Volevo ringraziare Giove Pluvio per l'impegno messo a riempire i laghi del Lazio, compreso, evidentemente, quello dell'EUR... e anche la cantina del palazzo nel quale abito, e la chiostrina sopra casa, che sopra il vetrocemento dello stanzino avevamo 25 cm d'acqua.
Se andassimo domani a fare il bagno a Bracciano ho l'impressione che troveremmo un bel po' piu' d'acqua, e anche abbastanza fresca.
L'autunno è ormai alle porte. I nostri compaesani nordici stanno già ai cappotti, e la temperatura scenderà a breve anche a sud degli Appennini.
Oggi non ho preso la bici. Vedremo domani e dopodomani, ma le previsioni non promettono tempo sereno. Anche a me un po' di tempo brutto mi fa piacere, vorrei tanto stare a mangiare caldarroste sul limitare di un bosco di castagni... A pensarci bene anche noci di cocco sotto le palme di un atollo, non sarebbero male...
Oggi ho usato gli autobus, ma lo stesso ho visto parecchi ciclisti. Sapete cosa c'e'? L'aumento di numero potrebbe essere veramente reale e stabile, non reversibile.
Sarebbe interessante vedere dati statistici, ma un po' la crisi, un po' la pressione della mentalità nord europea, stanno cominciando a farci cambiare.
giovedì 30 ottobre 2008
mercoledì 29 ottobre 2008
Bike sharing al terzo municipio…
La notizia è apparsa domenica scorsa sulla cronaca romana di Repubblica… Il terzo municipio ha deciso di partire autonomamente con il bike sharing, piazzando una serie di postazioni:
Piazzale del Verano,
Piazzale Aldo Moro,
Piazzale delle Province,
Villa Torlonia.
Per ogni postazione 8 bici, due a pedalata assistita.
La notizia è ottima, perché il l’utilità del bike sharing aumenta con il quadrato delle postazioni, ovvero aumentando la probabilità di avere una postazione vicino alla propria destinazione.
Spero anche che il II municipio lo segua: per esempio una postazione a Piazza Istria, una a Piazza Vescovio, una a Piazza quadrata, una a San Emerenzia, una ad Annibaliano, Verbano, etc... Sarebbe interessantissimo connettere le grandi piazze del quartiere e dare la possibilità di raggiungere in bici le stazioni della metropolitana, evitando un feederaggio col bus, che comunque rallenta notevolmente gli spostamenti.
Tornando al III municipio, sarà effettivamente la conversione alla mobilità della bicicletta? Per adesso il III municipio detiene il record delle occasioni ciclistiche perdute. Infatti è stato rifatto tutto l’asse di Viale Castro Pretorio, quello di Viale dell’Università, quello di Viale Ippocrate, senza che si ponesse un solo metro di pista ciclabile.
A Viale XXI Aprile, dove il marciapiede sembra fatto apposta per la pista ciclabile, sono stati fatti i parcheggi di spartitraffico… E ancora: su Via Nomentana niente si muove, malgrado lo spazio ci sia, a iosa.
Allora, caro III Municipio, siamo contenti che credi nella bici…
Piazzale del Verano,
Piazzale Aldo Moro,
Piazzale delle Province,
Villa Torlonia.
Per ogni postazione 8 bici, due a pedalata assistita.
La notizia è ottima, perché il l’utilità del bike sharing aumenta con il quadrato delle postazioni, ovvero aumentando la probabilità di avere una postazione vicino alla propria destinazione.
Spero anche che il II municipio lo segua: per esempio una postazione a Piazza Istria, una a Piazza Vescovio, una a Piazza quadrata, una a San Emerenzia, una ad Annibaliano, Verbano, etc... Sarebbe interessantissimo connettere le grandi piazze del quartiere e dare la possibilità di raggiungere in bici le stazioni della metropolitana, evitando un feederaggio col bus, che comunque rallenta notevolmente gli spostamenti.
Tornando al III municipio, sarà effettivamente la conversione alla mobilità della bicicletta? Per adesso il III municipio detiene il record delle occasioni ciclistiche perdute. Infatti è stato rifatto tutto l’asse di Viale Castro Pretorio, quello di Viale dell’Università, quello di Viale Ippocrate, senza che si ponesse un solo metro di pista ciclabile.
