venerdì 30 aprile 2010

In (forte) aumento i casi ci ciclofobia

Chiamo ciclofobia l’odio che hanno determinate categorie di persone e di utenti della strada verso l’uso della bicicletta e i ciclisti.

E’ chiaro che il ciclista vede la bicicletta come uno dei migliori mezzi di trasporto, e vuole conquistare un posto dignitoso nella strada. Color che occupano le posizioni dominanti (auto, moto e pedoni) spesso non intendono cedere alcuno spazio, sentendosi già abbastanza oppressi.

Ora,si capiscono abbastanza bene gli automobilisti, che hanno paura di vere tramontare il loro dominio, ma i pedoni? E sì, perché il vero problema è la chiusura, tutta italiana, di aree pedonali alle biciclette.

Un caso è l’ormai celeberrima postazione di bikesharing di Ostia, posta in una piazza pedonale chiusa alle bici. Oddio, portare a mano la bici per pochi metri non è un vero problema, ma perché? Quando mai le biciclette hanno veramente minacciato i pedoni?

Ma l’altro giorno si parlava anche di Portofino, dove le bici non si possono portare neanche a mano… Mah, andrebbe vista la situazione locale, forse troppi vanno in giro in bici.

E sì che di pedoni tra le palle (scusate il francesismo) sulle piste o strada ne trovi a strafottere.

Ma anche gli automobilisti ci danno sotto… Per esempio, oggi ho ri-fatto una prova. Per andare in ufficio posso tagliare un semaforo utilizzando l’attraversamento pedonale. Quando lo percorro in bici, le auto non si fermano.

Allora ogni tanto mi dico: scendo e porto a mano la bici, che è perfettamente legale. Bene, anche lì le auto ti puntano addosso, come se in quelle condizioni non fossi un pedone.

Pura ciclofobia.

martedì 27 aprile 2010

Moda estiva da ufficio per ciclisti e cicliste… ci manca!

Con l’arrivo della bella stagione, si ripropone per il ciclista ufficiale (che va in ufficio), il problema di come agghindarsi per una normale giornata con i colleghi e qualche riunione.

Ebbene sì: l’inverno, con suo maltempo, ha tanti inconvenienti. Ma il ciclista da ufficio può vestirsi da gentiluomo di campagna e fare comunque una certa figura. Giacca tweed, pantaloni di velluto o fustagno, scarpe tipo Clark. Un abbigliamento comodo e compatibile con la bicicletta.

D’estate il problema esplode: non puoi andare in giro con un leggero completo di frescolana. Dopo pochi chilometri è completamente sformato. Stesso dicasi per tutti gli altri tessuti leggeri che si portano d’estate.

Vero è che il confronto va fatto con la metropolitana: quando il caldo avanza, in metro si suda più o meno lo steso, ma almeno i vestiti non si deformano.

Gran parte dei problemi se ne andrebbero conl’adozione, o meglio il ritorno, di un capo d’abbigliamento molto semplice: i pantaloni corti di stile “coloniale” (non quelli da spiaggia) che hanno le pinces, abbinabili con una buona camicia con le tasche. E’ un abbigliamento accettabile in ufficio, i militari lo hanno usato per moltissimo tempo, che risolverebbe il 70% dei problemi, mantenendo un buon taglio nella parte alta, senza dare problemi di pedalata.

Si potrebbe quindi ammettere pantalone corto (elefantino) e camicia doppia tasca stile esercito anni ’40, abolire la cravatta e abbassare (o meglio alzare) la temperatura dell’aria condizionata. Risparmi stratosferici! In alternativa, vi è solo il cambio, ovvero portarsi un cambio completo appresso… soluzione possibile, ma poco piacevole.

Estate a parte, si sente la mancanza di una moda da ciclisti, che coniughi lo spostamento in bici con le esigenze di una normale vita lavorativa. Nelle riviste di moda si vedono, talvolta, foto di persone in bicicletta, ma sono chiaramente immagini pittoriche, fuori da qualunque realtà ciclistica, specialmente in una città di salitele come Roma.

In effetti il mondo ciclistico, così prodigo di capi tecnici dai colori sgargianti, non riesce a produrne di adatti alla città, con fogge comode ma eleganti e materiali appropriati… che siano accettai come “ammissibili” dalla comunità affaristica.

