martedì 30 dicembre 2025

Bilancio ciclomobilistico 2025: tanto, ma non abbastanza

Nota: questo bilancio è soggettivo, nel senso che non è basato su dati oggettivi e incontrovertibili, ma piuttosto sulle impressioni di chi usa la bici tutti i giorni (o quasi) per spostarsi a Roma.

Come tutti gli anni arriva il momento del bilancio ciclomobilistico dell'anno che sta per concludersi... secondo me nel corso del 2025 è stato fatto tanto, ma non abbastanza per superare quello soffitto di vetro che impedisce alle biciclette di essere considerate mezzi di trasporto al pari di auto, moto, bus e metro... ma vediamo alcune considerazioni.

1) E'stato fatto tanto...
Sarebbe assurdo negare che nel 2025 sia stato fatto tanto. 

Prima tra le inaugurazioni, la pista che da Monte Ciocci passa sotto il Vaticano, meraviglia tra le meraviglie. Certo, se poi si guarda per il sottile ci si accorge che l'accesso è un po', come dire, arzigogolato tanto da metterne in discussione l'utilità ciclomobilistica...

E anche la pista di Viale dell'Università è bellissima, se non fosse per quel "ricciolo" all'inizio che di fatto ne impedisce l'uso in continuità di pedalata (nun ce sta un cazzo da fa' te devi fermà e poi continui) che rovina la festa. 



Anche il GRAB è incanalato verso la realizzazione, e l'inaugurazione dovrebbe avvenire nel 2026. Peccato che probabilmente ci stia mettendo il doppio del tempo ad essere realizzato, in una successione di lavori che risulta poco funzionale all'apertura a blocchi e si dovrà aspettare la fine dei lavori per trarne beneficio.

La ciclabile Nomentana sforna passaggi a ritmo serrato, e la realizzazione del passaggio sotto il Ministero Infrastrutture e trasporti (MIT) ha migliorato la pista in maniera sensibile. Purtroppo fondo e sampietrini rimangono veramente infami, la pista si ferma a Porta Pia senza proseguire per il centro e il passaggio di Viale regina Margherita rimane un disastro anticiclistico.

Certo, i problemi di cui sopra sembrano bazzecole se pensiamo da dove veniamo (vedi qui l'analogo post del 2018). Abbiamo un cicloplan distribuito su tre anni che non dovrebbe rimanere un libro dei sogni.

2) ... ma non abbastanza. 
Malgrado le dichiarazioni a favore dell'uso della bicicletta e  le realizzazioni fatte il Comune sembra non credere ancora alla soluzione micromobilità come mezzo per fluidificare ed efficientare gli spostamenti dei romani.

Prendendo a prestito quanto già scritto in occasione della manifestazione a sostegno del GRAB tenutasi l'11 ottobre scorso, ho trovato più persone di quanto temessi, però molto meno di quanto sarebbero state necessarie per dare un segnale forte.

Infatti ci sono nuove piste, ma la loro progettazione presenta  soluzioni tecniche al ribasso ciclistico, della serie ciclobimbi, buone per portare i bambini a scuola, e non pensate per proteggere chi usa la bici come mezzo di spostamento nel traffico. 

Basti pensare alla citata pista di Viale dell'Università, alle assurde chicane sulla Prenestlane che si stanno riproducendo pari-pari sulla San Paolo-Ostiense, o sull'inaccettabile lunghezza dei lavori di realizzazione del GRAB

Purtroppo siamo regrediti al Veltroniano, quando le piste venivano fatte, certo, ma senza disturbare gli automobilisti, e quindi con soluzioni tecniche estremamente penalizzanti per l'utenza ciclistica.

