domenica 26 giugno 2022

A piedi nella città dei ciclisti

Con il regredire della minaccia COVID la vita sta riprendendo in maniera normale e così le riunioni in presenza a Bruxelles. Sta di fatto che sono tornato da un'assenza di circa due anni, a parte un brevissimo "mordi e fuggi" a maggio.

Stavolta mi sono fermato due interi giorni, giorni di bellissima luce e fresco (anche troppo) che rendono la città veramente piacevole da girare.

Purtroppo l'eccesso di lavoro mi ha impedito di godermi la città spensieratamente, però mi sono imposto di raggiungere il luogo delle riunioni a piedi, cosa che permette di fare un pochino di esercizio e godersi il bel tempo.

Nel fare questo ho potuto rendermi conto del grande balzo in avanti in tema di mobilità sostenibile che è stato fatto in questi due anni di assenza.

Le biciclette
La ciclabilità è ulteriormente cresciuta e per sostenerla in maniera adeguata la ciclabilizzazione delle strade è diventata aggressiva. Quasi tutti i controviali dei boulevard sono stati trasformati in piste ciclabili, con un flusso sostenutissimo di ciclisti.

Rue Belliard e Rue de la Lois, le principali arterie in ingresso e uscita da Bruxelles sono state ridotte a colpi di New Jersey.

Ovunque ci sono ristrutturazioni in corso per adattare la città alle nuove esigenze.

Ah... ho notato una grande riduzione di pieghevoli rispetto agli anni passati. Nemmeno Brompton, che sono sicuramente un oggetto molto apprezzato da quelle parti. Mi riservo di capire meglio.

I monopattini
Su questa superba rete ciclabile circolano anche un po' di monopattinisti. Pochi rispetto alle bici e perfettamente integrati. Qualcuno manifesta l'italico vizietto del due su un monopattino, ma la circolazione su pista non ha gli stessi rischi di quella sulle strade.

I pedoni
Dal punto di vista pedonale è un paradiso. Innazitutto la gente trotta, non perde tempo sul marciapiedi a trastullarsi. In quest'ottica è comprensibile l'affermazione che "le strisce sono un prolungamento del marciapiedi", e infatti il pedone sulle strisce è sacro, quello fuori molto meno... anche questo è un bene. 

Le strisce pedonali che attraversano le rotaie del tram sono bordate di rosso a ricordare al pedone che il tram ha comunque la precedenza.

Il che fa vedere che da noi anche i pedoni sono dittatori in erba.

Inoltre al centro i cani (e i relativi guinzagli) sono praticamente assenti... anzi, è proprio una CSC (Città Senza Cacche)

I mezzi pubblici
Non li prendo molto, ma sono fantastici. Voi non potete capire l'effetto di passare dalla meraviglosa stazione Metro e Ferroviaria (nello stesso spazio, a quote differenti) di Schuman alla stazione metro B di termini, sporca e male illuminata (e non mi soffermo sulla popolazione umana, tipo gli zingari alle macchinette dei biglietti). 

Le auto
Confesso che in mezzo a tanta efficienza di mezzi pubblici non mi trovo da parecchio a circolare su auto a Bruxelles. 

Quello che si vede da fuori è la scomparsa del parcheggio gratis al centro, o meglio la sua riduzione in misura tale da non essere un fatto significativo. Chi entra in auto ci va per usare un parcheggio pubblico.

Gli spazi di cicrcolazione sono stati ridotti tenendo conto dei carichi effettivi, e con l'idea di non assecondare la circoalzione automobilistica più di tanto.

Che cosa succeda in periferia però non lo posso sapere, ne' come viva il residente "comune". So solo che in perferia, dove l'ambiente à meno felpato, la sera le stazioni tornano a non essere piacevoli, specie per le donne.

martedì 21 giugno 2022

E' Biodegradabbile! (Ciclismo e monnezza)

Domenica scorsa, verso le 8 e 30 tornavo da un giretto mattutino. Salivo lentamente su Viale Somalia, nel tratto tra la Salaria e Largo Forano, quando vedo davanti a me un ciclista fermo.

Stava sulla bici, vestito con tuta da ginnastica, non da ciclista, soffiandosi il naso con un fazzoletto di carta. stavo ormai per superarlo quando si libera del fazzoletto gettandolo tra le auto in sosta.