E’ un altro dei tasselli che, in un paese schizzinoso come l’Italia, ostacola l’uso quotidiano della bicicletta.

domenica 25 aprile 2010

L’invenzione dello sblocco della forcella anteriore

Grande gita di Cicloappuntamenti sui Monti Ruffi (Qui le foto), preparata da Maurilio, al quale vanno tutti i miei ringraziamenti e i complimenti.

La gita si è svolta nella lussureggiante vegetazione primaverile, immersa nel tenero verde della campagna sublacense. Inoltre, per noi poveri schiavi del pedale, è andata meglio di quanto temuto (1400 m di dislivello, profetavano i maligni), e alla fine abbiamo totalizzato 46 km e "solo" 1150 metri di dislivello.

In effetti mi ero sempre chiesto come cavolo si potesse arrivare in quei malefici paesi arroccati in cima ai monti, tipo Rocca di Canterano, prima dell'invenzione dell'auto.

Ora lo so, e so anche che nessun malefico ciclista li avrebbe mai potuti espugnare di nascosto. L’ansimare nel bosco sarebbe stato subito scoperto dalle sentinelle.

In effetti l’itinerario è andato salendo e scendendo per tutto il tempo, con salite non lunghissime ma molto ripide, fino al 20%. Nella peggiore, subito dopo mangiato, mi sono addirittura fermato a metà, tanto per evitare eventuali danni al cuore.

Tra le difficoltà annunciate, anche un paio di discese tecniche, ovvero dove se sbagli ti puoi anche rompere l’osso del collo (last. but not least). La più lunga mi ha dato un bel po’ di problemi. Non riuscivo a tenere la bici. Ad un certo punto mi sono fermato ed ho abbassato la sella, e la cosa un po’ è migliorata.

E’ stato solo a fondo valle che mi sono ricordato che nella salita precedente l’avevo bloccato… “Non lo fare che te lo dimentichi”…

Comunque lo sblocco della forcella anteriore è proprio una grande invenzione. Una delle più grandi per la bici, dopo quella dei calzini di lana...

mercoledì 21 aprile 2010

Tante bici

Oggi sono andato in ufficio fino all’EUR, ovvero senza fare bici più metro, e lungo la strada ho incontrato veramente parecchi ciclisti, almeno una trentina, se non di più.

La pista dell’EUR era particolarmente affollata, sia da persone a passeggio che da persone che stavano andando o tornando dal lavoro.

Altra profusione di bici al centro, quartiere Trieste, Piazza Fiume, Colosseo e Via dei Fori Imperiali, percorsa rigorosamente sul marciapiedi.

Ieri invece avevo passato una giornata in auto… e comunque mi ero stupito perché avevo trovato meno traffico di quanto mi aspettassi… Questo è un trend che avevo già segnalato e avuto confermato da parecchi. In compenso la metro scoppia di persone.

Non è un fatto secondario che non stiamo diventando più ricchi, e la benzina ha ricominciato ad essere cara. Le persone scoprono che non si possono permettere la macchina, o se go in auto debbono rinunciare ad altre cose considerate essenziali.

A parte la bellezza delle giornate, soleggiate ma fresche, in queste condizioni la bicicletta ridiventa attrattiva in quanto permette di mantenere una buona mobilità personale a costi contenuti, più tutti gli altri aspetti, come prepararsi meglio alla prima spiaggia.

La pista sta bene, se si eccettua una certa presenza di frammenti di vetro, che mi impensieriscono abbastanza. Reggeranno le gomme? Le ho gonfiate parecchio, stamattina, ma lo stesso ho il sospetto che quella posteriore abbia una spizzicatura.

Con le auto buon rapporto, anche se c’e’ sempre il solito st**** che si piazza di fronte agli scivoli dei semafori senza nessun motivo, e non accenna neanche ad un “mi dispiace”. Ti viene voglia di fermarti, tirarlo giù dalla macchina e prenderlo a sberle… ma poi chissenefrega.

domenica 18 aprile 2010

Contromano alla Gran Fondo…

Preso in ambasce vulcaniche ho comunque preferito rimanere dalle parti di Roma ho organizzato una classica in solitario: Trevigano-Mola di Oriolo. Lascio l’auto al parcheggio vicino alla strada che va al campo sportivo, salgo fino al sentiero Spallettoni, prendo il sentiero e mi infilo nella ciclovia dei boschi. Ad Oriolo rifornimento di pane e porchetta e poi via fino alla Mola. SI mangia, si spiffera e poi indietro.

