mercoledì 8 marzo 2023

Semaforo pedonale con il rosso a 80 all'ora... vi basta?

L'altra mattina, andando in ufficio a piedi,  mi sono fermato ad attraversare Via Nomentana al semaforo pedonale situato poco prima (o dopo) l'uscita del sottopassaggio.

Questo semaforo pedonale è stato installato per sostituire il passaggio pedonale su zebre dopo un incidente mortale accaduto qualche tempo fa.

Bene, arrivo che è verde per le auto, e ad attendere il verde pedonale ci sono circa 5 persone per ciascun lato della strada. Dopo qualche secondo la parte automobilistica del semaforo passa al giallo, e un taxi proveniente da Porta Pia si ferma diligentemente alla striscia di arresto.

Il semaforo pedonale diventa verde, e noi pedoni cominciamo ad attraversare. Non facciamo in tempo a scendere dal marciapiedi che un altro taxi arriva  da Porta Pia e sorpassa, ad ottanta all'ora circa e a rosso pieno per le auto, l'altro taxi fermo.

Ovviamente noi pedoni siamo rimasti congelati. 

Immagino che l'autista avesse visto che non vi erano pedoni al centro del semaforo. Di certo se ce ne fosse stato qualcuno, non avrebbe avuto scampo. Un urto a quelle velocità è sicuramente mortale.

Questo ci porta però a fare alcune riflessioni:

1) Checchè ne possiamo pensare a Roma ci sono automobilisti che si comportano in modo assolutamente pericoloso;

2) Non siamo attrezzati per individuare queste persone e, come minimo, levargli la patente.

Sarebbe quindi opportuno dotare quanti più semafori possibile di telecamere ed autovelox. Con semafori opportunamente attrezzati questo signora avrebbe avuto kla patente ritirata (possibilmente a vita).

giovedì 2 marzo 2023

Cosa succederà alla ciclomobilità nel Lazio? Ricominciamo da tre!

Nel post del 6 gennaio scorso sono stato profeta sin troppo facile a prefigurare la replica a livello regionale del cambio di guardia nazionale.

Personalmente spero che il nuovo governatore sia (molto) differente dai suoi predecessori di destra e sia almeno clemente con tutto ciò che sa di ambientale. Però è bene non farsi illusioni.

In generale quello che io temo non è tanto una battuta di arresto sulle politiche ambientali spicciole, ma una politica del territorio molto meno attenta ad aree verdi e paesaggio, riduzione di parchi e riserve e in generale aumento della cementificazione. Il tutto -purtroppo- con poche ricadute sul reddito regionale.

Dal punto di vista strettamente ciclomobilistico, destra o sinistra, rimangono alcune realtà importanti:

1) se tutti prendiamo la macchina non si circola. Per questo mezzi pubblici e mezzi a due ruote conservano la loro importanza.

2) monopattino e bici elettrica sono diventati prodotti industriali importanti usati per la gran parte come mezzo di spostamento di popolazione attiva;

3) l'espansione della ciclomobilità continua in tutta Europa (e oltre), in particolare nel settore turistico

Al di là delle differenze ideologiche su questi tre capisaldi è possibile impostare un dialogo che permetta di salvare il salvabile.  

Infatti aggiungere strade (ma ci sono le vecchie da tenere efficienti) fa diluire il traffico nel trasferimento, ma non ti salva dagli ingorghi  quando ti avvicini alla meta e soprattutto non ti fa trovare più parcheggio.

Pertanto io non credo che si abbasserà la pressione al miglioramento del mezzo pubblico, che ormai arriva utilizzabile anche da bici e monopattini. 

Dopodichè sta alle comunità locali realizzare quei piccoli interventi locali che permettano di collegare i centri abitati alle stazioni del treno che mancano e possono essere facilmente realizzati.

Ovviamente si spera che le località turistiche mettano il piede sull'acceleratore delle piste, che ormai rappresentano uno degli indici della qualità della località. 

