martedì 29 settembre 2009

EUR: con questi marciapiedi, che ci vuole a fare le piste?

La foto ritrae il maciapiedi che sale lungo la Colombo dal laghetto dell'EUR, lato Fermi, verso il Palazzo dello Sport, ora Palalottomatica, e permetterebbe, attraverso ulteriori marciapiedi, di raggiungere il Sant'Eugenio in 4/5 minuti di bici.



Continuando poi in discesa si arriva a Viale dell'Oceano Atlantico che, superato, consentirebbe di Raggiungere il grande centro commerciale di Euroma 2.



Questo tanto per dimostrare che con pochi interventi è possibile dotare l'EUR di una buona rete di piste ciclabili che, unita ad una serie di stazioni del bike-sharing, può rivoluzionare il modo di spostarsi nel quartiere.



Un po' di tempo fa era apparso un progetto di piste ciclabili dell'Ente EUR. Purtroppo la cosa è ritornata nel silenzio dal quale era giunta.



Mi chiedevo... perchè non provare a richiedere la sponsorizzazione di Lottomatica e Euroma 2 per la realizzazione delle piste?

lunedì 28 settembre 2009

Quando poi capita veramente...

Nel post di ieri ho parlato dell'incidente di Tivoli.

Non ho invece accennato ad un altro brutto incidente accaduto all'Acqua Acetosa, se ho capito bene in prossimità del Bowling, nel quale una mamma e tre bambine, due sorelline ed un'amichetta, sono state ferite. Non ho parlato di questo incidente, in quanto non era palese che fosse dovuto alla velocità. Inoltre ho sentito che c'era qualcosa di diverso, come un presentimento.


Dal Corriere della Sera, il più pro, il più prodigo di informazioni, risulta che in effetti l'incidente non sarebbe avvenuto per l'alta velocità, ma per la disattenzione o la distrazione della conducente.

Che, sempre a sentire il giornale, aveva un tasso alcolico dell'1,1%, insomma mica male.

Solo pochi minuti fa ho saputo che la mamma e le due sorelline appartengono ad una famiglia conosciuta, compagni di scout dei miei figli. La bambina di 12 anni ha un grave trauma cranico, ed è in rianimazione (terapia intensiva) al Gemelli.

In questo momento tutti speriamo che la ragazza si riprenda senza conseguenze, un caro augurio alla famiglia in questo terribile momento.

Per quanto riguarda noi, non mi sento così senza peccato dallo scagliare pietre.

Però quando penso alle terribili conseguenze dei nostri errori sulla strada, mi convinco che dovremmo rivedere molto seriamente i comportamenti personali e l'organizzazione della circolazione.

E qui c'e' un altro vantaggio della bicicletta: le possibilità di fare male a qualcun'altro sono molto ridotte, e in genere gli altri non pagano per i tuoi errori.

A velocità folle...

Una Ferrari impatta un'altra auto a Tivoli. Le foto sono inequivocabili, la velocità era elevata. Forse non per una Ferrari, ma sicuramente per una strada urbana.

Stavolta è una strage vera: 4 morti, due in coma, un aborto. Morti i due conducenti delle auto.

In effetti ieri doveva esserci qualche cosa del genere, in quanto ho visto passare sulla Pontina svariate Ferrari e Porsche. Forse un raduno.

Bene. Il punto è sempre lo stesso. Permettere che la velocità massima sia un optional.

Logica e tecnologia chiedono di porre fine a questa strage.

Mettiamo sulle auto la limitazione della velocità in funzione della strada percorsa.

E' possibile. Salverebbe molte vite perse inutilmente.

venerdì 25 settembre 2009

Chiedete il rispetto del Codice della Strada? Ma dovrebbe essere il codice della Strada a rispettare il ciclista...

A proposito di semafori e di linee d'arresto, mi ero scordato un dato fondamentale che dovrebbe far riflettere tutti sulla difficoltà di girare in bici e come la città sia sempre tarata sulle auto: il ciclo del giallo.