A Viale XXI Aprile, dove il marciapiede sembra fatto apposta per la pista ciclabile, sono stati fatti i parcheggi di spartitraffico… E ancora: su Via Nomentana niente si muove, malgrado lo spazio ci sia, a iosa.
Allora, caro III Municipio, siamo contenti che credi nella bici…
martedì 28 ottobre 2008
Giove Pluvio, pulisci le strade e ri-riempici i laghi
Oggi ho sfidato Giove Pluvio, prendendo la bici. Percorso corto, casa fermata della metropolitana. Stamattina un delizioso scirocco che mi ha riportato ai tempi delle planate sotto spinnaker…
Poi, in metropolitana, ho ri-scoperto che si suda più che in bicicletta.
Al ritorno sono miracolosamente passato tra due nembi temporaleschi, arrivando a casa praticamente asciutto nella normale tenuta da bici… E quindi mi sto godendo la tempesta all’asciutto.
E’ andata meno bene a mia figlia, che pur di saltare un altro giorno di scuola si è fatta tutta la manifestazione anti-Gelmini sotto l’acqua. Beata età…
Comunque un po’ d’acqua ci fa bene, anche se non siamo lumache. Sono contento di aver chiuso in bellezza la stagione dei tuffi al lago, adesso che si è scatenato l’autunno. Proprio al lago (Martignano, Bracciano, Vico) era possibile vedere il drammatico abbassamento di livello.
La cosa era inziata già due anni fa. Una signora incontrata su di una nuova spiaggia di Martignano aveva asserito che il livello del lago si era abbassato a causa dei prelievi degli elicotteri antincendio… Le avevo fatto notare che non era possibile, lei aveva insistito. Con due conti al volo le avevo dimostrato che era un’idiota, e lei non aveva preso bene la cosa. Certe cose comunque è meglio stroncarle sul nascere…
Quest’anno l’abbassamento di livello è impressionante. Non avevo mai visto Bracciano in condizioni così critiche. Pontili che sembrano più destinati all’ormeggio di dirigibili che di barche, decine di metri da fare prima di arrivare ai canneti. Da Bracciano direi che mancava almeno un metro d’acqua.
Un po’ è evaporata, un po’ l’abbiamo bevuta. Di fatto da giugno scorso non c’e’ stata una bella pioggia… Adesso ci vorrebbe una settimana di pioggerella fina fina, ma ho paura che ci prenderemo il solito sgrullone…
Sull’acqua mi sa che dovremo aggiogare anche il lago di Bolsena al sistema degli acquedotti. Un amico mi diceva che toglievano l’acqua da Bolsena sistematicamente per evitare che in caso di maltempo il fiume Marta straripasse ancora a Tarquinia. Ma non credo che ci potremo in futuro permettere di sprecare acqua.
Piuttosto per Bolsena dovremmo fare quello che è stato fatto per Bracciano: costruire una rete fognaria come si deve e (forse) vietare la navigazione a motore, in modo da avere un altro sistema di acqua potabile… Comunque sono solo illazioni, senza alcun fondamento tecnico.
Però il divieto di navigazione a motore ha salvato Bracciano. Non abbiamo più sciatori d’acqua, acquascooteristi, motoscafisti e tutta quella pletora di rompiballe che ahimè affliggono i sette mari. Ogni tanto passa qualche barca spinta dai motori elettrici, nel silenzio più totale, che sembra il cigno di Galadriel. Il lago è tranquillo e attraversarlo a remi o a vela è comunque una bella gita, e non 10 minuti di motoscafo.
Comunque, caro Giove Pluvio, mettiti d’impegno e con calma, senza fretta, per favore ri-riempici il lago…
Poi, in metropolitana, ho ri-scoperto che si suda più che in bicicletta.
Al ritorno sono miracolosamente passato tra due nembi temporaleschi, arrivando a casa praticamente asciutto nella normale tenuta da bici… E quindi mi sto godendo la tempesta all’asciutto.
E’ andata meno bene a mia figlia, che pur di saltare un altro giorno di scuola si è fatta tutta la manifestazione anti-Gelmini sotto l’acqua. Beata età…
Comunque un po’ d’acqua ci fa bene, anche se non siamo lumache. Sono contento di aver chiuso in bellezza la stagione dei tuffi al lago, adesso che si è scatenato l’autunno. Proprio al lago (Martignano, Bracciano, Vico) era possibile vedere il drammatico abbassamento di livello.