Non per niente in tutta la Toscana le spiagge più belle sono servite a piste ciclabili, mentre dove si arriva solo con l'auto diventa rapidamente un incubo. Cerchiamo di sostenere il cicloturismo, che è esploso in tante località tradizionalmente di destra (vedi Fiuggi, per esempio)

Per mantenere un tasso minimo di realizzazione di poste  si spera che almeno i fondi europei vengano utilizzati, visto che quelli nazionali sono stati fatti saltare. 

Si tratta di capire se cmq ci sarà disponbilità ad andare avanti con opere ciclomobilistiche che in qualche modo, per essere efficaci, devono mangiare un po' di spazio alle automobili. Sto appunti parlando di infrastrutture come la pista sul lungomare di Terracina.

Ritengo però che si debba dismettere l'abito rivoluzioario tanto caro alle frange estremiste per diventare molto più concreti e mirati.

domenica 26 febbraio 2023

Triste come una domenica ecologica di pioggia

Caro sindaco,
vista la siccità che ci attanaglia so bene dovrei essere felice di vedere la pioggia bagnare la nostra città, ma d'altra parte oggi è domenica ecologica, e niente mi rende più triste come passare una domenica ecologica senza andare in bicicletta o comunque passeggiare per le strade senza macchine.

Mi piacerebbe quindi se le domeniche ecologiche fossero mobili, ovvero potessero essere attivate solo a giornate di sole.

Però, da persona alle soglie del diventare ufficialmente anziana, debbo dire che le domeniche ecologiche non sono più quelle di una volta, di quando ero giovane, di quando c'era il suo predecessore Francesco Rutelli.

All'epoca ero giovane, ma avevo già due piccoli in età di bicicletta. Lo stop alle macchine iniziava alle 10 o 10 e 30 e durava fino alle 16 o 16 e 30, per cui si riusciva a fare una giornata intera per la città. E poi le macchine che giravano erano veramente poche... 

Adesso invece lo stop alle macchine inizia alle 7 e 30, e questo danneggia tutti quelli che vogliono trascorrere la giornata fuori Roma. Per esempio mia sorella che andava da mamma a nettuno è dovuta uscire di casa  alle 7, come un giorno di lavoro.

Dopodichè in città tra veicoli a gas, elettriche e altre centinaia di eccezioni le macchine che circolano sono tante e a causa del traffico ridotto vanno belle di corsa. Sarebbe dunque il caso di mettere un bel limite di 30 allora per tutta la città. 

Mi spiego: vietata la circolazione a TUTTI i mezzi a motore, con le seguenti eccezioni condizionate dalla velocità massima 30 all'ora... così lo sai senza cartelli. Non potresti muoverti, ma se ti muovi puoi girare solo a 30 all'ora. Per compensare tutti i semafori possono essere messi sul giallo, così la durata dei percorsi non varia.

Se già questo non basta dalle 12:30 alle 16:30 si scatena l'inferno. 

Innanzitutto anche la pausa pranzo fuori dovrebbe essere condizionata dalla velocità max di 30 all'ora. Ma è proprio qui uno dei problemi principali: alla città e alla gente fa bene una domenica di sole senza macchine tra le palle, Ovvero che si possa circolare anche nelle strade, e non solo sui marciapiedi, senza il terrore di essere investiti.

Pensi che quando era piccolo mio figlio il suo gruppo scout organizzò nella giornata una gita in bicicletta.Nel primo pomeriggio il tempo peggiorò e qualche intelligentone pensò di ripristinare la circolazione delle auto perchè tanto pioveva, così i ragazzi si ritovarono in bici sulla Cristoforo Colombo (allora non c'era ancora la pista).

Infine lo sblocco alle 20:30 crea altri problemi per chi deve rientrare a Roma, anche se è partito una settimana prima. 

Detto questo vorrei riassumere le mie richieste:

1) Imporre un blocco totale della circolazione motorizzata. Quelli autorizzati a qualsiasi titolo ad usare il mezzo a motore lo possono fare con il limite di velocità di 30 km/h (+ pattuglie con il laser);

2) Provare ad adottare un format variabile in relazione alle condizioni atmosferiche;

3) A primavera cambiare format e fare le feste della città senz'auto, con blocco totale dalle 10:30 alle 16:30. Per le eccezioni vale sempre il limite di 30 km/h.