Lì per lì non volevo credere ai miei occhi, ma aggiunta la sua posizione vedo un fazzoletto a terra, che sporava una zona miracolosamente pulita di Viale Somalia. Passando glielo indico e dico 

"Potevi evitare di buttarlo per terra" e quello risponde con una certa stizza "E' Biodegradabbile", al che io ribadisco "E' biodegrabbile nel secchione, li mortacci tua", al che lui risponde con qualche altra cosa e io concludo con un romanissimo "vaffanculo".

Non nego mi sarebbe piaciuto fermarmi e farglielo raccogliere a forza...

Il girono prima avevo percorso l'Ardeatina e dintorni, e ho potuto constatare la presenza di mucchi di spazzatura "fresca" ad ogni anfratto che permette la sosta di auto. Quindi significa che abbiamo persone che escono di casa, si fermano e buttano la loro monnezza in campagna.

Mi chiedo che gente sia e quali le motivazioni dietro questi comportamenti.

Mi chiedo anche perchè non si riesca a fermarla, ma capisco che sia uno degli elementi chiave per capire la situazione poco piacevole nella quale versa il nostro Paese ormai da anni. 

Perchè ci teniamo in seno questa gentaccia spicciola e nessuno che senta il bisogno di arginarne i comportamenti che danneggiano la comunità nel suo complesso. 

mercoledì 25 maggio 2022

Pista Nomentana: pedoni dall'altro lato. Ma noi ciclisti?

Così non va bene.

Infatti stamattina, nemmeno il tempo di tornare negativo, mi sono imbattuto in un vero blocco della pista Nomentana, se non sbaglio all'altezza di Via Capodistria (ricordo che già la parte di Via Val d'Aosta è confiscata per lavori non afferenti la ciclabilità).

Come potete vedere a causa delle operazioni di un "ragno" caricato su camion  utilizzato per i lavori sulla facciata dell'edificio, è stata occupata non una sola corsia, come in altre occasioni, ma tutta la pista, con in più un cazzo di cartello beffardo che dice "pedoni dall'altra parte" come se si trattasse di una stradina laterale e non di Via Nomentana.

Ovviamente nessuno si fila il cartello e tutti si va contromano per la complanare, però non si possono fare queste cose, perchè la mobilità ha le sue esigenze.

Ricordiamoci che nel caso di interruzione della pista dovrebbe essere predisposto un percorso alternativo, eventualmente bloccando la complanare e deviando le auto sulla preferenziale.

Complicato? Certo, e allora non rilasciate permessi che consentono di bloccare l'intera pista.

domenica 3 aprile 2022

Bel marciapiede, ma... non era meglio anche una pista

Sabato sono andato a trovare mamma a Nettuno e, vista la giornata tempestosa, ho scelto la formula treno + pieghevole. Tanto per sgranchire un po' le gambe sono sceso alla stazione Marechiaro e ho proseguito a pedali lungo l'ultimo tratto dell'Ardeatina (che tra Lavinio e anzio corre lungo la costa), anche perchè da lì a Nettuno il treno non è tanto più veloce della bicicletta.

In quel tratto il Comune di Anzio ha realizzato un'opera notevole, un lungo e raffinato marciapiede, fatto con materiali alquanto ricercati, che corre quasi fino a Faro di Anzio... permettendo quindi di camminare in vista del mare dalla riserva di Tor Caldara (lato mare) fino alle porte di Anzio.  

Da quel punto, volendo, si può proseguire in bici lungo le ciclobimbi ricavate su marciapiede fino al sistema di piste di Nettuno, che a sua volta prosegue fino al santuario di santa Maria Goretti.

A piedi la stessa cosa, solo tutta in vista del mare, ovviamente allungando un pochino.

L'opera è -appunto- notevole dal punto di vista pedonale... però per la mobilità ciclistica non rimane quasi nulla, e l'avevo già segnalato in un precedente post del 2018 (https://romaciclista.blogspot.com/2018/05/lobby-anticiclista-al-lavoro.html) che avevo intitolato Lobby anticiclista al lavoro.

Infatti pur in tanta abbondanza di risorse, non è prevista alcuna ciclabilità del marciapede. Oddio, per un ciclista da marciapiede è una specie di paradiso, vai sotto i 15 all'ora e ti godi il mare, senza ovviamente dare fastidio ai pedoni, che non credo saranno tanti.

