pista si ferma a Porta Pia senza proseguire per il centro e il passaggio di Viale regina Margherita rimane un disastro anticiclistico.

Certo, i problemi di cui sopra sembrano bazzecole se pensiamo da dove veniamo (vedi qui l'analogo post del 2018). Abbiamo un cicloplan distribuito su tre anni che non dovrebbe rimanere un libro dei sogni.

2) ... ma non abbastanza. 
Malgrado le dichiarazioni a favore dell'uso della bicicletta e  le realizzazioni fatte il Comune sembra non credere ancora alla soluzione micromobilità come mezzo per fluidificare ed efficientare gli spostamenti dei romani.

Prendendo a prestito quanto già scritto in occasione della manifestazione a sostegno del GRAB tenutasi l'11 ottobre scorso, ho trovato più persone di quanto temessi, però molto meno di quanto sarebbero state necessarie per dare un segnale forte.

Infatti ci sono nuove piste, ma la loro progettazione presenta  soluzioni tecniche al ribasso ciclistico, della serie ciclobimbi, buone per portare i bambini a scuola, e non pensate per proteggere chi usa la bici come mezzo di spostamento nel traffico. 

Basti pensare alla citata pista di Viale dell'Università, alle assurde chicane sulla Prenestlane che si stanno riproducendo pari-pari sulla San Paolo-Ostiense, o sull'inaccettabile lunghezza dei lavori di realizzazione del GRAB

Purtroppo siamo regrediti al Veltroniano, quando le piste venivano fatte, certo, ma senza disturbare gli automobilisti, e quindi con soluzioni tecniche estremamente penalizzanti per l'utenza ciclistica.

Oltretutto stiamo assistendo ad una vera e propria riscossa degli anticiclisti, appoggiati dalla destra (ovviamente) ma anche da tanta sinistra (in primis il II municipio) che si dichiara a favore della ciclabilità fino a quando  fanno le piste sotto le case degli altri. Su questi aspetti il comune non entra in polemica aperta utilizzando la principale motivazione per l'espansione della rete ciclabile: se tutti usiamo l'automobile nessuno si sposta più perchè la città diventa un enorme ingorgo.Insomma il comune e il sindaco sono un po' troppo sulla difensiva.

La cosa veramente importante è comunque che se anche la rete ciclabile continua a crescere (lentamente), ancora non ci troviamo di fronte ad un'infrastruttura razionale, diretta ad assicurare la copertura della città e, soprattutto, il superamento in sicurezza di tanti colli di bottiglia, a cominciare da Ponte delle Valli. Insomma non un'infrastruttura rivendicata come fondamentale alla mobilità cittadina, ma sempre un'aggiunta, e sempre a patto che non turbi i parcheggi degli automobilisti.

Bilancio finale
Insomma il 2025 lo ricorderò come un anno vissuto in altalena. 

Ha portato nuove infrastrutture e successi su scala impensabile negli anni precedenti. 

Purtroppo sono anche cresciute le minacce, e il Comune non è stato capace di fare la voce grossa a sostegno della ciclomobilità.

Un peccato, perchè così rimaniamo esposti alla reazione degli automobilisti che continuano a costituire una lobby formidabile.


mercoledì 24 dicembre 2025

Ma quanto durano i lavori delle piste (e soprattutto del GRAB)?




Quale di queste due opere sara' completa prima, il Ponte sullo Stretto o il GRAB? 
Beh, al momento e' difficile dirlo... 

Scherzi a parte non ho mai capito la durata dei lavori pubblici e delle piste ciclabili a Roma. 

Non parlo di alcuni autentici misteri, tipo la Tiburtina o la zona di Ponte Lanciani, in rifacimento da quando non avevo ancora la patente, parlo della realtà quotidiana. 

Che nel caso dei lavori "leggeri" come per esempio, le ristrutturazioni del parco nemorense (o Villa Vergiliana)  risistemazione di Villa Ada,  che durano indefesse da anni... senza mai vedere qualcuno che ci lavori.

Nel caso specifico della ciclabilità, che di suo ha diversi problemi ad essere accettata a Roma, l'effetto è semplicemente devastante, per varie ragioni.