Un caro saluto

giovedì 19 gennaio 2023

Potature Nomentane: Omma Fatevelo Waze/Google Navigator

Una delle cose che ha migliorato la mia vita automobilistica, ancor di più dello stereo, è il navigatore che tiene conto del traffico, originariamente Waze, adesso transitato in Google.


Il navigatore mi ha eliminato l'ansia che deriva dal non sapere. Prima di partire mi dice (parecchio) cosa mi aspetta sulla strada, ingorghi, disastri, se una fila durerà 100 metri o dieci chilometri e mi guida  anche attraverso scelte difficili come tornare a Roma il pomeriggio delle domeniche di luglio.


Non solo, mammi dice con ottima approssimazione l'orario previsto di arrivo, cosa che non è poco.


A fronte di questo sono rimasto stupito da chi si lamentava di 5 km di coda generati dalle potature ai maestosi platani di Via Nomentana. Ora tutti sanno che Via Nomentana non è Via Pontina, si restringe ad una corsia e finisce in bocca alla ZTL dopo essersi infilata in Via XX settembre.


Insomma chi prende Via Nomentana è perchè vuole proprio andare al centro di Roma passando per un budello, ma soprattutto può farlo prendendo altre strade.


In particolare sono rimasto stupito della quantità di traffico deviata su Viale regina Margherita dai solerti vigili urbani… come se la sterminata quantità di Romani sempre col telefonino in mano per cazzeggiare non fosse in grado di utilizzare lo stesso mezzo per programmarsi con Waze/google un itinerario decente sulla base dei flussi di traffico.


Insomma, il telefonino in mano ce l'hanno solo per attentare alla vita di pedoni e ciclisti, e non per generare valore aggiunto per se' e l'ambiente.


In ogni caso, tornando a casa il pomeriggio, senza potature in corso, Nomentana era bloccata lo stesso, con automobilisti imbizzarriti che cercavano nervosamente scampo nelle laterali incranti dei ciclisti che stavano transitando, liberi e rapidi, sulla ciclabile.


Da starci molto attenti. 

venerdì 6 gennaio 2023

2023: Agire con senno e incrociare le dita

Dopo la riscossa (delle auto) nel 2022 cosa ci aspetta per il 2023? 


Il contesto è cambiato, in Italia e a Roma

Una previsione per il 2023 non può prescindere dal contesto, nazionale e anche cittadino, profondamente variato.


A livello nazionale la destra ha conquistato il governo del paese, e non ha mai mostrato particolare simpatia per le istanze di tipo ambientalistico. 


Se poi al Nord cmq sviluppano infrastrutture ciclistiche, al centro, ed in particolare nel Lazio, si sente pulsare la voglia di recuperare spazio per gli spostamenti (e le soste in seconda fila) in automobile.


A Roma Gualtieri, ammesso che riesca a districarsi nelle spire dell'Amministrazione capitolina, ha comunque puntato la sua attenzione alla cura del ferro. 


Da un punto di vista generale secondo me è un'ottima cosa, ma a noi ciclisti non rimarranno che briciole del budget (if any) e comunque dovremo bere fino in fondo l'amaro calice dei cantieri, a cominciare da quello per la chiusura dell'anello ferroviario.


Inoltre Gualtieri dovrà gestire le pressioni dei vari gruppi di cittadini incazzati che vogliono recuperare lo spazio trasferito alle biciclette. 


Nel Lazio si dovrebbe replicare la stessa situazione nazionale, con un probabile ritorno di fiamma per le strade. 


L'unico vantaggio è che il cdx non è strutturalmente contrario alle grandi opere ferroviarie/metropolitane, e quindi c'e' speranza che almeno l'infrastruttura pubblica non sia lasciata al palo.      


Una presenza più discreta ma più efficace

Cosa sceglierà la comunità ciclistica in questo frangente?


Io spero che non si impantani in una serie di sterili contestazioni, ma sappia navigare anche in acque agitate e risalendo il vento, seppure di bolina.


