giovedì 16 gennaio 2014

Meno flashmob... più ricorsi al TAR!

Continuando idealmente lo scorso post, tra i motivi per i quali noi ciclisti non otteniamo niente, è anche lo scarso presidio che abbiamo delle disposizioni di legge a nostro favore.

Infatti, una delle caratteristiche dell'associazione ciclistica che sogno è il fare poche cose tipo flashmob, molto folclore e divertimento, ma poca sostanza, ma maggiore uso di carta bollata e ricorsi al TAR per rallentare o bloccare tutte quelle inziative che in qualche modo danneggiano i ciclisti.

Capisco che agire per tribunali sia poco attraente rispetto alla protesta stradale o allo sdraiarsi come deficienti in mezzo alla strada (...l'essenza del flashmob) facendo finta di essere morti, però in qualche modo è un salto di qualità che dovremmo cominciare a pensare seriamente.

Concordo che sia poco attraente e molto burocratico, ma è una delle strade obbligate per diventare un interlocutore autorevole del Comune.

Premetto che il lavoro che faccio mi lascia la sera a mo' di rottame, e quindi difficilmente posso contribuire a questo sforzo, ma mi sembra lodevole cominciare a creare consenso intorno ad alternative molto più serie rispetto alle ribellioni dei centri sociali (tutta fatica sprecata) e alle altre amenità ciclistiche.

Scusatemi se sono brutale.

Di fatto quello che dovremmo evitare è il ripetersi di situazioni nelle quali le consolari vengono ristrutturate senza tenere conto delle siposizioni di legge che obbligano ad includere nel progetto le piste ciclabili, come sta avvenendo sulla Tiburtina, oppure che le quote delle multe che "la legge" destina alla ciclabilità spariscano nei bilanci comunali.

Per fare questo occorrono associazioni ciclistiche disposte a ricorrere alle vie legali, che sono costose e vanno pagate. Quindi associazioni che accumulino qualche soldino per le spese legali.

E mo' incazzatevi pure, ma se vogliamo cominciare ad ottenere qualcosa...

3 commenti:

camillo ha detto...

Pienamente d'accordo con te. I flash mob e altre amenità del genere servono per fare un po' di pubblicità, un po' di luce dei riflettori, per far uscire un titolo o una news, ma non hanno mai risolto il problema. In questo paese del cazzo, la gente dimentica in fretta, anche l'azione più eclatante (darsi fuoco su una bici?) resta un giorno su una news ansa o un titolo di giornale, poi basta, dimenticata per sempre. L'unica è cominciare a fargli male veramente, combatterli seriamente, usare la leggi, per quanto possibile, i tribunali, le denuncie. Certo costa è duro e impegnativo, ma non otterremo niente altrimenti

Anonimo ha detto...

ma non ci sono avvocati ciclisti???

Roma Ciclista ha detto...

Certo che ci sono... solo che occorre mettere in piedi qualcosa di credibile, e questo riesce solo ad associazioni che per dimensioni sono molto superiori a quelle ciclistiche. Forse la FIAB può farlo, anche se pure lì grandi risultati non se ne vedono.