Oltretutto stiamo assistendo ad una vera e propria riscossa degli anticiclisti, appoggiati dalla destra (ovviamente) ma anche da tanta sinistra (in primis il II municipio) che si dichiara a favore della ciclabilità fino a quando  fanno le piste sotto le case degli altri. Su questi aspetti il comune non entra in polemica aperta utilizzando la principale motivazione per l'espansione della rete ciclabile: se tutti usiamo l'automobile nessuno si sposta più perchè la città diventa un enorme ingorgo.Insomma il comune e il sindaco sono un po' troppo sulla difensiva.

La cosa veramente importante è comunque che se anche la rete ciclabile continua a crescere (lentamente), ancora non ci troviamo di fronte ad un'infrastruttura razionale, diretta ad assicurare la copertura della città e, soprattutto, il superamento in sicurezza di tanti colli di bottiglia, a cominciare da Ponte delle Valli. Insomma non un'infrastruttura rivendicata come fondamentale alla mobilità cittadina, ma sempre un'aggiunta, e sempre a patto che non turbi i parcheggi degli automobilisti.

Bilancio finale
Insomma il 2025 lo ricorderò come un anno vissuto in altalena. 

Ha portato nuove infrastrutture e successi su scala impensabile negli anni precedenti. 

Purtroppo sono anche cresciute le minacce, e il Comune non è stato capace di fare la voce grossa a sostegno della ciclomobilità.

Un peccato, perchè così rimaniamo esposti alla reazione degli automobilisti che continuano a costituire una lobby formidabile.


mercoledì 24 dicembre 2025

Ma quanto durano i lavori delle piste (e soprattutto del GRAB)?




Quale di queste due opere sara' completa prima, il Ponte sullo Stretto o il GRAB? 
Beh, al momento e' difficile dirlo... 

Scherzi a parte non ho mai capito la durata dei lavori pubblici e delle piste ciclabili a Roma. 

Non parlo di alcuni autentici misteri, tipo la Tiburtina o la zona di Ponte Lanciani, in rifacimento da quando non avevo ancora la patente, parlo della realtà quotidiana. 

Che nel caso dei lavori "leggeri" come per esempio, le ristrutturazioni del parco nemorense (o Villa Vergiliana)  risistemazione di Villa Ada,  che durano indefesse da anni... senza mai vedere qualcuno che ci lavori.

Nel caso specifico della ciclabilità, che di suo ha diversi problemi ad essere accettata a Roma, l'effetto è semplicemente devastante, per varie ragioni.

La prima è che i cantieri che si aprono e non giungono a nulla fanno impazzire i residenti. Prendiamo il GRAB, che forse non è la prima, ma sicuramente la maggiore al momento,  pietra dello scandalo.

Uno pensa che si inizino i lavori al Colosseo e piano piano i lavori vanno avanti sino a chiudere l'anello. Per piano piano intendo comunque che in ogni giorno lavorativo i lavori vadano avanti in maniera visibile, con gente che ci lavora, per cui il tutto viene finito in un tempo ragionevole.

Invece no. Prima si fa un pezzo al Colosseo. Poi al Colosseo tutto si ferma e si comincia ad asfaltare un pezzo (non tutto) di marciapiedi di fronte alla Fonte Egeria, insomma un puzzle di elementi scollegati tra di loro che non danno nulla al ciclista dal punto di vista pratico. E soprattutto non danno idea al resto della cittadinanza che si stia facendo qualcosa di diverso dal capriccio di una minoranza.

A Via Guido Reni, mi dicono alcuni amici, il parcheggio centrale è stato occupato dal cantiere all'inizio dell'estate, ma i lavori non sono partiti, e molto a rilento, solo a settembre inoltrato. E anche il giorno che ci siamo andati per manifestare, l'11 ottobre, non è che fossero avanzati un gran che'... 

Altro esempio è quel Pasticciaccio brutto de Via Panama, che mi pare ben lungi dall'essere risolto, ma che oltretutto ha reso impossibile la percorrenza dell'esistente pista in direzione -appunto- Via Salaria senza che, l'ultima volta che ho provato a percorrerla, uno straccio, anzi un cazzo di straccio, di cartello ad avvisare il povero ciclista che da un certo punto in poi la pista finisce e ti trovi contromano su Via Panama.