Pertanto costituire gruppi di lavoro che mirino alla cooperazione per ottenere l'ottenibile, e magari con una certa attenzione a pretendere il rispetto delle norme di base, attenzione forse un po' scemata negli ultimi anni.


Insomma, interagire in maniera costruttiva con le amministrazioni, nell'ambito del processo amministrativo, con particolare attenzione a tutte le occasioni create dal PNRR e dalle leggi europee.


Primo: le bikelane vanno difese, stanno già svanendo

La prima priorità del 2023 deve essere la difesa dell'esistente, anche se non è il meglio. 


Sarebbe bene quindi che le critiche fossero rivolte alle sole infrastrutture e soluzioni sbagliate, evitando toni apocalittici per quelle che semplicemente non ci piacciono (tipo l'Aventilane). A qualcuno potrebbe venire l'idea di recuperare lo spazio perchè anche ai ciclisti non piacciono. E perdio usiamole. Per esempio andiamoci a fare qualche bel giro a Via Gregorio VII, una bikelane bella ma molto a rischio. 


Se non l'avete notato varie bikelane stanno cominciando a svanire, e se non verranno rinfrescate non riusciranno a scampare questo destino.


Ovviamente parliamo di infrastruttura, la difesa da parte della polizia di Roma Capitale è tutta un'altra cosa, ma spero di sbagliarni.


Secondo: attenzione alle opere in progress o da sviluppare

Con la scarsità di fondi che si annuncia occorre prestare massima attenzione che le opere già decise vengano completate, ovviamente nel più breve tempo possibile.


Altrettanto che i fondi stanziati vengano impiegati come deciso, a cominciare dai 10 milioni per la Roma-Ostia.


Non per altro, ma sono uno di quelli che aspetta con ansia le piste che dovevano uscire dagli stanziamenti della regione Lazio, tipo il giro del lago di Bracciano. Dove saranno finiti quei fondi?

 

Con meno fondi, maggiore attenzione ai dettagli

E' altrettanto ovvio che, passata la sbornia del COVID, nei prossimi anni i fondi vedranno una certa riduzione. Ciò sarebbe accaduto comunque, ma per il comparto ciclistico le cose potrebbero mettersi molto male. 


Questo significa che occorre prestare più attenzione ai progetti delle amministrazioni e cercare di intervenire quando costa meno, ovvero all'impostazione dei lavori. 


Occorre scongiurare che a Roma si possano realizzare altre ristrutturazioni viarie che non comprendano piste ciclabili, come quella sciaguratissima di Via Tiburtina, e che richiedono ulteriori fondi a sanatoria dei disastri fatti.



Sicurezza significa (soprattutto) autovelox

Il capitolo sicurezza dei ciclisti fuori dalle ciclabili secondo me si riassume in una sola parola: AUTOVELOX, che dovrebbero essere installati a profusione dentro e fuori la città. Ovviamente a cominciare dalle strade più veloci dei centri urbani.


In generale io aumenterei la sorveglianza elettronica e automatica, mettendo punti di lettura delle targhe in circolazione (fissi e mobili) allo scopo di individuare chi gira con la revisione scaduta o senza assicurazione e anche dare pratica applicazione alle restrizioni ambientali nei giorni di inquinamento.


Insomma, cominciare a far passare l'idea che le norme vanno rispettate anche se i vigili non ti fermano. 



Fuori città uniamo le stazioni ai centri urbani

Anche qui resto fedele alle mie convinzioni e sono convinto che le risorse disponibili andrebbero impiegate in maniera prioritaria per collegare le stazioni del treno esterne ai centri abitati e allargare la distanza dalla quale la stazione possa essere raggiunta in relativa sicurezza in bicicletta.


L'obiettivo comunque rimane realizzare un'infrastruttura che può anche essere unica, ma nella quale le bici abbiano la loro corsia così che possano essere superate senza essere evitate!


BUON 2023!

venerdì 30 dicembre 2022

2022, l'anno della riscossa (delle auto)

Il 2022 ha visto ancora una volta la crescita della mobilità alternativa… purtroppo per noi questa crescita pur consistente è stata ampiamente surclassata dalla riduzione della quota di trasporto pubblico.