Lasciate le nuvole di Roma, sono arrivato a Trevignano con un bellissimo sole. Parto, e mi infilo nel sentiero. Arrivato alla prima tappa, vedo un nastro a strisce bianche e rosse che ostruisce il sentiero. Resisto alla tentazione di tagliarlo, ma lo supero. Se non che cominciano ad arrivare, uno dopo l’altro, tutta una serie di ciclisti vestiti proprio come dovrebbero essere vestiti i ciclisti secondo i fabbricanti di vestiti da ciclisti.

Devo dire che ho subito ricollegato il nastro ad un numero che ognuno portava sul manubrio, e ho capito che era una corsa. La parte facile perché era in discesa. Bevabbè, non andavano neanche tanto veloce, anzi, qualcuno era decisamente peggio della media di quelli di cicloappuntamenti.

Insomma, visto che non avevo alternative, mi sono rassegnato a salire piano piano, praticamente pedalando nelle fratte, in modo da non ostruire la corsa. Che poi nessuno aveva annunciato. Insomma una cosa tipo quella che ho fatto per andare a cercare il poncho (8 km contromano).

Nessuno si è adirato, e tutti mi hanno salutato cortesemente, anche se un po’ frettolosi. Arrivato al secondo bivio ho trovato due addetti della protezione civile che stavano proteggendo il circuito. Devo dire che sono rimasti piuttosto stupiti al vedermi sbucare contromano, però non si sono scandalizzati più di tanto. Devono aver realizzato che il varco a valle era rimasto protetto (e quella è stata la mia fortuna).

Per fortuna in quel punto il circuito si allontanava dal mio sentiero, e quindi mi sono fermato 10 minuti con i protettori civili. Lo spettacolo era interessante. Stavamo vicino ad una curva a gomito in discesa sterrata con sassi. Lato esterno bordato da siepi di rovi. Il tutto mi ha dato idea di un notevole pericolo, ed in effetti un ciclista era stato portato via in ambulanza poco prima.

Salutato i protettori ho continuato per la mia strada. Attraversato il bosco mi sono ritrovato improvvisamente, senza preavviso, di nuovo nella gara e di nuovo contromano. Lì la strada è ampia e non mi sono preoccupato. Io ero in discesa e loro in salita, e molto più abbacchiati di prima. Li ho tranquillamente scartati, ho ri-salutato un po’ di quelli che avevo salutato sulla salita e ho continuato per la mia strada…

Cavolo, non ho pensato a fare qualche foto! Sarà che erano soprattutto omini…

mercoledì 14 aprile 2010

Meno macchinette, puntiamo alle piste e alle biciclette.

La cronaca di questi due giorni ci ha portato la tragica notizia della morte, in due incidenti distinti, di due adolescenti alla guida di due mezzi di quelli chiamati “macchinette”.

La dinamica dei due incidenti appare –stando a quanto riportato dai giornali- molto simile. Il guidatore perde il controllo del mezzo e finisce contro un ostacolo (autobus o palo, o guardrail). La limitata protezione che forniscono le strutture, la mancanza di airbag, rendono l’urto fatale. Entrambi i ragazzi muoiono tra le lamiere.

Questa sequenza porta il mondo delle microcar sotto i riflettori della stampa, e si scopre che a Roma, forse per la loro diffusione, abbiamo un numero di incidenti da macchinette molto elevato. I genitori, che guardano alle macchinette come un’alternativa sicura (ma costosa) ai motorini, scoprono a loro volta che le quattro ruote non sono di per sé una garanzia.

Nota: Probabilmente le macchinette in questione procedevano a velocità superiori a quelle autorizzate, grazie alla rimozione dei sistemi di depotenziamento dei motori. Non mi intendo ingegneria automobilistica, ma non ci vuole un mago per sapere che al raddoppio della velocità aumenta di 4 volte l’energia cinetica da smaltire, e che questo è un problema serissimo in caso di urto.

Tra le reazioni dei genitori annoveriamo quella del nostro Sindaco, che è anche padre di un 15enne macchinettizzato, che giustamente auspica un maggior controllo dei “truccatori” professionisti (come se i genitori fossero all’oscuro) e di corsi di guida sicura, o comunque un maggior addestramento per i conducenti. Qualcuno parla di elevare l’età della macchinetta a 16 anni, ma potete scommetterci che non se ne farà nulla.