Per non parlare dei residenti che in questi lavori infiniti ci intingono il biscotto del conservatorismo anticiclistico.

Ricapitolando
Da ingegnere so bene che potrebbero esserci motivi tecnici per certi ritardi, ma tempi lunghissimi per opere tecnicamente semplici fanno pensare a lavori affidati a ditte senza il personale necessario, che prendono più appalti possibili senza avere il personale necessario.

Oppure ad un pessimo coordinamento dei lavori, che si devono integrare in programmi "più forti di loro" che ne condizionano lo svolgimento, ovviamente a svantaggio delle povere piste ciclabili.

Insomma, il Comune sta facendo parecchio per la ciclabilità, ma non sembra ancora crederci veramente.


 
 

venerdì 12 dicembre 2025

Rischiare la vita al palo della morte (guidatori tossici e come liberarsene)




In bici
Il disfacimento improvviso di un lenzuolo mi ha portato da Ikea a Porte di Roma...  Per andarci passo per  Via Conti, che risalgo fino alla cima, dove una volta sorgeva il famoso "palo della morte" immortalato da Verdone.

Proprio in quel punto, dove la via scavalca il viadotto Giovanni gronchi, invece del mitico palo, hanno fatto una bella rotatoria. Quel sabato mattina il Viadotto era interrotto, e io -inconsapevole del pericolo- mi sono trovato ad imboccare la rotatoria proprio davanti a un blocco di veicoli che vi si è riversato in massa. 

In primis mi è passato accanto (nel senso che ho avuto la presenza di spirito di spostarmi, altrimenti mi sarebbe passato sopra) un camion leggero di quelli usati per i traslochi. Subito dopo una moto mi ha fatto il pelo e terza è arrivata un'auto che pur avendo tutta la rotatoria libera ha scelto di accelerare al massimo e sfiorarmi.


Più in la' verso Ikea,  su Via delle Vigne Nuove, prima dell'imbocco della rotatoria un'auto, condotta da una persona apparentemente normale, ha cominciato a stringermi verso il marciapiedi, fino a farmi fermare, dopodichè ha imboccato un'altra uscita di rotatoria.

Ora perchè queste cose succedono se vai in bici e, per esempio, non se vai in moto? 

Beh, la prima cosa è che se rompi il cazzo a uno in moto, e quello s'incazza davvero, con due tocchi di acceleratore ti corre appresso e tu non te lo togli più di dosso. Alla fine come minimo ti devi fermare, ci devi litigare, perdere tempo e forse vola pure qualche sberla. 

Con il ciclista, se non c'e' traffico, acceleri e te lo dimentichi, a meno che non sia così costante, e privo di attività urgenti, da tallonarti e acchiapparti ad un semaforo.

Il lunedì seguente, all'incrocio tra Viale XXI aprile e Via Nomentana, ho evitato per un pelo un automobilista che è passato con il rosso pieno, molto attento a seguire il telefonino che aveva in mano. Per fortuna andava piano ed io sono sempre in campana a quell'incrocio, sono riuscito a non farmi mettere sotto. Il tizio ha continuato a consultare il navigatore tenendo il telefono in mano. 

In macchina (con bici sul tetto)
Mi sono trovato a usare la macchina per una missione di sgombero, però ho pensato bene di unire utile a dilettevole caricando la bici sul tetto e usandola in loco per missioni tattiche.... purtroppo al ritorno ho incontrato traffico denso su Pontina e raccordo, e lì si è scatenato il finimondo.

Premetto che sul Raccordo, come in autostrada, cerco di essere veloce senza intralciare le corsie centrali e di sorpasso.

Innanzitutto una nota di biasimo per tutte quelle teste di cavolo che si mettono in marcia a 100 (ma anche 90) all'ora sulla corsia centrale quando hanno la corsia a destra completamente vuota. A quelli toglierei immediatamente la patente per non aver capito un cavolo della circolazione in sede autostradale.

