domenica 19 ottobre 2008

Nebbia sui Tumulilande



"Nebbia sui Tumulilande" è il titolo di uno dei più bei capitoli del primo libro del Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello.





Purtroppo l'intero episodio è stato tagliato dal film, insieme alla Vecchia Foresta e Tom Bombadil. Un peccato perchè è anche dove gli hobbit trovano le armi (nel film gliele da Grampasso a Brea) stregate che poi serviranno per uccidere il capo dei Nazgul... Lo stregone di Angmar in lotta con i re di Arnor... Vabbè, non facciamola lunga).

Questa mattina mi sono alzato e vedendo il sole ho deciso di puntare a Bracciano con la canoa invece della bicicletta.




Uscito sulla Cassia ho cominciato a vedere la nebbia che invadeva la valle del Tevere e incappucciava i colli, proprio come sui Tumulilande.


Arrivato al lago, la nebbia ancora occupava le valli circostanti. Il cielo era grigio chiaro, anche se il sole splendeva.


Per tutta la giornata ho pagaiato su di uno specchio d'acqua piatto come la vasca da bagno. Non una barca a vela, pochissime canoe, sono diventato il padrone del lago. L'acqua era talmente piatta che filava addirittura la canoa gonfiabile...








Ho incrociato molti cigni... Loro non hanno paura delle canoe, io di loro sì. Se decidono di attaccare (per fortuna non ci sono cignottoli) non ci mettono nulla a lacerare la canoa.




Verso l'una e mezza ho fatto il bagno. Bella nuotata, l'acqua era fresca, ma non si stava male. Diciamo che dopo il primo impatto il corpo si abitua.


Devo dire che dei tre laghi (Vico, Bracciano e Martignano), Bracciano mi sembra avere l'acqua più limpida ed il fondo più interessante.

Comunque il lago era proprio incantato. quando mi sono fermato a mangiare ero a due terzi di strada tra Anguillara e Trevignano... Mi pareva di essere sospeso tracielo e terra, dato che l'uno si rifletteva nell'altra...


L'unico contatto con la realtà era il rombo del motorre delle motociclette che sfrecciano sulla circumlacuale... E' incredibile come qualche scemo riesca ad inquinare con il suo rumore un lago intero.




sabato 18 ottobre 2008

Sabato pomeriggio in bici

Non ci sono parole per descrivere la bellezza dell'utunno incipiente, le foglie che cominciano ad ingiallire e cadono sulla strada della bicicletta.

E non ci sono immagini nemmeno, perchè ho preso la macchina fotografica ma ho scordato a casa le batterie.

Comunque, un magnifico pomeriggio, 35 km di passeggiata. Temperatura tardo primaverile, sole, tanti frequentatori della pista da Ponte Milvio a Castel Giubileo.

Parlando di ambiente dovremmo prendere l'abitudine di uscire il pomeriggio del sabato con la bici per una civile passeggiata al centro. Shopping, un gelato od un caffè, andare al cinema. Il sabato sostituiamo la macchina e la moto con la bicicletta.

Sono convinto che se cominciassimo a diffondere quest'abitudine, faremmo molto meglio del venerdì di critical mass.

venerdì 17 ottobre 2008

Aiuti di Stato all’industria delle biciclette

Le ultime capriole del sistema creditizio e finanziario mondiale sono motivo di grossa preoccupazione, ovvero dell'innescarsi di un'instabilità che possa portare alla distruzione del sistema economico attuale.

Di fronte a questa prospettiva, anche abbastanza concreta, tutti si sono rimangiati rapidamente le professioni di fede nel libero mercato e sono corsi a tamponare le falle con fiumi di denaro dei (sempre più) poveri contribuenti.

Non c’era altra scelta, probabilmente.

Era il male minore, si dirà, e anche a ragione. Però appare duro da mandare giù che i soldi per salvare i danni fatti dai manager multimilionari debbano essere pagate con le tasse prese (anche) dallo stipendio dei precari e di tutti quelli che stentano ad arrivare alla fine del mese.

D’altra parte in Italia era già avvenuto per il calcio: le società di calcio, tutte indebitate pagando ingaggi favolosi ai loro beniamini, venivano salvate dal fallimento (tranne la Fiorentina) con leggi speciali ad hoc. Anche se si erano quotate in borsa come qualsiasi altra società. D’altra parte cosa non si farebbe in Italia per il calcio?

Comunque vada, nel libero mercato è stupido prendersela con gli stipendi alti dei calciatori e dei manager. Stupido e forse giuridicamente impossibile.