Purtroppo è un'enorme occasione sprecata, visto l'evidente impegno economico, per realizzare un'opera per la ciclabilità che avrebbe permesso di collegare gli stabilimenti della zona all'abitato di Anzio in modo ecologico e sicuro.

La pista avrebbe anche avuto un impiego serale turistico / festaiolo, permettendo di godere la movida serale di Anzio ai Laviniesi e quella di Lavinio sia agli Anziani che ai Nettunesi senza bisogno di scomodare automobili e moto. Per nnon parlare di chi per lavoro o studio debba fare avanti e dietro tra i due nuclei.

Inoltre l'assenza di una pista mette anche in mora l'uso dei monopattini, che secondo me in un quadro di piste ciclabile hanno enormi possibilità di sviluppo.

Insomma, mi chiedo ancora una volta, che senso abbia nel 2022 continuare a impigare risorse in opere che negano la mobilità alternativa... anche a fronte di una questione ambientale che COVID e guerra non hanno fatto sparire, ma se possibile resa ancora più drammatica.  

domenica 27 marzo 2022

Per gli studenti sembra che il tempo della bici non arrivi mai

Con la fine di marzo dovrebbe finire lo stato di emergenza COVID. 

Tra i grandi rientri anche quello dell'orario scolastico unico, che però si porta appresso un ritorno alla congestione. Infatti, come si trova su di un articolo apparso sulla testata internet  Roma Today Sono 130.000, secondo le stime di Roma Servizi per la Mobilità, le ragazze e i ragazzi che utilizzano il trasporto pubblico.

Pertanto un bel carico in più per un già provato TPL, che affronta il ritorno alla normalità in piena crisi, se non altro per le vicende che affliggono la rete su ferro, sia tramviaria che metro.

Dall'altro lato si fa poco perchè la bicicletta diventi il mezzo di trasporto preferito degli studenti della secondaria superiore, come è la norma nella maggior parte dei paesi europei.

Anzi, negli ormai 15 anni che seguo con attenzione l'evoluzione della mobilità ciclistica, a Roma nessuno si ricorda mai della possibilità di spostare l'utenza giovanile sulla bici. Che sia inquinamento, crisi di obesità, produzione di CO2, COVID, affollamento dei mezzi, tutti continuano a pensare che per gli studenti non ci siano alternative.

Un posto di primo piano rivestono le mamme-chiocce che temono che i loro "pargoli", stiamo parlando da 14enni in su, possano affrontare le prime responsabilità, e sicuramente i primi pericoli (come se non attraversassero mai la strada a piedi). 

Però in questi anni molto è stato fatto (piste/corsie ciclabili e bonus biciclette) ma sul versante studenti poco è stato ottenuto, anche per quelle scuole servite da piste ciclabili. 

Sicuramente vi è una componente culturale che vede in chi pedala un mezzo sfigato alla mercè dei motori. 

Più concretamente la bicicletta non si può lasciarla fuori dalle scuole a causa dei mariuoli che ne fanno man bassa e quindi ai presidi andrebbe chiesto di trovare spazi di parcheggio all'interno degli istitui, almeno quelli che li hanno.

Ecco, in questo dovrebbe intervenire il sindaco, anche perchè in questo modo, spostando gli studenti sulle piste, tutti vedrebbero l'utilità concreta di una rete che è ancora percepita fatta ad uso esclusivo di una lobby di strambi "privilegiati" che abitano vicino al lavoro e possono permettersi di vestirsi approssimativamente sul posto di lavoro. 

domenica 6 marzo 2022

Due parole sulla sicurezza dei ciclisti

Domenica prossima si svolgerà l'assemblea  Annuale di salvaciclisti di Roma. 

Non ho mai fatto parte dell'associazione perché ritengo  che sin dall'inizio si sia orientata ad uno scopo "politico", alla guerra alle automobili, più che  alla sicurezza dei ciclisti. Anzi, se proprio devo essere sincero, mi pare che di competenza In tema di sicurezza si stia sulle ovvietà di stampo utopistico.   

Non solo, ogni volta che ho espresso, su fb, qualche dubbio in proposito sono stato trattato come al liceo venivano trattati quelli che non erano d'accordo nei collettivi studenteschi. D'altra parte anche i grillini hanno fatto lo stesso.  