Passiamo però alla corsia di sorpasso... li conta la legge del SUV... tu puoi andare a 130 dietro una colonna di macchine che vanno a 130, ti arriva sempre la testa di cazzo che ti fa i fari e ti tallona ben sotto la distanza di sicurezza.. Perchè? perchè -come detto- è una massima testa di cazzo che andrebbe mandata in bicicletta muscolare per il resto della sua vita.

A piedi
A piedi ho girato tanto, ma questo non mi era mai successo prima: attraverso sulle strisce, insieme ad un altro gruppo di pedoni, Via San Martino della Battaglia, e dal semaforo dell'incrocio a monte, proviene un SUV in accelerazione che rivolto verso noi fa il segno di no con l'indice della mano destra per comunicarci che non intende fermarsi per lasciarci passare e quindi è meglio che ci fermiamo noi. E così va, continua altri 40 metri e si ferma al semaforo successivo. 

Al che faccio uno scatto per raggiungerlo, sfondare il vetro  ed estrarlo dall'abitacolo senza slacciargli a cintura di sicurezza, ma viene salvato dal provvidenziale verde del semaforo.

Guidatori tossici e come liberarsene
E' chiaro che il diluvio di incidenti che continuiamo a subire è la somma di due tendenze: da una parte le persone "normali", che guidano con la "normale" attenzione e prudenza, e  che fanno errori di guida "normali", che però vengono amplificati dal mancato rispetto di norme basiche di sicurezza, come un eccesso di velocità non criminale (i.e. andare a 65 dove c'e' il limite 50, la sosta irregolare che può creare situazioni di pericolo oltre l'intenzione del guidatore).

Vi è però, sempre più forte, il dilagare di guidatori tossici su autoveicoli (quelli su due ruote normalmente durano poco), SUV, furgonati, e chi più ne ha più ne metta, che sfogano il loro risentimento generico verso la vita con una guida aggressiva, altamente pericolosa.

Il problema è che gli strumenti che normalmente vengono usati, tipo Autovelox o multe automatiche, sono abbastanza efficaci nel primo caso (basterebbe solo usarli di più e meglio), ma sono poco o nulla efficaci contro il guidatore tossico, che in genere è abbastanza scaltro da mettersi al riparo da minacce così superficiali.

Per il guidatore tossico vedo solo mezzi civetta dotati di telecamere che riprendano gli episodi di guida tossica quando si verificano, la conseguente sospensione o confisca della patente.  Conta soprattutto la la voglia di individuarli e toglierli di mezzo prima che provochino tragedie.

martedì 28 ottobre 2025

Una infrazione vera e una pensata stavano per fare una tragedia...

Lunedì mattina, bella giornata di sole dopo una domenica ciclistica umida e piovigginosa, mi ha visto intervenire di prima mattina in un'operazione di sgombero.



Dopodichè sono partito dall'incrocio Prenestina Tor de Schiavi lungo la Prenelane (Prenestlane?), raggiungendo l'ufficio a Castro Pretorio in circa 23 minuti, una cosa mai vista , con i mezzi pubblici mai messo meno di 40'. Non vi dico le colonne di auto superate.

Solo che poco mi ammazzo, anzi mi ammazza un monopattino (e credo che anche lui si sarebbe fatto un bel po di male). Ma procediamo con ordine.

Lascio Largo Telese e mi butto a buona velocità verso Largo Preneste. Solo che lì hanno progettato la solita gabala ciclomobilistica (vedi immagine). Infatti dalla prenestina si diparte una derivazione laterale, con un angolo di circa 30°, che permette di immettersi su Via di Portonaccio senza passare dal semaforo.

Bene, cosa hanno fatto i progettisti di piste? Invece di far continuare la Prenestlane dritta e chiedere agli automobilisti di stare attenti alle bici quando imboccano la deviazione, hanno spostato la pista sul marciapiedi della strada laterale e piazzato un bell'attraversamento a 90° della derivazione.