Invece di parlare a vanvera occorre fare in modo di regolare, ovvero scoraggiare o proibire contratti che portino i manager ad agire in conflitto di interesse con le loro stesse società. Mi pare che i meccanismi di retribuzione legati a risultati a breve abbiano effettivamente avuto la loro parte in questa storia.

Mi vengono invece in mente, per esempio, meccanismi di retribuzione differita. Ad esempio oltre certi limiti, i soldi li prendi solo dopo 5 anni dal loro pagamento, se la società non fallisce… Va bene, stupidaggini, ma nemmeno tanto.

Quello che per un ciclista è veramente difficile da mandare giù sono gli aiuti di Stato all’industria automobilistica. Non fraintendetemi: dopo tanti soldi spesi per la finanza un minimo di soldi all’industria, quella vera, non sono male. Però, perché proprio a quella automobilistica? O meglio, perché a quella automobilistica indifferenziata? Giàcche ci siamo, diamo soldi anche alla motonautica o agli acquascooter, così sono tutti ancora più incentivati a romperci le balle mentre tentiamo di goderci in pace il mare.

Inoltre le catastrofi economiche hanno fatto dimenticare il petrolio a 140 $ a barile. Adesso costa molto di meno (anche perché il rapporto euro/dollaro è cambiato). Ma appena la situazione si calma, (altrimenti ci troviamo tutti a pascolare le lamalfiane pecore) il problema ritorna fuori.

I soldi andrebbero dati all'industria per riconvertirsi verso prodotti ecologicamente compatibili (quelli veri, non macchine ibride da 400 CV che consumano come quelle da 300).

E qui viene il secondo problema. Da Bruxelles è fresca la notizia del dissenso del nostro Paese sul pacchetto ambiente. Le opinioni in tema sono discordi, e io stesso nel mio campo mi sono trovato di fronte a posizioni ambientaliste impossibili da sostenere sul piano pratico.

E' verosimile che la nostra industria, esposta per carenze del paese ad altissimi prezzi dell’energia, non sia in grado di resistere ad un ulteriore aggravio dei costi. Ma ci si può allontanare dal resto d’Europa per troppo tempo, e soprattutto si dovrebbe proporre qualcosa di alternativo.

Infatti prima o poi il problema dovrà essere affrontato con serietà. Affrontarlo con serietà è, a mio modesto parere, proprio preparare una riconversione dell’industria verso prodotti sofisticati ma ecologicamente compatibili, e anche operare una riconversione culturale dei consumatori. Allora, avendo l’industria strategicamente piazzata, si può affrontare con tranquillità (o addirittura premere per…) un irrigidimento delle norme ambientali.

In questo quadro gli aiuti di Stato dovrebbero andare all’industria velocipedistica, alle grandi ciclostrade a 4 corsie, alla passerella ciclabile di Messina, all’alta velocità a pedali (illustrata in un prossimo post…) e, più seriamente, allo sviluppo di tecnologie e soprattutto attraenti prodotti a basso impatto ambientale.

Con la fantasia e la creatività che ci distingue, ed il gusto innato che ha l'italiano, potremmo imporrei i nostri prodotti a tutto il mondo… invece di andare a rimorchio. Vi ricordate quando la FIAT continuava a produrre auto da sottoproletariato, convinta di poterle sempre imporre al popolo italiano? Come è finita? Si è dovuta riadattare al nuovo mercato. E adesso sta andando bene (ops…)

martedì 14 ottobre 2008

Roma, la più pericolosa

Bella e pericolosa, la città eterna sembra che si collochi in testa alle statistiche di incidenti stradali.

La notizia, riportata da un quotidiano nazionale, si riferirebbe ad una statistica dell'ANIA, l'associazione nazionale delle industrie assicuratrici.

Non abbiamo potuto vedere la statistica originale (cercata, ma non trovata sul sito dell'ANIA), quindi prendiamo le cose con un briciolo di prudenza, se non altro per la sostanziale incompatibilità dei giornalisti italiani moderni con i concetti alla base della statistica.

Per chi gira quotidianamente per Roma, comunque la notizia non sembra campata in aria, e tantomeno sembra una sorpresa. Roma è diventata un terribile mix di velocità e cattiveria alla guida. Si va veloci, si corre, si corre con cattiveria. Se dovessi puntare un dito contro qualcuno, direi: SUV e maxiscooter.

I primi sono mezzi molto potenti dotati di forte accelerazione. Alla guida persone che sfogano la propria insofferenza accelerando nei tratti liberi, dove raggiungono velocità cospicue. Fermali, poi. La loro dimora abituale sono le strisce pedonali e gli incorci, dove coprono la visibilità.