Ciononostante continuo ad rispettare chi fa dell'attivismo, e mi rendo conto come il muro dell'incomunicabilità sia da entrambe le parti della barricata,  ovvero un gruppo di tecnici (e politici) comunali poco disposti a prendere sul serio la mobilità ciclistica urbana e dall'altra parte un gruppo di entusiasti che non prendono sul serio le questioni tecniche.

Vorrei comunque far mancare il mio contributo alla discussione e per questo mi rivolgo a Massimiliano Baccanico che su fb ha chiesto idee in proposito.

Alcuni fatti elementari
Si applichiamo le più elementari norme di gestione della sicurezza, i pericoli cui andiamo incontro come ciclisti sono essenzialmente 3:  Investimento, caduta autonoma da perdita del controllo del mezzo, sportellata.

Ognuno di questi pericoli si traduce in un incidente con conseguenze di gravità variabile con una certa probabilità. La combinazione di probabilità e  gravità delle conseguenze di un evento dà origine al concetto di rischio.  Più  è probabile il verificarsi di un pericolo (evento) e più gravi sono le sue conseguenze,  maggiore è il rischio.

 A tutti noi ciclisti appare abbastanza chiaro che l'investimento è l'evento più temuto per le sue conseguenze e la sua probabilità, e quello sul quale dovremmo agire con maggiore insistenza.  Ciò è chiaro anche a salvaciclisti.

Siamo d'accordo sulla rete ciclabile...
La prima mitigazione del rischio di investimento e la creazione di una rete ciclabile segregata o separata da quella del traffico automobilistico.  

Per quanto mi riguarda si dovrebbe privilegiare la media  periferia dove il traffico è più denso ma più veloce rispetto al centro dove per forza le auto sono poche e vanno piano. 

Senza continuare a perdere troppo tempo su questioni come la pedonalizzazione dei Fori Imperiali o peggio ancora di via Urbana che sembrano più dovute a questioni personali  che a una logica di sicurezza.

Inoltre è molto importante risolvere quegli hot spot (punti caldi) dove per la conformazione della viabilità e la velocità dei flussi automobilistici il ciclista è messo a serio rischio.

... non sulla guerra alle auto
Fino a qui vi è un sostanziale accordo con la politica di salvaci ciclisti.  

Per i ciclisti che invece rimangono su strada sembrerebbe che salvaciclisti punti ad  abbassare il rischio riducendo in maniera drastica il numero di automobili in circolazione.

Dal canto mio ritengo che questo obiettivo sia  politicamente prematuro e, francamente, fuori dalla portata politica del movimento così piccolo. 

Non solo, ma vediamo come il diminuire del numero delle automobili in circolazione, per esempio durante le feste di Natale, non diminuisce il rischio dei ciclisti perché le poche auto rimaste vanno molto più veloci. Anzi un ingorgo di macchine bloccate è un luogo non salutare (per l'inquinamento) ma alquanto sicuro per un ciclista.

Si facessimo un bow-tie,  Ovvero un diagramma a farfallino, vedremmo la velocità sia a sinistra come causa  Degli investimenti, sia a destra Come fattore che ne rende più gravi le conseguenze.

Pertanto più autovelox
Quindi dobbiamo giungere ad una conclusione ovvero che e inutile diminuire il numero di automobili se non ne controlliamo al tempo stesso la velocità.  E l'unico modo per diminuire la velocità delle auto (in una città già progettata) e quella di installare autovelox a decine. 

Questo è un modo permesso dalla legge (che recentemente ha ammesso gli autovelox urbani) e nella disponibilità  del sindaco per moderare le velocità massime.  Tra l'altro è perfettamente inutile continuare a chiedere di istituire il limite di 30 km all'ora se le macchine non rispettano quello di 50.

Quindi basta con le ciance e concentriamoci sugli autovelox, ne basterebbero qualche decina per cominciare a moderare i più indisciplinati.

Sì alla lotta alla sosta vietata no all'aumento delle strisce blu
Una strategia buona e possibile (anzi, secondo me dovuta) per abbassare le auto in circolazione è quello di ricominciare ad applicare il controllo della sosta, in poche parole: multare chi lascia la macchina in seconda fila, ai cassonetti sulle strisce pedonali, etc.