Francamente non so quale safety assessment porti a tale soluzione, ma sicuramente lo ha fatto un automobilista.

Il problema è che stai scendendo a buona velocità, e non ci sono veri motivi per non farlo, lo zigozago marciapiedico ti ammazza la velocità e cmq poi ti devi attraversare il flusso vivo.

Così cosa ti penso? 

Beh... visto che dalla Prenestina non arriva nessuno quasi quasi proseguo dritto e chissenefrega. 

Sto programmando la manovra quando con la coda dell'occhio percepisco un monopattino che, invece di percorrere la Prenestlane, scende a palla di fucile lungo la Prenestina vera e propria. 

Capisco il pericolo e ripiego sullo zigozago, mentre questo stronzo prepotente infila la deviazione sui trenta all'ora. Vabbè, è andata bene.

Il problema rimane uno: anche se forse nella mente del progettista certe figure (e ce ne sta un'altra all'altezza del deposito ATAC) permettono una riduzione teorica dei rischi, in realtà rendono l'itinerario inefficiente e  mettono i ciclisti alla mercè dei prepotenti che se ne fottono di seguire le regole. Siamo sicuri alla fine che i rischi siano inferiori? 

Voi direte: ma anche avesti voluto non seguirle. 

Sì, ma io sono stato spostato da una situazione di vantaggio, corsia sulla destra che proseguendo dritta  ha la precedenza sull'attraversamento, ad una situazione che mi ha rallentato e mi ha messo in posizione tale da essere prevaricato.

Ancora peggio in caso di incidente, non è neanche detto che avrebbero dato la colpa a lui.

venerdì 17 ottobre 2025

Chi c'era e - soprattutto - chi mancava a Via Guido Reni




Per quanto non creda molto nelle manifestazioni, ho sentito proprio come un dovere civico la partecipazione alla manifestazione di Via Guido Reni, l'11 ottobre scorso, a difesa del GRAB e , in genere della ciclabilità romana.

Debbo dire che ho trovato più persone di quanto temessi, però molto meno di quanto sarebbero state necessarie per dare un segnale forte. Il segnale indubbiamente c'è stato, ma non così massiccio da scuotere la pubblica opinione con la sua risonanza.


D'altra parte, in una giornata meravigliosa come quella, la maggior parte dei ciclisti sarà stata a pedalare in qualche posto meraviglioso (anche se ormai la parte ciclabile di Roma è vasta e bella).

Chi c'era
Alla manifestazione sono intervenuti tutti i vecchi del folclore ciclistico capitolino, dalla grande Ceska col suo dinosauro ad altri, purtroppo in questi 15 anni non siamo ringiovaniti.

Folta la rappresentanza dei genitori col biciclettone elettrico da accompagno a scuola, cosa che da nonno mi solletica immensamente, e c'era anche una rappresentanza di  monoruotisti, per me oggetti veramente misteriosi.

Una rappresentanza molto ridotta di bici elettriche e parecchie pieghevoli, compresi vari esemplari dell'aristocratica Bromptocrazia. 
In generale era presente tutto l'associazionismo cicloecologico della sinistra e del suo centro.

Niente di nuovo.

Chi non c'era
Più interessante, e spiacevole per l'assenza, la lista di chi tutti i giorno percorre le piste ciclabili ma non si è fatto vedere.

Innanzitutto spiccava la mancanza assoluta di monopattinari, che ce li hai sempre tra i pedali, ma quando servono (a qualcosa) non si vedono.

La categoria affolla le piste per almeno il 20/30% delle presenze, ma non ne ho visto uno... Sicuramente sono una categoria ancora più a rischio di noi ciclisti, ma forse non hanno capito cosa c'e' in gioco e preferiscono rischiare la pelle tra le auto... contenti loro!