Mi pare che stiamo producendo generazioni di adultini, che replicano con i loro comportamenti sballati (auto + sigarette) le cattive abitudini degli adulti. In questo i genitori devono essere più fermi e non compiacersi di aver passato questi vizi ai figli

Ma ricordiamo che la proliferazione di macchinette, così come quella dei motorini, è anche figlia della mancanza di alternative pratiche in tema di mobilità individuale che Roma offre agli adolescenti e ai giovani… già indovinate di che parlo? Sì, proprio loro, biciclette e piste ciclabili.

Ma nessun genitore sano di mente manderebbe un dodicenne in mezzo alla bolgia attuale. Le piste sono necessarie, anche se qualche ciclista le disdegna, per ridurre il rischio traffico…. Se attuata la mitica accoppiata, se adottata dagli adolescenti (diciamo dai 12 anni in su’) avrebbe una serie piuttosto consistente di vantaggi:

a) migliorerebbe la mobilità individuale dei giovani, scaricando le strade delle auto di tanti genitori-accompagnatori. Con questo si ridurrebbe anche l’inquinamento

b) ridurrebbe i casi di obesità e aumenterebbe il tono muscolare dei ragazzi;

c) ridurrebbe le differenze generate dal reddito familiare;

d) aumenterebbe la sicurezza stradale dei giovani, riducendo il nume dei motorini in circolazione.

La scuola media potrebbe organizzare corsi teorico pratici di guida bicicletta per Roma, con un “patentino” che riconosca quanto fatto dall’allievo. Rimane il problema delle piste che sono il primo mattone di questa costruzione.

Qualcuno è disposto a porgere orecchio a queste argomentazioni? Qualcuno, ma al di fuori della cerchia dei ciclisti, sembra che i contrari siano, se non la maggioranza, una fortissima minoranza che non ha nessuna voglia di cedere spazio o finanziamenti.

Sono ancora in molti, e non solo i fabbricatori e venditori di microcar, ad essere contrari all’espansione della bicicletta come mezzo di trasporto e alla costruzione di piste ciclabili.

Financo i pedoni –come stiamo vedendo fare ad Ostia per il bike-sharing- si oppongono (caso unico nell’Europa che conosco) all’apertura delle aree pedonali alle biciclette… laddove ad Amsterdam ci passa il tram, addirittura senza protezioni di sorta.

Ma inaspettatamente (per me) il Presidente Berlusconi le ha anche citate nel proprio discorso a Roma. Vedremo se erano solo discorsi pre-elettorali o se il centro-destra ne realizzerà un bel po’ (a differenza del centro-sinistra che dice di appoggiarle ma poi ne realizza pochine) e soprattutto se saranno costruite anche nei comuni del centro Sud (al Nord –se si eccettua Milano, mi si sa come sono i Milanesi- non ho grandi dubbi, vista la tradizione).

L’Italia ha un urgente bisogno di soluzioni pratiche ed economiche (=efficienti) per tentare di mantenere il posto tra le nazioni industrialmente avanzate, che i nostri padri e i nostri nonni hanno conquistato nel dopoguerra. E la bicicletta è una di queste.

lunedì 12 aprile 2010

Treno per andare alla stazione Termini? In taxi si spende meno!

Sorpresina andando in treno a Fiumicino (aeroporto): il biglietto è salito ad 8 euro, da 5,5. Credo che sia molto più di tutto il resto della tratta.

Tornando, analogamente, il biglietto del Leonardo Express è stato portato da 11 a 14 euro. Sono circa 40 km, nessuna fermata, intorno tra i 60 e gli 80 all’ora, visto che ci si mette una mezz’oretta. Senza contare la distanza tra la testata del binario 25 e l’uscita della stazione.

Niente da dire… sennonché sulla banchina stazionava un’intera scolaresca proveniente da chissà quale paese, nordico, tutti a prendere il treno.

Ormai avevano acquistato il biglietto, ma avrei voluto dir loro: se a tre a tre prendete il taxi, andate a spendere circa lo stesso, anche perché probabilmente dalla Stazione Termini al vostro albergo dovrete prendere un altro bus (e pagarne il biglietto).

Se siete in 4, allora il risparmio è garantito.

Il mistero è come possa un treno praticare tariffe che lo portano in concorrenza con un taxi sullo stesso percorso con soli 3 passeggeri… pensate: un autista, un’auto per sole tre o quattro persone… e si spende meno del treno?

Non sarà che si approfittano di una posizione dominante?