Ancora una volta, in prima fila abbiamo motivi di sicurezza. le macchine in sosta vietata costringono il ciclista ad immettersi nei flussi di traffico principali. Quelle sui passaggi pedonali intralciano i pedoni e li disabituano ad usarle e le auto parcheggiate agli incroci limitano la visibilità e rendono più probabili gli investimenti.

Infine rallentano il trasporto pubblico di superficie, ancora più vitale in un periodo nel quale il disastro delll'amministrazione precedente ci ha lasciato quasi senza servizi di metropolitana. 

Francamente sono contrario all'aumento della tariffe delle strisce blu prima di aver stroncato la  vietata... è un'altra versione dell'aumento delle tasse senza la lotta all'evasione. Un altro modo per punire il cittadino che rispetta la legge, considerato borghese e poco rivoluzionario, sport condiviso sia dall'estrema destra che dall'estrema  sinistra.

E difendiamo le bikelane che sempre più spesso sono occupate da prepotenti in sosta.

Basta con le buche
Le biciclette, specie le pieghevoli, risentono molto delle buche e delle asperità del manto stradale. Le strade devono essere tenute bene e le buche eliminate, specie quelle vicine ai marciapiedi, tombini compresi.

Una strada bella liscia ci fa aumentare di molto la velocità di spostamento ed evita cadute pericolossissime.

Basta con i guasti all'illuminazione
Un altro nemico sempre in agguato sono i guasti all'illuminazione stradale. 

Avoja a portarsi luci, quelle delle bici sono fatte per le zone oscure, l'occhio non si abitua a 500 metri di oscurità con i fari delle auto che ti colpiscono ogni due per tre. I guasti vanno riparati velocemente.

Se c'e' qualcuno che si frega il rame e manda in tilt i sistemi, becchiamolo, palla al piede e vent'anni a costruire piste ciclabili, no ai domiciliari (magari in un insediamento abusivo) come succede adesso.

Infine... apriamo le corsie preferenziali alle biciclette
Tutti noi ciclisti le usiamo. In tutta Europa sono utilizzabili alle bici. 

A Roma no perchè ATAC è talmente massacrata dagli automobilisti e dagli scooteristi che non sopporta nient'altro.

Invece vanno aperte ufficialmente, perchè alla fine problemi veri di coesistenza non ce ne sono, specie se noi ciclisti ci comportiamo come persone educate e rispettose del trasporto pubblico. 

mercoledì 5 gennaio 2022

PCI (Pippone Ciclistico Iniziale) 2022

Da ciclisti romani cosa chiedereste al 2022? 

Beh, innanzitutto ginocchia forti come rocce e senza scricchiolii...  

Detto questo, che per me rimane la prima preoccupazione, dividerei le mie richieste in tre sezioni, sicurezza, urbana e turistica.

Per la sicurezza  credo che uno dei grandi problemi di Roma è che sembra che ogni automobilista sia libero di fare quello che vuole sino a quando non finisce per provocare un incidente. 

Per evitare questo la prima cosa da fare sia calmierare le velocità dei mezzi a motore. Questo può essere raggiunto con qualche decina di Autovelox sparsi nei punti critici.

Non si può solo affidarsi alla sorveglianza elettronica, per quanto efficace e spietata. Quindi e' anche necessario che al più presto i Vigili Urbani tornino ad esercitare il ruolo di repressione attiva dei comportamenti pericolosi.

Riuscirà Gualtieri ad ottenerlo? Mah... ho forti dubbi in proposito.

Per il fuori città credo che le strade trafficate dovrebbero essere dotate di bikelane, dipinte di rosapista come vedo all'estero, per separare almeno operativamente la marcia dei ciclisti da quella delle auto.

Per fare questo occorre sicuramente recuperare gli spazi a lato delle arterie (non so come si chiamino) che spesso sono semplicemente lasciati pieni di immondizia, ghiaia o vegetazione.    

Il ciclista urbano innanzitutto vorrebbe vedere vieppiù espandersi  l'utenza ciclistica e monopattinesca, tanto da portare il Comune a lanciare un piano ancora più ambizioso di infrastrutture per la ciclabilità.

Per avere questo vedo come unico modo "sfondare" tra la popolazione studentesca, ovvero far diventare le bicicletta (e magari il monopattino) il mezzo preferito degli studenti per raggiungere la scuola.