Al secondo posto abbiamo i cicloelettricisti da ufficio,  per indicare quella categoria che usa la bici elettrica come una volta si usava lo scooter 50 cc, Per esempio sulla Pista Nomentana sono i più numerosi, secondo me la categoria arriva a totalizzare il 50% dei passaggi. Forse pur usando la bicicletta in realtà non si sentono ciclisti.

Infine spiccava l'assenza, forse per mancanza di mezzi, di un'altra categoria molto rappresentata sulle piste, i bikesharer, quelli che si muovono in bikesharing, e non sono pochi. Purtroppo non sembrano interessati alla cosa.

Fuori concorso il convitato di pietra, l'elefante nella stanza del ciclismo romano (e italico), i riders, che consegnano i pasti a casa, e che sono una categoria un po' a se', anche se probabilmente macinano almeno 10 volte i km di tutti gli altri, anche in virtù del fatto che stanno tutti transitando alla moto elettrica attraverso la modifica (fraudolenta) dei propri mezzi.

Ingaggiare chi non c'era
Analizzando le categorie presenti, abbiamo rifatto una bella manifestazione di sinistra, molto politicizzata a -giusto- sostegno del sindaco e della sua amministrazione.

Giustissimo, ma così si crea solo autoconsenso (oops.. cicloconsenso), un po' come quando il PD di Schlein, ma anche FdI di Meloni, aumentano le loro percentuali all'interno della loro area politica. 

Che a sinistra (escludido el segundo municipio) ci sia un appoggio alla mobilità ciclista lo sappiamo tutti. Il guaio è che questo consenso, identitario ma probabilmente non maggioritario nemmeno a sinistra, non basta per sfondare  (ammesso che sia possibile) il muro delle auto e andare verso una città che si affidi molto di meno all'auto.

Si tratta quindi di uscire dal recinto della politica per portare alla causa ciclistica anche quelli che non sono appassionati di bici o che non hanno come bisogno primario la battaglia ecologica, ma che semplicemente trovano conveniente spostarsi in bici elettrica, possibilmente eleganti e non sudati. 

Occorre farci un pensiero

domenica 5 ottobre 2025

Quel pasticciaccio brutto di Via Panama

La parte del GRAB che passa per Via Panama è balzata al disonore di certa stampa per l'impatto dell'intervento sulla strada, e per il momento è diventata il simbolo della contesa per lo spazio cittadino tra automobilisti e ciclisti... in realtà entrambe le parti hanno, a mio parere, torto marcio e vediamo perchè.

Premetto che mio padre ha lavorato per anni a Via Panama, quindi la conosco e la frequento da molto prima che vi nascesse la ciclabile.  

Via Panama dalla leggenda alla realtà
Innanzitutto quando parliamo della pista di Via Panama parliamo di una ciclobimbi sul marciapiedi che collega il Parco Rabin alla chiesa di San Bellarmino (quello che ha perseguitato l'inventore della scienza moderna, Galileo Galilei, per Roma e per l'Italia un disonore che ci sia una chiesa dedicata a lui).

Il percorso non ha nessun merito ciclomobilistico perchè parte a metà di Via Panama, e se vieni dalla Salaria non la vedi nemmeno, e se la vedi e la prendi perdi una marea di tempo. Infatti per attraversare Piazza Ungheria invece di proseguire dritto al semaforo su strada passi sulla pista, devi fare un attraversamento due tempi che ti porta ad attraversare Viale Romania e Viale Parioli in due momenti distinti. Quindi dal punto di vista ciclomobilistico la pista di Via Panama ha valore negativo.