La cosa era inziata già due anni fa. Una signora incontrata su di una nuova spiaggia di Martignano aveva asserito che il livello del lago si era abbassato a causa dei prelievi degli elicotteri antincendio… Le avevo fatto notare che non era possibile, lei aveva insistito. Con due conti al volo le avevo dimostrato che era un’idiota, e lei non aveva preso bene la cosa. Certe cose comunque è meglio stroncarle sul nascere…
Quest’anno l’abbassamento di livello è impressionante. Non avevo mai visto Bracciano in condizioni così critiche. Pontili che sembrano più destinati all’ormeggio di dirigibili che di barche, decine di metri da fare prima di arrivare ai canneti. Da Bracciano direi che mancava almeno un metro d’acqua.
Un po’ è evaporata, un po’ l’abbiamo bevuta. Di fatto da giugno scorso non c’e’ stata una bella pioggia… Adesso ci vorrebbe una settimana di pioggerella fina fina, ma ho paura che ci prenderemo il solito sgrullone…
Sull’acqua mi sa che dovremo aggiogare anche il lago di Bolsena al sistema degli acquedotti. Un amico mi diceva che toglievano l’acqua da Bolsena sistematicamente per evitare che in caso di maltempo il fiume Marta straripasse ancora a Tarquinia. Ma non credo che ci potremo in futuro permettere di sprecare acqua.
Piuttosto per Bolsena dovremmo fare quello che è stato fatto per Bracciano: costruire una rete fognaria come si deve e (forse) vietare la navigazione a motore, in modo da avere un altro sistema di acqua potabile… Comunque sono solo illazioni, senza alcun fondamento tecnico.
Però il divieto di navigazione a motore ha salvato Bracciano. Non abbiamo più sciatori d’acqua, acquascooteristi, motoscafisti e tutta quella pletora di rompiballe che ahimè affliggono i sette mari. Ogni tanto passa qualche barca spinta dai motori elettrici, nel silenzio più totale, che sembra il cigno di Galadriel. Il lago è tranquillo e attraversarlo a remi o a vela è comunque una bella gita, e non 10 minuti di motoscafo.
Comunque, caro Giove Pluvio, mettiti d’impegno e con calma, senza fretta, per favore ri-riempici il lago…
lunedì 27 ottobre 2008
SMS… Sua Marziana Saggezza
Finalmente oggi il figlio ha tolto il gesso… spero di parcheggiare la macchina e di non usarla per un po’ di tempo, complice anche l’occupazione della facoltà di Fisica alla Sapienza. Insomma, oggi ho ripreso la bici e l’ho ormeggiata ad un palo di Viale XXI aprile per prendere la metro per l’EUR.
Uscito dall’ufficio, ho ripreso la metro e sono sbucato a Piazza Bologna. La prima previsione di ieri si è rivelata esatta: con la fine dell’ora legale era diventato buio! (in effetti era già buio quando sono uscito dall’ufficio all’EUR, ma comunque chissà, magari Piazza Bologna è su di un altro fuso orario… )
Cmq, ho attaccato la dinamo e sono partito, ma ecco che, a furia di parlare di luci, il primo imprevisto: la luce anteriore non si accende. Poco male, direte voi. Roma è illuminata abbastanza… Sono d’accordo, ma ecco che mi è venuta l’illuminazione!
Mi sono ricordato che nella borsa attaccata alla canna, quasi un anno fa avevo infilato una lampadina da bici avvolta nell’ovatta, a sua volta infilata in un vecchio barattolino di plastica da pellicola (una rarità nell’epoca del digitale).
Frugando nella borsa l’ho ritrovata. In preda alla trepidazione ho smontato il faro e ho sostituito la lampadina con quella nuova e… MERAVIGLIA, la luce si è accesa!
Fiero di me stesso (ma chi si porta una lampadina di ricambio in bici…) ho pensato bene di rimettere la lampadina vecchia nel barattolino e nell’ovatta, in modo da averla disponibile per la prossima volta… Saggezza marziana!
PS.: sono stato sommerso dai commenti! Un caro saluto a tutti i commentatori. Non sono un esperto in netiquette (ai miei tempi si diceva così) ma penso di rispondere con commenti in coda.
Ciriciao, gente.