La prima è che i cantieri che si aprono e non giungono a nulla fanno impazzire i residenti. Prendiamo il GRAB, che forse non è la prima, ma sicuramente la maggiore al momento,  pietra dello scandalo.

Uno pensa che si inizino i lavori al Colosseo e piano piano i lavori vanno avanti sino a chiudere l'anello. Per piano piano intendo comunque che in ogni giorno lavorativo i lavori vadano avanti in maniera visibile, con gente che ci lavora, per cui il tutto viene finito in un tempo ragionevole.

Invece no. Prima si fa un pezzo al Colosseo. Poi al Colosseo tutto si ferma e si comincia ad asfaltare un pezzo (non tutto) di marciapiedi di fronte alla Fonte Egeria, insomma un puzzle di elementi scollegati tra di loro che non danno nulla al ciclista dal punto di vista pratico. E soprattutto non danno idea al resto della cittadinanza che si stia facendo qualcosa di diverso dal capriccio di una minoranza.

A Via Guido Reni, mi dicono alcuni amici, il parcheggio centrale è stato occupato dal cantiere all'inizio dell'estate, ma i lavori non sono partiti, e molto a rilento, solo a settembre inoltrato. E anche il giorno che ci siamo andati per manifestare, l'11 ottobre, non è che fossero avanzati un gran che'... 

Altro esempio è quel Pasticciaccio brutto de Via Panama, che mi pare ben lungi dall'essere risolto, ma che oltretutto ha reso impossibile la percorrenza dell'esistente pista in direzione -appunto- Via Salaria senza che, l'ultima volta che ho provato a percorrerla, uno straccio, anzi un cazzo di straccio, di cartello ad avvisare il povero ciclista che da un certo punto in poi la pista finisce e ti trovi contromano su Via Panama.

Per non parlare dei residenti che in questi lavori infiniti ci intingono il biscotto del conservatorismo anticiclistico.

Ricapitolando
Da ingegnere so bene che potrebbero esserci motivi tecnici per certi ritardi, ma tempi lunghissimi per opere tecnicamente semplici fanno pensare a lavori affidati a ditte senza il personale necessario, che prendono più appalti possibili senza avere il personale necessario.

Oppure ad un pessimo coordinamento dei lavori, che si devono integrare in programmi "più forti di loro" che ne condizionano lo svolgimento, ovviamente a svantaggio delle povere piste ciclabili.

Insomma, il Comune sta facendo parecchio per la ciclabilità, ma non sembra ancora crederci veramente.


 
 

venerdì 12 dicembre 2025

Rischiare la vita al palo della morte (guidatori tossici e come liberarsene)




In bici
Il disfacimento improvviso di un lenzuolo mi ha portato da Ikea a Porte di Roma...  Per andarci passo per  Via Conti, che risalgo fino alla cima, dove una volta sorgeva il famoso "palo della morte" immortalato da Verdone.

Proprio in quel punto, dove la via scavalca il viadotto Giovanni gronchi, invece del mitico palo, hanno fatto una bella rotatoria. Quel sabato mattina il Viadotto era interrotto, e io -inconsapevole del pericolo- mi sono trovato ad imboccare la rotatoria proprio davanti a un blocco di veicoli che vi si è riversato in massa. 

In primis mi è passato accanto (nel senso che ho avuto la presenza di spirito di spostarmi, altrimenti mi sarebbe passato sopra) un camion leggero di quelli usati per i traslochi. Subito dopo una moto mi ha fatto il pelo e terza è arrivata un'auto che pur avendo tutta la rotatoria libera ha scelto di accelerare al massimo e sfiorarmi.


Più in la' verso Ikea,  su Via delle Vigne Nuove, prima dell'imbocco della rotatoria un'auto, condotta da una persona apparentemente normale, ha cominciato a stringermi verso il marciapiedi, fino a farmi fermare, dopodichè ha imboccato un'altra uscita di rotatoria.

Ora perchè queste cose succedono se vai in bici e, per esempio, non se vai in moto? 