Una grande ciclobimbi
Ma appunto la pista fu concepita come una ciclobimbi per collegare in sicurezza Villa Ada a Villa Borghese lungo il percorso che segue l'Aniene partendo da Corso Sempione... quindi l'obiettivo era collegare a Villa Borghese e quindi a Piazza del Popolo, una parte notevole di Roma Nord-Est in maniera assolutamente sicura per portare le famiglie al centro nei giorni di festa e in particolare nelle domeniche ecologiche di allora, quando dalle 10 si fermavano le macchine al centro... il tutto attraversando Villa Ada dall'ingresso di ponte salario fino all'uscita del Parco Rabin, attraverso un'apertura nel muro di cinta della villa e una passerella di legno che da anni non è più percorribile.

Ma il percorso si è interrotto 
Stiamo parlando di un'epoca mitica nella quale la pista del Tevere era ancora di là da venire e quindi il massimo delle uscite per bambini era portarli al centro quando le macchine erano ferme.

Comunque sia da almeno dieci anni quell'itinerario ha smesso di esistere, con l'attivo contributo del II Municipio, che pur essendo nominalmente di sinistra, può tranquillamente contendersi la palma dell'anticiclismo con qualunque municipio di destra.

Infatti prima lo scivolo che collega Via panama al Parco rabin è andato in rovina, per essere poi definitivamente distrutto da un albero crollato in una delle tante tempeste di vento che abbiamo avuto.
Inoltre un pezzo fondamentale del collegamento, Viale del Giardino Zoologico è stato riaperto al traffico attivo proprio nei giorni di festa (adesso mi sembra in permanenza) a senso unico verso i parioli, senza uno straccio di corsia ciclabile per poterlo percorrere in direzione del Bioparco. Un'autentica porcata contro la comunità ciclistica, in particolare a danno dei bambini che accedono con le loro bici a Villa Borghese.

Arriva il GRAB e cambia tutto (tranne le cose sbagliate)
La triste vicenda della ciclobimbi di Via Panama prende un'altra piega con l'arrivo del GRAB. Infatti a grande sorpresa di tutti nasce, sempre da metà della strada, s'intende, una specie di autostrada ciclabile che affianca la ciclabile del marciapiede e addirittura si allarga con un altro metro (a occhio e croce) di cordolo fino alla mezzeria stradale o giù di lì.

I residenti, membri influenti di quel secondo municipio anticiclistico, forti dell'appoggio dei giornalisti infastiditi dalle ciclabili, montano un bel casino temendo di dover rinunciare alla metà dei parcheggi attualmente disponibili.

In effetti non si capisce il perchè sacrificare parcheggi per una ciclobimbi  di nessuna utilità ciclomobilistica e soprattutto il bisogno di fare un'autorstrada ciclistica quando la sua origine (collegamento tra Villa Ada e Parco Rabin) e la sua continuazione (Via del Giardino Zoologico) rimangono inciclabili. Non sarebbe stato meglio tenersi la vecchia pista e utilizzare le risorse per ripristinare la continuità del percorso in via prioritaria?

Conclusioni (amare)
 La questione di Via Panama è diventato un pasticciaccio brutto a causa dello scontro di massimalismi e rigidità ambo le parti.

I residenti secondo me non hanno avuto grandi torti. hanno segnalato la criticità e hanno strillato un po' forte, il loro grido prontamente raccolto da una stampa che ha prontamente abbandonato la vulgata ambientalista quando ha cominciato a vedere ciclabilizzate le proprie strade e  i propri parcheggi  (un po' come era avvenuto ad un quotidiana romano quando avevano cominciato a fare le multe agli scooter dei giornalisti parcheggiati sulla corsia preferenziale sotto il giornale).

Il GRAB è un'opera finanziata dal PNRR e quindi deve "chiudere" entro tempi rigidi. Pertanto vengono fatte le opere che devono essere realizzate per prime... dopodichè si penserà al resto, e dell'efficacia ciclistica alla fine gliene importa ben poco.

Però è ribadita la circostanza che se si vogliono fare bene le cose ciclistiche si deve lavorare con il cesello e non col martello pneumatico, in particolar modo in una città come Roma che ha problemi reali di parcheggio e di accettazione della mobilità alternativa.