Uscito dall’ufficio, ho ripreso la metro e sono sbucato a Piazza Bologna. La prima previsione di ieri si è rivelata esatta: con la fine dell’ora legale era diventato buio! (in effetti era già buio quando sono uscito dall’ufficio all’EUR, ma comunque chissà, magari Piazza Bologna è su di un altro fuso orario… )
Cmq, ho attaccato la dinamo e sono partito, ma ecco che, a furia di parlare di luci, il primo imprevisto: la luce anteriore non si accende. Poco male, direte voi. Roma è illuminata abbastanza… Sono d’accordo, ma ecco che mi è venuta l’illuminazione!
Mi sono ricordato che nella borsa attaccata alla canna, quasi un anno fa avevo infilato una lampadina da bici avvolta nell’ovatta, a sua volta infilata in un vecchio barattolino di plastica da pellicola (una rarità nell’epoca del digitale).
Frugando nella borsa l’ho ritrovata. In preda alla trepidazione ho smontato il faro e ho sostituito la lampadina con quella nuova e… MERAVIGLIA, la luce si è accesa!
Fiero di me stesso (ma chi si porta una lampadina di ricambio in bici…) ho pensato bene di rimettere la lampadina vecchia nel barattolino e nell’ovatta, in modo da averla disponibile per la prossima volta… Saggezza marziana!
PS.: sono stato sommerso dai commenti! Un caro saluto a tutti i commentatori. Non sono un esperto in netiquette (ai miei tempi si diceva così) ma penso di rispondere con commenti in coda.
Ciriciao, gente.
domenica 26 ottobre 2008
Da Trevignano a Bracciano… Chiusura di stagione per la canoa aperta
Con l’uscita di oggi credo che si concluda la stagione della canoa aperta (canoa più bagno) e cominci, se del caso, quella della canoa chiusa, o della bici nel bosco.
Ho fatto un’altra meravigliosa passeggiata al Lago di Bracciano, partendo dalla spiaggia di Trevignano, seguendo la costa fino sotto al Castello di Bracciano. Ho controllato il percorso con Google Earth… sono circa 7 miglia nautiche, niente male per una canoa gonfiabile… Ho fatto anche un bel bagno.
La giornata e’ stata molto romantica. Purtroppo non avevo con me la macchina fotografica (peraltro di qualità piuttosto scadente) e quindi dovrete accontentarvi delle mie descrizioni. Cercherò di evocare in voi sensazioni dimenticate, ma senza scadere nel patetico, il che non è facile.
La costa tra Trevignano e Bracciano è la più selvaggia del lago. E’ sovrastata dai boschi di Oriolo, quelli dove normalmente vado in bicicletta. Quindi sono andato in canoa sognando i boschi, così come vado in bicicletta sognando il lago. Dalla canoa e’ difficile apprezzare qualsivoglia segno di modernità. Infatti non vi sono costruzioni moderne che si affacciano sul lago (se non per qualche breve tratto vicino Bracciano) e la strada è completamente schermata dagli alberi. Spicca il Borgo di Vicarello, dall’aspetto assolutamente d’epoca. Per tutto il percorso si intravede la silhouette del Castello di Bracciano, scura verso il cielo luminoso, e nient’altro di moderno… Proprio come se fossimo antichi viaggiatori.
La giornata aveva i colori dell’autunno. Il cielo era velato, la luce del sole calda, ma non bollente, perché schermata. I colori erano ancora estivi, specialmente il verde del bosco, ma la luce aveva un tono conclusivo, di addio… attenti che il freddo sta per arrivare.
All’orizzonte torreggiavano cumuli di nuvole, che il vento ha spostato verso il lago, proprio come sabato prima un nembo temporalesco ha spazzato la città. Però stavolta non ha piovuto, anche se nel pomeriggio l’ombra si è alternata a sprazzi di luce, l’orizzonte si è fatto in alcune parti tempestoso.
In tutto questo il lago si è mantenuto piatto, senza un’alito di vento, il che ha contribuito non poco alla riuscita dell’escursione. Sull’acqua completamente piatta spiccavano le increspature prodotte da branchi di pesci che nuotavano con il dorso e parte della testa fuori dall’acqua. Non saprei dire che pesci fossero, lunghi una quarantina di centimetri, in branchi anche di centinaia di esemplari, per 20 metri di sviluppo.
Con la canoa gonfiabile, rumorosa nell’acqua, non sono mai riuscito ad avvicinarmi a meno di un metro e mezzo, poi… uno scattare di pinne e tutti via.
Il bagno… l’acqua era calda, ma non è più il periodo giusto… c’e’ poco da fare.