Alla fine il 2022 è stato l'anno della riscossa. Delle auto. Ma andiamo per ordine.


2022 Biciclette: meglio, molto meglio, ma non basta.

La quantità di bici in giro è in graduale e continuo aumento. Si vedono costantemente nuove persone che si spostano in bicicletta, anche su strade dove non te le aspetteresti.


Le biciclette sono diventate una costante anche sui treni, a testimonianza dell'avanzare della multimodalità come moltiplicatore dell'utilità del treno.


La mobilità sostenibile si fa strada, ma il limite rimane la povertà dell'infrastruttura, a cominciare dalla raggiungibilità delle banchine dei treni.


Nota negativa: ancora si vedono in giro ciclisti totalmente senza luci o catarifrangenti.


2022 Trasporto pubblico: sempre peggio (eccetto le ferrovie)

Purtroppo la continua espansione del trasporto a pedali è stata molto più che bilanciata dalla ritirata del trasporto pubblico di qualità, con l'eccezione delle ferrovie.


Infatti perdura la crisi delle metropolitane romane, irrimediabilmente azzoppate dal quinquennio (e passa) della Raggi.


La corsa ai ripari dell'ultimo periodo, quando ormai era troppo tardi, è servita a poco o nulla. Quando si parla di questo tipo di trasporto le scadenze di materiale rotabile e infrastrutture sono tutte "pesanti" e vanno gestite con una programmazione seria e robusta. Che è mancata, francamente già dall'epoca di Marino. 


Sipperchè: 

  1. noi elettori siamo volubili ed è molto difficile che vengano premiati sindaci che adottano programmi che finiranno dopo la loro consiliatura;

  2. la maggior parte dei sindaci non ha matrice tecnica e non crede che un tram si possa fermare fino a quando non lo vede proprio fermo… 


Solo adesso le frequenze della metro stanno tornando degne di tale nome, mentre la crisi sulla Roma-Lido perdura.


I tram sono rimasti fermi per periodi lunghissimi per motivi vari. Per Natale è stato finalmente riaperta Piazza Ungheria al traffico dei tram, ma di espansione della rete ancora se ne parla poco.


I bus? Beh, non potendo contare su nuove linee metro per almeno altri due anni, ci si sarebbe aspettato un ritorno alle linee espresse di rutelliana memoria, attestate in corsie preferenziali. Purtroppo no, o bus sono sempre più local e sempre più lenti.


Per fortuna le ferrovie sono in continua espansione, avendo capito che un buon servizio ferroviario può sostituire il traffico automobilistico. 


Trenitalia l'ha capito, la regione Lazio meno, e investimenti per l'espansione della rete (per esempio una linea da Santa Palomba/Pomezia fino a Pomezia downtown e Torvajanica) non se ne vedono. 


2022 Autocalipse Now per il terzo anno consecutivo

Se le biciclette vanno meglio, il trasporto pubblico si ritira e per il terzo anno consecutivo, dallo scoppiare del covid, la città è stata lasciata nelle mani degli automobilisti. 


Alcuni automobilisti sono sicuramente tali per mancanza di trasporto pubblico adeguato. 


Però sia questa categoria, che tutto il resto di loro, può usare la macchina perchè la città chiude un occhio, e spesso due, sulla situazione drammatica della sosta irregolare, che mangia qualunque spazio con un'arroganza crescente e che ricorda quella della Roma pre-rutelliana.


Ora viene spontaneo chiedersi quale delle due cose sia l'effetto e quale la causa. 



2022 La battaglia per la seconda fila

Sicuramente intere generazioni di sindaci con la coscienza sporca in tema di trasporto pubblico non hanno voluto rischiare un'irreparabile ulteriore scadimento di popolarità reprimendo la sosta irregolare tanto da stroncarla (perchè questo serve, sennò si fa cassa).


E' altrettanto vero che se si controllasse la sosta irregolare al centro e nella media periferia l'automobile diverrebbe automaticamente inutile. 


Al tempo stesso più le persone si abituano ad usare l'auto e più vogliono usarla, per cui ormai gli automobilisti combattono per il diritto di lasciare la macchina in sosta in seconda fila.