Tante opere che si stanno facendo hanno valore ciclomobilistico pari a zero, se non negativo, e soddisfano solo chi le costruisce e chi si bea dello spazio sottratto alle automobili a prescindere.

I motivi che hanno reso inutile la ciclobimbi di Via Panama permangono, malgrado i lavori. Anzi, ancora più grave, anche dopo un anno abbondante di lavori a Villa Ada, la passerella ciclistica per collegare la Villa al Parco Rabin  ancora non si vede.



domenica 20 luglio 2025

Piste motociclabili? Ci sono troppe bici elettriche truccate in giro per Roma. Bisogna fermarle prima che sia troppo tardi

Sono entusisticamente a favore delle biciclette elettriche a pedalata assistita perchè hanno smontato i principali tabù (fatica di pedalare, timore di sudare, andare piano) che tanto spaventano i Romani che si vorrebbero accostare alle due ruote ecologiche.

E infatti le piste ciclabili dei giorni lavorativi vedono ormai


una netta maggioranza di biciclette a pedalata assistita di varie forme e modelli, a cominciare dalle fat bike (che capisco, però non mi stanno per niente simpatiche) per finire alle pieghevoli ruota 16.

In questo eden di batterie si sta però infilando un brutto serpente, le ebike truccate. 

Già qualche anno fa assistetti ad una serata dimostrativa, serata estiva in uno stabilimento a nord di Terracina,  di un venditore di fatbike che, decantate le caratteristiche legali del prodotto, poi ti diceva piano piano che all'acquisto  avrebbe provveduto a rimuovere il blocco dei 25 km/h, in modo da poter raggiungere velocità motorinistiche. 

Ovviamente alla proposta avevo urlato Vade Retro Satana  tenendo riparandomi dietro gli indici a mo' di croce, ma temo che l'esorcismo non sia bastato.

A Roma stanno invece dilagando le bici che non necessitano di pedalare ma, simili ai ciclomotori termici della nostra giovinezza, rispondono direttamente ad un comando sul manubrio, simile a quello delle moto. Sono ormai diffusissime tra i rider professionisti, direi la regola, ma si stanno sempre di più infiltrando anche nelle piste ciclabili. 

In particolare vedo sempre di più minuscole bici elettriche, ruota 16 (o meno?) fatte per la taglia asiatica piccola, che in pratica non danno possibilita' di pedalare, e che quindi sono guidate con l'acceleratore come una normale moto. Però sono piccole e vanno piano.  Gli avvistamenti sono ormai quotidiani, in netto aumento negli ultimi due mesi.

E' un guaio vero? Secondo me sì, perchè se salta il tabù della pedalata assistita salterà anche quello della velocità limite, e ci troveremmo vere e proprie moto elettriche sulle piste e negli altri luoghi normalmente riservati alle biciclette, tipo i parchi.

Non più di una settimana fa mi sono imbattuto in un trio di pensionati (almeno dall'età apparente) in sella a quella nuova sciagura che sono la riproduzione di motociclette leggere però con la pedalata assistita. Ovviamente per peso del mezzo, posizione di pedalata e dimensione dei pneumatici, i pedali servono solo a stimolare il motore, ma anche queste erano state truccate per ripondere all'acceleratore a mano.

Per un'irruzione a scopo chiaramente pavoneggiatorio in un parco pieno di bambini non va bene e puo' essere foriero di prospettive inquietanti... finiremo per vedere infinite  riproduzioni di Harley Davidson a pedalata assistita a Villa Borghese?

Insomma, occorre che i vigili comincino a fare qualcosa, altrimenti rischiamo di trovarci come negli anni '70, dove a Roma era di fatto consentito andare in due sul motorino, senza considerare che in caso di incidente il padrone del motorino si sarebbe giocato la casa per il risarcimento non coperto dall'assicurazione... così le piste ciclabili potrebbero trasformarsi in piste motociclabili, con conseguente aumento della pericolosità.



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