Prima di finire due segnalazioni:
Ho fatto un’altra meravigliosa passeggiata al Lago di Bracciano, partendo dalla spiaggia di Trevignano, seguendo la costa fino sotto al Castello di Bracciano. Ho controllato il percorso con Google Earth… sono circa 7 miglia nautiche, niente male per una canoa gonfiabile… Ho fatto anche un bel bagno.
La giornata e’ stata molto romantica. Purtroppo non avevo con me la macchina fotografica (peraltro di qualità piuttosto scadente) e quindi dovrete accontentarvi delle mie descrizioni. Cercherò di evocare in voi sensazioni dimenticate, ma senza scadere nel patetico, il che non è facile.
La costa tra Trevignano e Bracciano è la più selvaggia del lago. E’ sovrastata dai boschi di Oriolo, quelli dove normalmente vado in bicicletta. Quindi sono andato in canoa sognando i boschi, così come vado in bicicletta sognando il lago. Dalla canoa e’ difficile apprezzare qualsivoglia segno di modernità. Infatti non vi sono costruzioni moderne che si affacciano sul lago (se non per qualche breve tratto vicino Bracciano) e la strada è completamente schermata dagli alberi. Spicca il Borgo di Vicarello, dall’aspetto assolutamente d’epoca. Per tutto il percorso si intravede la silhouette del Castello di Bracciano, scura verso il cielo luminoso, e nient’altro di moderno… Proprio come se fossimo antichi viaggiatori.
La giornata aveva i colori dell’autunno. Il cielo era velato, la luce del sole calda, ma non bollente, perché schermata. I colori erano ancora estivi, specialmente il verde del bosco, ma la luce aveva un tono conclusivo, di addio… attenti che il freddo sta per arrivare.
All’orizzonte torreggiavano cumuli di nuvole, che il vento ha spostato verso il lago, proprio come sabato prima un nembo temporalesco ha spazzato la città. Però stavolta non ha piovuto, anche se nel pomeriggio l’ombra si è alternata a sprazzi di luce, l’orizzonte si è fatto in alcune parti tempestoso.
In tutto questo il lago si è mantenuto piatto, senza un’alito di vento, il che ha contribuito non poco alla riuscita dell’escursione. Sull’acqua completamente piatta spiccavano le increspature prodotte da branchi di pesci che nuotavano con il dorso e parte della testa fuori dall’acqua. Non saprei dire che pesci fossero, lunghi una quarantina di centimetri, in branchi anche di centinaia di esemplari, per 20 metri di sviluppo.
Con la canoa gonfiabile, rumorosa nell’acqua, non sono mai riuscito ad avvicinarmi a meno di un metro e mezzo, poi… uno scattare di pinne e tutti via.
Il bagno… l’acqua era calda, ma non è più il periodo giusto… c’e’ poco da fare.
Prima di finire due segnalazioni:
- Attenti, ci sono lavori incorso sulla Cassia bis, tra Formello ed il Raccordo. La coda che si forma è mostruosa, ci ho perso più di un’ora.
- Un grazie al proprietario del ristorante “Sottovento”, Catanese trapiantato nel Lazio, del lungolago di Trevignano (Via della rena, 90 - tel 338 6938961), che mi ha fatto parcheggiare l’auto nel giardino del Ristorante. Se andate lì provate ASSOLUTAMENTE il ciambellone al cioccolato fatto dalla moglie. Fa anche gelati artigianali, ma non li ho potuti assaggiare.
Un saluto e cerco di ritornare all’argomento principale, le biciclette, sin dal prossimo post.
sabato 25 ottobre 2008
Ora legale, arrivederci… arriva l’inverno
Con la fine dell’ora legale, e il ripristino del normale orario, possiamo dire che finisce la stagione estiva (nel suo complesso) e arriva quella invernale.
Per il ciclista cittadino significa che da lunedì l’uscita dall’ufficio avviene nella quasi oscurità. E’ quindi tempo di verificare la funzionalità delle luci della bicicletta…
Personalmente sulla bici da città ho un impianto a dinamo, catarifrangenti posteriori e ai pedali, e in aggiunta i catarifrangenti alle ruote, un elemento importantissimo per aumentare la visibilità.
Inserti catarifrangenti anche nella borsa sottosella e nella pettorina antivento. La mantella, di cui ho già avuto modo di parlare, anch’essa è fatta per essere visibili.