Che poi l'intera discussione sulle bikelane è proprio questa. Le bikelane hanno occupato il posto della seconda fila, vedi per esempio in Via Gregorio VII, e questo è bastato per scatenare le proteste più becere e i comitati che più beceri sono e più nomi altisonanti e volti al bene hanno.



2022 Pedoni fuori controllo

Roma non è una città per pedoni, almeno dalla caduta dell'Impero.


I pedoni muoiono spesso per strada, ma a giudicare dal livello di disciplina stradale se gli automobilisti non fossero a modo loro attenti, ne morirebbero molti di più.


Infatti è normale per un numero sempre crescente di pedoni, l'attraversamento rettilineo e libero delle strade. Non solo lontani dagli attraversamenti pedonali, ma anche sottocurva, su strade veloci, insomma dove ti puoi trovare veicoli addosso (sopra, per la precisione) in un attimo.


Per non contare quelli che ti attraversano davanti facendo finta di pensare ad altro, oppure quelli che forzano il passo tanto non li puoi mettere sotto.


Quando li incontro penso sempre a tutti gli altri pedoni che mi hanno dato la precedenza quando la avevano loro, però nei casi più eclatanti dico semplicemente "ma che cazzo ci fai qui in mezzo"  che nell'etichetta romana rimane uno dei peggiori insulti.



2022 Un'ultima offesa: torna la lobby degli anticiclisti

Purtroppo, oltre ai comitati di cui sopra,  ad ostacolare la mobilità ciclistica ci si sono messe anche lobby che vedono nell'uso della bicicletta un'offesa imperdonabile al decoro cittadino. Sì, proprio al decoro…


Già conosciamo quelli che non vogliono le biciclette sull'Appia Antica. Adesso sono comparsi quelli che non vogliono il GRAB a Villa Ada e lo vorrebbero far passare a Villasimius…


Poi ci sono quelli che trovano sbagliata la pista al centro di Viale Trieste, in realtà solo perchè non potrebbero più far cacare i cani in piena libertà sull'aiuola centrale… però tutti si costituiscono in comitati e bussano alle porte dei municipi.


 

2022 Piste e corsie ciclabili: quando sono fatte bene funzionano

Ormai lo sappiamo, le piste e le corsie ciclabili fatte bene funzionano, e favoriscono l'uso della bicicletta.


Smettiamo di criticare le corsie ciclabili, anche loro se fatte funzionano.




2022 Pippone Ciclistico Finale

Ovviamente non esistono anni di sole luci, anni senza ombre.


Dal punto di vista strettamente ciclistico il 2022 non è andato malaccio, siamo parecchi di più, forse non molto più sicuri, ma siamo cresciuti e il trend sta continuando.


Purtroppo le auto sono alla riscossa e siamo tornati al punto nel quale qualunque sottrazione di spazio agli automobilisti, circolazione, sosta in prima fila, sosta in seconda fila, viene considerato un attentato alla mobilità e all'efficienza economica.


In parte è così perchè i mezzi pubblici non riescono a costituire una valida alternativa a causa dello stato di trascuratezza nel quale versano da qualche anno.


Pertanto guardiamo al 2023 sa con la fiducia di chi crescerà ancora, ma con la coscienza che non ci sono allori sui quali sedere e la battaglia contro le auto, per riconquistare spazi e sicurezza, è ancora tutta da giocare, almeno a Roma. 

sabato 17 dicembre 2022

Ciclomobilismo: fuori città è peggio

Negli ultimi due anni la mia attività ciclistica extraurbana è stata principlamente cilomobilismo, per cui ho accumulato una certa esperienza. Per questo dico che, per quanto possiate pensare male della circolazione delle biciclette in città, quando si esce dai limiti urbani la situazione peggiora nettamente

Il punto è presto fatto: recentemente su ciclomobilisti è stato riproposto un video di un camionista che sta dietro a un ciclista. 