Infatti ai semafori il giallo è tarato sulla velocità delle auto, e non su quella delle biciclette. In pratica, specie se l'incrocio è in salita, se passi la linea d'arresto allo scoccare del giallo ti capita abbastanza spesso di trovarti al centro dell'incrocio con il rosso.

Per questo ho preso l'abitudine sana di non passare mai gli incroci con il giallo incipiente e di fermarmi al di quà dell'incrocio, cosa che avviene spesso oltre la linea d'arresto. A quel punto non penso di tornare indietro, a meno che non intralci la marcia dei pedoni.

Oggi mi sono trovato in un altro di quesi casi. Stavo percorrendo Viale Castro Pretorio proveniendo dall'Università, e dovevo svoltare a sinistra per Via San Martino della Battaglia.

In quel punto vi è un semaforo con doppia luce: dritto e svolta a sinistra.

Mi tengo sulla destra della corsia sinistra, accanto ad un pullman, ma arrivato alla linea di arresto il semaforo diventa giallo e, visto che dall'altra parte della strada più che una linea d'arresto sembrava la griglia di partenza del GP di Roma, mi fermo, avendo la prudenza di mettermi davanti al bus per evitare che qualcuno, andando dritti (c'era il verde) pensasse bene di portarmi con se'.

Proprio dal lato del verde si accostano al riparo del pullman un auto e uuna moto che avevano saltato la coda della svolta a sinistra utilizzando il flusso che andava dritto.

Bene di punto in bianco l'auto vicino a me decide di passare con il rosso, quindi bella bella impegna l'incrocio in un pausa di flusso.

E pensare che io mi faccio scrupolo con la bici.

Comunque torniamo anoi: anche i semafori non sono tarati per le biciclette... e ancora parliamo di noi che dovremmo rispettare il CdS? Forse dovrebbe essere il Codice della Strada a rispettare noi...

mercoledì 23 settembre 2009

Evviva: Passera sostiene la realizzazione di piste ciclabili

Dice Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo:



"I soldi non sono tanti - ha ammesso Passera - ma, oltre a quelli che servono per gli ammortizzatori sociali e misure immediate, io li metterei per recuperare in pochi anni i ritardi pazzeschi nelle infrastrutture"



Evidentemente Passera si riferisce proprio alle piste ciclabili, infatti non credo che in Italia ci siano infrastrutture più ritardate. E' pazzesco.



Pertanto sottoscrivo pienamente il bisogno di recuperare il ritardo.



Caro AD, grazie per il sostegno, e mi raccomando il mio conticino.

martedì 22 settembre 2009

Linea d’arresto ai semafori: la situazione si complica

A proposito dei ricorsi della FIAB sulla decurtazione dei punti patente ai ciclisti dei quali si è parlato in Roma Pedala… Avete presente l’incrocio tra Viale Ippocrate e Viale Regina Margherita?

Bene, arrivo al semaforo e mi fermo. E’ rosso. Dovevo andare a Via dei Frentani, ma non ho la carta mentale della zona molto chiara.

Viale Ippocrate in quel punto è diviso in due parti da uno spartitraffico. A centro dello spartitraffico (dico dal lato nostro) c’e’ una pattuglia di Vigili Urbani. Bene, penso, chiedo a loro. A semaforo rosso parto dalla corsia di destra e supero le auto ferme al semaforo fino a raggiungere la pattuglia.

Un Vigile molto cortesemente mi risponde, l’altro mi dice: “Però la prossima volta non passi con il rosso”. Al che io rispondo: “Ma, non sono passato con il rosso, sono solo venuto qui a chiedervi un’indicazione”.

In effetti avevo attraversato la linea di arresto ed ero passato piano piano sulle strisce pedonali. Se avessi fatto se lo avessi fatto scendendo dalla bici sarebbe stato tutto regolare. E allora?

