venerdì 2 agosto 2013

Primo... i sensi unici

Facendo seguito a tutte le discussioni, piuttosto stimolanti, sulla risistemazione di Via Labicana, ero giunto alla conclusione che occorra trasformare il nostro sentire in una serie di criteri di progetto, o di verifica, della compatibilità con la ciclabilità di ogni variazione introdotta nella viabilità romana.

Continuo infatti ad essere convinto che se non siamo in grado di condensare, o di rendere in forma oggettiva, appunto di trasformare in criterio o requisito di progettazione, i nostri pensieri, allora quello che stiamo cercando in realtà non esiste.

Questa è anche la lezione che ho imparato in questi anni di attività nel campo della regolamentazione... puoi immaginare le cose più belle e più giuste, ma se non le riesci a scrivere in forma accettabile, allora sono solo un abbaglio della tua mente.  

Dopo averci ponzato un po' nel tempo libero, sono arrivato alla conclusione che il primo target da aggredire siano i sensi unici. A Roma se ne abusa perchè consentono di utilizzare le strade come parcheggi... ma il povero ciclista ci va di mezzo.

La maggior parte di noi ciclisti la prende con filosofia e va contromano alla bisogna... ma sempre a proprio rischio e pericolo, e anche con la possibilità che qualcuno finisca per farsi male. E allora cosa vogliamo? Bene:

Verifica ciclabile dei sensi unici:

a) prima di istituire un senso unico è necessario procedere alla verifica di impatto sulla mobilità ciclabile, ovvero accertare che l'istituzione del senso unico non comporti per gli spostamenti in bicicletta allungamenti del percorso inverso o dislivelli inaccettabili. Se l'allungamento del percorso supera il 20% , allora deve essere prevista una pista ciclabile che permetta di percorrere il tratto stradale in senso inverso, se necessario limitando la sosta per guadagnare spazio.

VChe ve ne pare? Certo, un po' naive, ma si accettano suggerimenti per migliorarla.

2 commenti:

QUBI Coop ha detto...

Aggiungerei solo un "con annessi e connessi". Ci sono un paio di stradette che faccio abitualmente contromano. E la cosa sarebbe possibile se non fosse ampiamente consentita la sosta in pieno divieto. Danneggia me, i pedoni ma anche i poveracci che devono fare i traslochi. cmq bravo Lug, mi sei piaciuto.

Lug il Marziano ha detto...

Grazie per il complimento!

In effetti la lotta alla sosta in doppia fila è la prima cosa per riguadagnare gli spazi che servono alla ciclabilità.

Quando sento tanti voli pindarici, dico sempre: "Intanto Marino pensi a stroncare la sosta in doppia fila".

Il restoè solo una conseguenza...