Beh, la prima cosa è che se rompi il cazzo a uno in moto, e quello s'incazza davvero, con due tocchi di acceleratore ti corre appresso e tu non te lo togli più di dosso. Alla fine come minimo ti devi fermare, ci devi litigare, perdere tempo e forse vola pure qualche sberla. 

Con il ciclista, se non c'e' traffico, acceleri e te lo dimentichi, a meno che non sia così costante, e privo di attività urgenti, da tallonarti e acchiapparti ad un semaforo.

Il lunedì seguente, all'incrocio tra Viale XXI aprile e Via Nomentana, ho evitato per un pelo un automobilista che è passato con il rosso pieno, molto attento a seguire il telefonino che aveva in mano. Per fortuna andava piano ed io sono sempre in campana a quell'incrocio, sono riuscito a non farmi mettere sotto. Il tizio ha continuato a consultare il navigatore tenendo il telefono in mano. 

In macchina (con bici sul tetto)
Mi sono trovato a usare la macchina per una missione di sgombero, però ho pensato bene di unire utile a dilettevole caricando la bici sul tetto e usandola in loco per missioni tattiche.... purtroppo al ritorno ho incontrato traffico denso su Pontina e raccordo, e lì si è scatenato il finimondo.

Premetto che sul Raccordo, come in autostrada, cerco di essere veloce senza intralciare le corsie centrali e di sorpasso.

Innanzitutto una nota di biasimo per tutte quelle teste di cavolo che si mettono in marcia a 100 (ma anche 90) all'ora sulla corsia centrale quando hanno la corsia a destra completamente vuota. A quelli toglierei immediatamente la patente per non aver capito un cavolo della circolazione in sede autostradale.

Passiamo però alla corsia di sorpasso... li conta la legge del SUV... tu puoi andare a 130 dietro una colonna di macchine che vanno a 130, ti arriva sempre la testa di cazzo che ti fa i fari e ti tallona ben sotto la distanza di sicurezza.. Perchè? perchè -come detto- è una massima testa di cazzo che andrebbe mandata in bicicletta muscolare per il resto della sua vita.

A piedi
A piedi ho girato tanto, ma questo non mi era mai successo prima: attraverso sulle strisce, insieme ad un altro gruppo di pedoni, Via San Martino della Battaglia, e dal semaforo dell'incrocio a monte, proviene un SUV in accelerazione che rivolto verso noi fa il segno di no con l'indice della mano destra per comunicarci che non intende fermarsi per lasciarci passare e quindi è meglio che ci fermiamo noi. E così va, continua altri 40 metri e si ferma al semaforo successivo. 

Al che faccio uno scatto per raggiungerlo, sfondare il vetro  ed estrarlo dall'abitacolo senza slacciargli a cintura di sicurezza, ma viene salvato dal provvidenziale verde del semaforo.

Guidatori tossici e come liberarsene
E' chiaro che il diluvio di incidenti che continuiamo a subire è la somma di due tendenze: da una parte le persone "normali", che guidano con la "normale" attenzione e prudenza, e  che fanno errori di guida "normali", che però vengono amplificati dal mancato rispetto di norme basiche di sicurezza, come un eccesso di velocità non criminale (i.e. andare a 65 dove c'e' il limite 50, la sosta irregolare che può creare situazioni di pericolo oltre l'intenzione del guidatore).

Vi è però, sempre più forte, il dilagare di guidatori tossici su autoveicoli (quelli su due ruote normalmente durano poco), SUV, furgonati, e chi più ne ha più ne metta, che sfogano il loro risentimento generico verso la vita con una guida aggressiva, altamente pericolosa.

Il problema è che gli strumenti che normalmente vengono usati, tipo Autovelox o multe automatiche, sono abbastanza efficaci nel primo caso (basterebbe solo usarli di più e meglio), ma sono poco o nulla efficaci contro il guidatore tossico, che in genere è abbastanza scaltro da mettersi al riparo da minacce così superficiali.

Per il guidatore tossico vedo solo mezzi civetta dotati di telecamere che riprendano gli episodi di guida tossica quando si verificano, la conseguente sospensione o confisca della patente.  Conta soprattutto la la voglia di individuarli e toglierli di mezzo prima che provochino tragedie.