Eh sì, perché l’oscurità, e la pioggia se del caso, costituiscono per il ciclista un netto aumento del pericolo. Più si è visibili e meglio è. All’estero vedo sempre più ciclisti indossare i giubbotti ad alta visibilità… fanno un po’ ausiliare del traffico, ma sono di grande utilità.
Per il ciclista i problemi sono due: vedere ed essere visto.
In città, con l’illuminazione pubblica, il problema è normalmente solo l’essere visto dalle auto. Infatti l’illuminazione stradale in genere è molto più potente della luce della bicicletta. Quindi la luce serve ad essere visti.
Personalmente preferisco avere la luce anteriore che quella posteriore. Infatti ormai tutte le auto viaggiano con gli anabbaglianti, e quindi basta indossare qualcosa di catarifrangente per essere avvistati. Agli incroci, invece, gli automobilisti guardano verso di te quando stai fuori dall’illuminazione dei fari, e quindi è importante avere una luce che ne catturi immediatamente lo sguardo. Per questo bastano le lampade a LED, magari intermittenti per catturare maggiormente l’attenzione. Attenzione a non prenderle troppo puntiformi, perché anche la dimensione del faro ha la sua importanza.
Se il problema è vedere, allora la musica cambia radicalmente. Illuminare la nostra strada non è facile con le lampade da bicicletta. La luce della dinamo, se in buone condizioni, è in genere sufficiente, anche se non permette in genere di apprezzare le buche con sufficiente precisione.
La mia esperienza con i LED è che non sono sufficienti in questi casi, e bisogna tornare sulle vecchie lampadine, magari alogene. Mi sono trovato una volta in un sentiero in un bosco con la luce della bicicletta e vi assicuro che non è affatto facile.
Le luci, si sa, sono di due tipi, a batteria e a dinamo. Quelle a dinamo sono sempre con te, ma purtroppo aumentano notevolmente la fatica, specialmente su tratte “importanti”. Un’intera ora sotto dinamo è una bella cura dimagrante. Inoltre hanno il vizio di un’illuminazione dipendente dalla velocità, che significa che quando ti fermi cala il buio… Chiaramente una lampada a batteria (carica), va una bomba e non toglie potenza alla pedalata.
Infine una raccomandazione ecologica: se scegliete l’illuminazione a batteria, allora compratene una che accetti batterie ricaricabili (AA, AAA). L’ambiente (e le vostre tasche) saranno riconoscenti.
Per il ciclista cittadino significa che da lunedì l’uscita dall’ufficio avviene nella quasi oscurità. E’ quindi tempo di verificare la funzionalità delle luci della bicicletta…
Personalmente sulla bici da città ho un impianto a dinamo, catarifrangenti posteriori e ai pedali, e in aggiunta i catarifrangenti alle ruote, un elemento importantissimo per aumentare la visibilità.
Inserti catarifrangenti anche nella borsa sottosella e nella pettorina antivento. La mantella, di cui ho già avuto modo di parlare, anch’essa è fatta per essere visibili.
Eh sì, perché l’oscurità, e la pioggia se del caso, costituiscono per il ciclista un netto aumento del pericolo. Più si è visibili e meglio è. All’estero vedo sempre più ciclisti indossare i giubbotti ad alta visibilità… fanno un po’ ausiliare del traffico, ma sono di grande utilità.
Per il ciclista i problemi sono due: vedere ed essere visto.
In città, con l’illuminazione pubblica, il problema è normalmente solo l’essere visto dalle auto. Infatti l’illuminazione stradale in genere è molto più potente della luce della bicicletta. Quindi la luce serve ad essere visti.
Personalmente preferisco avere la luce anteriore che quella posteriore. Infatti ormai tutte le auto viaggiano con gli anabbaglianti, e quindi basta indossare qualcosa di catarifrangente per essere avvistati. Agli incroci, invece, gli automobilisti guardano verso di te quando stai fuori dall’illuminazione dei fari, e quindi è importante avere una luce che ne catturi immediatamente lo sguardo. Per questo bastano le lampade a LED, magari intermittenti per catturare maggiormente l’attenzione. Attenzione a non prenderle troppo puntiformi, perché anche la dimensione del faro ha la sua importanza.
Se il problema è vedere, allora la musica cambia radicalmente. Illuminare la nostra strada non è facile con le lampade da bicicletta. La luce della dinamo, se in buone condizioni, è in genere sufficiente, anche se non permette in genere di apprezzare le buche con sufficiente precisione.