Al che il vigile incalza: “Voi ciclisti dovete rispettare i semafori, perché la gente vi vede e critica”. Io rispondo immediatamente: “E voi dovete togliere di mezzo le auto in seconda fila perché sono la cosa più pericolosa per le bici”. A quel punto ci siamo capita e la cosa è finita lì con un cortese saluto da entrambe le parti.

Non avendo fatto nulla di pericoloso, e neanche di rischioso, sono rimasto francamente stupito dalla reazione del vigile.

Allontanandomi per Viale dell’Università sono stato comunque letteralmente surclassato da motoscooter in sorpasso oltre la doppia linea, che hanno infilato allegramente il rosso del relativo semaforo pedonale… Insomma!

Comunque da più parti si avverte che la benevolenza nei confronti delle biciclette sta rapidamente venendo meno.

Ora i motivi possono essere vari. Francamente ritengo che le altre categorie della strada si stiano accorgendo che devono fare posto ad una nuova categoria di utenti. Flessibili come pedoni, ma veloci quasi quanto ciclomotori, i ciclisti partecipano di entrambi i mondi.

Invece di prendere questo come un esempio brillante di come risolvere il problema della mobilità, le altre categorie stanno cercando di difendere il territorio, anche utilizzando il Codice della Strada (che loro non rispettano).

Io sono un uomo di regole, per carità, però al momento stiamo giocando una partita truccata. La bicicletta non solo dovrebbe rispettare tutte le regole dei veicoli, ma si muove in una città fatta per i veicoli, dove percorsi e flussi di traffico sono studiati esclusivamente per i mezzi a motore a svantaggio di pedoni e ciclisti.

In tutto questo mi fanno particolarmente specie i pedoni, i quali invece di appoggiarsi ai ciclisti per recuperare spazi, baccagliano. Oltretutto di pedoni che commettono infrazioni ne è piena la città, ma non ne ho mai visto nessuno multato per aver attraversato con il rosso, anche se qualche volta te lo fa apposta di fronte alla macchina.

Occorre aprire una seria riflessione su tutto questo, e attenti, perché ho in serbo problemi ancora più seri.

Cominciate, per esempio a stare molto più attenti agli autobus.

domenica 20 settembre 2009

I nostri ragazzi in Afghanistan...

Ci sono molti mestieri che comportano rischi: il camionista, il contadino con il trattore, l'operaio edile.

Meritano un posto a parte coloro che fanno mestieri dove la morte non è un fatto accidentale, ma arriva per mano nemica, come il soldato e il poliziotto.

E' un fatto della vita, voglio dire che tutti accettiamo in qualche modo, ma quando le cose accadono non è meno duro da digerire. E soprattutto non ci autorizza a spendere alla leggera queste vite.

Io sono convinto che l'intervento in Afghanistan sia stato corretto, molto più di quello in Iraq. Per questa convinzione sento una sorta di corresponsabilità di fronte a quei morti.

E mi chiedo (come tutti, credo): è un sacrificio utile, stiamo, in questo momento, facendo la cosa giusta? E se le nostre forze venissero risucchiate nella guerra vera, e i morti diventassero decine, o centinaia? E se mio figlio volesse andarci? Cosa penserei realmente della missione?

Perciò, di fronte a queste bare, e alla prospettiva che al peggiorare delle cose ne arrivino altre, abbiamo il dovere di interrogarci se questa missione abbia un obiettivo raggiungibile e se venga condotta in modo corretto... oppure se facendo finta che non sia una guerra non rischiamo di predere una guerra che era stata già vinta.

Se i nostri obiettivi sono corretti. Alla fine a noi basta che nel paese non tornino i Talebani.

Comunque: rivediamo il tutto. Ma se questa guerra va fatta, allora facciamola come va fatta. Il che può dire anche bastonare qualche signore della guerra che ha qualche tresca con i Talebani, oppure darsi da fare per trovare ed eliminare i responsabili di questo attentato.

Altrimenti faremmo meglio a lasciare perdere.