I maxi scooter sono un totale mistero per me. Parlo degli scooter con più di 400 cc, fino a 650. Non ne ho mai portato uno, ma da ex motociclista mi fanno orrore. Sembra che abbiano tutto il peggio della moto. accelerazione, scatto, ma poca manovrabilità e frenata discutibile.

Spesso li abita una particolare categoria di figuri (non tutti, ma molto spesso). Maschio, over forty, barba e capelli brizzolati. Atteggiamento aggressivo, tuta da ginnastica con piumone sopra (d'inverno). Apparentemente non partecipano ad alcuna attività produttiva, in quanto li vedi girare da una parte all'altra della città. Mi chiedo: pusher, sfruttatori o che altro? Sicuramente qualcosa di nocivo per l'umanità, non bastasse lo scooterone.

Al di là dello scooterone il problema a Roma è comunque la quantità di mezzi a due ruote a motore. Al crescere di velocità, potenze e indisciplina, aumentano disordine ed incidenti.

Io credo che la bicicletta sia entrinsecamente più sicura di questi altri mezzi, a causa della bassa velocità. Se poi abbiamo le piste ciclabili, la diffusione della bicicletta riduce drasticamente gli incidenti, oltre che l'inquinamento chimico e acustico. Ma nel bailamme attuale i ciclisti sono ancora esposti in modo drammatico.

Allora che fare? Sono convinto che molto possa essere fatto e tanto debba essere fatto subito. In particolare credo che alla prevenzione debba essere applicata un pò di sana repressione, almeno per punire tutti quei comportamenti che avvantaggiano il singolo a scapito degli altri. Nel mirino dovrebbero essere:

- Velocità eccessiva (auto, moto)
- Guida aggressiva (auto, moto)
- Sosta in doppia fila (pericolosissima per due ruote e bici)
- Mancata precedenza ai pedoni sulle strisce
- Guida pericolosa in moto (sorpassi agli incroci, etc.)
- Sosta agli incroci
- Guida in stato di ebbrezza (alcool o droga).

L'obiettivo dovrebbe essere quello di levare la patente ai pericolosi senza ne' remore ne' pietà. Ad occhio e croce a Roma ci sono almeno 10000 patenti di troppo.

Solo che i vigili dovrebbero puntare a fare male, ovvero prendere duramente di mira questo tipo di comportamenti e puntare ad appostamenti o altri metodi di contrasto.

Avrà il Comune la forza di imboccare questa strada?

lunedì 13 ottobre 2008

Ottobrata romana… Canoa invece della bici

Domenica 12 ottobre, anniversario della scoperta dell’America, vista la giornata estiva ho deciso di mettere un corno alla bicicletta e tirare fuori la canoa.

Sono andato al lago di Martignano (nelle foto, che ho preso circa un mese fa) e ho passato una giornata sulla canoa. Il paesaggio era estivo, la temperatura ideale: caldo abbastanza da pagaiare in costume da bagno e nuotare, ma senza gli eccessi del sole estivo.

Sulle rive un numero sorprendentemente basso di persone. Evidentemente per la maggior parte delle persone l’estate è una faccenda ormai chiusa, da archiviare. A me invece, quando l’autunno lo permette, piace continuare a girare per i laghi del Lazio. Infatti se il sole è più debole, la calma di vento e la temperatura dell’acqua permettono deliziosi supplementi di navigazione balneare.

Ieri poi, dopo aver mangiato i miei panini al largo mi sono addormentato sulla canoa per circa mezz’ora. Il risultato è stato la ripresa della tintarella. Fatelo solo con una canoa gonfiabile! Beninteso: con questo non voglio incoraggiare nessuno ad imitarmi. Tutto sommato la Cassia bis straripa di auto e il lago con poche persone è un amore.

L’amore per il lago mi è cominciato da giovane, anzi, direi da bambino. Credo sulle rive del Lago di Nemi, proprio un autunno di tanti anni fa. A 15 il nuovo colpo di fulmine, quando ho cominciato a regalare a Bracciano, Vico, Como, Bolsena. Assimilabile al lago ci metterei anche la laguna di Orbetello… un vero marinaio d’acqua dolce (andavo anche per mare ed un paio di volte ci avrei potuto benissimo lasciare la pelle). Il lago mi piace perché unisce due mie passioni: quella per l’acqua e quella per il bosco.

L’amore per la canoa è stato un amore tardivo. Ho cominciato per disperazione, in quanto con i bambini piccoli è difficile andare in deriva o in catamarano. Però mi è piaciuta e ormai sono 15 anni che pagaio, soprattutto al mare, e qualche bella giornata al lago.

