lunedì 19 dicembre 2011

Se il Natale ti rende ancora più str...

Il Natale in genere rende più buoni, ma ad alcuni fa un effetto strano. Li rende più str….

Chi sono?

Già lo sapete, sono gli automobilisti (e anche gli scooteristi mica male).

In genere il Natale dovrebbe proprio rendere tutti più buoni.

Una volta il profondo inverno, il buio tutto il giorno, il rallentamento dei lavori nei campi, rendeva le persone più tranquille.

Anche riposate, passando tutto il giorno a casa (o nei tuguri) , senza affaticarsi troppo nei campi… Insomma, l’inverno, per quanto freddo, aveva anche i propri vantaggi.

Peccato che il Natale moderno, almeno in città, non è più così. Innanzitutto abbiamo da chiudere gli obiettivi dell’anno, e quindi tutti “tiriamo” come disperati fino all’ultimo minuto utile.

Poi lo shopping, il fare i regali, è diventato una maledizione, specialmente perché tutti lo vogliono fare usando l’auto, e quindi creando ingorghi incredibili. In aggiunta in una città sconclusionata come Roma, una parte non secondaria di automobilisti non resiste alla tentazione di approfittarsi della mancanza dei Vigili (quelli sì che il Natale lo fanno all’antica) e di farsi i cazzi propri a spese degli altri.

Infatti se alla fine gli automobilisti decidessero semplicemente di infilarsi nel traffico, sarebbe solo un problema loro, ma il vizietto dell’auto porta a comportamenti deteriori che influenzano un'altra parte di cittadini, parte non secondaria, che invece preferisce affidarsi al mezzo pubblico, oppure alla bicicletta.

Vi è la sistematica occupazione di ogni spazio utile alla sosta, non si salva nulla, niente e nessuno. E già una certa parte di cittadini avrebbe tutto il diritto di incazzarsi.

Passato questo comincia l’occupazione del resto. Anche quella non solo totale, ma anche particolarmente proterva. Inizia con l’auto esattamente davanti al negozio, e si espande a tutta la strada. E’ chiaro che la comunità dei commercianti appoggia… La doppia fila sono quasi sempre clienti, mica si possono dare la zappa sui piedi.

Il vero problema è che non c’e’ misura. Se prima le “signore” e molti giovani (le prime per scarsa perizia, i secondi per troppa considerazione di se stessi) preferivano parcheggiare in seconda fila che fare dieci metri a piedi, adesso l’espressione ultima del disprezzo per gli altri è diventato il parcheggio a spina di pesce… in seconda fila.

Fateci caso, comincia ad essere pieno di auto i cui guidatori sono troppo occupati per perdere tempo a cercare di parcheggiare… e allora si limitano ad infilarla di muso occupando una mezza corsia supplementare rispetto alla solita della doppia fila. E quelli che non passano si attacchino. D’altra parte, uno importante come me può perdere tempo a cercare posto?

Questo mi fa fare un salto indietro di più di trent’anni fa quando, diretti al porto di Nettuno in una Mini Minor (quella vera, piccola, non il mostro di adesso), il timoniere/autista (io ancora non avevo la patente) vide al volo un posticino vicino al tabaccaio e ci si infilò di punta, proprio per prendere le sigarette (…e salutare la tabaccaia).

Ci fermiamo e apre la porta. Io me lo guardo fisso. Lui “Un attimo che prendo le sigarette”. Io faccio segno con il pollice verso la coda… si era scordato un piccolo rimorchio con sopra sei metri di Flying Dutchman (un Silenzi di legno) rimasto in mezzo alla strada...

Cose che capitano!

2 commenti:

Creativo a chi? ha detto...

Un articolo dal sapore agrodolce: si inizia con il peggio dell'uomo e si finisce con la vela, che è da sempre palestra di vita per chiunque, anche per i più ineducati.

Lug il Marziano ha detto...

Mi sono ricordato di quel mitico parcheggio...

Sì, la vela è un modo di formarsi molto bello. A me è venuta naturale. A 14 anni sono salito su una barca e ne sono rimasto affascinato.

Adesso vado in canoa, ma solo perchè è più gestibile.