Il camionista non ha spazio per superare perché la corsia sulla quale marcia è troppo stretta per affaincare il ciclista che pedala. Però l'altra corsia è completamente occupata, e il camionista si deve tenere dietro al ciclista che andrà intorno ai 20 all'ora per un bel pezzo fino a quando uno slargo della strada permette al ciclista di farsi passare e al camion di passare.

Bene: questa è proprio la situazione nella quale il ciclomobilista extraurbano si trova,  ovvero quella di formare un tappo rispetto a veicoli ben più veloci di lui che potrebbero anche fare gesti inconsulti nel tentare di sorpassare. Inoltre ciò diminuisce nettamente lefficienza della strada come infrastruttura di collegamento.

Nel Lazio una volta usciti dalla città scompaiono le piste ciclabili, se non per qualche rarissima eccezione eccezione che non sposta di una virgola il problema. 

Tra l'altro l'uso della bicicletta fuori dai centri urbani è di fatto limitato alle ore diurne delle giornate di bel tempo sulle strade poco trafficate. Tutte le altre condizioni equivalgono a un suicidio, almeno se praticate con regolarità


Esiste una domanda di ciclismo extraurbano?
Una volta fatta questa consatazione occorre capire se c'è una domanda per il ciclismo extraurbano. 

Dipende cosa si intende, perché se pensiamo di andare con la bicicletta da Roma a Milano non esiste, ma se pensiamo di andare tra Anzio e Aprilia già comincia ad esserci una certa domanda. 

Se poi pensiamo un collegamento a Latina e Latina Scalo allora abbiamo che la domanda potenziale è molto forte ed è sostanzialmente sostanzialmente legata dalla pericolosità dell'infrastrutttura stradale

Dobbiamo ricordarci che anche i paesi che distano 4/5 km possono essere facilmente raggiunti con la bicicletta, ma ancora una volta questo funziona solo se la strada non è troppo trafficata, e se ci troviamo in orario Diurno e col bel tempo. Altrimenti anche piccole distanze possono diventare micidiali

Come fare a migliorare l'infrastruttura?
Dopo aver constatato questa situazione il passo successivo è chiederci se abbiamo ricette per invertirla. Questo ovviamente è tutto un altro paio di maniche vorrei qui offrire alcune mie considerazioni

Anche in presenza di volontà politica, per tornare indietro rispetto a una situazione del genere ci vogliono una ventina d'anni di investimenti e alcune decisioni molto serie dal punto di vista infrastrutturale.

Cominciamo a dire che le nuove strade, o il rifacimento delle vecchie, dovrebbero tutte prevedere (come vedo sempre più all'estero) una bikelane laterale di larghezza un metro / un metro e mezzo per consentire alle auto e ai camion di sfilare accanto ai ciclisti senza invadere l'altra corsia, e ai ciclisti di pedalare alla velocità che preferiscono. Bordare la bikelane con catadiottri sarebbe fantastico e aumenterebbe la sicurezza nell'uso in ore notturne

Un'altra soluzione rapidamente attuabile, e a costo relativamente basso, sarebbe quella di trasformare in bikelane tutte quelle corsie che spesso si trovano ai lati delle strade già esistenti, e che lasciate in condizioni disatrose, con buche, vegetazione e abbandono di immondizie. Come esempio cito gran parte della Laurentina, che potrebbe costituire un'autentica ciclovia per il mare.

Collegare i centri abitati con le stazioni del treno
In via prioritaria i comuni dovrebbero provvedere ai collegamenti ciclabili quando le stazioni sono fuori dal centro abitato.

Nel Lazio il già citato collegamento tra Latina e Latina Scalo (dalla quale si raggiunge la città in circa 40 minuti di treno) è una damnation alley dove il ciclista rischia la vita già di giorno (come potete vedere dall'immagine). Figuratevi a percorrerla di notte e/o con la pioggia.

Si possono citare tanti altri comuni che non hanno collegamento ciclabile con le loro stazioni: Anagni, Sezze, Norma, Ferentino, Cori e lo stesso Frosinone. Tutti comuni che potrebbero contribuire alla diffusione della ciclomobilità e alla riduzione del traffico collegando i centri cittadini con le rispettive stazioni del treno.

Non è certo rocket science.