La canoa è un po’ la bicicletta del mare. Non veloce come la vela, ma più affidabile in quanto non dipende dai capricci del vento. Inoltre permette di avvicinarsi a riva, anche quella rocciosa, in maniera che nessuna barca a vela ti permette. Ovviamente la vela è più bella e da’ sensazioni più forti. A favore della canora ci sono tre aspetti molto importanti: innanzitutto il costo: diciamo che costa almeno 10 volte in meno di una barca a vela di livello corrispondente.
La seconda è la logistica, la canoa ha una logistica semplice ed economica. La terza è l’esercizio fisico: la canoa consente, o richiede se vogliamo, molto più esercizio fisico della barca a vela, che anzi è rispetto al fisico è deformante anziche’ no..

mercoledì 8 ottobre 2008

Le piste non saranno tutto nella città ciclabile, ma che salvezza!

Dopo i giorni del vento del nord questa settimana ci ha regalato un ritorno alle temperature quasi estive.

I ciclisti romani ne hanno approfittato. Il conto delle biciclette è impazzito. Ieri, arrivato alle due cifre, mi sono dovuto fermare… Mi girava la testa.

La mattina, poi, una grande soddisfazione. Stavo andando a Piazza Ungheria, e mi sono trovato, a Via Panama, a superare un lungo ingorgo. Io me ne stavo beatamente sulla pista, che si è rivelata assolutamente provvidenziale.

La pista passa direttamente davanti una scuola. Una volta era l’Assunzione, che ospitava superbi esempi di paroline. Adesso non so’ esattamente cosa sia, ma un dato era certo: pur essendo in orario scolastico non ho visto ne’ bambini, ne’ mamme in bici. Un vero peccato.



Inoltre la cosa strana è che non si aspettano biciclette sulla pista. Quando arrivo rallento e scampanello con molta (forse troppa) cortesia, e dico anche "grazie" quando si spostano... eppure cascano dalle nuvole alla vista di una bici. Direi che dalle mie parti sono meno stupiti di trovarsi una bici sul marciapiedi di loro che camminano sulla pista.

Una nota triste. Nei terribili primi giorni di questa settimana sulle strade sono morte circa 40 persone, tra cui una ciclista che, secondo la stampa, è stata schiacciata da un camion.

Questo tipo di incidente è forse il più terrificante per il ciclista. Dalla fugace ripresa fotografica si vedeva una strada strettissima ed un camion attaccato al ciglio stradale. Si vedeva chiaramente che non c’era nessun posto dove un ciclista potesse passare. Amen

Se andate sul sito di Danilo Lovebike trovate un link all’intervista fatta al presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) di Milano. L’intervista è apprezzabile, in particolare sostiene la tesi che la città ciclabile non si limita alle sole piste ciclabili.
Considero questo fatto vero, ma la pista ciclabile segregata dalla strada è un grosso fattore di sicurezza al quale è un peccato rinunciare, specialmente dove gli spazi ci sono, come a Roma.

Infatti io continuo a vedere marciapiedi liberi e poco frequentati,come quello di Via Panama, che potrebbero essere convertiti a pista ciclabile con costi bassissimi.

domenica 5 ottobre 2008

Una gita alla mola di oriolo

La mola di Oriolo Romano è una delle mete più classiche della zona.


Questa volta ho pensato di farne la meta della mia gita, in quanto il percorso è scevro da pendenze imposssibili, ed il posto è bello per fare il picnic.

Ancora una volta sono partito da Trevignano Romano (salendo con l'auto sulla strada che passa dietro a Rocca Romana) ed ho percorso tutto il bosco. Uscito dal bosco mi sono diretto verso il paese di Oriolo Romano, dove ho fatto rifornimento di panini presso i negozi locali (ben forniti e aperti la domenica mattina).

Dal paese ho seguito le indicazioni per la mola, ed eccomi lì.


La mola è una bella valle con resti di mura che imbrigliavano il torrente del quale vedete il getto alle spalle della bicicletta.

Nella stessa valle si trova una fonte termale di acqua solforosa tiepida, dove è sata ricavata una piscinetta per farci il bagno (soprattutto d'estate perchè non è calda).

Un posto molto carino, allietato da profumo della carne alla brace degli altri gitanti.

Attenti: è anche una delle mete preferite dello scoutismo lazale, e quindi la probabilità di imbattersi in tre o quattro reparti al completo è alta. Ci si diverte, ma non è solitudine.


La gita complessiva è venuta sui 35 km, 33 di sterrato. Non molti, ma hanno esaurito le scarse forze di questo periodo.