Siamo in una posizione molto più favorevole di due anni fa, molte scuole sono ormai toccate o sfiorate da piste ciclabili, e quindi manca solo l'ultimo passo: aprirne i cortili al parcheggio protetto.

Non è una cosa impossibile, continuo a meravigliarmi che nessuno prema il piede sul pedale (dell'acceleratore) per andare in questa direzione. Dovrebbe essere il Sindaco a farlo, l'unica autorità in grado di fare le opportune pressioni.

Accanto a questo occorre ovviamente continuare a far evolvere l'infrastruttura a servizio della mobilità dolce... e qui occorre non solo usare il bulldozer per aprire nuove strade, ma anche saper lavorare di cesello, sfruttando e occasioni che il caso ci porta.

Per esempio stanno  "venendo giù" abbastanza spesso i pini di Corso Trieste, ed ogni volta si sfiora la tragedia... anzi, un poveraccio è rimasto sulla sedia a rotelle a causa di uno di questi crolli, e alcuni funzionari del Comune sono stati condannati.

Quindi sarebbe bene pensare di abbatterli, e ripiantarli ai lati di una bella pista ciclabile che corra sull'aiuola centrale e unisca Via Nomentana a Piazza Annibaliano, servendo due grandi licei della capitale, il Giulio Cesare e l'Avogadro... giustappunto.

Al tempo stesso fare una bella pista sul Ponte delle Valli, che è una bestemmia di spazio lasciato alle auto e poi almeno aprire alla ciclabilità le due corsie preferenziali su Viale Libia ed Viale Eritrea fino a Piazza Annibaliano (tanto già le usiamo costantemente).

Non vi sto a parlare di fare due corsie ciclabili, eventualmente a sbalzo, su Ponte Salario per congiungere la pista di Via Jonio con quella dell'Aniene... insomma tutte cose simpatiche per strade che conosco bene.

Poi rifacciamo una corsia ciclabile su Viale del Giardino Zoologico, visto che è  ridotto a parcheggio a senso unico? Dopotutto stiamo dentro Villa Borghese, e che cavolo!

E l'asse Serenissima - Monti Tiburtini - Ponte Lanciani? Che ce lo vogliamo dimenticare?

Per il resto di Roma... unire Monte Ciocci al centro passando sul ponte e sotto il Vaticano. Che sogno!

Il ciclista turistico sarebbe deliziato dall'istituzionalizzazione della Regina Ciclarum fino a Fiumicino e magari del Sentiero Pasolini fino a Ostia, tanto per rendere finalmente manifesto il destino di Roma dominatrice del mare (riuscirà ciò a rendere le piste in questione gradite alla destra?). 

Per Ostia in qualche modo dovrà risolversi la situazione creata dalla pista inserita in un ambiente poco favorevole e finalmente prolungarla fino a Torvajanica. Non dite di no.

A Nord vedrei tanto bene l'apertura al traffico ciclistico della Riva Sinistra del Tevere da Castel Giubileo al già citato Ponte Salario, così da finire il tristissimo avanti-e-dietro domenicale sulla pista del Tevere e riguadagnare un altro pezzo delle sue preziosissime sponde. 

Perchè ormai sappiamo che se vogliamo strappare il territorio dal degrado, l'unico modo è renderlo accessibile a quelle formichine attente al territorio (e un po' cacacazzi) dei ciclisti.

Infine la sicurezza delle bici infatti la situazione dei furti è andato peggiorando, e non parliamo solo delle bici lasciate al palo, ma anche di quelle prelevate dagli spazi condominiali o addirittura privati, per arrivare alle razzie ai negozi.

Sono azioni criminali con conseguenze pesanti per chi le subisce e pesantissime per la mobilità ciclistica.

In qualche modo vanno affrontate con un'adeguata azione di contrasto, sia tattica sul territorio sia investigativa per colpire le bande e i ricettatori. La Polizia Municipale è nella posizione migliore per intervenire, anche nei luogi di probabile ricettazione come Porta Portese.

Soprattutto dobbiamo evitare che delinquenti colti sul fatto vengano rimessi in libertà come se niente fosse, così che pensino che in Italia si possa campare rubando biciclette.

Vabbè, vi siete parzialmente salvati, è stato un pippone leggero, senza alcuna pretesa di universalità.

Buon 2022

Pedala contento finchè c'e' il bel tempo
Poi vien la tempesta e finisce la festa!!!!