La mia esperienza con i LED è che non sono sufficienti in questi casi, e bisogna tornare sulle vecchie lampadine, magari alogene. Mi sono trovato una volta in un sentiero in un bosco con la luce della bicicletta e vi assicuro che non è affatto facile.
Le luci, si sa, sono di due tipi, a batteria e a dinamo. Quelle a dinamo sono sempre con te, ma purtroppo aumentano notevolmente la fatica, specialmente su tratte “importanti”. Un’intera ora sotto dinamo è una bella cura dimagrante. Inoltre hanno il vizio di un’illuminazione dipendente dalla velocità, che significa che quando ti fermi cala il buio… Chiaramente una lampada a batteria (carica), va una bomba e non toglie potenza alla pedalata.
Infine una raccomandazione ecologica: se scegliete l’illuminazione a batteria, allora compratene una che accetti batterie ricaricabili (AA, AAA). L’ambiente (e le vostre tasche) saranno riconoscenti.
Pista Colombo: ingorgo di biciclette...
Non sarà stato un critical mass, ma ieri, verso le 18:20, mi sono trovato ad un semaforo sulla pista della Colombo insieme ad altre tre biciclette. E non erano corridori, ma altre persone in normale spostamento, vestiti da città.
Per tutto il pomeriggio il rateo degli incontri si è mantenuto elevato. Credo di aver incontrato, in un’ora di spostamento, non meno di 20 biciclette. Buon traffico sulla pista della Colombo, e per il resto uniformemente sparso.
La pista della Colombo nel pomeriggio è stata fantastica. Infatti spirava un leggero vento da Sud Ovest, che non faceva sentire l’odore del traffico, ma portava il profumo delle piante dei giardini intorno.
La pista è ormai matura, e completata in ogni sua parte, se si eccettua il terribile passaggio di Via Cilicia, dove non c’è assolutamente nulla. Non solo non è stato fatto un impianto semaforico come annunciato, ma non c’e’ nemmeno il passaggio pedonale o ciclabile.
Per il resto la pista attende solo di essere espansa. Verso Via Cilicia, verso Porta Metronia, ma soprattutto verso Via dell’Amba Aradam e San Giovanni.
Da quelle parti ci sono meravigliosi marciapiedi utilizzabili, e la pista potrebbe essere prolungata prima fino a Piazza san Giovanni, poi da lì, sfruttando sempre marciapiedi, fino a Santa Croce in Gerusalemme e Porta Maggiore.
Arrivati a Porta Maggiore ci vuole poco ad imboccare la Prenestina, oppure a dirigersi verso San Lorenzo. Insomma, si comincerebbe ad avere una vera rete di piste in grado di innervare gran parte della città.
La mia impressione è che gli utenti aumenterebbero molto rapidamente con reti più estese.
Per tutto il pomeriggio il rateo degli incontri si è mantenuto elevato. Credo di aver incontrato, in un’ora di spostamento, non meno di 20 biciclette. Buon traffico sulla pista della Colombo, e per il resto uniformemente sparso.
La pista della Colombo nel pomeriggio è stata fantastica. Infatti spirava un leggero vento da Sud Ovest, che non faceva sentire l’odore del traffico, ma portava il profumo delle piante dei giardini intorno.
La pista è ormai matura, e completata in ogni sua parte, se si eccettua il terribile passaggio di Via Cilicia, dove non c’è assolutamente nulla. Non solo non è stato fatto un impianto semaforico come annunciato, ma non c’e’ nemmeno il passaggio pedonale o ciclabile.
Per il resto la pista attende solo di essere espansa. Verso Via Cilicia, verso Porta Metronia, ma soprattutto verso Via dell’Amba Aradam e San Giovanni.
Da quelle parti ci sono meravigliosi marciapiedi utilizzabili, e la pista potrebbe essere prolungata prima fino a Piazza san Giovanni, poi da lì, sfruttando sempre marciapiedi, fino a Santa Croce in Gerusalemme e Porta Maggiore.
Arrivati a Porta Maggiore ci vuole poco ad imboccare la Prenestina, oppure a dirigersi verso San Lorenzo. Insomma, si comincerebbe ad avere una vera rete di piste in grado di innervare gran parte della città.
La mia impressione è che gli utenti aumenterebbero molto rapidamente con reti più estese.
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